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Full text of "Cronaca aquilana rimata di Buccio di Ranallo di Popplito di Aquila"

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FONTI 



ORIA D'ITALIA 



PUBBLICATI 



DALL'ISTITUTO STORICO 

ITALIANO 



scKiirijki . swj'iiM xi\ 



ROMA 



NELLA SEDE DELL'ISTITUTO 
PALAZZO DEI LINCEI, Glk CORSIMI, 



ALLA LUKGAKA 



1907 



CRONACA AQUILANA 



• RIMATA 



DI 



BUCCIO DI RANALLO 

di Popplito di Aquila 



A CURA 



DI 



VINCENZO DE BARTHOLOMAEIS 



CON DODICI INCISIONI IN LEGNO 
E DIECI TAVOLE 






ROMA 



FORZANI E C. TIPOGRAFI DEL SENATO 

PALAZZO MADAMA 

1907 



DmiTTI RISERVATI 




PREFAZIONE 



Capitolo I. 
L Opera. 

$ I. Le cronache aquilane e la Cronaca di Buccio. 

Nel secob XIV e nel xv furono composte in Aquila 
te seguenti cronache: 

I® la Cronaca di Buccio di Ranallo di Popplito (1253 circa -1362), in 
quartine alessandrine monorìme; 

2^ la Cronaca di Antonio di Buccio di San Vittorino (1363-1381), nella 
medesima forma; 

3^ il poema dello stesso Antonio sulla Venuta di Carlo di Dura^xp ^^ 
régno (i 378-1 382), in ottava rima e in cinque canti; 

4^ il Catalogus ponHficum Aquiìanorum (12 54 -1402); 

5** i Diarj di Jacopo Donadei, in prosa latina (1407 -14 14); 

6* la Cronaca di Niccolò di Borbona, in prosa volgare (1363-1424); 

7^ il poema di Niccolò Ciminello di Bazzano sulla guerrra Braccesca 
(1423-1424), in ottava rima e in undici canti; 

8* la Cronaca di Francesco d'Angeluccio di Bazzano (1436-148 5), in 
prosa volgare; 

9** la compilazione di storia universale di Alessandro de Ritiis, in latino, 
dairorìgine del mondo fìno al 1494. 

Si aggiungono: le traduzioni in prosa delle Cronache 
di Buccio e di Antonio di Buccio, che vanno sotto i nomi 
dell* « Anonimo dell' Ardinghelli > e del beato Bernardino 
da Fossa ; e la cosi detta Cranachetta anonima, dal 1055 
al 1414» se, conservata com' è in un ms, del Cinquecento, 
è copia di orìginab più antico e non compilazione fatta 



V. DE BARTHOLOMAEIS 



aeuij sotto fl ùxtio dì AquUamarum Rerum Scriptores 
aUquot rudes '. 

Ma lo studio delle croiEidie traeva ben presto TAn- 
tiiiorì' aIl'es{d(»:azione ddle ahre fonti di storia abruzzese ; 
esplorazione cui l'insigne uomo dedicò tutta la vita sua 
austera e operosa, e deDa quale fl frutto, raccolto in 
grandi volumi in fc^ manoscritti, aspetta ancora, nella 
biblioteca di Aquila, di esser messo d^^namente alla por- 
tata d^[fi studiosi. 

NcHi è pertanto esagerato l'affermare die quanto si 
è prodotto in Aquila di cronache, di stcHÌe e persino di 
critica storica, tutto si deve, più o meno direttamente, 
all' azione efficace esercitata dall'opera del nostro rimatore. 

$ 2. CoDteniito della Cromaca. 

La Cronaca di Buccio narra, in mille duecento cin- 
quantasei quartine, intramezzate, qua e là, da ventun so- 
netti, i principali avvenimenti della storia di Aquila, dalla 
fondazione della città fino alla seconda decade del mag- 
gio 1362. 

Durante le lotte fra l' impero e la Chiesa, nella prima 
metà del secolo xni, sembra che più volte i vassalli de' 
due contadi limitrofi di Amitemo e di Forcone, oppressi 
dalle tirannie de' loro signori, tentassero di sottrarsi alla 
servitù feudale e, adunati in segreti convegni, deliberas- 

» La lettera del Muratori è citata dall' Antinori, Ann. p. 345. Essa 
manca nella raccolta del Gunpori. Delle cronache elencate più su, quella del 
Donadei non fu inserita nelle AnHquitates, L'Antinorì la pubblicò negli Anecdota 
Luterana dell' Amaduzzi, t. VI. Intorno al poema del di Ludovico, v. Anti- 
NORi, Pref, col. 531, e col. 944. Intorno a' rifacimenti dell' « Anonimo dell' Ar- 
dinghelli» e del beato Bernardino, v. Capitolo in. 



XIV V. DE BARTHOLOMAEIS 



ad atterrare, Tuna dopo Taltra, le rocche feudali, che a 
\KKO a poco son venute risorgendo intomo intomo alla città. 
Tornato» è eletto cavaliere del popolo. Fedele al patto 
convenuto con Carlo I, Nicola riconosce nel re il l^ttimo 
signore di Aquila. Ma pure tale lealtà non vale a ripa- 
rarlo ilalle insidie del re» ed è fetto morire attossicato. 

Frattanto^ tra la fine del xiii e il principio del xiv se- 
colo» h città si viene notevolmente ingrandendo. Ospita 
per più mesi, nel 1294, Pier Celestino e la moltitudine 
ili gente che acctM*re da ogni dove a vederne l'esalta- 
2Ìi>ne al pontifkato. Costruisce fontane, acquedotti» diiese 
uìonumentuli. Afferma la {propria potenza militare in varie 
spevlùeioni. Nel 1320, gli Aquilani, correndo le strade 
della vinta Rieti, prodamano la propria terra la « mdOiore 
fi che sia tino in Toscana > . Ed essa trascorre, fin verso 
il 153OV un periodo di pace generale^ durante il quale i 
cittadini s'aman Tun Taltnx dice il cronista, «come frati 
«cartvxli> : il re è £icile a concedere quanto essa gli chiede: 
v.^[ni terra vicina la rispetta e la teme. 

l tristi casi che ne turbarono», per circa ventidnque 
anni. la pace, incocninciano per Tappunto col 1530. 

La vecchia costituzione che aveva fin* allora regolato 
L rapporti fra' singoK castelli e t sìngoS dttìnfinì. dopo 
circa sessant' anni» non era più acci a mantengne l'equi- 
librio tribucmo. U viver comune ha nd frattempo rime- 
:$coIau ta viistribuzione fondiaria, sconvolti vecchi inceresssù 
creatine de' nuovi. La serie tnnnica dette controversie, 
spesso sanguinose, tra vari castelli, sia per il pagamento 
delle colc^. sia per la delimitatone de' confini de rispettivi 
5tfrrio>>rT. concro^"ersie che si procrossero fino il i ; ;*. fiiron 
la coQsegtieQza di Cile nuovo staio \& cose. 



XVI V. DE BARTHOLOMAEIS 

per uccidere Bonagìunta, e, la congiura sventata, del- 
l' uscita di quelli dalla città. Bonagiunta, avendo in tal 
modo scacciata Y una parte e Y altra, assume la signoria. 
Egli & venir gente di fuori per Éu'si guardare, comanda 
l'esecuzione degli statuti, dà capitoli nuovi. L'autorità 
del capitano è ridotta a nulla. 

Ma la comune sventura riunisce, al difuori, i vecchi 
nemici. Pretatti e Camponeschi si stringono in l^a, e 
invadono il territorio del comune. Vinto e imprigionato 
in un combattimento il capitano, piombano in città. A 
Bonagiunta, che era andato ad affrontarli per altra via e 
che toma a precipizio al primo annuncio della gran nuova, 
serrano le porte in faccia. I rientrati gridano la pace 
generale, ma in verità niuno la vuole. In&td, poco 
dopo, i Pretatti son nuovamente scacciati. Sola arbitra 
delle sorti di Aquila resta, nell'estate del 1343, la parte 
CampcHiesca. 

A feivorire l' avvento e il consolidarsi della parte Cam- 
ponesca al potere, concorsero i grandi avvenimenti po- 
litici che poco dopo accadevano nel r^^o: l'assassinio 
di Andrea d'Ungheria e lo scoppio delle dissensioni fira' 
r^ali. 

Il cronista d apprende come una parte di quell'Abruzzo 
che allora si diceva al di qua della Pescara, si desse a 
Luigi di Taranto ; l' altra a Carlo di Durazzo ; come que- 
st' ultima richiedesse l' ajuto di Lalle, e come costui, per 
esser spalleggiato contro i proprj nemici, aderisse e di- 
venisse capo della lega contro la regina Giovanna. 

Lalle teneva allora Aquila «con multa cavallaria». 
Il primo suo atto fu di chiamare nel regno Ludovico di 
Ungheria, al quale, come altri pure aveva fatto, mandò 



X\TII V. DE BARTHOLOMAEIS 

disceso, r uomo avveduto, non solo non si fé vivo con 
lui, ma si godè i ÙLvorì che Giovanna e Luigi, nel frat- 
tempo, gli avevan concesso. 

EH Giovanna e di Luigi però non si fidava gran 
&tto, nunmentando il passato. Venuto Luigi a Sulmona, 
nel 135 1, benché invitato, rifiutò di presentarsi a lui. 
Anzi, allorché qu^li, con atto poco rurale, ritenne pri- 
gione una eletta comitiva di Aquilani, che si era recata 
colà a festeggiarlo, sollevò il popolo e minacciò di &r^ 
la guerra. Dopo Y inconxiazione di Luigi, fii uno d^li 
ultimi, fia' signori del regno, che si recassero a rendergli 
r omaggio. Al ritomo da Napoli, fii ricevuto dal popolo 
con evviva e luminarie. 

Senonché tale riconciliazione fii forse più apparente che 
reale. U despota aquilano non cessava di fare omln-a 
alla corte, la quale vedeva ridotto a nulla, per apersi di 
lui, il proprio potere in Aquila. Occorreva sp^^nerlo. 
Esecutore di questo disegno fii il fi-atello del re, Fi- 
lippo di Taranto. 

Venne Filippo in Aquila col fine apparente di rista- 
bilirvi la pace generale, ma con quello effettivo di abbas- 
sare la potenza di lui. Egli tenta dapprima di indurìo 
a consentire il ritomo de* forusdti Pretatti. Lalle & 
mostra di annuire; ma di sottomano provoca una sol- 
levazione popolare, la quale fioistra la proposta. Filippo, 
a\^to cosi il modo di sperimentare personalmente la scal- 
trezza del tìrann3, pieno d' ira per lo scacco patito, 
lo fa proditoriamente accoltellare. LaUe Camponeschi 
cadde trafitto a* suoi piedi, nell*atto di toglier commiato 
da lui, poco lungi dal paese di Bazzano, il 2 luglio 
del 1354. 



XX V. DE BARTHOLOMAEIS 

lenta dì alcune chiese valvensi fatta dal primo» e con la 
descrizione della fiera e della festa di san Massimo, in- 
cominciate il IO maggio 1362, ta'mina la Cronaca. 

La quale, come si vede, è, nella sua essenra, quello 
che Fautore ha voluto che fosse, una cronaca stretta- 
mente locale. Opportunità di argomento trae però ta- 
lora il narratore al di là de' limiti che s' è imposto ^li 
stesso. E ncM lo vediamo, quando n' è il caso, avvicen- 
dare, al racconto de' &tti della propria patria, il racconto 
di que' £5itd del regno e d' Italia ne' quali i primi s' in- 
quadrano. Leggiamo cosi neUa Cronaca descrizioni ab- 
bastanza particolareggiate della battaglia di Benevento e 
di quella del Campo Talentino, di Roma durante il giu- 
lùleo del 1350, deir incoronazione di Luigi di Taranto in 
Napoli, del parlamento t^ìuto, pure in NapcJi, nell'aprile 
del 1362; inoltre narrazicmi relatì\'amente diffuse delle 
vicissitudini del r^^no dopo l'assassinio di Andrea, della 
dedizione di Messina a re Luigi, e infine la storia del ccmte 
Palatino di Altamura e quella di Luigi di E>urazzo. L'au- 
tore tocca di Ludo\'ico il Ba\'aro e di Pietro del Cor- 
baro, di Cola di Rienzo, de* Malatesta, e, ben diffusa- 
mente, di fi^ Mortale e degli altri cafMtani di ventura. 

j It. VjlIok storico dclli Ctcmaca^ 

Che la Cronaca sia stata composta probabilmente 
dopo il 1355» ci studieremo di dimostrare più in là. Qui 
occorre dire, per dò che è delle fonti adoperate dal cro- 
nista, che la principale di esse è stata T esperienza sua 
personale de' Éitti che racconta. È probabile die, via 
\ìa che questi accadevano, «^ ne venisse prendendo nota 



ì 



XXII V. DE BARTHOLOMAEIS 

per tacere di altre scritture le quali, benché raccontino 
fotti contemporanei ad essa, pur tuttavia o sono state 
composte più tardi o sono mal note o anche di dubbia 
fede. Spesse volte essa serve mirabilmente a confer- 
mare e a reintegrare il racconto delle altre, delle quali 
però è quasi sempre la più diffusa. Niun'altra dà tanti 
particolari quanti essa per la storia delle compagnie di 
ventura. 

L' esattezza del cronista, nel narrare le cose del pro- 
prio paese, si rivela, colà dove può esercitarsene il con- 
trollo, perfetta. Ha bensì destato qualche dubbio quella 
parte del racconto che si fonda sopra scritture anteriori. 
Molte osservazioni ha fatte TAntinori, e assai più hanno 
discusso gli eruditi locali, a proposito della verità della 
ribellione de' vassalli e la data della fondazione di Aquila ; 
questioni con le quali se ne intreccia un' altra, relativa 
all'autenticità di certo diploma di Federico II, donde si 
mostrerebbe lui, non Corrado IV^, come fondatore della 
città. Senza entrare in cosi fatto dibattito, mi preme di 
osser\^re che buona parte di que* dubbj non sarebbero 
stati forse sollevati « ove il testo Bucdano avesse potuto 
esser a>nosciuto meno imperfettamente dagli eruditi pre- 
detti. £ la verità è che noi, più approfidndiamo l' inda- 
gine, più vediamo che chi sta dal lato deDa ragione è 
il buon cronista. 

Del quale tuttavia si sorprende qualche inesattezza nel 
racconto di cose seguite fuori deUa sua patria \ Non 
\*«a è la notìzia ddl* incoronazione di Luigi di Taranto 
in Palermo, nella Pentecv>ste del iòi57- Tali inesattezze 

• V. il coaK3ìU> Vùe f*p, K\ i;:, i^, :l^, 217, »€>. 59S. 



PREFAZIONE. XXUI 



però non sono nemmeno esse prive di valore, ma giovano 
a far conoscere la versione che di certi fatti si divulgava 
al di fuori del luogo nel quale erano accaduti. 



Capitolo II. 
L! Autore. 

5 I. Il nome e la patria. 

Più volte, nel corso della Cronaca^ l'autore nomina 
sé stesso : « Buccio de Ranallo » o « de Ranallio » . 
Parimenti, sulla fine della Storia di santa Caterina cC A- 
lessandriay conservata nel cod. XIII, D, 59 della biblio- 
teca Nazionale di Napoli', leggiamo: 

Sacciate senza fallo 
Ca Buccio de Ranallo 
Compuse quisto diaato. 

€ Buczu de Ranallo » lo chiama Antonio di Buccio ; « Buc- 
€ do de Ranallio » Niccolò di Borbona ; « Butius Rai- 
€ nalli » Alessandro de Ritiis. Quest' ultima era pure la 
forma del suo nome in due istrumenti notarili che ricor- 
diamo più oltre. Bernardino Cirillo scrive costantemente 
«Buccio Ranaldo». Finalmente con le parole: «Te, 
«Buti...» incomincia un epigramma latino composto in 
sua lode dall'umanista Mariangelo Accursio. 

Non conosco chi sia stato il primo a chiamarlo < Boe- 
«tio diRainaldo». L'Antinori, mentre d'ordinario, ne* 
suoi Annali^ lo chiama « Buccio » , nel titolo dell' edizione 

» Pubblicata da A. Mussafia, ne' Sit(ungsberichU dell'Accademia di Vienna, 
Qasse filoL-stor. CX, n, 365 sgg. (1885); e da E. Pércopo, Quattro poemetti, 
Bologna, Romagnoli, 1885. 



XXIV V. DE BARTHOLOMAEIS 

della Cronaca ha adottato questo nome di < Boetio » , 
del qual nome sarebbe ♦ Buccio » la forma diminutiva. 
Nel medio evo, il nome di Boezio non era inusitato in 
Aquila, pur fra* popolani : la stessa Cronaca nostra parla 
di un Boezio di Bazzano. E noi potremmo giustificare 
la preferenza data dall' Antinori al nome Boezio, immagi- 
nando che la forma « Buccio » sia provenuta da esso per 
il procedimento medesimo onde altri spiega il fiorentino 
4c Baccio » da « Bartolomeo » . Senonché la concordia 
di tutte le fonti nel dare unicamente la forma « Buccio » 
vieta di ritenere che diverso da questo abbia sonato, fin 
dal fonte battesimale, il nome del nostro rimatore. E 
< Buccio » è ovviamente imo scorciativo di « Jacobucdo » . 
Al nome del cronista e a quello del padre, i copisti 
aggiungono una specificazione : < de Popplito de Aquila > . 
Popplito o Poppleto (oggi, ufficialmente, CoppitOy ma, nella 
pronimcia locale, Coppjità) é villaggio a un tre chilo- 
metri a nord-ovest di Aquila, nella conca di Amitemo. 
L'aggiunta «de Aquila» attesta però che Buccio era 
aquilano, de' cittadini oriundi da Popplito di fiiori, abitante 
nel « locale > interno di questo castello. Fu consuetu- 
dine de' cittadini aquilani, durata per tutto il medio evo, di 
aggiungere al nome personale quello del castello d'origine. 
Del resto, che Buccio sia stato Poppletano di dentro la- 
scia comprendere egli stesso alle stanze dlxvii— dlxxi 
e Dccxxxvi. 

§ 2. Notizie biografiche di Buccio. 

Delle vicende della vita di Buccio assai poco si ap- 
prende dalla Cronaca ; anche meno d' altronde. Nel nar- 
rare i fatti occorsi a' suoi tempi in Aquila, egli si esprime 



XXVJ V. DE BARTHOLOMAEIS 

dfelia presa di Rieti* giunta in Aquila, dice : e Ad sos^ di 
« de jugno avembo questa novella » ; modo d' eqirìinersi 
che par proprio di uno 3 quale» aO' arrivo deSa miova, 
si trovasse entro la città. Ohre a dò, narrando F as- 
salto dato alle mura, non dice mai «noi», ma sempre 
€ ì fM>strì > . Ed è iKMevcJe come di queste due imprese 
guerresche mostri di ignorare il vero motivo. Attrìbuisoe 
ingenuamente a un incidente ococrso a cagione di una 
certa coda di vacca, il motivo di quella contro Amatrice; 
tace afifatto del motivo di quella contro Rieti. Si vede 
che a quest' epoca non era ancora in grado di conoscere 
appieno le faccende del comune. Nel 1328, &a il luglio 
e r agosto, milita fra gli Aquilani mandati dal duca di 
Calabria al passo di Anticoli, per fronteggiare Ludovico 
il Bavaro. Lo troviamo tra coloro che assaltarono quel 
castello e che, non avendo potuto prenderlo, gli fecero il 
guasto air intorno ; non tra gli altri che incendiarono Sam- 
buoi. IJal verso < May in nulle citadi no Ilo vidi si 
«bello» [il vender della carne dopo la peste del 1348] 
si potrebbe argomentare che abbia viaggiato molto. Se- 
nonché quel « vidi » può significare anche * tu vedi '. Di 
un suo pellegrinaggio a Roma, nel giubileo del 1350, parla 
però a lungo. Par certo infine che sia stato uno de' due- 
cento «delli melliuri» Aquilani i quali, nel 1361, giura- 
rono, nella Camera, di non fare, per lo spazio di dieci 
anni, alcun pagamento ad altri che al re. 

Della morte di Buccio, avvenuta nel contagio del 1363, 
dà notizia Antonio di Buccio ". Il rimatore doveva allora 
trovarsi fra* sessanta e i settant' anni. Neil' archivio 

« St. VI. 



XXVni V. DE BARTHOLOMAEIS 

non gli fu più restituito ; aneddoto eh' egli ha voluto con- 
sacrare alla storia cosi come tanti altri di quel famoso 
soggiorno reale. Ma della propria miseria parla espli- 
citamente al sonetto xi, nel quale si duole d' esser rimasto 
senza un carlino in borsa, per essergli stato imposto il 
prestito di sei fiorini onde pagare i soldati, e di esser 
costretto a vender la terricciola per pagare i suoi debiti. 
Descrivendo la festa, celebrata nel 1327, per la trasla- 
zione del corpo di san Pietro Celestino, racconta che cia- 
scuna delle Arti si recò separatamente a CoUemaggio, a 
offerir doni al santo, e aggiunge : € L'altre spese facembo 
€ nui generalemente » . Ciò che porta ad escludere, 
come osservava TAntinori, che sia stato iscritto a qual- 
cuna delle Arti. Si può bensì pensare che abbia eser- 
citata la professione di giullare; e tale ipotesi sarebbe 
avvalorata da ciò che la Santa Caterina è scritta ma- 
nifestamente per esser recitata davanti a un pubblico di 
ascoltatori. Ma ci si può chiedere anche se il fatto 
stesso (dato che sia stato proprio l'autore e non il co- 
pista Dom Petri de Nicola, il quale ha composto parte 
della chiusa del poemetto e inseritovi il proprio nome), 
se il fatto, dico, che Fautore ha nominato sé medesimo, 
non dimostri eh' egli scrisse bensì la Storia destinandola 
alla recitazione, ma che non la recitasse egli stesso ; che 
anzi volesse, come segue in casi analoghi, garentirsene 
la proprietà letteraria da' capricci della giulleria. De* 
giullari parla bensì nella Crofiacay ma più tosto come di 
una classe alla quale egli fosse estraneo, a' giochi della 
quale prendesse diletto come spettatore. E il certo è 
che la Croìiaca è stata scritta per esser letta e non per 
esser recitata. 



PREFAZIONE. XXIX 



Tra la data della Santa Caterina e quella della Cro- 
naca corrono molti anni dì distanza. La prima fu com- 
posta nel 1330: 

Agiate per memoria 
Cha facta fo questa storia 
Alli mille trecento 
Trenta et no vi mento. 

Opinava TAntinori che alla Cronaca Buccio ponesse mano 
tra il 1342 e il 1343, quando la città era più crudel- 
mente dilaniata dalle fazioni. Tale congettura non regge. 
Al 1342 risalgono senza dubbio alcuni sonetti inseriti 
nella Crotuica ; non già la Croìiaca stessa. Io credo 
che Buccio non abbia incominciato a scriver questa se non 
dopo il gennaio del 1355. Nella seconda stanza, egli 
manifesta chiaramente lo scopo che si è prefisso nello 
scrivere il libro: perché «li altri che regerando» ossia 
i magistrati del comune, prendano « bono stato » , e non 
vogliano che la terra cada, come è avvenuto in passato, 
in balla di preminenti e di tiranni. Un cotal fine Buccio 
non avrebbe potuto proporselo durante il tempo nel quale 
la città era priva di im governo popolare, ma continua- 
mente alla mercé de' faziosi. La triste esperienza del 
predominio di costoro è anzi ciò che gli porge l'occasione 
di additare i mali passati a' membri del nuovo governo 
democratico. 

S 3. Buccio come cittadino e come uomo. 

La figura di Buccio come cittadino balza fuori, più che 
altronde, da' sonetti, ch'egli venne componendo via via 
che roccasione gli si presentava, e che poi intercalò nella 
Croncua. Certo, questi sonetti non sono di una fattura 



PREFAZIONE. XXXI 

e la ft^a di quello. Nel primo dì questi sonetti, Bucdo 
affretta, da lontano, la conclusione della pace gene- 
rale, la quale, debba costare, egli dice, anche del nostro, 
diamone, purché si faccia e sia duratura! Lamenta, 
nel secondo, la insopportabile fiscalità della signorìa di 
Bonagiunta, la quale è ben vero che ad alcuni « in> 
«grassa li molliculi », ma strugge e immiserisce tutta 
l'altra gente. Nel terzo, ammonisce cupamente, senza 
nominarlo, il tiranno a por mente al castigo cui va ine- 
scvabilmente incontro, al par di chiunque procaccia del 
male al comune. Caduto, per volere del cieco destino, 
B<Hiagiunta, si rivolge a' capi della parte vincitrice (viii-x) 
e, chiamandoli un per uno per nome, li esorta al perdono. 
Non andrà però molto che dovrà risentire egli stesso il 
peso delle fiscalità anche di essi (xi). Invocherà allora 
il colpo di Giuditta sul capo de' « nostri tirandi de Ami- 
« temo » (xn) e inveirà contro gli Aquilani tristi e ama- 
tori di distruzicHie (xiii). E a' saggi consiglia, nell'autunno 
del 1348, durante lo strapotere di Lalle Camponeschi, a 
ben tapparsi la bocca quando vedono le opere scellerate 
del tiranno, e ad abbandonar costui alla propria sorte (xiv). 
Un gruppo di sette sonetti (xv-xxi), che cade fra il 1360 
e il '62, è tutto quanto diretto a* consiglieri del comune. 
Egli li esorta alla concordia, la quale ferebbe si che Aquila 
non sarebbe costretta a pagare se non ciò che deve, per 
consuetudine, al re : un « adoamento > all' anno. A' consi- 
glieri amanti dell'onore rammenta il giuramento fatto di 
< CMis^Iiare lo niegliore stato > e li stimola a rimbeccare 
francamente e « con rumore > i fraudolenti dicitori della 
rìi^hiera. Evoca le anime sante de' fondatori della città, 
per C(mtra,pporre la loro magnanimità e Ìl loro coraggio, 



XXXII V. DE BARTHOLOMAEIS 

che aveva ispirato rispetto persino a Carlo d'Angiò, alla 
fiacchezza de' consiglieri presenti: consiglieri tristi e scia- 
gurati, che si fan desiderare del male da tutto il popolo ; 
che danno la terra « per molliera » al capitano, a* notai 
e al camerlengo ; che ammutoliscono come animaletti man- 
! sueti al parlar di certi arringatori; che fanno tacciare 

I Aquila di aver poco senno. Ma non lesina loro le lodi 

; allorché, riformando gli statuti, infrenano il lusso del co- 

I stume; e protesta contro T abituale inosservanza di essi 

j statuti da parte de' maggiorenti, i quali sborsano bensì 

I il danaro in ammenda, ma poi se lo fan restituire, mentre 

il poverello paga « integramente » , tanto che < uno de- 
€ naro non ne pò spontare » . 

Cosi non passa, nella vita cittadina, un frangente grave, 
nel quale il poeta non intervenga per rimbrottare, per 
ammonire, per esortare. La figura di Buccio emerge, per 
questi sonetti, al di sopra di tutta quanta la folla de' suoi 
concittadini, pe' quali T arte sua non esercita una funzione 
vana. E notate che, anche quando egli è ferito nel vivo 
del proprio interesse privato, giammai si lascia sfuggire 
di bocca una sola parola che suoni risentimento perso- 
nale. Talora dichiara espressamente di astenersi dal far 
nomi. Mal si riescirebbe a scoprire, ove non se ne co- 
noscessero le date, nel sonetto vii, l'allusione a Bona- 
giunta, né nel sonetto xrv, l'allusione a Lalle. Questa 
di Buccio è poesia vera ed elevata appunto perché im- 
personale. Scopo unico € supremo di essa è il « bono 
€ Stato » del comune. 

E tale intenso desiderio del pubblico bene è quello che 
lo ha indotto a scrivere il libro. Si direbbe che Buccio 
abUa ritenuto, a un certo momento, insufifidente al prò- 



PREFAZIONE. XLVU 



gare fra gli studiosi la conoscenza di una materia che 
l' autore stesso non sognava dovesse interessare altri al- 
l' infuori de' proprj concittadini. 



Capitolo III. 
Le Fonti del testo. 

$ I. Le Fonti smarrite e le Fonti conservate. 

Quando l'Antinori poneva mano all'edizione della Cro- 
nacay di questa si conservavano non meno di quindici ma- 
noscritti. Esistevano pure: una raccolta di sonetti estratti 
da essa; alcuni «compendj » designati da lui co' nomi di 
« Anonimo del Nardi » , < Anonimo del Crispo » , « Ano- 
nimo dell' Ardinghelli » ; e il rifacimento in terza rima di 
Nicola di Ludovico '. 

Tre soli de' manoscritti e due de' rifacimenti sono su- 
perstiti oggidì; un materiale, come si vede, ben più esi- 
guo di quello di cui disponeva l'Antinori. Ci affrettiamo 
però a soggiungere che è quanto di meglio poteva desi- 
derarsi. 

Delle copie della Cronaca conosciute dall' Antinori, la 
massima parte non risaliva al di là del secolo xvi. Due 
sole erano del secolo xv, scritte, l' una, di mano di Ales- 
sandro de Ritiis, l'altra, di mano di Francesco d'Ange- 
luccio. Ciò emerge da quanto l'Antinori stesso lascia 
comprendere in più luoghi delle sue opere, ma principal- 
mente da questo, che, nel redigere gli Annali, egli mo- 
stra evidentemente di non aver conosciuta la Cronaca 
altrimenti che ne' testi del de Ritiis e del d'Angeluccio. 

I Antinori, Annali, p. 343; Memorie, II, passim; Prefai» colL 531-2. 



PREFAZIONE. LI 



In questa il de Ritiìs poco o nulla mette del proprio. 
Fino al 1362, non fa che compendiare Buccio; poi i con- 
tinuatori di lui, e particolarmente Niccolò di Borbona e 
Francesco d'Angeluccio che non pure compendia, ma 
traduce addirittura. Cita assai spesso Buccio, ma lo in- 
terpreta talvolta alla rovescia. Valga di esempio il 
passo seguente: 

In anno 1354 post multas dissentiones et angustias civitatis cum capitaneo 
misso a rege Loysio, fìnaliter hoc anno ipse capitaneus occidere fecit Lallum 
prope Baczanum '. 

Qui confonde insieme il capitano di Aquila e Filippo di 
Taranto \ In quest'altro passo : 

Rex Robertus raisit in Aquilani suum gennanum sive ducem lohannem, 
qui tazavit penara in Aquilanis 6000 uncias aurìs; 

scambia il duca Carlo di Calabria con Giovanni, e at- 
tribuisce a costui un viaggio ad Aquila che non fece *. 

D de Ritiis compilò quest'opera nel 1494, un anno 
dopo aver terminata la copia di Buccio. A questa copia 
si riferisce direttamente più volte, citandone persino la 
pagina. Cosi, dopo aver parlato della incoronazione di 
Celestino V, aggiunge: 

... sive in anno 1294, ut in folio 15 in Buccio de Ranallo. 

La seconda parte, contenente la copia del poema di 
Buccio, consta di ottantotto carte, distribuite in quattro 
fascicoli, di dieci (4**), di undici (1°, 3**) e di dodici fo- 
gli (2°). Le prime cinque carte non son numerate ; non 

I C. 114 A. 

3 Cf. p. 221 sgg. 

S e 100 B. 

4 Cf. p. 56 Sgg. 



PREFAZIONE. LV 



sappiamo che, appunto nel 1571, si ebbe in prestito il 
libro da un fra Pietro del convento di San Bernardino '. 
Ad altro studioso cinquecentista si debbono altre postille 
marginali al testo di Buccio, in latino, oltre a quelle in 
volgare del de Ritiis. Esse non vanno al di là della 
e. 24 ; ma crocette e altri segni di richiamo dimostrano 
che lo studioso non si era arrestato a questo pimto. 
Pur nel secolo xvi, consultò il codice Salvatore Masso- 
nio, ed abbiam visto esser probabile che ne traesse una 
copia. Coloro però che se ne valsero più largamente 
furono, come già si è detto, Bernardino Cirillo e Ludo- 
vico Antonio Antinori. 



§ 3. La copia di Francesco d*Angeluccio. 

Il manoscritto che conteneva la copia di Francesco 
d'Angeluccio fu messo a stampa dall' Antinori [M]. « Più 
€ vecchio di tutti [g'/t altri manoscritti^ è stato » , egli in- 
formava, < quello scritto di mano da Francesco d'Angeluc- 
< ciò > . E aggiungeva che per tale considerazione si era 
indotto a « scegliere questo che si dà in luce » '. 

Non saprei se, attribuendo tale antichità alla copia 
d'Angelucciana, T Antinori cogliesse nel segno. La Cro^ 
naca che il d'Angeluccio compose in continuazione di quelle 
di Antonio di Buccio e di Niccolò di Borbona, benché 
incominci dal 1442, pur tuttavia fu principiata a scrivere 
verso il 1460, e terminata il 1485. Se questo fu l'ul- 
timo anno della vita dell'autore, l' Antinori starebbe perfet- 
tamente nel vero. Ma ciò non è dimostrato. Checché 

I V. Pansa, Quattro Cronache, p. xxiv. 
a Pref, col. $32. 



PREFAZIONE. LIX 



lode; si veggano le postille e le rubriche che si riferi- 
scono a pp. 64, 181, 183, 251 '. 

$ 4. Le traduzioni in prosa. 

Oltre alle copie della Cronaca, rimangono di questa, 
come ho detto, due traduzioni in prosa: quella del cosi 
detto < Anonimo dell' Ardinghelli » [a] e un'altra attribuita 
al beato Bernardino da Fossa [b]. 

Sotto il nome di « Anonimo dell' Ardinghelli > TAntinori 
cita spesso, nelle Memorie e negli Annali, l'autore di una 
cronaca in prosa volgare dal 1 2 5 4 al 1 4 2 3 . Essa leggevasi 
in una raccolta di memorie e di documenti aquilani, messa 
insieme da Giovan Felice de Ritiis (1585— 1663), il mano- 
scritto della quale conservavasi presso la famiglia Ardin- 
ghelli. Questo manoscritto non s' è ancora ritrovato. Ma 
G. Pausa ha rinvenuto un secondo esemplare della cro- 
naca, in un'altra silloge di documenti aquilani compilata 
da Francese' Antonio Cesura (1588 circa- 162 2) ^ 

Basta leggere il testo stampato dal Pausa per avve- 
dersi immediatamente che quella che l'Antinori chiamava 

1 II Pansa, Quattro Cronache, p. viii, ha dato notizia di un altro co- 
dice Bocciano del secolo xvi, posseduto da una famiglia aquilana, codice che, 
secondo ne scrisse egli stesso e secondo si compiacque di significarmi a 
viva voce, conterrebbe un' altra copia della copia del d'Angeluccio. Le pra- 
tiche fatte fare presso la predetta famiglia, dalla Presidenza dell* Istituto Sto- 
rico, per mezzo dell'onor. Gennaro Manna, deputato per Aquila al Parlamento 
nazionale, e da me per mezzo del prof. Pasquale Leonetti, non condussero al 
rinvenimento del manoscritto. Che, nel giro di pochi anni, un manoscritto 
divenga irreperibile, è sempre, quale che ne sia il motivo, deplorevole. Ma 
da quanto si va dicendo in questo Capitolo, ognun vede come da una nuova 
copia della redazione d'Angelucciana la critica del testo di Buccio non si sa- 
rebbe per nulla avvantaggiata. 

2 Quattro Cronache, p. xv. 



PREFAZIONE. LXI 



Dell'altra prosifìcazione del poema di Buccio si hanno 
due redazioni; Tuna [b'] è assai più breve dell' altra [b*]. 
La prima fu pubblicata dall' Antinorì in nota alla Cronaca 
di Niccolò da Borbona (p. 876) sotto il titolo : Cronica dcU 
principio de la edificazione della città de V Aquila extracta 
da più scriptori\ la seconda da G. Pansa'. 

Questa compilazione va dalla edificazione della città 
al 1423, e si fonda essa pure, fino al 1362, sopra Buccio. 
Precede, in tutt' e due le redazioni, una lettera dedicatoria 
di im certo « frater B. fratri A. de Vec. » ; ma in b' la 
lettera si chiude con la data: « Ex loco Sancti Angeli de 
€ Ocra, 1426, pridie idus martii». L'Antinori ravvisò 
più tardi nel « frater B. » il beato Bernardino da Fossa, 
che ebbe compagno, nel convento di Sant'Angelo d'Ocre, 
un frate Alessandro da Vittorito. Tale identificazione 
non pare del tutto sicura. A meno che la data del 1426 



in S. Francesco e creati 68 

che dovessero tener la terra ad regiroento 
e cosi dover fare col s."" juramento. 

P. 28; cf. St. MLXXVI: 

Questo conte Paladino 

non fa de schiatta de Francia ma di messer Jano Pipino 

et era prima conte di Minervino 

fecesi cambiar nome e chiamare Paladino. 

P. 30; cf. St. Mccxxii: 

quantunque fussero nel nostro contado 
non rispondeano però al nostro episcopato. 

P. 30; c£ st. Mccxxin: 

messer Nicola di Bazzano . . . 

il quale stava col papa in Avignone 

impetrò che fussero in nostra jurisdictione. 

P. 30; cf. st. Mccxxrv: 

Il vescovo Paolo che era di Bazzano 

hanta la lettra, 

sentendosi la forza del popolo Aquilano. 

< Quattro Cronache, p. 42 sgg. 



LXIV V. DE BARTHOLOMAEIS 

Ora si domanda: era questo l'autografo di Buccio, ve- 
nuto alle mani di un malaccorto rilegatore? Tale sup- 
posizione si esclude ponendo mente : 

1° allo scompiglio in cui son cadute altre serie di 
stanze (v. pp. 71, 86, 276 [e 249]); scompiglio che non 
si spiega nel modo stesso di quello delle st. lxxiv-cviii, e 
si rivela come effetto di un disguido di data più antica, 
venutosi a consolidare col succedersi di copia a copia ; 

2"* agli svarioni evidenti, di cui a p. 8, v. 15; 
p. 19, w. 15-18; p. 37, V. 8; p. 276, w. 1—8, i quali 
non possono immaginarsi commessi dall'autore. 

Di a, ho già detto che è stato eseguito sopra una 
copia della copia d'Angelucciana. In quanto a b, con- 
corda ben frequentemente con A. Ed è importante di 
osservare come il rifacitore mostri di fondarsi sopra un 
testo nel quale non era ancora seguito lo sconvolgimento 
delle st. Lxxiv-cviii, da che narra gli avvenimenti secondo 
il loro ordine naturale. Onde, mentre porge, da un canto, 
la miglior conferma del riordinamento fatto da noi, co- 
stituisce dall'altro, per il fatto che risale al 1426, la fonte 
più antica che si abbia per la conoscenza del testo Suc- 
ciano; e le lezioni originali che contiene, acquistano non 
poco valore per la critica del testo medesimo. 

I rapporti reciproci delle varie Fonti possono dunque 
prospettarsi nel modo seguente: 



nR" 



r 

X 

L 

k 

j 

a 



1 



ì 



PREFAZIONE. LXV 



Capitolo IV. 
L Edizione. 

$ I. Il testo. 

Dalle precedenti conclusioni nasceva il quesito, quale 
delle due copie, del de Ridis e del d'Angeluccio, rappre- 
sentasse più da vicino il testo della Cronaca uscito dalla 
penna di Buccio, e quale perciò meritasse maggior confi- 
denza nella restituzione che s* intendeva di farne. Le due 
lezioni, poste a confronto fra di loro, davano per risultato 
che tanto Tuna quanto l'altra avevan subito delle altera- 
zioni assai gravi; cosiché non si poteva far di meno di 
prenderne a fondamento una ed emendarla, ove n'era il 
caso, con l'altra. Parrebbe, a prima giunta, che la le- 
zione da prendere a fondamento dovess' essere quella 
del d'Angeluccio, anteriore, secondo parve all' Antinori, 
di alcuni decennj a quella del de Ritiis. Ho preferito 
quest'ultima per le considerazioni che seguono. 

Innanzi tutto, come ho già detto, la maggiore antichità 
della copia d' Angelucciana non è bene accertata. Ma, dato 
pure che ciò fosse, sarebbe codesto un argomento privo 
di valore per ncri^ una volta riconosciuta l'indipendenza 
delle due copie. La lezione d' Angelucciana poi, anche nel 
testo che meglio la fa conoscere, ossia nell'edizione del- 
l' Antinori, si palesa alquanto rammodernata nel linguag- 
gio e nella grafia; mentre più arcaica è quella del de 
Ritiis. Infine sta sempre il fatto che la lezione del de 
Ritiis è nota direttamente, e non cosi quella del d' An- 
gelucdo. 



LXVm V. DE BARTHOLOMAEIS 



sommano della materia e le date degli avvenimenti, 
secondo risultano o dal testo di Buccio o da altre fonti. 
Sono codeste le date ben sicure; le dubbie mi son 
limitato a indicare nel comento. Nella datazione non ho 
tenuto conto del fatto che lo stile antico aquilano faceva 
incominciare Tanno il 2 5 dicembre, ma mi sono attenuto allo 
stile moderno. Nel comento ho avuto di mira princi- 
palmente di offerire al lettore i riscontri che alla nar- 
razione del cronista aquilano offrono le altre fonti co- 
nosciute, dispensandomi dall'additare i casi, che non son 
pochi, ne* quali i riscontri mancano. Alcuni di tali riscon- 
tri provengono da documenti diplomatici che rinvenni 
nell' archivio di Stato di Napoli, e in quello Capitolare di 
•Sulmona. Neil' archivio Comunale di Aquila, nulla trovai 
che TAntinori non avesse già veduto. L'Antinori inoltre 
conobbe altri archivj della sua città, oggidì dispersi, e fra 
questi quello della confraternita della Pietà. Di quest'ul- 
timo è stato ritrovato e pubblicato recentemente il cata- 
logo da G. Rivera. Onde ne* frequenti rinvii che mi 
accade di fare all'opera del mio preclaro predecessore, 
va inteso che implicitamente mi riferisco alle carte degli 
archivj predetti. 

$ 2. Le illustrazioni. 

Per agevolare al lettore l' intelligenza della Cranacay 
ho corredata l'edizione di due carte geografiche e di una 
carta topografica. La prima (tav. i), abbraccia la parte 
d' Italia compresa fra' paralleli di Foligno e di Samo. 
La seconda (tav. x), quello che era, a' tempi di Buccio, 
il territorio del comune di Aquila. In quest' ultima ho 
reputato opportimo di segnare, oltre a tutti i nomi di 



PREFAZIONE. LXIX 



luogo menzionati nella Cronaca, alcuni de' nomi che oc- 
corrono in altre fonti più antiche o contemporanee di 
essa, e che, per questo o per quel motivo, giovano a far 
comprendere la Cronaca. La carta topografica di Aquila 
(tav. vi) è quella medesima che si trova allegata alla Difesa 
di Carlo Franchi, ridotta però al formato del presente 
volume. Non è essa la sola né la più antica pianta di 
Aquila ; ma la ho prescelta fra le altre, perché è Tunica 
che presenta la distribuzione de' € locali » de' singoli ca- 
stelli componenti la città, e pertanto la più utile a' lettori 
di Buccio. 

La tav. II riproduce la statua di Carlo d'Angiò, esi- 
stente nel palazzo de' Conservatori in Campidoglio. Scol- 
pita da Arnolfo di Cambio verso il 1277, è la migliore 
effigie che rimanga di quel re. La tav. iv riproduce una 
miniatura del cosi detto codice di San Giorgio in Velabro, 
custodito nell'archivio del capitolo di San Pietro in Va- 
ticano. Si vede in essa Pier Celestino, già santo, in 
trono, e l'autore del libro, cioè il cardinale Jacopo Ste- 
faneschi, nell'atto di offerirgli il proprio volume. Tale 
miniatura, attribuita un tempo da alcuni, come le altre 
del medesimo codice, a Giotto, andrebbe rivendicata, se- 
condo altri e con più solido fondamento, a Simone Martini ; 
ma è certo di scuola senese. Che essa contenga il vero 
ritratto del papa del gran rifiuto, è cosa della quale si 
può naturalmente dubitare. In ogni modo, è questa la più 
antica immagine di lui, il codice essendo stato scritto e 
alluminato in Avignone tra il 1339 e il 1344. E, dato 
pure che sia figura convenzionale, non è tuttavia impossi- 
bile che serbi almeno qualche tratto di vero, chi ripensi 
a' rapporti personali che avevan legato il pontefice e il 



PREFAZIONE. LXXI 



L'acquedotto di Sulmona fu terminato nel 1256, come 
rilevasi dall' iscrizione appostavi. Il Castel Nuovo di Na- 
poli, eretto, come ognun sa, sotto Cario I, vedesi qui 
qual' era al tempo degli Aragonesi e quale doveva anche 
essere al tempo degli Angioini. Questa immagine e la 
più antica che se ne abbia. Il castello di Celano, ante- 
riore all'epoca di Buccio, si scorge nella forma che, un 
po' più tardi di lui, gli fu data da architetto probabilmente 
senese. Gli altri monumenti sono contemporanei al 
cronista. 

Prima di chiudere questa Prefazione, mi sia lecito di 
porgere i miei vivi ringraziamenti all'onorevole rappre- 
sentanza comunale di Aquila e alle direzioni delle biblio- 
teche Nazionali di Roma e di Napoli, le quali permisero 
che i codici da esse posseduti restassero depositati per 
circa un triennio nella biblioteca Casanatense, ove potei 
tenerli a mia disposizione per tutto il tempo della stampa 
del presente volume. E mi corre l'obbligo di far noto 
che il volume stesso molto deve all'acume ed alla dili- 
genza dell'ottimo cav. Eduardo Bianco della tipografia del 
Senato. 

Roma, dicembre 1906. 

V. DE Bartholomaeis. 



CRONACA AQUILANA 



DI 



BUCCIO DI RANALLO 



Cronaca wtquilana. 



Cod. deirarchivio Comunale di Aquila, 

Fondo S. Bernardino, n. i. 



SiNGNURi, perdonateme, pregovi ad laude Dio, 
Se io fallo nello scrivere de quisto libro mio 
Del nostro stato d'Aquila per chy male ne sequìo; 
4 Se avesse alcuno mottato, che no Ili saccia rio ! 
Ma bono stato pillieno li altri che regerando, 
Opprimendo li captivi, lì boni sollevando, 
Ne nullo preminente volere né tirando 
8 Che guastano la terra et strugere la fando. 
Lo cunto serra d'Aquila, magnifica citade. 
Et de quilli che la ficero con grande sagacitade : 
Per non essere vassalli cercaro la libertade 
12 Et non volere signore set non la magestade. 

che li tirandi li puneano, 
vacavano et attendevano, 
lo mellio ne volevano. 



Per le multe graviczi 
Sempre a lloro faccnde 
Et de tucte loro cose 



e. a ▲ 

Prousi del libro. 



Le tirannie de 
signori di Amiter- 
no e di Forcone. 



1 6 « Mellio forria la morte ! » ad omne hora dicevano. 



I. pregovi manca in S /^ MNR de Dio 5. MNR perché 4. N tlcuni 

Ji/A'/^ motto A/ le savia ^V/? sappia 5. stato] MSR esempio M pigliane quelli 
iV regneranno S.SRet li b. 7. MNR non v. M ne aranno S,SfNR le 
terre - le 9. MSR II u. NR pigliar la A/ le 13. MSR Per molte JST stra- 
nezze MNR imponeveno 14. MSR alle loro 15. lo] MSR le 16. MSR seria 



16. Le più amiche memorie di dis- 
sidj tra' vassalli Amiternini e Forco 
ncsi e i loro signori, e del proposito di 
edificare una città nuova nel luogo di 
« Accula», si leggono in due epistole 
di Gregorio IX, date in Perugia, V una, 



il 27 luglio, l'altra, il 7 settembre 1229, 
dirette « universis populis » de' due 
contadi. Nella seconda ò detto fra 
l'altro : « lamentali sunt [^li atubascia- 
a lori] lacrymabiliter coram nobis expo- 
« nendotribulationesinnumcrasct ama- 



BUCCIO DI RANALLO 



[XVIII-XXIII 



Ottiene di poter 
fondare la città* 



"54« 
Fondazione della 
città. 



Per farcii quello honore e' a lloro se confeccia, 
Condusseli alla casa cortese infra le braccia. 

Così juncti alla casa, poi che abero magnato, 
Messere Jacobo et loro allo papa ne fo annato; 
Factali reverentia, lo fecto reaccontato, 
Foli fecta la gratia per loro demandato. 

La lettera fo facta con piena informatone 
Contra delli tiranni et loro ofFensione, 
Et scusandose li nostri per fare loro defensione; 
Ad chi avesse peccato se dia la punitione ! 

Adpresso, per la gratia che se Ili demandava 
Per parte dello popolo che mo desperso stava. 
Concedesse la terra: omneuno se accomodava 
Et a Uui stato et gloria sempre ne sequitava. 

Re Corrado della Magna allora era signore; 
Ad stanzia dello papa accettò fareli honore; 

le carti et lo favore; 
fo in tristi punti et hore. 
con si bona novella 
omne partecella, 
« La cita fecciamo bella^ 
non se apparechie ad ella ! d 



Concedette lo assenno. 
Perché durò si poco, 
Tornata Tamasciata 
Et referito allo popolo 
Gridaro tucti inseme: 



8 



12 



i6 



20 



Che nulla nello regame 

Fecero la citade soUiciti et uniti: 
Anni mille ducento cinquanta quatro giti. 



24 



3. A cortesemente li abbraccia 4. MNR con loro 5. MNR Fatta la 

Attìu MiR li è ^ li ha MNR contato 6. M lo adomandato 7. MNR -tiuni 
8. MNR -siuni 9. scusandose li] A cescasuno de MNR -siuni io. MNR le 
punitiuni 13. i4 Concedere la lettera - accomandava 14. MNR A Ini 16. MNR 
de farli 17. MNR incenso a concedette licenza, carte iS, MNR tristo punto 
19. A coscy ai. MNR Gridando 22. MNR nel reame se paregge a quella 

A apparehie 2^ MNR Et f. A in quilli tempi politi 



4. Innocenzo IV, secondo il suo iti- 
nerario diplomatico, stette in Roma 
dal 12 ottobre 1253 al 27 aprile 1254; 
Mas-Latrie, Trés, p. 11 18. 

17, io favore] «Rege Corrado fa- 
« vente»; Sabae Malaspinae Hist. II, i. 



a Civitas Aquilae ... a quondam rege 
« Conrado . . . condita fuerat»; Nicolai 
DE Iamsilla Hist p. 582. Cf. inoltre 
Capasso, Historia diplom, p. 66. 

24. Avanti il 20 maggio, data della 
morte di Corrado. V. anche Cren, anon. 



8 



BUCCIO DI RANALLO 



[xxvm-xxxiii 



1265. 

Carlo d'Angió 
p«sM in ItalU. 



Maggio, aj. 



I2M, 




gennaio, 


6. 


Gennaio, 


xo. 


Girlo a 


Bene 


vento. 





Set non sonno rascionivili, non ce sciano sculti, 
Perché n* agio veduto fare vendetta de multi ! 

Ancor porria essere fortuna overo destino 
Che cosi dovesse andare per nui, né più né mino, 
O per li gran peccati fatti nel terrino, 
O lo addusse influentia da lo alto Dio divino! 

Tornamo ad re Manfreda ; colla soa pertinacia 
Non temendo la Ecclesia, standoli in contumacia, 
Et similemente al celo standoli in desgratia. 
Né che vennetta faccìase della soa stulta audacia; 

Re Carlo primo di Francia, dalla Ecclesia chiamato. 
Venne con multa gente d' arme adcompagnato 
Contra de re Manfreda per averelo cacciato 
Et per la santa Ecclesia repunere in estato. 



8 



12 



Junto che fo ad Hostia, 
D' onne roba fo fornito 
Et de uno gran convito 
La gratia de refare Aquila 

Lo papa, depò questo, 
Contra de re Manfreda 
Et contra qualunca altro 
Et, facto lo sacramento, 

Gisene per Campagna 



ad Roma se nne vende ; 
sì comò se adconvende, 
splendito et sollende ; 
missere Jacobo obtende. 
li de lo confalone 
ad morte et destructione, 
a Uui foxe in defensione, 
da lui se licentìone. 
et per Pullia ad Benevento 



16 



20 



Et là con tucta gente prese allogiamento 



24 



I. MNR hr non siamo staiti a. MNR ne ho 5-6. Questa sUfixa uumca 
in A ^. Ro mal d. 4. R Che so %. J starei! 9. MNR il A starei! io. lac- 
dase] A aspette iV facesse stnlu] MNR grande 11. ^] A dalla i owutU dalla 
Ecclesia 12, R molto 15. ad R. ad H. m tutti i mss, # in a Gionto a R. 

se n'andò ad H. 16. N si convenne 17. In A numea de 19. Af Ni^ pò ad 
20. Manca ad in MNR a a m. et d. del re M. 2X. MNR contra de q. che fiisse 
aa. Facto \o\ MNR Preso el 



1 5 . Non metterebbe conto di insistere 
sull'ovvio emendamento, se non per ri- 
levare la grave conseguenza che ha 
avuta la falsa lezione de' mss. Il Ci- 
rillo, Ann, p. 6 (e pare gli si accosti 
persino TAntinori, Intr, ad hist. AquiL 
IV, i), avendo supposto che T amba- 
sciata di cui alle st. xiv-xxi, sia avve- 



nuta, non già avanti il 1 2 5 4, ma nel 1 266, 
vale a dire allo sbarco di Girlo d'An- 
gió a Ostia, riferisce il verbo «se ne 
«vende» all'ambasciata stessa, e con- 
clude che questa, pervenuta a Roma, 
siasi poi recata a Ostia a fine di otte- 
nere più presto la concessione dal so- 
prawegnente principe. 



xxxiv-xL] CRONACA AQUILANA 



e. 41 



nevento. 



Con alegreza et festa, sonanno omne stromento; 
Cosci de fare battallia ciascuno avea talento. 
Sentendo re Manfreda re Carlo venire, 
4 Prima deliberò de in campo non uscire 
Né mettere ad partito potere tucto perdire, 
Ma tucta la soa gente per lochi departire. 
De poi mutò preposito, altro Consilio prese, 
8 Ch' era mancamento ad re stare ad defese, 
Sofferenno la strussione de tucto lo pagese, 
Ma pure de uscirely ad campo et essere alle imprese. 
Et radunare fece tucta la soa gente 
12 Da cavallio et da pedi, danunca ne aveva niente. 
Et forniti de robba che li era spediente; 
Con ipsi ne uscio fore; non fece saviamente! 

ht cosi junti ad campo con tucta la brigata, B.tJ'iu'di Be- 

i6 Puserose adpresso a lloro ad una balestrata 
Et con festa et con soni si fo bene allogiata; 
Da tuct' e dui le parti la guerra è desfidata. 

Poi fecero le schiere ciascuno da parte in parte; 
20 Chi se adcommanda a Dio, chi se accomanda ad Marte 
Che li dega la Victoria corno rechiede l'arte; 
El re Manfi^eda attese a fFare altro in esparte. 
Che dece cavaleri della soa gente elesse 
24 Delli soy più scorti che fidare se podesse, 

Et a lloro conmise che ad altro non attendesse 
Si che lo re Carlo là morto remanesse. 

Messere Berardo Stiajeccc fo capo delli dece; 
28 Per dare morte ad re Carlo una gran ponta fece ; 

2. MNR ognuno 4. MNRnon li 6. Af rep&rtire 7. A Poi altro] AfNl? 
et a 12. MN R Ad - piedi ovunque 14. In A manca ne MNR sanamente 15. A 
Cosi MNR ale* tutta 16. MR Fusero 17. Af allocata 20, I mss. -ava --ava 
21. MNR dia v. M rechiedeya 22. MNR Lu - in disparte; in A prima era 

scritto messer sparte , poi sser fu cancellato; cf. Gloss, s, v. esparte. 25. /n 

MNR manca Che 25. A Che N allora MNR s'attendesse 27. Stiajecce 

manca in MNR ed hanno fé 

27. Berardo Stìajeccf] Berardo Ca- I, 73 e II, 9, fu per Tappunto capo di 
stagna, secondo la Cren, di Partenopea una congiura di dieci amici di Man- 
Cronaca Aquilana I* 



IO BUCCIO DI RANALLO [xli-xlv 



nio re Girlo ammuso no Ilo curava un ecce ; 
Per la soa gran vigoria gran parte ne desfece. 

Poy verso dello campo voltòse aUe soi genti; 
Vedeale nella battallia per essere vencenti, 4 

Gicciando li innimici for delli allogiamenti. 
Sì che ad re Manfreda faceva battere li denti. 
^' 5 ^ Uscì contra re Carlo, con impeto se mosse, 

Con una lancia in mano adosso li percosse; 8 

Del quale culpo re Carlo de sella non mutosse, 
Ànsi la soa lancia in su lo petto li posse, 
^orte di Ma». g^ gj-^Q ^Q Maufreda de tale forza et potere 

Che arme che lui avesse no Uo potìo retenere 12 

Chel ferro no Hi trasse ad male sou volere. 
Sì che morto convendeli giù in terra cadere. 

Unde per la soa morte la gente sbagotthìo; 
Chi non era fugito allora se fugio; 16 

Et la gente de re Carlo contanto V asegìo 
Che pochi ne camparo de chi ce resistìo. 

De quilli che camparo, chi là chi qua andaro. 
Et quilli de re Carlo più no Hi sequitaro; 20 

Al campo per h roba tucti se retornaro 
Et tucti foro ricchi: tanta vi nde trovaro. 

I. nio manca in MNR 4. MNR Vedeali 5. A Cacciarono - fino alli 

7. MNR Et cosi contra re A Uacette re contra d essenziale, ma poiché con uscette 
formerebbe un ipermetro, sia pur lieve, bisogna pensare a usci , che sia venuto fuori 
attraverso il cosi cosci degli altri mss, A et con q.MNR non se mosse 10. MNR 
Anche -in suo p. 11. NR tenere i^.MNR non l' entrasse - potere 14. MR 
li convenne N li convien A gire in - et e. R giù in t. li conviene e. Postilla 
marginale di A : re Manfreo oceiso da re Carlo, 15. AfN^J? Donde NRshi- 
gottiu a tutto il campo sbigotti 16. se manca in A 17, MNR allora se 

seguio iB, MNR dì quelli che restio 19. MNR chi qua chi li 20. più manca 
in MNR 21. MNR se ne tomaro 22. MNR ve ne 

fredi per uccidere Carlo. Intorno a lui opportunamente TAntinori (nota io) 

V. Capasso, op. cit. p. 309, nota, e che B. vuol cautela ne' racconti di 

Saint-Priest, Hist, de la conquéU de cose avvenute fuor di patria. Ma il 

Naples, II, 192 e 219, nota. valore della narrazione bucciana consi- 

II. « rex Carolus debellavit Manfre- sle in ciò che rispecchia la versione che 

« dum et occidit eum » ; Antiahs Urbe- del memorabile fatto corse oralmente. 

vetaniy p. 270. Osserva a questo punto 1 5. Sabae Malaspinae Hist. Ili, xii. 



Lvm-Lxm] 



CRONACA AQUILANA 



13 



8 



12 



16 



20 



SiGNURi, perdonateme, pregovi ad laude Deo, 
Se in qualche cosa fallo nello dicere meo, 
In quisto mio dittato lo quale vi conto eo, 
Gettando qualche mutto, ca ad nullo serra reo! 

Lo cunto serra d'Aquila, la nobile citade, 
Como è male conducta per nostra malvascetade ; 
Et quilli che la fecero, dicovi in veritade. 
In un modo laudareli in animo me accade. 

Da grande animo vendeli quando lo imaginaro, 
Che tante castella insemera ipsi radunaro, 
Et tante llbertati quante da re accaptaro! 
Alcuni che trovarosenci ben lo accaptaro caro! 

Questa terra fo in prima per re Corrado facta; 
Poy venne re Manphreo, per ilio fo desfatta; 



comò la storia tracta; 
comò correa in pacta 
anni mille et duicento 
credate che non mento; 



Sey anni stette sconcia, 
Correa li anni Domini, 

L'anno che edificaro. 
Et poy cinquanta quatro, 
AUi cinquanta nove fo lo sconciamento ; 
Fra quisti cinque anni no vi fo accasamento. 

Poy sorse lo re Carlo .che la fece refare: 
Dello mese de aprile la fene redeficare; 



e. 6 A 

Seconda protasi 
dd libro. 



Lode de* fonda» 
tori di Aquila. 



I2é6, Aprile. 

Seconda fonda* 
zionedi Aquila. 



1, Rubrica di A: Como fo ftcta AqniU. Capitolo )•• Naiuralmenii 
per quitta t ptt U iué stanne sgg, non tengo conto del fatto che son cadute sotto 
il frego che le annullava erroneamente ; cf. Prefai, p. LIV, nota. A omette pre- 
gOTÌ ed ba de Deo; cf. p, }, v. 1. 2, MNR S* io f. q. A alcana-dire 5. M 
NR canto In A Verdine de* w, j e 4 i invertito. 4. MNR che non li savia 

(NR sappia; reo ^, MNR dell'A. S. MNR Per un modo - ncll* a. me cade 

nn] A nallo io. MNR t. gran -insieme r. 11. A Anche MNR dalla re 

la. A vi te trovaro A accaptò; ma cf. p. 4, v. 8. MNR compararo 15. MNR 
da re In A era scritto prima Carlo; la correzione è della stessa mano, 14. MNR 
et per Ini 15. sconcia] A dentro; cf p. 7, v. 11. 16, A et e. MNR vi scrivo 
in caru 17. MNR Comensando ad edificare in anni 18. MNR Et più-cr. 

non vi 19. A scordamento 21. MNR corse 22. A edificare 



22. «a 



dì undici d'abriie comenzaro li prìmi fundamenti »; b' b^. 



H 



BUCCIO DI RANALLO 



[Lxnr-Lxvn 



Dibattito tra* si- 

£orì e i Tassalli 
Tanti a re Gu-lo. 



C 6b 



Correa li anni Domini, secundo scripto appare, 
Ducento sessanta cinque ; quanto è mo poy contare. 

Nanti non fo refacta, foncé multo contraro; 
Perché li gentili homini nanti lo re annaro; 
Con grande pietate a Uui se accomandare 
Che no Ili destrugesse né facesse tanto amaro. 

«Monsignore, pregamote, la cita non refere; 
Vuy sete gentile homo et bellio vi non pare 
Per la rea villanìa li gentili desfere; 
Ca cescasuno de nui deverete adjutare. 

Enei dicto che illi te dao multi denari, 
Se Ili refey la terra alli rei mercendari ; 
Più denari nui damme che li nostri aversari; 
Prendete nostra obliganza per judici et notarì. 

Anchi te promettemo duicento cavaleri 
Bene armati et accunci, tucti co lloro scuderi, 



8 



12 



i6 



i, MNR Correndo - si come 2. MNR Mille dacento Non ritocco il Usto 

poiché la legione cinque paro proprio uscita dalla pmna di B., da che V ha$mo tutti i 
mss, e la ripetono i rifacimenti; però sull'erroneità di essa v. ti eomento. Il secondo 
ewUstichio, nella prima trascri^iione non annullata della e. f b, è collo plino milliare 
Postilla marginale di A: re Carlo primo venne de Francia. 4. MNR 

denanti ad lu re $. MNR raccomtndaro 6. Nella prima trascrizione della 

e. j B : ne Hi MNR unto male 7. MNROh signore re£ftre] A hit 9. MNR 
Tillanaglìa - desertare a per la vile voglia [l. vilanaglia] disfare li nobili za M 
N R Che pò meglio ajatarve hor te mitti a pensare 11. A È MNR qoilli- dando 
13. MNR daremote nui 14. MNR Pigliate A jndice 15. MNR Anche 

tS, MNR con lor destreri 



3. Gli avvenimenti de* quali B. parla 
qui e nelle stanze seguenti, non pos- 
sono essere accaduti se non dopo la 
battaglia di Benevento, cioè nel marzo 
1266, e non Tanno avanti, in Roma, 
all'arrivo di Carlo dalla Francia. Nel- 
r aprile del 126$ Carlo non era an- 
cora entrato nel Lazio. In Roma egli 
può aver promesso al Sinizzo di rico- 
struire la citti; e difatti cf. p. 12, 
V. 4, dove lo stesso nostro cronista 
accenna a una « promissione » fatta 
dal futuro re al protettore de* ribelli. 



Ma r ordine non può averlo dato che 
dopo la conquista definitiva del regno. 
Così pare che intendesse la cosa anche 
il Cirillo, Annaliy I, 7. Manca il di- 
ploma di Carlo. Ad esso allude un 
diploma del 28 settembre 1294, nel 
quale Carlo II dice di suo padre che 
« illustris civitatis praédicte [di Aqwila] 
«dcnuus reformator dif!ini\nt, limita- 
li vit, concessit, attribuit et indulsit, 
«sicut ex suo inde inspeximus privi- 
ti legio plenius continetur &c.»: An- 
TDIORI, AmmUi, II« 35. 



Lxviii-Lxxm] CRONACA AQUILANA 1$ 

Essere allo tuo comando dunca te h mesterì; 
Fi ad morte li mettemo de essere toy guerreri ». 
Lo re Carlo respuse: «Io non volilo obliganza; 
4 Set non avete moneta, tollietela in prestanza». 
« No Ila trovamo a presteto », respusero, « a llianza 
Nui la recollieremo senza nulla fallanza ». 
Uno delli signuri li stava canto lato 
8 Che per li menuri homini facea lo tractato; 
Et agi per certanza cba era ben pagato; 
Voltòse verso lo re et abbe a Uui parlato: 

« Segnore, Deo vi dea vita, mettatevi ad pensare : 
12 Se la cita de Aquila vui non fate refare. 
Lo popolo menore tucto farrai des&re: 
Quale ne farrai impennere et quale ferrai cecare. 
Quisti non ago denari, ma se Ili credo avere; 
i6 Scortecarao li vassalli quanto è loro potere; 
Per omne denaro vinti se farrao provedere 
Et, sopre tucto questo, li averao male volere. 
Singnore, Deo vi dea vita, mettetevi ad pensare: 
20 Chi lassa le loro case dove sole avetare 

Et le loro possessiuni da presso fa allongare. 
Per gran dolo ne è stritto, che non pò altro fare! 
Credo che quisto popolo, se foxe bene tractato 
24 Et li loro signuri lo avessero conservato. 
Se tanto no Ilo avessero aUo vivo scortecato, 
May non vorria in Aquila essere rencasato ». 

X. MS R Et per ess. in tuo senritio ovanqne fa 2. li - de] MR nt ^ per 

S tarremo sempre tuoi In MNR Vordin* dg* w. i $ 2 è rovesciato, 3. In A manca 
non 4. R avete denari pigliatereli M toglieteyela 5. A allo presente NJR pre- 
steta ÀiSRpcr l. 6. M raccoglieremo NR toglieremo j, MNR ad e B,MNR 
Per li minuti 9. A Agi MNR aggio - credenza io. MNR et cosi li habbe 
II. Misser la. refare] A ftre 13. MNR Li populi minurì fNR minuta A £d 
« li - riuniti [/. minuti] tucti - disertare 14. farrai imp.] A farrao imp. ; •/ secondo 

farrai wsanca in A. MNR et q. ne i$,MR Quissi 16. li] A loro 17. MNR^e ne 
18. MNR sopre ad 19. MNR Misser A bona viu; ma cf. v. 11. 20. MN R\% 
loro casa 21, MNR la loro possessione 22. yl dolo et stretta MNR constritto 
2). y< che se AfAT/? questi populi -fusseno-traaati 24. lo] il li MA'/? conservati 
2%, A Che unto allo vivo n. 1. a. s. MNR non li havessero - scorticati 26. vor* 
rk] A averiano M vernano N vorrei MNR retomati 



i6 



BUCCIO DI RANALLO 



[lxxiv-lxxix 



e 7A 

Carlo ordina la 
riedificazione della 
città. 



c. 8a 

I patteggiatori 
tornano e riuni- 
sconsi in S. Vit- 
torino. 



1 patti della riedi- 
ficazione. 



Re Carlo, odendo questo, mossese ad pietate; 
Disse: aRefeyte l'Aquila, che io voUio in ventate! 
La moneta promessa per termene portate; 
Fecciatevi le carti che siano ben camerate». 

Li tractaturi de questo foro multi alegrati; 
Parterose da re Carlo, lassaro li scendecati 
De tucte le castella, comò erano obligati; 
In Santo Vettorino erano reserrati. 

Ca loco congregandose multo celatamente 
Acciò che li signuri non sentessero niente, 
Ciaschesuno recava soe carti cautamente 
Et loco le repusero tucta questa bona gente. 

Lo pacto quale fecero con re Carlo intanno: 
Che la terra concedali, comò petuto li anno. 
Che prendano casalina quantunca ne li vando. 
Et uno casalino a foco si vadano assenando. 

Lo casalino degia essere quatro canne per lato 
E sette canne et menza per longo mesurato, 
E de omne casalino allo re sia dato 
Dudici bon carlini per uno fiorino contato. 

Quindici milia focora foro quilli che dero; 
Più che mo non è l'Aquila de terrino prenderò; 



8 



12 



i6 



20 



I. MNR Lu re Karlo A mosso ). MNR impromessa portate] A troiate 
4,MNR Facciateli Da questo verso incomincia lo sconvolgimento di stanile di cui nella 
Prefai^ione, 6. M Partendose A et lassaro 7. R alloggiati 8. A erano seduti r. 
MNR erano tenuti (R VqXX\) reserrati Tanto con seduti quanto con le varianti degli 
altri mss. il senso non riesce ben chiaro se non espungendo seduti le varianti corri- 
spandenti, che, per di piit, son cagione di ipermetrìa. 9. MNR congregarose 

IO. MNR non ne 11. A recare I mss. s. e. de notte; ma è una glossa, MNR sua 
carta 12. N se pusaro R le pusaro i). quale] A che intanno] MNR nanti 
14. Af i^ /{ li conceda Neper tutto Tanno lì manca in A 1$. MNR Et N prtn- 
neano ne manca in A 16. MNR Che A per foco si venga N asseryanno 

17. MNR devea x8. MNR mezze 19. MNR Per ogni 21. N Unnici A fochi 
(I i2 pigliarono sito per quatordici mila foculari fh^ forestieri^ 22. MNR non ha 

mo A dello 



22. Il cardinale Iacopo Stefaneschi, 
che visitò Aquila nel 1294, la descrive 
cpn le parole seguenti: «Ipse tamcn 
« vastam colloso cespite terram Ingre- 



«diens Aquilani non plenam civibus 
«urbem, Sed spatiis certis signatam 
« ob spemque futuram 9 ; Opus metri- 
cunty coli. 633-634. 



i8 



BUCCIO DI RANALLO 



[lxxxv-xci 



I popoUni gua- 
stano i castdlt. 



G>struiscono le 
prime case. 



C. 7 B 

Ma non pagano 
il terreno. 



Dapò che foro fornite le loro voluntati, 
Tornaro alle castella et contaro li tractati 
Et posero lo giorno de essere congregati; 
Represero la terra con fossi et con sticcati. 

Sconciaro le castella, la roba ne adrecaro; 
Le grande fortelliczi tuttequante guastaro; 
Né tanto alli signuri sapesse reo et amaro, 
Contra la loro voglia in Aquila li menaro. 
Ficero li abitatii de tabole et de mura; 
Parichi miscy stettero, che abero pagura; 
Perché li gentili homini diceano ca non dura; 
Che non se resconce Aquila; hor ponatelo a ccura! 
Et non però che io credo, comò agio ymaginato, 
Che may non fora facto quello che facto è stato: 
Liberare li villani per loro merito et grato. 
Quanto, per li signuri, purgare lo loro peccato. 

metteriase ad pensare 
per questa terra fare, 
volesse ymaginare, 
che non degia durare! 
cosi vi conto et parlo: 
promisero a re Carlo 
tucto quanto pagarelo; 
cosi satisfarelo. 
fo tucto lo terrino, 
più proximo vicino; 



8 



12 



i6 



Chi foxe bene savio. 
Che gran peccato feceno 
Et in quello che è facto 
Pagura abera d'Aquila 

Como aio odito dire, 
Quilli che Aquila fecero 
Lo terrino per Aquila 
Como toccava all'omo. 

De Pile e della Torre 
Cha Acquille non hebe 



20 



24 



i. MN R Dopoi - compiile 2. MN R ad lor castella 3. i^ lo modo 4. a la 
terra rìpararo con fossi et steccati 5. ^ vi recaro 6. A tutte le %,MNR 
Contra (N Et c.J loro voluntate 9. A lo abitatio io. MN R gran paura 

13. MNR Che voi che se sconce l'A. -ve ponete cura In A manca hor // tento, in 
questi due versi, scorrerebbe forse meglio, ove se ne invertisse l'ordine; ma non siamo 
att/oW^q^aff a farlo stante la concordia de* mst, 14. MNR non serria 15. A lo 
villano 16. lo] A per 17. MNR savio et mettessese 18. A fece 19. Et 

manca in A Forse Et se MNR che nei è 30. A abero; dopo era scritto cht non 
avesse^ ma fu cancellato dalla stessa mano, MNR devesse A regnare 31. M canto 
33. MNR fecero Aquila 35. -R territorio per] MNR dove é 24. MNR cosi 
dovea pagarlo ; quantunque la misura dell* emistichio sia deficiente in A, non si può 
accogliere questa legione che ripete la rima del verso precedente ; forse de satisfarelo 
35. Io] MNR questo 36. MNR l'Aquila A aveva più appresso 



22 



BUCCIO DI RANALLO 



[cix-cxu 



e. 9 B 



Carlo, scoii£or« 
uto dalle prime 
sconfitte, penu di 
fuggire. 



Ne è dissuaso. 



Brace uno Todischo che, danunca fereo. 
L'omo da capo ad pedi ad uno culpo fendeo. 

Quillo chiamare facevase Cavalero de Polsella; 
Ad un culpo gettava cescasuno de sella; 
De poy che soa prodeza fo spasa per novella, 
Omne homo li fugeva per non avere morte fella. 

Colla quarta battaglia re Carlo se stageva; 
Settecento barbute de bono arnese aveva; 
Pensando in tre battallie, perduto aver parea, 
Era tucto smagato et fugire voleva. 

Uno bon suo cavaliero dixe: «Carlo, Carlone, 
Longa fuga è fine in Francia : guarda que pensi mone ! 
Se tte mitti per fiiga, serray morto o prescione, 
O quilli che son toy te talliarando ad boccone! » 

Questo fo presso ad sera; le genti era stancate 
Per la granne &tiga delle colpora date; 
Tomarosenne ad magnare dove erano posate: 
Né magnato né biboto avevano in ventate. 



8 



12 



i6 



I. il Era NR Eranci MNR feria 2. MNR partia 3. A Quillo che 

MNR de la 4.NR batUTa A e. homo M ciascuno de NR dalla 6. A 

homo nauti li MNR nt fugia 7. A tura 8. MNR S. baruni de bonu 

ardimento a stava con 700 baroni avea] A inntvt, ma scritto sopra un amta can- 
cellato, 9. perduto - parea] A corno ordenava; però il copista aveva scritto priwta che 
perdute avute; cosi la Unione di MNR i confermata, benché nemmeno essa soddisfi ah' 
hastania, io. A sbigottito de fugire pensava MN $t ne voleva R se voleva 

II. Af Uno suvo bon barone NRlJn suo barone • uno de suoi baroni Z). o] i4 et 
14. /I son più toy 15. M>rj{ appresso il fatlgate AT stracche i? stanche Prima 
di fatigate il copista di A aveva scritto stracche; solo la legione di M rida la giusta 
misura all'emistichio ; essa ha prohahilmente dato luogo alle altre, che non ne sono, in 
sostanza, che delle abbreviazioni. 16. In A manca la ed ha ja data ; dopo colpora vi 
era stato scritto facte z8. M biuto N beuto 



8. Settecento barbute] « cum octo 
« centum militibus Galicis eleais » ; 
Iacopo de Aqjuis, Ioc cit. 

11-14. Son le stesse parole eh* egli, 
a sua volta, aveva pronunciate a Be- 
nevento per incorare i suoi a combat- 
tere : « Scitis certissime, domini mili- 
«tes, quod de loco isto in Franciam 
« longos habet fuga protractus ... si . . . 



« hostibus succumbamus, sine spe mi- 
a sericordiae moriemur . . ., nam . . . gen- 
« tes . . ., si redire fugiendo compererint, 
e statim. . . nos usque ad interìtum per- 
<'sequentur»;SABAEMALASPiKA£ HisL 
III, VI. « locum nostrum refugii, sci- 
a licet natale solum, longo distat spa- 
« ciò » ; Andreae Ungari Descriptio 
victoriae &c p. 574. 



24 BUCCIO DI RANALLO [cxvui-cxxin 



« Missi semo dello re», respusero chiano cbi^no, 
« Facciatelo sapere tosto allo capetano; 

Ca parlare volemoU de quello che ncy è imposto » . 
« Ora aspettate un pocho », per loro fo resposto. 4 

Annaro al capitano et feli sapire tosto: 
Ciò che lo re Timpuse a mente li fo posto. 

Lo capitano tosto comandao che venesse; 
Manno per dudece homini, che ciascuno a llui gesse, 8 
Ca c'era novella nova; nullo se ne fiigesse^ 
A ppena della testa, et scusa non valesse! 

Avenga che lo re annasse sfigurato, 
Lo capitano conobelo, a llui se fo chinato; 12 

Et lui li comandò che lo tenga celato. 
Co llui et colli dudicy lo re ebbe parlato. 
•g?AtJii«*iS!^**"* Disse: « FigUoli mei, vui sapete che io 

Agio facta questa terra per voluntate de Dio, 16 

Et intendo d'esaltarela quanto è lo potere mio. 
Allo bisogno parese lo bon servo e Ilo rio. 

Se in quisto mio bisogno domane me soccorrete 
Con arme et con cavalli et fodero che rechete, 20 

Per vuy ragio lo regno; et vui far lo devete; 
Et poy io farragio quantunche vui vorrete ! » 

Con bella cera alegra fo resposto de fare 
Omne adjuto et soccurso che sappia adomandare. 24 



i, A Nui semo a dicendo essere messi dal re MNR piano piano; la Uiitmt 
M A contiene un nupoKtanismo ; se essa è uscita proprio dalla penna di B., bisogne- 
rehbe far virgola dopo respusero e intendere quelle parole come profferite da' sopra» 
vegnenti; sarebbe un tratto di quel realismo, comunque riescilo, a cui il nostro rima' 
tore dà prova anche altrove di aspirare; cf. st, MIX. 2, A al signore capetano 

3. A li Tolemo 4. N un pocho li fa R per loro li fo 6. A li pose; ma 

cf. il v.f. MSR r impose che non l'ha fNR harea^ posposto 7. A co- 

mandao tosto 9. MNR Chi ci erano novelle a dicendo esservi novelle In A 

manca ne io. In MN R manca et 11, MNR vennesse 12. MNR capitano no- 
vello ad lui se fo t^. MN R Con ipso A omette lo re ed ba ebbe Ini 1$. Ru- 
brica di NR: Il Parlamento de Re Carlo MNR Fratelli In N manca miei 
16. MNR Ho 17. A de salvarela a che 1* esaltarria 18. A senritio 19. A 

questo modo b. • se di questo suo bisogno d' arme ao. con manca in A 

21. MNR rechajo - farlo vui devete A regame 22. A ciò che MNR volerete 

23. de] A td 24. che manca in A MNR coosandare 



cxxiv-cxxix] CRONACA AQUILANA 25 

Vede la bona volila, presese ad alegrare: 
a Or fatevi con Dio, faite corno vi pare ! » 
De notte venne in Aquila et de notte toraao ; Tom* ai campo. 

4 Nanti che foxe jorao nell'oste se trovao; 
Tanto privatamente cos\ in campo intrao 
Che nullo questo sappe, sì cauto calvacavo. 
Lo capitano dell'Aquila que fece volilo dire; 
8 De notte lo consillio subito fece bannire; 
Adunase per tempo, et lui fece sentire 
Ghe lo re volea succurso, che Aquila dovesse ire. 
Se may se odette popolo ad una voce gridare, e iob 

12 Quillo fo lo majure: <c Giamolo ad ajutare! toooé^'ÌJ^^. 

Ecco homo non rimanga che non ce debbia annare! 
Quanto fodero havemo omne homo degia portare! » 
Lo capitaneo per tempo cacciò lo confalone; 
16 Fa mettere lo hanno, a ppena de traditione, 

Che omne homo lo sequite; in questo se abione; 
Subitamente l'osta d'Aquila uscita fone. 
Non aspettava l'uno l'altro, ma, chi melilo potìa, 
20 Per coste se gettavano, non curavano de via; 
Ciaschesuna persona con la bestia che avìa. 
Con tucto quello fodere che in casa se tenia. 
Non tanto, dico, li homini, ma le femene gero 
24 Dereto alli loro homini che gevano volentero, 
Portanno carca in capo chi non havìa somero; 
Sì che abero fodero quanto li era mistero. 



I. MSR Vide A comenzòse 2. ÌMtevi]MNR ve reiUte 4. MNR in soa 
otte A poy parlao; ma prima il copista aveva scritto retoraao 5. MNR ecco 

Tenne et tonuo La Unione di A è un po' piit dura, ma ha il vantaggio di 
nsn ripetere la rima tornio 6. MNR Che chivelle non sappelo M R 

caldo N celato %, MN R qailla fece 9. ^ Ca domane NR Adunane 

MNR qnilla fece io. MNR debbia 11. Rubrica di R: Lu Preponimento 
della gaerra di re Carlo con Coradino A Se mai odete a Se mai popolo 
t'udì gridare 12. MNR Andiamolu 15. A persino alle fomare 14. havemo] 

A bisogna 16. MNR Fé 17. MNR seqaita et ogni uno se x8. MNR de A. 
l'otta 30. MNR curanno ai. M S R Ogni homo se menava la 22. MNR tutta 
quella robba A sentla 35. lej A multe 34. MNR andavano 2^. M N R Por- 
tando carchi A k 26, A ch'abero - quanto che li MNR quanto fece 

Cronaca Ariana, 2* 



26 BUCCIO DI RANALLO f 



e II A 



Nell'ora della nona foro nell'osta junù; 
Tanta gente paria calanno per U monti, 
Tucti maravelliavanose li baroni et li cunti. 
Dicendo: « Qii so quisti che vei^o co^ pnmti? w 4 

Alcuni duUtarono, fin che li conubbessero. 
Non fbxero inimici che contra illi gesserò; 
Quando oderò le laude che « Viva Carlo! » dissero. 
Represero valore tanto che li sconfissero. 8 

A mal partito stava re Carlo con soa gente : 
Scurto Fera lo fodere che non ne aveva più niente; 
Lo fodere de l'Aquila scarcaro incontinente 
Et satiaro Toste multo plenariamente. 12 

Lo re non era uscito alla battallia ancora. 
Che non aveva fodero né aveva mangnato allora. 
Et pure aspettava l'Aquila che jonga in bora in bora; 
Se nauti giti foxero, suo pegio stato fora! 16 

lUo stava inbuschato et non con troppo gente; 
No sapea li inimici dove stagesse niente; 
Stava alle Cappelle, sacciate veramente; 
Sentendose Io adjuto, uscio ardentemente. 20 

Corradino et Todischi vinto avere credeano. 



<^*«fi*» «* Che re Carlo et soa gente per campo non vedevano; 

£. «vernato; o r r > 

Cercando per li morti et per re Carlo geano: 

Quilli tre coronati tucti morti li avevano. 24 

I. MSR In neiron £ 2. MSR daUi ^MSR nan^cIKaras 4. MSR 
it ago no A si arditi et >. M S R doUto hebeao A anabeto 6. ilIi] MSR 

loro 7. In A wumcm che nfpUto con re avmiUi Carlo; il e^fists k^fraimtésw il umso £ 
tutta il pass», coma appara dalU nata sg. 8. A Resposero vrra lo re - Io io. J Mas* 
cato a amatta pia USR li era fbdoo il US R Li fbdneri xa. A amatta Et 
ad fr« plexuxncBte MS R acdriro molto] R taato 14. MS R Et - ancora & A 
■Ma» avera i^. /« SR wtmmam cke MSR andasse da A hora hoca 16. MSR 
a. fosse andata suo] J so die 17. MSR QjùUo J sta 18L J No Uo MSR 
Non sapeano - stesse 20. MSR arditamente 21. Todisciii] A tacó. t pai se 

credeano 22. et] MSR con 23. MSR CcrcKTaao 

19. aUg Cappella] « ipse in parte stat 24. tre ccronaii] Vno solo nelle il- 

«occultus noa multum looge a Loco tre tonti. «Henri [aHmtrkus de Cu- 

r certaminis » : Iacopo de AqjL'is» o^ a samras » mei testu latim}] le gon£inoa> 

e loc ót, cttìer...quir«pceseatoitLipceseQi:e tiu 



cxlix-cl] 



CRONACA AQUILANA 



31 



Pagare non lassavali set non quello che doveva; 

Nullo homo più che lui in corte non faceva. 
Vedendo el capitano che era tanto amato 
4 Et era dallo popolo a ttutt' ore accompagnato, 

Convenea che facesse quello che li era ad grato; 

Li granni no poteanonci; sì che era invidiato. 
Un jorno fece fare un granne adunamento; 
8 Lui se levò in popolo et fé quisto parlamento; 

Dixe: « Signuri, dicovi dello meo intendimento: 

Queste rocche de intorno fao grande impedimento. 

homini-Ioi lo Ecco come MSR dònno la stanca CXLVIII: Ad homo o ad e. quilla 
Itt r. ; Pagare ecc. Mistero non era advocato che qoillo componea Tutte quelle cose 
che In homo pagare devea. 4. SR Tore %. A Visognava MSR pur quel - 

era grato 6. A vi potevano - lui era N R \ì ccz B. MW R Ipso sedea M fece 
S R faceva ^, MN R dirrovi io. fao] Af è; ^V fanno; R con a gr. imp. 

parevano 



zione nel diploma di Carlo II, ricordato 
a p. 14, in nota, e si tenga sott 'occhio la 
pianta topografica allegata al presente 
volume). La distribuzione de' locali fu 
fatta in guisa che la forma della nuova 
città venne a riprodurre topografica- 
mente la configurazione geografica del 
territorio. Ciascun locale serbò il nome 
del castello di fuori e vi furono co- 
struite chiese sotto il titolo di quelle di 
fuori (cf. pp. 41-2). Per lungo tempo 
i castelli si mantennero indipendenti 
r un dall' altro ed ebbero sindaci 
proprj (v. Antinori, lutr. IV, viii ; 
Ann, p. 52); onde la città, più che 
consistere in una unità omogenea, po- 
teva rendere V imagine di una confe- 
derazione di circa scssantasei castelli. 
Così si spiegano le parole di scherno 
che contro la « rusticorum adunata 
«congeries» ha Saba Malaspina nel 
passo riferito in nota a p. 7. Vi furono 
dunque due Paganiche, una di dentro 
e una di fuori, due Bazzani, due Pop- 
pieri &c. Quando B. non dica espres- 
samente «de fore», intende d'ordina- 
rio^parlare de' castelli di dentro. Cf., 
poco apprw:..o, «la Torre». 



7. Per la cronologia di questi fatti 
V. Schifa, Carlo Martello in Arch, stor, 
per le prov, napoh XV, 64 sgg. La 
distruzione de' castelli pare seguita tra 
il febbraio e il giugno. Da documenti 
che r Antinori, Ann. pp. 62-3, potè 
vedere, la sollevazione pare sia stata 
provocata da questo : che non tutti co- 
loro i quali da' castelli avrebbero do- 
vuto, secondo il patto fondamentale, 
trasferirsi ad abitare nella città, vi erano 
venuti; ed essa correva il pericolo di 
rimaner priva di abitanti. Fu ad isti- 
gazione per r appunto dell' Isolano che 
il Consiglio di Aquila emise un ordine 
valevole ad attirare nella città maggior 
popolazione e insieme ad arricchirla di 
nuovi edifizj. Vi si diceva che « seb- 
« bene i popoli Forconesi ed Amiter- 
« nini, per le concessioni del re Carlo I 
« e del papa Alessandro IV O, si fos- 
« sero liberati della tirannia de' baroni 
« riunendosi nella nuova città, pure ora 
«trascuravano i ricevuti benefizj, la- 



È invidÌAto da* 
grandi. 

Solleva il popolo 



(•) Alessandro IV, con b<ill:i del 20 febbraio 1257 
{Bullarium Romanum, III, 647), av^va trasferito 
la sede episcopale da Forcone in Aquila. 



52 



BUCCIO DI RAXALLO 



[ 



U A 



e ìb 



Levete le corageni et giimoìe a d e i rapare . 
Et qudlo che è ùcxo non averemo ad hreì 
NulKo signore saedo cbe possa cootrariaie; 
Se £icto è, collo re ben rhavermno accordare! > 4 

Ad una voce respusero: e Sia incontanente £icto! 
Rocca non ce rimanga intomo per nullo acto! 
Fa cbe te mitti innanti, nui te sequemo ntto! 
Chi lo contrario dice da nui serra des£ic2o! > 8 

Verso Ocre se nne gero et sì Ilo desertaro; 
Poy gero a Lleporanica et à ila ikguastaro; 
Lo castello de Kzolo ad terra lo mandaro; 
Preturo et la Varete per terra lo gettaro. 12 

Non posso rìoHitare tucte le akre castella 
Cbe gero a demipare coII*oste grossa et beDa, 
Ca solo a ccontar questo fora longa novdla; 
Poy retomaro in Aquila coU'armadura ad sella. 16 

I. Sakric* M J?:Preposito di {«astare le rocclie. i^Le vite yo- 
tmTMfoz A le vaxre; ovasen é MgwmemU tiUetmtm Sm tiir* tsMa. Jf.V 
t mccpri» M R cam A è mmm ffU gmna^ per ooragen, « imt Tottie, dkr 
è tmmsB ^iprrmgirim, affa>re cfsmr mm gJ»ssA. li aodx3sole X ■»««inn!k» K asn* 
soK A desoha-e a ndiure k Tocdbtt x. i/ Laytiieie ai pfaaie ). A ébt mài 
MS dkké follia 3iS£ cntnstue 4. A io pama» JéSM a paaare 5. A»- 
hricB ii R: Le rocc)ie clie forao Tastate. A i riutaiim te ^ Im A 

mamtM et ^. A tu mm -weqarxxmo S. il V ^ Et dn lo coatcìdice ^.jIRokì, 
pert Ocrt è r.mtfr«-<iMla i* l^ e vm ps* amebe dslìs mismr»; ne p» venàmOe dbr gU 
AwmJmB UcirufMSirrt ìaU ffrtrr^^m. HSR sr airÒATO - la àerupmro s dcaolaraw» 
Ocrt. L. r- ilLmxT'aio Ocre, L. 20. M aadamo R L'oi^eraiìct ìi S R icaertaro 
32. Ji' SR :c frcttaro 32. Àé S R se msséaro 34. VXJT asiano jf ierobiare 

j^ A solo questo - racoositare lonjra lé^ ^ tanm - cella 



e <^aT^irt Aqmla prrn di abòtatorì ». 
S comandm penanto che riavima 
unÌTcrsilà, ohir alT esser ic-nma ad in- 
nalzare zm ceno mm jcjp di case se- 
coodo lo statuto di fonda netne:, dovesse 
ahreà esdificare una dòesa nel prtiprìo 
locale ; cbe dovesse resuurare le chiese 
Snac dove esìstessero (« .\ed2acan fa- 
«cìam. ac dìrutas rqtararì facianu 
r mxam cfflesiam ») : e che le nuove sì 
edificassero entro un anno dalla data 
dell' ordine. Chi impediva 1 vassalli 
di trasferirsi nella otti e ne ostaco- 



lava r ìncrecsento, erano senza dub- 
bio i feudatari ^ > <jo^ dopo la distm- 
ziooe delle rocche di cui Bw ha già 
parlato (p. 20, w. 17-22). sembra che 
le venissero ricossruendo e nLftszando, 
minacciose per la libera catti. Per 
Ocre par ceno die Tepoca della nco- 
stnizione coincida appunto ed tesafo 
ddla soUevaiSooe. e dev^ esserne sala 
li causa occasionale. In xm' xsoiziooc 
cbe vi tu murata, sì k|^ in&tti: 
A-p-M-cc-i.xxxx-in- MAGXsn» sn.- 

VESTER FEcrr HOC OPVSL 



CLV-cLx] CRONACA AQUILANA 33 



^. 



Poi che Toste revenne et foro no Mercato, 
«Viva lo re!» Nicola, «viva!» abe gridato; 
Tucti li altri gridaro con gran stolo adunato: 
4 « Viva lo re ! » gridando « et Nicola prejato ! » 

Una logia fo facta in pianza immantenente; è i>rociMiuto in 

^ *■ puuu cavaliere dei 

Cavalero de popolo fo facto alegramente; p<»p<>*°- 

Fovi facta gran festa et fovi multa gente, 
8 Et multi alegri forone et altr'è ben dolente. 

Quilli che male li volsero allo re lo accosaro; è accu*ato ài 

_^. , , . tradimento al re. 

Dixero che lo re non ce e tenuto caro 
Quanto miser Nicola; et così lo provaro: 
12 Sensa miser Nicola non potea aver denaro. 

Per lo male che fece Aquila, che guastò le castella 
Scusa commandamento, allo re anno novella 
Chi per miser Nicola l'Aquila se rebcUa; 
i6 Lo re, odendo questo, per traditore lo appella. 

Lo re mandò lo figlio, cioè Carlo Martello; ari© n manda 

^ ' ' Carlo Martello — ' 

Era re d'Ongarìa et virtuoso et bello; ^il."^***'* 

Vicario era dello re quisto nobil jovencello; 
20 Et venne in questa terra collo core multo fello. 
Re Carlo comandoli che occidere facesse 

Misser Nicolò dell'Isola per quale via potesse; 

Poi che se sappe in Aquila che questo re venesse, 
24 Fo dicto ad miser Nicola che no vi sse figesse. 



a. MWR Viva Tivt lo abe] M fo 3. stolo] A gente 4. A lo re et Nicola 
multo R gridano 5. A legia; la coda dell* e sembra però aggiunta da altra mano, 
ni la parola ' Itggt ' sembra verisimile in questi tempi, a subito femo in piazza una 
loggia 6. MNR lo femo 7. gran festa] A fesu adsay MS joconce molta 

R et gioco con molu 8. MNR ne foro alegri M et alcuno dolente NR et 

molti dolenti 9. A li volse male io, è] A i 11. A Qjuanto che 12, A non 
te M potrà WR possea 14. / mss. questa novella; se però si leggesse comando, 
g^wu a p. )4, V. 2^, e a p. ^j, v. i, il verso tornerebbe anche con questa 15. In A 
manca per In S R manca lo iS. MSR vittorioso 19. A regno In A manca 
nobil 20» MSR con lu re 21. A comandò za. A quillo modo 23. sappe] 
MSR sparse 24. MSR non se nei 



6. Cavalero de popolo] Col titolo di menti diplomatici citati dallo Schifa, 
«miles» è chiamato anche ne' docu- op. cit. p. 63 sgg. 

Cronaca Aquilana, 3 



34 



BUCCIO DI RANALLO 



[CLXI-CLXVI 



c la B 



Luglio, lou 

Carlo Martello 
punge in A()uil«, 
incontrato da Ni- 
cola. 



Lo fii chiamare 
in S. Domenico. 



Misser Nicola disse: 
Jamay al mio signore 
Fece una gran brigata 
Colle bannere in mani, 

Poy abe de pedoni 
De quilli che tenlano 
Stavano appresso a llui, 



a Se dovesse morire, 
intendo de fiigire». 
ad cavallio vescire 
et volse per lui gire. 4 

multe et multe milliara 
la soa persona cara; 
nullo se Ili accostava. 
Trecento cavaleri, per fareli una bara. 8 

Quando venne lo re in Aquila, lui li uscì innanti 
Con quisti cavaleri et con seymilia fanti; 
Più volte appressemòseli, Scendo festa et canti: 
«Viva re d'Ongaria!» gridando tuctiquanti. 12 

Dixe lo re d'Ongaria: « Mal n'agia lo male dire! 
Quisto non è traditore, secondo lo mio parire; 
Anco me par liale homo da nui servire; 
Sì che quisto non pareme de farelo morire ». 16 

Lo re ad San Dominico allora se pusao, 
Et abbe bono cossillio de quello che se fao: 
« Però che lo mio signore a me me comandao 
Che Ila persona toUali per quello che fatt'ao». 20 

Fo dato per consillio che lo mande chiedendo. 
Che venga con quatro homini, et più con lui non iendo: 
« Et farray lo comando de tuo padre, obedendo » . 
Lo re mandò per lui in quisto modo, intendo. 24 

I. A respuse 3. A bigau - venire MNR vestire; trattasi gvidéntementt del 
ben dialettals vescire, frainteso da* copisti, 4. MNR et tatti per 6. A avevano 
y. MNR Andavano - nullo homo A et nullo B.MNR gala 9. PosHlU tnmf 
ginale di A : Re d'Ongaria Carlo Martello fratello de s aneto 
Lo dovieo fr ate nostro. Cose 128 j v el circa cronica, NR venne 
a venire et quillo li io. AfA^i? con più de 11. AfN/? adpresemandoseli za. /I 

verso manca in S R j^. MS R Anzi - homo liale da A et homo 16. A non 
me pare per niente farelo 17. In MNR manca allora h^ si posò a S. Frandaco 

18. MNR Habe fNR \o) suo cons. de questo che fao A cossillio bono - sa fao 

19. A lo re-acomandao 20. A li tolla N have 22. MNR con più gnardia 
non A venendo 2}. A comandamento MNR in tao i{ che di non Nchedenno 
24, MNR per ipso MN in questo acconsentendo 



17. flj San Dominico] Cioè al palazzo 
reale ; il quale, con diploma del 24 feb- 
brajo del 1 300, dato in Aquila da Bar- 



tolomeo da Capua, fa ceduto a* Dome- 
nicani. Cf. Antinori, Catal. font 
AquU, p. 946. 



CLXVn-CLXXU] 



CRONACA AQUILANA 



35 



Quando odio lo comando che lo re li mandò, 
Misser Nicola subito verso lui se abiò; 
Più che tremilia fanti co ilio se menò; 
4 Quando foro veduti undeuno se seno. 

Dixe lo re ad quilli che li stavano da lato : 
«Che è quello che ogio? che remore è levato? 
Sacciate quel che è ». Quilli Tanno spigiato; 
8 Dixero che gran gente Nicola à accompagnato. 

« Dicono che non se parto senza misser Nicola, 
Et quilli che l'accusano mentono per la gola; 
Che lui è più legale che fin' oro de cola, 
12 Et de omne gran lianza porria tenere scola». 
Non vede lo partuto lo re de fare vendetta, 
Ch'era si gran remore dello popolo che aspetta; 
Alcuni coselliarely : «Non credere ad parletta! 
i6 Che multi ne son captivi per invidia che anno strecta ». 
Lo re lo chiamò et dixe : « Misser Nicola mio. 
Tu ei multo accusato da alcuno homo rio; 
Ma non serrìi sì amato dallo popolo tio 
20 Set non fuscy liale allo re Carlo pio. 

Io non vorragio credere alla accusa che avete; 
Or vi portate bene in qualunca parte sete » . 
«Et vui, con rcverentia, signore, non credete 
24 Alli mali diceturi, ma fate che volete ». 



Nicola» seguito 
<UI popolo, recasi 
alla presenza di 
lui. 



C. I) ▲ 

Carlo Martello 
non trova da ese- 
guire il comando 
dd padre. 



I. N comannameiito N R vazuaya. 2. M /? ver ilio N ver esso N^/? adviavt 
3, che] MNR de NR menava 4. M ogni homo A maravellìò WR senava 

^, MS R che li stava più allato 6. A si grane remore levato 7. quel manca in A 
chtpoidà et quilli MR poiché Thebeno spiato S quel che l'ebeno spiato 8. M 
D. è U gran gente che N. à Né gr. g. che questo hanno 1? ave 9. A parterao 
NR partono io. La Uiione accusano è congetturale : A l'inno accusato MS R Et 
qnaltknqae lo accusasse mente; il primo emistichio può essere stato anche Qpilli 1' hanno 
aocoMto II. fin'oro] A fontana 12. gran] .V bona 13. MSR se vedde partito 
14. MSR che In 15. M Et ale. SR Che ale. 16. MSR Che quisto me par 
liale et homo de bona setta Queste parole, poste in bocca al re, sono, in sostanza, 
faille stéssa della p. ^4, v, jj ; mentre più logicamente A ci dà la continuaiione del 
Mseorso da' consiglieri. Mantengo intatta la legione di questo codice, quantunque il 
9in9 appetta forse ritoccato. 17. SR chiama 18. M Tu me è R Tu mi sei 

tVTn me sei accusato molto 19. MSR serresti amato 20. MNR va che te ajute 
Dee ai. MNR vorrò - alle accuse 23. MSR Parlò con - missere, non 24. A 
fwllo che 



36 



BUCCIO DI RANALLO [cLXXin-cLxxvxn 



Gmgeda Nicola. 



Luglio, 14. 
Torna a Napoli. 



Luglio, 25. 

È rimbrottato 
dal re. 



II re manda in 
Aquila Gentile de 
Sangro. 



Mille anni se Ili fece lo avesse licentiato, 
Però che allo re era multo accusato; 
Uscio fere alle genti che lo aviva aspettato, 
Et subito un presente allo re abe mandato. 4 

Vedendo poi lo re che non poteva fere 
La cosa per que venne, se ci mise ad pensare: 
« Se de questo me scopro et no Ilo posso fare. 
Con altro che vitupero non posso retornare ». 8 

Pure ad miser Nicola bona volila monstrao; 
Fece sapere la partenza, lo dì che senne annao; 
Lo bon misscr Nicola allora lo presentao 
Da parte dello commune, et ipso lo pillao. 12 

Fi a Bozano lo scorse con grande compagnia 
Che era adsay majure che quella che re avia; 
Poy li fé reverenda et da lui se partia; 
Lui se tornò in Aquila, et re pilliò soa via. 16 

Da poy che fo ad Napoli, recontò soa novella; 
Lo re lo mottiò, che no Hi parse bella. 
Et dixeli che aveva core de femmenella; 
Et lui lo sofFerio corno una donzella. 20 

Missere Gentile de Sanguero fo gran barone nomato 
Poi capitano fo facto; in Aquila fo mandato 



I. A che lo R fece avesse comi alo Af che avesse comiato ti comnuintto 
2. allo re] ^V ali* h ora 3. MNR alla gente 4. MNR Et fece un gran presente, 
ad lu re lo hebe dato 6. M perché - s' eraci N se nei In A wt ci mamea, 

MSR messe a imaginare 7. MRS operare 8. A vituperio non ne; prims 

di retomare t7 copista aveva scritto, ma subito cancellò, reportare ^, MN R Lo re ad 
NR mostrava jo. sapere] A partire 11. ^ Chel - allo re p. 12. A Dal- 

Ini lo 13. A scorsero - una gran ia, MSR In re 15. /i se departia 

16. Af Ipso ritornò S R et se MSR In re 17. MSR contò la sua 18. M 
imbotticzò S rabuifò R imputezò che] A et 19. A de una a aver e. de b^ aveva 
auto un e. di 20. MSR ipso solferselo - pulzella 21. MSR Sanguino inno- 
minato 22. MSR Fo facto capitanio a Fu poi fatto e. misser G. ; Ujjofd $rréU 
com4 risulta da' documenti citati nel comento. 



17. ad Napoli] 11 re non era in Na- 
poli e il « rimbrotto » , dice lo Schifa, 
« se vero, non potette essere fatto al- 
«lora che da lungi e per iscritto; ma 



«non se ne trova traccia»; op. cit. 
p. 68, nota. 

21. Gentile di Sangro era stato ca- 
pitano di Aquila prima della venuta 



/ 



CLxnx-CLXXxm] CRONACA AQUILANA 



37 



A ppetetione de Rojani, 
Che prenda miser Nicola 
Misser Nicola sappelo; 
Ad una villa de Vagno 
La gente dereto corseli 



et foli commandato 
et allo re sia menato, 
quando venne, figio: 
privatamente gio; 
de poi che lo sentilo; 
In Aquila remenarolo comò se foxe Dio. 

Remiserolo in la terra che non se inserra porte, 
8 Et stava nella Torre all'onta della corte 

Che no Ili potea offendere: cotanto stava forte 
De Vagno et de Paganica et d' altre gente adorte ! 
Abitava nella Torre, comò vi agio contato; 
12 Tucto di aveva la corte comò re foxe stato; 
Dallo generale d'Aquila più che re era amato: 
Pagare uno denaro non averla lassato. 
No Hi potendo offendere, li inimici pensaro 
i6 De farelo attossecare; et questo operaro; 

Tre jomy morto tennerolo, che no Ilo sotteraro; 
Non fo facto mai in Aquila un corrutto si amaro! 
Femene più de mille vi forono scappillate, 
20 Gevanose pelanno, colle guancie raschiate; 



e. 15 B 

Nicola fugge. 



È ricondotto in 
citti trionfalmente 
e guardato dal po- 
p<M0. 



È £itto morire 
attossicato. 



Lutto del pò- 
polo. 



I. ^ de re Janni b^ a prece di casa Rojani II copista di A aveva incominciato 
a scrivere il principio del verso Misser Nicola seppelo; ma cancellò subito. 2. A 
prendesse - foxe ; in luogo di foxe menato aveva prima scritto presentato 4. a ad 
una TÌlla di L...snona ; l'editore informa che non si pub leggere in alcun modo nel 
ms. il nome di Bagno, e quelle lettere non dicono nulla, 5. A/ g. che reto 7. A 
nella città b^ lo ridussero alla città MN R inserrava 8. terra in tutti i mss.; ma 
cf. il primo V. della st. seguente ; l'equivoco è provenuto da terra del v, precedente, 
N a canto della a e stava nella terra a dispetto della corte io. MNR le genti 

havitno adorte ix. M nella terra a la sua abitatione era nella Torre 12. re] 

MSR se 1^. MSR che lu re 14. A denaro ad torto 15. Rubrica di R: 

Morte di mcsser Nicola. Ili] ^ lo ] 6. questo] M^Viif cosi N se adoperare 
/?s*operaro 18. In A manca mai 19. vi] MNR se ^scappellate a le femmine 
più di 1000 e fumo scapigliate b^ più di mille donne scapigliate 20. MNR Gennosene 



di Carlo Martello; Schifa, op. cit. 
p. 65, nota. L'errore di B., rilevato 
dallo Schipa, viene ora ad essere eli- 
minato dal testo di A, dal quale si 
ricava che la rinomanza di cui godeva 
nella città n.»ntile di Sangro, risaliva 
a quando vi era stato come capitano. 



Intorno allo stesso v. Candida Gon- 
zaga, Famiglie nobili meridiottali, Na- 
poli, 1876, III, 209. 

I. Rojani] O della famiglia così 
chiamata e di cui B. dice molto, più 
avanti, o, ma meno probabilmente, de- 
gli abitanti di Aquila venuti da Rojo. 



38 



BUCCIO DI RANALLO [clxxxiv-clxxzy 



Agosto. 

Brìg« trt Pagt- 
nica e Banano. 



Tucti H homini gevano con teste scappucciate, 
Pelannose tucti corno chi perde figlio o patre! 

A mille ducento anni novantatre passati 
Paganeca et Bazano se foro correcciati; 

se forono adunati 
se forono l^ati. 

tutto lo quarto loro; 
Baretani adjutaroli tucti, quantunca foro; 
Ciascuna de queste parti era in grane storo; 
Parichi dì guerraro queste parti amedoro. 



Con Bazano Rogiani 
Et anchi Piczolany 
Con Paganisci era 



8 



I. A Tucto - colle MR andavano MNR scappellate h^ gl'haomini pur 
scapigliati a. A tuttiqnantl Af^TjRchi perde frateglin figlio ). RmhriemMR: 
La discordia de Paganica et de Bassano. MÌJ R Nelli mille - novaata 
anni passati a In li 1390 ; ma h^ Nell'anno 129) It^iotu eoufirmtU itf thgmmsnH 
citati ngl cominto, 4. se foro] HR scorrono 6, MNR con loro finriio 7» A 
Paganica 8. A qaantuca 9. A Cescasuno - era grane NK era un grande 

la R guissani M admennaro 



2. Il Toppi, Biblioteca Napoletana^ 
Napoli, MDCLXXViii, pp. 221-2, riporta 
un' epigrafe che leggcvasi sotto un* ef- 
figie di Niccolò, copiata dallo scrittore 
cinquecentista jìennese Muzio Pansa : 

NICOLAUS DK INSULA PINN. DIOECLS. | 
A POPULO AQUILANO GB VITAE INTE- 
GRITATEM | lUDICII PRAESTANTIAM PA- 
TER PATRIAE ET AQUILANAE CIVITATIS 
DEFENSOR EST HABFTUS. | AN. | DOM. 

MCCLXXXiv. Forse nel copiare o nello 
stampare T epigrafe fu omesso un x. 

3. La data dell'agosto si ricava da* 
documenti citati qui subito appresso 
e da quanto B. dice a p. 40, vv. 4-20. 
La briga scoppiò in seguito alla ucci- 
sione di Nicola deir Isola e gli esi- 
liati furono sessantaquattro. Nel di- 
ploma de* 1 3 agosto 1 294, dicesi che 
«quia post obitum Nicolai de In- 
«sula niilitis, civis Aquilae, suborto 
r discrimine in civitate prefata, qui- 
«dam inter ipsos et quosdam alios 
V Aquilanos armorum strepitus bclli- 
« que conflictus emersit . . . culpabiles 
« et suspecti fuerunt bannis suppositi 
t^et ab incolatu diete civitatis eiecti 



«bonorumque ipsonim omnium pri- 
« vati » , cosi furono perdonati ad istanza 
di Celestino V. Schipa, op. cit. p. 71, 
nota. Accennasi pure a* medesimi fitti 
e a' precedenti in altro diploma ri- 
prodotto dairANTiNORi (nota 31), in 
data 28 settembre dello stesso anno. 
7. lo quarto loro"] Non solo il terri- 
torio della città era diviso ne* locali 
de* varj castelli, ma i castelli si aggrup- 
pavano in quattro quartieri, due di For- 
cone e due di Amitemo. «et quia 
« unum corpus quae intra et quae extra 
«oppida efficiebant», scrìve TAnti- 
NORi, Intr. IV, xiu, così « quarteria 
« haec non solum quae intra civitatem, 
«sed quae extra etiam designabant ». 
I quartieri di Forcone avevano i nomi 
di S. Giorgio e di S. Maria ; quelli di 
Amitemo i nomi di S. Pietro e di 
S. Giovanni. Nella briga adunque, 
parteggiava con Paganica il quarto di 
S. Maria, cioè i castelli di Gignano, 
Collebrincioni, la Genca, Camarda, As- 
sergi, Aragno, Tempera, Pesco Mag- 
giore, Filetto, Chiarino, e inoltre, come 
alleau, la Barete appartenente al quarto 



4^> BUCCIO DI RANALLO [cLixxvm-cxcu 



\à ÌHmt iiomini de Aquila ad santo Petro gero, 
Ai|iiila accorDCtidaroli, che li era gran mistero; 
Ca lo avevano ;i»|>ettato con grande desidero; 
(Ihc faccia pace et remetta quilli che fore gero. 4 

1^4 tmi^m" i Lo re rccomandòli che n'era multo irato, 

M. (Jui lo conuino de Aquila h era assay accusato: 

Dui inilia oncie de pena lo aveva condempnato! 
Santo Pctro, sapendolo, ce abe rcparato. 8 

Parlò con lo re Carlo et disse: «Figliolo mio, 
l-ra tuclc Tahrc terre Aquila più amo io; 
ì\{ vollioic pregare dalla jxirtc de Dio 
Che perihnurc digi allo popolo tio». 12 

1.0 re C<\t\o rcspuse: « Patre vsanto beato, 
Ad n\c nK* cottven tare ciò che ày commandato; 
lo n)0 crìscì jH>ncrcli dello loro peccato, 
Cho \\\M NC ivnunoy^^sscro ; ma siali perdonato!» 16 

^^ M * SiUV lVtri> hcncdìtto in Aquila li remise 

\\\ lev ero la jvacc corno li commise; 
Fi K« de Kmu voUìa óre ben lo promise; 
Re 1 4rU\ ad .^va pregherà^ la pena li dimise. 20 



\|Ì1^%H>N» M\ 









00«-' <.•-< V 3'VK iv^.W ..MUV .^i^iJ- • ^' ^-,"*:v.i**l.. .ì-ì?;. • Usck: Slit; Jju 
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cxcm-cxcvi] 



CRONACA AQUILANA 



41 



8 



12 



Poy che ebe la corona et lo papale manto, 
Entrò ad cavallio in Aquila in 'n asenello bianco, 
Lo re Carlo adestrandolo, lo filio dall'altro canto 
Ch'era re d'Ongarìa, corno dice quisto canto. 

San Petro benedicto quando se incoronò. 
Allora in CoUemagio la indulgentia lassò; 
Dui cardenali de Aquila si fece et consecrò; 
Benedicto sia et laudato, che l'Aquila exaltò! 

Vedendo li Aquilani l'amore che li avia. 
Parìa che fare devesse ciò che se Ili petla, 
Annarosenne a llui in questa diceria: 
aPatre santo, pregamote, fanne più cortesia. 

Tanto bene ne ày facto; anco più te pregamo 
De queste nostre ecclesie, che perduno vi agiamo, 



Agosto, 29. 
Entra in Aquila. 



Lascia indulgen- 
ae in CoUemaggio 
e crea cardinalu 



a. MWR neiratino lo santo a entrò a cavallo in un asino con re Carlo a man 
destra 3. MSR dalla destra /l et lo MR figlioln ^. NR fo coronato Ai co- 
ronao 6. in] MNR zd M donao NR fu donata a donò l'ind. a C. 7. de 
Aquila fi mancB in A ; ma v. il contento, TN R famo fatti et consecrati M consa- 
crao a fece due cardinali aquilani 8. N have esaltato R h. esaltata M esaltao 

IO. M potea 11. M NR ad ipso con quella 13. A San Peuo fanne più pr. in 

cortesU 15. MR ci hai 14. tì] MNR ce 



2. Veramente non un asino ma un 
cavallo bianco cavalcò Celestino nel- 
Tentrare in Aquila: «Hinc» ossia da 
CoUemaggio « albo provectus equo prò- 
r cessit in urbem Quam dixere Aqui- 
« lam » ; Iacopo Stefaneschi, op. cit. 
p. 635. Ma il pontefice aveva caval- 
cato un asino nel venire a Colle- 
maggio: « Intumidus vilem Murro con- 
« scendit asellum » ; ibid. p. 634; « non 
« raagnum equorum apparatum, sed 
« parvum asellum sibi adhibcri prae- 
« cepit »; Retri de Alliaco Hist. l, 11, 

P- 493- 

3. Così, narrando V arrivo a Col- 

Icmaggio, Iacopo Stefaneschi: «Re- 
« g[um fraena manu dextra laevaquc 
•t regente»; op. cit. p. 634. 

6. La bolla è del 28 settembre, ed 
è riprodotta dall' Ughelli, Italia sa- 



cra, I, 383. Ora però per qualche 
dubbio suir autenticità di essa v. E. Ca- 
sti e I. Lu DOVISI nella miscellanea 
Celestino T &c., Aquila, 1894, pp. 185, 
502 sgg. 

7. Tommaso da Ocre e Pietro da 
Aquila; Mas Latrie, Très. p. 1194. 
Intorno al primo v. adesso F. Savini, 
La contea di Apru^io, Roma, Forzani, 
190$, p. 169 sgg.; A. Cappelli, Car- 
teggio inedito di L. A, Antinori con 
C. Amoiiuiii, Roma, Salviucci, 190$, 
pp. 39-40. Anche della nomina di 
questi due cardinali aquilani è ricordo 
nelle laude : « Facistily dono per toa 
«santitatc: Dui cardinali per nobili- 
«tate; Ad Aquila desti honore con 
«artccto»; Laude de sanctu Petru con- 
fesserò, ediz. Pèrcopo, in Giorn, stor. 
della letter. ital. XV, 154-5. 



Cronaca Aquilana, 



3* 



42 



BUCCIO DI RANALLO 



[cic^n-Ccii 



Gli AqtùUni ot- 
teii|ono che .Uno 
ttCemuite e accre- 



co: 



sciate per le nuore 
diie*e di AoufU le 
perdoittiue di «el- 
le de* casldli di 
fuori. 



Ottobre, 6. 



C. Z5 B 

1299. 

Distruzione di 
ìiUchilone. 



Che so novelle facte et alle vechie non iamo; 

Con queste che so in Aquila conven che li tengnamo. 

Tutte le nostre ecclesie che ad le castella havemo 
Quilli proprii vocabuli e nomi li punemo, 4 

Ma perdunanza dareli ad queste non potemo; 
Tanto altro havemo ad fare che dire non lo potemo. 

Si che alle ecclesie vechie perdonanza avevamo, 
Et nui per guadagnare ad quelle ne annavamo; 8 

Hora Tavemo lassate ca in Aquila ne stamo; 
Santo patre, pregamote che questa gratia agiamo ! ih 

Lo glorioso santo respuse : a Facto sia : 
Tucte le ecclesie de fere che foro fatte pria, 12 

Le perdonanze che abe confermole per cortesìa, 
Et ducento cotante ne do da parte mia ». 
Tomaro multi alegri li nostri che vi gero, 

de ciò che li petero; 16 

ciò dico de vero, 

non so per que mistero, 
ecco fu coronato, 
comò vi fia contato: 20 

Anni mille ducento novanta quatro è stato; 
Lui inalzò assai l'Aquila; benedecta sia e laudato! Amen. 

Ad cinque anni pò questo gran novitate fone, 
Che lo communo d'Aquila gio in hoste ad Machilone; 24 



Che lo papa li exaudìo 
Ecco stette più misci. 
Et pò tornò ad Napoli, 

Quando lo glorioso 
Correa U anni Domini 



!• facte manca in MN R N annamo a. M conven tengamo R che ti tigamo 
l^. La stanca manca in A 4, R vocaboli nosci 5. AT far non lo 6. Ai far > 
dir 7. A ecclesia R desce MN R perdonanze 8. A quella 9. A lassata 

MNR lì stanno io. che manca in M R 12. prii^ M in prima 13. MN R 

habero reconfermate sia 14. MNR dm counte ad queste da] J? a i^, M N R 
molto vi] Af ne 16. MNR de quello ij, MNR Ecco (N R Equa) con la corte 
stette paricchii misci de Forse potrebbe emendarsi: con la corte de vero 20, M N R 
Correano A si comò aveva ai. M mille et MNR questo è stato aa. M R Et 
exaltò N Et exaitato a fo ... TA. da lui molto esaluta assai manca in A a). Ru- 
brica di A: Como et quando anno lo campo ad Machilone et Rogiani 
et Camponischi mossero bussa nella terra. Co 6. Nelli xi99. Nfnro 
24. MNR gissene ad 



3. V. Antinori, Introd. IV, xiii. «de jugno, il popolo Aquilano andò a 

23. a Regnante Carlo II, adì primo «campo allo castello de Macchilone; 



ccx-ccxv] 



CRONACA AQUILANA 



45 



Perché Piczulani amavalono, ad Piczolo se nne gio; 
Depò missere Guelfo ad Pizolo lo sentìo. 
Là et in omne loco lo voleva sequitare; 
4 Missere Verardo sappelo, non lo volse aspettare; 
Levòseli denanti et gisenne ad stare 
Allo Corvaro in Marsci, per più securo morare. 
No Ho potenno colliere, lui fece commandare 
8 La gente tuctaquanta che gesse a deroppare 
Le case de Rogiani; féle sfondamentare ; 
Quilli che male volseli fece rafrigerare! 
Defendere le case volevano Piczulani, 
12 Et lui ce fece l'osta con multi altri Aquilani; 
Vittisette presciuni menò legati ad mani; 
Sette semane tenneli tucti con guardiani. 
Pagura n'abbe Piczolo che quilli non guastasse; 
i6 Multi denari pagaro che fore no Ili cacciasse; 
Multe preghere forovi nauti che li lassasse; 
Poi l'opera dell'acqua pare che comensasse. 
Ad mille trecento otto era pur capetano 
20 Missere Guelfo de Lucca, lo cavalero sobrano; 
Dui anni signoriò et tene la verga in mano, 
Et era più temuto che imperatore romano. 
Quando fo capitano misere Luchesino 
24 Che fecta aveva la fonte mintri abe lo domino. 
Quella della Rivera che getta l'acqua ad plino, 
Misser Guelfo era stato suo judice fino. 

I. i^ lo anuTano 2. A Dt pò che e onatU lo ). A Et lai in 4. A V. 
s' •'vantò Tolerelo incaosare ; e urna coniradixiont eoi fatto della fuga, 6. morare] 

MSRstàit 7. A fé 9. M.VJ? U casa féle] /l fece MSRttféU 10. A 
U Tolse MSR Yoleali ix. A la casa MìJR volsono A li P. la. Et manca 
in A 1^, MSR menaro 14. Af settimane in prescione - con A li tenne NR li 
t. pr. 15. MNR Danno -quelle 16. In A manca fore In MNR manca no 

17. MNR ne babe prima che 18. A Et 19. Rubrica di A: Como Missere 

Gnelfo capitanio de Aqnila fece mettere l'acqua de Santantia in 
Aquila inseme con frate Ianni de san Francisco. C.« 7. par] A pia 
ai. MSR lo sceptro 23-26. L'ordine di qu4sti versi in A e: 1 4 2 j, 24. A Et 
mintri] M et; SR che 25. MSR de acqua 

21. Fu subilito solo nel 1315 che rica sei mesi; Arch. di Stato di Na- 
ti capitano di Aquila durasse in ca- poli. Repertorio di' registri di Roberto, 



Godio contro i 
Pisaobai fimtorì di 
Benurdo da Rojo. 



1308. 

Guelfo da Lucca 
mena in AauiJa 
r acqua di San* 
t*Anza. 



46 



BUCCIO DI RANALLO 



[ccxvi.K:cxa 



e z6b 



Fra* GioTOini 
costruttore dtll'aO' 
quedotto. 

Si vince l'oppo- 
sùdone de* San- 
t'Anziani. 



Imaginavo missere Guelfo de avere granne honore 
Et fare cosa notabile per avere dalla gente amore^ 
Como fé Luchesino, che della fonte abe sentore; 
Perché era crema d'acqua, la fé menare da fore. 4 

De intomo alla citade multo gio provedendo 
Que acqua ce menasse più legera essendo; 
Dell'acqua de Santantia assai melilo parendo, 
Fecene lo consillio et questo proponendo. 8 

Tucti dello consillio così vi conselliaro: 
Che séquite questa cosa tucti lo pr^aro; 
Frate Janni dell'acqua capomastro chiamaro; 
Gerosenne ad Santantia, la forma devisaro. 12 

Santantiani questa acqua dareli non volevano; 
Dicevano che eran structi se quest'acqua perdevano; 
Fo dicto ad Santantiani che per l'acqua li deano 
Quattrocento fiorini; però li convenevano. 16 



x-4. Ecco riprodotta integralmente la legione di MNR che differisce da quella di A 
troppo profondamente perchè basti darne le varianti: Penzando m. G. per grande 
honore avere Per far cosa notabile et ad communo piacere Come fece Lncchesino 
per la fonte lo dovere Per la crema dell'acqua ne volse providere 5. Rubrica di 
R: L'acqua che adussorno in Aquila. MNR assai andò 6. MNR per 
menare A ad più legero sendo 7. A era m. facendo R parea m. parendo 8. MNR 
Facenno-fra loro A et in - provedendo 9. MNR T. li consiglieri ad questo 

se adcordaro io. A^ Che lui pillie MNR tale facciende 11. A Et t ], 

che a lini è caro / la leTiione non dà senso e mi ha Varia di una rabberciatura. 
13. MNR Li S. A Santantia MNR dare non li 14. MNR Oicenno sono 

A se l'acqua R perdiamo 15. MNR Fo pur dicto a Iloro A Santantia che 

l'acqua loro li 16. i^ Et q. N R Et quattro fiorini A per questo li MNR però 
li promettevano Siccome Et ricorre tanto in A quanto in N R, potrebbe proporsi la 
legione : Fo dicto ad Santantiani che 1* acqua loro li deano Et quattrocento fiorini 
Che gli Aquilani promettessero di concedere gratuitamente l'acqua a quelli di SanfAn^a 
per servirsene in Sant'Anca, può parere superfluo. Potrebbe darsi però che pronuttee- 
sera di conceder gratuitamente V acqua che doveva servire al « locale » che essi avevano 
entro la città ; e a db potrebbe alludere il patto di cui alla st, sg. La legione dell'ul- 
timo emistichio in MNR è importante iti quanto, inteso però come avversativo, mo- 



Supplem. s. Aquila. Il registro 
manca. 

I. Il disegno però di costruire 
un acquedotto che fornisse alla città 
Tacqua in località più comoda che 
non fosse quella della Rivera, sembra 
più amico del capitanato di Guelfo. 



Già nel 1304 Carlo II, con diploma 
dato ad Aversa il 19 settembre, con- 
cedeva a' Domenicani di poter derivare 
dall'acquedotto pubblico da costruirsi 
una certa quantità di acqua per pro- 
prio uso. Cfr. AmwoKiy Catal ponUf. 
Aquil. p. 946; Ann. p. 106. 



CGXx-cczxy] 



CRONACA AQUILANA 



47 



Non potenno Santantia ad Aquila contrastare, 
Deliberò che l'acqua potesserola menare, 
A ppatto che de forma non degiano pagare 
4 Né de nulla altra spesa che vi ssc degìa fare. 

De menare tucta l'acqua habero intendemento ; 
Et l'acqua che remase jacea più in fondamento, 
Che per menarla in Aquila non haveano sallemento 
8 Se sse mettea in la forma, vcneva ad fallemento. 
Poy quella de sopra visaro de menare. 
Ma era tanto pocha che non poteva bastare; 
Fé cercare la forma per più acqua trovare; 
12 Li mastri che trovarola, feceli ben pagare. 

Gisene missere Guelfo con frate Janni a llato, 
Anchi co omne mastro che vi era deputato; 
Mesuraro la forma per longno et per lato; 
i6 Ad ciascuno castello la parte fo assenato. 
Et da poi fé bannire che nullo laborasse 
Ad altro che alla forma, mintrunca se cavasse; 
Et poy che è cavata, subito se murasse, 
20 Fin che l'acqua misscssese e in piazza si menasse. 
Poy che fo comensato, ficero lo pavallione 
Sopra in nelli Colli; loco tenea rascione; 
De ciò che commandava tanto temuto fonc: 
24 Colli pedi dello grano parichi ne legonc! 



Tutu Aquila U- 
vora su* Colli al- 
l' acquedotto. 



e. 17 A 



strerebbe che gli Aquilani non abbiano poi mantenuta la promessa fatta. Ma poiché 
non abbiamo documenti storici che ci autori^^^ino a introdurre nel testo tale variante, 
cosi nel dubbio lascio tal quale quello di A 1. A poteino a. A Deliberaro - 

la potessero MNR Deliberò Tacqua Ussarela ^. M N R De i^ non ne 4. de 

manca in A 5. MSR haveano 6. Et l'J A Qpesta MNR remasa iaceasi in 

7. Il verso manca in A 8. A nella 9. MNR Poiché T acqua de - avisaro 

IO. poteva] MNR parea 12. A menarola féli 14. MNR Et con ogni maestro 
16. A cescasuno - la soa 17. MR niuno N ciascuno 18. In A manca Ad 

MNR qnantunqua bisognasse ig. M N R Per cavarla tutta et poi se reccavasse 

20. MNR Et poi missono l'acqua A se missesse in Aquila e \i intrasse 21. J^m- 

bricadiR: Quando li pregiuni se legavano loro medesmi con le spiche 
del grano, ficero] MNR fu fatto 22. A Su MNR dell i - et loco 23. Af te- 
nuto 24. MNR multi 



24. CoJIi petit dello forano] \ì cos'i veniamo a conoscere che ciò seguiva tra il 
maggio e il luglio. 



48 



BUCCIO DI RANALLO 



[ccxxvi-ccxzx 



Guelfo lega i rei 
con gli steli del 
grano. 



L'acqua entra in 
citta. 



Ipso colle soe mani romini si l^ava 
O con grano o con secena, corno se Ili accunciava: 
« Va, mittite in prescione! » all'omo commandava, 
« Et guarda non te sciolli! » et tucto se observava. 4 

Tanta la multa gente che ne li Colli stava. 
De mascoli et de femene che roba vi portava, 
De prete, calce et rena; et quilli che cavava, 
Et quilli amandevano, et altri si murava; 8 

Non se porrla contare per nuUa alma vivente; 
Non se vendeva in Àquila null'altra cosa niente; 
Tucti geano in li Colli ad vendere alla gente; 
Stavano come l'oste che sta ascisamente. 12 

Loco erano panicocole, loco erano tabemarì. 
Loco piczecarole et loco macellari. 
Et loco multe tromme, loco multi giollari. 
Loco ciò che volivi trovavi per denari. 16 

Tanto ficero et dixero che l'acqua ecco menaro 
Con candoli de lino, da pedi li ferraro; 
Con funti inprimamente questo incomensaro 
Facti comò la tina, et multi anni duraro. 20 



I. A Lui MNR con sqa mano la homo te a. MNR Con lo gr. o con 
altro che più se ^, MNR Vattene in 4. A allo palacso te nde va Prima tra 
scritto vada ; ma da fu eanetllato. Il brutto emistiebio ipermetrico di A, al quale si è 
tentato due volte di dare la rima, non può essere ebe una rabberciatura, tanto piii 
ebe non fa cbe ripetere il senso del verso precedente. 5. MNR era la - che 

in quello loco stavano ne li] A ni 6. MNR homini M di roba che porta- 

vano 7. MNR De e. pr. et rena A et de calce - et chi R a quelli MNR 

che cavavano 8. MNR Et delli manipuli ad quelli che muravano io. A 

vedea; però cf, il verso seg, e il 16. MNR vennea - nulla cosa per niente 
IX. MNR Tucto andava A nelli xa. A Stava MNR stesse 15. MR ti 

molti tavemarì .V et altri t. 14-16. MNR Pissicaroli assai, sartori et cal- 

sulari Et trombe et altri soni con molti giurlari Et ciò cbe tu - se havea per 
17. MNR disseno et feceno A et tanto e omette ecco R accomannaro 18. b^ 

canali di legno A et da 19. MNR Con le funti dello ligno (NR de ligname^ in 
prima comenzaro A funi 20. MNR le tine multi] A pochi a le fonti di 

legno fumo dal principio fatte in forma di tino et durorono molti anni, b^ b^ fu- 
rono fatte belle fontane come . . . tinacci di legno e durò per molti anni. Mancano 
veramente gli elementi di conferma della leiione molti; ma V accordo di b^ con MNR 



20. multi anni] Alle vasche delle il 1360 si siano sostituite vasche in 
fontane in legno pare che solo verso pietra; Antinori, Ann, p. 116. 



ccxxxi-ccxxxv] CRONACA AQUILANA 



49 



Bello serria ad dire, chi recitare potesse, 
Tucto lo facto ad puncto fi che l'acqua venesse! 
Io non posso più spremere; conven e' altro dicesse; 
4 De quilli cotali homini TAquih mo ne avesse! 
Quanto deve sforzarese Tomo de fare bene, 
Spetialemente ad comuno, che se Ili faccia devere; 
Non tanto mintre vive, che questo pò vedere, 
8 Ma poy che è morto che altri possa godere! 

Missere Guelfo, che menò l'acqua ne lo Mercato, 
Prego Dio li perdone omne colpa et peccato,' 
Ca lo communo de Aquila, vedete, n'è honorato; 
12 L'alma soa benedicase danunca è nominato! Amen. 
Ora allo mio reconto me voUio retomare: 
Missere Verardo et soa parte presono ad impetrare 
Collo re che missere Guelfo facessero cassare; 
i6 Fi ad decedotto misci non pottero rentrare. 

Poy misser Guelfo, venne un cavaliero pregiato; 
Po capitano d'Aquila, lo quale era chiamato 
Missere Johanni Coppola, quale fo multo amato, 
20 Ca lui fece saldare la piacza et lo Mercato. 



e. 17 B 

Bernardo d« Rojo 
fii cassare Guelfo. 



1309. 

Giovanni Cop- 
pola capitano. 



è assai significativo ; e, del resto, B, difficilmente avrebbe notata questa cir costanza della 
durata, se essa non fosse stata lunga; cosa che, sonando elogio, ben s* accordava con gU 
altri elogi ch'egli faceva de* costruttori dell* acquedotto. Inoltre v, il comento. i. A 
fora reciure] M troncar NR racconur 2. MNR vennesse ^. MNR pot- 

setti - corno ii*è ch'altro dissesse 4. mo manca in MNR ne manca in AM 

^, A Q,st deTe sforzare 5-8. Ecco come la stanca leggesi in MNR: Qpanto deve 
accurarese lu homo ad bene fare. Specialmente adconviene che se faccia amare. 
Non solu finché vive che se faccia laudare, Ma poiché è morto facciase ben recordarc 
8. Dopo morto il copista di A aveva scritto per recepere, e poi lo cancellò. q. M N R 
G. fo quillo che ne lo] A no io. MNR che perdoneli ix. A che n'è 

MNR bave exaitato 12. A anima M dovunque 6 13. Rubrica di A: Como 
fo saldata la piasa et venne re Carlo secundo secundo Buccio de 
Ranallo cioè che fo Karlo Martello figliolo de dicto re Carlo et cosi 
pare foxe Re Carlo Martello terzo cioè nelli 1310. Co 80. MNR ad 
lu meo re Karlo 14. presonoj A abe 15. NR cacciare b^ che cassasse messer 

Guelfo 16. A Per fi MNR Fino ad diece et otto 17. A Poy ad e prima di 

Cavaliero vi era scritto cavallaro 19. A lo quale 20. M R Et ipso fece NEt 

fece A fé MNR de lo; v. il comento. 



1 7. b' riferisce esplicitamente al i J09 
il capitanato di Giovanni Coppola. 



20. Se la lezione di A è la vera, 
Giovanni Coppola avrebbe fatto sel- 



Cronaca Aquilana. 



so 



BUCCIO DI RANALLO [ccxxxvi-ccxxxvin 



Carlo II viene 
in Aquila dalla Pro- 
▼enza. 



Fonda la chiesa 
della Maddalena. 



Ad mille trecento et nove, secundo odi accontarelo, 
De Provenza revenne lo secundo re Carlo; 
Correa li anni Domini, secunto conto et parlo, 
Mille trecento nove; quanto è mo poi contarlo. 

Lui ad Sancto Dominico allora se pusao; 
Granne honore li fo facto quando lo re tornao; 
Dello corpo della beata Magdalena troao 
Multe reliquie sante, et ecco ne lassavo. 

De soy santi capilli ad quisto loco lassone. 
In quisto commento et Aquila multo alegro fone; 
Et per la Magdalena quisto loco comensone 
Et tutto lo desinno da llasù ci recone. 



8 



12 



j. MN R ascolu quel eh* io parlo a. A Che de -venne; ef. sL CLXXXVU. 
Postilla marginale di A: Carlo ^^ piit presto che secondo. 3. seenne] 

MNR corno ve 4. MNR et nove $, Rubrica di R: Q.nando re Carlo II re- 
venne in Aqaila et portò del corpo et sue reliquie della Madalena. 
Lui] MNR Pur NR posaro 6, MNR Gran festa fece l'Aquila quando che retomao 
{R retomaro> j, A Lo M portao N portaro R tornaro 8. In R numca sante 
NR laxaro a tornò [2. trovò?] al corpo della b. M., portò molte sante rei. h^ haveva 
ritrovato il corpo di s. M. M. La legione troao éU A, confermata da a e da h^, è sen^a 
dubbio la buona e va d'accordo con lattaria del miracolo; ma poiché, secondo questa, 
non tutto il corpo, ma solo il capo della Maddalena il re avrebbe rinvenuto, cosi d'altra 
parte è buona la legione Dello corpo di MNR g, MNR donone io. MNR 

Qpisto-de A. A alegrone 11. MNR questa ecclesia la. A Et-d. corno è 

da su MNR Et questa cosa sanu M della sua sci Ci mancano gli elementi per 
confermare che il convento della Maddalena, che VAntinori (nota 4 j) ritiene esistesse 
fin dal i2sSf sia stato costrutto sopra disegni recati da Carlo II dalla Provenza; ma 
la legione di MNR non è che la ripetiiione di ciò che è stato detto poco pia sopra. 
Del resto l* Antinori, Ann, p, 118, ammette senz'altro il fatto. 



dare, non solo quella piazza che 
da B. è chiamata più spesso semplice- 
mente « lo Mercato », ma anche T altra 
davanti al palazzo pubblico. Si può 
esitare però tra questa e la lezione 
degli altri mss., perché l'espressione di 
«piazza del mercato» fu anche usata 
negli atti; cf. Antinori, Ann. pp. 103- 
104. 

I. Poiché il 12 di gennaio del 1309 
Carlo II sottoscriveva in Napoli il di- 
ploma che regolava i rapporti tra il 
comune di Aquila e la terra della Posta 
(Antinori, Ann. p. 118 e nota), cosi 



la venuta del re dev'essere seguita tra 
il 25 dicembre del 1308 che, secondo 
lo stile aquilano, era il primo giorno 
del 1 309, e i primi del mese successivo. 

7. iroao'\ Nel 1279, ^^P® ^^ P"" 
gionia aragonese. V. Hernando de 
Castillo, Segunda parte de la Historia 
general de sancto Domingo y de su ordeti 
de PredicatoreSy San Pablo de Vallado- 
lid, 1592, p. 194 sgg. 

IO. quisto commento] De' Domenicani, 
presso il quale fii costruita questa chiesa 
che più tardi s' intitolò da san E)ome- 
nico. C£ Antinori, ^»n. p. 118. 



52 



BUCCIO DI RANALLO 



[CCXLn-CCXLV 



ScttcìnbrOi 8» 



c, z8a 

13 IO. 
novembre. 

Re Roberto in 
Aquila. 



Svaligiato a Ca- 
scia, vi ni fitre l'o- 
ste. 



Fa concettioni 
al comune. 



Et prese la corona, comò vi conto io. 
Mille trecento dece correa l'anni de Dio, 

Quando venne in Aquila lo nostro re Roberto; 
Multo honore facemboli, che ne fo digno et merto; 
Foli tolta la soma ad Cascia, per lo certo; 
Fece fare l'oste; alecuno ne fo deserto. 

La soma li renderò et illi lo pariaro, 
Et alcuno ne fo structo, le case li derobaro; 
Cert'è ca fo rascione, sì caro Taccaptaro; 
Ultra dello perduto, multi denari pagaro. 

Nui facemmo gran festa a pedi et ad cavallio; 
Multa gente vestlose per fare festa et ballio; 
Fa quatro cavalieri intanno senza fallio, 
Como è scripto et dicto per Buccio de Ranallio. 

Quatro peietìuni allo re foro date; 
Delle quatro le dui forono decretate; 
Non è colpa dello re se non so observate, 
Cha omne male stato da nui ve in ventate. 



8 



12 



16 



i.MNRtìcomo 2, N R corrtzno ^. Rubrica di R: Q.aando revenne re 
Roberto in Aquila et molta alegrexxa. 4. che ne fo] A corno 5. MNR 
Fomoli tolte je some b^ li Cassiani li tolsero le corazze 7. MN R Le some li 

forno rendute, alcuni lo b^ restituirò dette corazze 8. M Et però Casciane lo 

N R Ex Peroscia fo b^ Perusini... ne fumo penitentiati, che li furono abbattute le 
casi Notevole l'accordo di NR con b^; ma dalle fonti perugine nulla risulta che 
confermi la le:iione di questi testi; an:^i da quello che dicono i cronisti citati nel 
comento, intorno alla festosa accoglienxja fatta a Roberto da* Perugini, risulta per 
V appunto il contrario» MSR derruparo ^. MNR Certo fo gran - caro se Ilo 

IO. MNR Anche ^ lo 11. Af da pedi :t da 12. A Multe - revestiose 

MR vestiosene N Testirosene 13. MNR Fece - d'Aquila senza 16. M le due 
R li doi A foron admesse et 17. MNR Non ne do colpa ad lu re - sonno 

18. MNR venne 



3. La data del novembre (6- 17, forse) 
si desume dal fatto che il 3 1 di ottobre 
Roberto giunse a Perugia (Annali di 
Perugia, in Arcb, stor. ital. XVI, 61 ; 
e Diario del Oraziani, ibid. p. 75) e 
il 20 di novembre era già arrivato ad 
Isemia (Minikri-Riccio, Geneal, di 
Carlo II d'Ansio, in Arch. slor. per le 
prov. napoL VII, 226). 



6. Secondo rANTiNORi, Ann. p. 120, 
istigatori de' Casciani sarebbero stati 
gli Spoletini, che Roberto punì col 
proibir loro ogni accesso in Aquila e 
nel regno, anche per scopi commer- 
ciali. Questo decreto fu poi revocato 
con altro del io gennaio 131 1, emesso 
ad istanza degli Aquilani ; v. riferito dal- 
I'Antinori (nota 44)6 cf. Ann. p. 123. 



CCXLVI-CCXLIX] 



CRONACA AQUILANA 



53 



Una delle acceptate fo, che bona me pare: 
Cioè che li mercanti potessero menare 
Tucte mercanzie, senza grascia pagare, 
4 Franche et secure in Aquila, senza contrariare.' 
Per li gran peccati facti in li jorni giuti, 
Deo ce mannò una gran plaga de terremuti; 
Fovi una gran pagura; fecero multi buti; 
8 Non che li percomplissero, ca foro penetuti. 
Promise lo communo Santo Tomasso fare, 
Dico, una ecclesia in Aquila, che degia Deo pregare 
Che per suo amore dévali de quilli liberare; 
12 Poyché foro liberati, non fo chi se sciottare. 
Foro le terremuta, le quali v'ò contati. 
Dello mese de decembero ad li tre giorni intrati; 
Et de mercordl furono, sacciate, cari frati, 
i6 Et era le Quatro tempora, jorni santificati! 

a. A Che li mercatanti 3. grascia] MNR dinari 4. a Franche e siccome ^/. 
sicure^ senza pagar denari 5. Rubrica di A: Como forovi li terremati et 

gio Toste alla Matrice. Et forono facte le mora della terra. Co 90. 
6. MNR D. mannò per questo ad noi li 7. In A manca una N facemmo M R 
femmo de malti 8. R perco implissero A fornissero - ca une foro 9. A de Santo 
IO. In A manca Dico ix. A Et per lo suo - li devesse - quello M N R dsi quelli 
la. A se une recordare i). M io vi contai 14. A a di tridici fr^ a di 13 di xbre 
Nel i^jj cadde di mercoledì non già il i^ ma il j dicembre (v. Mas Latrie, p. aySJ. 
15. Et manca in A MNR vennero 16. M Dico lu mese el giorno per chi ha curiosi- 



dicembre, 3 
1316, 
geniuio. 

Terremoti. 



3. Il diploma, col quale si ordinava 
a* maestri e custodi de' passi di Abruzzo 
di impedire estorsioni e rigori nell'csi- 
gere i dazj di passaggio dai mercatanti 
aquilani, è del 7 gennaio 1311. Non 
si sa precisare quale sia Taltra petizione 
accettata, cui allude B. L' 8 gennaio 
Roberto spedì un diploma a* giustizieri, 
a* baiuli, agli altri ufficiali della corte, 
a' conti, baroni e signori delle terre, 
a* loro vicarj, camerlenghi, platearj e 
passcggieri, inteso a proteggere il pas- 
saggio del bestiame aquilano, che reca- 
vasi a svernare in Puglia e tornava a 
estatare in Abruzzo, dalle illecite esa- 
zioni cui i proprietarj di esso solevano 
esser sottopisti neirat tra versare le terre 



baronali e demaniali. E pure nello 
stesso giorno ordinava che, per qua- 
lunque causa promossa, sia fra di loro 
sia con forestieri, gli Aquilani non po- 
tessero essere convenuti davanti ad 
altro tribunale o giudice, fuorché al 
capitano della città. V. Antinori, 
Ann. pp. 121-3, e nota 44, ove si ci- 
tano le posteriori conferme de' privilegi 
citati. 

$. «131$. Furono li terramuti e 
V lo andò seguente furono fatte le mura 
« dell'Aquila e lo torrione ...» ; Cro- 
nachetia anon. p. 4. 

9. Santo Tomasso] La chiesa di cui 
al comento alla st. ccv. 

16. Le Quattro tempora, nel dicem- 



54 



BUCCIO DI RANALLO 



[CCL-CCLIV 



c. i8b 



Fra Roberto d« 
S«]Ie. 



Li terremuti foro più che quatro semmane; 
In loge jacevamo et gran pagura avevane; 
Fecevamo penitentia la sera et la demane; 
Tucti frustando glannose con li scuriati in mane. 4 

Foro fecte multe paci de innimistati granni 
Che guerra avevamo avuta et stati con multi affandi; 
Quando fo questa cosa se tu me ne domanni, 
Correa mille trecento quindici o sidici anni. 8 

Correa nanti Natale quindici anni compiiti, 
La Natale intrao li sidici et li quindici forniti. 
Le femene et li mascoli tucti erano scoloriti, 
Lialy l'uno ad l'altro più che li romiti. 12 

Uno frate de Collemagio venne qua ad predicare 
Lo quale fra Roberto si se facea chiamare; 
Compagno fo ad sancto Petro, comò odi rascionare, 
Tre di in pane et acqua ne fece dejunare. 16 

Anco ne comandò et fececi fare buto 
De non magnare carne per nisciuno partuto 
Lo giorno dello sabato, che a Deo era incresciuto 
Cha la magnavamo lo tempo nanti giuto. 20 

ttti II verso manca in NR, t questo pub avvalorare il sospetto che il v, di M sia stato 
inventato dal copista per colmare, com'egli poteva fare del suo meglio, una lacuna 
dell' originale. Però anche la legione di A è sospetta; cf, il comento. h^ forno di mer- 
cordi che erano le Qpattro temf>ora 2. MNR Nelle logie iaceano li homini et - have 
N R hane A avevame ^, MNR Paceano 4. A sempre da mane a mane Po- 
stilla marginale di A : vi fo Buccio de R anali 0, 6. MNR Che aveano havute 
tra loro con 7. ne manca in A %. MN R trecento et sedici 10. MNRLz- in 
li s. SR nelli 15 li 16 - foro usciti 11. MNR forno contriti X2. NR corno 

fossero r. M che nnllo romito 13. qna] MNR ecco 14. A R. de Salle; ma 

evidentemente è una glossa, si] A che 15. MNR contare 16. ne] MNR li 

17. né] MNR et A fé 18. nisciuno] A nullo 19. il Lo di 20. MNR 

Che la magnavano li hommini 



bre 1 3 1 5, vennero, non già al princìpio 
del mese, ma il 17, 19 e 20; Mas La- 
TRiE, Trés. p. 278. 

14. fra Roberto] Il b. Roberto da 
SaUe, che era stato uno de* discepoli e 
compagni di Pier Celestino (1273- 
1341). B. col dire ffde G)llemagio» 
intende quindi « dell'ordine di quelli di 
« G>llemaggio », che il b. Roberto non 



aveva stanza nel cenobio aquilano. 
L'aneddoto raccontato da B. è ignoto al 
Telerà, Historie sagre degli uomini il- 
lustri della congrega^iione de* Celestini^ 
Bologna, Monti, 1648, p. Ii9sgg. È 
questo Roberto da Salle il «Robertus 
« Salentinus » di cui parla il Petrarca 
liei De vita solitaria, lib. II, sect. m, 
cap. xvm, p. 267 deirediz: di Basilea. 



S6 



BUCCIO DI RANALLO 



[CCLVII-CCLX 



i)i8. 

Oste contro Ama- 
trice. 



C. Z9A 



Gli Alleati degli 
Aquilani. 



L'altro anno pò quisto, più peccato facembo: 
Per una coda de bacca alla Matrice gemmo; 
Tucto lo loro contado abrusciambo et ardembo; 
La roba che recambone giamay no Ha rendembo. 
Et Tosta fo si bella da pedi et da cavallio 

ad Roma senza fallio; 
comò fiorino giallio, 
più chiari che crestallo. 
che foxe tanta gente, 
tucto comunamente, 
vennero immantenente, 
multo sforzatamente. 
Ad nui mandò Lanciano et Civita de Penne, 
Et Civita de Chiete con Aquilani venne, 
Et Carapelle vennenci comò se Hi convenne. 
Et la valle de Trito la soa parte ne prenne. 



Che fora stata bella 
Cavaleri mille foronci 
Sessanta milia pedudi 
Et no vi para forte 
Ca Montriale vendeci 
Tucti baruni de intomo 
Ciascuno con soa gente 



8 



12 



i6 



i. In R un roxxisiifito disegno di una coda; poi la rubrica: Quando andò Io 
campo alla Matrice per una coda di vacca. MNR Ad un anno; ma ba 
ragione A se vuol dire « dopo due anni »; cf. il contento della p, precedente, ^, In A 

manca loro ed ba anco ipso ardembo; ma dal diploma che si cita nel comento risulta cbe il 
solo contado fu danneggiato, e non pure il paese di Amatrice, 4. A may 6. MNR 
seria 7. A foro mille MNR lu fiora giagliu 8. a setunta b^ 60 milia persone 
9. MNR no lo habiate ad forte io. A venne 11. b^ tutti li baroni d'Abrauo 

12. A Cescasuno 13. Af Anzi mannò 14. MNR con Aquila sci venne 15. A 
Carapellisi venderovi 16. M Triti N Trisci i? Tresci AfN^i? con la soa- venne 
In A manca la 



invece a costruirne ben centoquattor- 
dici. Lo stato attuale delle mura non 
ci consente di addurre una riprova di 
fatto. 

2. Questa della coda di vacca sarà 
stata la causa occasionale della guerra. 
11 vero motivo fu il possesso, disputa- 
tosi tra Aquila e Amatrice, di Campa- 
neto e Campomainardo, posti ne* con- 
fini de' territori delle due università. 
Secondo V inquisizione fatta fare dal 
duca di Calabria, vicario del regno, il 
risultato della quale ò riferito nel di- 
ploma di condanna inflitta a' conten- 
denti, in data 21 ottobre 13 18 (pub- 
blicato da C. Franchi, DifesOy p. 6 



sgg.), la provocazione sarebbe venuta 
da parte degli Amatriciani. 

8. Le cifre sessantamila e, peggio 
ancora, settantamila sono esagerate. 
Si tratta forse di un errore di lettura 
per 6000 o per 7000, come ha rile- 
vato giustamente TAntinori, Ann, 
p. 152, nota; il quale informa che il 
testo del così detto anonimo del Crispo 
(cf. Prefaz.) leggeva «settemila». Noto 
che il verso sarebbe deficiente ove si 
leggesse «seimila peduni», ma torne- 
rebbe ove si leggesse « settemila » . Nel 
citato diploma di Carlo di Calabria 
Icggcsi : « cum armatorum cetu qua- 
«tuormilium seu circiter». 



CCLXI-CCLXIV] 



CRONACA AQUILANA 



57 



8 



12 



Era missere Corrado dell'osta capetano; 
Venne sforzatamente con cavaleri ad mano; 
Vinticìnque barbute mandò lo Cassiano; 
Lo adjuto de Spoliti non fo mica villano. 

Cinquecento barbute ad soUo tolte foro, 
Et vindero de Spoliti et fo uno bello storo; 
Cinquanta ipsi pagaronone delli denari loro; 
De tucti cavaleri quilli parea lo fioro. 

L'oste che Aquila fece s\ sforzatamente 
Solo per la Matrice non lo fece niente; 
Ma se dicea in Aquila, sacciate veramente. 
Che li Asculani adjutali con granne sforzo de gente. 

Questa è la veritate, che li promisero adjuto, 
Ma no Ili soccorrerò, ca non videro partuto. 



Corrado Acqua- 
viva capitano dei- 
roste. 



I. A Carlo; ma t» margine: V. Corrado a capitano generale fa mesier Corrado 
h^ messer Corrado era capitano Per la correxjione v. il comento, e cf, si, CCLXVL 
2, MNR con belli cavalli ad mano 3. h^ Tenneci anche gente de Cascina 5. a 
Spoletini cento b. 6. AfATi^ stola j. In A manca ipsi AfN^J? de loro fiorini d'oro 
8. MSR Delli altri ^. In MNR manca si io. \o] MNRh i^. A Questo 
è lo vero 14. A soccorsero - lo partato 



I. missere Corrcuio] Corrado di Ri- 
naldo Acquaviva, signore di Ofena e 
di altre molte terre in Abruzzo, qui 
detto ancora «messere» poiché il ti- 
tolo di conte non gli fu conferito che 
più tardi, quando ebbe comperato dal 
re Roberto la contea di S. Valentino; 
cf. Zazzera, Della nobiltà dell'Italia, 
Napoli, MDCxxviii, par. I, p. 4. Dalle 
fonti adoperate, ma purtroppo non ci- 
tate, dallo Zazzera e dal Lftta, Futn. 
celebri, Acquavi va, tav. i, appare 
che Corrado si sia realmente im- 
mischiato negli afìfari dell' Amatri ce. 
«Nel 13 17», scrive il LmrA, «fu 
V armato milite e fatto maresciallo 
« reale. Le sue terre erano state confi- 
« scate e, pare, per abusi di autorità a 
«danno delKAmatrice, per le colpe 
« commesse, e condannato a una multa » . 
Secondo il Galvani, Storia delle fam. 
illustri ital. 1, 5, Corrado Acquaviva fu 



maestro ostiario di Carlo II d*Aiigiò. 

3. « Aquilani . . . cum armatorum 
«cquitum et peditum illicita comitiva 
« et catervia peccantium de Campania, 
«Spoleto, Cassia et Marchia et aliis 
« partibus Aprutinis congregatis homi- 
« nibus, cum banneriis, tubis, buccinis 
« et pennognettis explicitis, ad territo- 
« rium terre Amatricii accessere pre- 
« diete, obsidentes terram ipsam more 
« constringentis exercitus; numerosa 
« casalia, villas et ecdesias de distriau 
«et pertinentiis diete terre Amatricii 
« combusserunt » &c. ; diploma cit. 

14. Però di Ascolani combattenti 
per gli Amatriciani ve ne furono, a 
quanto emerse dall* inquisizione del vi- 
cario : « Amatricii universitas . . . coa- 
«dunata multitudine armatorum ho- 
« minum, et specialitcr civitatis Exculi, 
« et nliarum terranmi imperii p.irtium 
« extra rcgnum ...» &c. 



Cronaca Aquilana. 



4* 



58 



BUCCIO DI RANALLO [cclxv-cclxvii 



Ottobre, li. 

Gli Aquilani con- 
dannati da] duca di 
Gilabria. 



Ca uscire in campo ad Aquila non averia potuto; 
Et nui non curavamo se ben foxe venuto. 

Era vivo lo duca quando facembo Toste, 
Et lui era vicario; ben ci de per le coste : 
Sei milia once de pena all'Aquila habe imposte; 
Lo re stava ad Genova, nui ci mandammo toste. 

Missere Corrado et li altri che in nostro agiuto abembo. 
Foro citati ad Napoli per Toste che facembo; 
Lassarose sbannire, comò che nuy medesmo; 
Durò la sbandiscione fine che componembo. 

Mandambonci dui scindici denanti ad re Roberto; 
Uno fo missere Bonohomo che era multo sperto, 
L'altro fo lo preposto, questo agiate per certo; 
Dui milia once assemarono; abembolo per merto. 



8 



12 



I. A uscendo 2. jif N 1{ sciotta vamone se ncc fosse 5. Postilla marginale 

di A: Quisto duca fo fratello de re Roberto carnale et chi a» 
mavase Jobanni quantunea non se mentuano de sopre li 9 fra- 
te Ili figliuoli de re Carlo et fratelli de s aneto Lodovico nostro 
frate, 5. ^ once d'oro a ne condannò a sei mila once de pena 6. In A manca 
nui ci S in poste R a poste 7. In A manca nostro a li altri quali in nostro 
a. erano stati 9. In A manca che medesmo manca in R io. MS R che li 

11. A Mandammo MR nauti allu re 12. Af che fo 1^. M S R \o pt. dì Santa 
Justa b^ il preposto di S. Giusta È assai probabile che de Santa Justa sia una glossa; 
ma, se tale, sarà molto antica, poiché torna anche in b^; essa potrebbe ben fondarsi 
sopra la tradizione; quello di S, Giusta sarà stato detto il prevosto per antonomasia, 
fra gli altri parroci aquilani che avevano questo titolo, essendo. la parrocchia di S. Giu- 
sta la più importante come capoquartiere, 14. M assennandoli N assenammolo 
R ascinammolo - per certo 



3. lo duca] Carlo di Calabria, vi- 
cario del regno durante l'assenza di 
Roberto, il quale era mosso da Napoli 
il IO luglio in aiuto de' guelfi di Ge- 
nova; G. Villani, IX, xa-xcvi. Il 
fatto d'armi, la data del quale è ta- 
ciuta persino nel citato documento del 
21 ottobre, segui probabilmente fra 
l'agosto e il settembre, a tener conto, 
da un lato, del tempo necessario agli 
Aquilani per i preparativi, e dall'al- 
tro di quello necessario al duca per 
disporre ed eseguire l' inquisizione ; 
ma non già, in ogni modo, nel 13 17 



come vuole I'Antinori, Ann. p. 152. 

5. << universitatem ipsam [di Aquila] 
« in unciis auri sexmilibus ponderis ge- 
« neralis et . . . universitatem ipsam 
« [if Amatrice] in unciis auri sexcentis 
«eiusdem ponderis condempnamus»; 
diploma cit. 

14. È erronea l'interpretazione che 
a dà di questo passo: <r e cosi pagammo 
«solo dui mila once». La riduzione 
della pena fu concessa però non da 
Roberto ma da Carlo, cui quegli la de- 
feri e a cui furono inviati altri amba- 
sciatori il 27 novembre, secondo risulta 



citii. 



60 BUCCIO DI RANALLO [cclxxii-cclxxvii 

li bovi et li carreri et mannatari ad matta 
Vestiti foro de ruscio, corno la storia tracta. 

Et sopra li panni ruscy sedeano l' aquile bianche, 
Intorno allo carro saltavano quelle briate franche; 4 

SI bella festa parerne che io non vedesse anche. 
Et nui non venevamo corno persone stanche. 

Missere Nicola de R<^i nello carro sedeva 
Cotanto triumphale che imperadore parea; 8 

Nulla persona in Aquila dentro vi remaneva 
Che no Ili uscesse innanti, ca vedere lo voleva. 
L' asMito «Ha Qr vì voUìo coutare che ne fo comenente. 

Poy che fo la sconfitta et recolta la gente, 12 

((Alla terrai» gridaro li nostri immantinente; 
Comensaro ad sallire le mura arditamente, 
e. aoA Quilli che dentro stavano mandaro la masciata; 

Pregaro li Aquilani che Rìete non sia guastata 16 

Et non entre la gente, ca serra desertata, 
Ca miserano fòco, serrla arsa et abrusciata. 

Respusero li nostri che V osta aveva a guidare : 
(( Se volete la terra et le persone salvare, 20 

Quello che comanda l'Aquila ad vui conven de farei » 
Respusero: «Faimo tucto; agiate ad commandare » . 

Li nostri li resposero : (( Volemo che vi dete 
Allo nostro re Roberto et allo sou commando stete; 24 
Et la nostra campana all'Aquila rendete. 
Che la furaste ad nui ; più no Ila tenerete » . 

I. MNR lu carro 5. A sedenno l'aquila biancha h^ insegne di aquile 

bianche 4, MN R giocavano A saltanno quella briata francha 5. /I me pare 
non - ancha M nante 6. A persona stancha •/, MNR sunti S, MNR Et 
tanto 9. MNR in A. non ce n. A reconure quello ne 16. MN R Preganno 
17. MWR non ci - che era 18. MNR lu foco A et serria MNR fora arsa 

et tribulata 19. MNR haveano 20. A la persona MNR campare 21. de 
manca in MNR A do 22. M N R Parremo - habiateci ad avisare fN ad ammazzare^ 
23. MNR li petero - che yui ve 26. MNR la tolseste 

26. Il ratto della campana e del leone Ann. p. 135, essere avvenuto nel 1 3 1 3, 
di marmo, del quale B. dice più avanti, quando Enrico VII, dopo aver dichia- 
da parte de' Reatini, crede TAntinori, rato Roberto decaduto dal regno, con 



rui-ccLXXXiiiJ C R O N A C A A QU I L A N A 



6l 



8 



12. 



i6 



G)mo chi è coostrìcto che non pò altro fare. 
Ad omne cosa adokase et lassase menare 
Et pillia lo partito che mino male li pare. 
Così respusero quilli: a Agiate ad comandare». 

Alcuni delli nostri, comò bon cavalerì, 
Geroci de banini et de multi scuderì, 
Et cursero la terra, non conio battalieri, 
Ca danno no vi fecero che vallia dui denerì. 

« Viva lo Re!», gridavano, « et T Aquila sobrana. 
Che è la melliore terra che sia fine in Toscana! 
Chi ad ipsa se rebella, se Ili leva la lana! » 
Tucti li altri gridavano: « Ragiamo b campana! » 

Su dello campaiile la campana pusaro; 
Baruni et cavaleri per collo la portaro; 
Et, mintri fb pusata, lo lione ^)eczaro 
Che era furato d'Aquila et tenealo multo caro. 

Le bannera delU quarti sedevano su la porta. 
Collo con£done dello re che sempre l'Aquila porta; 
Selmontini la loro bannera avevano adorta 
Per sallirela ad alto; ma male li fo porta! 

Li nostri a Ila tolzero et tucta la stracciaro. 
Et foro battuti et tristi quilli che la portaro; 



I Sulmontini so> 
no scaccùti daU 
Toste 



j. A adolcaroie et Usuiose X piegasi et Unui ). A pigliare 4. A r. «Ili 
nostri : Vai agiate M R Habiateci ad arisare 5. M S R nostri intrarond boa] A 
li 6. nraki] MS gentili R di gente fi 7, A anero « coneroli MS R 
t,MSRuaact 9. ii gridando laAf^perfioo ix. ^aUey 
R bea li 12. A gridano i^. R Già; U^iotu mppmrtmUwumU mùgUore, ma eh* fc« 
emutr» M tè U c^mcpréis di tutti gU mUri wus, 14. MKR l'arrecaro 1$. MSR 
Et fin che fa 16, M R portato Xpar stato « qaale averano portato d'A. h* aveano 
por portato daB'A. 17. MSR delle qnartora - nella A le porte 18. MSR che 
topr* Aquila sou ^ salire - ma fori facto adaru 21. Af .VX qnella tolsero -scardaro 



editto promulgato il 25 di aprile, si 
appaieccfaiava ad invaderne gli Stati 
eoo un eserdto. In quest*epoca i Rea- 
tini, profittando della circostanza, avreb- 
bero fatto scorrerìe oltre i loro contini, 
fio sotto le mura di .\quila. Il leone 
di marmo era V insegna di .\miterno. 
L*AxTisoiu (nota 58) pubblica inoltre 



una lettera di Roberto dWngiò al capi- 
tano di Aquila, in dau del 30 apiik 
1 327, dalla quale rìsulu che « nonnulli 
« nequitìe fìlii et temerìtatis alumni » 
ancora tentavano « campanam comunis 
a civiutis eiusdem furto item surrìpere, 
« ipsam Tacere defcrrì Reathc ex ma- 
« ligno proposito ^. 



e. 20B 



•1 re. 



62 BUCCIO DI RANALLO [ccLXxxiv-ccxc 

Miserose per la^ fuga, et quilli li incalsaro, 
Et forone feruti, et bè Ilo guadangnaro. 

Selmontini, corno homioi che so vitoperati, 
Rev'innerosene nascuscy, nanti et scorrecciati ; 4 

Senerìchùinuno Rechìamarosenne allo re multo adolorati; 

Dicono che Aquilani dell'oste li à cacciati. 

« Per che modo fo questo? », lo re li domandò, 
« G)mo vi correcciaste ? et chi principio ne fo? 8 

Lo capitano che aveste comò se Ilo durò? 
Rediceteme ad punto comò lo £atto fo ». 

Selmontini respusero: «Quando Riete presemmo, 
Ponere la bannera su la porta volemmo; 12 

Como le loro pusero, et così nui medesmo; 
No Ila lassaro ponere ; ad male ne vennemmo. 

La bannera stracciaro et li nostri batterò 
Con fusti et con pugilli, parichi ne Ili dero; 16 

Et anco ce fo pegio: alcuni ne ferero; 
Cacciaronne dell'oste ad onta et vitupero ». 

Lo re li respuse: « Como lo soflfereste, 
Che onta et vitupero a lloro non faceste? 20 

Allo prendere della terra quanti de vui ce geste? 
Se foste quanti che ipsi, poca virtute abeste ! » 

« Signore », li respusero, « nui fommo sei centonara 
Et ipsi forono per cunto ben trenta milliara; 24 

Tucta l'altra hoste ad ella se non ci parara 
Che non se Ha perdesse, se sse misesse in gara » . 

Lo re, Deo li perdune, respuse ad Selmontini: 
« Como non ve addavate, o miseri meschini, 28 

I. AEtm. MSR li nostri li 2. M S R foroncene - ben se Ilo ^ In MNR 
manca che so 4. MN R R. occulti prìma corrocciiti 6. A Dicendili - l'A. 

MSR hanno 7. MS domandio R -avo 8. ^ Et e. MSR chi lo comenzao 
9. MSR II A Et \o MSR durao 10. A Narretcne fo] MSR andao 

12, MSR nella i^.ìeed tt mancano in A MSR ipsi le -facemmo 14. MSR 
puner 15. MSR scarciaro 16. parichi] MSR che alcuni 18. MR Et cac- 
cionci ^V Cacciaronci 20. MSR et vergogna de loro recepiste 12. A loro 

2). li manca in MSR 24. MSR per certo In A manca ben 2^. In A manca 
ci .V non se M apparata 26. MS Chi 27. A re ad chi Dìo perdune M Dio 
ve 28. A vui andavate 



ccxci-ccxcv] 



CRONACA AQUILANA 



63 



Che deve avere lo honore ipsi de Reatini? 
Feceste vui la sconfida, che foste dece pucini? 
Si che do questa sententia, et voUiovi commanmire 
4 Che, a ppena de mille once, vollio che giate ad fare 
L'oste sopre dell'Aquila, et degiatela assediare; 
Per fi ad uno mese do per vui devendecare! » 
Li conti et li baruni che ad re stavano a llato 
8 Cescasuno respuse : « Lo re à ben parlato ! 
Lo comando scia scripto comò lo re à dato, 
Et se ad pena cagiono, no Hi sia perdonato! » 
Odendo queste parole, li homini de Selmone, 
12 Quando abero de gratia che allora scripto non fone, 
Dio abero regratiato, ca bene Hi custone. 
Revinnero scornati; che bella cosa fone ! 
Un'altra volta gemmo alla Matrice poi, 
16 Per comando dello duca, vo che sacriate voy; 
Lo contado che aveva, tucto abrusciammo noi; 
Chi casa abe da fora potea chiamare l'oy! 

Un altro tempo recordome, mo l'avessemo tale! 
20 Ch'era pace in Aquila tucta in generale; 
L'uno coU'altro amavase comò firate carnale; 
Bona novella abe Aquila un mese pò Natale. 



Son motteggiati 
dal re e dalla curtc. 



C. 31 A 



1)24. 

Nuova oste so- 
pra Amatricc. 



1327. 

Traslazione del 
corpo di san Pietro 
G:lestino in A- 
quila. 

Gennaio, 2$. 



X. A Chi MNR devono -loro (manca in RJ I mss, avanti de hanno et non (A o) 
▼ui ; ma è una glossa, 2. a dece scalzi Si potrebbe ricomporre il verso cosi: Faceste la 
sconfitta voi, dece p.; ma non mi attento a cambiare vui dal posto che ha in tutti i mss,, 
p#r fiM«i/o che foste ahbia Varia di una interpolazione. 3. MNR Sci eh' io -voglio 
4. MS R vai debiate fare 5. Af .V|{ de sopre A all' 6. In A manca do R do- 
vendo care 7. In MSR manca et 8. MNR Ciascun A C dice mottigianno; 
ma pare legione interpretativa, per giusta che sia V interpretazione, 9. A coman- 

damento MNR li ha 10. A cagiono alla peoa 13. A Che habero MNR he- 
heno odtennto - ad loro t^, A et credete ca li 15. Rubrica di A: Como 

la seconda volta gio l'oste alla Matrice. Et venne lo corpo de 
santo Petro in Aquila. Capo ii. MNR gemmonci x6. A comandaminto 
18. MNR boy 19. A recordo 



x$. Secondo b*, che però ne altera 
Tordine, questi fatti seguirono nel 1 327. 
La data vera ò stata fissata dalKAN- 
TlKORi, Ann. p. 168, il quale atTerma 



che il duca abbia voluto punire gli Ama- 
triciani di alcuni atti di disobedienza 
ad ordini emanati da lui riguardo alle 
contese fra guelfi e ghibellini. 



64 



BUCCIO DI RANALLO [ccxcvi-ccxcvm 



Gennaio, 27. 



Febbraio, 15. 



Lo corpo de santo Petro, lo quale era giacuto 
Treniatré anni altrove, corno avete saputo. 
Fiorentini de Gimpagna lo avevano tenuto, 
Allora revenne in Aquila, et caro fo tenuto. 

Pongamo che festa facciase lo mese de frebaro. 
Ipso revenne innanti che non usci jennaro; 
Da quello tempo in Aquila li homìni se acconciaro 
De ciò che fo mistero per gran honore li &re. 

Gran festa ne fo facta, sacciate veramente: 
Tucte le Arti annarovi, ciaschima con gran gente, 
Ciaschesuna Arte fé ad san Petro presente; 
L'altre spese fecembo nui generalemente. 



8 



12 



I. Rubrica marginale di R: Q.atndo revende lo corpo de ttncto Petro 
Celestino dt Florenxa in Aqnila lo quale] A dorè a. A Trentxsei e vi 
manca altrove; ir. il comento. N R en tenato i» NR A FL-eome harete saputo 
4. A venne; ma cf, la st. sg. e v. il cemento. MN R recepnto 5. MN R Facemmo 
una gran festa fo di mezo febraro A se faccia 6. A Lui - che uscesse innanti] MWR 
in Aquila 7. Aquila] MNR quisto Ih A manca U homini ad ha se comensaro 

$. MSR de mentre che jocaro io. MWR jocaronci con multa altra a tutte TArti 
ci jocamo A ciaschuno 11. MSR Et ciascuna 12. MNR facemmoli 



1. santo Petra] Era stato canoniz- 
zato da Clemente V il 5 maggio del 
1313; Acta Sattct. XIX maii^ p. 436. 

2. Trentatrè anni] Trentuno dalla 
data della morte, avvenuta nel castello 
di Fumone il 19 maggio del 1296. Ma 
B. conta dalla partenza di Celestino V 
da Aquila. 

3. Fiorentini] Precisamente « in mo- 
te nasterio S. Antonii prope Ferentinum, 
« quod ipse quidem per distantia tem- 
« pora longe ante construxcrat »; Hi- 
storia translati corporis &c. p. 43S- 

4. revenne] La traslazione fu conside- 
rata, in Aquila e altrove, come un vero 
e proprio ritomo che il santo avesse 
voluto fare nella diletta città. Così 
anche la Historia translati corporis, loc. 
cit.: «quamvis Aquilani, ex antiqua de- 
ce votione, in anxietate fuissent maxima, 
« ut praedictum corpus habere possent, 
« ac prò h(K innumcrabilcni quantita- 
« tcm pccunine comitibus de Campania 



« dare vellent, ipse glorìosus confessor, 
«qui semper abhomiit simoniam, ad 
«suos devotos et fìdelissimos Aquila- 
«nos voluìt remeare. quin potius, 
« quolibet obstaculo pulso louge, mira- 
te culose et absque perìculo aliquo di- 
tf spensatione divina voluit sic educi». 
Inoltre v. la lauda che si cita più giù. 

6. C'è dunque errore nella i/fjtorta 
translati corporis, che scrive, p. 436: 
«Facta est autem translatio corporis 
ce praedicti confessoris almifìci sub anno 
« Domini millesimo trecentesimo vige- 
«simo septimo, die quintodecimo fe- 
« bruarii ». Vi si confonde la data del- 
Tarrìvo del corpo con quella della festa 
che fu allora istituita. 

9. « Aquilani autem . . . , diebus et 
«noctibus continuatis viginti, tanto 
« gaudio et laetitia sunt abstracti quod 
c( quasi noctes et dies insomnes duce- 
« rent, refecti laudibus huius sancti, 
« et, ut compendiose loquar, tam ma- 



CCXCIX-CCCl] 



CRONACA AQUILANA 



6S 



8 



12 



Multe genti jocaronci da pedi et da cavallio; 
Tucte le terre de intomo vennero senza fallio 
Con compagitìa ad jocarenci et fare festa et ballio, 
Como reconta et dice Buccio de Ranallio. 

Per che modo revenne san Petro beato 
De Campagna dove sedè, et quando fo trovato, 
Et corno piacque a llm ecco essere reportato, 
Redfrevillo non posso, per abrcviare lo dictato. 

Anni mille trecento vinti sette correa 
Quando fo questa festa; cosi Dio ben ce deal 
Aquila stava bene et multo honore aveva; 
Omne terra de intomo lo dotava et temeva. 



e. azB 



I. A forovi 3. i^ td fare gran festa 4. MNR Como sé in la historìa che 
fé ^. A venne 6. MNR et corno fo arrecato ^^V /? coronato^ 7. MNR ad 
ilio (W R esso^ piacque A portato 8. MSR Ecco fNR Q^V ^^àii non lo 9. A 
A mille - anni correa; la stessa formula michi alla st, CCCIII, 11. M honori 

12. ^fSR la; non emendo giacché anche altrove Aqvdhi è dato come maschili; v,p.jo, 
V. IO e cf, p, j6, V. j, nota, dove pure com4 maschile k data Amatrìce da A 



«gnam solemnitatem Aquilani fece- 
«runt, pcrscvcrantcs unanimìtcr in 
« h\Tnnis et canticis et in aliis quac 
« ad divinuni cultum spoetare noscun- 
fftur, quod huniana lingua deficeret 
« narrare, haec est autcni rclatio un- 
« cti huius in qua per Aquìlam dicitur 
« iterum coronari ; nam proprie in loco 
«ilio Colismadii, ubi inunctus et in 
« summum pontificcm exlìtil coronatus, 
« ibi festuni translationis huiusmodi, 
« cum ostensione reliquiaruni corporis 
« sancti eius, factum fuit cum ingenti 
« laetitia et honore... ad cuius etiam 
« festivitatis spcctaculum plures epi- 
« scopi, praelati alìi et abbates cum 
« copia maxima clerìcorum et religio- 
« sorum cuiuslibet ordinis, apparatu so- 
«lemni processionai iter convcnerunt; 
•f aliorum vero Chrìsti fidelium tam 
« lìiagna cxiilit multiludo, ut centum 
e millia virorum numerum credatur 
w excessisse »; Historìa translati corpo- 
ris, p. .J36. 



8. Quello che B. è costretto a ta- 
cere, può leggersi nella citata Historìa 
translati corporis ^ pp. 455-6. Vadano 
qui tre stanze della lauda aquilana per 
la traslazione, esistenti a e. 72 del co- 
dice 349 della Nazionale di Roma gii 
citato. Solo essa ci ha conservato il 
nome de* rapitori, de' quali la Historìa^ 
loc. cit., si limita a dire che furano 
frati Celestini: 

Anni vintiuno (*) ja morto eri sutu, 
O patrc nostro Pctri confessore ; 
emulili Jc Fiorentin avian timore 
Che Ilo tou corpo no fosse furatu. 

La nocte e 1 di cri ben guarJatu, 
Che non te {>ossa alchuno furare ; 
Tu pur volisti ad Aquila tornare 
Per grande amore sempre n'iy portatu. 

Fri Yacobo de Rogi era chiamata 
Et uno Sclmontino te fiiraro ; 
In questa ecclesia, o patre, te ricaro, 
hi populo Aquilano iy consulatu. 

9. Erra più volte le date G. Vil- 
lani, X, Lxxxviii, quando scrive: « Nel 

(•) ("orr. trentuno 



Cronaca Aquilana, 



66 



BUCCIO DI RANALLO 



Mi. 

VoMUiaAMik 
M Girfo imcA di 
Ctbbrfe MT fro»- 
ttif|i«c fi B«v»ro> 



Et lo re tanto atnavali che dò che li petevamo 
Coa poca de amascìata, dallo re avevamo; 
Che li servìzi granni a li recordavamo. 
Et ilio cognoscevalo che vero dicevamo. 4 

Amii mille trecento vintotto correa 
Quando revenne lo duca con granne cavallarla. 
Che stato era in Fiorenza dui anni, in fede mia; 
'Capitaneo de guerra con honore revenìa. 8 



i, A ne tnuiTa MS R ytKttao; Is s^fUtuiivne délU Urxm persnM mlU pi 
^ i tu' w, sgg. è ftita da MS R p§r non essert sUté eaw^rtto il vmUrg éi li; 
cf, glùts, I. V, 2» MSR luTomo %. A M gran tenritii 1a£d • vi mmmca ti 

MSR recordeYtno 4. MS R Et Ini sd conotcea - li diceraao j. Rmkrica 

di A: Como rcTenae lo daca d4 Firenia per riparo dello Bavaro 
cioè Lodovico BaTaro Tigesimo primo imperatore de Todischi electo 
fraodolentemente et adjntato da papa Nicola cioè dell' ordine de Me- 
nari al tempo de Jobanni 32* et comò facemo la mastra Terso Santo 
Sisto Spirito. Capitolo I2^. E im margine la postilla: Jobanni fratèllo 
d$ rt Rohtrto. Rubrica di R: Cenando revenne in Aquila lo daca con 
gran cavallarla. ^ A mille - anni correa MRtìagia 7. Af stao ^ il* dai 
anni in Florensa; la eoincidonia è fortuita, l'inversione essondo abbastanza ovvia. 
8. MSR et con; coti cbe, secondo MSR, Capitaneo dipenderebbe da era suto; ma 
db è contrario alla storia. 



«detto anno 1328, papa Giovanni con 
«suoi cardinali appo la città di Vi- 
« gnone in Proenza, ov* era la corte, 
e canonizzò san Pietro del Murrone, il 
« quale fu papa Celestino. .. ; et in sua 
e vita e poi dopo la morte, fece Iddio 
« per lui nel paese d'Abruzzi molti mi- 
«racoli; et la sua festa si celebrò adi 
« diciotto di magio, e il corpo suo fu 
«imbolato nel castello di Fumone in 
« Campagna e reverentemente fu por- 
« tato nella città dell'Aquila ». E un er- 
rore manifesto è pure nella Cronachetta 
anon. p. 4, che pone il ratto e la tra- 
slazione nel 12 17. 

I. Sommano a una trentina le con- 
cessioni e i privilegi accordati da Ro- 
berto agli Aquilani fino a quest'epoca. 
Cf. Antinori, Ann. pp. 121-25, 134-35, 
141-42, 144, 146, 150, 151, 157, 160, 
165, 170, 172, 176-77. 

6. r evenne] Vi era stato il 22 giu- 
gno X326, di passaggio per recarsi ad 



assumere la signorìa di Firenze; An- 
tinori, Ann. p. 173, e cf. G. Villani, 
DC, cccLL La data dell'arrivo è nel 
Villani, X, xux : « Et poi il lunedi 
«vegnente si parti il detto duca di 
«Firenze con la donna sua et con 
« tutti suoi baroni et con bene mille e 
«cinquecento cavalieri della migliore 
« gente ch'avesse, et segui suo camino, 
« soggiornando in Siena et in Perugia 
« e a Rieti, et a dì 16 di gennaio, anno 
« detto, giunse all'Aquila et là si fermò 
«con sua gente». E difatti data da 
Aquila, 17 gennaio, la lettera con la 
quale annunciava a' cittadini di Napoli 
la sua rientrata nel regno « cum po- 
« tenti exfortio»; v. Ficker, Urkunden 
T^ur Geschichte des Rómerj^uges Kaiser 
Ludwig des Baiern, Innsbruck, 1865, 
p. 52. 

7. dui anni] Non due anni intieri, 
ma diciannove mesi; v. G. Villani, 
loc. cit. 



ccav-cccix] 



CRONACA AQUILANA 



6- 



Avevali commandato lo re che revenesse, 
Ca veneva lo Bavaro, et lo riparo facesse; 
Et anco se guardasse che in via no comattesse, 
4 Ma se nne venga in Aquila et loco se figesse. 

Lo duca venne in Àquila, dico, quella vernata. 
Et lo re fece venire ecco tucta l'armata; 
Tucta la signorìa del regno fo adunata; 
8 Tanta la gente fo che gea piena la strada. 

Quando venne lo duca, multo honore li facembo; 
Ad casteUo ad castello multi ne revestembo; 
Homini quaranta otto a ccavallio vi abembo, 
12 Et cavalli coperti et baimere li dembo. 

Poy che venne lo Bavaro, ad Roma fo coronato 
Dallo papa che fece et contra Io papato; 
Frate Petrì della Corvara quillo papa era chiamato, 
i6 Et fece li cardenali, et poco foro in stato. 

Lu duca stava in Aquila con gran cavallaria; 
Li soldati mandati ad V infrontere havla; 
Disse che questa terra volentero vederria, 
20 Se era cosi bella comò ad lui se dicìa. 

In campo Sancti Spiritus fo devisato a (Tare, 
Ciascuno quarto a ssimiti, comò se sole fare; 

5. A che no vi M non lo mattesse 4, A fngesse MSueaat NR fieue; p§r 
U restituzione figesse^ cf, gloss. 1. v, 6. A lo re venne qua con tncta soa brìgau 7. la 
wisnea in A che dice qai ce fo Af baronia AT del re era R radunata a tutta l'ar- 
nuu et li baronia 8. M SR Tanu era U gente che era piena ogni strada ii,MNR 
ce havemmo xa. MNR Ad cavagli -et le // copista di A aveva scritto primati 
bannere, ma poi pentitosi corresse la bannera; la legione huona è la primiiiva che dà 
il plurale come gli altri mss, i^. In A manca che 14. MNR che fo et contra- 
fece In In A manca et a fa coronato in Roma dal papa che contrafece al papato 
16. a tre cardinali Af forno poco 17-30. La stanca manca in A ii.Aót Santo 
Spirito- devisata 22. A Cescasnno 



Maggio, la. 

Il Bavaro iiico> 
ronato in Roma 
dal] 'antipapa. 



Luglio. 

U duca paua ia 
rasMgna gU Aqui- 
lani. 



S. Cf. G. Villani, X, liv. 

13. /o coronato] Poiché B. dice che 
fu coronato dall' antipapa Pietro del 
Corbaro, egli intende di parlare, non 
della prima coronazione del Bavaro, 
fatta dal vescovo lacobo Alberti di 
Venezia il 17 di gennaio, quando l'an- 
tipapa non era stato ancora eletto, ma 



della seconda che ebbe luogo il 22 di 
maggio. V. G. Villani, X, lxxiv. 

16. fece li cardinali] Sette, che creò 
nel giorno stesso della sua esaltazione, 
1 5 di maggio, e che subito furono de- 
posti da Giovanni XXll. V. G. Vil- 
lani, X, Lxxm. 

21 sgg. Già fin dall*appressarsi del 



e a2A 

% 



68 B.UCCIO DI RANALLO [ccex-ccc»v 

Alcuno per isrridia si U abe ad recordare 
Et dixe : « Monsignore, non te lassare gabare ! 

Tuct' e quattro k qnartora insemora vegiate» 
Ca, se Ile mandate ad simiti, povisse fere Visitate; 4 

Ca, se sse ramestecasse, dui volte le vederate. 
Et non forano tanti quanti vui crederate». 

Lo duca dixe: « Piacerne che insemmora se faccia, 
Che credo che sìa bella et ad me et ad altri piaccia; 8 

Forcia che noo piacerà ad quilli che menacela ; 
Et io vedere li volUa tucti con lieta faccia ». 

Ly nostri erano adcunci si bene; or mo foxenaoi 
Che tanta bona gente in campo mettessemo^ il 

Et ^ bene guidati da quello in qua fossemof 
Li guay che avemo avuti, avuti non averemo! 

Si bella mostra fecese et de sì bella gente 
Che Ilo duca colli altri, quando vi pose mente, x6 

Tucti maravelliandose diceano: a Certamente 
Più ne è che non dìcese de l'Aquila valente } » 

Nello Colle deUa Feria, nauti ad Santa Marìa^ 
Loco stava lo duca colla soq baronìa; la 



2. MNR Noftro signore non tv Unite A' ingannare %, MNR inseme mi 

▼egate (R yengate; 4. if Ili MR vedete ad-poriese far N^ potreste A mali- 

gokate 5. Af J2 Che se remestecarando N remestecarriano In A manca le 

6, MNR non serrlaoo tante quante ve y, MNR inseme si se 8. J si bella 

che ad 9. MNR Forcia non > me menacoia io. In MNR manca Et A alegra 
». A omttle adcunci ed ba nanti or mo 12. MR bella ^V gente bella x). A 
ben< gnidato - lo Tedcssemo 14. MNR che nanti havemmo hauti non 16. MNR 
poseao 17; diceano] A de questo 18.^ Più che noo sc'dice è-rA^ila>. 19^ MNR 
dtlbi Porta bi b^ al Colle della Feria sopra la*poru della Varete Lt dk« émomma^iom 
i uéioam o la Uatta localiià; cf^ Aniinori, Memorie, p. 210. In A, dope Santa Maria 
2» ghssm^ marginale : dai ymagene 20. A cavallari» 



Bavaro^ nel 1327, il comune di Aquila il numero degli Aquilani che parte- 

aveva offerto al re, cosi come tante ciparooo alla mostra e poi alla spe- 

alue città del uegno, cento cavalieri dizione verso Tivoli, fu di gran lunga 

per la gueroa imminente ; ne esiste maggiore. 

Tcknco nel documento conservato 19. Santa Maria] La piccola cap- 

ndil'Arch. di Stato di Napoli, Regesti pella di S. Maria detta di. Lodano; 

Angioini, 1327 d, c. 13. Ma è evi- Aktinor^ Memom^ p. 210 e Aim^ 

dente da. questo racconto di B. che p. 179* 



70 



BUCCIO DI RANALLO [cccxx-cccxxiv 



Loglio, aOb 

U BiT«ro ptite 
da TivolL 

C SII 



• Gli Aquilani ar- 
dono Sambud, 



e devaitano Anti- 
coU. 

Agosto, 4. 

Il Bavaro parte 
da Roma. 



Agosto, 19. 

GU Aquilani ri- 
tornano in dtti. 



U duca toma a 
NapolL 



Et nui gemmo ad Ànticuli per lo commando sio; 
Lo Bavaro partlose da poi che lo sentìo. 

Gran pagnra habe Tiboli che loco non gessémo; 
Mandaroce dicenno, se Ili assecurassémo, 4 

Fodere ne mandavano quanto ne volessémo; 
Fo dicto: «Qiene recheno, et nui lo pagaremo». 

Tanto fodere venne de bon pane et bon vino, 
D'orgio et de carne sempre lo magazino è plino. 8 

A Samuel nne annaro delli nostri uno matino; 
Miserovi lo foco et fecerelo taupino. 

Sallemmo fi ad Anticoli et la terra assallemmo; 
No Ha potemmo tollere, lo guasto li facemmo. 12 

Lo Bavaro regisenne; poi che nui lo sapemmo, 
Abemmo la licentia et nui ne revenembo. 

Rejonsemmo in Aquila, lo di dello Perduno, 
Alegri con gran festa, cantando cescasuno; 16 

Appresso allo vespero rejonse quisto comuno; 
Jemmone ad Collemagio, anco mancare alcuno. 

Lo duca regio ad Napoli; per questa via non tomone; 
Sì non vi foxe gito, che poco tempo durone! 20 



4« J t dire 5. A mandtTa - n'era mistero 6. et] MSR che y,A pane 
et de 7/ sicondo bon manca in MR %. MNREidt~ che ne avevamo (R vrtMno) ad 
In A era scritto prima mezino ; la corrcxions -aga- è della stessa mano, 9. A Assay 
Ti nne a delli nostri una matina andomo a Samaci R Ad Samunci MNR nt iero 
IO. lo manca in A 11, M Salicammo fino ad Anticola 12, A potemo MNR ce 
14. la manca in A iB, MNR non se ne csnxò; però i copisti hanno misconosciuto 
il valore di mancare^ per cui v, gloss, s, v, alcuno] A uno 19. Rubrica di A: 
Como morette lo duca et fo la carestia in Aquilt. Et venne lo 
re d'Ongaria collo sou figliolo. Et fo guasta la casa inpia- 
cst doye se conservava lo grano. Cap.o i). MNR andò - per 
Aquila non 



(v. il documento pubbl. dal Ficker, op. 
cit. p. 69); e anche per aspettare, se 
mai, il nemico in luogo più atto al 
combattimento: in quella stessa pia- 
nura che aveva veduta la disfatta di 
Corradino. 

13. regisenne] ossia parti da Roma, 
prendendo, per Viterbo, la via della 
Germania. 



14. La licenza a* soldati però non 
dev* essere stata data subito, una volta 
che costoro rientrarono in Aquila non 
prima della sera del 29 di agosto. 

19. per questa via non tomone] È as- 
sai difficile che B. cada in errore nel 
narrare un fatto così importante come 
questo e nel quale è stato ^li stesso 
attore; e inoltre si trova ben natu- 



72 



BUCCIO DI RANALLO [ccoLKvn-cccxn 



i)»9. 



di 



Mintrì lo duca visse, omne homo sta in conforto: 
No sse ocddeano li bomini, né sse feoeva torto; 
Or piacque a Jhesu Christo che abe tempo cono; 
Poy che ipso (o morto, omne bene fo scorto! 4 

Quando mork) Io duca, fo morta la jusdtìa; 
Remase re Roberto: non ponea la malizia, 
Componea per denari tucte le nialefitia; 
Chi a^)ettava vendetta, portiase con trisdtìa* 8 

Anni milk trecento vintìnove conia; 
Sacciate cha fo in Aquila una granne carestia; 
Vinti solli la coppa dello grano valla. 
Et Tomo non trovavane quanto ne volìa. 12 

La gente stava male, che grano non trovavano; 
Dicevano che li ricchi lo grano non cacciavano; 
Li nostri consellieri tuao di conselliavano ; 
Ficero certi homini che le case cercavano. 16 



I. MNR Finché -fo resorto a. J No ▼! tse, omeHt il s dà né yiì MNR 
se li ). MNR^t 4. A lai 5. Embrica di R: Morte dello dvca. 
A lo dnoL morto 8. con] M là N senza {nstitia R a jnstìtia la. MNEi homo 
A ne trorava R troronde 15. il sta - che lo sta^a male] Af gera mormoranno 

x6. MNR Elessero 



guinose discordie tra le famiglie de' 
Merolini e de* Quatrarìo, che infieri- 
vano allora in questa città, intorno 
alle quali cf. Phoebonii Historiae Mar- 
sorumy Neapoli, m.dc.lxxviii, p. 2 s 7, che 
però manca di rinvìi. 

$. Della proverbiale giustizia del 
duca di Calabria fii lasciata testimo- 
nianza anche nell'epigrafe scolpita sul 
suo sepolcro, nella quale fii chiamato 
« iustitiae praecipuus zelator et cultor » ; 
SuMMONTÈ, Hisi. della città e del regno 
di Napoli, II, 392. 

S-8. Il giudizio che B. dà di Ro- 
berto è più severo ancora di quello 
che ne dà G. Villani, XII, x ; il quale 
si limita a dire: «Dolce signore e 
« amorevole fu ... , di tutte le virtù 
« dotato ; se non che, poi che comin- 
« ciò a 'nvecchiare, V avarizia il gua- 
« stava m più guise ; iscusavasene per 



«la guerra ch*avea per racquìstare 
«la Gelila; ma non bastava a tanto 
a signore, e cosi savio com'era in altre 
«cose». B. addurrà più avanti, nel 
racconto della briga di Paganica e Baz- 
zano contro Bagno, un esempio dell'a- 
varizia e deir ingiustizia del re, che 
fu ripresa persino da Filippo di San- 
guineto. 

10. La carestia, che afflisse general- 
mente tutta Italia (cf. G. Villani, X, 
xcxix sgg.), era già apparsa nelle no- 
stre contrade nel 1327. Con diploma 
del 2 gennaio 1328, il re Roberto or- 
dinava al capitano di Sulmona di im- 
pedire r estrazione delle vettovaglie 
dalla città; Faraglia, Cod. dipi Sulm, 

p. 1S9. 

1 1 . Vinti soUt] « valse la coppa del 
« grano un ducato d'oro »; Cronachetta 
anon, p. 4* 



cccxxxi-ìccàùcxiv] CRONACA AQUILANA 



73 



Et ahco uno notaro de grassdia sci fo fadto 
Che scripto aveva lo grano de Aquila tucto affacto: 
Quello che li soprava facevaylo verinere ractó. 
4 Parichì dì passamo' con quisto cotale acto. 

Certe niissei'e Bonomo vi fece bono adjutoró: 
Ducento some de grano fece venire da Spoltoro; 
Trasselo iti' placza ad veniiere; parse un gran tesòro, 
8 Ca nce recuveravamo comò V apó allo fioro. 

Como lo male despregio, cosci pregio lo bene: 
Cinque carlini valea, et lui per tre lo déne; 
Et multi denari non abe che lui li sostene. 
12 Con tucto ciò, la gente passò con granne pene. 

Non ce bastava questo; fo in Consillio ordenato 
Che sse mandasse in PuUia et là foxe accattato; 
Fonne scripto ad Gallioffb, et lui Tabe mandato; 
i6 Si che oderete oramai comò ne fo pagato. 



Mesier Bonomo 
fii; venir grtao dt 
Spoitore. 



Si fii venir grano 
dalk Pugli* war 
mezzo di Gtgìiimo . 

Febbraio. 



I. Et e sci mancano in A 2, MNR scrino lo - de AqaiU havia In A manca 
de Aqnfla ^. MNR Et -che soprava facea venir 4. A ule 5. yì] MNR ci 
7. MNR una gran gente foro ^ MN R recaveraro la valea] MNR ven- 

nease et manca in A it, MNR 'ExW d. -che {N et non) li déne 12. MR Et 
tncto - passava la gente >r passa 1^. MNR \oco io i^.AVo-k 16. MNR 
Hor oderete fR vederete/ un poco 



5. missere Bonomo] Assai probabil- 
mente quello stesso del quale a p. 58, 
V. 12. , Intorno a lui v. più oltre, a 
proposito di Buonagiunta. 

15. Gallioffo] Giacomo di Tommaso 
Gaglioffi di S. Vittorino, il capostipite 
di una famiglia che più tardi, e prin- 
cipalmente nel sec. xv, doveva avere 
una parte assai importante nelle vicende 
della città. Le più antiche testimo- 
nianze intomo a lui« raccolte dall'AN- 
TINORI, Ann. pp. 158-9, risalgono al 
1 318 e ' 19. Vi appare arricchito nella 
mercatura, possessore di beni fondiarj 
in Aquila e anche in Chicti, fonda- 
tore di società commerciali, ed eser- 
cente, come tanti altri Aquilani in quel 
tempo, r industria armcntizia. Era 
questa probabilmente che lo tratteneva 



in Puglia quando il Consiglio aquilano 
si rivolse a lui perché spedisse grana 
Ebbe in moglie Giovanna, sorella di Fi- 
danza d'Andrea del Poggio, uno de* 
personaggi che maggiormente spiccano 
nella narrazione bucciana tra il 1337 
e il *39. Il 24 gennaio 1328 il re Ro- 
berto spediva un diploma «prò Gal- 
«loffo et Fidanza de Aquila i>,nel quale 
dicevasi : « Sane lacobus Thomasii di- 
ce aus Galloffus et Fidancia Andree de 
« Aquila. . . exposuerunt dcvocius : quod 
« ipsi de mandato et beneplacito nostro 
« emerunt ab olim a spcctabili Tarcn- 
« tino principe, fratre nostro, iura omnia 
a passuum Aprucii prò annis tribus. . . ; 
(c sed, cum precium ipsum, ut asserunt, 
«iam principi memoralo persolverint, 
« et ipsos dictus princeps propterea fma- 



Cronaca Aquilana, 



j* 



74 



BUCCIO DI RANALLO [cccxxxv-cccxxxvi 



e. 3) B 

n popolo tumul- 
tuABte frdigU k 
bottM;* e U can 
di G«gUoffi> e k 
CAsa di meucr Cor^ 
rado. 



Lo notaro della grasscia, che lo grano scrìpto avea, 
Fo facta la casa in placza, et loco lo vendea ; 
Ma non potea averene quanto omo ne volea; 
SI che gire per ordene la cosa non potea. 

Poy che lo grano de PuUia venne, che era mandato, 
Però che alle genti subito non fo dato, 
Anchi sedea in Paganica in una casa serrato. 
Non è majure resecho che popolo affamato! 



8 



I. MNR lo gnno che a. loco] A Ini lo] MNR se ). MNR Mt homo 
non - quanto volea J se ne potea - l'omo 4. ^1 Si che per - questa cosa gire 
6. MNR ad la gente 



«liter quietavit, nobis supplicaverunt 
« actentius, ut eo nos confìrmare quie- 
« tacionem eandem humanius dignare- 
«mur». E difatti con lo stesso di- 
ploma il re ne fa conferma. Arch. di 
Stato di Napoli, Reg. Ang,CCXXy e. 3 3. 
Nella stessa qualità di maestro de* passi 
d'Abruzzo, e col titolo di familiare di 
Filippo di Taranto, cui quelli erano stati 
assegnati in appannaggio, figura ancora, 
in un documento del io novembre 1 3 30, 
inserito in altro del 18 febbraio 1331, 
studiato dall' Antinori, Ann. p. 186. 
Morì nel 1335; 1* inventario de' suoi 
beni, che I'Antinori, ibid. pp. 198-9, 
potè vedere, è prova di grande opulenza. 
Perché Gaglioffo potesse fornire il gra- 
no, fu necessario di costituirlo sindaco, 
e in tal qualità ottenne dal re di potere 
esportare dalla Puglia duemila some di 
grano e millecinquecento di orzo. Bi- 
sognò inoltre fare intendere al re che 
le vettovaglie erano necessarie per le 
genti d'armi che stavano in Abruzzo 
e in Rieti per i servizj reali; né si 
mancò di rappresentargli la penuria di 
viveri nella quale versava la città, né 
si tacque che ciò era una delle conse- 
guenze della dimora fattavi da gran 
numero di soldati, durante il tempo 
della venuta del Bavaro. Il diploma 
col quale Roberto accordava la licenza 
dell'esportazione, è del 2 di fcbbrajo. 



V. Antinori, Ann, pp. 182-3. M* 1^ 
carestia continuò a infierire anche dopo 
il raccolto. U 1$ settembre Roberto, 
in seguito alle suppliche degli uomini 
di Rieti, « ubi certus equitum et peditum 
« armigerorum numerus militat ad ga- 
« già et servicia [reali] » , e dove « ma- 
«gna victualium, frumenti potissime, 
«invaluit carestia », mandava al mae- 
stro portulano e al maestro de' passi 
di Abruzzo di permettere, «quatenus 
« sindicum, procuratorem seu nuncium 
« diete universitatis [di Rieti] ipsorum- 
cque armigerorum, presentes licteras 
« ostendentem, in predictis terris et 
«locis eidem civitati Reate vicinis et 
« proximis, ut prefertur, a dieta civitate 
«Aquila ac terris de distriau eius... 
«usque ad prefatas frumenti salmas 
« mille . . . emere, illudque extra re- 
« gnum ... ad eandem civitatem Reate 
« vehi facere libere ... ». Si faceva 
però una riserva che si direbbe sugge- 
rita dall'esperienza de' tumulti aqui- 
lani. Vi si diceva infatti : « Ita vide- 
«licet quod, per empcionem diete 
«quantitatis frumenti, maior carestia 
«in terris et locis ipsis [deirAbru:(xp] 
« non immineat, ipsiusque emptio sinc 
«scandalo et murmure fìdelium ipso- 
« rum procedat » ; Arch. di Stato 
di Napoli, Pergam. della R, Zecca^ 
n. 2637. 



76 



BUCCIO DI RANALLO [cccxlu-cccxliv 



e. 34 ▲ 

1330. 

Briga di Pagt- 
nica e Baaxano 
contro Bagno. 



Fonne facto gran carmino ben de milite persone: 
Chi r accatò ben caro, et chi se nne campone. 

Alcune genti, dicovi, de un quarto che toUéxo, 
Dece fiorini d'oro pagarone^ de vero; 
Alcuni, de una coppa, uno flpripo vi dero; 
Et tali persone n'abero che non se nne sentero. 

Cosci foxe punita tujtta l'altra follia 
Che è stata facta ii^ Acquila, malvasci^, bructa et rk, 
Como fo quella córseti ad quelja carestia! 
Forcia non for^ l'Aquila in tanta malvasia! 

Anco vi volilo dire d* una briga passata. 
La quale vidi in placza quando fo comensata^ 
La follia delli homini Vk male panata; 
Odete questa cosa comò fo sciavorata! 



8 



12 



i, A Fo e vi manca ben 5. MUR dicono de quarto 5. tì] MNR ci 

6. A che de ciò non sent 7. tutu V] A omne 8. malTUcia] MNR che è 

8UU 9. fo quella] MNR fo questa io. MNR non serria coiidulta Vél, ad ule via 
II. MNR ve (NmeJ metto a 13. MNR Quid vidi nella 13. ^ folla MNR La 
malitia - la quale Tha pariata 14* corno lo] A tritu et MNR comensata 



state pagate per intiero il 22 giugno 
del 1331, se in questo giorno Roberto 
scriveva a Ringaldo de Rocca capi- 
uno di Aquila : « Scripsisti nobis . . . 
«quod unciè centum nonaginta no- 
ce vem,tareni viginti quatuor, grana sex 
« et lercie due alterìus grani, restantes 
« ad solvendum curie nostre ex unciis 
« quingentis viginti quinque provisinis, 
« solvi eidem curie per universitatem 
« Aquile, prò precio certe quantitatis 
tt frumenti et ordei curie nostre, abla- 
« torum dudum de domo in qua ipsa 
cvictualia servabantur, non debentur 
t' eidem curie per universitatem ean- 
<c dem, sed per certas singulares perso- 
anas universitatis eiusdem, quodque 
a persone ipse habent certas licteras,per 
e quas fuit eìs per nos datus terminus 
« ad solvendum eidem curie uncias cen- 
c(tum, ex predicta pecunia restanti, 
e usque ad annum unum » . Per que- 
sto il re gli ordinava « cum omni sol- 



« licitudinis studio recoUigere» la detta 
somma residuale. Arch. di Stato di 

I 

Napoli, Pergam. deUa R. Zecca, n. 3428. 
II. Da questo punto, per un lungo 
tratto in avanti, cioè sino al 1337,6. 
tace le date de' fatti che vien narrando. 
L*Antinori si è studiato due volte 
(note 74, 78, 79, 82, e Ann, pp. 184- 
202) di fissarne la cronologia ; ma non 
si può dire che vi sia riescito piena- 
mente, nemmeno la seconda volta. Si 
vedrà anzi, nel seguito di queste note, 
che talora le date proposte da lui so^o 
in disaccordo co' documenti diploma- 
tici. Per ciò che riguarda la data della 
briga attuale di Paganica e Razzano 
contro Bagno, I'Antinori aveva pro- 
posto, la prima volta, quella del 1533, 
e la seconda, quella del 1330. Non 
può cader dubbio che la data vera sia 
quest' ultima. 11 capitanato di Filippo 
di Sanguineto non può essere che po- 
steriore al 1 329, durante il quale a^o 



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78 



BUCCIO DI RANALLO [cccxlvui-cccliv 



Aneddoto di Boe- 
aio di Btiiano 
finto sordo. 



C. 24B 



Filippo di Sab- 
guineto procede se- 
veramente nell'in- 
quisizione. 



Et Stavano sbanniti, et uscir non scottiavano; 
Stavanose nelli Ordini, et là se manecavano. 
Vollio che ne ridate de uno bono vetrano 
Lo quale se chiamava Boetio de Baczano: 4 

Fòlli data la inquisitione denanti allo capetano; 
Monstrava dello odire non essere ben sano. 

Ad quello indomandavase, lui niente respondeva; 
« Missere, Deo vi dea vita», ad capitaneo diceva, 8 

a Multo avemo aspettata questa venuta tea, 
Che pace mitti in Àquila; Deo gratia te nude dea! » 

Lo capetaneo dicea : a Quisto facto vidisti ? » 
Boetio respondeali: «Per bene ce venisti; 12 

Jammay majure merito che quisto non facisti; 
Se vui non venevate, tutti stavamo tristi». 
Delle dece parole che era indomandato, 
Ad una non respondeva, né tanto era tentato; 16 

Infegnavase non odire quello li era parlato; 
Poy dixe : « Non ogio bene, agiateme per scusato ». 

Missere Felippo disseli : « Vatte con Deo, vetrano, 
Cha pare che non ogy né a fforza né a plano » . 20 

fi che fo priso ad mano, 
più bello paczagnano! 
et poy fo rechiamato 
et quillo se ne è andato; 24 

ma se nne già sbriato; 
non se fo revoltato. 
Como agio dicto innanti, lo bono ofEtiale 
Non finava de inquirere sopra lo dicto male; 28 



Quillo non se partìa, 
Non fo veduto may 

Fo cacciato de fore 
Per vedere se Odesse, 
Non respondea niente, 
Per fi che fo alla casa 



z.M2V^/{Suvanose ab. uscire fore non se tdcottìavano ^NJ{ ftccosuvano>^ h^^ì 
MSR ve 5. MSR Fo dato in nella inq. al 6. MNR odito 7. ^ se Ili indo- 
mandavt i vi manca lai MNR quello che domandavase - non r. 9. S R desiderato 
M desidero de questa io. et Deo 11, A Tu quisto la. A Tu per - ca 14, MN R 
eravamo A st. dolenti et i^, MNR dece parti donde era 16. A Qjiillo non 

Manca né in MNR ly, MNR Et fingeva - quello che avia 18. MNR Poy 

disse pur (NR Poy pur disse^ Misser non - habime per 19, MNR disse 20, MNR 
Tu non par che oii M forti 21. A per fi ad] N per 22. MNR ptzsasu* 

gnitno 2). de manca in A 24, In MN R manca et ed hanno fo per i 26. A 
che - so fo may 27. innanti] MNR prima 



CCCLV-CCCLX] 



CRONACA AQUILANA 



79 



Paganeca et Bazano 
Ma loco non gridavano, 
Ca loco erano troppo 
Pianamente parlavano, 

Delli grossi de loro 



Et volse sapire le vollie de Aquila in generale; 
Trovò che orane gente allo re era liale. 

aveano multi adbocati, 

ca erano rabboccati, 
et majuri licterati; 
quando erano chiamati, 
teneano in prescione; 
8 Assai volte provaro de far compositione ; 
Resposta mai non hebeno altro che de none; 
Assai paura hebeno de dui che martorìonel 
Vedenno veramente Paganeca et Baczano 
12 Che non poteano rompere lo forte capetano, 
Mandareno ad re Roberto et onserli la mano ; 
Per denari compuseno; loro facto venne in plano. 
Per Tongere che ficero, la lettera impetraro, 
i6 Che ad messere Felippo lo re li comandao 
Che più non procedesse, perché composti li ao; 
Anchi tornasse l'Aquila in pace comò stavo. 

Quando vide questa lictera, missere Filippo sagio 
20 Tuctoquanto turbose nello suo coragio; 

Diceva alli soy judici : « Or comò io farragio, 
Se quisto male facto punire non porragio? 
Lo re me commandò che facesse rascione, 
24 Et che non lo lassasse per nulla accascione; 
Et per tanty denari illi composti sone 
Che più dare faceanneli solo d'uno prescione! 



Paguùca e B«z- 
zano comprtno il 
fiivore di re Rober- 
to; 



che conuuulA • Fi- 
lippo di non più 
procedere. 



Filippo neir im- 
barazzo. 



I. A la voglia 2, MN R che castigassese chi non era al re era] A vole esaere 
). J? A P. et M havea 4. A loro- avevano robati ^, MNR Perché ce erano 
judici molto bene senzati A loro - majare 7-10. La stania manca in A 8. Jif 
provar io. N che ne xi. veramente] MN R mal parau 15. MNR anieli 

14. A componerote et loro facti vennero 15. MNR La scindico che fece la - im- 
petrao Va rilevato che con questa U\ione si avrebbe la rima perfetta, e che la stabilità 
del singolare confermerebbe la legione scindico, storicamente probabilissima. 16. MR 
Lippo li manca in A 17. A cha illi composto ao 18. MN REt che tornasse ad 
pace l'Aquila M sao 19. vide] A venne M R Lippo 21. In A manca Or MNR 
feceraggio 33. Af comandao N R comandava 24. A Che questo non lassasse 

MNR occasione 25. illi] MNR loro A se sone 26. A Che dare ne Ili facea 
solo ad dui persone La Uiione di MN R nel secondo emistichio è quella richiesta dalla 
misura; però la legione di A tornerebbe ove, invece di sló, si leggesse da 



So 



BUCCIO DI RANALLO 



[cCCLn-^CCCLXt 



e 3{ A 



Per intereewionc 
ài buone pcraoae 
•i compone la liu. 



IJ3I. 

Brini de' Colle. 
brencuifij e P«gtt- 
neti coatro i SAn- 
t'AiueUmiptr i con- 
fini de' Colli. 



Ma poy che li è placuto allo re perdonare. 
Lui li à perdcHiato quanto a Uui pò toccare; 
La rascione alla parte gà non po^so lassare; 
Se illi rascione vollono, no Ui posso schiÉu^ 9. 

La parte più sollicita che rascione li faccia; 
L'altra paite diceva: « Fa' cosa eh' a re piaccia! 
Ca vole pace in Aquila, non vole briga né caccia^ 
Chi vole lo contrario, la morte soa* procaccia ! » 

Non poczo recontkre tuctoquantò vi fone; 
Missenosenci ad questo parìchi bon persone; 
Le femmene accusavano;- fecero compositione;- 
Et dero li denari, lassaro la questione. 

Et poi misero in ordene che se &cesse pace 
Fra Bagno et le castella, de poy che ad re piace; 
Ad chi più li desplaque, si se Ho durò in pace; 
Dove la forza supra, la rascione sogiace! 

Un'altra briga recordome che fé G>llebrenciani; 
Con Paganisci corsero sopra Santantiani; 
Sconfixero Santantia con multi Piczulani, 
Et forovi morti homini, ca miserosse alle mani. 



8 



12 



16 



2Ò 



i.MR Dapoi che al re è - td loro 5. rascione] A cetionè MN io non - levare 
4. MNR Se loro - io non lo R rollio 5. MNR por insistea - te Ili 6. MNR 
diceali cosa che y. MR Ch'è piacerole et in non] A chi g, MNR contare 

A quanto che In MNR manca ri io. A Paserose ix. ^ De t che' ii.' A et 
latfaro i). MNR mettesse 14. A Da- alle ed omette de 15. MNR Anzi che 
li - ma se Ilo durò In A manca li ed ba dura et pace 16. M Dov' è MNR se 
iace ly. Rubrica di A: Como fece briga Collebrencinni et San- 
ctantia et dello sgravare che se fecero Bacxaniscy et de Ro* 
giani et Lacolani. Cap.o 15 0. Rubrica di R: La guerra de 
CoUebrincinni et Paganisci con Sanctantiani et Picxolani. 
A recordo - fo de M fece Collebrecciani R Collebrincfnni 18. A Con compa- 

gnia; ma, se cesi, non si spiegherebbe ciò che B. dice du4 stanne appresso. MNR sopra ' 
li 19. MNR Santantiani A miti 20. A sse misero MNR -otici 



17. Questa briga, che TAntinori, 
Ann, p. 187, vorrebbe riferire al 1532, 
senza però citare alcun documento in 
proprio appoggio, va riferita senza dub- 
bio all'anno precedente. È da consi- 
derare che il consiglio tenuto da* Baz- 
zanesi perché fossero alleviati delle 



gravezze che sopportavano nel paga- 
mento delle collette, e la lettera reale 
che essi sollecitarono (p. 83, v. i), let- 
tera che aperse V adito a tutta la 
lunga serie di brighe fra castello e 
castello per i confini de* rispettivi ter- 
ritorj, cadono nel 1331. Infatti, se 



82 



BUCCIO DI RANALLO [cccLxx-ccd.xxn 



e 25 B 



I Buameti ot- 
tengono di Ut |m- 
gare 1« colt« Anche 
«gli estranei che 
posseggono in Bu- 
tano. 



Nanti era usansa in Aquila de pagare la colta: 
Omne homo in suo castello pagava ad una volta; 
Da nullo altro castello li era chiesta né tolta, 
Ponamo che terra avessemo né poca né multa. 

Questo fecero Baczanisci, che erano troppo gravati, 
Secundo loro possessiuni, corno c'erano tassati. 
Che fra loro vedevano che multi erano intrati: 
Fecero lo consillio per essere all^erati. 

Lo consillio fo quisto: de far colta pagare 
Ad chi tenea fra loro, che era rascione ad fare; 



8 



I. MNR osato 2. una] A omne 4. MN R Dove che - havessed homo poco né 
$. S R perché j, MNR molti homini t. ch'erano A eranoTi comito dalla stessm 
mano sopra avéranore 9. A che la - Care scritto dalla sttssa mano sopra la con" 

ctllatura di pagare io. A che r. ce avesse ad 



cessive nel modo seguente : « Essen- 
vdovi l'uso che alle rendite pubbli- 
«che avute da ciascun castello, par- 
« tecipassero tutte le genti originarie di 
« esso od aggregatevi, e che le impo- 
«sizioni si ripartissero anche in pro- 
« porzione dello stesso territorio, ne 
«avveniva che tutti volessero conser- 
<f vare gelosamente ogni tratto di ter- 
«reno che ritenevano loro spettante, 
«quand'anche quel terreno fosse in- 
« colto e montuoso». 

I. Ossia: ciascuno pagava la colta 
nel proprio castello, e, per quanta terra 
possedesse nel territorio di altri ca- 
stelli, nessuna imposizione pagava per 
questa. La gravezza che sopportavano 
i Bazzanesi, derivava dunque dal fatto 
che molti estranei avevan comperato 
terreni nel loro territorio, senza che 
fossero tenuti a pagar la colta in Raz- 
zano; sicché essi dovevano sborsarla 
anche per gli estranei. 

9. In mancanza della lettera impe- 
trata da Razzano, ecco il tenore di 
quella ottenuta più Urdi da Pre- 
turo, della quale si è toccato più su. 
Scriveva il re il 15 febbraio 1332 al 
capitano di Aquila : « Pro parte uni- 



or versitatis hominum localis Petruri de 
«Aquilano distrìctu, nostrorum fide- 
« lium, fiiit maiestati nostre nuper ex- 
« positum : quod nonnulli de iurisdi- 
« ctione vestra, habentes bona stabilia 
«in pertinenciis et territorio localis 
« ipsius, et illa possidentes, ut sua con- 
«ferre prò illis, ut debent, in singulis 
«generalibus subvencionibus et colle- 
« ctis cum hominibus localis maliciose 
«denegant et recusant, in eorundem 
«hominum preiudicium et gravamen, 
« super quo provisionis nostre remedio 
«suppliciter implorato, fìdelitati ve- 
« stre precipimus : quatenus, obviantes, 
«ut decet, subterfligiis in huiusmodi 
«recusancium in talibus minus iuste 
« contribuere et comunicare, ut expe- 
«dit, prò bonis eisdem que in perti- 
« nenciis seu territorio predicti localis 
« iuste tenent et possident, ut prefatur, 
« si feudalia non existant, vel de non 
«contribuendo prò illis speciali privi- 
«legio eius qui potuit aut alias legi- 
« time sint immunes, licet alibi eorum 
« habeant incolatum; eos ad contribuen- 
«dum et comunicandum prò modo 
« illorum, ut decet, in singulis gene- 
« ralibus collectis, que predicti localis 



cccLXXin-cccLXXv] CRONACA A Q.U I L A N A 



83 



Fecero dallo re la lictera impetrare; 

Ad gran pena lo ottinnero, per l'uso non guastare. 

Gettose questa tingna, che omne homo lo faceva, 
Si che ciascun castello suo confino voleva; 
Sorsene gran questione et opera bructa et rea, 
Che dire no Ho posso tucto per lengua mea. 

De questo qualche cosa voUio pur recontare. 



che non scia remorciare ; 
se havesse a comensare, 
né sse dovesse fare, 
brighe vi sonno state 



S Et non multo expremere, 

Ma vorrìa ben che ancora 

Che briga stata non foxe. 
Però che multe granne 
12 Et per la carfagnina, che vi so state nate; 

La briga de Rogiani io credo che sacciate. 

Che fo con Luculani, per le montangne erbate. 

2. pena] A fatica M Vnno 3. lo] MRU 4, ciascun] MNR ogni 5. MR 
questioni 6. tucto manca m M j. In A manca pur 8. U v. manca in NR 
9. MNRv. che anche A tenesse io. MNR Et che b. non fosse sttta 11, M Sopra de 
multi grane N R Per opera de* munti brighe sonno 12, In A manca Et MN R Et ptr 
le campagne che sonno statoriate 13. io] monca in A; NR non 14. ^N/?homate 



IJJJU 

G>ntese che ne 
conseguono tra ca- 
stello e castello: 



Rojo e Lucoli ; 



«hominibus prò tempore per curiam 
« imponuntur, per debita et oportuna 
«remedia compellere studeatis» &c. 
Ardi, di Stato di Napoli, Pergam. della 
R. Zecca, n. 2809. 

2. per fuso non guastare] « si com- 
« prendeva», scrive TAntinori, Ann. 
p. 190, « che con ciò si portava un 
« primo colpo air unità del corpo com- 
« ponente la comunità di Aquila». 

3. Lo scoppio della «tigna» av- 
venne in seguito alla decisione a favore 
di Bazzano. Ma la sperequazione che 
nel pagamento delle colte provocava il 
fatto di molti fra* nuovi cittadini che 
venivano acquistando de* possedimenti 
ne* territori de* castelli più vicini alla 
città, si era determinata da tempo. Già 
nel 1 324 la terra di Fossa aveva fatto ri- 
corso al duca di Calabria, esponendo che 
molti Aquilani, possessori di beni bur- 
gensatici in Fossa, non volevano contri- 
buire nelle sovvenzioni generali e nelle 



collette fiscali che ricadevano sopra 
essa terra. Il duca, il 18 maggio 1 324, 
aveva ordinato che, se l'esposto era vero, 
gli Aquilani fossero tenuti alla contribu- 
zione. V. Antinori, Ann, pp. 167-8. 
Ora, dopo la decisione a favore di Baz- 
zano, la stessa terra, avvalendosi della 
carta del duca di Calabria, la presentò, 
per mezzo del conestabile Martino di 
Petrasso, al capitano di Aquila, Luchino 
Marocelli da Genova (•) ; il quale giu- 
dicò naturalmente a favore di Fossa e 
sentenziò che alcuni di Poggio, che pos- 
sedevano beni nel territorio di quel 
castello, fossero tenuti a pagare la colta 
in Fossa. Il giudicato è dell'i i mag- 
gio. V. Akttnori, op. cit. pp. 190-1. 
Le brighe, delle quali B. parla nelle 
stanze sgg., sono probabilmente poste- 
riori a questa data. 

(•) L'Antivori ripete a questo punto 1' errore 
gìA rilevato intorno alla data della capitania di 
Luchino Marocelli. 



84 



BUCCIO DI RANALLO 



[cocuaTi 



«nv 



ed A»- 



•bF«w 



De Tomaparte dicovi che, pur per questa cosa, 
De bit loro sindico may doo habero posa; 
Pagamca et Asserce, fo cosa abominosa; 
Perduro et la Forcella prese de quesu rosa! 4 

I. Rubrica a A: Como molte ctttellt fecero briga per li 
manti et confini. Et corno Picsnlani foro poniti della cast 
che tolsero in plasa alli Popletani tt àt ntili mnttitti de 
Baccio de Ranallio. Cip.* i6.* che wtmtum m A 2. MSR sondici 

). If Pafuiisci 4. Af NX Pretnro Afi{ preseno qoesta N 



2. n 16 mano dd 1333 il re Ro- 
berto scrìveva da Napoli al capitano 
di Aquila : « Pro parte universitatis ho- 

ininum castrì Tomaparte Aquilani 
distrìctus, nostrorum 6deliura, fiiit 
raaiestati nostre noviter actencius 
supplicatum : ut, cum contìngat uni- 
versìtatem ipsam persepe prò agendis 
cortim sindicos ordinare, nec in iUa 
iurìsperìtorum copia babeatur, sitque 
per consilium seu certos de ipso Consi- 
lio universitatis Aquile noviter ordina- 
tura, quod nulla universitas alicuius ca- 
strì diete Aquilane [chHtatis ei] distrì- 
ctus s yndicum seu syndicos £icere pos- 
siti nisi sit de universitate ipsa syndi- 
CHS taliter ordinandus, supplicantibus 
ipsb concedere quod, in emergentibus 
casibus, prò agendis eorum s^-ndicum 
tcu syndicos ordinare possint et va- 
leant, ordinacione non obstante pre- 
raiasa, benignius dignaremur ». Gli 
abitanti di Tomimparte ù rìbellavano 
cosi a un*ordinanza del Consiglio Aqui- 
lano, non senza toccare delle emer- 
genze del momento. Il re, dichiarando 
dì volere «in hac parte caute proce- 
«dere et exinde prìus plenius infor- 
« marì » , ordinava al capitano di btrt le 
debite inquisiziooi e di riferìme. Ar- 
chivio di Stato di Napoli, Perf. della 
R. Ztcca^ n. 2S64. 

3. Paganica et Asstrce] Le contese 
fra* due castelli per i contini de* monti, 
erano incominciate però già da molto 
tempo prìma, certo avanti il 1325. In 
un istrumento del 14 di novembre 



di quest' anno, àuto dall'AKTiNORi 
(nota So), stipulato « in monte Campi 
« Impeiatorìs, terrìtorìo de Paganica 
« et de Asserìco, itf loco Pedi hi laco», 
per Q ixxaio Matteo di Giovanni 
della Genca, presenti i testimoni 
«sir Valeminus archipresbiter ecde- 
c siae S. Mariae de Paganica » e « do- 
«minus Egidius Compii de Barìtiano 
« inferiorì, praepositus ecdesiae S Ma- 
« riae de Asserìco » ed ahrì, da* sindaci 
«Geco Bartholomei de Paganica et 
« Gualderìo de Nicdao Gualderìo epi- 
« scopo de Asserìco», dopo il ricordo 
di varie risse avvenute fra gli abi- 
tanti de' due castelli, si figgevano i 
termini nel modo seguente: «in Pedi 
clu laco iuxta pedem de la Defensa... 
«et iuxta ad portam domus Case- 
«no\*e, de terraneo de domibus mo- 
« nachonmi monasteriorum Cascno- 
« ve C) • • • > usque ad cacmnen partii 
« Serrae sup>er domos monachorum ... 
« usque ad cacumen montis de Satere ». 
Ciò coniemu « nobilis vir dom Casinus 
« dora Philippi de Amerib de Florentia 
« regius capitaneus dvitatis Aqoilae 
« suique distrìctus ». Tale istrumento 
tu poi rìprodotto e rìcoofermato il 29 di 
settembre del 1 326 per ordine « nobilis 
« virì Matthei de Gufia de Neapoli re- 
« gius capitaneus civitatis Aquilae » dal 
notaio « Mattheo de Domìnico de Ba- 
«rìsiano de Aquila». 



(*) Coè Jet rovHUSlcro di Griiclla 



cccLXXVii-cccLXXx] CRONACA AQUILANA 



85 



Lo male de Carapelle et anchi de Varsciano 
Contarese non porria, se Deo me faccia sano: 
Non tanto li homini morti, ma pur lo capitano 
4 Tanti denari ne à abuti, che ad tucti pare strano! 
Multe castella saccio che però male à 'vuto; 
Quale è stato sforzato, et quale 1' à perduto. 
Così è gito quisto facto: ad chi à più potuto. 
8 Vigio da Piczulani non abe bon partuto ! 
La bella partitione ficero Baczaniscy, 
Quando partirò li monty loro con Gingnaniscy; 
Era bivo Boetio che sapea li pagiscy; 
12 Tali confini miseli, del monte foro forisy. 
Fovi facto Boetio massaro ad terminare; 
Monstravasenne duro de no Ilo volere fare; 
Diceva ad Gingnanisci : « No mme fay te chiamare, 
16 Cha colli mey corrocciome, vui non volilo ingannare! » 

X. de C] A che C. 3. MNR Contare non se pò j. In A manca ma pur] M NR 
ancor 4. N R ne ebbeno MS che ad pensare è 6, A Et <{, t vi manca stato 
7. N Però da q. MNR è andau quest'opera Ih MSR l'ordine ie* w, 6 i j h in- 
vcrtUo, za MNR la monte M ipsi R ti ii. bivo] A ano la. A mise che 
dalli monti 14. MSR non rolerlo 16. A et ymì M it non Te voglio SR st 
mo me Toglio incantare 



Cftrapdle e Bari- 
sciano; 



I. CarapeJU] È da intendere proba- 
bilmente, non il solo castello di Cara- 
pelle, ma tutta la baronia, allora tenuta 
dal conte di Celano. I paesi che la 
formavano, possedevano in comune il 
Campo Imperatore, oggetto della con- 
tesa con Barìscìano. Anche questa era 
incominciata da tempo, se il 15 giu- 
gno 1332 (*) il capitano di Aquila Lu- 
chino Marocelli da Genova emise un 
decreto di bando contro i contendenti. 
Ecco ora come più tardi. Tu giu- 
gno 1352, furono determinati i confini 
con istnimento rogato « in regio pa- 
c latio comitatus Aquile, convocato con- 
« silio consiliariorum artium a notarlo 



(•) C*é errore, forse «li stampa, ncirAKTiKom 
(nota 81), ove l'istrumcnto è detto del 1326. S*c 
cad u to dw Luchino Marocelli fu capitano di Aquila 
aoa B«l 1326, ma nel 1)32. 



«Nicolao Vannii de Furconio came- 
«rario». Ivi si vede che il territorio 
in contesa era quello stesso che poi fii 
suddiviso fra* varj castelli formanti la 
baronia di Carapelle : « a montibus de 
« Camisca versus montem Thoru recla 
« linea, secundum cursus aque rigi Gri- 
«aiosi vocati Rigundi; versus Castro 
« Montis in Crypta Rigundi, usque li- 
ce mites de valle Sanara le Fosse; versus 
«Campu delli Triboli per fiircam vie 
« publice de Barìsiano, in territorìum 
«Carapelle; in partibus Pinnensibus 
« usque in furcam FurccUam propc le 
«Laconice; et ab ipso usque in dicto 
« monte ITioru iuxta Campum Niblis » . 
V. Antinori (nota 81), ove son pure 
ricordati istrunienti posteriori del 1358, 
1372, 1374, 1408 e 1449, e inoltre 
Antonio di Bucao, st dix-xxu. 



e 


26 A 


Vio e 


Pinoli; 


Baxzano e Gì 


gnano. 





Arbitrato di Boe- 
zio di Bazzano. 



86 BUCCIO DI RANALLO [ccclxxxi-ccclxxxv 

Odenno Gingnagniscy Boetìo non volere, 
Allora se carcaro per poterelo avere; 
Juraro terminarelo secundo sou parere, 
Et quilli de acceptarelo; foro facte le cantere. 4 

Avendo potestate, Boetìo se nne gio 
Adpresso all'Acqua Santa collo popolo sio; 
Guardao là et qua, et dìxe che audio 
Che quillo capocroce li confini partìo. 8 

Vedendo Gingnaniscy che avevano male jocato. 
Che chiamaro Boetio, che lo popolo à sy ingannato. 
Per reavere le vigne, corno avìa devisato, 
Quando lassaro lo monte, Deo abero r^ratiato! 12 

No vi dico per ordine tucto lo male facto. 
Non vollio troppo spremere, non sia tenuto matto; 
Retomo alla materia et altro dico et tratto; 
Multe castella lassonci che so state ad quest'atto. 16 

e. aj A Anni mille trecento trentatrì vi conto io. 

Luglio, ji. Quando lo re d'Ongarìa menò lo fillio sio; 

VenutA di Ali* 

dreasso in Italia. gì meuato uo llo avesse! tanto male ne uscio! 

E^^iJie ^ quillo anno, de magio, lo sole intremorìo. 20 

I. A Omne G. cedendo; parola ^sfulthma introdotta prohahilnunto dal eopittm 
por rimoJ&are al sonso, twMrriton dopo che Odenno era stato fraimtoso per Omne 
a. ^ potercila 3. A/Jar»o J Cioè tenninarolo MNR de termùur ^.MNR 
et loro 5. A liberttte 7. M Giurdt - dice eh' odeo S dice che Idio R che Dio 
8. MNR Et in qaillo 9. MNR assai errato la Che manca in A MNR il - ha 
jocato IT, A avere la vigna - avevano 13. MNRyt metto 14. MNR voglio 
esser più lungo 1$. A dicovi fo facto 16. A e dicovi che - ad simele 17-201 Col- 
loco qui questa stanca, la qnale, come già dissi a suo luogo, p, yi, in tutU i mus, iro' 
vari intercalata tra la st. CCCXXIV e la st. CCCXXV. Trattando essa M avveni- 
menti segmti nel ij^^, ri può chiedere se non era più tosto il caso di collocarla in ietta 
agli avvenimenti di quest* anno. Se non che il punto di passaggio dal i^j2 al ijff «mi k 
hen determinato nella narrazione di B., la quale an^i procede cori continua e le stanne 
vi sono cori compatte, da non ammettere interru:i^ioni, ly altra parte è questo il luogo 
nel quale B. dichiara di voler far punto al racconto delle brighe per i con/ini do' ca^ 
stelli e di voler « ritornare alla materia » per dire e trattare di « altro >. Che cosa 
potrebbe meglio conseguire a tale premessa se non il contenuto della stanca presente? 
17. A reconto MNR canto 19. MNR sequlo 

20. intremorió] e non forse addirit- lare; Oppolzer, Canon dir Fimster- 
tura «morìo», per ciò che non si ftisse^ Wicn, Gerold, 1887, p. 244, 
trattò di un'eclisse totale, ma anu- n. 6058, uv. 122. 



88 



BUCCIO DI RANALLO [cccuzzii-coCKai 



e jés 



Per omne modo, dicovi che ha ben companto. 
Che più che dudid onde per gillo ìl accattato: 
Trecento once pagarono de quiUo peccato; 
Or vili lo jndichele se fo bono mercato. 

Et, sopra tucto questo, la casa comparalo: 
Trecento cìnquama once ad Ventura donaro. 
Et multi ahri presenti che però presentirò; 
Per forza et per denari vicquero et soperaro. 

Quanto godire d^iano de questa loro casa. 



Che per forza accattarola. 
Questo ben vede Christo, 
Che lui non voie bcdte. 
Et quilli che de questo 
Cristo ne Ili i pagati, che V acaptaro caro, 
Ca nelle case loro se vede lume dnaro, 
Ca, poco depò questo, ad terra se gettaro. 



et questa cosa è spasa? 

ca vi à la barba rasa, 
et omne andno à l'asal 
Piczulani atticzaro. 



8 



II 



i6 



I. MNR Per 
q. poco 
9. MSR 

2. A Poche 
pecte ÙL Mtht 

&.àiSR Som 



4.^ 
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l^XJ^Che 



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» 2. MSR !■ g. U è cMta 


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6. MSR 


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* SS. 


^lio volte 


irdKqaeOon Ndktàhn 


o> 


i^.MSR 


Perché k loro a 


ne vciotD ha 


nw 



tsato Ibcbo preK ou ma 



pares iort se asserant, per indeqoe 
posse sibcombere iorì suo miseraU- 
liter ingemiscant ; maiestati nostxe 
supplicavcrunt acteote, ut dignaremur 
m hoc eis de equitate dominica mi* 
serìcordker subveniie •. OrcfiiULS 
quindi al predetto reggente la curia della 
▼icaria e agli ahri, 9 quatenos sutim, 
tecep<is preseatibus, reqtnsito atqae 
reoepco per tos aoctoritate preseDcimn 
a capitaneo predicte dritatis Aqule, 
cui exiode scribimus, processn quo- 
libet, à quis est habitus in hac causx. 
sub sigillo suo, in hiis quibus est ti- 
nibus deinde Tocatis evocandis, ad 
uheriora prooedatis in illi aaema 
forma prennssarum licteraruro nostra- 
rum predicto capitaneo directanjm, 
ac e Tobis prìncipafiter et 



tire directe forcnt» luxta fflamm 000- 
tineiKiam et teoorem, iosson mchilo- 
minus sub certa et formidabili pena 
capitaneo memorato quod in causa 
ipsa procedere de oeteio non preso- 
mat, ita quod redatur ptaxtibas aliis- 
que in premissìone iustida nec in caso 
contrario oportett 



ipsism 
hoc alio lemedìo proTÌderì»; Aich. 
di Stato di Kapob, Reg, Amf. CXIXCIV, 
e 222. D goofilone reale che i Pix- 
zoUni stnpparooo, per il che poi pa- 
garono una multa £ ohie dodìd on- 
ce per ciascuno de* gigli d*Angiò che 
ri &i:uravaiK\ era suto issato forse 
da' Porpietani sulla casa, appunto, in 
seguito alla presente dedsìoDe, per porla 
sotto la protcnooe del re e deUa corte, 
la quale non dette peni» akun afota 



90 



BUCCIO DI RANALLO [axxcn-oxKW 



e 17 A 



U ahre brighe dezxami, non era qoestt) 
Cbe nostri najarìni in AqoEIa ago cazaio: 
Che ilfi ago bct2 b briga et ad nm F ago 
Lo carco allo com mu no tocto ago acammlato 

Lo tempo nairti gito, chi briga si fi^ca. 
Dio se Uà pagava por orfb borsa sea. 
Et quando inter Uà parte li denari coDea, 
De questo Io comnnino nullo incarco semea. 

Or por non fo cosd; male agia chi lo 
Che briga in spetiale lo communo pagassi 



8 



I. J jltra br%ai - ad qaaw facto MSR et prón 2. 

|. Jk .V U Aloni ha facto - et per co^m l' ha jettato 
fi tribolato 5. naoti] MSR ynma. 6. hooa] J/ poaga 

S, i/Xi? carco 9. J/ .V J? Dapoi che fo io. h MSR 



qMSR 
4. MSR che è 



Ma tra Pretattì e Rojans (v. gii 
P' 37f ▼• r, p- 44, V- 6 e p. éo, r. 7), i 
quali ultimi parteggiarono a favore de* 
Gunpooeschi, sembra che il dissenso 
scoppiasse per l'appunto nel 1334 o 
poco prima. Da una lettera di re 
Roberto, tn data del 26 marzo 1335, 
risolta cbe fra le due famiglie erano 
avvenuti scandali, ingiurìe e danni; 
tanto che V università aveva dovuto 
intervenire per metter pace ; e do- 
vette intervenire anche fl re al quale 
quelb mandò un sindaco. Vi si legge : 
«Sane universitatis hominum civitatis 
« Aquile, nostrorum fidelium, per cer- 
«tum eorum svndicum ad curìam no- 
« stram missum,habuitnuperinsinuacio 
« facta nobis : quod prìdem inter Nicho- 
c laum de Rodio [/'/ « Cola » probahil- 
« minte del quale al sonetto Vili] et lo- 
«hannem fratrcs [v.p. p6,v.j], milites, 
« et corum filios, ex parte una, ac Theo- 
« dinum de Pretactis militem, ex parte 
« altera, procurantcs dissensiones aao- 
« rum, gravia suborta fuerunt bine 
«inde dissidia et scandala turbulenu, 
«ex quibus iniuric, insultus, percus- 
V sioncs et dampna in personis et bonis 



dictomm Tbeodini et filiomm, siaxt 
ponxtur, soccessenniL vcnim ma- 
vershas ipsa, de soonim co n cia iu m 
discordandum status refonnadooe 

S^^lidta, studiose sue i ntjt ^imc^r^nw;^ 

ministerìo partes discordcs easdcm de 
iniurìis, insuhibus, percussioiiibiis il- 
latis, dapnis predictis, pnidenter ca- 
ravit reducere ad pads amahìlk unì- 
tatem, cenis obligadooibus, promis- 
sionibus et pactìs hinc inde secutis; 
devota prò parte universitatis predicte 
nobis supplicacione subiuncta, ut pre- 
dictis paci et concordie ac obligado- 
nibus, promissionibos et pactìs huius- 
modi assentire de benignitate dominica 
dignaremur ». Il re quindi ratifica il 
trattato di pace: « pacem predictam ra- 
tam habentes et firmam, dque ac 
obligatiooibus, promissionibus et pa- 
ais super tractatu pads huiusmodi 
habitis, ut prefertur, de certa nostra 
sdentia et speciali grada assentimus » ; 
Archivio di Stato di Napoli, Reg. 
Ang. CCXCVI, e. 59B. Qf. pure gli 
altri documenti, contemporanei o di 
poco anteriori a questo, che si dtano 
alla p. 107. 



CCCXCIX-CDl] 



CRONACA AQUILANA 



91 



8 



12 



Né soUati né frosteri volse che ecco intrasse 

C à guasta questa terra ! Beato chi lo mendasse ! 

Se alcuni à la briga, che colpa à Caporsciani 
Né Como né Chiarino né tucti altri Aquilani, 
A flfareli pagare li soldati et li guardiani? 
Non possa bene avere, et sempre stare in guani ! 

Una delle radici dello male de quisti pagiscy 
Si fo de Baretani et de Cangnaniscy, 
Ca illi comensaro ad menare li foriscy; 
Se chi foro ademannime, dico : foro Abrucziscy. 

Pretati et Camponischi in queste parti entraro; 
Camponischi et Rogiani ser Tomasso ajutaro 



Le otuse del 
mele. Liti fra Ce- 
gneno e Berete. 



I perttgiani de* 
Cemponeschi e de* 
PretettL 



t, M N R (ortscìtì 2. N R mensase 3. i la] M NI? hanno la 4. Manca in N R 
6. A guari 9. M Et loro NR Che loro io. A Chi - ademanname MNR do- 
manni 12. A et ser-uotaro; Unione impossibilt, giacché qui dobbiamo avere, non 

il nome di uno de* consorti de' Camponeschi e de* Rojani, ma la persona appunto per la 
quale essi parteggiavano; cf, il comento. 



10. Abruc^^iscy] Cioè del Teramano ; 
su di che cf. Faraglia, Corogr. abru^- 
Ijue in Arch. stor, per le prov, Napo- 
IH. XVI, 644 sgg., e adesso anche F. 
Sa VINI, La contea d'Aprui^io cit. p. 4 sgg. 
Del resto, pel doppio significato col 
quale le denominazioni * Abruzzo * e 
'Abruzzese ' ricorrono in B.,v. gì* indici. 

11. Pretati et Camponischi] Famiglie 
entrambe originarie di S. Vittorino. 
L'Antinori, Ann. p. 192, non cita la 
fonte dalla quale ha derivato la notizia 
di un Taddeo Pretatti, che sarebbe stato 
uno degli ambasciatori inviati dagli 
Aquilani a Carlo I (cf. p. 14, v. 3 sgg.). 
Cita bensì un diploma nel quale par- 
lavasi di un Bernardo e di un Urbano 
Pretatti, fratelli, viventi nel 1270. Il 
primo sarebbe stato cavaliere; il se- 
condo duce per la Chiesa, pc' Vene- 
ziani e pe* Fiorentini, e da ultimo creato 
in Germania capitano e cavaliere dal- 
l' imperatore Rodolfo. Niccolò di Gia- 
como Pretatti fu giudice annale in 
Aquila nel 1302. Nel 1322 si trova 
menzione di un Errico Pretatti. V. 



inoltre, intomo a Todino e a* figliuoli 
di lui, il comento alle pp. 100 e 107. 
Per ciò eh' è de' Camponeschi, v. p. 44, 
v. 6 e il comento alle pp- 92, 93, 95. 

12. ser Tomasso] Tommaso di Pietro, 
capo de' Cagnanesi, così come l'arci- 
prete di S. Paolo era de' Baretani. Si 
conserva l' atto dell' 1 1 ottobre 1333 
rogato in Aquila « in palacio regio ci- 
« vitatis ipisus » per Gualtiero Folli di 
Bazzano, regio giudice a' contratti, e 
Giovanni Santori di S. Vittorino, no- 
taio pubblico, col quale son nominati 
giudici nella città di Aquila e nel suo 
distretto « sapientes et discretos viros 
«sir Nicolaum Bernardi de Saxe, sir 
« Thoinasium Pctri de Cambiano iuris- 
« peritos, Buczarellum notarii Nicolai 
« de Pa^anica et Paulum Bartholomaei 
«Rosine de Foxa»; Arch. di Stato di 
Napoli, Permani, della R. Zecca^ XXXVII, 
n. 2903. È menzione de' suoi beni 
in Cagnano in un inventario di certe 
terre appartenenti ad altra persona, si- 
tuate « iuxta rem Thomasii Petri»; 
ibid. n. 2991. 



94 



BUCCIO DI RANALLO 



[CDVI 



Brin fra Salmo- 
ne e ResutBO Gin- 
telmL 



Serria forte ad dire et credo a bui de odìre; 
SI che ad altro dire me convene de gire. 

L' altra male radice ce venne da Selmone, 
Quando la briga loro et de Restajmo fone; 



I. A bni credo 3. de gire] MNR venire ). ce] M lì; in SR mamca. 



« tenent in dicto monasterìo et in rocca 
« cuiusdam castri dicti monasterii, quod 
«vocatur Vistata, multos exteros ma- 
«landrinos de locis gebellinis atque 
« rebellibus extra regnum, in parvipen- 
«dium nostri nominis et honoris; et 
« insuper prefaius sir Lallus et alii su- 
« pradicti aliquorum malandrinorum ad 
aista complicium comitiva stipati, ad 
« predictam terram Clausure hostiliter 
« accedentes, nonnuUas domos aliquo- 
te rum de predicta terra plus quam trigin- 
«taduas ignis incendio concremarunt, 
« disrobando mulicres et domos, per- 
a cutiendo et occidcndo eciam homines, 
« aliaque nefanda plurima commictendo 
« in iurìs iniuriam dictorumque homi- 
«num terre Clausure preiudicium et 
tfiacturam». Ecco quanto il re ordi- 
nava : a . . . commictimus et mandamus 
« expresse : quatcnus statim . . . adver- 
9 sus eosdem siri Lallum et alios supra- 
V dictos eorumque ad ista complices et 
« sequaces,predicto capitaneo dumtaxat 
«excepto, qui durante tempore sui of- 
c ficii non posset comode conveniri, ex 
« officio curie procedatis. et si exinde 
« vobis constet, sic puniatis eos aspere 
« prò commissorum huiusmodi exces- 
« suum qualitate, quod ipsos talitcr de- 
cliquisse peniteat et penalis infliccio 
a reliquos a similium presumpcione 
« compescat » ; Arch. di Stato di Na- 
«poli, RefT. Ang. CCXCIX, e. 272 B. 
4. Restayno] Cantelmi, conte di Popoli 
e signore di molte altre terre nella valle 
di Valva. Ebbe il principato di Pet- 
torano dal matrimonio con Margherita 
d'Agout de Corban; v. Lfita, Fatn. 
cel Cantelmi, Uv. i, e Antinori, 



Ann. p. 205. La contesa fra lui e i 
Sulmonesi aveva origine dal possesso, 
che costoro contestavano agli abitanti 
di Pescocostanzo, delle cosi dette Cam- 
pora, un territorio montuoso posto fra 
le due università. La vertenza era 
incominciata fìn da* tempi di Carlo II, 
il quale aveva deciso a éivore de* Sul- 
monesi. Restaino Cantelmi prese a so- 
stenere i Pescolani, suoi vassalli («quod 
« idem Rostaynus ad se dictosque vas- 
« sallos eius spectare rationabiliter as- 
« serebat »; Faraglia, Cod, dipi. SuJm. 
pp. XXXI, 169, nota e n. cxxxvm). 
La briga sanguinosa era incominciata 
nel 1336. Il 24 giugno 1337, l'uni- 
versità degli uomini della città di Sul- 
mona, congregata nella chiesa dell'An- 
nunciata, elesse sindaci e nuncj speciali 
perché si recassero dal re e dalla re- 
gina ed implorassero «quatenus ipsi 
« dignentur de innata eorum clementia 
a ponere veram pacem fìrmamque con- 
if cordiam cum effectu inter virum egre- 
(cgium Rosta^'num de Cantelmo et 
« familiam suam, ex (*) P^^^c una, et Sul- 
le monenses eosdem, ex parte altera, ita 
« quod Sulmonenses iidem . . . possint pa- 
« cifice et secure vivere...; necnon ad 
«tractandam et faciendam composi- 
« tionem ... de delictis seu excessibus 
« fortasse per eos commissis in presenti 
« briga, que fuit iam est annus elapsus, 
«et nunc etiam est, inter Rostaynura 
«et Sulmonenses»; ibid. n. cxxxv. 
Malgrado ciò, non pare che la briga 
cessasse, che V imprigionamento di Ma- 
scetto e la rottura del palazzo per opera 



(•) Ms. et 



CDVU-CDX] 



CRONACA AQ.UILANA 



95 



Che fo priso Masscitto et misso in prescione; 
Fo ructo lo palaczo, et ser Lalle lo campone. 
Multi homini vi foro che non foro nominati, 
4 Et multi vi non foro che vi foro accusati. 
Et forone sbannuti, et poi foro judicati; 
Li testimonii falsi fecero gran peccati ! 

La vollia et lo male odio allora fo scoperto; 
8 Fo accusato ser Lalle denanti ad re Roberto, 
Che roppe lo palaczo et per forza fo operto; 
Carlo de Artusse anco vi spense adsay per certo. 
Foro citati ad Napoli per ciò multe persone 
12 Che foro con ser Lalle ad rompere la prescione, 
Che forono sbanniti et judicati fone; 
Sopra questa materia assay dicere se pone! 
Non tanto citato foxe chi fo alla correria, 
i6 Fo citato Adoardo et anco miser Matthìa, 



Ser Lalle Cam- 
ponetchi e U tua 
parte citati a Na- 
poli e banditi. 



I. M Masciotto 3. MNR ce foro - mentuati 4. MNR m, non ce - che uè 
9. MNR et hala per - aperto io. In A manca anco MN R ce fece assai ii.M S R 
de ciò 1%, A et fo jadicatì ancore 



di Lalle Camponeschi, devono essere 
avvenuti dopo di questa ambasciata, 
una volta che Lalle non fu colpito dal 
bando prima della fine del dicembre. 
Alla presenza in Sulmona di Lalle e 
di altri Aquilani durante la briga, si 
allude forse nella lettera del re al ca- 
pitano di Sulmona, in data del 5 ago- 
sto 1338, nella quale parlasi di alcuni 
cittadini che avevano ricevuto danni 
ne' propr j averi « tempore quo extrin- 
« seci de civitate iamdicta [di Suìtnona] 
e in illa morabantur » ; ibid. n. cxxxvi. 

I. MassciUo] Un seguace e fami- 
liare di Lalle Camponeschi, intendono 
il Cirillo, op. cit. e. 12 b e TAnti- 
NORI, Ann. p. 205 ; ma non adducono 
prove. 

8. ser Lalle] La più antica notizia 
intomo al personaggio era data da un 
documento del 3 aprile 1326, veduto 



dairANTiNORi, Ann, p. 194, nel quale 
figurava quale giudice annale della 
città. Fu podestà di Foligno dall'a- 
prile airottobre del 1334; Bonaven- 
TURAE Benvenuti Fragm, Fulginatis 
historiae, p. 363 ; e due anni dopo s'im- 
pegnò negli affari di Cesura, di cui a 
p. 93. Quanto al nome * Lalle ' è la 
forma volgare di * Ludovico ', come 
rilevasi dall' iscrizione bilingue, latina 
e volgare, che Icggesi sulla tomba di 
Lalle II, nella chiesa di S. Giuseppe. 

16. /If/odrJo] Odoardo Camponeschi, 
fratello di Mattia. Nel 13 18 fu uno 
degli ambasciatori spediti dagli Aqui- 
lani a Carlo di Calabria per ottenere 
la riduzione della pena, di cui a p. 58. 
Nel 1329 fu capitano della Montagna 
di Amatricc, di Accumuli, di Monte- 
reale e Cittaducale. V. Antinori, 
Ann, p. 194. 



96 



BUCCIO DI RASALLO 



l 



■rì|^ te 



ti MM pBÒ OO*- 

tu 



C sS A 



Anco Nanni de Rogì et altra compagnia. 
Venne Io executore et fece la terzaxia. 

Però che fo sbannita b pane de ser LaSe, 
L'ahra pane collìendola socto et caponabaDe, 4 

Però che dalla cone sempre aveva le qnDe; 
Sempre loro novelle da corte erano caDe. 

Da poy questo, in Paganica fo briga comensata. 
Fo, una sera ad tardo, una mala scontrau; 8 

Tre persone morerovi; fo mab comenzata. 
Che ne usd multo male in tutta questa contrata. 

I^ pane delli morti se gio ad rechiamare 
Cenanti ad re Robeno, per la vendetta £ue; 12 

Nullo ofEdale allora non potea judicare 
Set non ad voglia de Carlo, corno ad lui {Hace et pare. 

Assay gero per Napoli; non trovaro rasdone 
Per misser Bonajonta, anchi per Mattarone; 16 

Foli dicto: a Panetevi, ca non è tempo mone! > 
Anco tomaro in Aquila; gran dubito ce fone. 



I. MS R Et tnco 2. A Et Tcnoe N commisarìo ). MNR Poiché forno 
•banditi 4, MSR collicTali sopra 1% A manca capo-; «m r/. la situa asprastiaug 
alla tt, DCLXXIL s- MSR baTiano 6. A dalla 7. i/.VJ? Poi S. mala] 
MSR bratta 9. A m. eotrau io. A De Mgnitò - p«r questa ir. MSR Le parti - 
se andaro 15. ^ offitiale potea per questo jadicare 14. A ad Tolantate dello re 
si comò li pare; Unione alquamto imf^enma; ^altr§nie la legione dì MS R è conformata 
da tutto il seguito del racconto di questi avvenimenti^ ne* quali ehhe tanta parte Carlo 
d^Artut, 16. M R et anco S et per 18. MSR Toraaroeene In A 



\, ì^ anni de Rogt] Giovanni di Be- 
rardo di Rojo, Appare per la prima 
volta quale podestà di Perugia nel 1 327: 
« .M.cccxxvii. Gianni da Roi del con- 
fi tado de TAquila per .vi. mese»; 
Annali Perugini^ e. 17 b. Col titolo 
di nobil uomo figurava in un istru- 
mento dell* 8 marzo 1332. In un al- 
tro del 19 giugno 1336 vedevansi i 
figliuoli di iui, Filippo, detto il pro- 
posto, e Biagio, detto il medico, ven- 
dere una loro casa presso la piazza 
del Mercato per cento ventisette once 
d*oro, « prezzo », scrive TAntinori, 



Ann. p. 201, «che a que* tempi di- 
« mostra casa di qualche grandezza». 
Si è veduto come col fratello Nicola 
prendesse parte alle cruente contese 
co* Pretatti, di cui nel documento del 
26 marzo 1335, citato a p. 90. Oc- 
correrà appena di dire che non an- 
drà confuso con questo personaggio il 
Nanni di Rojo che nel primo semestre 
del 1 368 fu senatore di Roma. Costui 
però fu certamente della stessa fami- 
glia, se non discendente diretto di lui ; 
cf. Mas-Latrie, Trés. p. 1730, e An- 
tonio DI Bucao, st. IX sgg. 



CDinr-CDim] 



CRONACA AQUILANA 



97 



12 



i6 



20 



24 



Poiché tòmaro in Aquila corno li adolorati, 
Imagenarono de fare corno li desperati 
Che a rreseco se mettono per essere desertati, 
Se delli loro inimici pou essere vennicati. 

Pùseno con ser Lalle che revenire dovesse 
Con tuctò' quillo sforzo che avere potesse, 
Et venesse de nocte, che se non sapesse. 
Ad tucte loro spese, costasse que volesse ! 

Ser Lalle poi revenhe dui di pò santo Antoni. 
Sua parte stava acconcia, che senthìa questi soni ; 
Tucti scoccaro insemi, cavaleri et pedoni; 
Ad casa de Mattarone gerono corno leoni. 

Vero è che Mattarone questa cosa sentlo. 
Et stava ben fornito collo parentato sio; 
Per la spene della corte lui non impagorio. 



la quale li fallìo. 

non posso recontare: 
no potea contrastare; 



Et abbe spene in altri, 

Como fo questa briga 
La gente li fo adosso, 
Intorno alla casa fo la gènte ad guerriare ; 
Miserovi lo foco per fareli consumare. 

Li fine de questa briga in casa de Mattarone, 
Con ipso foro morti quattordici persone; 
Ser Lalle tornò in Rogi et loco se pusone. 
Et prese lo viscovato quasi per tradiscione. 

Questa è la ventate: che missere Bonajonta, 
Per adjutare Mattarone, in piacza fece ponta; 



Richunutacr Lalle. 



Geniuio, 19. 
Ser Lalle rientra. 



ilssedia la casa 
di Mattarone. 



Mattarone ucdao. 



Lalle prende il 
TescoTado. 

Buonagiunta ten- 
ta di loccorrerc 
Mattarone; 



X. A Poi t. t omette li 2. In A mahca li 3. A/ initto 4. A dalli 

%,' A Po sorte che ser 7. A TenneTi 9. Rubrica di R: Q.atn do re Tende 
ser Lille per far la guerra conMattarone. MNR Antono iti. A 
Semt parte staVa non se senthia questioni iz^ scoccaro] A se misero # ométti et 

13. A ne genmo 15. X Vennero et M. Ih A manca h Afi? queste cose 14. In A 
métua Et 15. MìfR ipso 16. la quale] MìfR ma sappi 17. Af ^J? reebfdare 
xt, il no Ili potente 19. fo] Mi^ R avii 2a M farela S R fameglin cticaie 
al. il loy 



9^ Dóppio errore in b', che intende: « Poi nel 1357, a di io di gennaio, ;i- 
« tornò ser Lall^ » . 



GrMMM AquiUmk 



98 BUCCIO DI RANALLO [csxzii-ciuami 

PararoseDi Bagnìsci, corno se dice et conta: 

« Fra Dui may non revey, se od vay ad nostra onta! b 

Ser Lalle allo vescovato & Io coosillio £ue 
Con tucta la soa parte, et abe ad rascìonare: 4 

« Se questo male villano non Éiymo consumare. 
Tanto pò colla corte, che ne £irrà des£ve>. 
^ ^ * Voltaroselli adosso con tucta b loro parte; 

i^i0 ad KfT- 

o to tra ter u ne Qii l'assallea denand, chi Tassallea da parte: 8 

Et ilio se nne uscio con gnume ingengno et arte; 
Non finava mannare ad Napoli le carte. 

Assay assalti derono per la casa pilliare; 
Era sì ben guardata che non se potte £ue, 12 

Che tante bon balestra vi era ad sagettare 
Che nullo non potea ad essa approssimare. 

Et, depò questo, foro £icte le manganelle 
Che getta nello tìao la preta granne et bella, 16 

Che rompea delli pinci danunca collea eUa; 
De coltre et mataracza fecerovi medella. 

Et anco omne dì davano qualeche hadali^cho. 
Et omne volta avevano da loro lo remucho; 20 

Non ci bastava questo: fecero lo trabucho. 
Che stava in Santo Maximo, ma may non fece stnicco. 

Ad dire la verità, io, quando Io vedeva 
De gire quella brigata ad quella opera rea, 24 

De Ila quanto de qua assay me recrescea; 
Con parole reprendealo, con £itti non possea. 

2, MS R nui non te Tolemo ad tuo dispetto etonta; pmrt wàgUoré^ u si rammenti 
cbt il eomhmttiwunto mvrva Im^go nel UcmU di Bastia. 4. et wirnmem im A 5. TÌlUno] 
A homo ; mmcbi h^ Mattarone era TÌllano ma gitile; però n trattA H BmonmgimmU « mmi 
di MsttarouÉ. M facemo iV R potemo 6, MSR che d fa disertare 7. loro] A sua 
8. itf 2^ /{da canto et chi da 9. Af ^ I? Et lai li resistea x i. A/.V A derond i2,MìfR 
fbttz I). S bonesajette erano a M balestra era de 14, MSR Che homo non se 
pc (SR si potea/ ad quelle 15. MSR Poi - feceno far le 16, MNR gettSTa 

17. N Et gettava et rompea omnqae Af Et - o. cidea quella R Et gettava et sopra 
delli - cadea q. 18. Af 1? faceano la yie 19. W darà so. Af ATI? harea da quelli 
ai. In A muMcm d aa. stxacco] A fmcto 24. MS'R Andar quelle brigate 

22. stava in S, Maximo] Così la casa cidentole della piazza del Mercato, alla 
di Buonagiunu può ubicarsi nel lato oc- sinistra della cattedrale. 



CDXXvra-CDXXXi] CRONACA AQUILANA 99 



O gente sciocca, sciate penetuti so«tto i. 

De gire dereto più ad' quissi grossi! gu*ci de* grandi. 

Or non vedete quisti che se so mossi, 
4 Che illi ago recolti li verniti? 

Patuti anno de mali jomi avuti 
Et alcuno dalla corte sì percossi 
Che nei ago lassate sangue, polpa et ossi, 
8 Et per la briga multi ne so gagiuti! 

Quanti più mali exempli ne vedete. 
Tanto più lo peccato vi à accecati. 
Che sinno may parare non potete! 
12 Or comò non pensate, sciavorati. 

Che a Uoro bene chiamati non sete. 
Set non alla briga per essere atticzati? 
Omne di mòresse uno per uso; 
16 Non lassarete gire allo male uso! 

Era la briga granne omne di nello Mercato ; e 29 a 

Da fare pace facease continuo tractato; uitT^t!'*^' 

Vidi frate Dionisio che lo re abe mandato: 
20 Per fare questa pace li ebbe commandato. 

Anco ce venne un vescovo per questa pace fare. 
Et alcuni boni homini che vi fecea chiamare; 
Et alcuno diceva che nei era da fare, 
24 Et, mintri se tractava, stava a balestrare. 

Ma io pur cognoscea che non ce era avantagio, 
Ca troppo gea da longa l'uno all'altro coragio, 
Ca no vedeva tenerenci nullo bon viagio: 
28 Uno dì fici uno sonitto lo quale vi dirragio. 

z-16. // sonetto manca in MNR 1. Rubrica di A : SoHrrrt. 4. A tutti li 

▼errotti 6. fi] Potrebbe leggersi anche sin 18. A fore-c. eri trtctato MWR 

facete 19. MSR Un di fr.-Iu re ce habe ao. MSR quella Ai 22, M R 
che ce fé S ci fecero aj. MSR dicevano: Domane te deve fare 24. MS R 
Et quando 26, MNR era lontano -et l'altro ay. A no Ili - tenere 

19. Frate Dionisio da Borgo Sansepolcro, il noto amico di re Roberta 



lOO 



BUCCIO DI RANALLO [cDXXsn-CDSXZin 






Io ò le recfaìe xnee unto amarrale 
De odire stare a boa punto Li pace. 
Et: e Tosto se deve are; se 2 Deo 
Ma non ne credo meste, in ventate; 

Ci ncsi vegìo le voIEe aderkzate, 
AdcHì ce vegìo lo K)CO pomice; 
Ci allo pikse cicoao: « Ci nx pèace 
£1 spnoniini dinDC male ozzjc:t. 

Ma dicese di alozn eh 
Ve::uto ne perito ìì> 



O e 



.•^■^ 



Che leoctsesao ne a4::iarQO S 

O i: d ievemo tnKvcaie Jii ssz^ix 
C^ k> i>ecc;to ksraii ne tene: 
Sporarao pere •quajora dar de rzirsc. 

Or forcì* che ncm à>n> ien pjOTti 
Per pe:£tmru 2ì noar: peccar! 



8 



12 



Cii?:tio- 



16 



I.n 



..tonv 



\."ve seminine 



r^r***a. 



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rerecne riìssr Tei 



ZCU& K. A. J, tt£ftc£ "-^ À: &£»s \ X Mhmse k ìl X / 
^ ju X J M& ài "^Tt zsK cb: hiiw- xau 3it èst rr.^ X. X X 
ir cirar ii. jC bì t ik X VX xtt che :^ JL CUxatt z. - 
Iter ^nfch-r ' jet itr' jf j« i^w. Tr^st ^ lf>X 
^ ime» :i. If XX 'in.. 



4. JéX£ 

SUB C pXBttO 

U^ MSJi 



e Aoi:I*i o.i.x ••:": r.KiniUiTr j.ir.'.ro- 
Ir. iir i.^ìj-im; J^-. " > pc-.r.-T ::^.s 

» »»• .^«M.t*. ....KwTV > ^- «»'» . ^ 

* >>«4(^ 0«)«*^ !n.%C O-JI** ^ V «I*l« • ka.1 «^ 



i= Kit- 
t5.t^-v\' sTi a*oM iinctt imia;. t*- 



I02 BUCCIO DI RANALLO (amzvi-CDEU 

La corte accompognavalì per la terra in omne loco; 
La parte de ser Lalle se rcstrenzc in un loco. 

La sera pò che venne, ser LaQe se partìo, 
Ca contra se scoperse b corte e tcA rio, 4 

Et missere Todino che contra ipso gio; 
La quarta de soa parte sua fi^ non sentkx 

La pnmera domeneca de ìxìinxì se putero, 
e non a tJsL Et quaÀ toctìquanti a Rriete se ne gero; 8 

Et iDi lo rccolsero tra loro volentero,* 
Et feceroH bonore, parlando dello vero. 

La parte che havla vìnto fecero molto male, 
Ca misero lo foco per cammore et per sale; 12 

Per UIC foco b sera ardeano lo massaie. 
Et fecero muho male a lloro avcrsale. 

Cinquanta cmce eran messe per ùrt lo vescovato. 
Cinquanta per Qdlemag^ per santo Pttro beato, 16 

Et trenta per lo ponte de Pile, ch'era gedato; 
Déroli alli solbti; ficero gran peccato! 

Tanty avevamo guay nui che dentro stavamo. 
Che ad me stisso pare forte che lo sbsteDevamo; 20 

De omne tre sere una per la guardu gevamo; 
Se pioveva o negueva, la tem tonùavamo. 

Fidanza non gio ad Riete colli alni, quando uscio; 
Gisenne a Colletecato/ che era castello sio; 24 



X. MSR ftcsomptfmìòlì per t. et wn poco ). HSR cbe ^caae poi 4^ A 
Ca U corte se - et coatn li &ho ^. <i lai é^ p^rte] W .^ gcate & A ma, M—f. 
7. J prisa 9. J/.VK Reoarseaolì ìUi tix V al«fn io iovcto R vokatcfo 

lo ioTcro M ia ierexo ti. J che riccoro Ji cbe WrU antro i). lo] 

Af le 14. If.VX Aacon seoui «qoesto teceoo s^-oc male té^ A Et e 

17. M Pile era armto X K TÌsato M per la pane ie x.^ MSR aTCTsao - 

cbe avi d. icv Jtf.V.^ Ai ooq stess; - che «tasto « ^ - ^ ^ ■ ■ ■***•* fS R o ffe ret m o/ 

che] A cono 21. jf tno 22. .VK Se se n<af:«eri ^ o se ài totBiraBO 

X attomiaTmflBO 24. M S R Aoiò 

12. «cimere e sulc del vcscx^rjtto». j^vk^ di l;ii in ìs t riprese commerciali; 

ìxxteDde b *. Anttkc»:. Axx. ^ 150. Nd (fif^oma 

25. FiÌjv^a] FidaniA dWndrcji d: de' 24 wi^jlìo i;35L dtAto a pu 73, 

Mainirdo del Peggio i^cf. p» tO\^, Cv^ rkun insieme con k> stesso f^gJì^^fc^ 

giuto dt G:,iv\xiv» Ctjiiln^rtì che ne Cv>-nìe ùr.vriire dd ;t tiKÌp e di Tarmto 

jiT^Tji sjH}sitJi U sorelU Giovanna* e e nucs^ro de' jussì d'Abnuzo. Gica 



CDXLn-CDXLV] 



CRONACA AQUILANA 



103 



Stavase pianamente, non fecea nullo reo; 
Ad cavallio qualeche volta ad spasso se nne geo. 
Seycento once misero per spese et per soUati; 
4 Foroce multi guay nanty non foro pagati; 

Non guadagnavano li homini, che s'erano desbiati; 
Godevano li captivi, li boni geano adolorati. 
Lo primo lonedi santo revinnero alle mura; 
8 Ad dire la ventate, foncé una gran pagura, 
Ca fo una grossa gente et bella oltramesura, 
Et la loro parte dentro non era cosa oscura. 
Denanti ad Santo Antono loco se schiedaro; 
12 Al Colle della Porta alcuni speronaro; 

La porta li fo aperta, ma nullo vi nne intraro, 
Perché chi intrato foxe, Taverìa accaptato caro! 
Gero un poco torniando et poy se nne partero; 
16 Ad Santo Vettorino la sera se nne gero; 



e )0 A 



AprUe, 6, 
lunedi santo. 

LaIIc rìpresenta- 
si alle mura e tenta 
più volte di rien- 
trare. 



2. MSR Con r hoste non revende, dice che consentio Poiché B, non ha ancora 
parlato del ritomo de* fuorusciti, di cui poco appresso, questa legione ispira diffidenza; 
starehbt bene alla st, COLUI, nella quale B, riprende il filo del racconto di quanto 
ri riferisce a Fidanza; e difatti è colà che occorre una legione d'identico significato, 
4, MNR remori prima 5. M che era S R che erano 6. ^ et li b. MN R erano 
7. A irinnero 8. una manca in A 9. oltra] A sensa io. A Et de loro " non 
staramo secura h^ la parte che haveva nella città non se ne scopri 11. loco] M 

proprio NJR chietaro 12. A In fi in > alcuno 1$. In MNR manca mt ed hanno 
nnllo dentro ne 14. MNR Qualunque intrato - ben l'accattava 1$. MNR An* 
diro - rotando 



il possesso del castello di Collefegato, 
si può citare una lettera del re al giu- 
stiziere di Abruzzo al di là del Pe- 
scara, del 25 aprile 1535, nella quale 
è detto: «Sane Fidancia Andrce de 
«Aquila, fidelis noster, nuper maic- 
« stati nostre supplicavit humiliter ut, 
«cum ipse prò castro Collisfìcati, quod 
a in ipsa tìbi decreta provincia de novo 
«feudo immediate ci in capite a no- 
«stra curia tenet et possidct sub scr- 
«vicio trium militum, ad racioncm vi- 
«delicet de unciis viginti prò quolibet 
«integro servicio militari, prò anno 
9 quinte decime indictionis nuper elapse 



«adohamentum debitum solverìt no- 
ci strìs thesaurariis, sicut dicit, subven- 
« tionem sibi ab hominibus dicti castri 
« vassallis suis propterea fieri congruam 
« iuxta facultates eorum et regni con- 
ce suetudincm mandaremus » &c. e se- 
guono le relative ordinanze. Arch. di 
Stato di Napoli, Reg[. Ang. CCXCVII, 
e. 137 B. Di Fidanza, come signore 
di Collefegato, trattavasi anche in un 
diploma del 1334 o del 1335, di cui 
manca V originale, essendo strappata 
la carta che lo conteneva nel registro 
angioino di quest* anno. Ne rimane 
traccia nel Repertorio s. Collefccato. 



104 



BUCCIO DI RANALLO 



[CDXtTI-CDLD 



Martedì. 



Mercoledì. 



dovcu* 

DA Tolu voto 
S. Vittorino. 



ATTedotosi dd 
tradimento ordito 
da Todino, 



fa^gt ad Aiitro- 
doco. 



Inseguito da Boo- 
naginma. 



fugge andie di qui. 
C. }0 B 



Rappresaglie con» 
tro t teguad di 
Lafle, 



Lo martedì sequente ad nui non reapparero; 
Nui guardavamo bene, et non sensa penserò. 

Lo mercordi ad notte questa terra adsaltaro. 
Et su per Intcmpere per intrare provaro; 
Ma no Hi venne faao, tale vi fo reparo. 



Non potendo, parterose 
Con gran malanconìa 
Verso Santo Vettorino 
La sera loco posarose 



poi che fo jomo chiaro, 
fecero la raccolta; 
fecero la revolta; 8 

certe con pena molta; 
La spene che dentro abero li era levata et tolta! 

Lo traditio aveva accuncio allora misere Todino, 
Che facea a ssere Lalle la sera et lo matino; 12 

Dalli soi conestaveli questo facto se sentlo; 
Ser Lalle se nne avvede; fugi per suo camino. 

Multo privatamente ser Lalle se partio, 
Et tenne dalla Posta, ad Antredoco gio; fé 

Poca della soa gente soa partenza sentio; 
La demane Bonajonta a llui dereto gio. 

Forono ad Antredoco la sera con gran fretta; 
Subito che loco jonsero, sonaro la trometta; 20 

Ser Lalle stava loco, non fece nulla aspetta; 
Scalso se nne fugio con una gonnelletta. 

Fo circato Andredoco, ser Lalle non trovaro; 
De Tarme soa et d'altri in Aquila ricaro, 24 

Et cavalli et presciuni parichi ne menaro. 
Et con grande triumpho in Aquila rentraro. 

Alcuni delli presciimi non era incolpato 
Ca contra della parte avissero sparlato; 28 

I. non manta in A a. bene] MNR loro 4. MXR Et de intr*r da- con 

ogni arte A loco provaro S- ^^'^ ^tu 7. A/ loro derno volu SR la Tolta 
9, MNR li p.' con doglia io. N or li M R \i è fallata et 11. M N R tradimento 
acconcio aveva mcs»er xa. MNR ^ facea 15. A Da loro A ehi dovrebbe ri/f 
rirsi iftul loro? Il disegno di Tedino può ben essere trapelato per V indiscre^icna di 
qualcuno de' suoi conestabili. MSR e. con grande disciplina 14. ^ a. gio et fngl 
16. Af per U poru yl et ad - se nne gio MSR uscio 17. a parteaa 18. MN R 
U matina 19. MSR Andosene 20. MSR Como che forno junti aj. A circo 
24. MSR Delle arme «ce e d'altri AquiUni recaro A et altro 26. AT Con - tr. et 
ittu MSR retomaro ay. M erano colpaU 28. MSR facessero peccati 



CDLin-CDLVl] 



CRONACA AQUILANA 



105 



Ma non guardare ad questo: abero sententiato 
Che denanti alla ponta foxero appiccato. 
Fidanza colla parte ad Riete non gio; 
4 Gesenne ad CoUefecato, ch'era castello sio; 
Stavase colli soy, non facea nullo rio, 
Né revenne alle mura, che lo sapesse io. 
Fidanza aveva facto allo Pogio un castello; 
8 Non è conte né barone che no Ilo avesse per bello; 
Però che alcuno uscito loco aveva rappello, 
Quisto lo avevano misso colli usciti a rebello. 
Ad pochi di pò questo, fecero Tosta fare; 
12 Tucto quisto castello fecero guastare. 

Et poy a Ccollefecato fecero Toste menare; 
Menaro lo capetano per Fidanza pilliare. 
Assediarolo intomo et poi lo comattero; 
16 Fidanza era ben fornito et ben se defendero, 

Et de quilli che appressàvanose parichi ne ferero; 
Et quando questo videro, all'altro provedero. 



e contro Fidanza. 



Giusto del ca- 
stello del Poggio* 



Assedio di Gol- 
fefiegato. 



t. MNR hàbenoli condenntti 2. A nanti MNR aIU porta -loro impiccati; 
per spUgare la legioni porta , ti Grillo, op. eii. e. 2^ b, scrisse eht furono impiccati 
a ntlla piaix^, nella Rivera •; l'Antinori, Ann. p. 21$, piit guardingo, si limitò a dire 
che furono impiccati « avanti la porta della città ». Né l'uno né Valtro però sembrano 
aver compreso il valore della parola ponta. Che il supplizio sia stato eseguito avanti 
alla truppa non sembra meno logico che sia stato eseguito davanti a una porta; in 
tal caso B, non avrebbe mancato di indicar quale. 3. non manca inS R M te fìigio 
R figlo 4. MSR lu quale era la sio 6. mura è scritto iu A sopra cancella- 

tura; il copista prima aveva scritto porta S. MW che ne tenesse uno si bello 

R che non la tenesse bello 9. MNR alcuni asciti - a veano 10. MNR Olisti 

15. MNR fece 14. lo] A la x6. MNR guarnito et ben] A che 17. A se 
appressavano MNR accostàvanosse ben se Ilo sentero 18. MNR Vedendo questo 
loro altro partito prenderò 



7. alio Pogio] Poggio della Valle, 
sulla sinistra del Salto, nella Marsica. 
L'Antinori (nota loO aveva prima 
creduto trattarsi del Poggio S. Maria, 
in quel di Tomimparte; poi reputò più 
verisimile trattarsi del Poggio della 
Valle, per ciò che, essendo questo fuori 
del distretto aquilano, i forusciti avreb- 
bero potuto ricovera rvisi, senza met- 



ter troppo a rischio la propria sicu- 
rezza; Ann. p. 213, nota. 

14. lo capetano'] Fra il giugno e il set- 
tembre 1338 fu capitano di Aquila Ba- 
glione de' Baglioni da Perugia ; Anti- 
NORi, i^««. p. 214. Ma non sappiamo 
con sicurezza se, all'epoca dell'assedio 
di Collefegato, ossia tra V aprile e il 
maggio, fosse entrato in carica. 



Cronaca Aqmlana, 



r 



io6 



BUCCIO DI RANALLO 



[CDLVI»-CDLX 



C. )ZA 



Resa di G>llefe- 
g«to. 

Fidanzt, protet- 
to (U Boiuigiunui 
contro i Pretatti, 
condotto al Q>r- 
varo; 



Non paria che per forza avere se potesse; 
Fecero dui trabuchi che ambendora feresse, 
Che tucta quella rocca colli culpi abbattesse, 
Sì che per forza Fidanza se arrendesse. 4 

Parichi Poppletani che li erano parenti, 
Stavano con Fidanza multo tristi et dolenti; 
Li Poppletani dentro, corno homini valenti, 
Comensarono li tractati per non perdere loro genti. 8 

Fecero Fidanza rennere ad Bonajonta 
Et ipso assecurarelo, come se dice et conta; 
Li figli de miser Todino aberolo ad gran onta, 
Perché de consumarelo levaro granne ponta. 12 

Rennéose Collefecato, Popletani lo pilliaro; 
Fidanza colli soy menarono allo Corbaro, 
Et non comò prescione, ma comò amico caro; 
Lo capetano et Toste ad l'Aquila tomaro. 16 



2. MNR che ciascano 4. MNR F. bisognò che se partesse 5. ^ aderenti ^ 
ma scritto sopra parenti eanciUato, 8. A perderò li parenti^ legione che ripeterthbe 
la rima, ben sicura, del primo verso. 9. A adrendere io. MNR Et lui lo (N R 
%\) assicurò 11, A lo habero 12, MNR la loro mente era pronta 13. MNR 
Arrendise 14. Corbaro] A capetano i^ fu pigliato P. et menato al Corraro; per 
V emendamento v, il comento. 



14. alio Corbaro] Il Cirillo, op. cit. 
e. 24 A e TAntinori, Ann. p. 21 5, aven- 
do avuto sott'occhio evidentemente la 
lezione di A, ritengono che Fidanza, 
dopo la resa del castello, sia stato con- 
dotto al capitano. La lezione a Cor- 
« baro » però è assicurata e dalla rima 
e dalla concordia di b^ con tutta 
la famiglia MNR. Si comprende 
poi facilmente il perché e il come si 
sia pensato di condurre Fidanza al Cor- 
baro, quando si rammenti che questo 
castello apparteneva a Bonagiunta. 
In un documento del 1329 figura già 
posseduto^ da Bonomo, padre di Bo- 
nagiunta; Antinori, Ann. p. 181. In 
alcuni brani di una lettera reale, inseriti 
in un documento del 24 gennaio 1332, 
è menzione di una certa petizione « Bo- 



« naiuncte Bonihominis militis de Po- 
« pleto de Aquila, fìdelis nostri », espo- 
nente «quod, dum ipse olim teneret 
« et possideret iuste et rationabiliter per 
(c se et alios castrum Corbarii de Apru- 
«tina provincia» &c.; Arch. di Stato 
di Napoli, Reg. Ang. CCLXXXVI, 
e. 143 B. Si ha poi da un^altra lettera 
reale del 28 marzo dello stesso anno, 
che Bonagiunta aveva chiesto per 
propria cautela (« qui sua interesse di- 
ce cebat») che fosse preso nota ne* re- 
gistri della curia di un atto di assenso 
a un contratto di vendita del castello 
del Corbaro, fatta da un Nicola figlio 
del fu Sinibaldo di Aquila a favore di 
Filippa contessa di Albe; ibid. e. 68. 
Ancora, del 23 agosto del 1335 ap- 
pare una richiesta di Bonagiunta « do 



io8 



BUCCIO DI RANALLO 



[CDLUn-CDLXVII 



Tenuto prigione 
in Palazxo. 



Todino Preutti, 
stendo in Napoli, 



& ordinare dal re 
che Fidanza sia 
condotto coli. 



Et honoratamente in Palaczo stageva; 
Et omne di Fidanza gran gente rechiedeva, 
Bonajonta medesmo visitare lo faceva 
Quasi privatamente, perché non se scoprea. 

Ma pur che lo ajutasse la gente se pensava; 
Ad quisti de Pretati in tucto li pesava; 
Nacquevi mala vollia, ognuno ne parlava, 
Et chi n'era dolente et chi se nne alegrava. 

Stava in corte Fidanza; misser Todino non c'era, 
Ca ad Napoli era gito in quella primavera; 
Li figlioli li scripsero tucta questa manera, 
Inpetrò una lictera che in quisto modo era: 

Commandò allo capetano che Fidanza menasse. 
Et acconciòse colla corte che non se indutiasse, 
Set non, comò jongesse, la testa li talliasse; 
Questo era misso in ordine, non so comò costasse. 

Sappelo Bonajonta, fónne multo dolente, 
Promiseli adjutarelo multo fidelemente; 



8 



12 



i6 



2. In A móHCa Et 5. MNR Et meo B. 4. MN R Cosi -et che n. 

5. pur] A più M se credea et immaginava N R immaginava 6, MN R quissi 

7. A alcuno ^, M N R Sundo zi. A figli MNR de tucta 13. MNR in que- 
sta forma 15. MNR Venne ad lu- mandasse Non conosciamo il testo iella let- 
tera né altre testimonianj^e che potrebbero deciderci a scegliere una V altra delle due 
legioni, ugualmente possibili, 14. Af N J? adconcia ; /or5« ^ acconcese 16. MNR 
non saccio (M tvfìo) che t8. MNR Promisse 



« ipsique parent insidias ut offendant ; 
« propter quod exponens ipse nobis sup- 
a plicavit humiliter, ut, cum ci proinde 
a iusta causa timoris immineat, sibi et 
«subscriptis tribus eius familiaribus 
«arma ferendi prohibita prò sue de- 
«fensione persone et nullius offensa 
« licentiam concedere dignaremur » . 
E proseguiva : «Nos autem suis in hac 
« parte supplicacionibus inclinati, fìde- 
«litati vestri prescncium tenore corn- 
ee miaimus et mandamus, quatenus tu, 
« presens capitanee civitatis Aquile, si 
« preiK>minato exponcnti ex hiis iusti 



« timoris tamen imminere conspexeris, 
« sibi et eisdem eius familiaribus . . . 
« donec huiusmodi non abutantur li- 
ce cernia ac predicti timoris iusta causa 
« duraverit, presencium auctoritate con- 
ce cedas » . In fine del documento : « no- 
ee mina vero predictorum familiarìum 
ee hec esse dicuntur, videlicet : Ameni- 
ee sius Teodini tnilitis, Gualterius Gen- 
eetilis de Rocca et Martucius»; ibid. 
Reg. Ang, CCXCIV, e. 159. Poco 
dopo segui la pace conchiusa, auspice 
l'università di Aquila, fra essi Pretatti 
e i Rojani; cf. p. 90. 



CDLXXiv-CDLXXViii] CRONACA AQUILANA 



III 



Fi che sappe la cedola che lo re dixe: fia! 
Che, se giongea innanti, la testa se perdìa. 
Vero è che missere Luca stava con re allora 
4 Tanto stricto et conjuncto che ad credere forte fora; 
Più volte et più fiate stavano soli amendora; 
Et de accusare Fidanza focea ad omne hora. 
Et dixe che Bonajonta Fidanza defendea 
8 Et colli usciti de Aquila la parte presa avea: 
«Se ilio revà in Aquila, et si Ho remettea, 
May non è vostra l'Aquila, dicovi in fede mea!» 
Tanto fé collo re, che li fece comandare 
12 Che, a ppena de dui milia once, non devesse tornare 
Né esca fora de Napoli per nullo sou affare. 
Carlo stava in Sicilia, no Ho potea adjutare. 

Poi che Fidanza jonze, fo misso in la prescione; 
i6 In Castello Capuano multo tempo durone; 

Ma perché abe la cedola, fo misso ad compositione: 
Mille once et lo castello lo re li commandone. 
In uno anno fo questo che mo reconto io, 
20 Quando ser Lalle et l'altri de Aquila se uscio; 
Lo tempo vi recordo: correa Tanni de Dio 
Mille trecento trentotto, comò sta al libro mio. 



im- 



Boiuffiunta 
Dedito od tornare 
in Aquila. 



c. jaA 

Fidanza, prigio- 
niero in Casteica- 
puano , meMO a 
compotinone. 



2. A se ilio M S R se prima ce Andavi ^, MNR con la re ^, MS R ancora 
6. In A manca Et MSR non faceva dimora 9. y| Et se MS R Se lai retoma 
in - et che la A omette et ed ba Ila io. MN R jurovi 12. In MS R manca Che 
ed hanno debbia In A manca non ed ba trovare i). ^ Se esce 15. la manca 
in A z6. A vi d. ly» MSR havia 21. MSR reconto 



5. missere Luca] L'Antinori, Ann. 
p. 216 Q noia, opina che in luogo di 
Luca Pretatti, si abbia da intendere, qui 
e a p. 1 12, V. 5, Todino, « perché » egli 
scrive « Luca, figlio di quello, trova- 
« vasi in Aquila » . Veramente nulla 
prova codesto e nulla impedisce di 
credere che in Napoli fosse presente 
tanto Todino quanto Luca. 

18. Pare che del castello sia stato 
investito Pietro de Cadenetto. Infatti 



in un documento del 1339, che di- 
sgraziatamente manca, ma di cui riman 
traccia nel Repertorio de* registri An- 
gioini, p. 1345, figurava «Petrus de 
« Cadeneto milcs, curiae Vicariac re- 
«gens, dominus castri Collisfecati in 
« Aprutio ». 

19. in uno anno] Ossia nello stesso 
anno 1338, che in Aquila era inco- 
minciato il 25 dicembre 1337; ^^* 
p. 89, V. 1 1 sgg. 



112 



BUCCIO DI RASALLO [oxLZzn-CDLZZZiT 



• ìTnuoA « K il 



i|40. 

Cf JIVUU tOppOT' 



lltlOVA CATMCU 
ài ptMO, 



Bonajonta se stette tucta quelb vernata 
Et tucta la pnmavera fi ad Pasqua rosata. 
Che in Aquila non tornò pure una jomata; 
Poy che revenne Carlo, licentia li fo data. 

Et a llui et missere Luca fece b pace Éire, 
Et lo re commandóli che degiano in pace stare 
Et retomeno in Aquila alla terra guardare. 
Et déoli granne gente, cioè ad nostro pagare. 

Repassammo l'altro anno con guay et multe spese 
De guardie et de porteri et de multe angariese; 
Anco delli torrerì una colta per mese 
Per fumo et per molino uno fiorino se mese. 

non se porrìa contare, 
si facto scortecare; 
et genti ad stridare; 
bisognavali pagare. 



8 



L'opera delli capituli 
Che may non fo veduto 
Stava piena la cambora 
Ma no Ili valea niente, 



Non ce bastava la briga che allora avevamo; 
Venne la carestia, che tucti strillavamo; 
Uno fiorino la coppa dello grano comparavamo 
Et sei carlini l'orgio la coppa accattavamo. 

Quindici soUi viddi che se vennea la brenna. 
Et li homini non davano alle bestie probenna; 
Et non era chi ad spesa nullo operaro prenna, 
Tanto geano fiivili, non poteano fare facenna. 



12 



i6 



20 



24 



z. te manca in A 2, MS R Ex anche la 5. N in A. tornasse liceniia li fo 
negata MR non possette retomare micata 5. In MS R mancano % ina et 6. A 
li comandò 7. MS R tome ad l'A. et la 9. A multa spesa io. M ponterì 
SR poteri MSR et de gente forese 11. colu] M volu la. te mese] MSR 
descese 15. MSR strillare 16. A ti la pena conven pagare 17. Rubrica di 
A: Como nelli 1340 fo granne carestia de grano in Aquila et habun- 
dantia de Tino et de carne. Et dove que se parla de carlini io 
credo che erano ad quatro solli qnantunca lo ducato de oro valeva 
)6 celle cioè solli 90 et lo sollo valeva tre qnatrini et lo quatrino 
quatro denari. Co 18. 19. Af ;^ i? accattavamo 20. ÀTAT/? et più compa- 
ravamo 31. MSR vedea 32. MSR ad loro bestie da renda a). AfI//? Non - 
alle spese A nulla opera 24. MSR andavano - che non 

18. Anche questa carestia, come Tal- regione abruzzese, ma fu generale ; cf. 
tra del 1329, non afflisse soltanto la G. Villani, XI, cxin. 



CDLXXXV-CDXCi] CRONACA AQUILANA I13 

Fo comensato lo veto dello grano che se accaptava: Prowcdimenti 

del Consiglio. 

Più che de sey coppe licentia non se dava, 

Et chi grano non avesse ad corte lo jurava; e )2b 

4 Contra delli richi li poveri gridava. 

Omne dì conselliavase quanto Aquila potesse 
Mantenere la gente, che dello grano avesse; 
Che gevano gridando lo grano se traesse 
8 Per quilli che ne avesse, et in placza se vennessc. 
Fo facto lo consillio et forovi ordinati 
Quattro homini per quarto, descreti et insegnati, 
Che cercheno lo grano per tucti vicinati, 
12 Et che jure ad chi non trovano, non siano ingannati. 
Tucto lo grano de Aquila, quello dentro et da fora, 
Tucto fo scricto, dallo gentile allo menore. 
Et tucta la famcllia et quanto ne gea allora, 
16 Perché quello che sopera lo venna ad certa hora. 
Fo facta la rascione dello grano che fo trovato. 
Quanto ne potea gire per semana no mercato; 
Così r omo portavalo comò era commandato ; 
20 Questo fo dicto et facto comò fo devisato. 

Lo granne carmino era de chi lo grano accaptava. 
Che homo no Ili dava se cedola non portava. 
Et cescasuno vennetore la cedola pilliava 
24 Et, pò che era vennuto, ad corte se portava. 

Li notari della grascia cetola daea; u gente fa resw 

TI . 1 11 e intorno a* notari 

amanta era la prcsscia che a Doro se iacea, deiu grascia. 

3. MNR Anche che M corto 4. MNR ricchi homini M lu povera 

N R \ìi populu $. quanto] MN R corno 7. A che lo S, MN RDz ' havevino 
IO. M honorati N bonati R hordinati 11. A tucti li la. MN R chi 

ne M trova et non i). M et fore 14. A stricto MN R dalln grande ad lu 

Al posto di questo v. il copista di A aveva incominciato a scrivere il v. 18 iella 
sì. sg. : Quanto ne potea gire 15. MS R tutte le famiglie quanto Af ne li - 

ad hore SR ce ne - ad hora 16. MNR Quello che li soprava lo ▼, (N R vcn- 

neaj per certe hore 19. A corno li 21. A carminino Ni? dolore 32. A Et 

Ili dava] M Io haveva N R vennea 24. se] M la R lo N Tappresentava 25. A 
della guardia cfcto li M che cetola NR che certo li La coincidenia di A con KR 
pub essere mrratnenie fortuita, e sarà facilmente spiegabile con la voce cetola che po- 
teva bene dar luogo alla falsa lettura certo li 26. MSR Tanu gran pr. havevano 
che A allora 

Cronaca Aquilana, o 



114 BUCCIO DI RANALLO [cDXcn-CDXCvn 

Et chi volea la cedola, jurare li convenea 
Che grano né farina in casa non avea. 

Alcune persone erano che non aveano grano. 
Avevano delle cose et delli denari in mano; 4 

Erali commandato da parte del capetano 
Che nne reche de fore, né tanto sia lontano: 

Chi uno quartaro et chi dui et chi trine, 
• Como avea lo potere, cosi lo reche quine. 8 

Parichi l'arrecarono che ne perderò in fine. 
Che non fo una volta, ma fo parichi dine. 

Parca che questo grano bastare non devesse; 
Fo facto lo consillio che allo re se petesse: 12 

e )) A Una tracta de Pullia all' Aquila venesse 

trtLÉ^noàS. Almino de mille some, et lui lo concedesse. 

* Fo facta r ammasciata, lo re le consentlo. 

Et non ne abe denari, corno odi io: 16 

Ad quilli che arecarolo, Aquila convenìo 
Mille firini de prode, corno allora intisi io. 

Et mille once per stima per lo grano misemmo, 
Et alli mercatanti lo loro prode demmo; 20 

Et lo grano ad Pescara venire ne facemmo; 
Nanti non fo ad Pescara gran pena sostenemmo! 

Dapò che fo ad Pescara, et ecco lo recambo. 
In quatro case de Aquila quello grano posammo; 24 

Tucte le bestie de Aquila adrecare commandammo; 
Soa parte ad omne quarto dembo et assettammo. 

I. A gridtre 5. MNR grano non avevano 4. in] MNR per 6,MNR 
porte In A mancano de # né / mss, fore de Aquila^ ma e una glossa, 

7. MSR A. chi W qaartoro M quarto MSR et a chi - et quale 8. MÌJR 
portò 9. MSR lo accittavano che ne perdeano io. MSR Et xa. lo 

manca in A i^. MSR daesse 14. de manca in MSR M lui ne compo- 

neise S R a lui ne compennesse 1$. Fo manca in A MSR il re li concedlo 

x6. MSR corno ad altri vendio 17. MSR comprarolo Aquila] A ad quilli 

x8. Sopra il secondo enùsiicbio, che è identico in tutti i mss., il copista di A ne 
scrisse un altro di sua invenzione: secundo recordo mio 19. Et mille] M Secento 

^V R Sei Son si ha modo di verificare quale delle due legioni, di A e di M, sia d^ac* 
cordo con la storia, 20. MSR mercanti 21, A Lo - da; ma cf, i due vv, sgg. 

32. MSR Prima - sofferemmo 2). ad] S dt et ecco] ^T quello ne R quando lo 
M ne lo 25. MSR porure 



CDXCVIII-DIV] 



CRONACA AQUILANA 



"5 



Fo dicto che questo grano alli poveri se desse, 
Sette carlini per coppa, et più non se vennesse. 
Et lo communo paghasse quello se nne perdesse 
4 De queste mille oncie che però foro messe. 

Lo grano era captivo et puteva corno l'olio. 
Ma quanno lo grano è caro, non ha veccia né giollo; 
Quilli che lo davano faceano comò voUo, 
8 Che davano et venneano ad chi li era in voUio. 
Multe persone forovi, che lo loro valeva 
Più de cento once, et dello grano non aveva; 
Se altro capetale co llui se senteva, 
12 Se avea gran famellia, in grano se nne gè va. 
Spetialemente li poveri malamente passavano: 
Venneanose le terre et li richi l'accattavano; 
Per una coppa de grano una de terra davano; 
i6 Lo sangue delle bestie coceano et magnavano. 
Era bon mercato della carne et dello vino: 
De carne de crastato tre rotoli ad carlino, 
Et de carne de bacca a dudici et ad mino; 
20 Lo vino ad quatro denari et sey lo più fino. 
Quilli delli casali insemmora si andavano. 
Et occideano la bestia, cocevano et magnavano, 
Ogi r uno et cray V altro ; così se arremegiavano ; 
24 Ad chi non aveva bestia venneano et donavano. 

la gente gea collendo, 
senza pane avendo; 
la gente ne gea collendo 



Omne gerva de campo 
Cocevano et mangnavano 
Poy che vinnero le favi, 



Condizione de' rie* 
chi. 



e de' poTcrì» 



La cjune e 
▼ino. 



il 



La gente de' c«- 
sali* 



Maggio. 



28 Et quilli de chi erano non gevano defendendo. 



2, MS R A sette 5. Manca in R 4. mille] MNR seicento 5. Rubrica 
it /?: Quando fu la carestia, cosa bellissima da lege re. In MS R manca 
et ed hanno male l'olio 6. In A mancano quanno « ha y. MS R Et qailH 

8. MSR ad quilli che lo voglio In A può esitarsi a leggere era wz g.MSR 

forno che lo grano non havea io. MSR Che più de ducento o. la robba sua valeva 
II. Af niente e. con ipso S R niente de e. lu homo se 16. MSR manecavano 

20. MSR Ad q. d. lu petitto a quattro danari il petitto del vino 21. MSR inseme 
22. Et manca in MSR A manecavano 2$. MS R le genti andavano 26. MSR 
Cocevanola 27. MSR la g. ad quelle atteunendo 28. MSR Et li patnini de 

esse non le andavano 



ri6 



BUCCIO DI RANALLO 



[dt-^x 



Giugno, 

BofMg^onta k 
trtnir grano d* 
Spoffore» 



Q^ndo alcuno parente o amico invitava. 
Non ce geva voicntero, perché se vergognava. 
Era lo pane caro, cìaschasuno se sparagnava; 
De invitarelo ad bevere, questo più se usava. 

Lo magnare delli poveri era corno io dirragxo: 
Follia et carne prò pane et pone per companagio; 
Lo legume era caro, corno contato vi agio; 
Chi non aveva piata, dico, non era sagio! 

Poche genti erano quelle che \o pane faceano. 
Set non che gevano in placza, lo pane se tolleano; 
Ehii carlini de pane sottotillo se mettevano; 
Quantunca guadagnavano in pane se daeano. 

Lo giugno stavamo comò chi sta in purgatorio; 
Bonajonta subvenea con un grande adjutorio: 
Ducento quartara de grano fece venire da Spoltorio; 
Ad sette carlini remiselo, et questo fo notorio. 

Sacciate che alli mille trecento anni quaranta 
Fo questa carestia, dico io, fo tamanta; 
Et prego Yhcsu Christo colla soa matre santa 
Che may ce non revengna, et chi la vole lo spianta! 



8 



12 



i6 



20 



SoiVKTtO III. 

A quelli che non 
usano Drcmunirsì 
contro fa carestia. 



Singnuri, l'anno della carestìa 
Deve mettere sinno ad multa gente 



t, M R Q^ homo suo - o suo .V amico o p. MSR incootraTa 2. perché] 

A che omoe ano ^.N R Perché lo - era MSR caro molto e vimanem daschasano 
4» MN R con questo se scasala 5. poveri] NR hommini 6. MSR per pane et 
companagio 8. piata] A pignata t, dopo avtr scritto sagio^ eornsst satio ; ùittYpTeta- 
Xhnt cui ha dato la spinta legume 9. lo manca in A xo. A et loco lo e vi manca 
se II. A Con dui - se nne regeano M R stregneano 12. MSR Quanto ipsi 13. A 
Tucti se stavano Selle quattro st. precedenti, B, ha fatto comprendere che si era col 
ratconto al mese di maggio. Mi pare quindi naturale che qui passi a dire del giugno ; 
la determinaiione della data può ben essere voluta da lui per precisare il tempo nel 
quale arrivò il grano da Spoltore ; si potrebbe (aggiungere che col purgatorio del giu' 
gno si prelude al • paradiso • dell'imminente raccolta. MSR g, poi che venne sta- 
vano in 14, A/ iV /? soccorse - bono In A manca un 16. M S R miastìo {o]Mh 
hen S R h boti 17. MSR li In A prima di trecento era scritto ducente^ e 

anni manca. 18. MSR dico granne tanta fo] A co^ emendato sul v, 2 del so- 

netto IV, 19. matre) A mani 20. MSR Et may non ce la] A lo 21. Ru^ 

brtcadiA: SoNirn et comò la Camora dello Communo fo male conducta. 
Capitolo 19*. / sonetti III e IV mancano in MSR 



DXi-Dxn] CRONACA AQUILANA I17 

Per tre rasciuni prencepalemente; 
Chi questo non considera, è paczìa. 
Prima, non dea lo sou per cortesia, e. 54 a 

4 Che non se lasse quesse ferramenta, 

Non abannone sé per omne vivente, 
Ca gire peczendo è vellanla. 
Et la seconda è vivere ordenato, 
8 Mettere rascione de ciò che li va V andò, 

Et dello fermento sempre stei parato. 

Ma multi son colloro che no Ho fanno, 
Che vendo ad culmo et accatano raso, 
12 Et infine quisti ne ao più danno. 

La terza cosa, et la melliore, stantia : 
De regratiare Dio quando è habundantia. 

Quando me resobè la pietate soubtto iv. 

16 De questa caristla che fo tamanta, rwtu!**" 

Alli anni mille trecento quaranta, 
L' alma me sse scarcia, in ventate. 

Non se recorda may in queste contrade 
20 La coppa dello grano solli quaranta! 

Li poveri dicea: « Questa cosa è santa! » 
De dui molliche che li erano date! 
Et r orgio se vennea sey carlini, 
24 Quindici solli se vennea la brenna! 

Que bene avevano li poveri meschini? 
A lloro bestie non davano probenna. 
De fleveleze cadevano ni camini, 
28 Et li operali non poteano fare facenna, 

Et gevanose tranugando le derrate: 
Per manco dello meso erano date! 

Anco me manca ad dire de una opera malefacta ^^^^ ^"';*^* 

A sopportAte dalla 

32 De questa nostra Cammora dove omne male se tracta; '^*"^''* •mmini. 



•trazione della Ca. 
mera. 



12. Do^o qoisti c'era vanno chi fu cancellato, 15. Rubrica di A: Sonitto. 

a6. A brenna, come al v, 24; cf, p. IJ2, v. 22, )i. MNR me resta 



ii8 



BUCCIO DI RANALLO 



[oxni-Dxv 



Da capo de trenta anni foxe stata des&tta! 
Forcia non averemo la vita si rea tracta! 

Li granni rodeturi sempre so loco stati: 
Facti ao loro c^tuli et altri li à pagati; 
Contare non se porriano li denari fraudati: 
Structi ao li poveri homini, et ipsi Tao locrati! 

Ma infine agio veduto che, chi n'à tirannato 
Et fa male ad communo. Cristo ne U'à pagato: 
Non tanto lo altrugio, lo sou non à locrato: 
Non nomino chivelle: intenna, se nn'è addato! 

Soma non allegeravase per quella carestìa: 
De colte per soldati pagavamo comò pria; 
Et de fare la guardia, la nocte et la dia. 
Dello altro anno de reto re£uTaio diceria. 



8 



12 



2. U rita] A leyaU ). S traditori 4. A li loro 5. A RecooUre AT d. 
cheto Af .Vi? furati 7. che, chi n' à] MATi? qualunque ha 8. wl fatto ifNJ? 
omittono ne S R hi ben ^, MNR Non soln quello de altri ma lo 10. A 

Non de mino in ciTalli et- annato MSR se me intendo fS intenne R intenni^ 
II. il se allegerava 12. MNR che pagavano fS -amo) in pria 15. MN R 

le guardie 14. de reto] MN R seguente # poi io farro 



14. A seconda che si decida a favore 
della lezione di A o di MNR, i fatti 
narrati di qui fino alla st. dxlu, con la 
quale si passa al 1342, si dispongono 
in diverso ordine cronologico. La le- 
zione di MNR ci condurrebbe a ri- 
ferir tutto al 1341; quella di A ci 
condurrebbe a riferire al 1340 il con- 
tenuto delle st. Dxvi-Dxxii, e al 1 341 il 
resto. Il valore che ha qui « de reto » 
è confermato da «refarraio». L'An- 
TiNORi, non avendo dato forse troppo 
peso alla lezione di A , ha seguito, sia 
nell'edizione della Cronaca, sia negli Àn- 
tialit p. 220, la cronologia suggerita da 
MNR. La lezione buona è senza dub- 
bio quella di A . Il copista del capo- 
stipite di MNR ha interpretato alla 
rovescia «de reto», e quindi è stato 
tratto a mutare «refarraio» in «farro». 
Ne ha fatto risultare una formula inu- 



sitata per B., il quale non ne adopera 
mai di simili né di analoghe, nel pas- 
sare che fa con la narrazione da un 
anno a un altro. E potrebbe essere 
fors* anche contradittoria, chi consi- 
deri che queir «altro anno» significa 
* il rimanente dell'anno' (per esempj 
analoghi v. il gloss.), e che perciò 
urta con « seguente » . Inoltre egli ha 
creato una gran lacuna, perché così 
viene a tacere degli avvenimenti poli- 
tici del 1340. Mi par chiaro che B. 
non abbia voluto interrompere la nar- 
razione della carestia, ch'egli prose- 
gue fino alla fine, cioè fino al soprag- 
giungere della nuova raccolta; e che 
a questo punto abbia voluto tornare 
un po' indietro, a riprendere il filo delle 
vicende di Fidanza, di Bonagiunta e 
dei Pretatti, per non più lasciarlo quin- 
d' innanzi. 



DXVI-DXXl] 



CRONACA AQUILANA 



119 



Fidanza stava ad Napoli, non era anco accordato 
Né se potea accordare per nisciuno tractato, 
Che omne dì dalla parte allo re era accusato; 
4 Poi appresso se sappe che devea essere scapilato. 
Missere Todino sappelo; calvacao immantinente 
Et giosenne allo re certe multo dolente, 
Et allo re dixe: «Sacciate veramente, 
8 Se remanni Fidanza, ca rentra l'altra gente». 
Bonajonta sentilo, poi lui calvacao; 
Dudici soi compagni co llui se menao ; 
Como fo junto in Napoli, missere Todino accusao 
12 Cavea structa Aquila colla famellia ch'ao. 

Per quisti poi provòli c'avea messe le colte. 
Non una, dui, né tre, ma erano state molte: 
Donda le genti de Aquila s'erano multo dolte, 
16 Et poy de l'altre cose aveano robate et tolte. 
Quando misser Todino denanti ad re odio 
Queste s\ facte accuse, tucto se sbagottìo; 
Mintri potte, scusòse, all'osterio regio, 
20 Et de dolila amalo, et de quello se morto. 
Poppletani revennero, remase Bonajonta, 
Et questa tale novella in Aquila fo conta; 
Li figli de misser Todino pilliaro ad gran onta 
24 Et ficero ad Poppletani grande despetto et ponta. 



e )4B 

Riprende il filo 
del racconto. Fi- 
danza in Napoli 
dev'essere liberato. 



Todino supplica 
il re di non libe- 
rarlo. 



Bonagiunta ac- 
cusa Todino al re 
delle angherìe Citte 
patire ula città. 



Todino ne muore 
di dolore» 



X. Rubrica di A: Como missere Todioo fmll'inttrlineo : Como Fidanxa/ 
morlo ad Napoli et li figlioli fecero briga con missere Bonajonta. 
Et comò reintrò missere Lalle et li filli de missere Todino li re- 
cacciaro. Et Bonajonta cacciò tuct'e dui le parti. Et poy sonicti. 
Et de capituli dello moczare delle code e de'capuczi. Capo 20. i4 an- 
cora 2. A nullo 3. allo] i4 dello 4. /2 P. se - che appresso 5. MNR cavalcò 
6. MS'R Andoscne 9. poi lui] MNR lui presto io. MNR parenti con ipso 
H» A questo lo provò b^ quest'accusa fece Bonagiunta insieme con Poplct^ni 
La legione di M N R spiega l* ufficio a cui Bonagiunta aveva destinati i dodici com- 
pagni, quello cioè di testimonj, cosa che interessava di far conoscere ; se si dovesse ac- 
cogliere la legione di A, questo si riferirebbe all'aver messe le colte. 14. A né dui 
1$. Donda] A Per questo 16. MS R Et più -che a. riputo et 17. M davanti ad lu 
18. accuse] A cose MNR tuttoquanto storilo 19. MNR Finché possette A et 
poy air M hostaria NR se ne regio 20. MNR Della - ammalòse 22. i4 co- 
tale 25. MNR p. fM gran^ gara et ponta 24. MNR et onU 



120 



BUCCIO DI RANALLO 



[Dxxn-Dxxvin 



1 figli di ro- 
dino signorc^^gia- 
no AquuA e nano 
rappreuglie contro 
1« parte di Bona- 
giunta. 



1341. 
Maggio, i^. 



C. )SA 

Carlo d' Artus 
pacifica Bonagiun- 
u e Luca Pretatti 
e li fii tornare in- 
sieme in Aquila. 



Si congiura di 
uccidere Bona- 
giunta in un con- 
cito. 



Bonagiunta si 
asserraglia in Pop- 
pleto, e chiede aiuti 
a ser Lalle, 



che li era commandata, 
fece la pace fare 
et feceli commandare, 

che degiano in pace stare; 



Li figli de misser Todino l'Aquila signorava; 
Dli con altri dudici questa terra guidava; 
La parte de Bonajonta poco vi reflatava: 
Quanta nogia facevali, tucta se Ila durava. 

Stettese Bonajonta tucta quella vernata, 
Anchi la primavera, per fi ad Pasqua rosata, 
Che in Aquila non potte revenire una jomata, 
Per non cadere a ppena che li era commandata. 8 

Poy che revenne Carlo, 
Da Bonajonta a ser Luca, 
Ad pena de mille oncie. 
Et retornaro inserae all'Aquila guardare. 12 

Inseme retornaro, comò io vi dirragio: 
Non credo che veniano con perfecto coragio. 
Però che Y uno et Y altro avea receputo oltragio ; 
Quello che sequitone io vi reconteragio. 16 

A ppochi di pò questo, fo in Vagno uno convito: 
Ad quillo Bonajonta devea essere tradito. 
Che non potea campare, se lui vi foxe gito; 
No vi ano, che sentilo, regisenne in Poplito. 20 

Subitamente fece lo legname talliare; 
Popplito intorno intomo lo fece sticconiare; 
Et ad ser Lalle scripse che lo degia adjutare. 
Che lo volea remettere et collo re accordare. 24 

Ser Lalle li respuse: «Facciole volentero; 
Gente te menaragio quanta te fa mistero; 

Ponime lo di et l'ora, et non te dare penserò; 
De toi inimici facciote vedere tou desidero ! » 28 



X. MN R signavano 2. AfSR Loro con li a. - guardavano i, MN B ce re* 
fiatavano 4. MNR Qjaante onte li faceano tutte se Ile duravano S'i^* ^f* 

p. 112, w, 1-8, che sono presso che identici a questi, 5. A Stette 6. A Et a. - 
alla MSR fino 7. MNR Et in - possette r. micata io. MNRDt^tX ser 

12. MSR revenneno 13. In A manca io MNR contaraggio 14. ventano] A re- 
mangano x6. il sequitono MNR ve lo contaragio ij.MNR in V. fo uno in 
Vagno] A facto 19. vi] MN R et 20. M N R ce ~ andossene ad In A manca che 
2). Et manca in MNR 24. N R et con lui MNR acconciare 25. MNR respu- 
seli A Io lo faccio 26. te £1] A ne fa 27. M Punimo 



D«ux-DWi:v] 



CRONACA AQUILANA 



121 



Quando la part;e eversa sente lo sticconare, 
Iratamente gerosenne ad corte ad lamentare: 
Che voleva Bonajonta la briga comensare, 
4 Remettere li sciti et Aquila guastare. 

Fo dietro al .capetano che modo vi tennesse, 
Et l'wia p^e et l'altra in corte retenesse 
Per fine che fra loro la pac,e se facesse; 
8 Set non, n^anneli ad Napoli per cunca remanesse. 
Lo capetano fecelo; le doi parti retenne: 
Retenne Bonajonta dove lo consillio .tenne, 
Missere Luca et li frat^ dove la campana peime; 
12 La gente de ser Lalle fra questo n:^iej^ venne. 
Misser Luca et li frati aveano gran gelosia 
Per ser Lalle et li soy; ^oa itorre avea la spia; 
Uno dì la spia fisseli che tanta gente venia 
i6 Da pedi et da cavalli che non capea in via. 

questo mandaro ad dire: 
ca se vole partire, 
ca se nne vole uscire, 
che posan salvi gire, 
ad Bonajonta parlone 
et lui lo renunzone. 
Che per ipso assecuravali, ma per li sciti none. 
24 Alcuni Poppletani de questo lo repillione. 

Tanto fecero et disserono pur che li assecuraro; 
Venneroli li cavalli et illi calvacaro; 



20 



Da pedi .et da cavagli 

Subito allo capetano 
Che li denghe licentia 
Et dica ad Bonajonta 
Che li denga securtate 
Lo capetaneo subito 
Che li dega securtate. 



È accnuto di 
voler fu rientrare 
i forusciti. 



Il capiUno ri- 
tiene in Palazzo 
Bonagiunta e i 
Preutti. 



Le genti dei 
forusciti entrano in 
Poppleto. 

C. 3$B 



I Pretatti chie- 
dono di potere 
uscir salvi dalla 
citti. 



z. A li adversarii videro Af sticconiare 2. MN R andosene ). MNR B. vole 
4. MSR et VK deiertare 5. vi] MNR ce 6. MSR Che 7. MNR Fin che 
A questoro 8. MNR mandali - per quillo q, M N R amhodoi le parti In A 
manca doi M tenne N R tenere // copista di A aveva scritto prima retennere io. A 
•e tenne 13. MR avea 14. soy] MNR usciti A tcrra^ legioni mino buona 
dell'altra, che dire che i Pretatti avessero spie nella città era superfluo; quello che 
incartava far conoscere, era che l'avevano nella torre del palalo pubblico, dove erano 
rinchiusi, 15. MNR giorno - tante 16. MNR cavallo -per via 17. questo 
manca in A 1%, A dee N R dÌA - che se voglio M che se voglia 19. MNR 
che se ne voglia 20. M dea - che lui - salvo N che vogliono 22 MN R dia - 

rengritione lui] i^ ilio 2^, A assecurareli - non pone 24. de] MNR per 

25. A Et unto e omette pur 26. MNR Vennero - loro 



Cronaca Aquilana. 



8^ 



122 



BUCCIO DI RASALLO 



[DUXYI-DZLI ' 



Ekooo scoruti 
d«* Popplctam fino 
al poirtcdi Bafno. 

La gente di ter 
LeJle Macmgluu 
in Poppleio. 



Bonagiunta la ri- 
manda. 



C. 36 A 



Parìchi Poppletani con loro accotnpagnaro 

Per fi allo ponte de Vagno, et poi se retornaro. 

La gente de sere Lalle in Àquila era intrata; 
Tucta stava in Poppleto 
Nullo usceva de Poplito, 
Che danno non £icessero 

Denanti ad Santo Petro 
Omne dì quatro bache 



dentro della sticcata; 
anzi stava inserrata, 
per nisciuna contrata. 
lo macello se iacea; 
continuo se occidea. 



granne divitia avea; 
dava la parte sea. 
continuo cocea; 
lo pane che se facea; 
et chi mezo daea; 



8 



12 



16 



Et de crastati et porci 
Ad omne conestavele 

Le foma de Poplito 
Tucto era commandato 
Chi dui forna, chi uno, 
Cosi era tassato corno homo potea. 

Così similemente tassaro dello vino: 
Chi dui some, chi una, chi un barile allo mino; 
Chi lo dava la sera, chi lo dava lo matino, 
Et de vollia lo davano; omne cosa già ad plino. 

Tenneli alquanti dine, poi li remandone; 
Ad scr Lalle et ad li altri a dicere mandone : 
« Che non agiano penso, che ad Napoli me nne vone. 
Et may non tomo in Aquila, se ipsi accuncy non sone ». 

Cosc\ promise ad quilli quando fo lo parlamento: 
Che remettea li sciti, se non avea impedimento; 24 

Popletani multo davali questo intennimento; 
Quilli che male li volsero lo menaro ad complemento. 



20 



I. con loro] A \y, ma eomiio sopra lo, cht può ben essere un rimasuglio di loro 
S se A, 2. MNR alla porta; mancano elementi che dirimano le due legioni; è 

più verisimile però che i Poppletani abbiano accompagnato i Pretatti fino al ponte di 
Bagno, che era luogo dove potevano meglio essere ormai al sicuro dalle aggressioni 
de' nemici. Anche l'Antinori, Ann, />. 222^ pare abbia fatto la stessa considerazioni, 
poiché dice senz'altro: • li portarono fino al ponte ^ Bagno*, 4. della] A alla 

A/ delle $. anzi] A ma 6. nisciuna] A nulla 8. se manca in M g, A de 
altri e - gran io. In A dava era stato scritto due volte, x). et manca in A 

15. A C. foro tassati s. dello 17. A et chi lo m. 18. ^ che omne M N R o. 

casa al 19. MNR jorni 20, A narrato si Ili fone 22. tomo] M N R revengo 
e omettono ipsi 2). ad quilli] MNR in Aquila fo] A fecero 24. se non 

tTea] MNR senxa 25. MNR Perché multo danno è a q. tenimento 26. me- 

naro] MNR amava 



DXLH-DXLVIl] 



CRONACA AQUILANA 



123 



Questo fo la vernata, et era gran fredura. 
Lo raarso poy che venne, habbemmo gran pagura; 
Li figli de misser Todino, in una notte scura, 
4 Rientrò nella terra et ruppero le mura. 

Alcuno intennimento a Bonajonta fo dato. 
Et ilio con multi altri la nocte aveva guardato; 
Ma che non se nne adessero, tanto intraro celato, 
8 Fi ad tanto che la briga comensaro in Mercato. 
La notte che rentrarono, lo di fo la Nunziata; 
Nanti che jomo foxe la briga fo impicciata; 
Chi bene volse ad ser Lalle non se fixe cicata: 
12 Per adjutare Bonajonta corsero ad omne strata. 
In fine foro rotti et la ponta perderò; 
Et quilli della terra camparo, ca fiigero; 
Ma li tristi forisci, che de ciò non se adero, 
16 Non sapeano dove gire, multi ce ne morero. 
Anni mille trecento et più quarantadui 
Correa quando fo questo, vi Ilo sacciate vui. 
Po che scortò la briga, vi' quando vi fui! 
20 Che se nne scero Bagnisci per paura de altrui. 
La mollie de Bonajonta a Bangno se ne gio 
Et remenò Bagnisci, cosi la tenga Dio! 



1541. 

Bfarxo, 2S> 

I Preutti rom> 
pono le mura e 
rientrano di notte 
in Aquila. , 



Briga nel Mer- 
cato fra essi e Bo- 
nagiunta* 



Sono rotti e nuo- 
vamente scacciati. 



I Bagnesi escono 
per timore di rap- 
presaglie. 



I. ternata] MN ventate e ométtono et 2. habbemmo] A abe M haveano 

5. M figlioli 4. M lotraro %. M R sentimento 6. ilio] MNR Ini 7. MSR 
non che se ne addesse intraro] A fo tracto S, MS R Fino che A in lo 9. MNR 
lo di seguente A lo di che venne - intrata io. MN R Prinu A comeniata 

II. fixe] MS R fermò 13. la] y^ li ponta] MSR pugna 15. yl ferosterì M ad- 
vertero SR avedero A oderò; gd e questa la legione che, mtssa al confronto di 
quella digli altri mss., apre la via a rintracciare la legione originaria. 16, MSR 
sapenno donde A omette ce 18. A Corre vi Ilo] MSR voglio che 19. vi'] 

MSR vedi 20. altrui] MSR alcuni 22. A aveva incominciato a scrivere AsMy 
vi mise studio, che è il principio della st. sg. 



20. I Bagnesi avranno temuto delle 
rappresaglie da parte di Bonagiunta. 
La cosa si spiegherà con Timmaginare 
che i Pretatti abbiano elusa la vigi- 
lanza della parte avversa (cf. il v. 6), 
irrompendo in città appunto dalle 



mura attigue al locale di Bagno, e che 
questo abbia fatto credere alla loro 
complicità. 

21. a Bangno] E cioò a Bagno di 
fuori, dove i fuggitivi pare si fossero 
rifugiati. 



ii4 



BUCCIO DI RANALLO 



[DtLvm-ULm 



Perdonati « iatcr- 
ccftuone ddb ino- 
pie di Boaà((iimtft« 

kfiiU. 

BoaaÀuott in 
Napoli ti acudia di 
£u" perdonare i 
Camponcsdii. 



Ambasciate de|^i 
Aquilani al re per 
lo steaso scopo. 

c. )6b 



Mattia Campo- 
neschi rifiuu di 
andare come ostag- 
gio in Nola. 



Et félì perdonare allo marito ^o. 

Po Pasqua, Bonajotota ad Napoli se me gio. 

Adsay vi mise studio per li sciti acconciare. 
Et re li odeva tanto che no Ilo potea &re; 4 

Carlo de Artuxe ailcora no ne volea parlare; 
Più volte ad Bonajonta ne prese ad rampognare. 

Secundo che dicease, assay vi sse studiava; 
Omne di Bonajonta Gii-lo losengava; 8 

Lo re stava più duro con inientione prava; 
Quanto più li era dicto, taiito più rectisava. 

Fece gire la masciata allo re, con pr^are 
Che pace generale in Aquila faccia fare; 12 

Alcuni delli usciti fecea loco stare; 
Nulla parola ferma dallo re potea trare. 

Lo più che ne trstssessero fo questa promessa sòia: 
Che lo re volea per stagi li caporali ad Nola; i6 

« Se questo non voDio fare, non se faccia paròla » . 
Dixe missere Mattigola: «Per itìi non è questa scòla! 

Nulla persona creda che io £Eu:cia questa pròva. 
Che may la volpe vecchia non entra in tana nova! là 
Se nne vole pet stagi, faccia che giamo akltova, 
Ca, se gemo in marina^ sattemo tttìssì ih còvii!» 

La masciata stava loco pure ad sollicitare; 
Sertipre pregavano Carlo che li degià adjutare; 24 

Dìceano che li sciti a Uui se vollio dare 
In anima et in corpo, quanto pò dire et fare. 



i, MSR feceli 2. A Depò 3. li] A lo 4. MWR U re li odÌAva 

5. Af y /? Anche C. de A. non 6. InMNR manca ne j. A te dicea vi Me] M lence 
ìf R te ci ^. MN R con unt xa tanto] A lui e poi recosasava MN R renontiava 
II. MSR andar • per lu xa. MNR generale pace - debbia 14. MNR da lui 

non te possea 1^. M R traisisseno N trabetsero 16. A ad soa vola 18. M Mat- 
tiola S R Matthio 19. In MNR manca io 20. la manca in A 2t, MN R 
altrove 22. marina] A lo regno; ma nel regno vi erano di già, mitsi] MSR presi 
2). MSR L'imbuciata- là pur 24. MNR preganno -voglia 2$. llui] MNR 
noi M te voglion N R ti vogliali 26. MNR alma - possono In A manta in 



2. Nel 1342 la Pasqua cadde il 31 di marzo. 



dliv-dlVi] 



CRONACA AQUILANA 



liS 



8 



li 



i6 



Più starno' attènti che alli riti V innici, 
Adomannamo tuctojorao se venissero 
Persone che novelle ci dicissero 
Della amasciata delli nostri sinnici. 

Ja so passati delli jomi quindici 
Che crisci che illi spacciato avissero 
Et tucto lo nostro facto percomplissero, 
Dicenno sempre a Carlo : « Studio prindici ». 

Se Ho re sapesse la volila ch'avemone 
Che questa pace generale facciase, 
Ilio farìala, et noy contentaremone. 

Io so che tuctojorno ella procacciase, 
Et, se costasse dello nostro, dèmone, 
Purché se faccia sì che non desfacciase. 

Et chi vi è contro, eh' eia non compliscase. 
Da Christo et dalli santi sempre orriscase! 



SoNStTO V. 

SuIU |Mce genc> 
rale che l' amba- 
scUu VA trjitundo 
in Napoli. 



Fra questo Bonajonta se fece cavalero 
Et tre altri co lluy, foro d'Aquila de vero; 
Che sse fecea la pace a ssentire ne dero; 
20 Aspettavamo che venissero, ciò che era mistero. 
Li cavaleri revinnero; facemboli molto honore, 
Festanno nanti gennoli più che ad santo vittore; 
Adsay gente vestise de panni de colore; 
24 Per voUia della pace facembolo de core. 



Bonagiunta ed 
altri, cinti cava- 
lieri, 



C. J7A 

tornano in Aquila 
e sono festeggiati. 



I. In A la rubrica: Sonitti. Af Nai A li nimid 3. A -nnano MS R A}e^ 
UBO M R Tedessero N "tmo 5. A Penont - novella MN R distessero 4. ^ et 
dtlli 5. A pia de q. 6. MS R ipsi espettato 8. A Diceano MNR punici 
IO, A tacesse 11. MNR Lai la farria A contenUTane 12. MNR Lo In A 

manca ella «i ha te procaccia i^, A damone 14. A Più che - ne desfaccia si 
che] A/ ///? purché 15. /I se complisca x6. il se orrisca Pot /a m^nVa; Seqnita. 
18. M Et altri tre h'^ B. fu fatto cavaliere... con due altri MNR invero 19. MNR 
Che la -facciase (N R facease^ 20. MNR Espetundo ciò che] A qua non 

21. MN R retoniaro 22. MNR Jocanno innanti uscemmoli È da leggtrt ad S. V. ? 
Lt biografie de* diversi san Vittori non hanno alcun aneddoto cui B, possa alludere 
(v. Mar ani, s. vv.J ; né esiste una località di questo nome, 24, A con fervore 



18. tre altri] In un doc. del 1 343, citato militi in Aquila soli due : Bonagiunta e 
dall' Antinori, Ann, p. 224, fìguravaflo il nipote di lui Giuntarello d* Andrea. 



126 



BUCCIO DI RANALLO 



[DLVn-DLZn 



ConrHo 
in S. Dofnenico. 



BonagianU si- 
gnore <Q A^ìJa. 



GmsiglÌAto dal 
vescovo di Rieti, 



fa eseguire gli sta- 
tuti per cavar da* 
naro. 



De ùxe un gran convito quisti deliberaro; 
Farelo ad Santo Dominico per mellio lo devisaro, 
Et tuttiquanti inseme li quarti pagaro; 
Più carne fo perduta che non ne manecaro. 

Fecero quisto convito et non multo honorato; 



non foxe superato, 
tanto ne fo furato 
sarebbe ben bastato, 
prese la signoria, 
avea cacciata via; 



Non che dello apparichio 
Ma non andò per ordene: 
Che ad altratanta gente 

Po che scortò la festa, 
Ca Tuna parte et l'altra 
Facea lo capetano ciò che lui volia: 
Assay più che lo re Aquila avea in baUa. 

Fece venire la gente per farese guardare: 
Denari non era in camera per poterela pagare; 
Colta non volea mettere, non sapìa che se fare ; 
Lo viscovo de Riete lo abe ad conselliare. 

Disse: « Colta non mettere, se voy essere amato ; 
Perché, se la misissci, allo re fori accusato; 

in Aquila et in contato : 
come agio ymaginato». 
quillo consillio prese; 
Più de vinti once d'oro ne cacciava lo mese; 
Ad essequire li capituli quanto vi sse stese. 
De questo et d' altri denari fece tucte le spese. 



Fa essequire li statuti 
Denari assai trarranne, 
Missere Bonajonta 



8 



12 



i6 



20 



24 



3. MN R per lo m. lo 3. In A manca Et ed ba per quarto MR <{, ognuno p. 
Forse le qutrtora 5. M Facemmo MN R ordinato 7. A gio 8. In A manca 
Ad e vi è fora per sarebbe In MNR manca ben io. M scacciau Postilla margi- 
nale di A: cioè Bonajonta, 13. MNR Bisognayali la 14. MNR erano- da 
poter (NR poterli^ camera] A comuno 15. sapla] A u. 16, M Lu episcopo - 

In hebe 17. M vuoi 18. Perché manca in A ed ba se ta MNR metdsd - serrii 
19. et in] A et lo 20. A multi ne trageray 22. lo] MNR per 25. M R Per 
N exquirere MNR unto se 24. MNR che se iacea le 



16. Lo viscovo de Ritte] Da quanto B. 
dice a p. 130, v. 16, risulta che quello 
che vien narrando, segui prima del- 
Tagosto. Ora fu il giorno 2 appunto 
dell'agosto che ebbe luogo l'elezione 



di Raimondo II a vescovo di Rieti. Il 
vescovo che consigliò Bonagiunta, fii 
dunque il predecessore di lui Tommaso. 
V. Ughelli, Italia sacra, 1, 1 208 ; Gams, 
Series episcoporum, p. 720. 



DLXIlI-DLXVl] 



CRONACA AQUILANA 



127 



Poy fece un capitulo, dico, sopra le donde: 
Che gctteno le code et vadano retonde; 
Mise pena de una oncia ad chi trovate sonne. 
4 Et chi ne fo dolente et chi contento fonne. 

Anchi fece un capitolo che piacque ad omne gente 
Che ad homo che moresse, o amico o parente, 
Non se spleche capuccio né poco né niente. 
8 Et questo è observato per fine allo presente. 
De quelle essecutiuni era granne lamentare, 
Cha uno firino per fiirno ig vidi pagare. 
Et uno per molino, chi volea macenare, 
12 Et delli panicocoli era granne carmenare. 

Era uno granne carmino, dico, de macellari. 
Et de piczecaroli, et delli tabemari. 
Et de ferrari ancora, et delli causulari; 
16 Contarese non porrla quanti pagaro denari. 



Fa oipitoli con- 
tro il lusso dell* 
donne, 



e sopra i funeralL 



C. 37 B 



T. dico manca in A 2, M gettano 3. A trovata fonde; la corrtxiom 

s* impone, ptrcbi s*impon* anche quella del v. sg., del quale altrimenti si verrebbe a ripe- 
tere la rima, 4. A Chi ne fo contento et chi ne fece gronde Siccome il copista 
prima di contento aveva scritto dolente > cosi si vede che egli ha alterato il testo che 
aveva sott* occhio, e che era quello stesso di MN R 6. o amico] S R *d homo 

Af aVì? né p. 7. A Che non spi. 8. questo manca in M ^IR A mo allo it, A 
ad chi vote 12, A della panicolo 15. M NR Et era 14. A piczecarole; ma 

quésto feminile stona in tutta un* enumerazione di maschili. N spisiicaroli T5. MN R 
Et anco de ^ et de e. Ne anco de e. x6. A unti 



I. Un primo statuto aquilano ri- 
guardante la riforma del vestiario era 
stato compilato nel 1333. Il diploma 
di ratifica fu spedito dal re in data del 
20 marzo. Conteneva una disposizione 
suntuaria divisa in due parti : la prima 
relativa alla riforma del vestiario, la se- 
conda relativa airantifato. Con V una 
si vietava a qualunque uomo o donna 
di Aquila di indossare guarnacche, tu- 
niche, mantelli, lacci di mantelli, capi 
di ghirlande ed altri ornamenti con 
perle, smalti, pietre preziose, nonché 
fregi d*oro e d'argento, e si disponeva 
che chiunque avesse fatto o facesse uso 



di tali ornamenti, dovesse toglierli nel 
termine di un mese dalla pubblicazione 
degli statuti. V. L. Volpicella, Di 
uno statuto aquilano del 1^33, Napoli, 
1861, e G. Pansa, Gii statuti aquilani 
delia riforma del vestiario, far no:^:{e e 
funerali &:c., Teramo, tip. del Corriere 
Abruiiese, 1890, p. 3 sg. Il testo de' 
capitoli promulgati da Bonagiunta non 
ci ò stato conservato. Il Cirillo, 
op. cit. p. 41, opina che gli statuti del 
1333 siano rimasti inossen'ati, perché 
mancanti di una sanzione penale. A 
questa lacuna pare abbia voluto ripa- 
rare Bonagiunta. 



128 



BUCCIO DI RAS'ALLO 



( 



tww ir f» TL 






Da si io iaoa qaetu wiìirai cznaman 
De quisto coaununo et de questi ciprtnS, 
Pqpo facemmo che non £io fi càóli 
De loro pazie : oon avemmo se ooo danaora. 

Che tuctojonio pagammo pene et hamora; 
Eatr;ice più dcoarì che io {dacza britofi; 
Vero è che ad alcuni ingrassa fi molfioili. 
Ma tticta r altra goite stnigia e itppumon. 

Cosi me afute Deo, nullo lo ereserà 
Li carmìni che tuctojomo fàcese. 
Che r amnu che vi à fiare ben è misera. 

Sensa fibdlo, tale seotemia dacese : 
Che multi nanti la firebe se presera^ 
Che sure li; tuctocamen stacese. 

Bono è da fare: vivere ad jusutia; 
Ma non che vi sse mestiche mafitia! 



8 



12 



Colpitto. 



i6 



MéUtmmt Mfmxtt 



I VoffUtéM Ut 



C, $7M«A 



Qpesta è la ventate: che multo ne incresceva 
Ad tucti Poppletani dello modo che teneva, 
Deir opera delU capituli ch'era brucia et rea; 
Et dalli Popletani spisso se reprendea. 

Più fiate loro dissero: «Missere, dauci pace; 
Remitti quissi sciti ca a Dio et sami piace. 
Et nui promisso avcmoli; scrivemo ca se face; 
La spene loro et nostra fa che non sia fallace! 



20 



24 



I. RiikrUà di A: Sonitti. // ionettc mutua in M NR facmimo ). SR Bt 
^g\o ftfMi f, che li Cicemiiio] A te U 4. d loro pace che non don oiu bora 

5. biDBora] A vilore 6. S Entranoli R -doW 7. A Benché NR immollicoli 
8. S stragge A io nuiU bora R adpaooora 9. NR me avete detto, né Thomo 
(R oollo b.; cr. IO. A te faceaoo S fecetie R facesse 11. R Opell'alma - ad £ar 
beo è ro. N cbe ci à far fa. A davase N dancisse R dacesse i). SR prima 
14, S R Cbe de SL loco - Ucesae fS tacisse^ A suvase 15. J et virerà R venire 
té, SR che se oci 17. Ruorica ài A: Como missere Booajonta collo 

capetaoo teoea le parti in parole de fare la pace. Et messere Lalle 
se accordò eolla parte. Et reotraro. Et de multi belli sonitti et 
della morte de re Roberto oelli IM3* Capitalo 3i» et dorò la 
signorls de sere Ltlle Camponisco. A recresceva ai. MNR volte 

In A manca loro aa. ad qoisti 95. MNR averne scrìvemmo 34. MSR sp. 
nostra et la loro non fa che sia 



DLXX-DLXXiv] CRONACA AQUILANA 129 



Se pace non avemo, no Ilo potemo durare; 
Poco se fa lo jorao, la notte li fay guardare ; 
La gente è si satolla quisti carelli portare, 
4 Se uno di se arriunisco, farranne desertare». 

Quantunca li dicevamo, et lui ce respondeva: Bonugiuntauiu- 

tinga e gUMUgiia 

« Io vi darragio pace, così Deo me Ha dea ! «««p«- 

Ma senza re non poczo, né contro voUia sea; 
8 Ma lui se amoUarà, questa è la spene mea » . 

Et aveva altri consiili che diceano : « Missore, 

Tu ben congnussci et senti quanto import' a signore; 

Se remitti li sciti, serray troppo menore, 
12 Et re te averà in odio, dirratte traditore ». 
Una, per male dire, l' altra che ben sapla. 

Se remettea li sciti, perdea la signoria ; 

SI che male volontero se lassa tirannìa; 
16 Venia passanno tempo, de parole servìa. 

Chi vole sapire bene innivinare Somittovil 

Dello futuro, guarde allo tempo gito, tirì^JT**"^ ^ 

Ca ilio li insegna, per omne partito, 
20 Li modi comò degiase guardare. 

Et quillo che vole dello sou regnare. 
Che per altrui non sia diminuito. 
Non faccia comò quillo c'à inglottito 
24 Quisto communo, per lui arriccare. 



T. MN R la a. te fa - li] MNR facemo - ci 3. J de q. 4. A arrnmisco 
MNR uniscono V errore di scrittura di A si chiarisce col confronto dilla U\iont 
di MSR $.MNR Qjiaado che dicevamolo fN dice vamonci Ilo) In A manca et 

6. MSR darrò 7. A s. de re MNR fare de voglia mea 8. MNR spero che 
Ini ameU - voglia 9. MNR Poi hebe fSR ebeno; A li altri A/dicemo .V Mon- 
signore R Missere io. import' a] A ù ix. MNR serrate deshonore 13. A et éi, 
t^.MNR Vu. p. lo m.- perché s. A et l'altra 74. MSR remette 15. MNR 
Et m. - lassa homo la x6. A et de MNR lo s. 17. Rubrica di A: Sonitto. // 
ionétto manca in M N R indovinare 18. N R ì\ 19. NR esso l' impara 30. A 
se degia NR dcbianose 22. NR altri 33. NR quilli che hanno A godito 

34. N R loro Se* mss. è slata omessa una termina, $ credo che sia per V appunto la 
prima, perché la seconda e la coppia finale sembrano legate tra loro dal fatto che il 
primo V. di questa ripete, in sostanza, il senso dell'ultimo di quella. 

Cronaca Aquilana, 9 



130 



BUCCIO DI RANALLO 



[dlxxv-dlzzx 



Da si fo facta questa terra, intendo, 
May non fo homo che qui tirannasse, 
Che Dio no Ilo agia venuto punendo. 

Qualunca ad questa terra à facto male, 
In fine à facto male capitale. 



e. 37b«B 

Ser Lalle e gli 
altri fònuciti 



Agosto. 

si riconciliano co* 
Preutti. 



Il capitano pat- 
teggia con loro. 



Essi rompono il 
patto e uccidono 
un chierico di Pre- 
turo. 



Il capitano mar- 
cia contro di loro 
alla Baretc. 



Como agio dicto innanti, per quisti jomi giti, 
Restrinserose inseme ser Lalle colli sciti. 
Perché cagnati li erano omne mese partiti; 



8 



Non parea che loro facti 
Abero loro consillio; 
Per avere majure parte 



venissero mai fomiti, 
fra loro conselliaro: 
in Aquila, devisaro 
Con quilli de misser Todino, che foro loro contraro, 
De farenci la pace; a dire li mandaro. 

Et illi respusero lo semelliantemente : 
« Pace da vui volemo multo perfectamente». 

comò odi dalla gente; 
tucto partitamente. 
misser Nicola chiamato. 
Che fece alli sciti quisto pacto fermato: 
Che illi non offendessero Aquila né contato. 
Che ilio assecuravali de gire in omne lato. 

Ma illi lo patto roppero, et ad Preturo gero, 
Et uno bono clerico occisero et ferero, 
Parente ad Bonajonta; multo li destruero; 
Lo capitano ancora Tabe ad gran vitupero. 

Bonajonta et la parte fare vendetta pensaro; 
La sera ad tucto tardo lo capitano mandaro 



12 



Lo agusto pace fecero, 
Non posso recontare 
Eravi un capetano. 



16 



20 



24 



I. N R Da che 5. A Che de ciò - pagando 4. N R Qualunque 6. MNR 
ajo odilo prima de fN ad. dire ij 7. Ai Restrensese N R Restrense 8. N accap- 
pati R campiati mese] A di 9. MNR li 1. - compiiti io. MNR Hebeoo - 

infra ipsi A fra anche avanti al primo loro^ e incomincia per et i7 secondo emistichio, 
12. MNR ad loro i). ^ fare 14. MNR ipsi repenaaro 17. MNR reconta- 
relo particularmente In MNR i due ultimi w. sono invertiti, 18. MNR Eranci 
19. A facto M formato 20. A in A. né lo 21, MN R Et lui li assecnrava de 
andar per 22. MNR Ma loro r. ad 24. ad] MNR de ed hanno desser- 

▼ero 25. MNR Et anche lu e. 



DLXXXi-DLXXXVii] CRONACA AQUILANA 



131 



8 



12 



16 



20 



24 



Con multi partesciani che lui aconpagnaro; 
Alla Varete giacquero per fi ad jorno chiaro. 
La demane per tempo calvacaro alla Posta. 



gente stava nascosta; 
déroli per la costa, 
et chi fugl dall'oste, 
et aberolo prescione, 

che co llui menone; 

alcun che ne campone. 
questa sconficta fone. 



28 



Na valle de Sorbona 
Corseroli allo stricto, 
Et quale vi fo morto, 

Ferero lo capetano 
Et altri presciuni abeno 
Deo hebe ad regratiare 
Lo dì de Omnesanto 

La matina per tempo misser calvacone, 
Et lo communo d'Aquila de fore caccione; 
Fé mettere lo hanno, a ppena de traditione : 
Cescasuno homo sequite lo regale confalone. 

Tiraro alla Forcella, non gio la man dericta; 
Gisenne ad Cascina, et loco fece ficta; 
Giacque loco la sera con multa gente afflicta; 
Non ne sappe niente quando fo la sconfitta. 

Li usciti, pò che vicquero, in Aquila retomaro 
Et alecuni de notte in Aquila rentraro; 
Li caporali vennero pò che fo jorno chiaro; 
La pace generale tuctiquanti gridaro. 

Li usciti prisero l'Aquila; Bonajonta ad Casscina, 
Quando odi la novella, abe la rea matina; 
Revenne verso l'Aquila con una gran ruina; 
In multi se fidava che li voltaro la schina. 

Pur coir oste revenne, in coppola scappucciato; 
Mandò a dire per li frati che lui aveva peccato : 



Ottobre, 31. 
Novembre, i. 



È sconfitto e fat- 
to prigioniero nella 
valle di Borbona. 



Novembre, 1, 

Bona giunta mar- 
cia sopra Cascina. 

c. 384 



1 forusciti (rat- 
unto rientrano. 



Bonagiunta tor« 
na precxpitosamen. 
te verso Aquila. 



a. MNR fino 3. demane] MN R matina 4, M S R In %, A et deroli 

6. AT et quale habbe percossa M R fugi per la costa 8. A abe 9. A Deo regratiato 
MSR hebeno ^V/? habe da; - quillo che io. MSR Ognasanta 14. MSR Che 
ogni i^.MSRGxxo /l et non gio la man] AfX/f anJò la via; «ra trrv^cr proprio 
la via diretta quella che prese Bona^iunta. j6. MSR Andossene 18. MSR Ht 

niente non ne 31. MSR Intraro li e. 22. -quanti] A scy Postilla marginale 

di A: Rentraro li usciti de ser Lalle. 23. MSR et B. 25. M S R non 
con molu 26. MSR re6davase 27. <^ scapillato; non è possibile, dacché Bona^ 
giunta veniva in coppoU 28. MSR che loro hanno (S R uvetn) 



132 



BUCCIO DI ^ASALLO [DLZsmu-DScn 






Kiotf A A Bbmì* 



c, fSs 



1 

« i PrMtni, rko- 



Voka rentrare con pace et direne bono stato. 
Et collo re acconciare tucto lo mak passato. 

Non se fidò la parte, no Ilo lassò rentrare; 
Quillo fore delle mura se {vese ad cahracare; 
Alla porta de Vagno pensava reìntrare: 
G>mo missere Todino pensava recuperare. 

La gente se Ili parò, et li soy lo lassaro; 
Lui se mise ad fuga, et loro li incausaro ; 
Mintri tubero lo partito, illi lo sequitaro. 
Po che fo sperlongato, illi se tomaro. 

Ilio se nne gio a Buscy, et allo re mandao. 
Et anco ad Carlo de Artusse questo significao. 
Per la soa semplecità 00*10 li rampognao: 
Dixe che era rascione, perché Aquila lassao. 

Corea mille trìcento et più quarantadui 
Quando rentrò ser Lalle, vollio sacciate vui. 
In di de sancto Amico ; cosi vedemmo nui ; 
Non fo contento lui quanto dolente altrui. 

Qiundo quisti rentraro^ la pace giano gridando; 
La generale gente tucta fo alegra intanno, 
Ponamo che alcuni homini avevano hauto danno, 
Che amavano de fare quello che patuto inno. 



8 



12 



16 



20 



X. MSR danre 2, MNR AccoDciara 4. A QmìIU < owuìU te ÀflS Lai 
5. UìfK crede* 6. lAìiK credei 7. MSR para 8. loro] MNR 

quilli 9. MNR Finché h. p. ipti io. MNR loro ir. MR E loi - andò 

N Emo - a batio A mandaro N nunnammo 12. A f ignificaro N significammo 
i^, A racompagnao N rampognanno R repugnao 14. M che ben U stia poiché 
N che gran r. ebbe A. laxanno R A. stara 15. A Circa e ométte pift 16. MNR 
▼oglio che 18. A fo tanto - qaanto fo MNR io più - ipso che io 19. Prima di 
rentraro in A era scritto gridaro MNR gea 20. A tacto 21. haoto] A altro 

Af hauto harlano 22. M R Che haviano TOglia N golavano A annasano de fore^ 
evidente errore di lettura. 



Il, a Buscy] Riparò sotto la prote- 
zione di Rostaino Cantelmi, al quale 
il castello di Bussi era passato da pochi 
anni. Nel registro angioino del 1337, 
ora perduto, si conservava il diploma 
della sanzione reale della compera. 
Il Repertorio^ p. 1224,10 riassume così: 



a Nicolaus de Alifia, secretarìus, fami- 
aliaris et fidelis, vendit castrum Bussi 
ffcum casalibus Rostayno Gmtelmo, 
«cambellano, familiari et fìdeU». Il 
documento fu veduto anche da C. De 
Lellis, Discorsi delle famiglie nobili del 
regno di Napoli^ Napoli, 1654, p. 119. 



DXCUI-DXCVi] 



CRONACA AQUILANA 



133 



8 



12 



16 



20 



H 



Ser Lalle prima, et li altri, dico, li caporali, 
Non lassava li captivi gire facendo mali. 
Non tanto per la terra, ma fere per li casali ; 
Anchi li gea accoUendo comò amici carnali. 

Fecero multa gente a Ppalaczo adonare, 



Ca loco parlamento 
Lo parlare fo questo: 
Et nullo male merito 
La generale gente 
Dove stava Bonajonta 
La roba che sedeanci 
Et tucti li altri appresso 



illi voleano fare; 

che voleano perdonare, 
non voleano recordare, 
contenta se partìo; 
ser Lalle se nne gio; 
chi Tabe non dico io, 
ciascun per questo gio. 



Quale homo dice che lo destinato 
Non sia cobelli, gio dico veramente; 
Provolo per rascione, allo commenente 
De quisty usciti che in Aquila è stato. 

Quanto se pò, loro stato è predicato 
Dentro et de fore; tucto è stato niente: 
Che may rentrasse nullo de loro gente. 
Per fi allo puncto che da Dio fo dato. 

Quello che Bonajonta crese fare 
I lloro contrario, a lloro venne bene. 
Che altramente non se potea fare. 

Però vi dico : quando lo curso vene 
Che r omo che de sallir o abassare. 
In quisto niundo, contrario vi non ène. 



Adunano il po- 
polo a pftrkunento 
in Pdazso» 



Ser Lalle occupa 
la retidenxa di Bo- 
na^iunta, che è sva- 
ligiata. 



SONITTO Vili. 

Il destino ha vo- 
luto che i foru- 
•citi rientrasaero. 



I. In MN R manca prima ed hanno a. adpresso In A manca dico li a. c«ptÌTÌ] 
M R figli S affanni gire] geano R dico 4. N ievano carnali] J cari 5. M 
Facendo 6. Ai Et M N ipsi che in R manca, A ilio volea 7. MN parlaminto 
8. In M R manca non 9. A gente generale ; A ba però la medesima tUsposiiions 

di parole a p. jj2, v, 20. 11. A vi sedè 12. appresso manca in A ed ha ce- 

tcasnno che MR 9\ loco sio N a lor desio i ;. Rubrica dì A : Sonitto. // sonetto 
manca in M 14. R niente dico che vi mente In A prima vcriute N leal- 

mente 16. è suto] A stau 17. R Q, tempo 1. fatto - et pr. N ha 

praticato 19. In R manca de ao. R Fino a quel aa. N Lor e. allhora R ad 
etti a4. lo curto vene] A ciò convene a^. SR Che ve homo -et a6. N R 
non ci 



134 



BUCCIO DI RANALLO [Dxcvn-Dxcvin 



Ad tuoi lo re dicea : « Ca voUio » ; 
Ma non se accordava, insumma, la voUia. 



Colpitto. 



e )9A 
SomrrTO 1X« 

B. a' capi de* 
fiomsciti lieiitrétiy 
«ffincbé numttngs- 
no k prometta di 
perdonare agli ay- 
▼ertarj. 



Ser Lalle, et Cola, et Nanni, et Àmeruso, 
Petruccio, et l'arciprete de Cascina, 
Et cescasuno nostro vicino et vicina, 
Se ben volete avere lo core in puso, 

Sempre regratiate Quillo de suso 
Che ad tale male mandé tale medicina ; 
Poi recordeteve de quella matina 
Del dì de santo Amico glorìuso! 

Poy recordeteve ciò che prometteste. 
De perdonare ad cescun homo in tucto. 
Ài primo parlamento che faceste. 

Guardate che lo pacto non scia ructo. 
Che lo attendate, pò che lo prometteste. 
Che Deo non sia gabato allo postutto. 

Poi vi fate amare ad omne gente. 
Et collo re passarete pienamente. 



8 



12 



i6 



Colpitto. 



SOUBTTO X. 

Agli Stetti. 



Signuri, io v^o queUo che may non crisci: 
Vedervi dentro; ad modo era l'impresa: 



20 



i.NR II re dicci volo et eui nolo 2. N Mai - concordarrà R -darò in vis et 
Tolo 3. Rubrica di A: Sonitto. Jtf jR N. et C. AN C. de A.; ma Cola erafigUo 
non di Anuruso, ma di Pttrone; cf, il comtnto a pp, go t 107. 4. In M manca V 
5. Forse ciascun Tostro 6. M R a. et bon repaso N a. con repnso B. M R mandò 
9. A recordete MR reoordative N Te ricordo Cf, v,ii. io, A Lo 11. ciò 
che] M quello R di qnel che 14. A lo primo 15. attendate] A scrìvete N ti- 
tencate lo manca in M 16. Prima di postutto in A era scritto pottusto z8. collo 
re] A colloro 19. Rubrica di A: Sonxtto. // sonetto manca in M, NR viddi 
ao. R Veder ad tale modo N Vedere de modo tale che en questa impreu A ilio 
modo di chi sia priso 



4. Tarciprete de Cascina] Col titolo 
di arciprete di S. Antimo di Cascina 
designavasi Cecco o Ceccarello di ser 
Mattuccio Camponeschi, se bene non 
fosse sacerdote. La più antica notizia 
intomo a lui si aveva in un docu- 
mento del 1332, veduto dall' Antinori, 



Ann, p. 1 94. V. anche di lui ibid. p. 384. 
Nel 1 336 lo troviamo a partecipare alle 
imprese de* Camponeschi nella valle di 
Antrodoco, delle quali si tratta nel do- 
cumento riferito a p. 93. Intorno agli 
altri personaggi a' quali è diretto il 
sonetto, V. pp. 90, 92, 96, 107. 



136 



BUCCIO DI RANALLO 



[DCn-DCIV 



Parichi ne prestaro che may foro redatì; 
Et Buccio ne fo uno che prestò sei ducati. 



Sonetto XI. 

B. contro quelli 
che gli hanno im- 
posto il "prestito. 



Inter fare casa et fillia ad maritare 
Illi me à sì pettenata la danza. 
Che me fa gire corno poco avanza. 
Che non ò carlino in borza da portare. 

Or non avesse debeto ad pagare, 
Che potesse respondere a llianza! 
Et poy èmme gettata la prestanza 
De sey fiorini che agio ad pagare! 

D<5nne ne prego Christo et omne santo 
Colla soa santa matre benedecta. 
De quilli che n' ao tassato tanto tanto. 

Et fào air omo comò li delecta; 
Et Deo me lasse de vivere tanto 
Che vegia che altri ne faccia vendetta! 

Quilli che me ne fao la terra vennere, 
Tucti la mala via possano prendere! 



8 



12 



16 



Colpitto. 



^ «343. 
Gennaio, 19. 

Morte di re Ro- 
berto. 



Ad volere contare li guny che avevamo, 
Non fora per me solo, ca dece non porramo : 
De pagare le colte may non finavamo, 
Lo di facevamo pocho, la noctc guardavamo. 

Lo gennare che venne, re Roberto morìo; 
Et chi ne fo contento et chi dolente, credo io: 



20 



24 



I. A Per chi MNR non sono fNR fiiro^ mai 2, AN tre; ma cf. v. 10 ove ri 
dice sey fiorini e, per l'identità del valore delle due monete, v, Minieri-Riceio, iVoft^ftf 
stor. etc. Sapoli, iS'j/j, />. jj^. 5. MK Fra f. cose et figlie 4. MR Loro me 

hanno S Sì me hanno 5. In A fanno e prima fannome In R l'ordine de' w. 4-/ k 
invertito. 6.MNR Non - che in b. p. 8. M Ei 9. M Et enne A m'è io. M NR 
che debia prestare 11. M S R Onde io ne manca in N 13. Af J? q. vando tassando 
conio et quanto N tanto e quanto 14. A fare M foro lu R fero 1' 1^, MN R Che 
dt manca in A 16. N Ch'io 17. ^ mo N^meno 18. i4 Tanty Af /{ La m. v. tutti 
19. /^«^riVa </i ^: Conio morio re Roberto et Pretati foro cacciati dalla 
parte et Bonajonta et remasc la regina Johanna in governo con pa- 
richi et belli sonitty. Capit.o 2 2.<^ Af /^ Volere > lo male che patemmo N 
Per V. - pateriamo 20. M R scrrla ca] M N R ma M R porremmo 22. M poco face- 
vase N facciamo guaid.J A pagavamo 24. A omelie Et M S R dolente e chi lieto 



DCV-DCVra] 



CRONACA AQUILANA 



137 



Contento chi stava dentro, dolente chi ne uscio ; 
Quando mori lo re, correa li anni de Dio 
Anni mille trecento et più quaranta trine; 
4 Regnò trenta quatro anni, corno odite da mine. 
Et morto de gennaro, non saccio ad quanti dine, 
Et fece testamento, et fece bona fine. 

Con granne pena Aquilani quillo verno passarono 
8 Quilli che dentro stavano fra loro se consociarono; 
La state poy che venne, la briga comensarono, 
Et forone morti homini, et Pretati ne cacciarono. 
La casa dove sedeano fo arza et derobata, 
12 Et multa roba allora ne fo tolta et portata, 
Et poco o niente credo che ne fiisse redata. 
Et altri ne abbe danno della parte cacciata. 
Fugcro ad Castelluni; Restageno li recolse, 
lé Che lui fo amico loro, della briga se dolze; 
Et Bonajonta jonzeli et fare pace vi volse ; 
Acciò che foxe ferma, li stagi lui ne volse. 



e. 40 ▲ 



Nuovi corrucci 
in Aquila. I Prc- 
utti scacciati. 



La loro caaa mc* 
cheggiata. 



Fuggono a Ca- 
stiglione e si riap- 
pacificano con Bo- 
nagiunta* 



I. MN R Lieto -et dolente 2. A correano 4. In A manca anni a anni 33 
h^ anni 34 5. N mori MR morette - ma non so 6. In A manca Et ed ha con toa 
per et fece 7. A gr. panra passò Aquila quillo Terno 8. A corrocciavano 9. MS R 
comeniaro io. MS R caccialo 11, M R dimipata Ma b^ li fiimo rubate et arse 
le casi 13. In MR manca allora ed hanno et robata A et de Uà i^, M R O 

A ad mente -che lo agiate MR sia campata La leiione accolta è quella di S, 
che, come si disse nella Prefazione, verso questo punto incomincia a staccarsi da M R 
per accostarsi piii da vicino ad A 14. M R contrata 16. MR Che li era grande 
a. et S era suto a. de loro b. A et della 17. .V AB. MR Con B. restrìnseli 
▼i] M se S R lì Bonagiunta trovavasi nella vicina Bussi fv. p. ij2, v. 11); e la legione 
di A sarebbe accettabile, in quanto mostrerebbe che egli sia corso spontaneamente 
a Castiglione a trattar la pace co* Pretatti. Ma tra questa legione e quella di 
MSR non si saprebbe, in verità, a quale dar la preferenza, giacché, stando alla 
seconda, mediatore della pace sarebbe stato Restaino Cantelmi; ciò che è tutt* altro che 
inverosimile ; an^i sarebbe piuttosto da maravigliare se così non fosse stato, 18. S 
fossero fermi In A manca lui S esso ne tolse 



6. fece testamento] Tre giorni avanti 
la morte, cioc il 16 gennaio. Il testa- 
mento e stato pubblicato dal Lunig, 
op. cit. p. 77. 

15. Anche i Pretatli si rifugiarono 
adunque, come già Bonagiunta, in 



grembo a Restaino Cantelmi. L'in- 
teressamento di costui nel favorire le 
parti nemiche a' Camponeschi, va spie- 
gato col vincolo di parentela ond*era 
legato a Carlo d'Artus; su di che cf. 
p. 109. 



Cronaca Aquilana, 



9* 



138 



BUCCIO DI RANALLO 



[dcix-dcxtv 



«3+4. 

Gli uni e l'altro 
tentano di rientrare 
in Aquila. Si ac- 
campano a S. An- 
tonio, 



e poi a Solagno. 
Fuggono. 



Rappresaglie de' 
Camponescm con- 
tro gli abiunti di 
Solagno. 



C. 40 B 



Poyché foro stricti inseme, ad Napoli mandaro; 
Spetìalemente ad Carlo multo se accomandaro: 
Che preghe la regina che vi faccia reparo 
Alli rebelli d'Aquila, ca so fedeli et cari. 4 

Che promissioni avessero io non potti sapire. 
Ma che gente facevano fonne dato ad sentire; 
Per fare Toste ad Aquila faceva granne admannire; 
Per fi ad Santo Antonio io li vidi venire. 8 

Ad dire la verità, nui pur pagura abembo, 
Et non tanto per loro, ma la corte temembo. 
Che de qua non venissero e pur dentro medesmo ; 
Guardammo ben la terra, et in campo no Ili escembo. 12 

Una nocte vi giacquero; la matina se partero. 
Et salliero da Rogi, ad Vangno se ne gero; 
Ad Solagno se fixero parichi di de vero ; 
Aspettaro lo adjuto; poi non venne, fugero. 16 

Poi quilli de Solangno bene lo pariaro, 
Perché Bonajonta «t li altri accompagnaro : 
Li partesciani corsero et multi ne robaro; 
Se non foxero alcuni che vi sse repararo, 20 

Lo foco ce mettevano; ma alcuni provedero. 
Che non vi abero colpa tuctiquanti, de vero. 
Et non potea fare altro ca lu staczo li dero; 
Et pure dall' hoste istessa gran danno recepero. 24 



I. In A manca inseme 3. vi] MNR ce 4. N Et dello ajato suo non li 

sia avaro M R fideli de A. et li r. cacciare Nella discordia de' mss,, non si può affer- 
mare con sicure:^xa quale delle tre Unioni sia la vera. Tuttavia le maggiori probahi» 
liià sono per A (so intendi: essi mandanti), che 'e la meno discosta da MR Questa 
t la legione di N paiono piuttosto interpretative, 5. A promisso e omette io 6. M 
feceno assai 8. Antonio in A é scritto da una mano del sec, XVI in uno spazio lasciato in 
bianco dalV antico copista, li vidi io 9. A lo vero jo, MN RMz MR ipsi 11. iif 
Et S Che ad Aquila - vennesse et però e pur] A né 12. A Granne danno ficero ; h piti 
logica la legione di MNR, della quale quella di A pub essere cattiva lettura. 13. vi] 
MR et N nei guerreggiare 14. ad] A et in 16. A nonv. p. f. 17. Poi manca 
in A M dico b. N dice che lo R per ben si Ilo 18. In M manca Perché ed ba 
li a. che ipsi 19. A derobaro 20. MR fosse - che se nei 21. ce manca in A 
23. A poteano 24. A dalla scessa istessa] M R loro La legione di A non mi dà 
senso; d'altra parte oste si ritrova negli altri mss,, compreso N che, come altrove si 
è detto, qui per un certo tratto va piii d'accordo con A che con MR; e pub stare 



Dcxv-Dcxx] CRONACA AQUILANA 139 

Quanno revenne in Aquila messer Bonajonta, 
Correa li anni Domini ; se voi sapire conta ; 
Mille trecento quaranta quattro monta, 
4 Con r oste che menò, ma poco fece ponta. 

Lo male eh' è facto in Aquila chi lo porria contare? B.i»menuimAii 

^ *^ arrecati alla atta 

Io no Ilo posso dire che no sia reimpropriare ; ^^* ^^ p*^- 

In questo non è parte che se possa scusare, 
8 Che male non abbia facto, mintri hebe a signoriare. 
Tre parti sono state; ognuna è gita fore. 
Et cescasuna à probato che è rentrare ad furore; 
Rentrare non V à lassati lo summo Creatore, 
12 Che non scia structo a tucto lo popolo menore. 
Benedicto Yesu Christo, omne parte ha probato 
Che è gire de fore, da poy che è cacciato ! 
Et tucti a Deo promisero, se erano in estato, 
i6 Perdonare alli inimici de quanto li ha incolpato! 
Tucti rentraro humili et ad bocca perdonaro; 
Poyché racorsero forza, pure male pensaro; 
De quello che promisero poco ne observaro, 
20 Dello male passato poco se recordaro. 

No Ilo dico per tucti ; alcuni so boni stati 
Che colli loro inimici sonnose rafratati. 



al di sotto della sttssa le^iont di A, la quale potrebbe provenire da errore di lettura. 
1-4. La stania manca in A e in R i. M Quanto 6. posso] MR voglio sia] A 
me se possa; cf, l' espressione quasi identica a p, 8), v. 8. 8. A facto male-à 

havuto 9. i^ so AN ciascadaoo b^ Q.aesti quattro capi di partialità hanno molto 
damnificata l'Aquila di huomiìii et di robbe, et tutti quattro sono andati de fora 
IO. ad] AN con 11. ^ R. so lass.; il non di MS R mi par necessario; B, allude 

all' infruttuoso tentativo di Bonagiunta e de* Pretatti, lo summo] ^4 lo sa lo M R franco 
la. A scia stato structo 14. Che è) A De N Che cosi è A suto 16. A a lloro 
MNR de ciò che lu era 17. MSR rentravano - perdonavano 18. racorsero] M 
haveano /laudano AT erano rentrati fona] if fra se ^/ N /? repensavano ig.MR 
promettevano // v, manca in S 20. N Et sempre de far pej^gio ad ogni bora cerca» 
vano A m. che avuto avevano non se a r. imbonì so aa. inimici] MR vicini 
A s. bone M infratellati R raffredellati 



I. m ^(^M/7<i] Non propriamente nella con lo stesso nome. V. Antinori 
città, ma nel territorio del comune, il (nota 12$) e Intraiuctio ad Hist. AquU. 
quale soleva esser designato esso pure III, n. 



140 BUCCIO DI RANALLO [ocanu-Dcxxiv 



Et quando so stati in pace, sóssene contentati. 
Et quando era remore, se sonno reparati. 

Perché so stati in Àquila multi peccati granni, 
Jesu Christo à revolti sopre nui li tyranni, 4 

Che ne à menati ad pomece con vituperj et danni ; 
Con guay et catalai semo stati mult' anni ! 

Inter homini morti de spada et de coltello, 
Et le case abattute ad piccone et martello, 8 

Et la roba perduta, fiarriasene uno bono castello; 
Bone à de questo dolerese lo comune tapinello! 

Ru de dece milia oncie avemone pagate, 
Et, sopre questo, le guardie che so sci spesse state 1 12 
Chi porrla recontare l'altre genti accusate 
Che pagaro per parti de denari et derrate? 

soMiTTo xu. Se Quillo che regna nello r^no superno 

Contro i tinumi. vtii*i* iii« r 

Non alsa li occhi et vede lo deritto 16 

Al popolo Aquilano, che è si afflicto. 
Non credo may soa fede in sempiterno. 
'- 41A O bona Judith, al tempo de Olofemo, 

Se tte resuscitasse Dio benedicto, 20 

Collo coltello et collo culpo afficto 
Alli nostri tirandi de Amitemo! 

Non che non scia rascione ciò che se paté. 
Considerando alla malitia nostra, 24 

Ad sofferire le cose tante ingrate. 



I. Af i? Et multi altri se sonno reconciliati ^ Et dello stare in - sonnose 2. A 
era lo MR sóanosenci 3. granni] A gravi La parola torna in rima al v. j, e 

la rima -anni è assicurata dal v, 4, giacché la licione di A quivi non dà senso. 
4. tyranni] A etemali 5. Af ce hanno condotto N R addutti et danni] A gravi 
6. A stati anni assay 7. MNR Intra / mss. che so m. ; legione interpolata, 

8. / mss. che so ab.; come al v, precedente, MNR et ad m. 9. farrlasene] M 

sarria S (orz io, M R poverello it, MR migliara de A avemo la. sopre 
questo] ^ sempre Af 1? sonno spisso 13. A Et potere AfJR contare dell'a. 14.^ 
Che acconciarlo per denari ne hanno bone derrate MR per la parte de manca in A 
ed ba detratiate R et den. 15. Rubrica di A: Sonitto. 7/ sonetto manca in M 

N R nel grado 16. Non manca in A 18. N Sarremo certo strutti in 19. N O 
boni giudici - dell'Inferno 20. Dio] N ti 21. A Collo tuo 



Dcxxv-Dcxxvi] CRONACA AQUILANA 141 



Che tuctodi per li occhi se demonstra 

De quisti tiranni non ao mino derrata 

De loro persone in battallia o in jostra; 

Set non li loro miseri sequaci, 

I , . . Culpitto. 

Che moro per loro corno lupi rapaci. 

O Aquilani tristi et sciavorati, 



SONBTTO Xlll. 

Affli AqaikBi 

O amaturi della strussione dSS,^^ ^ 

8 De quilli che vicini vostri sone, 

Perché annate tanto scelebrati? 

O ccomo non pensate li peccati 
Et li delieti facti in su et in gnone, 
12 Con altri mali senza accasione? 

Quando serra che li agiate mennati? 

A tti dico: chi è et guarda que hjl 
Forcia non cridi de gire ad judicio 
16 Né in quisto mundo né ne l'altro may? 

Rascione te mere fare dello malefitio. 
Et loco la superbia lassaray. 
Et non te valerà voto né vitio! 

20 Ponamo che qui non agi penitentia, 

XT ii> 1 1 1 V • I Culpitto. 

Neil altro la darrà summa potentia! 

Non poczo recontare ciò che io agio a mente, 
Né bollio, tucto lo male che è facto, me vivente; 
24 Se Ha mità dicesse, io credo veramente. 

Troppo rencrescerìa ad chy in colpa se sente. 



I. N per lochi 2. NR Che - hanno 4. W Sonno li $, R morono per 

etti et mittosence in pace N e niente se ne tace 6. Rubrica di A: Sonitto. 

77 sonttto manca in M O manca in A et manca in N R 7. S R destmssione 

8. Tedili] A amici R nostri 9. A gete R annati - sederati N sciaqurati io. li] 
A nt R alli u, R sn e gione 12. NR danni A mali facti 14. R Io dico 
t te - et g. ben N che sei, g. 16. ne manca in A 17. mere] N R coDTien 

dello] >r il x8. R la lass. 19. voto] A noto NR yolu 20. N R P, qoa 

che non habbi sententia 21, R altro mundo A la summa 23. MR recitare 

io manca in AN 23. MA' che t. che manca in R M me ramente 24. mità] 
A yttixk $ vi manca io credo 25. MS R Che tr. Af rencrescesse 4V incresceralli 
R increiceste 



142 



BUCCIO DI RANALLO 



[ 



e 4XB 

«34$- 
L« CrocUu. 



Sì Unno pad. 



Su nel male fané, apparse uno s^;nale 
Che parea se struccasse tucto lo nostro male. 
Fo facta la Cruciata; questo fo in generale; 
L'uno coli' altro amavase comò frate carnale. 

Grande Cruciata fecese per gire in la Turchia : 
Multe genti la presero et tucti ad compagnia; 
Multi però se strussero, che lo sou se venula; 
Chi volse Deo gabare, prese la male via. 

Quando illi se abiavano, parlano tucti santi; 
Gevano predicanno le genti tuctiquanti; 
Io ce vidi multi homini che forno rei innanti, 
Pareano a Dio tornati con lacrime et con pianti. 

Foro &cte molte paci de inimistate granni. 
Et perdonati forno granni vituperii et danni; 
Et li Cruciati vesterose tucti de bianchi panni; 
Andaro per lo mare, tomaro con affanni. 



8 



12 



16 



I. Rubrica di A: Como fo factt la CracUta da certi in granne 
mondo et della semplecetate delli popoli che corrono ad vedere le 
cose frigole et digne de correctione. Capitolo 22». fare] M stateci 
R stare 2. MS R struccassese 5. A facese t omette la M alla 6. la] ini. 

' la croce *. 7. A Multe persone strasse ^se scrissero MNRÌo loro 9. A ablano 
IO. MNR alle 11. In A manca ce ed ba che pareano mendicanti multi] M certi 
MNR aisai rei 12. MS R Che p. A con le 1. - et p. 13. M de nimid suti 
14. A perdonato con gr. 15. tucti] M multi AMR panni bianchi 16. AN 

Gero per m. N m. ratichi A et t. con grandi 



1$, de bianchi panni] « con tutte armi 
« e soprasberghe bianche, con giglio e 
« croce vermiglia » partirono i Crociati 
fiorentini, secondo G. Villani, XII, 
xxxvm. 

16. Non si sa precisare in qual tempo 
avvenne la partenza de' Crociati aqui- 
lani. Se il « messer Janni » di cui a 
p. 145, V. 4, è lo stesso di cui poco 
appresso, a p. 146, v. io, e cioè Gio- 
vanni Camponeschi, fratello di Lalle 
(cf. Antikori, Ann. p. 240), il quale 
è ricordato nel racconto de* tumulti su- 
scitati in città, dopo il 1 5 maggio, dal- 
l' improvviso ritorno de' Pretatti, se ne 



potrebbe concludere che la detta par- 
tenza non abbia avuto luogo prima di 
tale epoca. Del resto la bolla con la 
quale Gemente VI creava Umberto II, 
delfino di Vienna, capitano della spe- 
dizione, è del 26 maggio ; v. Raynaldi, 
XXV, 376 e cf. p. 377; ed egli non 
salpò da Venezia che nell' ottobre ; 
V. G. Villani, loc. ora cit. Né è da 
maravigliare che B. abbia narrato pri- 
ma gli avvenimenti relativi alla Cro- 
ciata, e poi quelli seguiti nell'interno 
della propria città, ancorché alcuni de' 
primi abbiano avuto luogo dopo de' se- 
condi. Egli si è voluto sbarazzare tut- 



Dcxxxi-Dcxxxv] CRONACA AQUILANA 



143 



Alcuno che esce dell'ordine et rompe la professione, 
Giamay bene non abe, et quisti multi sone; 
Cosci ad multi Cruciati comenente li fone, 
4 Che crese Deo ingannare, et sé stisso gabone. 

Or vi ponate ad cura: de altri che se tomone, 
Cresese Deo gabare et sé stisso gambone! 
Da tanto à facto pegio che, quando se abione, 
8 Ben pò maledicere Thora quando lo immaginone! 
Non è citolo piccolo si legero ad gabare, 
Dico, comò è lo popolo, ad chi lo vole fere, 
Ca omne cosa crede comò ogio fevellare; 
12 Et tale cose crisero eh' è brutto ad recontare. 
Credeano che nel mare foxe facta la via, 
Però che una semita nello celo apparta; 
Tanta era visitata una santa Matthia, 
16 Beato chi li panni toccare ly potia! 

Guardarola li brianti et in colilo la portaro; 
Chi li dava anella et chi dava denaro. 
Chi li dava gerlanda et chi panni portaro; 
20 Non se porria contare la gente che gabaro. 



Snperstizii 
'polo. 



onidtl 



popò] 



Gì* impostori re- 
cano attorno l*im> 
Bugine di una 
aanu Mattia. 



X. MR La homo che A uscio A R ruppe N esde dalla pr. a. abe] 

MNR accapiu 3. li mouea in A 4, A crisero -et ipsi stissi 5. MR de al- 
eno! che se trovaro N ometti de altri ed ba che se tomao 6« A Crese - lai me- 
desmo ^ Che cr. - et chi gabaro i? Che creseno - gabone ^ gabbao j.MNR 

Che dece tanto è p. q. Rse inviaro Z. In A manca V hon AfN-naro J^adviaro 
IO. In A manca Dico In ^fNR manca è 11. MNR credono M odo N sento 
R odono 12. è bratto ad] i4 lo odi 15. nel] A in 14. M Perché z6. A Be- 
nedicto 17. N Pigliarola le brigate M in canonica R in cartonia x8. M ane- 
gliu J li d. d. 19. M girlandi A lì p, R che p. 



to in una volta del racconto di fatti di 
importanza generale, per passare poi 
a quelli d' importanza particolare. Gli 
è così che, tutto preso dallo sdegno 
contro que' suoi concittadini che cre- 
derono di ingannare Iddio e invece in- 
gannarono sé stessi, dice simultanea- 
mente dell'andata e del ritorno loro, 
e tace anche la data di questo. 



ij. ìa portaro] L'immagine della 
miracolosa Mattia. La creduta santa 
era morta tra il 131 5 e il 1320 in 
un monastero di suore Benedettine 
in Matclica, ove era stata per lungo 
tempo abbadessa. Intorno a lei vedi 
O. Turchi, De ecclesiae Cattterinensis 
pontificibus, Romae, mdcclxxii, p. 350 



144 



BUCCIO DI RANALLO [dcizzvi-dcixziz 



e. 41 Mìa 



Miracolo ddl'«p. 
ftrìiioM idk Ver- 



BL Gootro Ui 
dtdità dd pigolo. 



Le gend, poy che prìnno una jrmagìiiatioiie. 
Levare non se lassano, ma più firmi ce sone: 
Io ci vidi uno firate che in placza predicane; 
Fòli messa la caccia perché lo reprendiooe. 4 

Anchi vi vollio dire più nova diceria. 
Fo dicto: «Ad Santo Àntono sta santa Maria!» 
Non se porria contare le genti che vi già; 
Dicevano: « Èllola! Èllola! » se la cella vedia. 8 

Chi porria recontare tante simplidtati 
Quante credea la gente al tempo delli Cruciati? 
Multi per quello credere vi forono incappati. 
Che prìsero la croce, et vinnoro scornati. 12 

Qualeche gran rebaldo, che lo suo avea venduto 
Et non gio nella Turchia, et era revenuto. 
Era dolente et tristo et multo penetuto; 
Maledicea lo jomo quando fece lo voto. 16 



z. MNR Li gente - prende a. In A ménca ma pia] MNR pnr M font 

)• ci nutncu in A 4* La Unione accolU mi secondo emUHehio k qn$lla iiMR; N 
Ugge perché li replicone $d A et in terra te pnaone Lm lej^ont H N non dà un senso 
inficiente e qnelU di A hn l'aria di aver voluto rimediare alla poca chiarella della 
forma repTtndìone 7. ^potea tì] Af nei ^. nciy 8. MN/? D. bore, eccola se] J 
et ili? U ce la N\u cella te pria. La parola simpliciuti i quasi illeggibile in A; 
cosi credere, -no incapp-, -om- de* w. sgg, io. A Quanta dicea 1^» MR 

Alcnno rib. A Qnillo cbe già r. et lo La legione adottata é quella di N che, grò- 
fcamente, pub bene essere stata a base di quella di A 14. Dopo Et tu A fu lasciato 
uno spazio bianco capace di un monosillabo (non) M R Non era andato in T. N* Et 
non giva in T. 16. In MR la quartina si legge in quest'ordine: j, j, 4, 2. 



6. Il miracolo è narrato anche dalle 
Istorie Pistoiesi^ col. 510 sg., e con 
maggior fede di quella che mostra d'a- 
vervi prestata il cronista locale. «Nel- 
« Tanno del nostro Signore Iddio 1 344 
«e 1345 furono molte battaglie tra li 
«Chrìstiani e* Saracini, e molti mira- 
«coli apparvono in quello tempo; e 
« speziai n'apparve uno nella città del- 
ie r Aquila, o vero allato alla città, di 
«fuori; e fiie così: che in una pie- 
« ciola chiesa apparve in sull* altare la 
« Nostra Dorma col Figliuolo in qoUo, 
« et avea una croce in mano. A questo 



« miracolo trassono indipendentemente 
p tutti li huomini et le femine dell'A- 
« quila; e stettevi infine ad ora di terza, 
«si che chiunque v'andava lo potea 
« vedere. Ella era più risplendiente e 
« più bella ch'el sole ; e sappi che tutti 
«li fanciulli che nacquono in quel di 
« nell'Aquila, tutti haveano una imagine 
«d'una crocetta in sulla spalla diritta. 
« Onde per questo miracolo molti Aqui- 
«lani et altri del paese assai, presono 
«la croce et andarono a combattere 
«contra li infedeli». Cf. Raynaldi, 
XXV, 377- 



^ 



DCXL-DCXLIIl] 



CRONACA AQUILANA 



HS 



Quando fo questa Cruciata, se tu me ne demanni, 
Dico: ad mille trecento quaranta cinqui anni; 
Chi non fornlo lo voto credo sia in aflfanni; 
4 Senza papa non absolvese; provòlo misere Janni. 
In quillo anno medesmo, Popletani tractaro 
Pace et parenteza, et tanto se menaro 
Che miser, ser Lalle et Nanni se accordaro; 
8 Ad Santa Croce de Luculo in bocca se basciaro. 
Loco la parenteza fo promessa et fermata; 
Mannaro le neputi in Aquila alla Nuntiata; 
Una delle neputi ser Lalle abe jurata, 
12 Lo figlio de Nanni l'altra, ma no Ili fo destinata. 
Sidici boni preghi quelle doti obligaro: 
Cento fiorini per uno, che non fo mino denaro; 
Nanti non fo pagato, li pregi lo pariaro, 
i6 Ca undici semmane la prescione guardaro. 



BoiMffiunu, Lalle 
e Nanm fiuino pace 
e promettono di 
imparentarsL 



I. ne manca in A 2. A/1? Fo ad ^, MNR compilo M credea star 

4. A se absolve M R absol versi N sciolsesi provòlo] A poneto Dopo questa st, 
in A era scritto il principio del v. sg,, ma fu cancellato, 5. Rubrica di A: Como 
fo facta la pace fra le parti et ser Lalle pilliò molliera et Nanni 
et poy revendero li figly de messer Todino per occidere miser 
Lalle. Cap. 23. Et morio Bonajonta. y. R Co yl miser et ser 

Nanni ; tra miser e et è lasciato uno spazio in bianco. iV messer Nanni et L. Gb che 
ha reso esitante il copista di A e ba tratto in errore il copista di N, è stato quel sueee- 
dirsi immediatamente di messer e ser che era nelV originale e che ritroviamo in MR 
Son può cader dubbio che V Antinori (nota ip) abbia colto nel segno quando ha pen- 
sato che qui non sia questione di due, ma di tre personaggi, li titolo di ' messere * 
designa Bonagiunta fin da quando ebbe il cingolo militare (v. p. I2j, v, ly, p, 126, 
V, 21, p. 128, V, 21), Le nepati promesse spose a Lalle e a Sanni, non possono 
essere che di Bonagiunta. Il titolo di ser, col quale Nanni k chiamato in A, pare non 
gli spetti; e B. infatti lo chiama Nanni senz'altro, come si può vedere poco appresso. 
MNR favellare In A prima basciaro 9. Rubrica di R: Quanno fo fatta li 
pace, promessa] A facta io. M Maridò le b^ due nepott ser Lalle mandò b^ maritò 
MNR È Sancta Maria della N. 1^. MR per quelle dui o. N dnti 14. M R manco 
i^.MR Prima che fin R manca chtj n. forno pagati N furo pagate che li R li boni 
pr. lo pagaro 



4. misere Janni] Cf. il comcnto a 
p. I \2. 

8. Santa Croce de Luculo] Di Lucoli 
ili fuori, come osservò giustamente 



prima il Cirillo, op. cit e. 27 b, e 
poi r Antinori (nota 131), giacché 
Bonagiunta non si trovava dentro la 
città. 



Cronaca AquiUma. 



IO 



146 



BUCCIO DI RASALLO [DCXLvr-wxLvm 



BomigiuHf De- 
cito Ja vamlti. 



I Prcutti tonu- 
no < MMlgono b 



Lalfc, «mfcrtito 
in umpo, fug:gc« 



Si f ptrgc Ui voce 
4dl« uccitioM di 
Ldlc. 



I Prttttti, com- 
hittttti (U* Pig«- 
Mfly'Mm mcMi in 



In quillo anno medesmo che era la Cruciata, 
Fo morto Bonajonta proprio in Pasqua rosata; 
Li vassalli lo occisero nella ecclesia sacrata; 
Ma non saccio quest'opera corno fosse ordenata. 

Un'altra volta revennero multo privatamente 
Li figli de messer Todino con una granne gente; 
Assalliero ser Lalle multo vigorosamente, 
Et pósero la casa, et miserovi lo foco ardente. 

Ccrcaro tucta la casa, ser Lalle non à trovato, 
Ca poco nauti un mbso ser Janni vi à mandato: 
Che subito de casa escase, ca sera axaltato. 
Et non porrà campare, se loco è trovato! 

Poy corsero in Popplito, et geano gridando. 
Li figli de misser Todino, che ser Lalle morto anno: 
a Ecco la testa soa in lancia se ya portanno! » 
Chi ben volse ad ser Lalle fo sbagottito intanno. 

Ad quello gran remore le genti lo sentero; 
Paganisci con altri homini co Uoro comattero; 
lUi erano spallati; per questo modo perderò; 
Deo abero da loro quando se une fugero! 



8 



12 



16 



20 



X. M om$tt$ che MN en por R £0 pure la ^, MR immaiiaro Postilla 
marginale di A: Bonajonta morto, 4, M R Qpest'o. n. Af savio (U sacciq/ N 
fé fotie MR io 5. volta] MR notte § omettono tevenutro 6. Jtf figlioli MR 
vennero con 7. In MNR manca multo; ma se multo è causa tf ipermetria, a vo» 
Urlo sopprimere ne deriverebbe deficienza, 8. M Pigliaro la sua J? la - pigliaro 

et N et ficerola a. ^. MNR tac:e le casi - non trovaro io. A ser J. un misso 

vi] A/ Ni? li it. M S R tosto A ca tosto 15. In MNR manca in; essi hanno 

viva viva gridando x8. lloro] M ipsi R epso 



3. Li vassalli] «Non si comprende», 
scrive r Antinori (nota 133), a quali 
« siano i vassalli ... ma la chiesa è forse 
« S. Croce di Lucolo,ove par rifugiato». 
Negli Ann. p. 240, tace il luogo e 
scrive che Bonagiunta fu ammazzato 
«da* suoi stessi compaesani», che sa- 
rebbero i Poppletani (cf. il comento 
a p. 92). L* Antinori ignorava che 
Bonagiunta fosse signore del Corbaro 
(cf. il comento a p. 106). È più veri- 
simile che egli si sia ritirato in quel 



castello, il quale era fuori del territorio 
del comune, e che colà abbia trovato 
la sua tragica fine. Del castello entrò 
in possesso, nell'anno successivo, Pietro 
di Canneto [o di Cadeneto? cf. il co- 
mento a p. Ili]; e da un documento 
letto dairANTiNORi, Ann. p. 249, risul- 
tava che egli ebbe a sopportare delle 
molestie da parte dell'erede di Bona- 
giunta, Giuntarcllo d'Andrea. 

IO. ser Janni] V. ancora il comento 
a p. 142 e p. 145, V. 4. 



DCXLIX-Dcuv] CRONACA AQUILANA 147 



Nanni non stava in Aquila né potea revenire; Nanni, gu ic*c- 

^ r ' cuto dalla corte, 

Stava a male con ser Lalle; fecealo de fere gire, •**''• *" ^- *^ 



renzo< 



'• 



Ca la corte cacciòlo; pregò Deo de fugire; 
4 Foli misso ad abedere che lo volea tradire. 

Stava ad Sancto Lorenzo, quando fo questa cosa; 
Et revenne co Uoro, et abe quello che è usa, 
Et criserolo alcuni che fo cosa altragiosa 
8 Aveva patuto nante palese e non nascosa. 

Non saccio se tornòse, si corno dicto fone, 
Io no Ilo vidi né sappilo, né testimonii vi done, 
Como gio e comò venne non metto in sermone. 
12 Lasso questa materia, ad altro me nne vone. 

Retomo alla materia, lasso lo tempo gito. e. 43 a 

Parea che nostro male tucto foxe fornito. 

Era stato uno re comò gillo fiorito; settembre. 18. 

16 Fo morto per tradiscione, lo regno fo scurito. An^dJ^*"*° "** "^ 

Anni mille trecento quaranta cinque correa 
Al tempo che fo morto lo nostro re Andrea; 
Et quilli che trovarose ad quella opera rea, 
20 Quello che meritaro Cristo si ne Hi dea! 

Se in questo pecco mo, Christo me Ilo perdone: 
Pareme che la Ecclesia ecco multo peccone; 

I. MSR era 2. male] A m»U e non si riesce a indovinare cosa significhi, 

). MS R Con la] A \o MR lui pr. 4. In R l'ordine dei w. è ^, 4, i, 2, 

é.MRCìkt ^ ce venne quello cht] M^V/? qualche MR%ono%a. Nsayosa 7. A/ che 
cosa otracosa In A manca cosa 8. MR prima patuu 9. MR se trovosenci 

S trovassesenci io. In A manca né sappilo M R o sappi né ci hi testimone vi] 
iV ne II. M R andò M non vi R non ti metto] S saccio 12. M R ad un ed 
omettono me nne L* ordine dei vv. in Nei,), 2, 4, 13. Rubrica di A: Como 

morio re Andrea et erano multe discentiuni fra regali cioè lo duca 
de Durazo da una parte et la regina con li altri dall'altra. Et ser 
Lalle tenne con lo duca. Et con Loyse fratello de re Andrea et 
la ragione Chieti et Penne. Ma Lanciano et Ortona et altri se 
revoltaro. Cap.o 240. 15. sino] M N R sorto 16. J^/i^ tradimento 

17. A quarantasette 19. A se trovaro 20. M N Jesn Cr. li In A manco si 

21. M R mo pecco N poco dico 22. In A fu lasciato in bianco lo spazio p,l 

secondo emistichio, M omette ecco ed ha assai ce reccone 

5. ad Sancto Loren:^ó] Non si può decidere se a S. Lorenzo presso Beffi o 
a quello presso Pizzoli. 



148 



BUCCIO DI RANALLO 



[DCLT-DCLVin 



DÌÉiidì ht* coati 
1 1 barom dd regno 
e fra'regalL 



Il 4aai di Do- 
raizo e Luigi di 
Tarnrto. 



Luigi di Taranto 
Ik game. 



Che tanto lo tiicò che lo re non coronone. 

Che nanti fosse ucciso chi tanto male comensone! 

Non tanto chi lo vede, ma è una pena ad odire 
De uno re giovencello in tale modo morire; 4 

Non tanto de capistro che potesse perire. 
Ma sola una gotata ilio non debe havire! 

Remase quisto regno in granni tribuladuni. 
Et forovi gran parti infra cunti et baruni; 8 

Li regali medesmo avevano descentiuni; 
Fecero multa gente, cavalieri et peduni. 

Da una parte era lo duca de Duraczo; 
Missere Loysce da Taranto era dall'altro stazo; 12 

La regina adjutavalo, davali forcia et braccio; 
Carlo de Artusse medesimo legòse a quisto laccio. 

Missere Loysce de Taranto tanta gente coUea 
Da pedi et da cavallio, quanta avere potea, 16 

1, MR troppo lo manca in A NR trìcaro A calone MR incoronone 
2, MR Prima che A io R scito MNR che MR annnniioiie ). chi lo Tede] 
MR dt Tederlo N chi Tedealo 4. AS Che 5. In R il v, è scrUtc nell'in- 
t$rlineo da altra mano, 6. N qaillo n. debba patire A non ferverla ^, MR 
Vennero le parti infra a vennero le p. Niorteronci ^4 fra 9. Af 1{ Li r. erano 
anco in a li regali anco erano in dittentione regali] N qoali io. MR Soldaro 

a soldomo la. MNR uccio 13. adjatavalo] MR victuaglia 14. In A manca 
medesimo td ba in per a MR anco se legò 



I. Lo stesso pontefice Clemente VI, 
secondo G. Villani, XII, lxi, ebbe a 
dolersi co' cardinali « in piuvico conci- 
<c storo ch*ellino erano cagione della sua 
« morte [di Andrea], per avere tanto in- 
«dugiato la sua coronazione». 

5. Alle liste de* congiurati, che si 
leggono in G. Villani, XII, xlix, nel 
Chronicon Estense, col. 421, nel Chroni- 
con Mutintnse, col. 612, nelle Istorie 
Pistoiesi, col. $ 1 2, nelle Historiae Cor- 
tusiorum, col. 917, si può aggiungere la 
seguente che era scritta nell'antico ca- 
lendario della cattedrale di Teramo, 
oggi perduto. È riferita dall' Antinori 
(nota 137): «Hi sunt proditores inter- 
«fcctionis regis Andree, vidclicet no- 
« minati sunt: Carolus Artus et Ber- 



te taminus eius fìlius, Comes Trìllicii, 
a dominus Robertus Campanus magnus 
a senescalcus, dominus Raimundus de 
« Catania, Conradus de Catanzano, do- 
« minus Riccardus Gallus, magister Ni- 
« colaus de Adria, dominus Pax de Flo- 
« rentia, Thomas, fìlii et fìlie et do- 
« mina Pititta uxor eius, domina Phi- 
« lippa mater dicti Roberti Campani 
aac matrissa regine, domina Lancia 
(( eius fìlia, et multi alii quos non licet 
« nominare ». Il « non licet » concerne 
forse la regina. 

13. «Lodoycus ... illam \la regina] 
a sibi consortem volebat. dux vero Du- 
ci ratii, in contrario proposito semper 
« existens, contradicebat marìtagio me- 
« morato»; D. da Gravina, p. 19. 



DCLIX-DCLX] 



CRONACA AQUILANA 



M9 



8 



Delli denari de Cario pagava et spennea; 
La imperadrice medesma facea la parte sea. 

Quando abc questa gente, missere Loysce andao 
Denanti alla regina; et ella li donao 
Dui milia once de fructo; et carta ne portao; 
Delle terre de Abruczo la possessione pilliao. 

Le terre che pigliò foro in Chieti et in Penne, 
SI che in quillo pagese missere Loyse venne; 
Selmona et Civita deroselli; et più nanti gisenne, 
Et fece pilliarc Atri et Civita de Penne. 



Ottiene daUa re- 
fina terre in A- 



bnizso. 



Giugno. 
Ne prende pos- 



3. A medesmo ). andao] A in mano AT annone R mandao 4. et manca 
in A ^. In A manca et MR nt Hi fao N fatu ne li fone 6. A Delli ter- 
rini MR in A, et poi la rengratiao Net lui la rengratione y, MNR chi U donao 
A et Penna 9. A venne io. MNR prendere et] MR con 



2. La imperadrice] Caterina di Va- 
lois, madre di Luigi di Taranto; cf. il 
cemento a p. 109. 

5. Il diploma, conservato nel Reg. 
Ang.CCCXLVm, e. 123, è del 31 mag- 
gio. Con esso Giovanna investiva il 
cugino e gli eredi e successori di lui 
delle terre e città di Atri, Civitella, 
S. Flaviano, Campii, Città S. Angelo, 
Città Ducale, Antrodoco, Cesura, Mon- 
tereale. Leonessa («Gonessa»), Ama- 
trice e Accumuli, appartenenti al giù- 
stizierato di Abruzzo al di là del fiume 
Pescara ; inoltre di Hucchianico con Mi- 
rabelle e di Atcssa, appartenenti al giu- 
stizierato di Abruzzo al di qua del 
Pescara ; e infine di altre terre ne' giu- 
stizierati di Terra di Lavoro, del Prin- 
cipato e della Capitanata. Cf. inoltre 
il Chronicon Siculnm^ p. 9. Il primo 
verso della st. sg. va forse inteso nel 
senso, non già che Giovanna abbia do- 
nato a Luigi soltanto alcune terre nel 
Chietino e nel Pennese, ma che delle 
terre donategli egli visitò solo quelle 
de' predetti contadi. Passò, come si 
vede, sotto il dominio del Tarentino 
tutta la così detta Montagna di Abruzzo 
con Antrodoco e Città Ducale ; e ciò 



spiega come Lalle, dopo l'infruttuoso 
assedio di Aquila da parte del partito 
della regina, abbia rivolte le armi con- 
tro quelle terre (v. stt. dccvui-dccx) 
e come gli abitanti di queste abbiano 
fatte delle scorrerie entro al territorio 
Aquilano (st. Dccxxiv sgg.). Dal rac- 
conto di D. DA Gravina, p. 19, parrebbe 
che Luigi di Taranto abbia ottenuta 
la concessione delle terre non senza 
opposizione, e che anzi essa sia avve- 
nuta dopo che egli se ne era impadro- 
nito a forza, militando negli Abruzzi 
per lo spazio di circa tre mesi. Ecco 
le sue parole : « dominus Lodoycus de 
«Tarento petebat tertiam partem re- 
« gni,videlicet totam provinciam Apru- 
a tinam citra et ultra, de quo nil ne- 
<c quiens obtinere, statim, adunato exer- 
« citu, versus Aprutium militavit, vo- 
« lens illam sibi provinciam subiugare, 
« et militans hinc inde spatio mensium 
« trium voi circa, dimisso inibi praefato 
« milite domino lacobo de Cavalcanti- 
« bus loco sui, reversus est Neapolim ». 
9. 11 30 giugno Luigi era in Sul- 
mona, come risulta dal documento pub- 
blicato dal Faraglia, Cod, dipi Suìm, 
pp. 198-9. 



I50 



BUCCIO DI RASALLO 



[1 



e 
Vmio ci iéMo «I 






U inai 4i Do- 



Fa vendette 4d- 
U ocdflooe di 
Andre». 



Lanciano et Oitona a Dui se rebellaro; 
Bucchianico et lo Guasto, che quisti segmtaro. 
Gran guasto sostennero; fra questo se legaro 
Collo duca de Dnraczo, et ser Lalle chìamaro. 4 

Ad questa loro compagnia l^òvìse ser Lalle, 
Contra li soy inimici per avere bone spalle; 
Pensao possere colliereli sempre caponahalle; 
El duca li promise che giamay no Ili falle. 8 

Lo duca de Duraczo monstrava che se dolea 
Che era stato morto lo nostro re Andrea; 
Prese multi sollati con fra Moriale che avea; 
Ad modo de uno re lui rascione tenea. 12 

Lo duca demonstrava volere bxc vendetta 
Dello nostro re Andrea, la cui anima sia benedetta; 
Prese madonda Ciancia et martorìòla in fretta. 
Et ardere la fece, ca fo de quella setta. 16 



3. che manca in A 4. In M R manca et 5. loro] M boat compagnU] 

MNRtich\e$Xi 7. J^VJ? potergli tempre manca in M Xfopre Rìarer c»po- 
BAbtlle] Cf. la stessa espressione a p, 96, v, 4. %. A nuy- folla zi. fra Mo- 
riale] A familH N confermati La ùiione di MR è confermata dalle nitro fonti e 
specialmente da D, da Gravina citato nel contento, a mottrando dolersi delU morte 
del re con fra MarìoU Z2. lai] MSR la 15. MSR de Toler 15. MìJR 

omettono et ed hanno con gran fr. 



4. Dell* andar prevalendo negli A- 
bruzzi il partito favorevole al duca di 
Durazzo, ragguagliavano la regina le 
lettere che le inviava Jacopo Cavalcanti, 
lasciato in queste contrade da Luigi di 
Taranto : « Nuntiaverat autem litteris 
u suis miles praefatus, quod in partibus 
aAprutinis inimicorum potentia prae- 
ttvalcret ex maxima lega facta per 
«ducem Duratii memoratum, et iam 
('maiorem partcm acquisitorum casa- 
« lium et castrorum nomine suo, nisi 
V se prò duce Duratii appellarent, igne 
« consumpserat » ; D. da Gravina, 
pp. 26-7. 

II. « dux Duratii, paratam gentem 
« habens per fratrem Morìalem capo- 



« ralem gentis suae &c » ; D. da Gra- 
vina, p. 24. 

1 3. Queste vendette sarebbero state 
eseguite nel luglio, secondo il Chro- 
nicon Suessanum, p. 67. 

15. madonda Ciancia] Gancia Ca- 
pano, moglie di Carlo conte di Mor- 
cone; cf. Istor, Pistol. col. 514; Cbroni- 
con Estense^ col. 421; G. Villani, XII, 
LI. D. DA Gravina, p. 13, raccoglie 
la voce che circolava intomo a lei, che 
cioè «puplice meretricabatur » e che 
«ctiam reginam eamdem seduxerat 
«et supposuerat fìlio Caroli Artxis». 
Secondo lo stesso, pp. 23 e 41, il 
supplizio di lei non fu eseguito su- 
bito. Il duca di Durazzo Taveva fatta 



DCLXV-DCLXvm] CRONACA AQUILANA 



151 



8 



12 



Et lo figlio de Carlo per questa opera prese, 
Ch'era denuntiato che in quella opera ofiese; 
Et fo attossecato, et fo dicto palese, 
Et morio na prescione, et nullo lo defese. 

Fé fare lo processo multo ferventemente; 
Monstrava de trovare tucto lo commenente; 
Mellio credo lo saccia l'alto Dio omnipotente; 
Così ne scia pagato, che lo vegia omne gente! 

Ser Lalle de Camponischi l'Aquila se tenia 
Con multa cavallarìa che con ipso statìa; 
Et stando in quisto stato, pensò una gran follia: 
De dare questa terra ad re de Ongaria. 

Ad tucta questa lega fé fare li sindacati 
Et ad re de Ongaria tucti li abe mandati 



Lalle Campone- 
achi pensa di far 
venire il re di Un- 
gheria. 



Ottobre* 

Gli manda i sin- 
dacati della lega 



2. open] MR morte 4,AfR morette in A nellt ^.MSR foriboDntmente 
6, MR Et mostrò tr. j. MR M. lo sa D. N e. sappialo Iddio 9. Rubrica di A : 
Como se accordaro parti delli signnri dello regname contra 
della regina et Loyse de Taranto et quisto fo lo conte de 
Dnraczo con sere Lalle et anno lo campo ad Selmona et pil- 
liaro Civeta de Chiete et Selmona pilliò tempo. Cap.o 25. 
A delli e omette se io. A Et e omette che >rcavallata che ecco se staea MR havla 
II. In MNR manca Et M fallia (l, foli.; 



bensì imprigionare, ma, essendosi sco- 
perto che era incinta, T esecuzione fu 
differita a dopo il parto. E difatti 
ella non fu suppliziata se non dopo 
che Ludovico di Ungheria fu entrato 
in Napoli. Secondo il Chron. Sic. pp. 8 
e II, Ciancia sarebbe stata presa il 
9 marzo e « tenallata » il 29 dicembre. 
Va d' accordo con B. il Chronicon 
Estense ^ col. 423, secondo il quale il 
mastro giustiziere «doniinam Zansam 
« fecit comburi ». 

I. lo figlio de Carìó]^rH:xvinàiO d'Ar- 
tus. C'è discordanza fra gli altri cro- 
nisti circa i particolari di questa morte. 
Scrive D. da Gravina, p. 26 : « Prae- 
fc fatus autcm Bcrterandus, captivus 
« existcns in castro Mclfiac, scita morte 
« miseri patris sui, paucis sujK'rvivens 
« diebus, omni velut auxilio dcsperatus. 



«obiit rabie pessima velut canis». Il 
Chronicon Estense ^ col. 423 : « Princeps 
« et dux . . . expugnaverunt castrum San- 
« ctae Agatae in quo erant Carolus Ar- 
a tuxius et fìlius eius,taliter quod habue- 
« runt eos captos ambos et conduxerunt 
« eos Neapolim in fortibus carceribus . . . 
« Carolus Artuxius et fìlius eius mor- 
« tui fuerunt quodam veneno in carce- 
«ribus propter reverentiam regis Ru- 
« berti sui patris » . Il Otron. Sic, p. 8, 
dice pure che morì di veleno, a Melfi. 
1 3. La data dell'ottobre è in G. Vil- 
lani, XII, Lxx, che aggiunge : « Rubel- 
« lossi r Aquila per uno ser Lalli cit- 
«tadino di quella, col suo seguito e 
« coirajuto e favore di messer Ugolino 
« de* Trinci, signore di Fuligno, e più 
« altre torre d'Abruzzi, a petizione del 
« re d'Ungheria 1». 



152 



BUCCIO DI RANALLO 



[dclxix-dclzx 



e 45 A 

e gli octiiggi. 



Ad proferire loro terre, corno erano obligati; 
Adsay cudù et baruni ad ciò foro legati. 

Facto questo presente, allo re fo petuto 
Che degia mandare ad sere Lalle lo adjuto 4 

De gente et de denari, acciò che sia possuto 
Resistere alla corte fi che lui sia venuto. 

Acciò che lo re sia cauto, li stagi li mandao : 
Jannotto suo fratello, et anco vi abiao 8 

Antono de CiccareUo che ipso accompagnao, 
Jannotto de miser Tomasso che quisti sequitao. 

z. corno erano] A che 11 tveano M era 2. ad] il de >r in 3. presente] 
A sabito 4. lo manca in A y, MNR stia 8. A Jannitto ; preferisco di leggere 
Jannotto, con MNR; il nome figurava in questa forma anche ne^ documenti citati dal- 
l' A ntinori; V. il comento. In A manca ti 9. A che lo N elio io. MNR 
de mastro Grìgorio che qaiito; v. il comento. A se seqaitao 



8. Jannotto] o, secondo A , Jannit- 
to], Si ha che il 15 novembre 1348, 
negli stessi giorni cioè ne* quali Gio- 
vanna e Luigi confermavano a Lalle i 
feudi già a lui donati da Ludovico d'Un- 
gheria, come si vedrà a suo luogo, ac- 
cordavano a Giannotto e a' suoi discen- 
denti d'ambo i sessi l'annua rendita di 
cinquecento ducati sopra i diritti e pro- 
venti della Segrezia d'Abruzzo e della 
terra di Pescara, finché acquistassero 
in beni feudali soggetti a servizj mili- 
tari, un compenso uguale a' detti cin- 
quecento ducati. Nel diploma dicevasi 
che tale concessione sovrana era in at- 
testazione della devozione e de* servigj 
prestati a' reali, specialmente dopo il 
loro ritomo nel regno; si adoperava 
così la stessa formula che nel diploma 
a favore di Lalle. La somma di cin- 
quecento ducati era donata in ragione 
di venti once per ogni intero servizio 
militare, con la condizione di dare giu- 
ramento di fedeltà e di omaggio in 
mano del conte di Mileto maresciallo 
del regno, e del conte di Squillace Am- 
mirato, ambedue capitani generali d'A- 
bruzzo. Inoltre, con altro diploma 
dello stesso giorno, Giannotto fu di- 



chiarato milite e fu fatto capitano della 
Montagna d' Amatrice. Antinori, 
Ann. p. 270. Pure ne* detti giorni a 
Lalle e a Giannotto furono conceduti 
da' sovrani i due suffeudi di Preturo e 
di Forcella, devoluti alla corte, essen- 
done morti senza prole i legittimi si- 
gnori, conti de' Marsi. V, Zazzera, 
op. cit. p. 116, e cf. le giuste osserva- 
zioni che ÙL in proposito I'Antinort, 
Ann. pp. 270, nota e 271. Giannotto 
aveva casa contigua a quella di Lalle 
e de' figli di Mattuccio Camponeschi 
(cf. p. 93), nel locale di S. Vittorino; 
come da un istrumento del 26 a- 
prile 1350 citato dall'ANTiNORi, Ann. 
p. 278. Antonio di Bucao, st. xx, 
nel parlare della pestilenza del 1363, 
dice che essa non lasciò in vita nessuno 
de' cavalieri «bagnati» all'infuori di 
Giaimotto Camponeschi. 

9. Antono de CiccareUo] Nel 1363 
figura, con Cola di messer Todino Pre- 
tatti, come capo di parte. Antonio 
DI Bucao, stt. xx-xxi, dopo aver detto 
che morì di peste, aggiunge : « Che lu 
« magior de Aquila allora era chia- 
« mato » . Inoltre v. l' indice. 

10. L' Antinori, Ann. p. 251, am- 



DCLXXi-DCLXxni] CRONACA AQUILANA 



153 



8 



12 



Lo duca de Duraczo anco vi avea mandato 
Con tucti li signuri con chi era legato 
A recollere lo re, se venia in quisto lato, 
All'onta de qualunca li avesse Contrariato. 

Lo re abe consiglio; la proferta pilliao; 
Denari in quantitate ad ser Lalle mandao. 
Uno delli soy cunti che avesse vi mandao, 
Bollati in quantitate; et ser Lalle pagao. 

Con quisto conte mandao un altro balletto 
Delli majuri che avesse, et in quillo aveva più affecto. 
Ad dece di de magio vennero, comò è decto; 
SoUaro multa gente per venire allo effetto. 



Anche il duca di 
Duraizo manda a 
luL 



1347. 
II re d'UngherU 
manda danari e 
soldati a Lalle. 



Maggio, IO. 



4. A qna qnalanca MNR haTeri 5. MNR le profierte NR pillione 

6, M N R D. *d s. L. in q, NR mtnnone 7. soy] MS R gran M che li messe 
WR mannone 8. et] MNR ad N ioTione R mandone 9. MNR alletto 

IO. A omette che avesse in qaillo] MNR che 12. N vennero ad M ad perfetto 



mette senz'altro che il compagno di 
Giannotto Camponeschi sia stato 
a Giannotto di mastro Gregorio a . È 
impossibile risolvere la questione se ab- 
biano ragione MNR oppure A . Os- 
servo tuttavia che la verisimiglianza 
maggiore è per il figliuolo di o messer 
« Tomasso » , il quale pare appartenesse 
a un rango più elevato del figliuolo di 
« mastro Gregorio » . Messer Tomma- 
so potrebbe essere lo stesso personag- 
gio del quale a p. 91, v. 12. 

I. D. DA Gravina, p. 20, dopo aver 
detto che il duca di Durazzo aveva do- 
mandato per sé il ducato di Calabria, 
continua : « Quod omnino dieta regina 
« concedere denegans, idem dux in fu- 
«rore commotus, statim ad inclitum 
o regemUngariaCjfratrcm condam ducis 
« Andreae, nunlios suos misit, ut digna- 
« retur ad hoc regnum accedere viri- 
« lìtcr, quia ipsum sibi subiugare vole- 
« bat, favente auxilio et suorum scqua- 
« cium regni huius, et in manu fratris 
« ponere proditorcs ; et scriptis litteris, 
«statim misit». 



1 1 . « Nel detto anno [1347], essendo 
« quasi Ribellata l'Aquila alla reina di 
« Puglia e gli altri reali rede di re Ru- 
« berto, per uno ser Lalli ^^ell' Aquila 
« che se n' era fatto signore, a pititione 
«del re d'Ungheria, giunsono nella 
« città dell'Aquila, del mese di maggio, 
«l'arcivescovo d'Ungheria e messer 
«Nicola Ungaro; il quale messer Ni- 
V cola era stato nel regno balio del re 
« Andreasso, ed eravi, quand' egli fu 
« morto, ambasciatore del re d'Un- 
« gheria ; con grande quantità di mo- 
<f neta per mantenere que' dell'Aquila, 
« e per soldare gente d'arme a cavallo 
« e a pie, si che tosto hebbono più di 
« 1000 cavalieri»; G. Villani, XII, 
Lxxxviii. L'« altro balletto» sarebbe 
dunque l'arcivescovo d'Ungheria. I 
conte Ungaro ò chiamato Bons nell'e- 
pistola di Cola di Rienzo a Gemente VI, 
dell' 8 luglio: « comes Bons, vicarius 
«prcdicti regis [di Unghena]^ Aquile 
(( permnnens, postquam ambaxiatores 
«mei appHcuerunt Aquilam, ubi ab 
«Aquilanis fuerunt multum honorati 



Cronaca Ariana, 



IO* 



IS4 



BUCCIO DI RANALLO [dclxxiv-dclxxix 



I messi del re 
d*Uiigliem rke- 
▼uti in Aquila. 



Maggio, II. 



Si innalza il gon- 
fidone del re d AJn- 
gheria. 



Giugno. 

Lalle e gli Un- 
slieri assediano 
Sulmona. 



C 4JB 



Quando quisti vennero, fo fecta gran festa: 
Multe genti Testavano colle gerlande in testa, 
Et multe genti vesterose de devisata vesta; 
Foro facti gran conviti, et multa gente rechiesta. 

L'altro giorno sequente, io stava aUo Mercato; 
Io vidi nella piacza gran popolo adunato; 
Fovi dieta la missa et lo ofEcio cantato, 
Li frati colle cruci et tucto lo elencato. 

Et su in questo io vidi gran cavallarla 
Che veneano gridando: «Viva re de Ongaria!» 
Quillo conte, con li altri, con ser Lalle venia; 
Allora alsò lo conte lo confalone che avìa. 

Poi quillo confalone puse in mani ad ser Lalle, 
Et lui allora indinoseli collo collo et colle spalle; 
L'altre bannere inclinaroselli al confalone che salle; 
Vidi gettare monete innamonte et innabaUe. 

Poi questo, devisaro de fare l'oste ad Selmone; 
Capitano dell'oste ser Lalle facto fone; 
Multa gente da cavallio et da pedi menone; 
Fecely fare lo guasto et la terra assedione. 

Stavano Selmontini multo bene guarniti 
De multi balestrei et de peduni arditi, 



8 



12 



i6 



20 



2. MN R Molte girlaode si poruvuio in ^. MNR giocarond (N bronci) con 
4. gran] A malti ^. M N R Lo g, A di 7. MN R Food la 9. io vidi] 

A Tenne 11. MNR Q, con la alletta 14. MNR se li dinò con Incapo ij,A 
Selmona 19. MNR da p. et da e. u, A guarditi 22. MNR balestreri 



«et amore recepii, causam regni in 
« nos prò parte sua libere compromisit, 
«treguamque imposuit &c. »; Epist di 
C, di R. n. vili, rr. 174-7. 

17. «Del mese di giugno corsono il 
« paese [i ribelli di Aquila e gli Unghert] 
«e più terre d'Abruzzi si Ribellarono 
« alla detta reina e a' reali e si tennero 
« per lo re d'Ungheria. Ciò fu Civita 
« di Tieti, e Civita di Penne, e Popoli, 
«e Lanciano, e la Guardia, e altre 
«terre e castella; e puosono oste alla 



« città di Sulmona » ; G. Vilxani, XII, 

LXXXVIII. 

21. Era co' Sulmonesi Jacopo Caval- 
canti, mandatovi in tutta fretta dalla 
regina e dal principe di Taranto fin dal 
primo annuncio dell* assedio. Aned- 
doti taciuti da B. ci dà D. da Gra- 
vina, p. 27: « Miles igitur ipse [/. C], 
« recepta competenti comitiva gentis ar- 
« migerae, versus Aprutium se contulit 
ff.indilate, et applicans ci vitati Sulmo- 
« nae, sci re voluit quae gens sit adunata 



iS8 



BUCCIO DI RANALLO [ocLXXxix-DCXcn 



Giugno, a$. 

11 duca di Du- 
fixzo, capo deiro- 
ste, assedu Aquila. 
s, respinto. 



Si accampa a 
Monticchio. 



Aasalu due vol- 
te inutilmente gli 
Aquilani. 



Capo dell'oste fecero lo duca de Duraczo; 
Venne fi ad CoUemagio; non li piacque lo staczo. 
De venire alle mura non li parse sollaczo; . 
Se nne fo pentuto, non era mica paczo ! 

Credendose restare la sera in Collemagio, 
In quillo dì fecemboli tanta briga et oltragio 
Che non magniaro niente pane né companagio, 
Et loro bestie non abero punto de veveragio. 

No Ili lassammo figere; la sera se tomaro. 
Et li nostri de retro ben li sequitaro; 
Poy che foro allo fiume, in tale prescia tiraro, 
Dui pavalliuni lassarovi; in prescia adbeveraro. 

Tornarosenne ad Montichi© et loco se pusaro, 
Et là posero campo et intomo sticconaro; 
Demintri loco jacquero, dui volte ce adsaltaro, 
Ma, benedicto Christo, pocho \'i guadangnaro. 



8 



12 



i6 



z. Rubrica di R : Q.u andò Tenne lo campo ad Àquila, fecero] M N R 
fo 2. A per fi MNR fino 5. MNR parca 4. A era-fo MNR era -era 
niente 5. MNR puaar lo duca In 7. niente] MNR né 8. MNR Né come se 
aeseno non hebeno avantagio io. MNR ben dereto 11. MNR forno giuso ad 
12, A cosci in in manca in MNR A abucciaro 13. et manca in A 14, A se st. 
15. MNR Et finché j. loco 



«ferrent armis et equis decenter mu- 
«niti, associaturi eum cum exercitu 
«constituto, versus Aquilani pugna- 
ce turi » ; D. DA Gravina, p. 28. Meno 
esatto è G. Villani, XII, lxxxviu, 
in ispecie per la parte che riguarda gli 
Aquilani : « Sentendosi ciò in Napoli, i 
a detti reali, tra di baroni del regno e 
« soldati, assai tosto feciono più di 
« 2500 cavalieri e gente d'arme a pie 
« assai, e feciono capitano dell' oste il 
« duca di Durazzo, figliuolo che fu di 
«messer Gianni e nipote del re Ru- 
« berto, e vennero al soccorso di Sul- 
« mona. Sentendo ciò que' dell' A- 
aquila che v'erano a oste, se ne par- 
te tirono con alcuno danno e ridussonsi 
a nell'Aquila a guardia della terra, e 



«quella afforzarono e guemìrono di 
« vittuaglia » . 

4. Nota la stessa circostanza il Cbro- 
nicon Estense, col. 439: « Appropinquan- 
«tibus gcntibus domini principis [si 
« equivoca evidentetnente tra Luigi di Ta- 
li ranto e il duca di Dura';^^^ dictae civi- 
«tati [di Aquila], cives ... armata ma- 
(c nu contra illos accesserunt et bellum 
« comniiserunt insimul taliter quod non 
«permiserunt illos castrametari ibi, 
« immo infuga verunt inimicos ». L'as- 
sedio di Aquila è narrato nel modo se- 
guente da D. DA Gravina, p. 28 : « Et 
« dum dux Duratii moraretur cum di- 
« cto exercitu, ubi crant tria milia 
«equitum et peditum sine numero, in 
« flumine subtus civitatem Aquilae ca- 



DCXCIII-DCXCVll 



CRONACA AQUILANA 



IS9 



Ad dire la ventate, nui avevamo soldati; 
Quasi omne di li avevamo spiczicati 
De roba et de cavalli; qua erano menati; 
4 Lo duca vi mandava che li foxero redati. 

Et non perché lo dica, havemmo gran paura 
Quando venne lo duca appresso delle mura; 
Venne lo santo Janni, ad quella gran callura; 
8 Nui avevamo fora tucta nostra messura. 
Non avevamo grano et né potea venire. 
Et in Forcona nui non potevamo gire; 
Lo grano et Torgio verde faceamo ammonire 
12 De qua per Amiterno dove potease uscire. 
Anco avevamo dubio delli nostri sollati, 
Cha no vi erano denari, non erano pagati; 
Gevano menacciando et forte adirati; 
i6 Ad pena li passammo con denari prestati. 



La condizione de> 
gli «ssediati. 



C 44B 



I. MNR havemmo Ali s. 2, M N R giorno AfhaTetno ^.MNR Che 
t. toglievamolì et multi (N R maWJ ecco m. 4, In MNR manca vi $. MSR 

Non però eh' io dicovi che A nui avevamo 7. lo] /l io g. In NR manca et M non 
ne IO. N R Maxime per F. M Per F. ad pestutto lu homo non potea ire 11. MNR 
faceano admandire 12. M De acqua ii,MSR havemmo gran 14. A et non 
15. MSR Andavano m. assai a. 16. N quatrìni 



« strametatus est exercitus memoratus, 
«ibique per menses tres et ultra mo- 
« ratus est tempore aextivo, de mensi- 
«bus scilicet madii, iunii, iulii et au- 
« gusti anni primae indictionis. et 
« manente ibidem exercitu memorato, 
ffomni die quasi continue hiì qui in 
« Aquila morabantur, quando de nocte 
«et quando de die, super cxercitum 
adicti ducis currebant et saepe capie- 
«bant captivos. inter homines dicti 
«exercitus plurimi erant Neapolitani 
« decoro armati et equitcs, sed in proe- 
«liis minus audaccs. moris enim est 
« Neapolitanorura ubiquc caput semper 
« comare et visum lavare more mulie- 
« rum, non soliti iacere sub armis, sed 
« lectis mollibus et plumatis. si quando 



« gens Aquilae currebat in iUos, semper 
« versis tergis fugiebant, ictus validos 
« pertimentes. videntes itaque Nea- 
« politani milites et scutiferi inimicos 
« potius praevalere, paulatim paulatim 
« ab exercitu discedebant et versus Nea- 
« polim remeabant, de dicto duce parum 
« et de regina minus curantes, infìrmi- 
« tatis occasione subiuncta ex labore ar- 
« morum » . G. Villani, XII, Lxxxvm, 
scrive: «Il duca di Durazzo colla sua 
« oste ch'ogni dì gli crescea gente, si 
« puose air assedio della città dell' A- 
«quila e quivi stettono fino all'uscita 
« d'agosto, guastando intomo; ed heb- 
« bevi più scontra zzi e badalucchi, 
«quando a danno dell'una parte e 
«quando dell'altra ». 



i6o 



BUCCIO DI RANALLO 



Et stando de dinari in questa tale intenza. 
Dui milìa fiorini d'oro vennero in questa penza; 
Foro tolti ad Asserce; fonne grande increscenza. 
Ma illi lo pariaro con granne penetenza. 4 

Sette semane Toste dellu duca durone. 
Certe grande danno n'abe tucta Forcone: 
Baczano ne fo arso et Vagno lo parione; 
Lo grano che recolsero non implerìa saccone. 8 

L'oste che adosso vénnenci dicovi quanti foro: 
Quaranta centonara cavaleri de storo, 
Foro cavaleri mille tucti a speruni d'oro. 
Tra cunti et baruni, duicento et più co lloro. 12 

Mintri fo tutto questo, gran danno recepenimo; 
Lo grano et l'orgio verde de tucti lo metembo, 
Ciaschesuno in gran prescia, lo mellio che potembo; 
Uno carlino per volta della vettura dembo. 16 

Alli sidicì dì de agusto se partero. 
Et non con multo honore, ma con vitupero; 
G)rrea mille trecento quaranta sette in vero. 
Poi li sollati nostri le merce respandero. 20 



X. il SUTtmo tacti M N R qnetU rtpTtnz^ 3. fiorini d*oro] J ducati MNRct 
dero questo p. h^ haTerano trovati fiorini dai milia d'oro ^,{oiuìé\MNR avem- 
mone td batmc doglienza 4, MSR Ma pur ipsi pagaroli - gran 5. N atomane 
7. MNR ma Bagno %, MNR colzero A impliro ^,A ce Tenero io. MNR 
de cavaleri 11. mille manca in MNR 13. MNR Finché tutto mmmca in A 

14. de tucti] MNR tuctiqaanti 15. MNR Ciascuno con - fretu A onutU gran 
x6. MNR e della soma della vettura] A sonu 17. MNR giorni A l'oste se 

x8. MNR troppo a se partirò con molto vituperio 19. A Circa anni -de ▼. 

ao. MNR le mercatanzie 



5. Sette semane] Più esattamente sette 
settimane e mezzo. Il 24 giugno, 
giorno nel quale T esercito assediarne 
si presentò a CoUemaggio, era dome- 
nica, e il 16 di agosto, giorno nel quale 
si partì, era giovedì (v. Mas-Latrie, 
Trés. pp. 338-40). È probabile però 
che B. intenda dire che sette settimane, 
ossia sino alla domenica, 12, siano 
durate le ostilità effettive, e che il duca 



sia partito quattro giorni dopo che ebbe 
riconosciuta T impossibilità di conti- 
nuare r assedio. Si è già veduto, 
p. 43, che B. suole contare a settimane 
intiere. 

20. li soìlaU nostri] Con Toste aqui- 
lana trovavasi Angelo di Monteleone, 
come si rileva dall'epistola che Cola di 
Rienzo scriveva a Gemente VI 1*8 lu- 
glio: «Angelus de Monteleone, firater 



DCCII-DCCV] 



CRONACA AQUILANA 



i6i 



Gevano recanno quello delli nemici, 
Et altretanto et più de quello delli amici. 
Derobaro Paganeca et no vi lassato finici, 
4 Onna et Montichio et Foxa et anche Intemperisci. 
Tuctoquanto duravamo lo gire derobanno; 
Non erano pagati, gevano menaccianno; 
Con questo derobare se gevano passanno; 
8 Grano avevano per vennere et per magnare intanno. 
Tanto K sollati ficero che Bagno derobaro; 
Pegio li nostri ficero, alcuni che vi annaro, 
Che scavaro le foxe, et lo grano ne ricaro 
12 Chi in capo et chi in collo; niente vi nne lassaro. 
Poy miserovi foco, et foro desertati 
Como se Judei fussero o Saracini stati 
O rebelli de re o Christiani rennegati; 
i6 Li arbori che recaro valsero mille ducaty. 



Ruberie de* sol- 
dati non pagati. 



Bagno depredato 



ed arso. 



2. M a. de qaello et più delli et più manca in A 5. J^Yi? soblici 4. A 
et Intemperttrici 5. A Tacto MNR durammo questo reo d. 6. A Cha non 

8. et - intanno] MNR non tanto per manecando 9. Rubrica di R : Q.u andò stette 
lo campo a Bagno. 11. MNR tt roba ne cacciaro 12. M N R chi per cogliu et 
chi ne some la portaro 13. MNR ce misseno - et tutti li disertati 16. MNR nt 
arrecaro 



« domini comitis Campanie, cum qua- 
« tuor banneriis equitum in contrarium 
«sanctc matris Ecclesie accessit ad 
a Aquilam, in favorem ser Lalli et 
« gentis Ungarie, que est ibi » ; Epist. 
di C. di R. n. viii, rr. 1 21-4 ; e cf. ibid. 
rr. 137-40, 174-7; n. xu, rr. 80-2. Ma 
durante V assedio, essa si era ingrossata 
delle milizie che aveva condotte il 
vescovo delle Cinque chiese, fratello 
bastardo del re d' Ungheria. « In que- 
« sta stanza [ossia durante V assedio di 
V Aquila]», scrive G. Villani, XII, 
Lxxvin, « arrivò in Italia il vescovo 
« delle Cinque chiese ... Si dicea savio 
« signore e valente uomo in arme, con 
« da 200 gentili huomini d' Ungheria 
« e d'Alamagna a cavallo e in arme e 
« con denari assai, e soggiornò alquanto 



« a Forlì e in Romagna, prima ricevuti 
« graziosamente da mcsser Mastino 
« della Scala al suo valicare, e poi da 
a tutti i signori di Romagna, ed ivi 
« soldo quanta gente potè bavere a 
« cavallo, e arrivò a Fuligno, si che 
« colla gente, ch'era soldata a Fuligno, 
« ch'ai tutto si tenieno dalla parte del 
« re d'Ungheria, ond'era capo messere 
« Ugolino de' Trinci, vi si trovò più di 
« mila cavalieri, e nell'Aquila e d' in- 
« torno al paese n' havea ben altri mille 
« al soldo del re d' Ungheria » . V. pure 
Chronicon Estense, col. 442. Secondo 
lo stesso Villani era stato per l'ap- 
punto l'annuncio del prossimo arrivo 
di codesta gente che aveva determinato 
r esercito di Carlo di Durazzo a levare 
l'assedio. 



Cronaca Aquilana, 



II 



l62 



BUCCIO DI RANALLO 



e- 4$ A 

Si tfttbuw vìmZ' 
14 D grano m in i o . 



LUk fii otu « 
Moatcretlc 



Dùtroggc Leo- 



A«Mdtt Gtttado- 
c«k. 



Il boctìno ven- 
duto in KquiU, 



Ponamo che colpa vi abero, ma non tucta, a dire lo vero. 
Che de\'issero avere si danno et vitopcro, 
Ca non pottero £ire altro, se Ilo duca recepero. 
Et delle loro derrate per loro denari li dero. 4 

Lo grano che li sollati ddlo campo recavano. 
Fecero l'ara in placza et loco lo trescavano. 
Et per multe altre placze lo grano sci purgavano; 
Parte se nne veneano et parte manecavano. 8 

Po questo, menò ser Lalle l'oste ad Monterìale, 
Ma stava ben fornito, no Ui potte fare male; 
Annaro ad Lionessa per quillo temporale, 
Pilliarola per forza et strusserola ad oquale. 12 

Dapó questo, ad Civita Ducata se ne gero, 
Poseroli lo assidio et si Ila commattero; 
La terra era ben forte, ben se defendero. 
No Ib pottero toUere, l'altro contado arderò. 16 

La robba che qui ne venne, non se porrìa contare; 
Era la feria in placza, tuctodì ad comparare; 
Per uno fiorino lo bove et l'aseno vi' dare. 
Mantello bello et ricco per mesa oncia pagare. 20 



I. MS R tatti A/ diccero (l» di Tcro^ 2. A %\ gran H omette daaoo et 

5. M Li grani 6. MWR le are M Icro 7. Ih MS R manca sci 8. A Et 
p. MS Rp, tene m. 9. Rubrica di A: Como ter Lalle pilliò Lio- 

nessa et puse l'oste ad l'altre terre della Mo[n]tagna et 
abero male le valle loro et le nostre dalli amicy et inimicy. 
Gap.* 27. Rubrica di R: Quando anno lu campo ad Monteriale 
et Lionessa. A mandò a moni poi s. L. 1' hosie b^ ser L. andò a pigliare 
A Moteriale io. Ma manca in A M S R guarnito non Io possette pigliare a non 
lo possette pigliare X2. MS R Presenola ed omettono et a per forza la prpsono 

i^. Rubrica di R: CX,xx ti uà o anno ad CÌTÌtadacale lo campo. MS R Voi 
▼erso 14. si] MSR poi 15. MS R e. inforsata 16. MS possendo pi- 

gliare lu loro e. R lo possono p. b non la potè pigliare, abbragiolli tutto il conudo 
19. MSR vidi 20. A mezo ducato MSR dunare 



II. G. Villani, XII, lxxxviii, ci 
apprende che Leonessa fu distrutta 
dalle nuove truppe condotte dal ve- 
scovo delle Cinque chiese : « Giunti al- 
u r Aquila la gente eh' era a Fuligno 
« del re d* Ungheria, corsono il paese 
«e presono il castello della Leonessa 



«e quello arsono». Di Leonessa era 
signore, prima che la regina ne inve- 
stisse Luigi di Taranto (v. il cemento 
a p. 149), Carlo conte di \Jorcone, 
marito di madonna Ciancia (cf. pure 
il comento a p. 1 50) ; Antinori, Ann, 
p. 248, nota. 



DCCXI-DCCXV] 



CRONACA AQUILANA 



163 



Retomato sere Lalle, pensò de fare Toste 
Centra de Selmontini, per dareli per le coste. 
Venne lo duca Guarneri con quatrocento poste; 
4 Jacque de fore la sera, lo jorno rentrò toste. 

Demintri stette in Aquila, dico, lo duca Guarneri, 
Comensaro la briga quilli soi cavaleri; 
Nella placza d'Aquila foro alle fronderi, 
8 Decisero uno delli Ongari delli boni dclli ostcri. 
Lo conte de Ongarta volca vcnnetta fare; 
Lo duca et soy Todischi se corsero ad armare. 
Pensò lo conte occidere et V Ongari talliare, 
12 Et poy correre l'Aquila et strugerela et deserure. 
L'Aquila a gran periculo quella sera stette; 
Ser Lalle, comò savio, quando questo vedette. 
Fece armare la gente, alla piacza corrette, 
16 Mitigò quella cosa con dulci parolette. 

Facta questa concordia, feceli fare la monstra, 
Per fare l'oste ad Selmona, inseme con gente nostra; 

I. de manca in A 3. h^ h^ con 400 persone ^. M N R Finché A omsiU 

dico MN R dux 6. MN R masnadieri ed è forse Uiicne migliore, trattandosi 

de* seguaci del duca Guarneri, 7. MNR all' infronteri 8. MNR uno Ungharo 
9. A Ungari ed ha la vennetta 10. In A manca se xi. conte] /f duca ; l'errore 
è evidentissimo» 12, MN R et VA. str. etderobare 14. Al saccio fi, savio^ 15. alla] 
Af ed la 16. dulci] A multe; ma anche b^ con dolci parole mitigò li fastidi) 18. MNR 
fo fatta bella et lustra 



Arriva in AauiU 
Guamieri d* Urs- 
lingen. 



Briga in piana 
fra Tedeschi e Un> 
ghcri. 



Senembre. 

Oste contro Sul- 
mona. 



3. Secondo le Istorie Pistoiesi^ col. 522, 
gli Aquilani, durante Tasscdio, avevano 
sollecitato V invio di nuovi soccorsi dal 
re d* Ungheria, e questi mandò loro 
a cinquecento cavalieri tedeschi, de' 
«quali fece capitano lo duca (ìuar- 
« nieri » [d'Urslingen]. Arrivò, anche 
secondo le Istorie Pistoiesi, dop(ì clie 
Tassedio era stato tolto. 

18. La notizia dell' assedio di Sul- 
mona arrivò ad Avignone prima del- 
l' II settembre (martedì). Dobbiamo 
dunque ritenere che esso fosse inco- 
minciato nella settimana precedente, 
il 1" o il 2 del mese. Se durò sette 
settimane, come B. dice nqjja st. sg., 



ne deriva che cessò il 20 o il 21 
di ottobre. Cf. Mas-Latrie, Trés. 
pp. 339-40. Fu l'ii di settembre che 
F. Petrarca scrisse da Avignone una 
epistola all'amico suo Barbato da Sul- 
mona, lamentando 1' irrompere che 
avevan f;itto nella patria di Ovidio i 
barbari usciti dalle asperrime rive del 
Danubio, e offrendosi d'invocare l'ajuto 
del tribuno di Roma : « In has terras 
« amoenissimas ab asperrimis Danubii 
« ripis praeceps ruit exercitus, et coeli 
« nostri serenitatcm foedis nubibus in- 
« volvit ab aquilone oriens procella, 
e quam vereor, nedum responsum tuum 
«operior, cum ingenti fragore deto- 



164 



BUCCIO DI RANALLO [occxTi-occxvin 



45 



ilino ■ de' 

capfuno 

», tonu 

tobrc 



De mille cavalli, multi ne foro de giostra; 
Amiòvi lo duca Guamerì, homo de gran postra. 

Capitano dell'oste fo facto missere Colino; 
Con mille cavaleri gio contra lo Selmontino, 
Con duimilia pedtmi de bono coragio fino; 
Sette semmane jacqueli nanti lo casaUno. 

Adsay battallia déroli dentomo alle mura, 
Ma poco li posserono fare né nulla lesura; 
De boni valestrei avevano oltra mesura. 
Chi vi sse appressemava tornava con pagura. 

Vedendo misser Colino che non era avantagio 
Che potesse Selmona tollere per oltragio. 
Lui se tornò in Aquila, et fece comò saggio, 
Et disse alli sellati: «Denari manderagio». 



8 



12 



I. MN R caTalerì a foronci 1000 ciTalli dt] N z 2, MS R Mandonci lo 
dnx G. che era h. (SR omettono homo^ de g. mostra a mandonce il daca 4. MììR anno 
5. coragio] MNR allevo et 6. N ttomane jacqoele 8. UUR ponette Carli nullo 
jomo 1. 9. oltra] A senza io. MNR Qjialonque approtsinuTase 11. MSR 
non ci 12. MSR non p. - prender i^. A savio X4« A vi darraggio; è più 
logica la let^ione di MSR ed è confermata con quanto B. passa a narrare. 



« tiuerìt. sic omnia iam in extremum 
aadducta referuntur. iam Sulmonem 
«primo belli impetu calcatum in di- 
« tionem hostium pervenisse fama est. 
«heu generosum oppidum, tuam et 
aNasonis patriam, quibus proscquar 
« lamentis, ab bis hodic possessam Inter 
«quos ille morte gravius putavit exi- 
a lium ? . . . qui autem, adeo miserabili- 
« ter non tam de exilio quam de loco exi- 
« lii questus est ut librum non exiguum 
« tcxeret querelarum,quid dicturus fuis- 
« set, si Istri populos... ad occupandam 
« armis patriam suam venturos ullo tem- 
er pore pracvidissct? ... si quid igitur in 
« praesenti discrimine apudpraefatostri- 
« bunum et populum prodesse tibi inter- 
if cessio mea potest, ecce animus et ca- 
« lamus praesto sunt »; FatniJ. VII, i. 

2. « Lo duca entrò nell'Aquila con 
« la detta gente, et inde a pochi dì 
« cominciarono a fare guerra nel paese, 



« tanta che in poco tempo tutto Abruzzo 
<r e Terra di Lavoro (iacea Tubbidienza 
«loro»; Istorie Pistoiesi, col. 523. 

6. nanU lo casalino] V Antinori, 
Ann. p. 257, interpreta: «Essi posero 
« il campo a poca distanza da Sulmona, 
« presso alcune case di campagna mezzo 
a dirute». 

12. Dì qui si vede che l'assedio di 
Sulmona fu infruttuoso. Non appare 
altrettanto da quanto ne dice G. Vil- 
lani, XII, ce: «Nel detto anno 1347, 
« del mese d'ottobre, essendo la gente 
«del re d'Ungheria all'assedio di Ser- 
« mona, né per la reina né per li altri 
« reali non erano soccorsi, si patteg- 
«giarono di rendere la terra al re 
<- d' Ungheria con questi patti, se da' 
« reali non fusseno soccorsi infra 1 5 dì 
«e rimanendo nelle loro franchigie e 
« costume eh' eran col re Ruberto e 
« che dentro della terra non dovcssono 



DCCXDC-Dccxxiv] CRONACA AQUILANA 



165 



Tornò misser Colino et lo Consillio fece fare; 
Dixe che li sollati se voleano pagare 
Et multi per scy misci se voleano fermare; 
4 Set non, ca menacciavano de ardere et abrusciare. 
Li nostri consellieri foro deliberati 
Che denari per loro foxero straprestati ; 
Ca nne fo misso dubito, foro subito trovati, 
8 Et tutti alli sollati quilli forno mandati. 

Nui remasemmo in Aquila con multi altri sollati, 
Ma non ce era avantagio, Ca erevamo assediati; 
Li passi intomo intorno si li erano pilliati; 
12 Et de nostri sollati più fommo dannegiati. 
Non poteano uscire fore li nostri citadini 
Da Popoli et da Busci, et anco da Selmontini; 
Ancora Marsicani non forono bon vicini: 
16 Lo conte de Celano tenea li malantrini. 

L'altra briga remasene de qua da Monteriale; 
Eravi un capetano valeroso et liale; 
Et l'altra da Andrcdoco et Civita Ducale: 
20 Quale de nui inciampavavi feceali male capitale. 

Spisso spisso fere vano per montagna et per plano; 
Correano la Varcte, con Casscina et Cangnano; 



F« pagare i sol» 
dati eoe assediano 
Sulmona, 

Aquila circon- 
data da nemici. 



II territorio in- 
vaso e danneggia- 
to. 



). MN R Et anche p. - voglio ^^V R vogliono^ refermare 6. A prestati 

7. MS R Et fonne - si che f. tr. 8. A foro dati a Uoro et fóroli consegnati; si tratta 
di* soliati rimasti all'assedio di Sulmona, si che la Uiiont di MS R è più logica; oltre 
di che quel dati e consegnati di A vengono a dire, in sostanza, la stessa cosa, io. In 

MSR manca ce 11. In MS R manca si li 12. A Ca dalli s. n. MS R fommo 

por 13. M possendo 15. MSR Et anco A non ce 17. A/ .V /? brigata rema- 
seli A ne remase 19. A de 20. MN R incappavanci 21. M SR veneano 
22. con manca in A 



«entrare soldati nò gente d'arme più 
wche IO per volta, se gi;\ non fos- 
« se colla persona del re d' Ungheria 
« o suo fratello. E di ciò diedono 
« 20 stadighi de' migliori della terra. 
«E haviito Sermona, non rimase 
«persona in Abruzzi che non fosse 
«alPubidienza del re d'Ungheria». 
9. con multi altri sellati] giacché 



quelli che avevano partecipato all'as- 
sedio di Sulmona, non tornarono in 
Aquila, ma, passato il Piano di Cin- 
quenìiglia, scesero in Terra di Lavoro 
e presero Sarno, Venafro e Teano. 
V. (}. Villani, XII, cu. 

16. /(' conte dt Celano] Ruggero II. 
V. ora intorno a lui T. Brogi, La Mar- 
sica^ Roma, tip. Salesiana, p. 368 sgg. 



i66 



BUCCIO DI RANALLO [occxtv -dccxxx 



e. 46 A 



Lalle prende 
Momereale. 



Si ùi |g;u«rdAre il 
passo di Bcrete. 



I PizsoUni si ri- 
tirano nell'alto. 



Rascino arso e 
Pietrarotara dan- 
neggiata. 



Tristo era lo qualunca a lloro venea ad mano: 
La tallia che facéanoli no Hi lassava ancontano. 

Vigio con Porcinaro foro da loro robati, 
Non tanto che robati, ma arsi et abrusciati; 4 

Avvenga che una volta ne regessero scornati, 
Per tanto li loro danni non foro restorati. 

Poi calvacò ser Lalle, anno sino ad Marana, 
Et fece un battifollia per fine alla Fontana, 8 

Io dico, ad Monteriale de bona gente sobrana. 
Et poi li prendemmo ad sono de campana. 

Poi questo, alla Varete ponemmo li soUati 
Per guardare lo passo, non foxemo robati; ^ 12 

Pegio faceano li nostri che li altri desfìdati; 
Venne uno gran reghiamo, forone cacciati. 

Fra li altri, Pizolani ne passaro più nicti: 
Tuctiquanti nell'auto se nne foro restricti; 16 

Sbarraro lo pagese et stavanose fleti, 
Avenga che ad Agelli ferero li maledicti. 

Lo quarto de San Johanni non ne passò de bando; 
Pure alcune castella foro giti robanno> 20 

Rascino ne fo arso dui volte intanno, 
Anchi Pretarotara non passò senza danno. 

Non posso recontare tucto lo male che abemmo 
Dalli nostri inimici et comò lo sofferemmo; 24 

Assay male ne fece quilli che nui tenemmo; 
Mandamboli alla frontera, tenerevilli non potemmo. 



I. lo manca in MNR 2. A Vi faceaoo - uno a. 3. A derobati 4. che 

manca in A che ha ancora derobati 5. MNR reandaro 6. MNR P. qaeito - 

non li forno emendati 7. A et anno 8. N R batuglia ad chi suva all' infrontana 
a cavalcò . . . contra quelli delle frontiere b^ ser L. dipoi andò a Marano ... et loro 
fece ana gran battaglia io. A perdemmo b^ pigliò Montreale a tono de campana 
II. Rubrica di R: Guerra generale. 12. A foxero 14. MNR Vennenci 

16. A Tucti all'a - f . inseme ben 17. A tucto lo MNR loro paesi 19. A in 

omne passo guardavamo 20. M ìu R gite it, MNR in un anno 22. A Preu 
et Rotar/ 3f ^T /{ non ne passò de bando. 23. Af^Vl? recitare 25. Af2>/i? Etassai 
più male fNR ce ficeroj che io non lo vo dicenno 26. Segue la ruùrica di A : Como 
venne re de Ongaria fratello de re Roberto et fratre de re Andrea 
contra de sou fratello Lodovico figliolo de Phelippo prencepe de 
T^raoto et coutra la regina Johanna che aveva pillato dicto Lodo- 



Dccxxxi-Dccxxxv] CRONACA AQUILANA 



167 



VoUio gire più nanti della mia dicerìa. 
Retomo alla materia dello re de Ongaria. 
Borbotanno dicevano che may no nne venia, 
4 Et alcuno dicea che si, et anco era in via. 

Et stanno in quisto dubio, Jannotto fo tornato, 
Et abe dello re d'Ongarìa recitato 
Como ilio venea nello regno sbrigato: 
8 « Et vidi io lo exercito suo che era abiato ». 

Da multi non foro crese allhora queste parabule, 
Et più contennevano che queste erano fabule, 
Che, se Ilo re venesse, forrìano messe le tabule, 
12 Et lo vino accaptato, et messevi le tuvallule. 

Suso in questo contennere, in Aquila se sona 
Che era venuta lectera che lo re sta ad Verona; 
In quella sera in Aquila ogni campana sona, 
16 Fóvi arsa multa cera per la novella bona. 

L'ultimo dì dell'anno, in vigilia de Natale, 
Io vidi intrare in Aquila la potestate regale; 
Non volse sopre lo pallio, per lo frate carnale, 
20 Né corona in la testa, né panno imperiale. 



Aquila neir at- 
tesa del re d'Un- 
gheria. 



Torna Giannot- 
to Camponeschi. 



C. 46 B 



II re era arrivato 
a Verona. 



Dicembre, 24. 
Entra in Aquila. 



▼ ico poy che fece morire dicto re Andrea et finaliter se nne re- 
tornò in Ongarli et ottende lo regame re Lodovico con la regina 
Johanna anni. e e; c.o 28. i. MNR andar più avanti della] A sequire 

)• MS R Borbottavano multi - non ce 4. MS R alcuni diceano che si erano in 

5. N Kssendo in il Jannitto; v. p, ija, v. 8, nota. MNR trovato 6. yl da re- 
questo decreuto 7. A Che MSR devea venire nello regno] A correndo et 

8. M S R Et dìxe corno lu e. - adviato A suo ex. 9. allhora manca in A io pln] 
MNR pur II. MNRtATÌnno 12. MR et messene! le taule N però vedeano 

fraude 13. Rubrica marginale di R: Quando venne lu re in Aquila. 

A q. dire 14. MNR il re era 15. MNR In quello in N o. instrumento 

A tucte campane ad sonare se pone 17. MNR in lu dì a in li 1347» il di 

di Natale, l'ultimo dell'anno Postilla marginale di A: Re Andrea si fo morto 
per l* altro sou fratello Lodovico . 



14. Ludovico di Ungheria era giunto 
a Verona il 2 dicembre, secondo G. Vil- 
lani, XII, evi; il ), secondo il Chro- 
HÌcon Estense, col. 444 : « die .iv. deceni- 
« bris [appìicuit] Vicentiani . . . alio die 
« Vcronam, ubi stctit usque octavuni 
« dieni decc!nbris » . 



17. (f Giunse all'Aquila [tire] la vi- 
« gilia di Natale e là fece la testa»; 
G. Villani, XII, ex ; e cf. Cbron, 
Siiulum^ p. 1 1 ; Chron. Hstetisr, col. 44 >. 
l:rra A. Dhi, Cronica Siinese^ col. 121, 
che fa giungere Ludovico d' Ungheria 
in Aquila il 23 dicembre. 



i68 



BUCCIO DI RANALLO [dccxmvi-dccxl 



Aneddoti del re 
d' Ungheria. 



Gli stolti Aqui- 
lani chiedono fa- 
vori dal re. 



Pósese ad San Dominico; le letta foro trovate, 
Io dico, per Popplito, belle et dellicatc; 
Et multi le prestaro, che non foro redate. 
Et io fui uno de ipsi, in pura ventate. 

Lo jomo che lui venne correa quaranta sette. 
L'altro jomo sequente ad quarantotto gette; 
Allo nostro episcopato quella Natale odette 
La missa, et allo altaro quattro once li offerette. 

Sette dì stette in Aquila, et fece tale cose 
Che non foro regali, ma foro abominose; 
Ser Lalle lo invitao ad vidanne pretiose; 
Magnato lo primo misso, da tabola levose. 

Et anchi fece pegio; che a Bangno se ne già. 
Menava una puttana; quella era la compagnia; 
Questo fecea nascosci, ma poy se resapìa. 
Geva lo re cercanno tucta soa baronìa. 

Or vollio che ridatevi de quisti nostri Aquilani. 
Po che lo re venne et aberolo nelle mani, 
Che petetiuni fecero, comò homini vani, 
Ca non petevano pure avere trenta ancontani! 



8 



12 



i6 



20 



3. MNR m. de quilli non li forno A mi^y r. 4. MNR per férma $. cor- 
rea] A l'ultimo de ed ha qoaratasette 6. MNR stette 7. A in quella 8. A omette 
et ed ha et q. - dette h^ quattro once d'oro offerì alla messa 9. A cosa 11, A vi- 
danna pretiosa a imvitato un giorno da s. L. a pretiose e delicate vivande 12. MNR 
murso 13. Et manca in A 14. A compagna - aveva in e. a andavasene a B. con 
una puttana b^ con una puttana che menava 15. MNR celato ma] A et 

16. MNR Andava'u A tucto 18. MNR omettono et ed hanno hebenola per le 

A nella 19. MNR Et p. feceano 20. A potevano AfiV/? pctero per anni vinti 

o trenta augustani 



16. Il Cirillo, op. cit. e. 30 b, rac- 
conta altri aneddoti del soggiorno 
del re in Aquila. Egli non menziona 
la fonte, e si resta nel dubbio se quanto 
scrive sia una semplice parafrasi di 
ciò che dice B.: « Fu veduto cavalcar 
« più volte fuor della città accompa- 
« gnato da un solo, andando scorrendo 
« il contorno; e un giorno, fra gl'altri, 
« stendendosi in questo modo fin nelle 
a ville di Bagno, fu avvisato che non 



« era bene che andasse senza guardia 
c< et compagnia così lontano dalla città, 
« eh' essendo il paese in arme, facil- 
« mente da villani che non l'avessero 
« conosciuto, havercbbe potuto ricever 
«danno. A' quali con un borbotto in 
« linguaggio barbaro alquanto italia- 
« nato, rispondeva che egli andava ve- 
« dendo il suo baronaggio ; in modo 
« che i suoi proprj parziali se ne scan- 
« dalizzavano » . 



DCCXLI-DCCXLV] CRONACA AQUILANA 



169 



Chi pcthio la grascia, chi mastro justitiero, 
Chi conte camborlingno et chi gran tesaurero, 
Chi conte et chi barone, et chi essere cavalero. 
4 Io diceva fra me stisso: cha vi inganna lo penserò! 
Chi volea baronìe et chi contadi. 
Chi petea castella et chi citadi, 
Chi gran terrini in Pullia per erba et per biadi, 
8 Et chi li granni offitii per gire ad alti gradi. 
Dello tempo futuro nullo homo pò sapire. 
Multi ne foro lieti vedendo lo re venire, 
Et abero male et guay volendolo servire, 
12 Et multi ne foro dolenti che n' abero da godire! 
Passati li sette jomi, lo re se nne gio 
Verso de Selmona con lo exercito sio; 
Da conti et da baruni lo homagio recepio: 
16 In Aquila juraro nanti che se partìo. 
Lo conte de Celano lo re invitao 
Lui ad Castello Vechio collo tinello c'ao; 
Lo re fo cortese, la soa invita pilliao; 
20 Lo conte lo recolse et bene lo despensao. 



e. 47 A 



1348. 

Geniuio, i. 



•va- 



li re parte, dopo 
er ricevuto lo- 



manio de* conti e 



maggi 
de'tei 



roni. 



Ospitato dal con- 
te di Celano in 
Castel vecchio. 



I. A gratia d' essere m. ; anche a però dimandare ciascuno chi la grascia, chi 
gran tesoriero 4. MSR me st. ingannavi il p. In MNR il v. 4 i al posto del j, 
e il 4 suona: E quel che voi chiedete non vi fa de mistero Ma che l'ordine di A 
sia il giusto e confermato da a, ove, subito dopo le parole riferite, leggiamo : chi conte, 
chi barone^ appunto come in A A che avi 5. A baronia - citadi 6. MNR do* 
mandava A contadi 7. A Et chi t. - per multa - et b. a chi terreni in Puglia 

h^ di gran pascoli in Puglia 8. M altri 9. MNR poisea 11. MNR Che 

ebeno - et danno volendo lui 12. da] MNR a 14. A con tucto 16. MNRpximz 
non le 17. MNR convitao 18. In A manca Lui MNR con lu meglio che 

tao (NR haoj 20. AfI? li-li N li - lu re fu ben trattao 



13. li sette jortu] C'è dunque errore 
in G. Villani, XII, xc, il quale scrive 
che il re entrò in Sulmona il 27 di- 
cembre. Il Chronicon Estense^ col. 444, 
scrive che il re soggiornò in Aquila 
« per aliquos dics ». 

1 5. « Vennevi all'Aquila, al re, il con- 
*' te di ('elano, il conte ili Loreto, e il 
« conte di San Valentino, e Napoleone 
« d'Orso, e altri conti e baroni d'A- 



« bruzzo, e feciongli l'omaggio e la fe- 
« deità»; G. Villani, XII, ex. 

18. « Poi si parti dall'Aquila, fatta la 
V festa di Natale e andonne col conte 
«di Celano a Castello Vecchio sua 
« terra »; G. Villani, XII, xc. L'An- 
TiNORi (nota 146) affermò trattarsi di 
Castelvecchii) nella b.ironia di Ca- 
rapelle, appartenente allora al conte di 
Celano; cf. p. 85. Più tardi si ricrede 



Cronaca Aquilana. 



Il* 



lyo 



BUCCIO DI RANALLO [dccxlvi-dccxlix 



Il re • Sulmona. 



Accuse contro il 
duca Guamieri. 



Luigi di Taranto 
aQpaa. 



Poi gine lo re ad Selmona et fo lassato intrare, 
Et lui li promise de male no Ili fare; 
Uno delli usciti volse la briga comensare; 
Lo re tostamente li sciti fece cacciare. 

Poi se parti lo re colli soy cavaleri. 
Foli multo accusato, dico, lo duca Guarneri: 
Che aveva fatto robare colli soy masnaderì 
Et lu pagese structo, tanti aveva forescieri. 

Quando lo re l'odio, a llui lo fece gire. 
Et miselo in prescione, cosi odemmo dire, 
Et ja fo dicto in Aquila che deveva morire; 
Ma poy fo scapilato, et félo da lui partire. 

Missere Loyse de Taranto aveva priso lo passo 
Con multa gente in Capua guarnita per compasso; 



8 



12 



I. MSR tndò A ad S. lo re i, MNR delli loco - pigliare A la briga 

volse a ano delli a. volse pigliare briga 4. MSR prestamente a .il re presta* 

mente tatti li 6. A omette dico MNRdux 7. A guerreri S,M^R stmaae- 
forasteri 9. A fé io. M odendo 12, A lassato a alla fine fii scapalato 

ij^, MN R in campo guardava 



e affermò trattarsi di Castelvecchio nella 
valle Subequana, esso pure ne' dominj 
del conte di Celano {Ann. p. 260). 
Tale era stato anche il pensiero del 
Cirillo, op. cii. e. 3 1 a. Non c'è dub- 
bio che la seconda opinione sia la vera. 
Castelvecchio di Carapelle trovavasi 
fuori di strada, cioè fuori di quella 
che raggiungeva Sulmona per Bari- 
sciano e Popoli, e l'andarvi implicava 
una diversione troppo lunga. Invece 
(Castelvecchio Subequo incontravasi 
lungo il cammino di chi si recava a 
Sulmona per la gola di S. Venanzio. 
Tanto l'una quanto l'altra strada erano 
ugualmente battute. Prese per la se- 
conda Celestino V nel recarsi a Napoli, 
e fu appunto a Castelvecchio che operò 
un miracolo (« legitur descendisse ex 
«asino (^stcllum Vetus»; Acta Sauct. 
XIX mai, p. 516). 

I. « da' Scrnionesi fu ricevuto ho- 



« norcvolmente come loro signore » ; 
G. Villani, XII, ex. 

6. Secondo G. Villani, XII, xcii, 
il duca Guarnieri sarebbe stato accu- 
sato al re, non già lungo il viaggio da 
Sulmona a Benevento, ma più tardi in 
Napoli. Fu detto da un Tedesco che 
il condottiero avrebbe dovuto tradire 
Ludovico in Aquila « a petizione » di 
Giovanna e di Luigi di Taranto. 

14. cruarnìta per compasso] « regina 
(( praefata et dominus Lodoycus, con- 
« silio utentes domini Nicolai de Acza- 
« rolis, congregata gente armigera co- 
wi piosa, versus Capuam idem dominus 
« militavit ; et ibidem existens, passoni 
« Pontis Capuae cum diligentia custtv 
«diri mandavit et statuit quod civi- 
« tas Capuana magno Volturni flumine 
<' circumdaretur ; quod factum est»; 
D. DA Gravina, p. 3 3 . « Ludovicus . . . 
« cum Roberto et Philippo fratribus, ac 



DCCL-DCCLIl] 



CRONACA AQUILANA 



171 



Vedendo la regina 
Fece fare lo Consillio 
Propuse che allo re 



Lo re non tenne d'èllota, fece la via da basso, 
Tenne da Benevento, dallo pagese grasso. 

che pure lo re già, 
colla soa baronia; 
resistere volìa, 
Quantunca ley potesse, per ogni modo et via. 
Missere Loyse de Taranto respusc : « Ben me piace » ; 
8 Lo duca de D.uraczo respuse: « Ad me despiace; 
Collo re non volilo briga, ante vi volilo pace; 
Gierrò denanti a Uui, et non serrò contumace ». 
Missere Loyse dixe: «Duca, se tu voy gire, 
12 Io so securo et certo che tu vay ad morire; 
Portate lo capistro et farray gran sapirc, 
Ca, quanto tu vorray, non te porray partire! » 

I. MS R non fece quella via ma più da vasso a il re non fece quel viàggio 
A U 2, MSR Andò 3. MSR lo re pur 4. MNR chiamar $, A resistere 
allo re 6. MN R Qpando ipsa A p. quilunca modo 8. A dixe MSR 

non place 9. MNR ansi ci io. MSR Anderò A Grerrò - In e. 11. tu] 
MNR pur 12. tu manca in A t}. M S R capistrolu tu f. 



Gennaio, 11-16. 

Il re passa da 
Benevento. 



La regina in Con- 
siglio propone che 
si restsu al re. 



C 47 B 

Luigi di Taranto 
favorevole, il duca 
di Durazzo contra- 
rto alla proposta* 



acetcris regiac familiac principibus, 
« congrcgatis supra tribus equitum mil- 
«libus et maximo peditum numero, 
« Capuam con venere, inde enim, quia 
«ampia ibi planities adversis conval- 
« lium intercepta angulis arctiorem adi- 
« tum facit, qua Vultumus defluii amnis, 
« constìtuerunt obviam progredì et ho- 
« stes a transitu fluminis prohiberc » ; 
M. Palmerii Vita Nicolai Acciaioli^ 
col. 1208. 

2. La data è in G. Villani, XII, xc 
e nel Chron. Sicuìum^ p. 11. 

j. Quanto B. passa qui a raccon- 
tare concorda, in sostanza, con quello 
che racconta anche D. da Gravina, 
p. 3 5 : « duplicato itaquc dicti rcgis 
a adventu in Benivento adesso, et ad 
vnotitiam domini Lodoyci et rcginae 
« tali no%'o pcrducto, timore territi facti 
a sunt, et penitus debellati, requirentes 
«rprovidum principem Tarentinum et 
« comites omnes ac ducem praefatum 



« [di Durazió]y si cum eis vellent con- 
«currere ad defensionem communem 
« contra venientem regem praefatum ; 
(c a quibus responsum acceperunt, quod 
«nequaquam cum eis, sed cum diete 
« rege erat dispositus eorum concur- 
«sus». È da osser>'are però che in 
questi giorni Luigi di Taranto non 
trovavasi in Napoli, ma, come ora si 
è veduto, in Capua, e che non ab- 
bandonò questa fortezza se non dopo 
che le sue genti ebbero abbandonato 
lui e fu venuto a conoscenza della fuga 
della regina. V. G. Villani, XII, ex, 
che concorda qui con M. Pai.merio, 
col. 1209, il quale è fonte più che mai 
autorevole. D. da Gravina, nella nar- 
razione di questi particolari, non si ma- 
nifesta esattissimo. C'osi, poco ap- 
presso, fa partire insieme Giovanna 
e Luigi, mentre questi fuggì dopo di 
quella. L'errore è comune anche alle 
Istorie Pistoiesi, 



DCCLvi-DCCLViii] CRONACA AQUILANA 



173 



8 



12 



Et che della soa morte facesse mai peiizata, 
Che io sia arsa in foco et T anima sia dannata! 

Ma dico ad vui de Napoli, che io no vi ò tenuti 
Como se tè vassalli, anchi bassalli avuti, 
Ma tucti comò frati vi agio mantenuti; 
Non deverìa tali meriti haverne receputi! » 

Facto lo parlamento, la notte se partìo; 
Accolse ciò che potte, per mare se nnc gio, 
Et giosenne in Provenza, che era contado sio; 
Recomandòse allo papa, comò agio intiso io. 

Allora li regali parterose ad corruccio; ^ 

Missere Loyse gisenne; fo savio, cridi ad Buccio; 
Fillio la via per mare: adése dello arcuccio; 
Et li altri che remasero fori colli allo mastruccio. 



Gennaio, 1$. 
Fugge. 

Gennaio, 20. 

Ripara in Pro- 
venza. 



Luigi di Taranto 



I. MNR O A foxe mai incolpata 2. MKR nellu foco arsa et l'alma mia 

3. In MNR manca de Napoli 4. A et anchi MS R da chi - ha auti 5. MK R 
io TI 6. MWR ^é- male meriti A deveria da vui e omette haverne a né mai 

ho meritato da voi tal meriti 7. Io] A quisto e poi la gente; per l'emendamento, 
V, i riscontri istituiti nel comento. Postilla marginale di A: Fu g ette la re- 
gina, S, M N R Recoìse - poistxxt yl et per 9. A/«V/^ Andòsene a la notte 
poi rìcolto quel che possette per mare se n'andò in Pr. io. A secundo Postilla mar- 
ginale di A : Clemente 6^ et imperator Kar lus 4"* A lamannu s , 
II. MS R se vennero 12. MNR andòsene Af succio (l, savioj i). MNR Prese 
A accnrcio Postilla marginale di A : Loyscefugette. 14. In A manca Et 
MNR quilli che 



7. la notte] « tribus assumtis longis 
«navibus, quas ad hanc neccssitatcm 
e in portu pracparaverat, ciani intcm- 
« pesta solvens noctc, in Narboncnscni 
«navigavi! »; M. Palmfrio, col. 1209. 
La circostanza è registrata anche da 
G. Villani, XII, ex: «nascosamente 
« e di notte, addì quindici di gennaio, 
« si parti dal castello . . . » . « Audientes 
« haec [Fappressarsi di Ludovico Ji Un- 
V gheria a S'upoli] doniinus Lodovcus 
«praefatus et reij;ina, subito galeani in- 
« gressi sunt, omnibus nccessariis ap- 
« positis in eadem. o si quis vidisset 
« reginam miseram ululantem et llen- 
« lem altis vocibus, suis crinibus lania- 
« tam, quando de castro suo magno 



« dcscendit usque ad mare, ubi galea 
« parata erat prò suo recessu, et acce- 
«dens ad galeam praetatam nemine 
« sociata, sed omnibus derclicta ! elato 
«velo in altum, alta pelagi petierunl 
« versus Provinciam navigantes >»; D. da 
Gravina, p. 55. V. pure il CbronicK^n 
Sicuìum, p. ir . 

13. « Ludovicus itaquc Tarentinus 
« et Nicolaus Acciaiolus sese pcnitus 
« destitutt)S videntes, quum Capuani 
« adversus potentìssimum rogem de- 
« fendi non posse certuni esset. ne ab 
« infesto interciperentur rege, celerrimo 
« gradu Neapolim iter arripiunt. eo 
« quum venissent et recedere quanto 
« citius cuperent, nec navis adesset va- 



174 



BUCCIO DI RANALLO [occux-occLzai 



Il ioca ai Dd- 
raoo tratta col re. 



C« 48 A 



UreJ'Uflg^éru 
aà Avena. 



'. 19. 
Il Juca ai Do- 
rasa» gli «i prc» 
tenta. 



Gennaio, s). 
È preso e decollato. 



Lo duca de Duraczo tenea lo tractato; 
Allo re de Ui^arìa più volte avea mandato 
Ad direli che ad Adversa se nne venga sbrìato, 
Ca lui li uscea innanti corno homo obligato. 

Lo re con la soa gente ad Aversa se nne annaro. 
Et dentro delb terra tucty se pusaro; 
Lo duca et lì r^ali a Dui se presentalo; 
Pejore dì non abero da che se baptizaro! 

Quisto proverlrio credo che agiate odito dire: 
Che, quando l'omo deve scervicare o cadire. 
Perde la memoria, el sinno et lo sa{nre. 
In quello male incappa donda credea fugire! 

Un altro proverbio dicovi che homo va parlanno: 
Dove primamente se comenza lo 'nganno. 
Là conven che tome per rascione lo dando. 
Ad duca de Duraczo fo comenente intanno! 

Se Ilo duca de Duraczo faao avea lo peccato 
Et tuctavla per collo ad altri lo à gettato, 
Voleva fare punire chi non era incolpato; 
Le sorte a llui voltarose, che ne fo decollato. 



8 



12 



16 



20 



3. AfSR ebe parlato $. se noe] A luì a, MSR uscirà - homo che li è 

grato a lai li nscerrla incontro avanti 5. la manca tu A 6.MSR tactiqoaati 
piiiaro 8. MSR P. andau - feceno A da si che la In MNRmamca Che 

M scendere o R tcennecare o N'scennecare e echi da dire 12. MNR Da qnella 
TÌa- crede 14. A/ >r/? Donde prima 15. per] i/N 12 di 16. ^lontanso I éug 
ultimi versi in A son invertiti. 17. A area facto 1%. MS Rtàt, per e 19. A 
Folea 20, MN R et fonne Postilla marginale di A : D e collato fo Duralo. 



crlida, consumptam prope navìculam 
« ascendentes et vix litus anxie navi- 
te gantcs, in Senenscm agrum appli- 
« cuerc » ; M. Palmerio, col. 1 209. Se- 
condo il Chronicon Stassanum, p. 76, 
la fuga avvenne il 18 gennaio; se- 
condo il Chronicon Siculum, p. 11, «in 
«vigilia beati Antonii», ossia il 16. 
Arrivarono a Porto Ercole il 20; G. Vil- 
lani, XII, ex. 

5. Per la data v. G. Villani, XII, xa 
e Chronicon Siculum, p. 11. 



7. li regali] Col duca c*era il solo 
Roberto, principe di Taranto. Gli 
altri, de* quali poco appresso, non lo 
avevano accompagnato, ma erano ri- 
masti in Napoli per paura, e non si 
recarono ad Aversa se non dopo le 
insistenze di Ludovico di averli colà e 
dopo le ripetute assicurazioni di sal- 
vezza da parte di lui. V. D. da Gra- 
vina, pp. 36-7. 

20. La data leggesi nel Chronicon 
Siculum^ p. II. 



DCCLXiv-DccLXvii] CRONACA AQUILANA 



175 



8 



12 



Li altri quatro regali che lo duca adcompagnaro, 
Tucti foro prisi et alla prescione annaro; 
Ad pochi dì pò questo, in Ongarìa li mandaro. 
Cristo li defensò, però che non peccaro. 

Remase in quisto regno lo re de Ungarla; 
Fo facta allora in Napoli una granne robarta; 
Anchi non avea lo regno in tucta soa balia, 
Cha no vi sse annava per li acti che facla. 

La casa dello Balzo et de San Severino 
Glanose scostanno intomo allo terrine), 
Et erano più chiamati collo sinno latino; 
Ma illi parrarono sinno dallo duca tapino. 

Ma issi foro sci mastri che salvi se renderò; 
Mintri che allo re alcuni comparerò. 



Gli altri regali 
imprigionati. 



Gennaio, 22-23. 

Ruberia in Na- 
poli. 



I del Balxo e i 
Sanseverino 



4. MNR Jesu Cr. defetsli - incolparo 5-6. Idmvv, andranno forse invertiti, 
6. una ma9ua in A y, MN R né u (N in t.^ la baronia S, MNR non se li 

credeano 9. ^ et quella lo.AGtytie ir. più] Af ^Vi? pnr Maino 12. MNR 
loro impararono senno - meschino 13. J sani 14. MNR Finché ale. de loro ad 
la re e 



1. Li altri quattro regali] Il detto 
Roberto, il fratello di lui Filippo, Lu- 
dovico e Roberto, fratelli del duca di 
Durazzo. Cf. D. da Gravina, pp. 37 
e 40; Dei, Cronaca, Sanese, col. 121. 

2. alla prescione annaro] Non c'è 
pieno accordo fra' cronisti circa questo 
particolare. D. da Gravina, p. 40, 
scrive : « dominus rex alios regales 
« iuxit duci captivos apud Ortonam et 
« demum per mare in Ungariam trans- 
te fretari /> . G. Villani, XII, cxi : « gli 
«altri quattro nominati reali furono 
« presi e messi in buona guardia di ca- 
« valieri ungheri nel castello d' Aversa » . 
Le Istorie Pistoiesi^ col. $23: «Li altri 
« quattro reali fece pigliare e mandarli 
« prigioni a Napoli ». La Cronaca Sa- 
nesey col. 121 : « Gli altri reali che v*e- 
« rano venuti col duca di Durazzo, 
« molto giovani, che erano quattro, 
« li fece prendere e mandarli poi con 
« fidate compagnie in Ongarìa » . 



6. Della a roba ria » il principale 
autore fu fra' Moriale (cf. p. 1 50, v. 11). 
« Et ecce per totam Neapolitanam ur- 
« bem », scrive D. da Gravina, p. 40, 
e mors dicti ducis et carceratio aliorum 
« regalium, fama volante, infertur. fira- 
« ter autem Morialis, qui anima et cor- 
ee pus fuerat dicti ducis, ad domum seu 
« palatium dicti ducis potenter accessit, 
« et exinde singula bona et robbam 
« secum tulit in praedam. concurrunt 
« univcrsus populus ad castra et palatia 
« regalium mìserorum et ab inde omnia 
« bona tollunt in praedam » . G. Vil- 
lani, XII, CXI : « tutti i loro cavalli e 
« arnesi furono rubati, e simile i loro 
« ostelli in Napoli, salvo del prenze di 
«Taranto». Dà la data il Chroni- 
con Siculunty p. 11: « illa nocte frater 
« Morrcgalis et Ungari adsrobavcrunt 
« hospicium ducis Duratii et omnia 
« mobilia abstulerunt » . Altro tumulto 
scoppiò poi in Napoli il giorno 27 ; 



176 



BUCCIO DI RANALLO [dcclxviii-'lxx 



evtuno di €»t€r 
preti. 



Uàlgorano di re 
Luàonco, 



C. 48 B 



Lalle nominato 
conte camerlengo. 



Tanta gente guardavali dentomo all'ostiere 
Che, se Ilo re pigliavalo, avevane vetopero. 

Non metto per ordene tucte le cose Éicte : 
Fora sì longo dire non bastarla le carte. 
Lo re monstrava fare cose si sciocche et matte, 

che Cosillio le traete, 
non tenea la manera 
colla lianza vera: 
Quello facea la domane, rebocava la sera, 
Ad chi facea la gratia, no Ili valea una pera. 

Sou conte camborlingo ser Lalle facto havea; 
Adsay majure corte che lo re tenea; . 



Non voleva fare cosa 
A dire la veritate, 
Che re deveva tenere, 



8 



12 



I. MNR destrero 2. A lo pensava 4. MSR Sartia In A mancm dire td 

ba che non ci 5. A le cose 6. MNR cose - conseglio 7. MSR Ad la - 
non era qnella maniera 8. MNR il re -della 9. MNR Ciò che -la matina 

a dò che la mattina imprometteva, la sera revocava 11. havea] A era 



tutti i Napoletani si armarono « ex eo 
« quod dicebatur Theotonicos cum tota 
« gente regis Ungarie velie discurrere 
« per Neapolim capiendo bona Neapo- 
«litanorum in predam»; ibid. p. 12. 

2. Un po' diversamente narra D. da 
Gravina, p. 42, il presentarsi che fe- 
cero al re i del Balzo e i Sanseverìno : 
« illi autem de Sancto Severino, quorum 
a corda sincera non erant, habito con- 
« silio inter eos in civitate Salemi, or- 
a dinaverunt se ipsos non unanimiter 
« com parere, sed unus post unum ho- 
a magium debilum praestituros. nii- 
« serunt itaque primo dominum Roge- 
a rium fratrem suum archiepiscopum 
« Salemiianum ad dominum regem 
tt pracdictum, quem idem rex animo 
«grato suscipiens, suum consiliarium 
«et regni prothonotarium ordinavit, 
« et rcscribcns fratribus suis aliisquc 
« suae nationis dominis, illos consuluit 
« coram domino rcge venire secure. 
«tunc dominus Robertus de Sancto 
« Severino et Rogerius Tricarici et Cla- 
« rimonlis comcs apud Neapolim per- 



«venerunt et se coram domino r^e 
« cum reverentia maxima contulenint, 
«quos idem rex gratiose recepii et 
«praestito per eos fidelitatis debitae 
a sacramento, petita licentia ad hospi- 
« tium remearunt. conscquenler com- 
«paruit Comes Sancti Beverini et ne- 
« potes corani domino rege praefato, 
« quos idem rex gratiose suscipiens, ab 
« eis fidelitatis debitae iuramentum re- 
« cepit . . . comparuit etiam dominus 
«Raymundus de Baucio et praesens 
«coram domino rege, simile fecit ho- 
« magium . . . comparuit etiam Franci- 
« scus filius condam comitis Berterandi 
«de Baucio Montis Giveosi comes, 
« quem, quia iuvenis erat valde, causa 
«nobilitatis patemae illum secum in 
« aula regia introduxìt, et eum in ca- 
«mera continens per tres dies sub 
«domlnica cantate, credebatut per fa- 
« miliares suos illum iram regiam in- 
« currisse, quia videre illuni non pote- 
« rant » . 

II. La nomina di Lalle ò compresa 
ncir elenco de' nuovi ufficiali creati 



DCCLXXi-DCCLXxii] CRONACA AQUILANA 



177 



8 



Era signor de Napoli, facea ciò che volea. 
Et lo re acceptavalo et no contradicea. 

Li cunti et li baruniy per fareselli amare, 
Quillo se tenea mello che lo potea presentare. 
In pochi di che tennesse, tanto fece adunare. 
Se foxe bono guadagnato, 

Et prese Sancta Agata, 
Che abe Carlo de Àrtusse, 
Che lo re non stava firmo 



molto habera a durare! 
et lo contado prese 
et tucto fo in uno mese ; 
ilio se ne adese. 



Però sappe acconciarese in pochi dì de arnese. 

I. MNR patrone a era patrone di a. MSR redealo A no Ilo rompea 

3. MSR fune ajatare 4. lo manca in MS R ^, In A ntanea di « vi è ule ptr 
unto MNR te f. amare 6. MWR ben A gran tempo li fova d. 7. A Et S. A. 
dico; ptrò prima avtva scritto Et prete come MNR, sì che si vede che questa è la 
legione originaria e dico i stato aggiunto dal copista per completare il verso, <f, NR 
infermo M R troppo troppo ben lai attese N tutto ben le attese io. A tappete 
acconciare - di atsai tì mese 



Arricchisce co* 
doni de' crntt e 
de' baroni. 



È invcstitt) de* 
fèudidiCirhid'Ar' 
tus. 



da Ludovico d* Ungheria, elenco che 
si legge nelle Istorie Pistoiesi^ col. 524. 
In esso troviamo altre persone di no- 
stra conoscenza: « Lo re riforma Napoli 
« di nuovi ufficiali, e fece capitano della 
e città m. Baglione de* Baglioni da Pe- 
« ragia [cf. il conunto ap, 10$] e Cec- 
ie chino di m. Vinciolo fece giustizieri 
«d'Abruzzo, che era da Perugia, lo 
« conte Lallo dall'Aquila fece conte ca- 
« marlingo et dieli ciò che teneva Carlo 
« Artù e '1 figliuolo [cf. p, iji, v, 4] ; 
« a m. Ugolino da Fuligno diede ciò 
«che teneva messer Restano di Can- 
« telmi [cf,p. ^4, V, 4; p. 1)2, comento e 
^p.i)7, V. /;]». 

7. £ stato conservato il diploma col 
quale, il 17 di novembre dello stesso 
anno 1 348, Giovanna e Luigi, ritornati 
nel regno, conferivano a Lalle Cam- 
poneschi il contado di Monte Odorisio 
ed altre terre « que fuerunt quondam 
«Caroli Artus», nella provincia d'A- 
bruzzo al di qua del Pescara. Non vi si 
fa, naturalmente, menzione della pre- 
cedente investitura che gliene aveva 



data Ludovico di Ungheria ; vi si dice 
invece : « actendentes sinceritatem de- 
« votionis et fìdei, nec minus grandia 
«grata plurimum et accepta servicia 
« Lalli de Camponiscis de Aquila, mi- 
«litis, consiliarii, familiaris et fidelis 
«nostri, maiestati nostre, presertim 
« post reditum nostrum in regnum, 
« utiliter et potenter prestila queve pre- 
«stat ad presens et speramus ipsum 
« in antea opcrum continuandis eflfecti- 
« bus prestaturum . . . » , per questo &c. 
Ecco quali erano le terre e gli altri 
beni feudali di cui i reali conferivano, 
o meglio, confermavano V investitura 
a Lalle, oltre a Monte Odorisio : « ca- 
« sale Renforciati de pertincnciis Mon- 
« tis Oddorisii, castrum Gipsii, Castcl- 
«lionum prope castrum Guastum Ai- 
« monis, castrum Penne Luce, medietas 
« castri Pollutri, casale Roberti Bordini, 
« castrum Sancii Gregorii, casale lan- 
« nacii, castrum Guasti Superioris, ca- 
« slrum Guasti Inferìoris, castrum Mon- 
«lis Molisii, castrum Senelle, tres 
« partes rocce Giberti, medietas castri 



Cronaca Aquilana, 



12 



178 



BUCCIO DI RANALLO [dcclxuii-dcclxzv 



Giovanna in Pro- 



Marzo, i(« 

Giugno, 12. 

Cede Avignone 
al papa. 



Luigi di Taranto 
in Provenza. 



Lasso questa materia; retomo alla regina 
Che se nne gio in Provenza et fiigl la mina. 
Non parea che vi foxe nuli' altra medecina: 
Andò nanti allo papa, et nanti a llui se inclina. 

Lo papa li fé honore, si corno dicto fone; 
Per lo incenzo dello papa gettò pigno Avignone; 
Et lo papa allo re de Ongaria cornandone 
Che esca dello r^no senza excomunicatione. 

Et miser Loysce in Provenza ne gio; 
Non già con denari, ma comò homo che fugìo; 
Nicola delli Acciaroli denari li prestò de sio. 
Depó che fo in Provenza, gran honore receplo. 



8 



12 



I. A tomo a. MSR andò A fbgette N rapina i? rabina ^,MNR E 
perché non ci era altra 4. A Et fo n. - denanti In M mtmea il s§c9niù nanti $, In A 
m&nca ti N io dico 6» M R dette y in p. a per il • * • papa detta ATÌgnone 
9. il se nne io. A N. portò d. ma gea 11. MS R de denari In M acctrio 

NR a£Snio 



«Piczi Superìoris, castnim Ripe de 
« Thetis, castnim Gisalanguide, me- 
adietas castri Collis Medii, medietas 
«castri Piscolis, alia medietas castri 
« Piscolis, medietas casalis Sancti Yla- 
a rii, quarta pars castri Lame, certa 
« bona feudalia in castro Tarente, alia 
«quarta pars castri Lame, medietas 
«dicti castri Lame et medietas Piczi 
« Inferiorìs, castrum Furcii, castnim 
« Sancti Ansuini, casale Sala venti, me- 
«dietas castri Lisie, castrum Guilini, 
«castrum Treopaldi, castrum Sancti 
«Marci et castrum Magnum; castra 
« Sporturii, Montoni et Roseti, castrum 
« et casale Scrini, ultra flumen Piscarie » ; 
Arch. di Stato di Napoli, Re^. Ang, 
CCCLVI, e. 75 B. Con altro diploma 
di quattro giorni dopo O» C»iovanna e 



(•) Veramente l'originale esistente nell'Arch. 
di Suto di Napoli, Rtg. Ang. CCCLVI, e, 76, 
reca la data del 21 oRobre ; ma sopra « mensis 
• octobri8*è scritto «nove-». La correzione è 
giusta, giacché i due documenti che lo precedono 
sono per 1' appunto del novembre. 



Luigi, ripetendo le stesse espressioni 
circa la fedeltà e i servigi prestati e 
promessi da Lalle, gli concedevano 
Atessa e Città S. Angelo. Aggiun- 
gerò infine, circa il contado di Mon- 
torio, col titolo del quale sono designati 
i successori di Lalle, che esso, già ap- 
partenuto a* Teramani, era stato da 
loro donato a Carlo d'Anus nel 1337, 
dopo che r avevano comperato da Ugo 
de Berrà. Arch. di Stato di Napoli, 
Repertorio f p. 1252. 

4. La data è in G. Villani, XII, 
cxrv. 

6. Il testo della vendita di Avi- 
gnone a Clemente VI è nel LOnig, 
op. cit. II, 782 sgg. Cf. M. Villani, 
I, xvm; Palmerio, col. 121 1. 

9. Parti da Porto Pisano 1* 1 1 di 
febbraio; G. Villani, XII, cxrv, e cf. 
Palmerio, col. 1210. 

11. «suo [^1 Nicola Acciaioli] et a- 
« lieno aere »; M. Palmerio, col. 12 io. 

12. Giovanna e Luigi si recarono 
insieme ad Avignone, secondo M. Pal- 



dcclxxvi-'lxxx] cronaca AQUILANA 



179 



Allo re d'Ongarla me voUio retornare. 
Ad homo de quisto r^;no no se volea fidare, 
Set non con alecuni Ongari se volea conselliare; 
4 Mise in dubio la gente che li debia lassare. 
Comensò ad venire in odio della gente; 
Multi che ben li volsero, lo odiaro veramente; 
Lo re se nne ad vede dello sou commenente; 
8 Calvacò verso PuUia; non fo saputo niente. 

ma comò homo mandato; 
che abe calvacato 
con poca gente allato; 
12 Non se figea niente, comò homo incalsato. 

Altro dicea con bocca et altro tenea in core. 
Quello che in core avea no Ilo dicea ad signore; 
Stava ad Manfredonia, non se curò de honore; 
16 Misese in mare et gisene senza fame rumore. 
Allo conte camborlingo non ne fece parola. 
Che no Ilo impedesse; mandòlo alla Cirignola; 



Il re d' Unghc- 



ru 



Et non gea comò re. 
Alcuno jomo avvenne 
Più de settanta melila. 



incomincia ad t»- 
sere odiato. 



Cavalca a gior- 
nate fonate verso 
Puglia. 



C. 49 ▲ 



Maggio, a?. 

Parte incognito 
da Manfredonia per 
l'Ungheria. 

il conte Lallc a 
Cerignola. 



I. me manca in A ^, Ongzn manca in A 4. ATMisseno A dtvtya 5. della] 
A ad tucta It 6. A che lo amavano MNR odiavano 7. MWR Perno molto la 
re allo 8. A et non MS Rfu aentnto g. M N R Non andava io. MS Rìì avv. 
divenne 12, MS R incalcato 13. MSR Una In A dopo altro èra seritio nor , 
ma fu eaneellato. 14. MSR già non dicea 15. MSR Stando 16. A m. senza 
bannera e gonfalone 17. MSR conte suo e iS, MSR impedementesse 



MERIO, col. 1210: « Massìlia itaque post 
«haec regina profecta, cum Ludovico 
« coniuge Avinionem honorifice ingre- 
« ditur » . Invece, secondo il Chronicon 
Estense^ col. 449, Luigi sarebbe giunto 
un giorno prima: «die .xiv. martii do- 
« minus Ludovicus princeps Tarenti ap- 
« plicuit civitatera Avinionis, cui obviam 
« egressi sunt .xiv. cardinales. .. alio 
« die applicuit ibidem regina lohanna, 
« uxor dicti principis et regis, cui oh- 
«viam egressi sunt .xviii. cardinales; 
«et recepti fucrunt in palatio domini 
« papae honorifice » . Del « gran ho- 
« nore » parla anche G. Villani, XII, 
cxiv : « Et poi, adi 27 di marzo, il 



«papa diede la rosa delKoro al detto 
«messer Luigi, essendo in Avignone 
« il re di Majolica ; e poi cavalcò 
«per Avignone con pennone sopra 
«capo a guisa di re, e la reina con 
« lui ; e si tornarono poi di là dal Ro- 
« dano » . 

16. Non fuggì da Manfredonia, se- 
condo M. Villani, I, xiv, ma da Bar- 
letta, « all'uscita di maggio a. La data 
esatta della partenza di Ludovico è 
nel Chronicon Suessanum, p. 77 : « die 
« 27 mensis maii rex Ungariae apud 
« Manfredoniam introivit in quodam 
« ligno marìtimo cum paucis Ungaris 
«et discessit de regno». 



i8o 



BUCCIO DI RANALLO [dcclxxxi-* 



Torni inAqtdl». 



Ago*to, 17. 

GiAirasma e L^iijp 
toriutv> M NapoH. 

La pette. 



I medici. 



Recolse un corsale che più che cello vola. 
Quillo fo phi dolente che l'abietto eoo gola. 

Lo conte camboiiii^o, quando questo sentìo. 
Parse che lì foze venuto mino Dìo; 4 

Multo privatamente della Pullìa se usdo. 
Con poca gente revenne allo pagese sio. 

Dapó che fo saputo che lo re se pardo. 
La regina Johanna, che in Provenza fi^o, 8 

Revennesenne ad Napoli collo marito sio; 
Et per mare revenne come per mare gio. 

Lasso questa materia, et tomo ad un'altra tema: 
Convene dir de una cosa crudele et seva. 12 

Sì granne fo mortalta non è ad chi non prema; 
Credo che le dui parti della gente fo sema ! 

Et non fo solo in Aquila, ca fo in omne contrata ; 
Non tanto fra Cristiani, ma fra Sarracini è stata; 16 

Si generale plaga non fo may recordata 
Dallo tempo dello diluvio, della gente amicata. 

Et corsevi un dubio che may lo odi contare : 
Che li medici non voleano li infirmi visitare, 20 



I. MS R Hebe un ligco contle come (S cocej occello che a. A che lune 

raspettooe 4. Dopo Unt in A *rm scritto Dio, mu fu canc$lUto. 6. A poco e 
emetti gente 7. MSR Dapoi io. A Tenne; dcpo il seconde mare si leggeva 
fé nne^ ma fu cancellato. 11. Ruhrica di A: Como fone ana granne mor- 
talitate in Aquila nelli 1348 che morerono le dui parti de tre. Et 
alcuni capituli per li morti. Cap.* 39*. Rnhrica marginala di R: 
Quando fo In morbu. Jl/y /{ritorno ad l'altro 12. MSR ConTieneme - cmdel 
biatcema ly A Ca ai - è nullo ad e prima corno questo MSR Tanto fo grande 
morbo non è homo Nche 14. A font 1$. MSR ma per id. tanto] AfATi^ lola 
17. MSR mai non fu 19. A ConeTÌ - non odi MSR odeati 20.MSR non ▼. li m. 



I. un corsale] «una sottile galea»; 
M. Villani, I, xni. 

9. Anche !a data dell'arrivo della 
regina e di Luigi, ormai marito ricono- 
sciuto, a Napoli è nel Chronicon Sues- 
sanum, p. 78. C'è errore, probabil- 
mente di scrittura, nel Chronicon Sicu- 
ìuntf p. 1 2 : « die .x viL augusti intrave- 
« runt Neapolim domini nostri regina 
« lohanna cum domino Ludoyco viro 



« suo cum tridecim galeis, ubi flierunt 
« recepii cum paliis cum maximo festo 
« et maximo honore » . N. AcaAiOLi, 
Lettera ad Angelo, p. 2 1 $ , scrive : « triun- 
a £almente e personalmente cum .xvm. 
«galee armate e con cento ventotto 
«bandiere da cavallo di gente electa 
« teotonica, et .vl paghe di briganti da 
« piedi stipendiate, entrarono in Napoli, 
«magistra cittade dello reame». 



DCCLXxxvi-'xcnl CRONACA AQUILANA 



l8l 



Anchi vetavano li homini che no Hi degiano toccare, 
Però che la pittimia se Ili porrla gettare! 
Advenga che li medici alli infirmi non gero, 
4 Ma pure delli loro dui parti ne morero. 
Li spitialy ancora lo soperchio vennero; 
De questa granne plaga più che li altri sentero. 
May non forno sì care cose da infirmarìa: 
8 Piccolo pollastrellio quatro solli valla, 

Et r ovo a dui denari et ad tre se mettìa, 
Et delle poma ancora era gran carestia. 
Cose medecinale omne cosa à passato: 
12 Che l'oncia dello zuccaro ad sette solli è stato, 
L'oncia delli draganti sei solli è comperato. 
Et delli manuscrìsti altretanto è pagato; 
La libra della uva passa tre solli se vennea, 
i6 Et de noci de mandole ad dui solli se daeva, 
Dece vaca de morì uno denaro se vendea : 
Quando ne aveva dudici, bona derrata tenea. 
Della cera credo che agiate intiso; 
20 Set non foxe uno remedio lo quale vi fo priso, 
Alli quarti delli morti non forria ciro acciso. 
Se nce avesse un fiorino nella libra despiso. 
Fo facta una ordenanza : che li homini accattasse 
24 La cera delle ecclesie, et con quella passasse. 
Et li altri poverelli cannele non portasse; 
Dalla ecclesia toUésseroli, et li chirici accordasse. 
L'omo che sole' avere trenta libre de cera, 
28 Con tre libre passavase per questa loro manera, 



e. 50 ▲ 



Gli spcriali. 



1 ▼ireri per gli 
•mnuUti. 



I mecUciiuli. 



La cenu 



Ordinaiixa rd«> 
Uva a* funerali. 



I. MSR Ansi ▼etaro • ▼ogliano 2. M N R la postema se poterà 4. M S R de 
1. dico le dui $, MS R anco che 7. A fo si cara cosa 8. A pollastro 9. In A 
mtmem a Af ^Ti^ se ne già io. Et manca in A MNR anco d. p. havemroo e. 

13. Che manca in A 13. N Uaganti a sette -è arrivato 14. MNR dello 1$. Pn- 
stilla ikarginah di R : Cosa he Ila da ridere. 17. i4 d. recepea 18. X A' gran 
emù ai. M N R ± homini m. 22. MSR Se homo a. A spiso 23. Fo manca in A 
34. A Li Ciri -et cosi pagasse La legione Li ciri andrehhe henissimo; cf, il v. 21; ma 
il secondo emistichio nelh stesso ms, è errato; sicché, dovendosi accogliere la legione 
di MSR, saremmo costretti a correggerne quella con quilli; il che sarehhe arhitrario, 
26. MSR Con le ecclesie et con clerici se ^ li tollessero 38. loro numca in A 



l82 



BUCCIO DI RANALLO [Dccxcni-'xcvm 



e 50B 



1 hmerali» 



U corroture pri- 
ma e durante la pe- 
stilema. 



Con meza libra fecea Tomo che povero era; 
Accordava li chlirici la demane o la sera. 

Con tucto questo remedio, la cera fo rencarata; 
Ad vinti soUi l'homini l'hanno comparata, 
Ad deceotto et ad sidici et dicessette è stata; 
Quando revenne ad quindici, fo tenuta derrata. 

Anchi ad quisto remedio, la cera non bastava, 
Set non foxe quillo ordene che li clirici usava : 
Che tanto pocatello lo morto se offitiava, 
Tre volte le candele alla caja appicciava. 

Quando era lo homo morto che ad santi lo portavano. 



8 



li preti non cantavano, 
così poco ofEtiavano : 
et poi lo sotterravano, 
all'omo che moria, 
che ajjtrì non impagurìa, 



Fi che erano alla ecclesia. 
Et poy che erano dentro. 
Dui versi et tre responsi, 

Anchi. fo imo statuto: 
Che no vi sse sonasse, 
Et fore de castello l' omo ad morto non già. 
Acciò delli corrupti la gente non se adla. 

Or vi dirrò lo modo che era allo correttare. 
De un citolo da latte più se solea fare; 
Delli granni della terra, quando potea adunare 
Vinti persone insème, . pareali troppo fare. 

Non se tenea lo modo che se solea tenere : 
Lo dì che morìa l'omo, facéanolo jacere 
Per fi all'altra demane, per più honore avere; 
Le castella invitava che gissero ad comparere. 



12 



16 



20 



24 



I. MS R pissavase quello che 5. A recalnu 4. A t. It libra fo recomptrata 
Non e* è dubbio che la leiiont di A, tanto qin quanto al v, precidente, sia ritoeeatu $ con^ 
tenga un vero controsenso. Accogliendo la legione di MNR bisogna, è vero, sacrificare 
la libra; ma questa, che era V unità dipeso, si può facilmente sottintendere. 5. MSR 
Et ad ed omettono il secondo ad y, MN R A. questo - alla ^, MN R poco io. A te 
app. II. homo manca in A 12, A Per fi MS R non e. - li clerici 13. coti poco] 
A si MNR passavano 14. MNRtt dui responsorii di poi i^. A yì U> MNR mo- 
resse 16, MN R che lu homo n. impaguresse 17. A mortoro MNR non comparesse 
18. MN 12 che li conlutti - non sentesse 19. era] MNR m tenea 20. MNR sene 
22. A parea tr. monstrare; siccome però dopo troppo il copista aveva scritto fare, come si 
^gg' i** MNR, e poi lo cancellò, così si vede che moostrare i stato introdotto arbi» 
trariamente da lui. Egli ba forse voluto non ripetere la rima del secondo versa della 
stanca, 24. ilfacealo 2$, MNR Fin nell' a. 26. A comparire 



Dccxcix-Dcccv] CRONACA AQUILANA 



183 



8 



12 



16 



20 



24 



Quando fo questa mortalta, in quell' ora che morta, 
In quell' ora medesmo alla ecclesia ne già ; 
In quillo di vigilia nulla non aviva; 
Non era chi guardarelo, però se sepellla. 

Una gran pietate che era delli amalaty, 
Era delli parenti che li erano admanchati; 
Non era chi guardareli, et avevano necessitati; 
Tre carlini le femene avevano alli di passati. 

Fecene Deo una gratia delle malanze corte, 
Che uno di o dui o tre avevano male forte, 
O quatro lo più alto, chi è disposto ad morte; 

le genti stava adcorte. 
che omne homo tremava; 



De acconciarese l'anima 
Tamanta era pagura. 



La morte cescasuno omne di aspettava ; 
Più che dello corpo, l'omo dell' anima pensava; 
Quando era sano et salvo. 
Or chi vedesse prescia 
Che era, nocte et jorno. 
Et illi congnoscévanolo. 



allora l' omo testava, 
ad giudici et notari 
delli testamentari! 
petevano adsai denari; 
Et testimonii ancora ad trovare erano cari. 

Quanno homo recercavali, et illi adomandavano: 
<( È scripto lo testamento? » set non, che non ce annavano; 
Se dicevano : a Ch' è scripto », subito se abiavano; 
Non che daventro intrassero, ma alla porta rogavano. 

Anchi vi vollio dire che comeneme è stato. 
Quando fo la mortalta, se l'omo aveva testato 



Gli amnudttt 
Rumouio di custo- 
di. 



Lm doratt della 
malattia. 



La paura della 
morte. 



I testamenti. 



I testimoni. 
c. 51 ▲ 



I giudici e i no- 



2. MNR medesima ). MNR rigilie t omttiono nnllt non ménta in A 

4. A\o guardasse; cf. la sì. sg, ^. A delle g. pieuti M della 6. M Erano 

MS R mancati S, M N R A txt A avevano le femene in quilli di M R chiederano 

N cercaTanQ ^, M N R Fece - infermità la o-o] Af Ni? et-et ii. A Et 

MSR zììo^etM, 12. M N R èUvuìo j^, MNR Enunu ^f era la 14. MNR 
In homo o. giorno 15. l'omo manca inM i6. MNR chi era saTÌo t. 17. JR«- 
hrica marginalt di R: Q.nando li amalati cercavano di far testa- 
mento, cosa bella da leggere. MN R iti pr. 18. Che era manca in A 
MNR dalli 19. MNR Ipsi lo congnoscevano ao. Et manca in A MNR anco t. 
21, A cercavali MNR domandavano aa. In A manca che aj. MNR che si al- 
Ihorasea. 24, iVi? intrasse N/? radunavano 2^, In A U stl, DCCCV-Vl sono 
invertiti. Basta leggerle per convincersi che V ordine natnrale è quello M MNR 
MNR me metto a 



l84 BUCCIO DI RANALLO [dccct 

Con judece et nouro et testimonio rc^to, 
Se tosto non era in carta de coro publicato. 

Se homo ad dui o ad tre di già per lo stromento 
De judice et nourì trovava impedimento, 
Che alcuno era admalato et stava ad fallemento, 
O qualeche testimonio gito era ad gran comento 

Chi volea lo rogo fere relevare, 
Lo notaro un fiorino volea adomaonare, 
Altretanto petea lo judece per se volere senare ; 
L' omo poi accordavase, se non potea altro fare. 

La granne pietate si fo delli amalati, 
Che erano appocati li homìni, non erano procurati 
Chi comperava guardia, per essere adjutati, 
Lo d\ et la nocte, petevano tre carlini gilliatì. 

Lì pochi che remasero cescasuno ricco era ; 
Per l'anima delli morti ne davano ad rìvera; 
Li clirici godevano la demane et la sera, 
Et arriccaro li Ordini et tucte monastera. 

Li laici medemmo godtano volentero, 
Che avevano delle cose per omne loro mistero; 
l Per tanto poco preczo multe cose vennero. 

Tri tanto vate mo, credateme de vero. 

Quando fo questa niortalta, anni mille correa 
Trecento quarantotto, cosi Deo ben vi dea ; 
Sì granne fo pagura che omne homo temeva : 
Multo altrugio rennèose, chò morire se credea. 

Chi facea testamento, nuli' omo che testava, 
Né parenti né amici già no Ili adomandava 

I. A et ton-ei con lMHR pretto f.A dui giorni, tntltt di 

{. U El MNJt oen in 6. A Et 7. Af.VA Qpilaiiquc -reveltre ; 
tinto Tol» la - per lo t. io. Ai A manta poi .V A icn» poter 1 1. *t 
H. MNR la D. Il femJDi petei Ire gilliiii i;. pocbi} jl richi 17. Mi 
18. El manta in A 19. A Li judici incora ridevuo Avtnin B..vv.rj'. 
lato it" tbitrìti, pana tra a iirt itll'aiinndania di lutti m gtnirali. Il cepiil 
raiaminlata di tiò ehi i Karraln alla il. DCCCFII. 10. A delli coli M.V R 
»i. ilNR unte u. M e. che t .WRt.tìo »4. W -V Jt ce aj. jtf.VX Ti 
16. MNR M. deillri rendite ]g. ,< pareti 1 tmillt gii M^R pareote ni 



la 



Dcccxiii-Dcccxviii] CRONACA AQUILANA 



i8s 



8 



12 



i6 



20 



24 



Che cobelli lassasseli, ca non se ne curava : 
Le cose avìa per niente, et morire se pensava. 

O quante penetute de questo ce so state, 
Che non se provedero de queste cose passate, 
Che ricchi pottero essere delle cose lassate, 
Ch' invidia hebbeno ad chi de ciò son arricchate ! 

Finita la moria, li homini reaccelaro: 
Quilli che non aveano mollie, se la pilliaro. 
Et le femene vidue si se remaritaro; 
Joveni, vechie et citole per quisto modo andaro. 

Non tanto le altre femene, vizoche et religiose 
Multe gettaro l'abito et vidile &re spose. 
Multi frati sconciarose per fare tali cose; 
Homo de novanta anni la citola pilliose. 

Sì granne era la presscia dello remaritare, 
Che tanto lo jorno erano 
Né aspettavano domenecha 
Non se curavano de cose 

Chi vedesse la carne che se fiacea in macello, 
Mav in nulle citadi no Ilo vidi sì bello: 
Tante some ne uscevano che parea un bordello! 
Chi non avea denari occidea lo porcello. 

Como fo gran mercato innanti delle cose, 
Così reincarerono, dico, per queste spose: 
Panni et argento et quello che allhora abisognose. 
Erano tanto care che se venneano oltragiose. 



non se porrla contare; 
multi per nocze fare, 
quantunca erano care. 



e. 51 B 



I matrimon). 



La rretta del ri- 
Ruriursi. 



Il consum-') JcIIa 
:anie. 



Rirjiro 
.ielle r::crc:. 



i.£oM/i]A/.V/eniente ^f li lasusie 2. i4 Ca le etJA/y/^ché ì.IhMSK 
manca O s, A robe abandonate 6. A Ch' anno ìnr, ad chi M S K Che inv. hebbeno 
alle genti che 7. A Scoru M N R la monaliti li - la r. 8. i4 abero mollie moliie 
se p. 9. si manca in Af S K io. A ad vechi et dtoli 12. M N Rhutt^ro a mnlte 
biioche et religiose buttaro r abito Soia marginale di R: Cosa da legen. i^.A 
Et m. - ascerò no dell' ordine; td e arto una traduzioni. Af se sconciaro i^.hiSR 
Era tanta la fretu 16. A Et -che non A/ >r /? erano tante per giorno 17. if Non 
x8. MS R Né se faceano conscentia de e. che e. A delle 19. N R se vennea 20. A 
Jammay MS R in alcuna ciude io lu 21. A Mangibello Per quanto l' immagine ne 
posta riuscire più viva, nondimeno questa legione creerebbe un ipermetro non necessario. 
La le:^ione bordello ha destato gli scrupoli del buon frate copista, scrupoli che occorre 
di constatare anche altrove; v. la Prefazione. 22. / mss. d. per carne; ma e una 
i:ìosia. 24. M S R cose 25. In A manca allhora In M i w. 24 e 2/ sono invertiti. 



Cronaca Aquilana, 



12' 



i86 



BUCCIO DI RANALLO [dcccxix-dcccxxiv 



La gente man- 
cata e r avarìzia 
cresciuta. 



C. 52 A 

Oste contro An- 
trodoco, il Bor- 
ghetto. Città Du- 
cale, Pendenza e 
Cesura. 



Sette carlini vidi dare nelli pianilli. 
Cinque et quattro carlini, dico, negli cercelli. 
Ad quatro et cinque soUi io ci vidi li anelli; 
Delli panni non dicovi, ca foro cari velli. 4 

La gente fo mancata et l'avaritia cresciuta: 
Dannunca era femena che dote avesse avuta. 
Da Tomo che più potea chiesa era et petuta; 
Pegio ce fo che questo: alcuna ne fo raputa. 8 

Demintri foro usciti de quella gran paguta 
Della corta amalanza et della blandullia dura. 
De satisfare l'anima poco era chi se cura; 
Ad crescere et arricare poneano studio et cura. 12 

Ad pochi dì pò questo, facemmo uno granne male: 
Coir oste ad Antredoco vi gemmo in generale; 
Fo abrusciato et arso collo Burghitto ad oguale; 
Per nui già non remase de Qvita Ducale. 16 

Arsa vi fo Penenza et Chiesura adbrusciata. 
Et la roba che vy era ecco ne fo recata; 
Quando revenne l'oste, gente vi fo lassata 
Che statissero ad Como, a tener la contrata. 20 

Fecero un battifollia ad Corno et a Ccascina; 
Poco tempo duròvi, ca venne, una matina, 



2. A C. q. sey e. e omette dico; oltre che V emistichio e deficiente, quel scy, che 
viene ultimo di una serie decrescente, e molto sospetto, 3. A omette soUi e io ci ed ha 
vidi vcnnere lo 4. A dico 6. era] A se trovava MN R che avesse dote maz- 
zata 7. MN R da quillo era p. Certo che chiesa e petata si equivalgono; ma era 
qui necessaria la frase intensiva di MNRÌ S. A so MNR che alcuna 9. Ru- 
brica marginale di R: Q.uando andò lo canpo ad Intredoco. MNR erano 
uscite quelle gran paure io. MNR Delle corte malanze et delle blandnghe dare 

II. MNR per l'anime non era -care A se nne 12. A aveano l'animo et lo core 
MNR studi et cure 1 3. Rubrica di A: Como ser Lalle conte anno con 
l'oste ad Antredoco et fo uno granne terremoto et morerono 
800 persone et tucta la terra fo desertata. Ca.o 30. N ficero 
14. vi] MNR noi 15. MNR B. gito ad 16. In A manca già 17. MNR P. 
con Ces. fo arsa et abr. 18. ne] A yy MNR ci - portata 19. MNR ci 

20. M N R stesseno A et tendissero 



i^. Ad pochi dì pò questo] ^on Sì può quila, e perciò quando fu fatta Toste 
precisare quando cessò la peste in A- sopra Antrodoco e i paesi vicini. 



Dcccxxv-'xxvi] CRONACA AQUILANA 



187 



Gente delli inimici con tamanta mina, 

Arsero lo battifoglia; li nostri voltaro la schina. 

Non credete che Toste foxe de voluntate 
De tucta questa terra, perché non poco errate; 
Ca la fece lo conte con alcuno, sacciate; 
Chi li volea contradire, diceali : « Crucifigate ! » 



Gli Aquilani 
messi in fuga. 



L'oste era stau 
fatta per volenti 
del conte Lfllle. 



8 



12 



16 



20 



O gente saggia, lo tempo abisate. 
Che mo lo sapire non vale una porcacchia. 
Et convien che portete la mordacchia. 
Se vedete le cose scelerate! 

Io vi recordo: non le repilliate. 
Che, se me mozzo, moro, et non recacchio; 
Chiamarrete più guai de la cornacchia. 
Et lo vostro sapere perderrate. 

Quando serra dicto: questo se faccia, 
Quamvis purché vi para male fatto. 
La voglia pur mostrate che vi piaccia. 

Lassate andar la gente a fare un tratto,. 
Finché Cristo vi stenna le braccia. 
Chi dixe quello verso non fo matto. 

Lo quale dixe : « Cum santo santus eris, 
Et cum perverso » , dico, « perverteris » . 



Cui pitto 



SOKETTO XIV. 

B. esorta t saggi 
a non riprendere i 
mal&tti de* tiranni 
e ad abbandonar 

Juesti al proprio 
estino. 



I. M N R et con tanta 2. b^ b^ abnigiorno un bastione che era fatto a Corno 
e a Cascina 3. foxe] ^ «Vi? andasse 4. ^ ca errate $,MSRz\cìinì 6,MSR 
diceano 7. // sonetto manca in M Rubrica di A: Sonitto. Lo do secondo la U- 
Xfone di N R, che è meno scorretta di quella di A; la legione di questo ms. non dà 
senso e le rime vi sono state cambiate ; si che non la si poteva porre a fondamento del- 
Vediiione sen\a apportarle correzioni troppo numerose e troppo radicali, %, A è lo 
sapire guardare de peccata 9. ^ Ca mo vi conven portare l'amore donau 11. A nolla 
13. A se vi fosse mocza la rechla i\. A Fate come fa la comecchia 14. A Et sem- 
pre de ben fare vi recordate 15. dicto] S R dentro 17. A Sempre lo contrario se 
procaccia 18. A gire le genti ad frisco tanto 19. A Che vi stenna Christo lo 
braccio Dopo stenna ti copista aveva incominciato a scrivere lo àt , forse pensando a 
' demonio * a ' deto '. .VA' la mano 21. A Chi d. 22. A Io dico cam p. p. In 
S R manca C u 1 p i 1 1 . 



22. Salmo XVII, 26-7 e cf. II Reg. XXII, 27. 



l88 BUCCIO DI RANALLO [occcxxvn-'xxxi 



Lo male più sequendo, credo che Dio dicesse: 
«Forcia se credo li homini che più forza non avesse? 
Sòlli usciti de mente li voti et le promesse? 
Io li vollio monstrare se anche più pottesse! 4 

lo li agio perdonato, et illi pur me offendo, 
Campayli della mortalta, pigietate li abendo; 
Un' altra plaga mandamboli che se venga admonendo ! » 
Sì che a me par che fece, comò direvi intendo. 8 

Quando credevamo stare in lo loco più tuto, 
Subitamente venne sì gran terremuto. 
Dalla morte de Christo non fo mayure^ veduto; 
Appena homo trovòsenci che non gesse storduto. 12 

De persone ottocento d'Aquila fo stimate 
Che per lo terremuto foro morte et sotterrate. 
Chi se vedeva strillare et fare pietate. 
Chi plangea lo fillio, chi moUie et chi lo fi-ate. lé 

Chi plangea la matre, chi patre et chi sorella, 
Chi se grattava lo petto, et chi la mascella; 
Et geano scommorando omne strada et niella, 
Per retrovare li corpi, con amara avella. 20 



i. MN R Seqaendo pia lo male A noi pia 3. MNR Qpisti foni se credo 
e onutU li homini A credeano j. MNR Non hanno pia alla m. 4. A Pio v. 
che monstre a Uoro mee perchesse MNR più fN parej io ^, MNR et ipsi me 
offendendo A par vano offendendo ; la Unioni offendo è congitturalt. Il ggrundio par- 
rehhe appoggiato dalla concordia de* mss, ; ma è da osservare che, a voler mamtenere 
questa legione, non ci sarebbe modo di ricomporre un verso di giusta misura e scevro, a 
un tempo, di mende grammaticali, D* altra parte è facile di spiegarsi come i copisti ab- 
biano potuto, indipendentemente l' uno dall' altro, pervenire alla forma che tanno adot- 
tato, quando si consideri che tale forma di ;« pers. pi, offendo^ legittima nella lingua del 
nostro rimatore, dovesse riescir loro non molto intelligibile e dar V illusione di una forma 
gerundiva. Così è avvenuto che MNR, da una parte, son riusciti a un verso metrica- 
mente regolare, ma sintatticamente errato, e A, dall'altra, per aver voluto il verbo 
finito davanti al gerundio, sia riuscito a un verso sintatticamente corretto, ma metrica- 
mente sbagliato, 6, MNR Campati - m. io li havendo 7. A mandambo MNR 
maadoli - vengano 8. A Panno facessemo a me secando intendo; legione che rovescia 
il senso in quanto riferisce agli uomini ciò che va riferito a Dio, 9. Rubrica marginale 
di R: Quanno forno li terramoti. MNR credemmo io. MNR Sabito 
NR ano si 11, A Christo in qaa-nui sentato NR may la. A se trovava 
13. MNR Da -atterrate 14. A annegate i^.MNR Or chi vede 16. i4 chi la 
m. ij, A chi lo p. 18. se manca in A Nota marginale di R: Cosa crudele, 
19. MNR trovando o. via et ravetella ao. MNR le corpora 



Dcccxxxn-'xxxv] CRONACA AQUILANA 



189 



8 



12 



Quando le case cadere, tanta era polverina', 
Non vcdea l'uno l'altro in quella matina; 
Multi ne abe ad occidere senza male de mina. 
Ben se Hi de ad cognoscere la potentia divina! 

Or chi vedesse edefitia et case derupate! 
Tuctequante le ecclesie erano atterrate. 
Che fo lo majure danno che avesse la citate. 
Salvo la morte delli homini, ad dire la veritate. 

Le strade erano incomorate de prete et de l^;name; 
Forria forte ad Abruczo scommorare lo marrame! 
Assay fo granne affanno; vinneroce tuctotame 
Li nostri contadini ad scomborare le strade. 

Non jaceamo in casa, ma le logie fecemmó; 
Più che nove semane pur de fore jacquembo; 



Gli editìzi croi' 
lati. 



Le strade ingom- 
bre di rottami. 



T. A fo ttaunu 2. A Non se NR Va, home ^,MNR ne ocdie 1/1? orina 
5. edefitia manca in N R MSR perterrate 6. MNR demipate 8. A Salve 

9. MS R occupate la MNR Serrla - scommerare ta. MNR e scommoraro 

questo trame 13. In A manca ma 14, pur manca in A 



4. I cronisti non sono concordi nel 
dire in qual giorno avvenne il terre- 
moto. Questo sarebbe seguito 1*8 se- 
condo il Chronicon Siculum, p. 14, il 9 
secondo le Notae Cassinenses, p. 320 e 
secondo la Crottachetta Anonima, p. 4, 
e il IO secondo M. Villani, I, xlv. 
Quanto all' ora, con B., secondo il 
quale fu di mattina, va d' accordo il 
Chromcon Siculum : « Die .vili, se- 
«ptcmbris, .in. ind., in bora missa- 
« rum, fuit maximum terramotum in 
«toto regno et maxime in civitate 
« Neapolis et Averse, in quo terramotu 
« multe ecclesie ceciderunt ». Le Notae 
Cassinenses scrivono : « Anno Domini 
« 1 349, tertia indictione, die 9 septem- 
tt bris, fiiit magnus terraemotus in toto 
« regno Sicilìae, qualis non fuit ab initio 
«mundi nisi in morte Christi &c. ». 
Ma che una delle città maggiormente 
colpite dalla sciagura, sia stata Aquila, 
si apprende da M. Villani, che scrive : 
«In questo anno [1^49], a di 10 del 



«mese di settembre, si cominciarono 
« in Italia tremuoti disusati e maravi- 
« gliosi, i quali in molte parti del mondo 
« durarono più dì . . . La città dell' A- 
« quila ne fu quasi distrutta, che tutte 
«le chiese e grandi dificj della città 
« caddono con grande mortalità d*huo- 
« mini e di femmine; e durando per più 
« dì i detti tremuoti, tutti i cittadini et 
« eziandio i forestieri si raisono a stare 
« il dì e la notte su per le piazze e di 
« fuori a campo, mentre che quello mo- 
« vimento della terra fii, che durò otto 
«dì e più; ed erano si grandi che in 
« piana terra era fatica all'uomo di po- 
« tersi tenere in piedi ». 

12. Secondo informa il Rrrus, Cron. 
e. 194 B, era rimasta memoria fino a' 
suoi tempi che i rottami della chiesa 
di S. Francesco, trasportati a Porta 
Leoni, la interrarono fino alla volta 
della torre, sicché restò affatto chiusa. 

14. nove sentane} Goè fino alla metà 
del novembre. Da un istrumento letto 



P 



190 



BUCCIO DI RANALLO 



[DCCCXXX-n-XL 



e. 5JA 



Alcuni citudini 

Eropongono di ah- 
indofuire U citti . 



Il conte LtLÌÌe 



fa ctccconare 
cita. 



1.1 



Più frido assai che calla in quillo tempo abembo; 
Et de nostri peccati poco ne penetembo! 

Correa li anni Domini mille et trecento 
Ht più quaranta nove, credale ca non mento, 

et quisto desertamento ; 
Dio ly agia ad salvamento! 
cosi male adrivata, 
cotanto desertata. 



Quando fo lo terremmo 
Et quilli che moréronci. 
Però che era l'Aquila 
De ecclesie et edifitia 



Et anchi delle mura non era circundata. 



non foxe habitata. 
parìchi ad scommorare, 
de ibre ad abitare; 
non se d^;ia refare, 
abese ad conselliare. 



Multi homini credevano 

Et anchi comensaro 
Che nne voleano gire 
Credéanose che Aquila 
Lo conte sappe questo. 

Vedendo poi lo conte la terra desolata 
Per granni terremuti cosi male adobata; 
Le mura erano ad terra, non era repaiata; 
Pensò subitamente de fare la sticconata. 

Como ilio comandò, foro &cti li sticcati 
De bono lename grosso, multo ben chiovati; 
Sticcavano la terra per multi vicinati. 
Et forone grandi utili, ca stevamo inserrati. 



8 



12 



i6 



20 



l. MS R CorrcADO 6. A morero 7. A Poy che fo 8. A Che le M S R et 
tanto derrapAtA 9. A n. erano cercate io. MS R che più n. A che tì f. sotterrate 
13. A se nne M S R andare i^, MS R che non se haTease ad racconciare A degia 
mai 14. Uippe]MSR intese 15. MNR desertau 16. cosi male] A la terra 
si ; sarebbe un vero controsenso, a meno che non si volesse interpretare * che era già 
sì bene adobata ' ; ma è assai piis verisimile che la legione H A sia stata suggerita da 
quella del v. precedente, 17. MSR non ce 18. M iti de sticau 19. MS R 
lui 21. MSR SticconaTano M torre 22. MNR Forone gr. dessasci che 

stettero 



dall' Antinori, Ann. p. 276, appariva 
che anche il conte Lalle Camponeschi 
si era ricoverato in una baracca costrutta 
nell'orto di S. Domenico, e che quivi 
attendeva al disbrigo di affari anche di 
molta importanza, quali gli sponsali di 
Buccionedi Mattuccio Camponeschi con 



Ceccarclla d'Andrea ; cf. il comento 
a p. 92. Fu in quest'occasione del 
terremoto che il conte Lalle lasciò di 
abitare nel proprio locale di S. Vitto- 
rino e si trasferì in una nuova casa 
che si era fatta costruire nel locale dt 
Paganica. Antinori, Ann. p. 27^. 



;92 



BUCCIO DI RAS ALLO [dcccxli::- x vm 






fi c»ro Ó€i vi- 
f',Tt i-i %frtr»», 

ì\ fttrtfttìì TÌiM>, 



I^ CMTltm 



('lU arjn^i. 



Multo ne fo renduto et protnisso in presentia. 
Et multi perdonare ad chi li gero ad reveremia. 

Bravi un forte puncto: dell'oste de Antredoco, 
Per quilli che vi gero et miserovi foco; 4 

Quislo fo gran £icto ad fare nicto lo joco. 
Che foro arse le eclesie et arsoci lo loco. 

1 uctoumen non voUio de akrì T animo iucficarc: 
Beato chi à possuto quesu gratia guadangnare! 8 

volliox-i recontare 
et caro da mangiare, 
dello grano se veneva, 
per un sollo valeva, 12 

un carlino se daea, 
or ecco carestea! 
\a) greco et la romeca, guamaccia et soretino. 
Schiavo et calabrese et tribiano fino, 16 

Dece soUi lo petitto et otto valea, lo mino: 
Questo era che era granne, et (acease bene plino. 

Ncm era carestìa de carne de crastato: 
Dece denari la libra de quillo tosorato; 20 

Cara era la vitella et lo porco salato, 
I:t lo pesce anco caro, sì comò abi stimato. 

C^atro denari lo arangno più volte comparay, 
I:t poi ne fo mercato, et per dui lo accaptai; 24 



Da quando io vi fui, 
Le cose che io vidi. 

Sette libre lu rugio 
Et sette once de pane 
Vino romano et nostro 
Se era bono, sey solli; 



I. A r. eoo dementU ìf in qoelU etieotiA 3. A molti ne AI S R lì jin- 

dflva con 5. pnncto] MNR cèbo 4. MS R d tndaro 5. MSR era gran 

danno da taWare et non poco 6. MNR Et f. brnsciate le -die £0 più brutto joco 
7. A l'animo de altri MNR \o core 9. MN R omtttono Da ed hanno non ve 

voglio contare io. A De che] NR ben io] MNR d # poi care la. per - 

valeva] A V homo voleva i). et noatro] MR In bucale ad N a un e lu bucale 

14. .V come gea 15. romeca] MNR rivera R gnamaccÌA serrentina M sorren- 

tino A^ berrettina 16. MNR Eamano Nota marginaU di R : De sorte de vini. 
17. MNR lo bocale et o. almino 19. A era gran - la -dello 30. MS quilli sme- 
•urati R quitto imesorato 21, N R U y, e, lo] A de Nota marginale di R: Ca- 
restìa quanno annaro allo juhileo. 22, A Pesce ancora e. 23. MS I< 
melarangio 34. MNR Poi recalaro ad dui et ad tri In 



IO. M. Villani, I, lvi, dà notizia de' Roma: « 1 Romani, per guadagnare <Ji- 
'c^^ncnli prezzi de' viveri correnti in « sordinatamente, potendo lasciare li.i- 



dcccxlix-'lii] 



CRONACA AQUILANA 



193 



Poi ne vinnero tante quante non vidi may; 
Ad uno denaro l'uno et ad dui ne trovay. 
Lo tempo che io vi fui, sci fo le Ascentiuni. 
4 Ad non fare mensogna, corno fao li garzuni, 
Forcia in tre jomi véndovi, corno vedemmo nui, 
Cento lingni carchi de optimi vini boni. 
Anco recaro grano, et chi orgio portava, 
8 Chi ducea arangna, et chi fructi scarcava; 
Ad Ripa tucte queste cose se accattava; 
Più de mille basscelli da vino vi contava. 

Li ligni che vi vennero con quilli che trovambo, 
12 Foro ducento trenta, et nui cosi stimambo; 
Cinque galee fomite, ad Ripa li contambo, 
Tanta roba ricaro che ne maravelliambo. 
Per folla et per la polvere gevano li romeri, 
16 De notte più che jorno, colli belli dopleri; 



L'arrivo dei le- 
)jpii a Ripa. 



La folla de* re» 
mei. 



I. M N R Che e poi ne ptr non 3. In A manca sci MNR nelle 4.MNR 
buscit s. MNR dai giorni ^N /? Tenemmo) - tlcuni 6. MNR Più che ducento 
1. e omtttt optimi Non ^ è dubbio ebt la Utiione di MNR appart miglior é, inquanto 
ojfre la giusta misura g togli* via qutll* optimi cbe urta accanto a boni . Ma si badi 
cbe B., due stan\* appresso, afferma di aver fatto il computo de' legni che già fin 
dapprima si trovavano nel porto, e di quelli cbe vi erano testé arrivati, di cui per VaP' 
punto si tratta in questo verso, e di aver trovato che, in tutto, essi sommavano a 2^0. 
Ora, dato che quelli arrivati dopo erano essi soli oltre 200, verrebbe ad esser nullo il 
numero di quelli arrivati prima, 7. MNR Et chi recava In A manca chi por- 
tava] MNR recava 8. MNR Et chi de molti frutti nella riva se Dopo fr. tu 
A menava^ ma fu espunto, 9. tncte] MNR \t, gente A trovava io. A Poy m. 
MNR ce trovava 11. q. che] MN R q, ce 12. nni] NR non MNR aderammo 
I). N omette fomite R finite A omette li 14. ne] MNR nui 15. A Per la 
MNR polve 16. MNR Più de n. che de giorno con li loro doppieri 



<c vere abbondanza e buono mercato 
u d'ogni cosa da vivere a* romei, man- 
« tennero carestia di pane e di vino e 
« di carne tutto Tanno, facendo divieti 
« che i mercatanti non vi conducessero 
c< vino forestiere né grano né biada, per 
«vender più caro il loro. Valsevi al 
V continuo uno pane grande di dodici 
« o diciotto once a peso danari dodici ; 
« e il vino soldi tre, quattro e cinque 
« il peretto, secondo eh* era migliore. 
« Il biado costava il ruchio, ch*era do- 



« dici profende comunali, a comperallo 

V in grosso, quasi tutto Tanno, da lire 
«quattro et soldi dieci in lire cinque; 
« il fieno, la paglia, le legne, il pescie 
« e Therbaggio vi forono in grande ca- 
«f restia ; della carne v* hebbe convene- 
«vole mercato, ma frodavano il ma- 
« cello, mescolando e vendendo insieme, 

V con sottili inganni, la mala carne con 
cela buona». 

3. L'Ascensione cadde il 6 di mag- 
gio; Mas-Latrie, Tris, p. 309. 



Cronaca Aquilana, 



13 



'94 



BUCCIO DI RANALLO 



[Dcccun^LTn 



e 54A 



Gli alberghi. 



I coati e i baroni 
ricbumuno nd re* 



Chi portava candela et chi li candelerì; 
La cera che se ardea valea multy denerì! 

Tanta la multa gente che per Roma vedembo. 
Per omne parte ad spalla ne gembo; 
May no vi nne fo tanta, dalli Romani audembo; 
Multi morero alla folla, et nui pagura abembo. 

Lo p^o che facevano quilli mali Romani, 
Quando albergavano la sera, dico, li ostulani. 
Che se monstravano angeli, et poi erano cani: 
Letta promettevano, et davano splaczi plani. 

Da sey denari ad sette tollevano per bordone, 
Ad otto, nove et dece chi jaceva in saccone. 
Ad dudici et ad trìdici chi in matarazo fone, 



Como lo dice Buccio, 

Promettevano lo letto 
Poy che venia ad jacere, 
Et ad sette et ad otto; 
L'omo se Ilo durava per non fare questione. 

In nell'anno jubileo fo un'altra novitate: 
Multi cunti et baruni mandaro le massciate 



però che lo provone. 
ad quatro et ad tre persone; 

ad sei vi nne coicone, 
più volte questo fone; 



8 



12 



i6 



20 



I. MS R Et chi - candele e omettono li 5. MS R Tante migliara de genti 

4. MS R se andava spargendo 5. A/.VjR non ce forno tanti romerì, od. 6. A ne 
morero alla] MSR de 7. A Dello MSR male 8. In MSR monca dico ed 
hanno li christiani 9. MSR Ang. se io. i< et poi 11. M S R A S sbordone 
12. M S R et à. n. chi 13. et manca in A in] MSR ad 16. MSR andaro 

ad - ce ne 17. Et manca in A 19. A ano 20. MSR Li e. et li 



6. M. Villani, loc. cit., calcola a 
«ottocento migliaia» il numero de* 
pellegrini convenuti in Roma nel pe- 
rìodo nel quale vi si trovò pure il no- 
stro Bm cioè tra l'Ascensione e la Pen- 
tecoste. E aggiunge: «Le vie erano 
«si piene al continuo che convcnìa 
«a catuno seguitare la turba a piede 
« e a cavallo che poco si poteva a- 
«vanzare et p)er tanto era più ma- 
«lagcvolc... La pressa v'era al con- 
«tinovo grande e indiscreta. Perché 
« più volte avvenne che, quando due. 



« quando quattro, quando sei e talhora 
«fu che dodici vi si trovarono morti 
«dalla stretta e dallo scalpitamento 
«della gente». 

18. «I Romani tutti erano fatti al- 
« bergatori, dando le sue case a' romei 
« a cavallo, togliendo per cavallo il dì 
« uno tomese grosso, e quando uno 
«et mezzo, e talvolta due, secondo il 
« tempo, havendosi a comprare per sua 
« vita e del cavallo ogni cosa il romeo, 
« fuori eh' el cattivo letto » ; M. Vil- 
lani, loc. cit. 



dccclxii-'lxv] 



CRONACA AQUILANA 



197 



La terra era inforsata, ben la defendero: 
Nove seminane intomo de Uà non se partero. 
Lo re in persona ad commattere n'è giuto; 
4 Collo suo scudo in braccio in la scala è salluto; 
De quatrella nella gamma retomò feruto. 
Qualunca accompagnasselo retomonne storduto. 
Uno bon capetano dentro in Aversa stava, 
8 Missere Jacobo Pignatella per nome se chiamava; 
Era prompta et galliardo, la terra ben guardava; 
De re et de soa gente poco se curava. 
Bene è la ventate che fodero non aveva 
12 Che potesse durare con la gente che havea; 
Mandò alla regina con tale dicerea: 
Ca lui rendea la terra, se no Ilo soccorrea. 
Missere Loyse et lei lo termine li dero: 
16 Se per fi ad tanti jorni non soccorre de vero. 



e. S4B 
È ferito. 



Giacomo Pig^na- 
telfi, difensore di 
Aversa, 



chiede inutilmente 
soccorsi alla regina 
e a Luigi. 



I. A fortificata la] MìiR se 2. A/.V/? da loro se non 5. UìiR è Te- 

nuto 4. A omette suo ed ha nella s. fo 6. A T accompagnò revenne « se ne 
tornò stordito 8. A se fecea chiamare }iota marginale di R: Giacomo Pigna- 
telìi, ^. M S R tx valente a homo perito et valente A iéU~ b. guardare 12. con 
la] MMR alla Dopo gente il copista di A aveva scritto $tÈ, ma poi lo cancellò, 
A teneva 15. et lei manca in A, che ha deo N et li altri R et lu t. a messer 
Loysi et lei li danno il termine 16. MNR Se fino - soccorrea 



« lanus et capitanius civitatis Aversae, 
« niandaverat satis expresse hominibus 
« casalium civitaticircumstantium Aver- 
tt sanae, quod infra sex dics civitatem 
« Aversanam intrarent cum totiseorum 
«grassiis et familiis, sub poena per- 
« sonae et sub poena perditionis om- 
« nium bonorum suorum »; D. da Gra- 
vina, p. 158. 

2. Soi't semmane] L'assedio di Aversa 
sarebbe incominciato il 1° di luglio, se- 
condo il Chronicon Sicuìum^ p. 14: « die 
« primo iulii eiusdem indictionis, rex 
« Unga rie personaliter cum loto exercitu 
V suo applicuit Aversam ; impugnavit 
« fortitcr dictam civitatem et nichil po- 
« tuit hicerc ». Con le nove settimane 
si va tino a' primi del settembre, per 



Tappunto come si rileva dal passo di 
M. Villani che si riferisce alla p. sg. 

6. «E il re in persona fu allo as- 
te salto per fare da sé e per dare vigore 
« agli altri. E data la battaglia, e rin- 
« frescata spesso, per stancare i difen- 
cc sori, e fatto di loro saettamento ogni 
«prova, et essendo da quelli della 
«terra d'ogni parte ribattuti, con lo 
« aiuto de balestrieri e delle pietre e 
« della calcina gittata sopra loro, e delle 
« lance et pali e d'altri argomenti, non 
«hebbono podere di prendere alcuna 
«parte delle mura, ma molti di loro 
« morti e più fediti. E infine fedito il 
« re con acquisto d*onta e di vergogna, 
« si ritrassono dalla battaglia » ; M, Vil- 
lani, I, xa. 



l^ 



BUCCIO DI RASALLO [iKXxaLXTi.*ixvin 



Se mty 






Gli t 

dèi MM a 



Muho sfofTatameme, eoo jdjuxo picnerOy 
Che agia libertate, sggaido suo mistero. 

Lo vermene fo juncto, et fodero noo avu; 
Adreomose eoo patto aDo re de Oogaria; 
Entrosenoe dentro eoo soa eavallaria; 
Le eose ehe tro^'arood mandaro ad mab via. 

Poy ealvaeó verso Napoli; credease dentro intrare; 
Feeenoe più volte prova; no vi possette appojare. 
Napoli stava forte da potere eontrastare; 
Operseno la porta per dentro lo pilliare. 

Stanno eosì lo re, uno misso li è giunto 
Da parte dello papa: ehe non se figa puncto, 
Ca era eontra alla Eeelesia, eomo diee lo eonto. 
Et lui volea eongnoseere h questione ad punto. 



12 



I. MS R con eutrciiy A jdintorio plcn» ). /■ MS R tmsmcm et 4. MS R 
DetUt - patti M con patti ti diede 5. MS R Et lai entrò 6. A -wi trortxo e 
•wuiU ai 7. S R P. denuo S. cr. ad fermo (R dentro; intr. 8. MSR Fece -> 
ami ce ' operare A nu non io. A Oprìly MSR le porte dentro per M ad* 

chiappare S accafare R acciure 11. MSR messagio è 12. MSR se ferme 
14. ad] Af .Vie del 



6. «Mcsser Jacopo Pignattaro..., 
« essendo regnicolo e di natura mobile 
• alla nuova signoria, tosto s* accordò 
« col re. H hebbe, sotto titolo di loro 
«soldi, moneta dal re d'Ui^herìa; e 
«rendégli la città d'Aversa; il quale 
« incontanente v'entrò dentro con tutta 
« cavalleria e non lasciò fare a' citta- 
te dini alcuna violenza o ruberia. E 
« questo fu del mese di settembre del 
«detto anno /»; M. Villani, I, xcn. 
a Die .III. augusti [ma è da leggere pro- 
u bahilmenU settembre ; cj, il comento a 
up. i(/y] lacobus Pignatarius, castella- 
«nus civitatis Averse prò pane do- 
«minorum regis et regine, reddidit 
« castrum et terram Averse in manibus 
«regis Ungarie»; Chronicon Siculum^ 
p. 15. 

9. « Mocnia tantum Ncapolitana fi- 
« ncm invadcndi feccrc. quam urbem 



«Ludovicus, solerti Nicolai Acciaioli 
« Consilio vigilantiaque, defendit atque 
« ser\'avit »; M. Palmerio, col. 12 14. 

1 1. uno missó] « dictus papa misit ad 
« dictum regem et regnum memoratum 
«legatos suos de latere, primo domi- 
« num Bertrandum de Deucio [/. * Bau- 
vcìob; cf. Chronicon Siculum, 
v-p, ij], tituli Sancti Marci, et demum 
«successive dominum Guidonem de 
« Bolonia, tituli Sanctae Ceciliae, pre- 
« sbneros cardinales »; Prima Vita CU- 
mentis F/, col. $55, e v. ancora Ri- 
naldi, op. cit. a. 1550, n. 27. 

1 3. « His igitur de causis , . . . oratores 
« a Clemente pontificc in Apuliam 
« missi convenerunt, ut, positis interim 
« armis, ad eundem pontifìcem causam 
« dèferrent » ; M. Palmerio, col. 1315. 
E cf. ancora Chronicon fj/zw^^, coli. 461- 
462. 



DCCCLXix-'LXXii] CRONACA AQUILANA 



199 



Et anco c'era uno punto: che erano scortati 
Allo re li denari per pagare li sollati. 
Consillio abe con li Ongari; comensaro li tractati 
4 De partirese per truga, per non gire scornati. 
Levòse dello campo, ad Roma se nne gio; 
Per scusa à de gire all'anno jubilìo; 
Et dixe alli sollati: «Ca là vi pago io». 
8 Poi cerco la Ecclesia privato se part\o. 

Li cunti et li baruni, che erano scoperti, 
Quando lo re partìse, tenéanose deserti; 
Ad missere Loysce tucti se foro proferti, 
12 Che gevano alla obedientia, se da lui erano certi; 
Che lui li perdonasse la loro grande offenza; 
Tucti li promettevano de fare la defenza 
Ad qualunca li era contra, ad tucta loro spenza. 
lé Sì che li fo perdonato senza farevi contenza. 



Settembre, 17. 

Si reca a Roma, 
-al giubileo. 



I conti ed t ba- 
roni domandano 
perdono a Luigi. 

c. SS A 



I. MSR che ad lu re 2, MSH Li d. - li soi 4. MR trìebia .V trebbia 
MS R retornare a deliberò per meno scorno andarsene in Adria S- ^ ^^ '^ 

6, MSR Con se. de andar ad la 8. cerco] MNR verso 11. se manca in A 
12. MSR andavano i). /n MSR manca \i il offesa; il copista pira, prima aviva 
scritto offenza^ Unione che ritroviamo in MSR; la correzione -esa è dunque da a/- 
tribuire esclusivamente a lui; e ciò ci obbliga a ripristinare ìa rima -ensa anche 
ne' vv. successivi. 14. A defesa 15. MSR et alla loro offenza; ma la voce già 
torni in rima al primo v. della stanca, 16. MSR far A contesa 



4. « I suoi baroni [Ji Ludovico d* Un- 
« gheria'] havcano già compiuto con lui 
« il termine del debito servizio, e, a 
« volerli ritenere al conquisto del re- 
V gno, bisognava che desse loro denari, 
« che n' havea pochi, e nel regno non 
«ne potea trarre, essendo in guerra; 
« vide che il re Luigi, i baroni et quelli 
« che si tenieno dal suo lato, erano di- 
« sposti a stare alla difesa delle mura. 
« E però mutò l'animo, agevolmente 
« disposto a trovare accordo, col quale 
« con meno sua vergogna si potesse 
«partire dal regno»; M. Villani, I, 
xeni. « militcs iam promissum tem- 
« pus expleverant, nec unde stipendia 
« solverentur, constabat . . . quibus re- 



« bus saepius pensitatis, in hac demum 
« sententìa constitit, ut, quum prìmum 
(c salva dignitatc liceret, in Panno- 
«niam transfretaret»; M. Palmerio, 
coli. 1 214-5. 

8. « Il re d' Ungheria . . . prese V ho- 
« nesta cagione d'andare in romeaggio 
« a Roma al santo perdono e . . . si mis- 
« se in cammino per andare a Roma »; 
M. Villani, I, xeni. La data è nel 
Chronicon Sicuhnty p. 16: aeodemdie 
« [77 settembre] rex Ungarie arripuit 
« iter versus Ungariam » . 

16. «De mense novembris eiusdem 
« indictionis, omnes subditi terrarum 
ff demani! provincic Aprutine in dieta 
('terra Gayete iuraverunt homagium 



200 



BUCCIO DI RANALLO [dccclxxui-'lxxvu 



I soldati di Lu> 
dovico danneggia- 
no Terra di Lavoro 
e Puglia. 



1351- 
Maggio. 

Fetta di s. Pie- 
11*0 Celestino. 



Non vi conto per ordine lo facto corno è stato 
Dell'opera dello r^no quanto fo trìbulato. 
Remasero li sollati colli Ongarì allo lato; 
Terra de Labori con Pullia Tà panato l 

Alla nostra materia me vollio retomare. 
L'Aquila è ben passata, secundo che me pare, 
Et, quanto ad l'altro regno, ne potemo laudare, 
Et quilli che ne ao adjutati potemo regratiare. 

Lo magio poy che venne, poi lo anno jubileo. 
Vidi gran novitati, allo parire meo: 
La festa de san Petro, confessore de Deo, 
Cescasuna Arte a ssimiti, collo presente seo. 

Soli dui di o quattro nanti fo devisato 
De fare questa festa ad san Petro biato. 
Che lo communo de Aquila li sia recommandato; 
Tucte le Arti adunate vidi nello Mercato. 

Perché fo multo breve, dico, quella adunanza. 
Dico che de giullari avembo minuanza. 
De tucte le altre cose abembo ad abundanza; 
Tamanta fo la offerta, dicovi per certanza: 



8 



12 



16 



20 



1, MNR per filo a. quanto] MNR corno A tarbato N trìolato ). allo] 
Af N J? più ad 4.MNR et P. V hanno 5. Rubrica di A: Como fo comen- 
sato ad offerire alla festa de sancto Petro Celestino. Et 
corno venne re Aluisce in Abrnzo per acqaistarelo. Et volse 
venire in Aquila. Et poi annaro 60 ad cavallio ad Selmona 
per visitarelo et foro retenuty presciuni con certi patty et 
poi forono lassati. Capitolo 32 0. 6. il La quale 7. quanto ad] ^ 
verso MN R id lu r. ne potemmo 8. MNR ce hanno - devemmo 9. poi lo] 
A in la MNR una gr. 12. MNR Ciascuno da per sé andò 13. MNR tre 
jorni (N dì) o - prima 15. MNR Et lo x6. A vidi adunate 17. dico manca 
in A 19. ad manca in A 20. MNR Et tanu fo la festa fNR offerta^ recordovi 
in prestanxa L'ordine de' w, 21 e 22 i invertito in N R 



«dominis regi et regine, de mense 
«ianuarii eiusdem indictionis, comes 
« Celani et Matheus frater eius et sin- 
« dicus civitatis Sore iuraverunt homa- 
« giuni dominis regi et regine a ; Chro- 
nicon Siculum, p. 16. 

4. ((In Puglia, alle terre della ma- 
V rina, lasciò [il re Ludovico] de' suoi 



«Ungheri alla guardia con loro capi- 
(( tani ; fornì di buona guardia tutte le 
((tenute sue in Terra di Lavoro, e a 
(( Capova, e Aversa e per l'altre terre 
((e castella circonstanti lasciò suo vi- 
(( cario M. Fra Moriale»; M. Villani, 
I, xeni. E cf. N. Acciaioli, Lettera 
cit. p. 216. 



DCCCLXXvni-'Lxxxii] CRONACA AQUILANA 



201 



8 



12 



i6 



20 



Fra cera, denari et panni che forno presentati, 
Fo facta la rascione, valse mille ducati; 
Quattro bon mercatanti vi foro ordenati, 
Quali pilliaro la offerta, non quilli tali frati. 

Venderono questa offerta, et li denari servaro; 
De fare la cappella l'Arti deliberaro; 
Li quatro mercatanti sopra questo ordinaro; 
Et de questo li frati tucti se contentaro. 

Lo augusto poi che venne, forno facte le campane, 
Dico, dello comuno, le quali so aquilane; 
Custaro ducento once, questo la gente sane; 
Non foro dallo popolo tenute mica care. 

A pochi dì pò questo, una lectera abembo 
Dallo re Aluisce, la quale nui vedembo; 
Fo lesta in Consillio, si che multi Todembo; 
Intesemo lo tenore, in questa forma dicendo. 

Lo tenore fo quisto lo quale vi dirragio: 
« Gratia et beneyolentia et bon coragio ! 
Et che ne fornessemo de ostieri et de forragio 
Et de ciò che è bisogno, quanno io verragio». 



e. 55 B 



Agost». 

Le campane «fel 
comune. 



Il re Luigi scri< 
ve agli Aquilani, 



chiedendo soccorsi 



7. N qaatrinì A li foro dati a. MS R costò }, MSR boni mercanti ce 
4, MNR Loro p. - non la ptgliaro li A et non ^. A pilliaro 6. 31 farse j.A 
mercatati 8. MS R Et li fr. assai de q. fSR de q. ass.^ se e. 9. A fo facu la; mu 
anche h^ l'agosto scf^nente fumo fatte le campane t cf. il cemento. io. A de le 
II. ^ C per preczo o. d. questo se s. la. A Non foro tenute dalle genti adaay ad 
sonare 15. A manca in A 14, A lo quale # omette nui i^,MSRÌttu ->'che 
nui la 16. Af Odemmo - si che cosi intendemmo // v. manca in SR 17. MSR 
era 18. A bona voluntate de b. 19. ostieri] A strame che è, in fondo, lo stesso 
che foraggio; ed è ovvio il pensare che nella lettera, la quale non si è ritritata, si 
ordinasse di fare gli allestimenti, non per i soli cavalli, ma anche per gli uomini del 
seguito reale. 



IO. Scrive I'Antinori, Ann. p. 281 : 
a Tali campane erano situate ne' vanì 
« della torre del comune e si chiama- 
« vano : la Campana Magna che 
« si suonava per convocare il Consi- 
c< glio o per chiamare i cittadini alle 
c< armi ; la quale udivasi . . . fino alla di- 
« stanza di diciotto miglia e non aveva 



«Teguale per grandezza e bontà in 
«Italia; la Campana della Giu- 
«stizia, detta anche della Spe- 
«ranza;laReatineIla,dtlla quale 
«si narrarono già le trasmigrazioni 
« [v. p, S9 ^gg'ì ; 1^ Frascariola e 
«diverse altre minori». L'Antinori 
cita un ms. del cinquecentista Pico. 



Cronaca Aqmlana, 



'}• 



202 



BUCCIO DI RANALLO [DCCCLXXxni-'vn 



per la prossima ve- 
nuta in Abruzzo. 



La risposta de- 
gli Aquilani* 



NicoU Acciaioli 
in Aquila. 



Ottobre. 

Il re, giunto a 
Sulmona , ordina 
che Lalle vada da 
lui. 



Gli Aquilani si 
rifiutano di rice- 
verlo. 



Concessacosaché in Abruczo venea 
Per cacciare li nimici che in Io pagese havea; 
Et ad questa cita ilio venire volea. 
Et, se Ilo adjutavano, cha lui signore se facea. 

Fo resposto alla lictera : « De vostro advenemento, 
Per cacciare li inimici, cescasuno è contento. 
Et nui ve forneremo de ciò che vi è in talento. 
Delle persone nostre et de auro et argento » . 

Lo granne senescalco a pochi di passone; 
Annòsene nella Marca per genti che sollone; 
Da parte dello re adjuto demandone; 
Cinquecento fiorini l'Aquila li donone. 

A pochi di pò questo, lo re venne ad Selmone; 
Una lectera de soa parte in Aquila mandone; 
Che lo conte con gente gesse li cornandone, 
O qui volea venire. Foli resposto: «None ». 

Foli dato ad intendere la nostra voluntate: 
Che no Ho volevamo, per cose trapassate; 



8 



12 



i6 



I. A ilio in 2. A nello - stagei 3. MNR Et ftreli pentire tatti de loro 
opera ret 4. In A manca Et M N R anco qaesu città lu re vedere volea 6. M N R 
Ogni homo de Aquila ne è lieto et j. M N R de tatto fornimento 8. A Della 
persona vostra g. N R miniscalcho MNR passao io. MNR per la gente che 
sollao II. MNR adomandao la. MSR donao 1$. A Che gesse lo conte et 
cosi li gesse li] MNR andasse 16. A Et qui 17. MNR Et demmoli 



2. // nimki] Cio^ Corrado Lupo che, 
con masnade di Tedeschi, era stato la- 
sciato da Ludovico d'Ungheria come 
vicario nelle terre di Abruzzo che si 
tenevano per lui. V. M. Villani, I, 
xeni. 

IO. 11 passaggio che fece per Aquila 
Nicola Acciaioli, diretto nelle Marche, 
cade probabilmente nel settembre. Cf. 
M. Villani, II, xxxvin. 

n- «Dominus noster rex recessit 
« apud civitatem Sulmone, in cuius ser- 
«vicium venit dominus Galiotus de 
«Malatestis cum pulcerrima gente»; 
Chronicon Siculum^ p. 1 7. Ma, quanto 
alla data, vi è errore, giacché riferisce 



questi fatti al 1352. La data dell'en- 
trata di re Luigi in Abruzzo è in 
M. Villani, II, xxxix. 

15. M. Villani, II, xxxix, pone que- 
sta richiesta del re agli Aquilani dopo 
r infruttuosa oste contro Lanciano e i 
paesi contermini, oste di cui B.dice poco 
appresso. B. naturalmente merita qui 
maggior fede. « Il re » , scrive il Vil- 
lani, « con la sua gente, invilito e quasi 
« disperato, havcndo in animo di volere 
«entrare nell'Aquila, gli fu detto che 
<f non se ne mettesse a pruova, però 
« che non vi sarebbe lasciato entrare, 
«e scoprirebbe nimico ser Lallo, cìie 
• «gli si mostrava fedele». 



DCCCLXXXvm-'xc] CRONACA AQUILANA 



203 



8 



12 



Ca dubitavamo non facesse novetate. 
Annòsene verso Chiete con le genti adunate. 

Fovi misser Galiotto, eh' era gran caporale, 
Con più de mille barbute de gente naturale; 
Tremilia barbute abe lo signore r^ale; 
Anno verso Lanciano, poco li fece male. 

Non abe bon consillio, ad dire la veritate, 
De gire in quillo tempo; 
Questo fo de novembero 
Non duravano in campo, 

Gero ad Monte de Risei 
Annaro poi allo Guasto, ma dentro non intraro, 
Ca stava ben fornito; la battallia aspettaro. 
Misser Galiotto et li soy in la Marca tomaro. 



debe' gire la state; 
et d'octobro, sacciate; 
per la granne tempestate, 
et là se pusaro; 



Luigi va a Chiett. 



C. 56 A 



Assedia infirut- 
tuosamente Lati» 
ciano con Galeotto 
Malatesta. 



Va a Monte O- 
dorisio e a Vasto. 



I. MNR che non A ce facetie veute 2. le] A multe 4. A Che - et 

con g. ^. N R Tole al 8. MSR andar- bebé de andar 11. MNR Andare 
M Monte Serìgi NR Ì/L Terìgi i}. MNR doraro 14. A retomaro 



3. misser Galiotio] Galeotto Mala- 
testa. V. di lui LiTTA, Fam. celebri, 
Supplem. Ili, tavv. iv e ix (M al a te- 
st a diRimini, Linea de' Signori 
di Rimini, Fano, Cesena e Fos- 
sombrone). 

4. « mosse [Nicola Acciaioli, passato 
« nelle Marche"] messer Galeotto da Ri- 
« mino a venire al servigio del re con 
«r.ccc. cavalieri, e messer Ridolfo da 
« Camerino con .e, a tutte loro spese, 
V e '\ grande siniscalco, messer Niccola 
«Acciaioli di Firenze, ne condusse e 
« menò .ecce a soldo del re, e con tutta 
«questa cavallerìa entrò in Abruzzi»; 
M. Villani, II, xxxvm. «s'accozzò 
« in Abruzzi [il re Luigi] con la ca- 
« valleria accolta per lo gran siniscalco 
• e, fatta fare la mostra, si trovò con 
« .IL mila cavalieri e con grande pò- 
«polo»; ibid. XXXIX. 

14. M Messer Currado Lupo, ha- 
« vendo sentito V oste che gli veniva 
« addosso, e non havendo gente da 
« poter uscire a campo, mise guardia 



«nelle terre che teneva in Abruzzi 
«e ordinolle alla difesa, e con cin- 
« quecento cavalieri tedeschi bene mon- 
«tati e buoni nell'armi, si mise in 
«Lanciano. Il re, poco proveduto di 
«quello che a mantenere oste biso- 
«gnava e povero di moneta, volendo 
ausare d'aiuto degli amici che quivi 
« havea, si mise a oste a Lanciano ; e, 
«dopo molti di, cavalcando messer 
«Galeotto co* suoi cavalieri intorno 
« alla terra, messer Currado Lupo uscì 
«fuori con parte de' suoi cavalieri, e 
« percosse i nemici e danneggiò molto 
«le masnade di messer Galeotto; e, 
« innanzi che dell'altra oste fosse soc- 
«corso, si ritrasse in Lanciano a sal- 
«vamento. Per questa cagione, spa- 
« ventata l'oste, considerando Tardi- 
« mento preso per li cavalieri di messer 
«Corrado, e che la terra di Lanciano 
«era forte e ben guemita, e il verno 
« veniva loro addosso, per lo migliore 
«presono consiglio et levaronsi dallo 
«assedio»; M. Villani, U, xxxix. 



204 



BUCCIO DI RANALLO [dcccxci-'xcvi 



Novembre. 

Poi a GtaardU* 
grde. 

Chiede bdettricrì 
ad A<|uila« 



La spedizione ar- 
riva tro|>po tardi. 



Aquila si acusa 
col re e gli fi> doni. 



Il conte Lalle 
vorrebbe recarti dal 
re, 



ma ne è dissuaso. 



Po anno alla Guardia, ch'era de Napolione. 
Missere Lucchino in Aquila per valestreri mandone; 
Quatrocento peduni l'Aquila li mandone; 
Foro tornati ad cento, ma Aquila pur pagone. 4 

Et anchi quilli cento lo re non vedero, 
Cha de qua alla Guardia tanto adascio gero, 
Quatro jomi vi misero; or ecco vitupero! 
Lo re era partuto, illi tomaro, de vero. 8 

Quando foro tornati, foro male recolti; 
Li denari che abero, tucti foro retolti; 
Ponamo che se scusassero, loro erano sciolti; 
Sopra loro conestavele lo gettavano molti. 12 

Nui, per recoprire lo nostro Édlemento, 
Mandamovi sollati, oro et arigento 
Con dui amasciaduri de bono parlamento; 
Lo re lo dono prese, mostrando bon talento. 16 

Lo conte monstre voglia de gire a Uui, sacciate ; 
Fónne facto Consillio, a dire la veritate; 
Alcuni cosellieri dixero: «Che annate», 
Et alcuni altri dixero: «Se gìate, non retornate! » 20 

Pólli messa per alcuni una granne gelosia, 
Che, se Ilo conte annava, may non re venia; 
Mandòseli scusanno che gire non potìa, 
Per li inimicy intomo che ad Aquila stagia. 24 



I. MSR Pusese nella - che è N Capolione R Ctpo Lione ^.MNR A. 
deliberone 4. A ma par A. 6. MWR t. plano y, vi] M N R et 9. il retornati 
zo. A tacti li li. MS R se che te- rerolti la. MN R conestaToli 14, M N R 
Mandadono li - ad oro 16. MN R prete la dona A mostrò con non b. 17. A vo* 
lere gire MNR andar 18. A Fo 19. MNR d. conte andate ao. Et tnanea 
in A MNR se andate male andate 21. A misso-a. homini 22. MNR anda- 
^anci 25. MNR andare 24. A che intomo ad 



I. Napolione] Orsini. V. Letta, 
Farti, re/. Orsini, tav. vi, e cf. il co- 
mento a p. 169. L'Antinori, Mem, 
II, 251, cita un diploma del re datato 
da Guardiagrele il 4 novembre. 

17. Giustamente TAntinori, Ann, 
p. 283, opina che Lalle abbia stimato 



fosse omai tempo di recarsi dal re, da 
che costui soggiornava proprio nelle 
terre delle quali egli era feudatario. Cf. 
il comento a p. 177. 

24. M. Villani, II, xl, pone que- 
sto secondo rifiuto di Lalle di recarsi 
alla presenza del re, avanti il ritorno 



Dcccxcvii-ciii] CRONACA AQUILANA 



205 



8 



12 



16 



Poy se partì lo re, che era ad Monte d' Orisci, 
Et revenne ad Selmona, appresso ad quisti pagisci; 
Questo fo de decembero, de quilli fridi misci; 
Dubitavamo nui Aquilani, che avevamo offisi. 

Appresso de Natale, ce venne in tentatone 
De gire ad fere la festa collo re ad Selmone. 
Annòvi gran brigata, lo fioro de Aquila fone. 
Et portaro uno presente; sexanta once custone. 

La gente che vi gio, chi vole sapere quanta. 
Senza li fenti ad pedi, foro più de sexanta. 
Ad tromme et ad cornamuse, comò la storia canta; 
Lo camborlingo pagava la spesa tuctaquanta. 

Ad fare la reverentia denanti allo re gero; 
Lo re li receplo con bello biso alegro; 
La sera commitaoli de jocare ad tabulerò; 
Poy che abero magnato, lo presente li dero. 

La domane che venne, invitòli ad magnare; 
De grado in grado feceli ad tabola adsettare; 



Dicembre. 
U re tonu e Sul- 

OaOBA* 



C. 56 B 

Dicembre, 24. 

I maggiorenti A- 

S[uileni Tanno • Cu- 
e festa dd Natale 
dal re a Sulmona. 



Ricevuti e con< 
viuti dal re. 



Dicembre, s$. 



2. A venne ad quitti] MNR tlli 5. de q.] A uà <{, 4,MSR Pemando- 



eravamo NR ascisi 5. A ad N. - ▼. ana 
ad fjir festa j. MNR Andò ana g. 

MSR davanti 74. M et tiegro Nalìero 
matina - conyitóli 1B.MSR li fece 



In MSR manca ce 6. MNR andar 

g, MN R andò i). la manca in A 

15. MNR convitòli 17. MNR U 



di questo a Sulmona. Egli scrive : 
«Vedendosi il re Luigi rotto da' suoi 
« intendimenti e abbandonato dal ser- 
«vigio degli amici, trovandosi a Ser- 
« mona povero, si ristrìnse nell'animo, 
« e diede opera volere fare in Sermona 
«grande festa per lo Natale; e fece a 
« quella invitare que' gentilhuomini e 
« baroni circostanti che potè bavere. I 
a Sermontini il providono di moneta e 
« d'altrì doni per aiuto alla festa. Cia- 
« scuno si sforzò di comparire bene a 
«quella festa, e infra gli altrì prìnci- 
« pali fu invitato messer Lallo, il quale 
« governava il reggimento dell'Aquila ; 
« e, conoscendo la sua coperta tiran- 
« nia^ si dubitò d'andare dal re e in- 



a fìnsesi d'essere malato, e sotto questa 
« scusa ricusò l'andare alla festa » . 

3. Più preciso 'è M. Villani, II, 
XXXIX, che scrive: « il re, pieno di sdc- 
«gno e voto di forza e d' bavere, si 
« tornò a Sermona a mezzo il mese di 
« dicembre del detto anno, e ivi s'ar- 
« restò per trarre da' paesani alcuno 
« sussidio e per fare in quella terra la 
«festa del Natale». 

5. Appresso de Natale] Non l'in- 
domani, ma la vigilia, una volta che 
Luigi, come risulta dal passo di M. Vil- 
lani testé riferito e come conferma la 
successiva narrazione di B., aveva con- 
vitato i signori de' dintorni appunto 
per il giorno di Natale. 



206 



BUCCIO DI RANALLO 



[CMH-CMVI 



Dkenlire, »6, 

SoB fiicniiti pf o> 
ditoriaiBcate pri- 
gioni. 



Po che abero magnato, feceli calvacare 
Co elio per Selmona, et bella festa fare. 

La sera che venney fecero un gran convito 
Li nostri citadini, multo bello et fornito, 4 

De multa bona gente, corno io agio odito; 
Et poy annaro ad corte, depoi che fo fornito. 

L'altra demane che venne, annaro per lo conviato ; 
Voleano retomare, ma no Ili fo donato; 8 

Allora misere Roberto li abe favellato : 

lo re à commandato, 
ca vole fare la pace 
così allo re place; 12 

ecco venire la fece. 
Che sse faccia nauti a Uui, che non venga ad fallace ». 

Respusero li nostri: « Nui la pace volemo, 
Ma devete sapire che ferela non potemo, 16 

Cba sta al conte et V altri che là lassati avemo ; 
Più tosto, se tomamo, in ordine la mettemo». 

Non valse lo contennere che non foxero prisi 
Et tolti li cavalli con tucti loro arniscy; 20 

Da cunti et da baruni ja non foro defìsi. 
Alcuni se appomisero, non tornaro paliscy. 



« Che vui no vi partate 
Vole che ecco stete, 
D'Aquila in generale; 
Manna per l'altra parte. 



2, MNR ipso -con b. ). A/ATi? La seqaente i. f. 4. MNR compiilo 

5. MSR molu bella 6. MSR tornaro A poi ed ba scurito; sì il banchetto era 
incominciato di sera, era inutile dire che i commensali si recarono a corte dopo V im» 
brunire, j. M N R nutina In N manca che venne 8. Ili fo] MNR hebeli 

IO. MNR non dobiate partire 11. ecco] MNR qua 14. MNR Avante a lui 

▼ole che se faccia che 15. nui la] A nulla 16. A nui non 17. MNR omet- 
tono Cha e V NR omettono là 18. MNR presto A set nui 19. MNR volse 
e. N R con intennere 20. Et manca in A 21. et] ^ né In MNR manca }a 
22. A che se M adpromisero 



9. misere Roberto] « Era forse o Ro- 
« berlo Sanseverino, o Roberto Cabano 
«gran siniscalco»; Antinori, Ann, 
p. 284, e cf. Mem. II, 254. 

22. Ecco il racconto che di questi 
avvenimenti fa M. Villani, II, xl, rac- 
conto che poco, in sostanza, differisce 
da quello di B. e dà qualche particolare 



nuovo: « Per fare più accetta la scusa al 
« re [Lalìe, che non si era voluto ruare da 
« lui; V, il contento a pp, 202-4] elesse 
« .XV. di maggiori cittadini d'Aquila col 
« suo fratello carnale; i quali portarono 
« al re per dono, da parte del comune 
« dell'Aquila, fiorini .iv. mila d'oro ; e 
« costoro mandò a festeggiare col re ; e, 



CMVII-CMXl] 



CRONACA AQUILANA 



207 



La sera ad tucta nocte, da poi che fo sentuto, 
Per alcuni che revennero a sperone battuto, 
De quella granne dollia omne homo era storduto, 
4 De quisto brutto caso che li era intervenuto. 
Subitamente odivi la campana sonare; 
Sonavano ad martello, odi remore levare; 
Gridavano : « All' arme ! all' arme, chi arme pò portare ! » 
8 Ad casa dello conte vidi la gente annare. 

Poi cursero la terra gridando: «Viva lo conte, 
Lo nobile signore che porta Tarme admonte! 
Ad Selmona! ad Selmona! ponamo Toste in fronte!» 
12 Allo re ody dicere gran vituperii et onte. 

La domane per tempo fo facto parlamento ; 
Una gran gente vidi ad quello adunamento; 
Fo dicto et adringato lo granne fallemento 
lé Che aveva facto lo re, per granne tradimento. 

Fo dicto et affermato : « Giamo per li presciuni, 
Che lo re non avesse de Aquila le soe intentiuni! 



L« notizU vola 
in Aquila. 



C. S7A 

Aquila si solleva 
contro il re. 



Dicembre, l^. 

È pubblicato In 

Sirlamento il tra- 
mento del re. 



I. A tocto MSK otcuruto i. MSR qaesu gran -ognuno fo 4. brutto] 
A si facto $. MSR odetti 6. M N R odetti 7. MNR Gridando A chi li 
pò pilliare B, MS R adunare 9. gridando manca in A ehi ba viva yìwh 11. MN R 
panameli - ad 12. A Allora -granne vituperio et onta MS Rodivi dire 1^, MSR 
matina 15. i< d. nella ringherà Net recordato lé.MSRgnn ty, MSR rt' 
fermato (S dechiarato^ che gea per li iS. In MSR manca le 



« giunti a Sermona, furono ricevuti dal 
are graziosamente, non ostante che 
« si turbasse, perche messer Lollo non 
V V* era venuto. K fatto il corredo 
a reale con piena festa, i cittadini del- 
« TAquila, volendo prendere licenza 
« dal re per tornare a casa, furono ri- 
« tenuti prigioni ; della qual cosa il re 
«fu forte biasimato di mal consiglio, 
« parendo a tutti più opera tirannesca 
a che reale » . 

16. Dalla ringhiera avrebbe parlato, 
secondo M. Villani, loc. ora cit., lo 
stesso Lalle Camponeschi. Conviene 
osservare però, che, se cosi, B. difficil- 



mente avrebbe trascurato di registrare 
una circostanza tanto importante, e in 
una descrizione cosi particolareggiata 
del tumulto aquilano come è la pre- 
sente. « La novella », continua il Vil- 
lani, «corse in Aquila. Il tiranno, 
«molto savio e buon parlatore, rac- 
« colse il popolo, e con argomenti di 
« sua savia dicerìa, infiammò il popolo 
« e mosselo all'arme, corse la terra e 
« ordinò la guardia, come se il re con 
«Toste vi dovesse venire. Ma il re 
« non era atto a poterlo fare e però si 
« rimase. E messer Lalle più s'afforzò 
« nella signoria » . 



208 



BUCCIO DI RANALLO 



[CMXIl-CMXV 



Il re manda a 
sctttarsì con gli 



Aquilani. 



1352. 
Gennaio. 

Trattasi un com* 
ponimento. 



Anco facciamo tanti cavalieri et peduni 

Che ponsamo resistere ad re et ad soy banini ! » 

Fo questo deliberato: mandare per li soldati. 
Subito foro recolti con denari prestati; 4 

Mille once de denari però foro gettati, 
In pochi jorny vidi che foro ben contaty. 

Ad dire la veritate, io re ce mannone 
Più volte l'amasciata, et de ciò se scusone: 8 

Che lui li non teneva per mala intentione, 
Anchi per pace de Aquila, se essa Éare se pone. 

Noi ancora mantamboli più fiate li frati. 
Et collo re retinnero più jorny li tractati; 12 

Non posso recontareli, tanto forono regulati; 
Alla fine oderete comò fonno passati. 

Ottocento once de oro pagambo ad mano ad mano; 
Li presciuni foro dati al conte de Celano, 16 



2. MSR possano (N potstmo^ restare ad re et sui ). A mandaro 5. il pa- 
gati 6. Af NI? forno estrapagati 7. lo re] 3/ Ni? a dire 8. Jlf aVì? l'imbudate 
^. MSR non li - per nnlla rea io. MSR Ansi M se Cristo far la vone NRte 
esso far la pone 11. MNR Et noi anco mandamoli A Poi - vi mantambo - volte 
12. /I tennero ij. M recontare N R recitare MSR qaanto forno reccoltati 
14. MNR fommo 15. MSR once p. de 



14. Queste trattative devono essere 
state condotte a termine ne' primissimi 
giorni di gennaio. Fra* patti conve- 
nuti col re e' era infatti quello al quale 
B. accenna nella st. sg., che il conte 
di Celano dovesse ritenere presso di 
sé i prigionieri per un mese, e che, se 
al tennine di questo non era venuta 
la corona al re, il conte potesse la- 
sciarli liberi; come di fatti avvenne. 
Ora la bolla di Clemente VI fu data 
da Avignone il i® di febbraio (v. il 
testo in Rinaldi, op. cit, XXV, 554) e 
l'annuncio della decisione papale non 
può essere pervenuto a Luigi che al- 
meno cinque o sei giorni dopo, quando 
cioè era già trascorso il mese conve- 
nuto. 



1^. ad mano ad mano] Due rate della 
somma convenuta furono pagate, V una 
neir ottobre e V altra nel novembre 
successivi. Da un diploma del 1 5 ot- 
tobre risulta che il comune aveva man- 
dato a Napoli quale ambasciatore il 
frate Giovanni, priore de' Celestini, fa- 
miliare e cappellano del re e della re- 
gina. Egli sborsò loro quattromila 
fiorini d'oro, mentre altri mille veni- 
vano sborsati da Zardullo di Atrani, 
mercante in Scalisia. Il saldo della 
somma, in cinquemila fiorini, fii pa- 
gato nel novembre, anche per mezzo 
del priore de' Celestini. Il diploma re- 
lativo a questo secondo pagamento è 
del 23 novembre. V. Antinori, Ann, 
p. 288. 



2IO 



BUCCIO DI RASALLO 



[ 



t'utmitrìmtt 
Ltkifì » re 






Um^ 



Et omnc di lamavase, et fo tioto largata, 

Kami non oscìo Io mese, che fo una bella strata. 

L^ahro mese fo abrìle et venne b corona; 
Per tucto lo regame ad granne noveUa sona, 
Fónne grande akgrecza per la novdb bona 
Che se credea essere renata omne persona. 

In Pasqua de resurrectione non se Da fece dare, 
Anchi Pasqua rosata Dio volse allettare; 
Li conti et li baruni a fece commandare 
Et tucte le citadi che gesserò ad furare. 

Li cunti et lì baruni tucd gero ad jurare. 
Le terre et li communi mandaro sensa tardare. 
Et portaro denari, ciascuno comò li pare. 
Que fecemmo nui de Aquila no vi so recontare. 

Fece invitare lo re Toschani et Marcbesciani, 
Et lo communo de Roma et principi romani. 
De Marcha Trìvisciana et anche Vennedani, 
Et de Lomardi forovi et anco CecelianL 



8 



12 



i6 



X, MS R Urgavafe A taatt legpau In MSR fUésU v. t il pr eet i a ti * s^uc m* 
vtrUti, 2. MSR Prima - paatò un m. - n. balettrau i^ fecnae un laco 4. ad «msm 
m MSR 6. MSR Et crcdeaae - rcaorta 7. M Pasque S. MSRÌm SRUr. 
9* ti] MSR lai IO. MSR aadaatero xi. MSR andaro i). A ceschasiino 
MSR daacana - le 14, SR redure 17. ^ Et la - et lo commano de MSR 
M. Trivisctani 1%, M R et anco de Venetiaiii S L anco in li commiuti 



3. Come però si è veduto alla p. 208, 
la bolla pontifìcia fu data, non nel- 
l' aprile, ma il i" di febbraio. Luigi 
trovavasi ancora in Sulmona quando 
gli pervenne 1* annuncio della delibera- 
zione di Clemente VI. «La novella 
it venne improvviso al re Luigi in Ser- 
umona, della qual cosa fu molto al- 
« legro e confortato nel fondo della sua 
«fortuna da quella prosperità; di pre- 
u sente conobbe il suo esaltamento per 
«opera de i baroni e i comuni il co- 
« minciarono a honorare e a vicitare 
«con doni e grandi profferte come 
«loro signore»; M. Villani, II, xll 
« Hodem anno, existente predicto do- 



« mino rege in civitate Sulmone, rediit 
«dominus Raymundus de Bautio de 
«curia Romana, et cum eo archiepi- 
«scopus Bracalensis, missus per do- 
« minum papam ad coronandum do- 
« minos regem et regìnam »; Chronicon 
Siculum, p. 17. 

7. La Pasqua cadde V 8 di aprile ; 
Mas-Latrie, Tré$. p. 139. 

18. « Ha vendo papa Clemente Sesto 
«e* suoi cardinali mandati legati nel 
«regno, adi .xxvn. di maggio del 
«detto anno, il dì della santa Pente- 
« coste, nella città di Napoli, celebrata 
« la solenne messa con la consueta so- 
« lennità, consecrarono e coronarono, 



CMXXiii-CMXXiv] CRONACA AQUILANA 



211 



8 



Tucte le terre fecerono multe granni amasciate, 
Mandarole allo re, gero multe honorate, 
Et tucte presentarono denari in quantitate; 
Et cavalero fecese chi n'abe voluntate. 

La gente che nei anno non se porrìa contare; 
Set non ad spalle strette non se potea annare; 
Uno mese non se attese altro che ad festa fare, 
Quando de fare giustra et quando de danzare. 



Le feste in N«- 
polù 



X. MNR molti grandi 2. A Mandate ^, MSR che adanacise &, MNR 
spalla ttretu homo non possea j. MNR mese se^se non ad A fintare 8. In A 



« in nome di S. Chiesa, in prima il re 
« Luigi e apprèsso la reina Giovanna, 
«del reame di Gierusalem e di Ci- 
«cilia. E questo fii fatto con molta 
« festa de' baroni e de' cavalieri del re- 
te gno e de' Napolitani e de* forestieri, 
« i quali tutti si sforzarono d' honorare 
« il re e la reina in quella festa » ; M. 
Villani, III, viii. « per hunc modum 
« statu regni maxima parte composito, 
«Ludovicus Tarentinus summa suo- 
«rum gratulatione, solemni celebrata 
V pompa, per legatos Qementis ponti- 
« (ìcis, regiam potestatem indutus, Nea- 
« poli coronam et regis titulos accepit, 
«anno salutis .mccclii. quinto calen- 
«das iunias, quo die Pentecostes Do- 
« mini celebrabatur » ; M. Palmerio, 
col. 121 5. «In die Pentecostes eius- 
« dem anni in civitatc Neapolis, in loco 
« Corrigiarum, predictus archiepiscopus 
«Bracalensis coronavit predictos do- 
« minos regcm et reginam »; Chronicon 
Sictdumy p. 17. 

4. L'Antinori (nota 171) e Meni. 
p. 256, ha giustamente scorta qui un'al- 
lusione all' istituzione dell'ordine de' ca- 
valieri del Nodo o dello Spirito Santo. 
Essa però non fu fatta da Luigi in 
questi giorni, ma più tardi. « quo die 
« [dell* incoronazione] predictus dominus 
« rex decoravit cingulo milicie comi- 
« tem Belcastri, comitem Altimontis et 
«plures alios comitcs et barones et 



« alios nobiles. codem anno predictus 
« dominus rex ordinavit societatem Spi- 
«ritus Sancti et portabant in signum 
« societatis nodum » ; Chronicon Sicu- 
lum, p. 17; e V. ancora Diurnali detti 
del duca di Monteìeone, p. 6. M. Vil- 
lani, III, Lxxxiu, la riferisce addirit- 
tura alla Pentecoste dell'anno seguente: 
«Il re Luigi... in questo anno, il di 
« della Pentecoste, havea fatta solenne 
« festa co' suoi baroni, per lo annuale 
« rinovellamento di sua coronazione. 
« E in quella festa ordinò cosa nuova 
« e disusata alla corona. Ch'egli elesse 
«da sessanta tra baroni e cavalieri, i 
« quali giurarono fede e compagnia in- 
« sieme col detto re, sotto certo ordine 
« di loro vita e di loro usaggi e vesti- 
« menti. E fatto il giuramento si ve- 
« stirono di una cottardita e d' una 
« assisa e d'uno colore tucti quanti por- 
« tando nel petto un nodo di Salomone 
«e chi più hebbe l'animo vano più 
« magnificò la cottardita e il nodo d'oro 
« e d'argento e di pietre preziose di 
«grande costo e di grande apparen- 
« tia ». V. ancora C. d' Engenio, Mi- 
poli sacra, Napoli, mdcxxiv, p. 670. 
Intorno agli statuti dell' ordine, con- 
servati in un codice della biblioteca Na- 
zionale di Parigi, e alle miniature che 
l'adornano, v. ora E. von FOrstenau 
in Arte di A. Venturi, 1905, fase. i". 
8. « In die Pentecostes predictus 



212 



BUCCIO DI RANALLO [cMxxv^Mxxvm 



e (Sa 



4d 

io. 



cLm- 
Bdlc 

IcgMO 



Ottobre* 

I comi e i ba- 
rooi 4d regno fiut- 
ilo etto di obe- 
dicma fl] re. 



Or vollio recontare che fece lo legato. 
Nanti che lo re avesse coronato. 
Da parte dello papa lì abe commandato 
Che lui perdonasse ad qualunca era incolpato. 

Et, sopra tucto, ad questo fecelo jurare, 
A llui e alla regina, che degnano perdonare. 
Et nullo male merito non d^iano redare; 
Délli multi capitoli che d^ano observare. 

Quando allo re Aluisce la corona fo data. 
Et la foxa de Vangno quando se fo sfondata. 



Correa cinquanta dui, 
La settima indictione 
Li cunti et li baruni 



cosi è r^istrata; 

correa in questa contrata. 
dallo primo non gero; 
Cescasuno dicea: « Non serralo io primero! » 
Cha avevano multo offiso, non gevano volentero; 
Ma infine tuctiquanti allo re obedero. 



8 



12 



i6 



manta de Af jostre il joftrane R jottrare Postilla marginale di A: et oh in 
Napoli corno dice la cronica, i. MSR reciure 2. MNR Prima che 

bareMe In re y MNR hebeli 5. In MNR manca ad 7. noa manca inM NR 
B. MNR Detteli aaaai io. quando se manca in A MNR lanuta ir. / mss, 

mille trecento cinquanta dui ; ma le duo prime cifre sono una glossa; cf. il eoménto a 
p, SS' ^'^^ ^1 ^ come 12, A Ex W tj^ MN R Ciascuno fra sé peniava non 

esaer lo A primo 15. MNR havenno lo re offeso non andavano In A sopra ave- 
rano è scritto erano 



«dominus rex fecit magnum convì- 
a vium et maxima astiludia in campo 
a Corrigiarum » ; Cìyronicon Siculuìtty 
ap. 17. 

I. lo legato] Cf. il cemento a p. 211. 

8. Allude probabilmente B. agli ob- 
blighi relativi alla successione nel re- 
gno e alla delimitazione de' confini del 
territorio beneventano, che il papa im- 
pose a Luigi e a Giovanna, e che fu- 
rono accettati da costoro, prima di es- 
sere incoronati. Cf. Rinaldi, op. cit. 

XXV, $54-5- 

12. La settima] Non la settima, ma 
la quinta. L' errore fìi già rilevato 
dairANTiNORi (nota 172). V. Mas- 
Latrie, Trés, p. 1 39. La settima in- 



dizione cadde nel 1354, come dal me- 
desimo B., poco appresso, p. 215, v. 8. 

13. daJb primo non gero] Difatti in 
data del 20 settembre Giovanna e Luigi 
pubblicarono Teditto di indulto gene- 
rale per coloro che avevano preso parte 
alle sollevazioni avvenute in favore del 
re d'Ungheria, a condizione che i col- 
pevoli si presentassero entro un mese 
dalla promulgazione dell'editto stesso. 
Cf. Antinori, Ann. p. 287, e Mem, 
II, 257. 

16. «E da assai di quelli [baroni] 
«che havieno tenuto contra a lui per 
«lo re d'Ungheria [ricevè V omaggio]; 
« a' quali tutti perdonò, dimostrando 
« loro buono animo e buono volere. E 



214 



BUCCIO DI RANALLO [cmxxxi-cmxxxiv 



Il re Io conduce 
a sedare una briga 
in Gaeta. 



Gennaio. 

Toma ed è fe- 
steggiato in Aqui- 
la. 



c. $8b 

Maggio. 

I principi an- 
gioini, prigionieri 
m Un^ena, tor- 
nano in Italia. 



Era loco la bria; lo re calvacò in fretta, 
Et gio con multa gente, co lo conte ad Gajetta; 
Fece la inquisitione, et poy fece vennetta; 
Poy fece quella pace, ponamo che foxe asperetta. 4 

Lo re tornò in Napoli; lo conte abe chiamato. 
Che lui tome in Aquila, certe multo honorato; 
Uscìli la gente innanti come re foxe stato, 
Gridando: «Viva lo conte! Dio li dia grande stato!» 8 

Omne campana sonò insemora la sera; 
Ad cavallio et ad pedi jocambo ad gran lumera, 
Tucti con grande troccie, ad gran turba plenera; 
Più che cento once credo che valesse la cera. 12 

Questo fo de jennaro; lo magio pò che venne, 
Lo prencepe et li frati de Ongarla revenne, 
Et giosenne da Roma et de qua non venne; 
Non agio misso ad libro per che cosa adivenne. • 16 



I. MSR Perché ce era la a. MNR Anno - et con 5. AEìf, 4. MNR 
Et fece - benché fusse if la p. $. MNR tt retornò 6, MN R certo 8. A Dio 
lo faccia exaitato; dopo Dio si scorge una parola cancellata, della quale ben si legge il 
principio li; donde si vede che la legione che il copista aveva soft* occhio era quella che 
torna in MNR g. MN R campana de Aquila - insieme io. A Da callio et da - 
con II. ad] Af aVì? et ripiena i}, N R QjULuno fo 1$, M N R Andoutnt de 
qua] N d' èccou 16. MNR Non ve In A manca per 



4. tt Essendo questo anno generale 
a carestia in Italia, il minuto popolo di 
«Gajeta, havendo invidia abbuoni e 
« ricchi cittadini mercatanti di quella 
« città, del mese di dicembre del detto 
« anno, si mossono a furore, e pre- 
«sono Tarme, e furiosi corsono per 
« la terra, a intenzione d' uccidere 
«quanti trovare potessono de* loro 
« maggiori. E in quello empito ucci- 
<c sono dodici de' migliori che trova- 
« rono , senza alcuna misericordia, 
« grandi e honesti e buoni mercatanti ; 
«gli altri si fuggirono e rinchiusono 
fin luoghi ove il furore del popolo 
« non si potè stendere. Il re Luigi, 
« havendo intesa questa iniquità, vi ca- 
« valcò in persona, con gente d* arme. 



«per fame giustizia. E giunto in 
«Gajeta, (tct inquisizione di questo 
« fatto ; la cosa fu scusata per la furia 
« d'alquanti. E furonne presi e giusti- 
« ziati de' meno possenti ; degli altri si 
«fece composizione di moneta, e chi 
«fu morto s'hebbe il danno. E la 
«corte perverti, et racquieta la cosa, 
«il re gli ordinò e poi si ritornò a 
« Napoli » ; M. Villani, IU, lih. 

14. Lo prencepe et li frati] Cf. p. 175, 
vv. 1-2 e il comento relativo. « Eodem 
«anno rex Ungarie liberavit de car- 
« cere dominos imperatorem Constan- 
« tinopolitanum, dominum Lodoycum 
« de Duratio, dominum Philippum de 
«Tarento et dominum Robertum de 
«Duratio; quibus redeuntìbus Neapo- 



2l6 



BUCCIO DI RANALLO [cifXXXTiu-ciou.n 



AquiU ne 
k venute e ti •»* 
wÈSttchm »SU di' 



Filippo ai Ta* 
rsflCo, vtmrto « 
Sulmona, 



ii«por,e le «Ulne 
afte frontiere. 



1 ìlUUftu 



Peduni quatromilìa, gente de male ad£ire; 
Dìcev2se che voleano in quisto Ttgoo intrare. 

Fónne messa pagura, ad dire la ventate; 
Facemmone Gm^io più vdte et più fiate; 4 

Pensammo alzare le mura et avere gente soliate. 
Et le robe da fore mettere na citate. 

Et stanno in quisto penzo et in questa afflictì(Hie, 
Missere Phelippo de Taranto venne allora ad Selmone; 8 
Li cunti et li haruni d'Abruczo commandone, 
Et la semana santa, credendome, questo fone. 

Fece dui caporali sopra tucta la gente. 
Ad fare lo reparo multo vigorosamente; 12 

Nelle parti de Abruczo, allo più adjacente. 
Foro poste le frontere per loro immantenente. 

Uno delli caporali fo lo conte de Celano, 
Lo conte nostro de Aquila fo l'altro capetano; 16 

Et co lloro chiamaro lo conte de Ariano; 
Lo conte nostro anno ad Monte Salbano. 

Poi li Malatestini stavano in quisto affando. 
Che vi erano durati dece misci de l'anno, 20 



X. N de molto A £ire 2, A che neUo regno renU per 4. MSR la C. 
più et più; ef. però la stessa espressione alla st. MIV, 5. MS R Penxaimo alsare] 
A ad fire 6. A omette Et ed ha remeuere dentro MS R la roba io. MSR 
Nella - credo che Qutsii due versi sono invertiti in MSR ij. M R tntu l'altra 

15. MNR In nelle - nello 14. A alla frontera loro] .V Io 15. MNR capi fo il 

16. yl Et lo M II xy. MSR Et loro chiamaronci il • de Arigniano 18. MSR 
andotene - Silvano A mote 79. MSR omettono Poi ed hanno stando A Mala- 
teita 20. A de dece m. Ta. 



6. Il timore degli Aquilani era forse 
giustificato dal fatto cui accenna M. Vil- 
lani, III, ex : « E mandarono [i cone- 
<( stabili della compagnia] ambasciadorì 
(/nel regno, ed hcbbono promissione 
« dal re Luigi di quaranta mila fiorini 
« d*oro ; i quali non mandò loro ; di 
« che cari glie le feciono poi costare». 

8. Missere Phelippo de Taranto] Il 
fratello del re. V. intomo a lui il 
comcnto alle pp. 174-$ e 114-5. 



20. dece misci de Vanno] Poiché questo 
accadde prima del giugno, cosi co* dieci 
mesi si toma indietro alPagosto del 1 3 5 3. 
Con B. va d'accordo la Cronica di Bo- 
logna, col. 431, la quale pone per l'ap- 
punto nell'agosto l'entrata della com- 
pagnia nelle terre di messer Malatesta : 
« Frate Moriale tedesco, capitano di una 
«grande compagnia di genti d'arme, 
« del mese d'agosto e tolse loro tutte 
«le castella del contado di Fermo... 



CMXLm-CMXLiv] CRONACA AQUILANA 



217 



8 



Pensare con loro venire trattando 
De dareli denari, se illi se nne vando. 

Comensaro Io tractato, et tanto se tractone 
Con frate Moriale, fi che complito fone; 
Missere SatuUio Imbriaco loro vi mandone 
Che recò la moneta et loro la donone. 

Poy che foro pagati, verso Peroscia gero; 
Et danno abe Peroscia, et alcuna casa arderò; 
Finché se non accordare, may se non partero; 
Et poi se recattaro, che li fo più vitupero. 



(Unno moneta a 6rà 
Moriale. 

c. S9A 



Agosto, la, 

GMtui pasM a 
Perugia. 



X. A Pensanno Dopo era scritto venire^ ma fu cancellato, I mss, con lo re; 
a giustificazione dell' emendamento stanno i riscontri istituiti nel eomento, 2, MN R Et 
d. - se loro 4. frate Moriile] A nostro male; ma v, il eoménto, complito] 

MWR fatto 5. Satullio Imbriaco] A santo; dopo fu lasciato uno spazio in bianco, 
S Sttaglio I mss, lo re come al v. i. MSR ci 6, MNR portò - che la re ne 
pagone A et poy la 7. MNR ne gero 8. MNR che - cosa 9. MNR non 
se A concordaro MNR ma poi se nne io. Et manca in A MNR dipoi 

se accordaro 



« Poscia esso fra Moriale andò con la 
a sua compagnia nel contado di Fano 
« de' Malatesti e fece loro grandissima 
«guerra e tolse il castello della Per- 
«gola del contado di Fano». Però 
V. più addietro, a p. 215. Più esatta- 
mente la Cronaca del Gra:^ianif pp. 1 70- 
171: «Alla fine ditto meser Malatesta 
« pagò sessantacinque milia fiorini, et 
(c cosi se partirono de la Marca ; che 
« erano state nella Marca più de cin- 
«quc mese». La compagnia infatti 
usci dalla Marca alla fine di maggio, 
e pose campo a Colle Fiorito, in quel 
di Camerino, donde parti alla volta di 
Foligno il 1° giugno; ibid. p. 171. 

2. tf Messer Malatesta, vedendosi 
« abbandonato dair aiuto de' comuni 
« di Toscana e che tempo era che la 
«compagna potea procacciare altrove, 
« trattò con loro, e venne a concordia 
«di dare fiorini quaranta mila d'oro 
«alla compagna, parte in contanti, e 
« degli altri gli sicuro dando per ista- 
« dico il figliuolo ; e si partirono dal 



« suo distretto » ; M. Villani, III, ex. 
«Poi si parti [fra Mortale] per ses- 
« santa mila ducati che gli promise 
« misser Malatesta, nell'agosto che ve- 
« niva. E infìno al detto termine stette 
«misser Malatesta Ungaro per ostag- 
« gio in detta compagnia » ; Cronaca 
Riminese, col. 902. 

IO. Non altrettanto appare da M. Vil- 
lani, IV, XVI, che scrive : « E fra Mo- 
« riale ... se ne andò a Perugia ... e 
« da' Perugini fu ricevuto honorata- 
« mente et fatto cittadino di Perugia » . 
Anche la Cronaca del Graiiani, p. 173, 
che è qui fonte autorevolissima, nota: 
«adì 12 de agosto venne in Peroscia 
«fra Monreale con 300 cavalieri, et 
«molti nostri citadini glie se fecero 
«incontra facendoli scorta, et glie fìi 
« fatto grande onore, et el nostro co- 
« muno de Peroscia lo recewe beoi- 
« gnamentc, et lo fecero venire a man 
« giare con essi, et poi lo apresentaro 
«de cera e confetti in gran quantità 
«e 25 corbe d*orzo». 



Cronaca Aquilana, 



H* 



2l8 BUCCIO DI RANALLO [cmxlt-cml 



De giugno ad nove dì missere Philippe venne. 
Et uno laydo caso in la venuta advenne. 
Che trovò uno homo morto nella strada danne venne ; 
Et fónne assay dolente cbs appena lo sostenne. 4 

Ad dire la veritatc, nui ne vergognone, 
Spetialemente allo conte multo ne li pesone. 
Or venne ad Sancto Dominico et loco se pusone ; 
Li cunti et li baruni d'Abruczo ecco adunone. 8 

Stando alquanti jomi, fece tractare la pace ; 
Lo generale d'Aquila dicea che allo re place; 
Lo popolo menore dicea che li adjace, 
Et alcuni dicevano: «Ad che modo se face?» 12 

In fine fo resposto et dicto: « Ca volerne, 
Ma ad che modo se fa, sapire lo volemo, 
Gì dubitamo delli usciti che avemo ». 
Dice misser Phelippo: «Nui vi assecurareme ». 16 

Or, comò vui sapete, non è si forte cosa 
Come la gelosia, né tanto dubitosa, 
Spetialemente ad volila che dentro sta nascosa. 
Et l'omo che à ofBso, non ne trova mai pesa. 20 

Così fo comenente allo conte et alla parte 
Che ben se non fidavano, ferìano da parte; 



1, Rubrica di A : Como venne missere Filippo in Aquila et accise 
ad tradimento missere Lalle Camponesco et Io capitaoio tornò et 
fecerono li Sessanta otto per regere la citi. Cap.o 54. A lallo La 
correjjone e suggerita dall' accordo di N R con M. Villani; v.il comento a pp, 222^j; 
il lungo di M era prohahilmente un jungo mal letto. Del resto la festa di san Pietro, 
di cui alla st. CMLIII, cade il 29 giugno, e alla st. CMLXI è detto cbt Filippo di- 
spose la partenti il martedì colende di luglio ; v, la nota al v. 2) di p. 220, MN R 
giorni 2. MNR brutto - la via li 3. MNR d'onda A omette venne 4. A 

Fo> appena se 5. nui] Af me .Va noi nei ne 6. li manca in A S, A ecco li 
13. Questo V. occupa in MNR il posto dell' 11, e suona così: Et a chi in on modo et 
ad chi in un altro piace 13. MNR r. dicendo 14, M N R Ma come che se £tce 
A intendemo; prima però il copista aveva scritto volemo e poi lo corresti, Poiehi 
volerne torna in MNR, cosi par chiaro che sia questa la legione originarie. Il c«. 
pista di A é stato indotto ad emendare probabilmente dall' infrequente e non necessario 
ripetersi della stessa parola in rima in due versi consecutivi, 15. MNR Perché 

fN Prechéy nui A che de fore 16. M N R Dicea 19. M Principalmente MNR 
la doglia 20. MNR poi eh* è offiso A non sa dove si 21, N R fo come vedi 
22. MNR uon se - ferevano disparte 



CMLI-CMLV] 



CRONACA AQUILANA 



219 



Lo signore più dicea: «Questo convè de farte; 
Da poy che te assecuro, più duro no mostrarte ». 
Poi che vede lo conte colli soy non potere 
4 Resistere allo signore, monstròli de volere; 
Dixe: «Ad che modo vengo volemolo sapere ». 
Missere Phelippo dixe : « Como è vostro piacere ». 
Per alecuno fo dicto: «Nostro signore verace, 
8 Vengano comò volilo, se volilo nostra pace, 
Armati et dessarmati, meneno chi li piace ; 
Anchi se armati vengono, ad nui manco desplace ». 
Fo gito lo messagio che venissero armati. 
12 In dì de santo Petro quilli foro plecati; 

Nello Campo de Acciano vedemboli assellati; 
Vennero fine ad Pile chi nanti era passati. 
Allora lo conte fece de quello che sole fare: 
16 Mandò per li casali et fé gente adunare; 
La nocte nanti gita tucti li fece armare; 
Quando vennero quilli, fece remore comensare. 
Gridando: « Viva lo conte, et mora li tradeturi! » 
20 Et corsero la terra, pareano fereturi. 

Et multi ce gridavano che foro multo pejuri. 
Sappe reo allo signore et alli altri signuri. 



C$9» 



GiogBO, 99. 

I fuorusciti pres- 
so AquiUu 



Ulle soUera U 
popolo contro di 
essi. 



I. >r Un MS R pur è, fN à, ipur) - convene 3. A issecuiote - no me turte 
^. MNR vide 4. A monttxò 5. MNR corno retornano (S'orno) A volemo 
6. MSR nostro j, MNR alcuni S. MNR vogliono - vogliono 9. A et m. 
IO. MR non ci tpiace ii. MNR Andonci In mitsayo 12. M piccati (7. piecati) 
15. MNR e. jaceano - atsemati ; v. il cemento. 14. MNR Et vinnero • che n. 

erano il per fi 1^, MNR folea 16. A li cavalli -> fé multa g. 19. MNR 
morano 30. MNR che p. draguni 31. ce manca in A MNR gridaro quello 

che fo pe|ore 22. MN R Recrehbe ad ognuno et maxime ad In signore A et anco 



13. Nello Campo de Acciano] L*An- 
TiNORi, Ann. p. 298, scrìve : « si presen- 
« tarono armati ... nel campo di Sassa 
« e di li giunsero fino a Pile ». Il Ci- 
rillo, op. cit. e. 37 B, girando intomo 
alla difficolti^ : « si radunaron nel cam- 
« pò di Pile ». Ho cercato invano nel 
territorio di Sassa e in quello de* paesi 



vicini una località denominata Campo 
di Acciana Si noti che non può trat- 
tarsi che di una località di Amitemo, 
e non già del paese di Acciano che sta 
in Forcone. È probabile che la lezione 
di A sia errau; ma neanche quella di 
MNR sembra corretta, giacché non dà 
un senso ben chiara 



220 



BUCCIO DI RANALLO 



[ClCLVI-CMLXn 



[>opoIo serra 
te della cittì 
la la cain{Hi> 
martello. 



iniscalco, per 
f & tornare 
■o i fuorusci- 



ppo di Ta- 



. Som 



lalla città e 
che i fuor- 
si sono al- 
ati. 



iglio, X. 
ispone a par- 

iglio, 2. 



Corsero per fi alle porte co modo laydo et non bello. 
Et ficero sonare la campana ad martello. 
Quando lo odio lo signore, o Deo, che stava fello 
Quanto che chi li avesse dato de un coltello! 4 

Parichi sottillianze foro prese da questoro: 
Dero allo senescalco cento fiorini d'oro, 
Et ipso li promise de remandare quelloro. 
Calvacao et remandaoli senza alcuno demoro. 8 

Or, su in quisto remore, el signore calvacao; 
La porta della Varete serrata la trovao; 
Era multo felone et multo se adirao; 
Inverso la Ri vera con gran ira plecao. 12 

Quella porta medesma trovò che era serrata. 
Et ilio commandò che foxe speczata; 
Non abero Taccepte, cercaro per la contrata; 
Nanti vindero le chiavi, fo operta et spalaczata. 16 

Quando uscio della terra, quilli erano partuti. 
Verso lo ponte de Vangno gio con sospiri acuti 
Como chi è smarruto et perde soe virtuti; 
Dalla porta de Vaczano rentrò comò li muti. 20 

Questo fo la domenecha; lo lunedi che venne 
Collo martedi sequente, gran pena sostenne; 
Et quillo martedi de lullo era calenne; 
Fece carcare le some per partiresenne. 24 

Lo mercordi a domane, a pponta dello jorno. 
Stette ad odire la messa con soa famellia intomo; 



I. MNR fino • con atto brutto et novelliu A fi nelle ^. M S R Q, fo odito o 
4. A chi li a. dato al core MNR con un ^. M N R Parìcchie 6. A Et dero 

y. MNR lui - coloro S. MNR Cavalcò et remandoli senza far d. <^. M N R Suso 
IO. MNR inserrau t. ii. A adirono 12. MNR Verso -ira se adviao A picca 
con gran furono La lezione plecao è congetturale. i^, MS REt anco q. e omettono 
medesma 1^, MNR luì ^ foxe quella 1$. cercaro] MNR presto 16. MNR 
Prima - spalancata 18. MNR andò 19. et]MN R che 20. A rentraro e omette 
li 2}, MN R giugno; la legione di A è confermata dalla rispondenia del giorno 
della settimana col giorno del mese, tanto in questa quanto nelle altre date che B, cita 
raccontando l'episodio della uccisione di Lolle e dell'elezione de* Sessantotto. Cf, Mot" 
Latrie, Tris, pp. 422-^ e v, la nota a p, 218, v. i. 24. MNR cercare - andare- 

senne 25. MNR m. matina 



CMLXui-CMLXVi] CRONACA AQUILANA 



221 



Et calvacao con ira, ad mente avea lo scorno. 
Et lo conte lo scorse, et gio senza retomo. 

Quanno missere Phelippo se nne venne ad regire, 
4 Calvacò tanto in presscia comò chi in prescia à gire. 
Lo conte nostro Lalle lo volse più sequire. 
Per fi de Uà ad Baczano non se volse partire. 
Quando fo inter la Forma, ilio se commiatone; 
8 Allora misere Phelippo ad ilio se boltone. 
Preselo per lo braccio, de poi così parlone: 
« Non te porray partire, con me verray prescione ! » 
Lo conte li respuse: «Perché, signore meo? 
12 Io so venuto et vengo allo commando teo». 
Su in questo se trasse uno, de cotello ferio 
Su in canna allo conte, dall'altro lato uscio. 
Poi che fo facto questo, in prescia se partero; 
i6 Fi ad Civita Retenga in un momento gero; 
Né mangaro né bibero per nesciuno mistero; 
Per paura lassarolo; odi che vitupero! 



Parte, sc(Mt«to 
fino a Bazzano da 
Ulte. 



Lalle, neirano 
di accomiauni. 



cade accoltellato. 



Filippo e i suoi 
fuggono e, per Ci-^ 
vita Retenga 



X. A c. corno ad niente - stomo a sdegnato molto del scorno a. MNR omtU 
tono et $d hanno andò 5. yenne] MN R bebé 4. tanto manca in A MNR t, 
presto -ba da 5. MNR pnr 6. MNR Fine de U j^MNR fra le forme et 
lui a giunse alla forma 8. Af ATI? lai g. MN R \t braccia; ma aneht a il pigliò 
per il braccio A omttie de poi ii ba cosi li io. A meco 12, MN R et y. sempre 
i^.MNR Et uno proprio in questo de e. il f. A et de 14. MNR ométtono Su 
ed hanno et lu altro dereto gio a uno ti feri alla gola et l'altro di dietro Lascio 
intatta la Unione di A chi per si stesta è logica e può trovar la conferma nella fonte 
adoperata da M, Fshonio (v. il comento). La legione di MNR sarebbe forse mi- 
gliore, qualora in luogo di In altro fi potesse leggere un altro In tal caso, si avrebbe 
usta versione dell'episodio piit concorde con quella che ne dà M. Villani (v, il comento 
a p, 22)), secondo la quale, non uno, ma due sarebbero stati i feritori di Lalle, 16. In 
MNR manca Fi in un momento] A de salto ne 17. A per loro 18. odi] 

A pia; la legione di MNR merita maggior confidenza a cagione della misura che con 
essa viene a regolarsi. Però anche la legione di A sarebbe buona, ove si potesse leggere 



i}. se trasse m»o] Non si riesce a rin- 
venire sopra qual fondamento M. Fe- 
BONio, Hist, Marsoruntj p. 261, affer- 
mi che il feritore di Lalle sia stato 
un Sulmonese : « cum anno 1353 [ma 
tu è il i)S4Ì L^llus Tarenti principem 
«honoris causa cum multis suorum 



« comitaretur, ubi in campaniam ve- 
« nerunt, princeps, de quo Lallus male 
« meritus erat, brachio tenuit ultionem 
« siyiipturus. tunc eques Sulmonensis, 
tt principi carus, Lalli guttur pugione 
fftransegit et equo deturbatum humi 
«stravit». 



222 



BUCCIO DI RASALLO 



[ 



e 6oB 



I fÉTMCi e flt 



is cnlA M 



Il popolo 
tiuiilc 



Ad cavallio ad cavallio loco Ubero un poco. 
Con qualeche morsellìtto, non vìdmna de coco; 
Et poy ne gero ad Popoli, et loco se dero loco 
Per fi che se Ili cocesse la vidanda al foco. 

In bora dello veqpero rqunsero ad Sdmone. 
Per multi li fo fiicta gnume reprehensione; 
Diceano che era quasi modo de traditione; 
Cbi dicea: « Bene à £icto! » ; fóve contentiooe. 

Retomo alla materia. Quando lo conte morto, 
Missere Jannotto stavaci et loco stava Orilo 
Et altri soi parenti et amici cbe lo sequio. 
Quando questo videro, cescasuno fugio. 

Como gente sconficta revennero fugendo 
A sperone battuto, corrottando et plai^endo. 
Uno gran remore levòse, b gente lo sentendo; 
A dire la ventate, gran corrotto £u:embo. 



8 



12 



i6 



phi che per B. mfrebhe v9Ìmtù dire cht i fuggiaschi, «#• solo témiivtm verg^gua tUl 
nUsfsiU compiuto, ma avtvan pamra di essere ineal^fsH éagU AqmìsmL i. un wismcs m A 
1. mofiellitto] MNR pinocchitto (WR ptnaocehÌMto) non con A et non j. MNR 
andato e emettono et 4. MNR Finché Ucttàe la ▼. la ooco s- ^NR Ad i' hon 
6,MNRDsi il(acto loro-reprensiooe 7.MN R Et d.- un (N ad un) ul %.MNR 
Et chi 4ÌlMe è b. t ionne io. MNR tttTasd et tUTtnd anco fMuìcor) O. • enno 
con lai Jannotto et Origo M metter Jannotto et Borio fL HotìoJ lu A ùwutte toi 
a et altri aaoi i j. MN R ognnno ne i^.IuA d9p9 Como era seriiU de e poi fu cat^ 
celiato dalla stessa mano. 14. A battati forrotuti 15. lo wiamca im A Nota osar- 
giaalédiA: Nelli ZSS4 uso ri ser Lai le conte et fo oc ci se dallo 



IO. Orrio] Enrico, un de* fìglìuoli di 
Lille. V. Antinori, Ann, p. 299 e ora 
anche G. Rivera in BuUett, della Soc, 
star, Abr, XIII, xxv, p. 42. 

16. M. VnxANi, IV, XVII, racconta 
nel modo seguente Tassassimo di Lalle 
Gtmponeschi, e delinea insieme la fi- 
gura del personaggio e la parte da lui 
avuta nelle vicende aquilane. Giova 
riferire per intiero le parole di lui, come 
quelle che, non solo formano un buon 
comento a questo episodio della narra- 
zione Bucciana, ma illustrano eziandio 
tutto il periodo di storia aquilana che si 
viene a chiudere con questo tragico av- 



venimento. Scrìve dunque il Villani: 
«Per lunga sperìenzia di molti anni 
« si vide che messer Lallo dell'Aquila, 
«huomo di piccola nazione, per sua 
« industria, prima cacciati gli avversar) 
a della città, dopo la morte del re Ru- 
«berto tenne la signoria della terra 
if come uno dimestico popolare e com- 
apagnevole tiranno. £ seppe sì pia- 
V cevolmente conversare co' suoi citta- 
« dini che catuno '1 desiderava a signore 
« e al tutto haveano dimenticata la si- 
«gnoria reale. Ma egli saviamente 
« mantenea il tìtolo del capitano della 
«terra alla corona, facendovi venire 



224 BUCCIO DI RANALLO [cMLXxra-CMLXxviii 

• 

No vi era signore, no vi era caporale, 
Et per alecuni felli era gran menacciare. 
Non avevamo capo né avevamo capetano. 
prowS.^*^ Piacque a Deo che tornasse lo conte de Celano; 4 

te di Celano. Multa gente gio ad ilio per più Consilio sano. 

Fregarolo che alcuni jomy ne foxe guardiano. 

Lo conte ne respuse con cotale latino: 
« Io volilo essere con vui così né più né mino, 8 

Non comò vostro capo, ma comò citadino. 
Et sempre trageragio con vui ad uno fino ». 

Sa? fSSSco *1 ^^^ gemmo ad San Francisco ad fare parlamento. 

Settantotto. Facemmo sexantotto homini ad bono complemento, 12 

Che devessero avere Aquila ad regemento. 

Promlserolo de fare per loro sacramento. 
Costoro manda- La prima cosa che abero quisti ad devisare 

no un' ambaaciaU 

* FUippo. Fo ad missere Felippo Y amasciata mandare, 1 6 

Che lo capitanio de Aquila li piaccia remandare, 
« Et ciò che à perduto li volemo mendare ». 
e. 61 ▲ Denanti ad miser Phelippo li amasciaduri gero. 

Et ilio recepìoli con bello viso alegro; 20 

Dixe che lo remanna in Aquila volentero. 
Et proferseli de ciò che li era mistero. 
^"«"°' 5- Lo sabbato sequente poy che quello era stato, 

Lo confalone ad gilli de fore fo cacciato; 24 

^ j^**!l"J°"° * Li Sessantotto armarose ad guardare lo mercato ; 

guardia del mer* o ' 

Le laude dello re tucto dì fo gridato. 

I MN R ìié signore non ci era e né e. 2. MNR hWì i, MNR htveano e. 
né manco $, MNR Andò a lai m. g. per più 6. MN R Pregandola - fosse no. 
stro 7. MN R et - questo 8. cosi manca in A 10, KfN R trarrò - sino 

II. MNR andammo 12. MNR tutti ad e i^.MNR tenere a dovessero tener 
la terra a regimento S con bon talento R ad complimento 14. MNR Promi- 
sero de farlo con lu 18. MNR voleano 19. MNR Avanti 20. MNR lui li 
recepette - et alegro 3X. M che remandavalo N R lo remannava 22, MNR prò- 
ferise far -che era 2^. MNR Armarose li t omettono ad 

4. tornasse] Cf. p. 216, v. 15. piazza che da esso appunto prese il 

25. /o mercato] Il mercato settima- nome fin da' primi anni della citti. 
naie del sabato che soleva tenersi nella Cf. Antinori, Ann. p. 103. 



cato. 



CMLXXix-CMLXXXv] CRONACA AQUILANA 225 

La semana seguente Io capitano tomone u «pUm», cbe 

' ' ert niggito, tonuu 

Povero et scompagnato, ca derrobato fone; 

Facemboli famellia, rendembolì lo pennone; 

4 Et li Otto che avevamo denari li prestone. 

Poyché refó in offitio, lo capitano dicea tuSS^di dò"SÌB 

Quello che li fo tolto, che lui lo revolea ^J^ •*'*° ™" 

Dallo comuno d'Aquila, che promisso li avea. 
8 « Retoitello da chi V abe », lo comuno respondea. 

Collo Consillio d'Aquila assai fo contenuto u doaum<b è 

dùcusM in Conti- 

Che quilli lo rendessero che lo avea raputo; g>»o- 

Et alcuni nostri homini a llui facevano adjuto: 
12 Che lo paghe lo comuno, ca frosteri lo à avuto. 
Trecento fiorini d'oro lo capetano chiedea. 
Et quello che li era tolto dicea che lo valea; 
No lo potte ottenere che lo comuno li rendea; 
16 Prese un'altra via, la quale fo più rea. 

Propusero in Consilio, lo capitano laudanno 
Che li era stato bono et liale, et lui recomandanno. 
Et anchi alli regali, in quisto nostro affanno; 
20 Facciaselly adjuto, poyché à 'vuto danno. 

Non foro li Sessantotto ad quisto Consilio soli, 
Forovi alcuni altri, che capitano chiamoli 
Che li foxero boni ad questo, adsai allesongoli; 
24 Ma per li Sessantotto questo resposto fòli: 
« Noi non potevamo nulla cosa deliberare 
Dove corre moneta che se degia pagare; 



X. MS R settimana 5. A et rendembolì 4. MS R htTeano 6. // f#- 

condo che manca in A S, MSR Retóillilo ad io. MNR ognuno rendesse 

quello che havea 13. MSR perché forestero 14, MNR Per lo] il^ li NI? re- 
volea 15. MSR Non possette ott. che il e non volea 16. MNR Preseno 
x8. MNR b. al re liale commando 19. A qaisti nostri 2). adsal] A et ipsi 
2$, N Perché R Poi M pouemo NR possemmo a6. A perché 



I. Il capitano aveva accompagnato dirlo esplicitamente, a p. 221, v. 15. 
egli pure Filippo di Taranto alla sua 4. // Otto] I Sessantotto, cioè gli 

partenza da Aquila, ed era fuggito * Otto con i Sessanta*. Cf. p. 228, 

con lui. B. ha accennato a ciò, senza v. 4, e il comento alla p. 55. 

Cronaca Aquilana. ' 5 



226 



BUCCIO DI RANALLO 



[CMLXXXVI-CMXC 



C 6lB 



Il capitano ac- 
cetta la composi- 
zione vroposta in 
Consiglio. 



Editto del Con- 
siglio contro chi 
promette moneta 
del comune. 



Temesi in Aqui- 
la la venuta di fri 
Moriale. 



Fa)rte li conestaveli et li massari adunare; 
Alcuno adjuto farremote, se illi lo vollio fare». 

Fo refacto lo Consillio et con lo parlamento; 
Et non per li Sessantotto fo quisto arringamento : 
Che allo capitano facessese adjuto et valemento; 
Dui foro ad proferire fiorini d'oro duicento. 

Lo capitano monstravase volere correcciare 
Con quilli che contradicea che non se debia fare. 
Ma ad le cento parti monstrava de pesare; 
Con quella gara facta convenneli acceptare. 

Poyché fo acceptato et non fo contradicto, 
Remase lo Consilio et fece uno adicto: 
« Se may homo Aquilano et dello suo destricto 
May profere moneta, a ttorto né a deritto, 

Moneta de comuno ad homo che sia nato, 
Ipso solo la paghe, né tanto sia pregato; 
Et sia pinto in Palaczo ad retruso voltato ». 
Notare Simone de Rogi de questo fo rogato. 

No vi vollio più dire de quisto laydo facto. 
Retorno alla materia et de altro dico et tracto : 
De fra Moliale reconto sou baratto. 
Parea che ad quisto pagese venesse racto racto. 



8 



12 



i6 



20 



I. M Fatte NR Fate MNR chiamare 2. Nfacemole /? facemose MNR 
se lo vogliono 3. et monca in A 4. M questa adregamento N R questo adrita- 
mento 5. MNR facciase 6. A (L seicento; ma poiché il capitano aveva chiesto 
trecento fiorini (v, p. 22J, v. i^, ove tutti i mss. van d'accordo), non i possibile che sia 
stato proposto di dargliene seicento in via di transazione. 7. MNR monstrava vo- 
lerse (N volersene^ S. MNR contradiceano 9. ad manca in A io, MN R 

Per-bisognòli 11. et manca in A i^, MNR Che se - de Aquila overo suo 

homo] A amo e omette suo 14. profere moneta] A non fare vendetta né] MN R o 
15. Af de lo ad homo] A alcuno 16, MNR accetuto 18. A incolpato ig, M N R 
No ne -brutto 21. MNR Muriale 22. MNR in q. - lui v. ratto 



18. Il Cirillo, op. cit. e. 39 a, scrive: 
« Il primo che incorse in questo errore 
«di far simile proposta et che incor- 
« resse nella pena di questo statuto, fu 
t'un ser Simone de Roie che fu di- 
« pinto nel Palazzo». Il Cirillo ha 
avuto sott' occhio e ha menata buona 



la lezione di A , ed è stato in ciò se- 
guito dairANTiNORi, Ann. p. 304, nota. 
Ma credo che non si possa dubitare 
che la lezione buona sia quella di M N R, 
la quale mostra semplicemente che Si- 
mone di Roio, come notaio, fece il 
rogito deir editto del Consiglio. 



230 



BUCCIO DI RANALLO 



[mii-mvi 



e ddU regina. 



C. 62 B 



Ottiene la costi- 
tuzione del magi- 
strato delle Gnque 
Arti. 



Et che multe gratie anchi vi concederemo, 
Però che ad queUa villa multo bene volemo. 

Io so che quella villa si fo fondamentata 
Per nostri nantenati, fo facta et ordinata; 
Nostro avo et trabisavo sempre la hebeno amata: 
Ciò che li petio Aquila per loro li fo data. 

Cosi intendemo fare nui semelliantemente : 
Più che nuir altra villa nostra averela ad mente». 
« Et cosi vi dico et replico certamente » ; 
Cosi la regina dixe in quell'ora presente. 

Più volte e più fiate allo re gero ad petire 
Che li faccia spacciare, che possano regire; 
Lo re dixe: «A Fogia demane voUio gire, 
Et là vi spacciaremo tosto, allo vero dire». 

Ciò che vi fo contato non posso recitare; 
Avevano la udientia, potéanoli parlare; 
Et ancora alli uscerì *ficero commandare 
Che no Ili tengano uscio quando volliono intrare. 

Abero tanto studio co Uoro sottili arti 
Che abero impetrate più privilegii et carti; 
Principalemente una ve n'era ad capu de Arti; 
Quando le abero, lieti tomaro in queste parti. 



8 



12 



16 



20 



I. MNR Et comò sarrò U m. gr. farremo 5. N saccio si manca in MN R 
^, MNR et bisaTo J s. li fo commendata a ayo et bisavo sempre amato 6, MN R 
che si petea per 7. A intendo 8. MSR haveremo 9. MNR Et non sot- 
tometto nnlla /l certanamente io. ^ similemente u, A f. regero MNR an- 
daro 14. ^ aspettaremo tostamente 15. MNR ci 16, M N R poaattino ben p. 
17. MNR anche 19. MNR st. ingegno et arte 20. M N R Che impetraro - carte 
A omettt più 21, A om$tU una ed ha de venire in luogo di ve n'era MNR Arte 
a piincipale fii quello di capo d'Arti 22. A tomaro lieti MNR 1. ritornar in que- 
sta parte 



20. più prhnlegU et cartt] Oltre che 
la costituzione del magistrato de' Cin- 
que, sarebbe stata promessa in questa 
occasione, dal re e dalla regina, se- 
condo TAntinori (note 185 e 191), 
un'altra grazia, spiegata poi in un di- 
ploma del 20 gennaio 1356. Ivi si an- 
nunciava a* credenzieri : «ci vitati Aqui- 



« le, inter alia capitula per eius sindicos 
«ad curiam missa, concessisse: quod 
« mercatores Aquilani et comitatus cum 
« mercimoniis ducendis ad prefatam 
« civitatem habeant permissum ire, re- 
« dire, dummodo se obligent de mer- 
«cibus portandis ad ipsam civitatem 
« libere et nuUum gravamen inferendo 



MVIl-MXl] 



CRONACA AQUILANA 



231 



La sera de anno novo in Aquila plicaro, 
Et questa bona admasciata ad questa terra arrecaro; 
Quando Aquilani sapperolo, multo se nne alegraro; 
Lo jomo de anno novo questo spalificaro. 



che questo ago impetrato, 
de essere laudato! 
forrìano ben remeritato; 
àgiolo registrato ! 
uno de quisti fone, 



Li nostri amasciadurì, 
Cescasuno in suo essere 
Se foxe bono communo, • 
8 Io non posso più farevi: 
Sere Nicola della Torre 
Notare Jacobo da Foce l'altro se chiamone, 
Et l'altro de Paganica, Coletta de Simone, 
12 Et l'altro de Poplito, Cola de Petri, pone. 

Avendo questa lictera, li Otto che erano allora 
Le Arti fecero scrivere sensa più demora, 
Cescasuna Arte a ssimiti, l'una dall'altra sflora; 
16 Le genti sì lete foro che l'uno l'altro honora. 
Poi che questo fo facto, lo Consilio adunaro. 
Et, lo sequente jorno pò Pasqua de jennaro, 
Fra li altri dece elessero, comò illi conselliaro, 
20 Lo capetano co lloro, in cinque li refrenaro. 



Dicembre, 24. 
Toma ad AquiU. 



Dicembre, 25. 

Pubblica U lieu 
novella. 



I nomi degli aro* 
basciatort. 



I5S5. 
I Sessantotto 



Gennaio, 7. 

fanno eleggere il 
nuovo magistrato 
de' Qnque. 



1. NR applicaro 2. M b. mancia NR manica 4. MNR palificaro 

5. MN R ci hanno 6. de essere] Af fo y, M N R sarrlano S. M N R farenci 
xa h^ notar J. de F. ; questo nome manca tu h^, mentre vi sono quelli degli altri am- 
hasdalori, 12. MNR fone 14. MR sema fnr iV nulla d. i^, MS R da si- 
miti A et Taltra flora 16. MNR La gente si lieta era -et l'a. incora //perché 

17. NR fo stato facto Postilla marginale di A: Quando foro facti li Cinque, 

18. A Et poi 19. MNR loro 20. ^U ^V I? et coloro M lo formaro NR frenare 



«eis». L'Antinori, loc. cit., enu- 
mera le posteriori conferme di questo 
privilegio. Cf. Mem. II, 272. 

16. Risultava dalle Notulae maf^istra- 
tus Quinque artium ab a. 2^// ad a. 
iSSO^ citate dall'ANTiNORi, Mem. II, 
272, e Ann. p. }o6, le cinque Arti es- 
sere quelle : i** de' letterali, 2*^ de' mer- 
catanti, 3" de* pellettieri, 4** de* metal- 
lieri, 5^* de* nobili, ossia de* militari. 
Perciò ciascuno de* cinque eletti ve- 
niva chiamato : « Quinque litteratus » , 



«Quinque mercator», «Quinque pel- 
«laminis», «Quinque metallorum», 
«Quinque nobilis». 

20. L*Antinori, Ann. p. 306, inter- 
preta : « Fatto quindi dalle maestranze 
« o collegi di dette Arti il registro de' 
« nomi de* migliori che le esercitas- 
csero, fu, nel di appresso all'Epifania 
«del 135S, riunito Consiglio colFassi- 
« stenza del capitano ; e vennero scelti, 
« fra que* nomi, due per ogni Arte, 
« ossia dieci in tutto ; e fii deliberato 



234 



BUCCIO or RAN'ALLO 



D 



C 6^B 

P4«t4i fMl Chie- 
tina. 



Quilli lassare la terra, mcti tugerosenne; 

I^ roba che trovarovi chi raellio pò ne prende. 

Passare poy la Pescara, ca non era guardata, 
Abrusciaro Spoltoro, la gente renegata. 
Et corsero fi in Civita; era bene inforzata; 
No vi possettero offendere, ma corsero alla strata. 

Poi arsero Pescara et gerono a Lanciano 
Et poscrovi Toste, in quello bello plano; 



8 



com^»gniA de gente de arme et aTcmo Io interdicto per parte el 
papa che ciò fece fare la daca de Daracso che era capo della {ente. 
Cap.o ^6. t, A et tacti 2. ^ potte 4. ^ Aneto « abmgsooio ^»MSR 
Conerò fino ad C ma A erase 6. MS R off. aodaro 7. S Dopo A Noc- 

cÌ4iK> San v'bé àmhhio che U hm^na U-^wmg sia quélU di MS k Si pmè hmn pem* 
utft, ptf wn mtmtn U , che Is ccmpmgmia si UrifÉSU, p€t Sacciam», vena il vmUco éi 
Tutta éi Pemu € fuiméU verso Jifuila; ma è necessario di por wumU che essa aveva 
ormai varcata la Pescara, come B. ha deità nel v, j, e che quamU egU narra in sa- 
gnUo, awentu per Vappmnio al éi là dal pam*. Sé sarebbe home appropriaia al caso 
di Succiano, V espressione iti qoello belu> plano, espressione che invece hen si con- 
viene a Lanciano. Infme, mentre i riscontri, per cwi v. ii comenio, canfermama U soffer- 
marsi che fece la compagnia nel Lancianese, marno all' huontro ve tfe che 
assedia di Socciano, %, MSR poacao la campa 



nella terza decade di gennaio la gran 
compagnia si trovava ancora nelle Ro- 
magne : « Millesimo .ccclv,, indictione 
tf dieta, die .xxiii. ianuani, magna 
ff compagna transitum fecit per Civita- 
«tem Cesenae et ivit in comitatum 
« Arimini ft\ Ann. CaesenaUs, coi. 1 182. 
2. C*è un po' di confusione geo- 
grafica nel racconto di M. Villani, 
IV, Lvin: vLa detta compagnia, fa- 
« cendo la via della marina d'Abruzzi, 
ir sanza trovare contrasto o riparo, en- 
«trò nel regno. H nella prima en- 
tf trata presouo Pescara e Villafranca 
«e San Fabiano; e trovandoli pieni di 

V vettuaglia e d' arnesi, si dimorarono 

V in essi fino al marzo, recando in 

V preda ciò che veniva loro alle mani ». 
8. ili quello hello plano] B. distingue 

le imprese della compagnia nel con- 
torno di Lanciano, dall'assedio che essa 
mise intorno alla città. Questo fu, 
come si vede subilo dopo, infruttuoso; 
ma quelle furono funeste, principal- 



mente per il cenobio benedettino di 
S. Giovanni in Venere. Secondo i 
documenti studiati dal secentista Po- 
LiDORi, AnUquitates Frentanae (*), e ci- 
tati deU'ANnxoRi, Mem. II, 276-7, 
« dovette soccombere della stessa ma- 
« niera [cioè come Pescara, Oriana e Va- 
« sto] la badia dì San Giovanni in Ve- 
«nere, i campi della quale vennero 
« devastati, tutto che si fossero armati 
« a suo favore i Lancianesi, non es- 
« sendo riescilo ad essi se non di di- 
« fendere la città». Segue poi l'An- 
tinori narrando come l'abate Giovanni, 
per risarcire i danni, si ponesse alla 
rivendicazione di territorj e di vecchi 
diritti spettanti al monastero. Cf. pu- 
re G. M. Bellini, Notizie storiche... 
di San Giovanni in Venere^ Lanciano, 
Tommasini, 1887, pp. 42-3. 



(•) V. intorno a quest'opera inedita, C. Mi- 
NIF.KI-Riccio, Biblioteca storico-topografica degli 
Abruiiit p, S40. 



2}6 



BUCCIO DI RANALLO 



[ 



Fo>ì lulkFagfo. 



U iucM ài Du- 
réXMO 



Et po gjao allo Guasto; per forza lo pillìaro, 
Occisero multi hommì et tucto lo roboro. 

Friserò Monte d'Orisci; poi gcro ad Civitate; 
Missere Roberto Caraczo vi Ili wise^ sacdate; 
Fecero granne danno, ad dire la veritate; 
Poi gero ad San Sivero, alle belle contrate. 

Poseroly Toste adosso et forte V assediaro ; 
Quilli de San Sivero ben se li repararo; 
Quella malvascia gente |du volte li assaltaro; 
Benedetto Yesu Christo, poco vi guadangnaro. 

Lo duca de Duraczo allora se scopreo. 
Che lui venne nell'oste collo exerceto seo, 



8 



12 



I. MNR Et likUro 2. MNR adiobaro ). MSR aoibfo 4. MSR Ca- 
tàccioìo 6. MNR asdtfo - qtMllc b. 8. li mmcm im A 9. MNR Qpctta bc- 
ttiàU IO, MNR et ix. iltcopeneo 12. Chi mmem im A 



intendeva il castello di Pallearìa. Ma 
Pallcaria trovavasi nel territorio Tera- 
mano e non nel Chietino, e non è 
potfibilc che B. ne parli qui {ci- ora 
F. Saviki, La contea d*Apru\io e i suoi 
conti, p. 265 sg.) Tra Guardiagrele e 
Vasto, e cioè proprio lungo la strada 
battuta dalla compagnia, esiste un vil- 
laggio chiamato « Paglicta ». Possia- 
mo domandarci se non sia il caso di 
vedere, nelle due forme adottate da* co- 
pisti, un mero errore di lettura o d'inter- 
pretazione, dovuto alla loro ignoranza 
topografica, se cio6 non convenga di 
leggere « la Paglieta » in luogo di 
«le Pagliara» o «lo Pagliaro». 

I. per for^a] Per forza sì, ma sopra 
tutto per frode, da quanto appare dal 
racconto di M. Villani, IV, lxxix: 
a II conte Landò con la grande com- 
«pagnia, havcndo soggiornato in A- 
« bruzzi infìno all'entrata di marzo, si 
ff mosse da Pescara e da San Fabbiano 
« e andò verso il Guasto. Qpe' della 
« terra, male proveduti da loro e peg- 
«gio dal re loro signore, trattarono 
« con la compagna ; e fìdaronsi mat- 



9 tornente nelle loro promesse che non 
« gli ruberebbono e torrebbooo da loro 
« derrata per danaio, gli misono nella 
« terra. Ma, come furono entrati den- 
ctro, i predoni usarono crudelmente 
« la loro rapina, uccidendo e rubando 
«tutta la terra, e appresso col fuoco 
«n*arsono gran parte». 

10. (' .\ppresso valicarono a San Si- 
« vero in Puglia, e ivi s'accamparono 
«e stettono lungamente, scorrendo e 
« predando e facendo danno assai a' 
«paesani»; M. Villani, IV, lxxix. 

1 1 . Z^ duca de Duraczo] Lodovico di 
Durazzo ; v. intomo a lui pp. 175 e 214. 
Essendo entrato in dissidio con la corte, 
si era ritirato sul monte Gargano nel 
1353: « Eodem anno dominus Ludoy- 
« cus de Duratio clam recessit de Nea- 
« poli et accessit ad montem Sancti An- 
«geli»; Chronicon Siculunty p. 18. 1 
motivi poi della ribellione del duca di 
Durazzo e del conte Paladino di Alta- 
mura alla corte, son narrati da M. 
Villani, IV, xxxi : « Messer Luigi di 
« Durazzo, cugino carnale del re Luigi, 
« vedendo che il detto re havea dato 



238 



BUCCIO DI RANALLO 



[1 



è la ventate, che avemmo Io intenficto; 
In santi Marci venne; omne homo ne gea affido; 
Entrava homo in ecclesia, uscevaime scooficto, 
S'on potenno vedere Yhesa Cfarìsto benedìcto. 

Quaranta cinque jomi questa pena durammo ; 
Chi intanno se morto in santi no sotterrammo; 
Senza dirici, nelU renclastrì, loco li atterrammo. 
Et sensa cruci et ciri; o che pena ponammo! 



8 



I. MSR Qpesto 2. MNR 
6. MSR CU afl'bon te 
et f>4Ìf>f»^ ^R MmàtvMaoJ ìu li 
c« o Deo che 



saato llarcO' stava 
n la 
U 



afflitto 5. J#.Vi{ 

.« IO no 7. if yx 



pontefice, quando più tardi, cioè dopo 
che gli fu pagato il censo dovutogli 
da* reali (v. la nou sg,), rimise al re 
il vessillo della Chiesa, perché, sotto 
tal segno, potesse sconfiggere i nemici. 
Scriveva in questa occasione, il 5 di 
giugno 1355: « Sicut fama refert, et 
tf te quoque insinuante, percipimus qui- 
« dam ex invasoribus regni Siciliae... 
ir in invasione huiusmodi, praetendunt 
« nomen et titulum, et insuper signum 
<r feruntRomanae Ecclesiae matris tuae. 
« nosdisseminantiumet tentantiumhaec 
« figmenta destruere praesumptionem- 
u que damnandam elidere cupientes, 
tfvexillum arma exprimens eiusdem 
u Hcclcsiac, clavcs scilicet, . . . destina- 
u mus, ut sub vcxilli eiusdem umbra- 
« culo expugnes impugnantes » ; Ri- 
S'AIJM, op. cit. VI, 624, 

2. I motivi della scomunica e del- 
l' interdetto onde Innocenzo VI colpi 
i reali e il regno, sono esposti nella 
lettera del successore di lui Urbano V, 
data da Avignone PS febbraio 1362. 
t riferita dal Rinaldi, op. cit. VI, 
623-4. Dopo aver rammentati i patti 
convenuti tra la Santa Sede e Carlo I, 
e quello in particolare relativo al censo 
da pagarsi da' re di Sicilia e della 
terra al di qua del Faro, il detto papa 



aggiunge: « quodque charissima in 
«Christo filia nostra Ioamia, regina 
« Siciliae illustris, quae in dictis regno 
«et terra iuxta fonnam concessionis 
« ipsius memorato Careno r^ succes- 
«sit, haec inconsulte praeteriens, nec 
« huiusmodi censum in tribus continuis 
« et pluribus ulterioribus terminis s61- 
« vere, nec biennio tunc elapso ligium 
« homagium lacere, nec fidelitatis iu- 
ff ramentum praestare, proot perso- 
« naliter tenebatur, ipsis praedecessori 
« et Ecclesiae prò regno et terra prae- 
a diais curaverat, quamquam super 
tfhaec saepius requisita fiiisset, prae- 
a termiserat ; propter quod ipsa huius- 
« modi excomunìcationis sententia in- 
a nodata et regnum et terra praedicta 
« interdicto ecclesiastico subiecta fore 
a ipsamque reginam a iure dictorum 
« regni et terrae eo ipso ex toto ceci- 
« disse dictaque regnum et terram ad 
«Ecdesiam ipsam integre et libere 

V reversa fore noscebantur, idem prae- 
« decessor dictam reginam excomunica- 
c( tionis vinculo innodatam ac regnum 
o et terram praedicta interdicto eccìe- 

V siastico supposita fore, prout erant, 
« authoritate apostolica decbravit ». 

5. Quaranta cinqiu] Più esatta- 
mente quarantaquattro. 



ICXXKII-Mxxxv] CRONACA AQUILANA 



239 



8 



12 



La fede dello re però non fo mancata ; 
Ca sapevamo bene che soa colpa non è stata, 
C à havuto multo ad fare per la granne brigata, 
Et anchi per Cecilia, la Ecclesia n' à pagata. 

Ad sette di de jungno vene la benedictione. 

In la festa dello Corpo de Christo questo fone. 

Ad trecento cinquanta cinque, della ottava indictione; 

Pensa quanto de questo la gente se alegrone! 

Retorno alla materia della malvascia gente. 
Venne lo gran senescalco multo pietosamente ; 
Annunziò in Consilio tùcto questo convenente: 
Che lo re volea commattere co lloro certamente. 

Ilio colla regina, con cuncti et con baruni. 
Contesse et baronesse, cavaleri et peduni. 



Giugno, 7. 

È tolto l'inter- 
detto. 



Nicola Acciaioli 
chiede «juti agli A- 
quilani* 



a. M Ei sapeano A sapembo 3. MNR Haveano h. a 4. n*à]^^non fo; 
in NR manca fo 6, MNR Jesu Christo MS omettono questo 7. A Ad mille t. 
NR cioqae fone 8. A Or pensate MNR quella io. MNR assai x). MNR 
Isso A omtttt i due con 



4. per Cecilia] Il censo alla Chiesa 
non era stato pagato a causa delle 
spese che i reali avevano dovuto so- 
stenere per l'invasione della gran 
compagnia, e per la guerra che in que- 
sti tempi combattevasi in Sicilia tra 
essi, che ne avevano affidata la dire- 
zione a Nicola Acciaioli, e il giovane 
re don Luigi d'Aragona. V. su di 
questa guerra M. Villani, VI, in e 
Palmerio, col. 1217. 

5. Ad sette di de jungno] Difatti, 
come si è veduto poco più su, la bolla 
che toglieva V interdetto era stata data 
da Avignone il 5 di giugno. 

6. Non nel vero e proprio giorno 
del Corpusdomini, che cadde il 4 (v. 
Mas-Latrie, Trts. p. 366), ma, come 
bene rilevò I'Antinori (nota 190), 
nella domenica fra l'ottava. 

IO. Nicola Acciaioli si recava dal 
legato (v. p. 240, V. 4), dall' imperatore 
Carlo IV, che era passato allora in Italia 
per farsi incoronare, e da' comuni to- 



scani, a chiedere soccorsi di uomini e 
di danaro da parte di Luigi e di Gio- 
vanna. Che quel che ricorda B. abbia 
avuto luogo nel viaggio di andata, ri- 
sulta da ciò, che le lettere patenti con 
le quali i reali affidavano a lui il man- 
dato di procura per trattare con l'im- 
peratore circa gli aiuti, reca la data del 
13 marzo, quantunque B. parli di lui 
dopo il 7 giugno. Al viaggio di ri- 
torno allude però 1' Acciaioli nella 
Lettera cit. p. 218, ove si fa cenno 
di un passaggio per gli Abruzzi con 
gente assoldata contro la gran com- 
pagnia, passaggio durante il quale si 
sarebbe unito a lui Napoleone Orsini, 
conte di Manoppello. Di questa secon- 
da venuta scrive M. Villani, V, lxiii : 
«E giunto alla città di Sermona con 
« mille barbute di gente tedesca e ol- 
« tramontana, fé sentire al re la sua 
«venuta. Il re richiese i baroni per 
« volere combattere colla compagnia » . 
14. Contesse et baronesse] Non si ose- 



240 



BUCCIO DI RANALLO [Mxxzvinamx 



AquiU aoceorrc 
lire. 



C. 64 B 

Aprile. 

La compAgnU 
in GipiUDau, 



Deveno uscire io campo ad £ire le de&nsiuni. 

Se tucti divissero essere morti in can^K) o presduni ! 

Sì che lo gran senescalco così abe contato: 
Dixe che volea gire per gente allo l^ato. 
Et per altri sollati recoUiere, cosi era mandato; 
Tremìlia credea averenne; così fo lo tractato. 

In fine abe concluso: e Lo re manna preganno 
Che voi lo sovengate, in quisto granne affanno, 
De genty o de denari per sollati paganno; 
Et stima che lo regno ti vengate fermando». 

Odendo quisto bisogno, avemmo deliberaty 
Quatromitia fiorini per ducento soUaty, 
Che della parte de Aquila foxero mandati; 
Foro date le cetole, foro colti et pagaty. 

Retorno alla materia de quella mala gente. 
Gerono ad Manfredonia multo sforzatamente; 
La terra era sfossata, no Ili pottero fare niente; 
A Foggia et a Nocera così similemente. 



8 



12 



16 



I. A Q. innanti fare le] MNR loro a. A in campo morti et 5. MSR il 
5. MWR coglier 7. MSR il If maaaaTt 8. MNR U 9. o] ^ et fm A 
manca 4e io. MNR Et fa stima che nel r. per vai se va zi. qaistp] MNR io 
id hanno deliberato 12. ducento] M duimilia a quattro milia fioiini per dooeato 

h^ fiorini 4000 per aoo soldati i). foxero] MNR a In re siano 16, MNR An- 
daro 17. MNR e. fornita non feceno i^. A A fforcitani vi era cosi semellian- 
temente; ptr V emendamento v, i riscontri istituiti nel comento, a a Foggia et No- 
cera gimo 



rcbbe affermarlo, ma che questo v. 
contenga una punta d'ironia parrebbe 
avvalorato da quanto narra M. Vil- 
lani, il quale certamente riflette l'o- 
pinione pubblica, non senza ironia egli 
pure, de' sollazzi cui si abbandonava 
la corte Angioina, mentre il regno 
era doppiamente minacciato, dalla ri- 
bellione del duca di Durazzo e del 
conte Paladino di Altamura, e dalla 
calata del conte Landò : « il trascurato 
«re era stato assai dinanzi avvisato 
« dallo 'mperadore e da più altri che 
« si provedesse, che di certo la grande 



« compagnia dovea entrare nd regno ; 
«e la provisione che di ciò 61 fatta 
« era danzare e stare in festa con don- 
«ne»; IV, LViu. «nel regno niuna 
«provisione fece [il ré] fuori che fe- 
« steggiare e danzare con le donne, in 
« detrimento della sua fama »; IV, xc. 
18. «In questo tempo, all'entrare 
«d'aprile del detto anno, la compa- 
« gnia del conte di Landò era cresciuta 
«nel regno in .iv. mila barbute e in 
« molti masnadieri e in grande popolo 
« et rìbaldaglia, tenendo loro campì so- 
« pra Nocera e sopra Poggia. Et cor- 



•■ 



242 



BUCCIO DI RANALLO 



[ifXUT 



lth 



T 
n 






Une Birfcttt, 



C 65 A 



Et homo assahavano a drìcto et ad traversa. 
Poi se ne gero in Pallia qudla gente penrersa. 

Lo duca de Duraczo et lo conte Paladino 
Erano coUa compagnia l^;ati ad uno firino; 
Gero ad San Svero con granne esercito plino; 
Gnnmatterovi forti denanti al casaKno. 

Defiserose bene, no Uo possero avere; 
Gero ad Casale Novo con grande potere, 
Priserolo et derobarolo, tolseno multo avere. 
Et Tomini et le femene menaro a lloro vcrfere. 

Lo re venne ad Barletta et bene adcompagnato : 
De cunti et baruni avea adcanto et allato; 
Non erano ben savi fra loro, corno era usato, 
SI che non potea essere lo re ben conselliato. 

Da poi abe consìUio, se Ila possea sqtiiartare. 
Che non foxero tanti, per avere mellio ad fare; 



8 



12 



16 



I. MSR Et qtulnnqae aas. de derìtto o a a. MNR andò A tn^eru M per- 
cocM cbt d^tnde for$t da maU Uitmr; R penrenu 5. MNR et il 4. MNR Era 
5. Aadaro a Santo - ftolo plino 6. MNR Et combatterò forte nanti In 8. MNR 
Andaro ed htmmé havea ptr con. 9. tolseno] d et portaronne io. le n^mmca im A 
NR potere 11. et mancm in A 13. MNR et soi b. che havea a lato 15. MNR 
Ma / poi scortare ; «m ef, p, 24}, v, u sgg. 



«ricevere il guasto di che U com- 
cpagna gli minacciava, a di .xu. di 
«luglio del detto anno s'armarono 
«a cavallo e a pie, romoreggiando e 
« minacciando i baroni che non lascia- 
« vano fare l'accordo colla compagnia » ; 
ibid. LXii. dde in questo tempo il 
ritorno che fece nel regno N. Accia- 
ioli con genti raccolte nelle Romagne, 
nella Toscana e nell'Umbria e con 
Napoleone Orsini, che aveva assoldato 
negli Abruzzi* 

2. Ecco come andò la cosa secondo 
M. Palmerio, col. 12 19: « Qpum in 
«hoc statu protraheretur res [le scor- 
« rerù intorno a Napoli rintuzziate da 
« N. Acciaioli] nec rex deccmere proe- 
« lio confiderei, in securiorem indina- 
« vit partem. data siquidem pecunia. 



«"illos, sicuti convenerant, abire per- 
«misit... recedentes ergo in Apu- 
«liam primo ex pacto abiere, ibique 
« quaedam contra foedus innovarunt ». 
Con che si allude probabilmente all'as- 
salto dato da loro, col duca di Durazzo 
e il conte Paladino, a San Severo e a 
Gisalnuovo, di cui alle sL sgg. 

II. a Barletta"] Del viaggio in Pu- 
glia e dello scopo di esso tocca anche 
il Chronicon Siculum, p. 19: «Eodem 
«anno dominus rex fecit concordiam 
«cum dicto comite Land! et eum ad 
«sua stipendia recepit eumque cum 
« certis caporalibus recepit de societate 
«Spiritus Sancii eisque donavit provi- 
tt siones, et cum eis accessit apud Apu- 
V liam ad civitatem Bolonti, causa po- 
« nendi exercitum conlra Paladinum ». 



244 



BUCCIO DI RANALLO 



[mlu-mlv 



1 pi^ eoa velisti 
tr« U re e U com« 
pagiiù. 



Aquila teme che 
l« conpafnùi, nd- 
r uscire dal regno, 
putì per il rao ter- 
ritorìo, e chiede 
ajnti alle terre e 
a baroni Tidiii. 



Bene cento trentamillia fiorini devea dare 
Lo re alla compagnia per termine pagare: 
La prima paga in PuUia, nanti lo abiare. 
La secunda in Abruczo, quando devea passare. 

L'altra paga ad Firenza deve' essere pagata, 
Menandose li stagi co lloro la brigata; 
AUi passi li oscéroly per tucta la contrata. 
Et comannò pagare denari per derrata. 

Ad dire la veritate, nui pur pagura abemmo 
Non tenissero de qua; lo Consillio tenemmo 
Ad fare lo reparo, si che ne provedemmo; 
Tucte le vicenanse de intomo rechiedemmo: 

Da parte dello re et de tucti Aquilani, 
Se venissero da Aquila li rendati cani, 



8 



12 



2. A et per terrìni ). MN R prima lo loro adriire A abiaro ^, MNR do- 
▼ea 6. M N R Menavanoie 7. M La passo essere sicuro S La p. ceserogli 

R La p. esserli La legione di A uùn dà senso, é quii li osceroIy i grmwmMticaU 
memU sospetto. Che tra' patti ci fosse quello che i passi dovessero essere gareuHti alla 
compagnia, è cosa abbastanza ovvia. Ma qual legione può essere stata a base di quelle 
divergenti de' mss,? M, che dà la U:iione piis soddisfacente, è isolato, mentre è note- 
vole che /' oscéroly di A e il ceserogli di S accennano a una legione fondamentale co- 
mune. Con queste riserve lascio quale è il testo di A S, S R Et lai comannò 
A Et illi pagaro M Et donundò pagar ^, MS R pagara par io. MNR venisseno 
A ne tenemmo ix. Af^l? Per - che nui pr. 12, de manca in M S R 13. MSR 
et anco de A. 14. da] MNR verso 



a di Landò a vernare in Puglia . . . una 
« parte di loro, con certi conestabili, in- 
« tomo di cinquecento barbute, si rubel- 
« larono ad essa, e accostati al conte di 
« Minerbino detto Paladino, se n*anda- 
« rono per sua condotta in Terra d' O- 
« tramo » ; M. Villani, VI, xvin. « Il 
« conte di Landò era lungamente stato 
a colla sua compagna a nemicare con o- 
« perazioni latrocinc e infedeli il r^no, 
« e con lui i sopradetti due conestaboli 
« alamanni, dicendo che, contro al loro 
« sacramento, s'erano partiti dalla com- 
« pagna. E' conestaboli dall'altra parte 
« appellavano lui per traditore, dicendo 
« che contro al suo sacramento havea 
« rotti loro i patti. L'antica pazzia ol- 



« tramontana, per l'usanza del loro ap- 
« pel lo, li recò in giudicio e commisonsi 
« nel re Luigi » ; ibid. xxxix. 

8. « Promise loro [il re] cento cin- 
« que migliaia di fiorini d'oro, i .xxxv. 
«mila contanti e i .lxx. mila in due 
ce paghe a venire, e mentre che le pe- 
ce nassono ad bavere, si doveano stare 
«in Puglia. E per fornire la prima 
« paga, il re Luigi gravò di fatto i Na- 
« poletani e certi baroni e forestieri e 
« mercatanti e le loro mercatantie, e 
« pagò la compagnia. E andossene in 
«Puglia alla roba d'ogni huomo, non 
«sanza rammarichio contro alla co- 
« rona degli huomini di quel paese » ; 
M. Villani, V, lxxvi. 



246 



BUCCIO DI RAXALLO 



[ 



c66a 

AfMiCt» 



Afrik* t^. 

Il rcfso cofpjto 
4* HMcrictto, 



AgOMO. 

Btm^ tra feuEU' 
no e rtf^nuA» 



La moneta era colta et era segeData; 
Dìcembo allo misso: « La moneta è assettata; 
Sili vi damo lo banco che in Ascoli vi sìa data. 
Da poy che la compagnia serra tucta passata». 

Xon potemmo contennere più che non pagassemo. 
Che dìcea lo misso : « De questo cerd semo, 
Cz nui avemo li stagi, accertare ne potemo ». 

né tanto obstassemo. 
h compagnia ne usdo 
che Ili maledica Dio! 
si corno scrìvo io, 
quando ella se partìo. 
In quisto anno medesemo revende lo interdicto; 
Lo lonedì poy Pasqua abembo quisto adicto; 
Non potembo vedere Yhesu Christo benedicto; 
Omne homo in quillo tempo era dolente et tristo. 
Lo augusto poy che benne, uno desdigno nacque 
Tra Baczano et Paganeca, lo dine me despiacque. 



In fine nui paganmio, 

Dd mese de augusto 
Et fo fore dello regno, 
Correa lì anni Domini, 
Trecento cinquanta se>% 



8 



12 



16 



t. N fielUu 3. A che U ^, Jm M N R wMuca lo A in AqntU • deUbe- 
rABimo ÒMit il bmco in Ascoli 5. M che por NR che più 7. ne] MNR ri 

8. M fcoftassemo AT sconttttemo R scotaMemo 9. MNR Alla osata de a. « al- 
Toscita di agosto forno fore del regno Per U esstttum dglU U^wnt £ A, v. iic^ 
mento. IO, MS R àt A che ne Ili S che la 11. MNR Correano 12. A 
Mille tr. SR Tr. e mille e. MSR essa i^. Rubrica di A : Como resTemmo 
lo interdicto et fommo rebenedicti. Et lo re Aloifce abe Messcina 
et Palermo. Et comò lo Paladino alia Merlino dicea che loi derea 
estere re estimato comò paczo. Cap.* 570 et fo appiccato ad Al - 
tamura. f4..Vdapò i6.era]if l/i^gea-afflicto i8.i<P. età dine]AfArX qoAle 



9. Non air uscita di agosto, come 
vogliono M N R a, ma « all'uscita del 
tf mese di luglio del detto anno, il conte 
<rdi Landò colla sua compagna usci 
tf del regno, per la via della marina di 
«San Fabiano*; M. Villani, V, lvl 
Il IO di agosto la compagnia era già 
pervenuta a Cesena : « Eodem anno et 
« indictione, die .x. augusti, comes Lan- 
u dus, cum magna compagna, venit Cae- 
tf senam, et cum tota compagna nocte 
ttsequenti in burgis Trochae forìs et 



« Sancti Zenonis hospitatus fliit »; An^ 
nales CaesenateSy coli. 11 8 3-4. 

14. Col dire de* fatti dell'aprile dopo 
aver detto di quelli dell'agosto, B. si 
scosta dall'ordine rigorosamente crono- 
logico. Probabilmente egli non ha vo- 
luto interrompere il racconto degli 
andamenti della compagnia. 

18. lo dine] Forse il 15, che era il 
giorno della maggiore festività del- 
l'agosto, dato però che la lezione di A, 
che qui è isolato, sia la buona. 



250 



BUCCIO DI RANALLO 



[MULZVn-^OJODX 



Ribelle a re Ro« 
berto, è imprigio- 
nato. 



Liberato da An- 
drea. 



Fecese cangnare lo nome et dicere Paladino ; 

Non fo de casa Francia, fo de messere Janni Pepino- 

Uno lungo tempo prese ponta collo re Roberto, 
Et più lo avea ad niente che uno suo paro prò certo; 4 
Lo re fo tanto savio et contra lui si sperto 
Che lo mise in prescione, che ne fo dìgno et merto. 

Feceli lo processo et tucto per rascione ; 
Li judici condempnarolo ad perpetua prescione, 8 

Però che era stato ad granne rebellione. 
Mintri lo re visse, may lo non liberone. 

Poy se mori lo re, remase lo re Andrea; 
Era multo garzone, omne cosa credea; 12 

Gisenne alla prescione colla persona sea, 
Trassenne lo Paladino; non vide che facea! 

2. MN R fo schiatta de Fr. ma de a non fu di schiatta di Fr. ma di mcsser Jaao 
Pipino i.NR Et 4,*d]MNR per 5. unto] il si 6. MhlR pr. et fòoae 
7. A Fece e omettt et S. MN R Lu. judice condemnavaln io. MN R Ad fin- 

ché - lo 1. XI. Nota margifuili di R: Morte dello re. x). MNR Andò 

14. vide] A se addonò 



2. « Questi conti di Minerbino fii- 
«rono stratti di vile condizione, che 
« furono figliuoli d'uno figliuolo di mes- 
« ser Giovanni Pipino, il quale fu nato 
« d'uno piccolo e vile notaiuolo di Bar- 
« letta ; ma per sua industria fu molto 
«grande al tempo del re Carlo II, e 
« guidava tutto il regno e guadagnava 
« d'ogni cosa, e arricchì per modo che 
«lasciò i suoi figliuoli conti; i quali 
« poi, per loro superbia e tracotanza . . . , 
« vennono tosto a mal fine » ; G. Vil- 
lani, XI, LXXX. 

8. L'imprigionamento del conte di 
Minervino era avvenuto nel 1338, dopo 
le discordie sanguinose scoppiate in 
Barletta fra la parte de' Marra e quella 
de' Gatti. Il conte di Miner\'ino e tutti 
i suoi seguaci, parteggiando per questi 
uhimi, guastarono la terra di Barletta 
e il paese d' intorno. « Delle quali 
«discordie il re ne fii molto ripreso... 
« Poiché le dette terre furono ben gua- 



«stc, il re vi mandò le sue forze, as- 
« sediando Minerbino e il conte e le sue 
« terre ; e i suoi fratelli vennono a Ka- 

« poli alla misericordia del re, e tutti i 
«loro beni pubblicati alla corona e 
«venduti e barattati, ed eglino prc- 
« gioni a Napoli, e furono diserti con 
« mala fine e disfatti » ; G. Villani, XI, 
LXXX. « Pallatinus vero et fratres cer- 
« tique familiares sui se Neapolim con- 
« ferrentes, coram domino rege statim 
« se praesentarunt. quibus praesenta- 
« tis idem rex eos feroci vultu intuens, 
« finaliter eos mandavit carceri man- 
« cipari ; et convocatis omnibus de suo 
«Consilio, instantibus inimicis pracfa- 
« tis fuerunt perpetuo carceri condcm- 
« pnati, terris et castris et casalibus suis 
« omnibus ad manus regiae curiae dc- 
« volutis, salvis iuribus comitissae ma- 
« tris eorum » ; D. da Gravina, p. 7. 

14. « Dominantibus aequaliter diete 
« Andrea duce dictaque lohanna regina 



MLXXX-MLXXxiv] CRONACA AQUILANA 



251 



Poy fo ucciso lo re Andrea, et fo un granne peccato. 
Sorse lo re Aluisci et fo re coronato; 
Et contra se Hi voltò, ' lo tristo sbenturato, 
4 Collo duca de Duraczo si sse fo accompagnato. 

La granne compagnia misero nello regame intanno. 
Capitanata et PuUia andaro desertando; 
Omne pagese intomo paura n'habe et danno; 
8 Quilli de loro setta se nne gevano alegranno. 

Lo re Aluisce fo savio: la compagnia cacciao. 
Poi allo Paladino la soa forza manchao. 
Lo prencepe con ira sopre se Ili voltao, 
12 Péli Toste adosso, intorno lo assediao. 

Mai Toste non partiose per fi che sia pilliato; 
Et fo posto in una asena et su vy fo legato, 
Scalso et in capilli, et nudo fo spolliato; 
16 De corona de carta da poy fo coronato. 
Cosi dessonerato per multe piacze gio; 
Chi ben li volse o male allora lo sequlo; 
Menarolo ad Altamura, corno agio odito io; 
20 Cenanti ad quella terra lo appiccaro, et morio. 



Ribellare Luigi, 
aveva fimo venire, 
col duca di Durax- 
zOf la gran con* 
pagnia. 



C. 67A 



Il re gli & &re 
l'otte aiUotso. 



Ottobre, 27. 
Preso e dileggiato, 



Dicembre. 

è itnpiccato in Al* 
tamura. 



I. et e un mancano in A 2. A/ Corse ^. MNR Uni gr. - regno 6. an» 
dare] A tacte gero io. la manca in MS R M mandao 12, A et intorno Hata 
marginale di R: Cosa da Itggn et come bella cosa di un paladino, 
13. /f se partio - foxe MNR partlse 14. Af «Vi? et là ci fo 15. // ^imo et 

manca in MSR Nota marginale di R: Le gè ti, auditori. 17. il malta piacsa 
18. MNR lo m. allora fWR WJ cemio 20. MSR Avanti - impiccaro 



« [nel 1)43] et a cunctis regni magna- 
atibus obeditis, tractantibus aliquibus 
« Pallatini et fratrum amicis, daemone 
«praecipuc, ut ex liberation^ ipsorum 
« tanta scandala sequerentur,dictusdux, 
«contra volimtatem omnium, dictum 
« Pallatinum et fratres a castro Capuano 
« praefato, quo tenebantur ligati, libe- 
« rari mandavit. sed talis liberatio fuit 
«in factum destructio suae personac»; 
D. DA Gravina, p. 9. Della libera- 
zione pare che il conte di Minervino 
andasse debitore anche a F. Petrarca, 



il quale la richiese al giovanetto re per 
incarico del cardinale Giovanni Co- 
lonna. V. Famil. V, m e vi, e special- 
mente la nota del Fracassetti a que- 
st* ultima. 
4. Cf. p. 237, v. I eilcomento. 

1 1 . Lo prencepe] Roberto principe di 
Taranto, detto V imperatore di Costan- 
tinopoli. 

12. intortto lo assediao] In Matera, 
come dalle fonti citate nella nota sg. 

20. «Eodem tempore dominus rcx 
«rediit Ncapolim et dimisit vicarium 



252 



BUCCIO DI RAKALLO [ 



Però fo coronato, che dice che dicea 
Che ilio re de Puilia chiamare se devea. 
Non potea remanire secundo l'arte sea. 
Dello male che tanto à £u:to che hirk Taninu 

Anni mille trecento cinquanta sette è stato 
Quando lo Paladino fo morto et appiccato. 



rea? 



2. MSR ìm i. AEtmom MSR pont^ 4. MSR tea $. SmhrUm éi 
A: Como poi che morette lo Pmladino re Atnisce volse Teaire ia 
Agalla et foro facti li palili per Ini et per lo fratello re de Cagarla 
che ne Tolea Tenire in Aqnìla et fiaalemeate aoa ce Tenero per 
loro differentia. Cap.* )8*. 



« generalcm in Apulìa imperatorem fra- 
«trem suum; qui imperator bostiliter 
« persequens Paladinum, eum cepit et 
ceum fecit suspendi supra menia ci- 
« vitatis Ahamure » ; Cbrordcon Sicu- 
lum, p. 19. «Il prenze di Taranto, 
«chiamato lo 'mperadore, vedendo 
« quanto costui [il Paladino] tribolava 
«la Puglia, commise a mescer Betto 
« de' Rossi, suo cavaliere, che segreta- 
« mente havesse cura a* suoi andamenti. 
«Costui, sentendolo in Matera, trattò 
«con certi masnadieri che *1 seguita- 
cvano alla sua provisione e comip- 
«pegli per moneta. Per modo che, 
« cavalcatovi colla gente dello impeni- 
«dore, di subito fu lasciato entrare 
« nella terra. Il conte, vedendosi tra- 
«dito da* suoi, ricoverò nel castello. 
« Il prenze vi fu di presente intomo 
«con molta gente e cinselo dentro e 
« di fuori per modo eh' ei non poteva 
« uscire della fortezza e da vivere non 
« v' havea. Si che fu costretto da ne- 
« cessità d' uscirne in camicia con uno 
« capestro in collo, e gittossi a' piedi 
«del prenze come altra volta havea 
« fatto a Trani al re d* Ungheria ; ma 
« la cosa non succedette a quel modo, 
a II prenze il (ece prendere e menoUo 
« ad Altemura, e fattosi dare il castello, 
« a uno de* merli il fece impendere perla 
«gola nel detto castello»; M. Villani, 
VII, cu. « Lx> Paladino, lo quale ruppe 



«Roma e lo buono stato [ne/ 1347I 
« ^ digno Dei iodido " finio male e vi- 
« tuperosamente morio. Po questo 
« fatto anni otto, fu appeso per la canna 
« in Puglia in una sua terra donde era 
«Paladino, la quale avea nome Aha- 
« mura. In capo li fu posta una mi- 
«tria di carta a modo di corona; la 
« lettera diceva cosi : ^ messere Pipino 
« cavaliere, di Altamura Paladino, conte 
«di Minorbino, signore di Bari, libe- 
« ratore dd popolo di Roma **. Nand 
«che fosse appeso, molto si riparava 
« con suo parlare, dicendo : *' Non sono 
« di legnaggio di essere appeso, mcmeta 
« falsa fatta non aggio né devo portar 
« mitria. Se dato è pel mio mal fare 
«che io mora, tagliatemi il capo". 
« La risposta de li regali fii questa : 
«"Per le tue stomacherie lo re Ro- 
«berto t'imprigionò in perpetuo car- 
«cere; lo re Andrea ti liberò e fimne 
« amaramente morto; da le mani de li 
V regali campare non potevi ; sola Roma 
«ti recepeo e si ti salvò; tu le to- 
«gliesti suo buono stato; tornasti in 
« grazia de li regali ; poi ti facesti capo 
« di grande compagnia ; arcieri ed ar- 
« rubatori in tue terre allocavi ; tutto il 
« reame consumavi ; derubavi e predavi ; 
« re dì Puglia ti facevi. Dunque degna 
« cosa è che tua vita fine aggia laida 
« e vituperosa, come hai meriuto " »; 
Vita di Cola di Rienzo, I, xxxvni. 



254 



BUCCIO DI RANALLO 



[ 



AfOMO, t. 

llreUiff 
ve én MifoU fa 



A SuhBOMi è 
ecMMicHstodi ntaf' 
dare il wiagipo. 



Agofio, 39. 



Anni mille trecento cinquantotto correa 
Quando lo re Aluisce in Napoli st^ea; 
Viso de venire in Aquila, ad questa terra sea. 
Però che lungo tempo gola avuta ne avea. 4 

Or venne fi ad Selmona, poco nauti lo Perduno; 
Certe granne acconcime fece nostro conmuno. 
Volenno venire in Aquila, fo dicto per alecuno: 
a Signore, set non annate geco, l'Aquila lo à per gran dono. 8 

Però che multa gente, romerì et mercatanti. 
So venuti allo Perduno, non porrìa dire quanti, 
Sconciarete loro asci; tardete jomi alequanti; 
Et poy ne giamo in Aquila con gran festa et canti ». 12 



). MSR Pensò t. 4. A Toltuiti aruu aret 5. /I per fi A/ ATi^ fino - prìnu 
6. MNR apparito fiicea 7. MNR Volea 8. MSR annate nx> li Aquilani te 

hanno in 10, A non se it, MNR ascio 12. MNR poy mo aademo 



«Anno Domini millesimo .cccLVii., 
« die .xxvu, octobris, .xl ind., domi- 
«nus Robertus imperator Costantino- 
«politanus cepit captivum dominum 
« lohannem Pipinum Altemure Paladi- 
« num, quem tenuit obsessum in castro 
«Matere; qui Paladinus ex eo quod 
«turris dicti castri propter cavam fa- 
« aam in turri dicti castri, [...] reddit se 
« in manibus dicti imperatoris; qui im- 
tt perator, die .xxviiii. eiusdem mensis, 
a fecit eum suspendi in mergulis porte 
« Altamure cum corona de carta in ca- 
« pite eius 9. «Sentendo messer Luigi, 
« fratello del conte, come il prenze ha- 
« vea morto il fratello, essendo huomo 
« di grande ardire e di seguito, di pre- 
« sente accolse soldati e caporali di la- 
«droni, e misesi in Minerbino, loro 
« castello, il quale era forte a maravi- 
« glia, e credette poterlo tenere in ri- 
« bellione. I terrazzani, sappiendo che 
« *1 conte, loro principale signore, era 
V morto, non assentirono di volere 
« prendere arme contro a' reali. E però 
«messer Luigi elesse i compagni che 
« volle e, fornita la rocca eh* era ine- 



«spugnabile, vi si racchiuse dentro 
« senza paura di forza che notare lo po- 
« tesse di fuori. Ma la fede corrutti- 
« bile de* soldati tosto lo *ngannò. Che, 
«havendo con seco dentro un cone- 
«stabole lombardo, per danari e per 
« lunghe impromesse dentro nella rocca 
('Colle sue mani uccise messer Luigi, 
«e *1 corpo suo e la rocca diede al 
«prenze, del mese di dicembre del 
«detto anno»; M. Villani, VII, era. 
« Quo tempore [ddr uccisione del Pala- 
fu dittò] dominus Ludoycus de Miner- 
«bino interfectus fliit in castro Mi- 
« nerbini per quendam suum comesta- 
«bulum, qui postea dictam terram 
«et castrum in manibus dicti impe- 
« ratoris redidit » ; Chronicon Siculum, 
p. 19. 

4. VAKud Diariunty p. 127, r^stra 
la data della partenza del re da Na- 
poli e spiega il motivo del viaggio : 
« Anno Domini .mccclxviu. (/. lvui), 
« .viii. agusti, .VL (/. xi) ind., rex Lu- 
« dovicus deTarento iter arrìpuit versus 
«Aprucium, asscrens velie ire ad cu- 
« riam Romanam ». 



Mxcn-Mxcviu] 



CRONACA AQUILANA 



255 



Lo re prese consillio et non venne lo 'ntanno, 
Sì che per quilli d\ lo re venne infermando. 
Nui facemmo la feria, et pur lo re aspettambo; 
4 Cescasuna Arte ad simmity per fareli honore acconciambo. 
Foro prese l'ostiere tante quante parìa 
Che foxe bene adascio colla soa baronia; 
Facemboly lo pallio comò se commenìa, 
8 Et sempre lo aspettambo, pur quale bora venia. 
Poy fo misso sconpenczo ad tucte vittuaglia 
De pane, vino et carne, et orgio, fieno et pallia. 
Et fo posto l'assetto ad tucti quanto valila, 
12 Et foro trovati lecti senza bria et travallia. 

Lo re fo più infermato; ad Napoli fo dicto 
Che lo re stava in morte et stava multo afflicto; 
Lo imperatore sentendolo, non stette punto fleto, 
i6 Venne verso lo fi^ate comò homo traflcto. 

Trovòlo melliorato, quando jonse ad Selmone. 
Lo inperadore in Aquila venire devisione; 
Prese combiato, et lo re li lo donone; 
20 Manno innanti li foderi et le some abione. 

Facemmo l'altro pallio nui per lo imperadore, 
Et devisò lo communo de fareli multo honore. 
Lo re mutò consillio, che non venesse allora; 
24 Félo retornare, et abelo in dessonore. 

Lo inperadore, vedendo che ipso era abiato 
Et fo facto tornare, sentease scornato; 



Ammala. 



Allestimenti de- 
gli Aquilani per la 
venuta del re. 



Roberto di Ta- 
ranto viene a Sai- 
mona dal re am- 
malato. 



Si avvia perve- 
nire ad Aquila. • 



Il re lo ÙL tor- 
nare indietro. 

C. 68 A 



I. A y. inunno a. A omstU di ed ba se ▼. fermando 4.MNREt ciascuna a 
s. s'assetUTa jocando 6.MNR stesse A adasciato - cavallerìa 7. MNR Fa- 

cemmo ^Ti? se gli S. M N R h, dicesse che 9. M P. fo detto si péose 

NR compenso A t. hostolangìa io In M NR mancano i due primi et 11, MNR 
ad ognuno 12. MNR trovate le letu 73. più] A poy 14. MN R era alla 

15. MSR sentiolo 16. MNR lu fratellu e. a£9icto 17. A Selmona 19. il re 
lo di mone 20. MNR li correrì innanti 32. MNR pensò 35. ipso manca 
in MNR 26. A retomare e prima di scornato aveva scritto correcciato 



2. « De mense vero augusti eius- 
« dem anni, predictus dominus rex ac- 
ce cessit apud Sulmonam ; in qua ci- 
« vitate fuit graviter ìnfìrmatus quasi 



«usque ad mortem»; Chronicon Sicu- 
luniy p. 18 O. 

(*) 11 pasao, secondo informa 1* editore, è stato 
aggiunto nel ms. forse da altra mano. 



2i6 



BUCCIO DI RASALLO 



l 






Il r«. 



eiàioH, 



che chiede • ottieiM 
•)iitl<Uf Consiglio. 



Partiose da Sdmona et noo fH'ese combiato, 
Gdvacó verso Napoli non poco correcciato. 

Lo re gUì dereto per iarelo tornare, 
Senthialo correcdato, vcdealo rapacare; 
Ma no Ilo potea \ofogcre; (k nauti calvacare 
Alcuni dellì soy per £n'elo voltare. 

Lo inperatore pertanto già non se revoltone, 
Anchi intoino che irato a lloro muctione. 
Et multo fortemente lo cavallo broccone; 
Non se fixe niente fi che in N;q)oli fone. 

Lo re non era sano, et pur volea venire; 
Li medici li dixero: «Signore, non gire. 
Gì, se cangnate agero, corno è nostro sapire. 
In pericolo de morte porrete vui cadire!» 

Lo re de non venire aUora deliberone; 
Lo gran senescalco in Aquila mandone, 
Anchi missere Gorello che suo compagno fone; 
Da parte dello re agìuto adomandone. 

Fé fare lo Consillio, et abe peiuto et diao 
Che lo terzo dello adjuto volea per lo interdicto. 
Et terzo per la Provensa, dove era connestrìtto, 
Lo altro per la compagnia, per £ire reparo a fEcto. 

Non posso recontare lo facto comò gio; 
Ottomilia fiorini l'Aquila proferìo. 
Con questo Tamassciata allo re regio; 
Obligaro la moneta comò che lui petìo. 



8 



12 



i6 



20 



24 



2. A Et e. ). MNR re In seqaitone 4. A Che Ilo lenthU 5. MSR pos- 
tette A adjongere 6. MSR revolUre 7. In MNR manca pertanto, tu A gii 
S. M R à coloro N a quelli MN minacdone io. MSR se fermò yl per fi che 
13. MSR S. mio 14, MSR poterrete 17. MSR Borellia 20. MSR il u 
31. S R L'uno MSR la prometaa; però v, il eomtnto, 35. MS recitare comò] 
S chinta 24. h^ fiorini 800 36. che lui] A colloro 



17. missere Gorello] Forse lo stesso 
messe r Gorello Caracciolo, intomo al 
quale v. il Chronicon Sicuhtm, p. 65 e 
i Diurnali detti del duca di Monteleotu^ 

p. 23. 



21. per la Provensa'] Per le altre 
compagnie di ventura che allora infe- 
stavano il contado della Provenza. Su 
di esse v. più oltre. 

25. La data del ritomo di Luigi a 



MCV-MCVni] 



CRONACA AQUILANA 



257 



Ad pochi dì poy questo, feccia portare; 
Dicea che allo papa la volea mandare; 
Allo veceré ne fece mille fiorini dare, 
4 Che volea Marchesciani da Pescara cacciare. 
Anni mille trecento et più cinquanta nove, 
Dello mese de marzo, venne cose più nove 
Che may odesse in Aquila et anchi né altrove; 
8 Sì che convene che questo per rima dica et prove. 
Sorse uno granne dubio della granne compagnia. 
Capo fo lo conte Lanno con gente della Mangnia, 
Et fórovi Lomardi, Toscani et de Romania 
12 Et de multe altre parti, de mala gente grifagnia. 
Vennero primamente in lo contado de Firenza; 
Fiorentini pararoselli et ficero tale defenza 
Che uno caporale occisero con tanti; questa penza: 
16 Che foro più de trecento, che abero gran perdenza. 



e. 68b 

»359. 
Marzo. 



SitemeinA^iU 
il ritorno della gran 
compagnia. 



Il conte Landò, 
combattuto da 'Fio- 
rentini, 



3. M Alle dece NR Alle terre In qualcuno de* mss, veduti dall' Antinori 
(nota aoj) leggevasi alle dae MNR pagare 5. Rubrica di A: Como revenne 
la compagnia delli qualy era capo lo conte Lanno che fece poy 
multo danno nello regno per le spese che se faceva adpreparese 
de resistere a Uni. Et comò foro facte le turri delle mnra in 
Aquila et li centiminii per resistere. Cap.o 59. et più manca in A 
6. MNR vidi 7. Af et né anco N R né manco ad altrove 8. MNR Si che 

corno andò q. - dirrò in r. et p. 10. MNR Conte L. fo capo 11. if de L. 

MN R tt Bertagna a fumo Todeschi, Bertoni, Lombardi, Toscani xa. mala manca 
in MNR n. MNR prima N contao 1$, MNR un e. et t. occisero M questo 
16. che manca in MNR 



Napoli è ncW AHud Diariuniy p. 128: 
« Anno Domini .mccclxviil (/. Lviii), 
« .XL oaobris, .vn. ind., intra vit Nea- 
«polim rex Ludovicus quando redivit 
«de Aprucio». 

3. Allo veceré] Cf. più avanti, p. 261, 
V. 5. 

16. Il fatto era avvenuto il 24 luglio 
dell* anno precedente, nella gola detta 
alle Scalelle, tra Biforco e Belforte. 
I>ella lunga narrazione che ne fa M. 
Villani, Vili, lxxiv, ecco il passo che 
porge riscontro con quella del nostro 



B. : « E awegna che assai ne fugissono 
« per questo modo, molti morti ne fu- 
« rono e pure de' migliori e assai presi, 
« e così de* fanti a pie. In questo ba- 
« ratto si trovarono morti più di .ecc. 
« cavalieri e assai presi, e più di mille 
« cavagli, e bene trecento ronzini, e 
« molto arnese sottile e robe e danaro vi 
« perderono. E bene che fossono usciti 
« del passo errando, molti presi ne fii- 
« rono nelle circustanze dagli altri pae- 
«sani che non sperano trovati alla 
« zuffa x> . 



Cronaca Aquilana, 



n 



258 



BUCCIO DI RANALLO 



[mcix-mcxi 



cr» fUto ferito e 



poi ritcctteSQ. 



Gli Aipiihiii fi 
•pMreccUftno «He 



Et presero lo conte Laimo ferito et sticcato; 
Per dui mìlia florini si se fo recattato; 
Radunò la compagnia et tirò in altro lato. 
Deo li (accia de male ad quilly che Tao lassato! 

Tante gente adunoselli ad quillo conte Lanno, 
Quaranta milia persone dicease che erano intanno, 
Et tucta mala gente da £ire male et danno. 
Omne terra de intomo per loro geva scomborando. 

Or vi diragio de Aquila che Ili fo commenente. 
Fóvi misso gran dubio de questa mala gente; 
Che qua volea venire dicease veramente, 
Per lo contado nostro che era ricco et possente. 



8 



12 



i, MR il >r la « presero il e Landò f. et stincato M ttincato S scianoito 
R sancato 2. A in ti ). MNR Addano A Et -dall'ai. 5. MNR adanose 
con 6. A dicese N diceanoie - lontanno 7. mala numa^ m MN R 8. AT issi 
MNR te gera 9. ÌU] A eUi MNR ci 



I. «Uno fedele del conte Guido 
«con .XII. compagni arditamente si 
« dirizzò al conte di Landò e valente- 
« mente Tassali. Il conte colla spada 
«fé' bella difesa. Alla fine, non po- 
« tendo alle forze resistere, s'arrendè 
«prigione, porgendo la spada per la 
«punta; ed essendo ricevuto, come 
« s' ebbe tratta la barbuta, uno villano 
«d'una lancia il feri nella testa; della 
« quale ferita lungo tempo stette in pe- 
« ricolo di morte»; M. Villani, Vili, 

LXXIV. 

2. « Il conte, vedendosi nelle mani 
« di due villani . .. , disse a coloro eh* el 
«guardavano di dare loro fiorini due 
« mila d' oro ed elli lo menassero al- 
« trove ... I villani ... si disposono a 
«servire il conte e '1 menarono alla 
«donna di M. Giovanni d'Alberghet- 
«tino»; M. Villani, Vili, lxxv, e 

Cf. LXXVI, LXXVII. 

3. in altro lato] Nelle Romagne, a 
Cervia e a Forlì; v. M. Villani, Vili, 

LXXIX, LXXXIIl, LXXXIV. 

12. Intorno agli andamenti della 
compagnia in Romagna, Marca e To- 



scana, dal fatto d' arme delle Scalelle 
fino a quest' epoca, v. M. Villani, 
Vili, Lxxxv, xcm, xcvii, xax, c\'; 
IX, u. III, IV. Mentre Aquila allestiva 
le difese, essa era dalle parti di Fa- 
briano : « Passando di luogo in luogo 
« la detta compagnia, con angoscia e 
« con fatica, in su l'uscita di febbraio, 
« tirando verso Fabriano, s'arrestò alla 
«Rocca Contrata, facendo secondo il 
«loro uso. Ma non trovando quivi 
« vettuvaglia che a loro fosse bastevole 
« eziandio per piccolo tempo, presono 
«il passo della terra a Sant'Agnolo»; 
ibid. IV. La compagnia però non en- 
trò nel regno, ma per Città di Castello, 
Borgo San Sepolcro e Perugia, passò 
in Toscana ; ibid. xxvi. Probabilmente 
il « dubio » della venuta del conte 
Landò corse in Aquila tra il maggio 
e il giugno. Il condottiero chiese il 
passo al comune di Perugia il 1° m^- 
gio, e stette poi « in lo terreno de la 
«Fracta più di, infocando e facendo 
« il peggio che potevano »; Cronaca del 
Graiianiy p. 188. Del maggio è la 
epistola scrìtta da Innocenzo VI al- 



torri. 



Uni in città. 



260 BUCCIO DI RANALLO [mcxviwmcxxu 

Ad omne porta stava continuo dui scrìpturì 
Che scrivevano le some che recava altrui 
De grano et de farina et tucti altri lavuri; 
Et veniali ad fatiga de scrìvere amedui. 4 

Si £an coprire le Innauti fo visato le turrf coperire; 

Foro date alli mastri che le degiano fornire; 
Chi stava ad laborare, chi stava ad mandire, 
Et chi colli trayny facea legni venire. 8 

Mille fiorini d'oro lo coprire custone 
Colli plancati facti che mistero ne fone, 
E collo resarcire delle mura che besognone, 
Et anchi collo ferro che le legna chiovone. 12 

Si fon &re i mu. Erauo nauti dati li centimini ad fare, 

Che le nostra molina se non poteano guardare. 

Che ad quisti centimini se potesse macenare, 

Intrementi alle molina non se degia finare. 16 

Or chi vedesse prescia che era alle molina! 
Nocte et dì non finavase per la granne agina; 
Li molenari alli homini regeano in de schina, 
Et de macenare forte nuUo se fengnla. 20 

Dicto agio li centimini et non agio dicto quanti: 
Foro deliberati quaranta macenanti, 
In omne quarto dece; fo vuto a Deo et ad santi, 
Se dice che custaro mille firini contanti. 24 



i. MNR stavano 2, MN R che passavano M R alluri N a liKuri 5. MNR 
et de ogni a. lauri 4. MNR ad forte de manca in M che iba ad a. N R a, scr. 

ad a. 5. M^VJ? Prima N recoprìre 6, MNR che d. essequire 8. In A 

manca Et ed ha lengname Nlini g. MN R custao io. MNR ci fao 11. che] 
A come MNR fao 12. MNR le lena chiovao 13. N li cento homini 

14. MNR Qjieste n. -non poteanose 15. MNR se possea lavorare x6. MNR Fra 
questo messo le m. non debiano 17. MN furia R furie che erano 18. MNR 
finava nullo homo per la ayna (N via) 19. MNR in schina 20. MNR Se 

homo li chiamava quilli non respondia Certo il v. è metricamente migliore, ma mi 
pare che il particolare emergente da questa legione, sia troppo minuto e non necessa- 
rio, B, è bensì descrittore minuto ma non mai superfluo. Si può dunque vincere la 
tentaiione, che viene a tutta prima, di far posto nel testo alla legione di MNR, tanto 
più che la rima perfetta non si ristabilirebbe nemmeno con questa, la quale è forse una 
rabberciatura de* copisti. 21. N gli cento hommini R centomini M N R mjn non 
ve 23. quarto] N R parte MNR te )uro a 24. ^ Et d. A in contanti 



262 



BUCCIO DI RANALLO [Mcxxviii-Mcxxxni 



Monito di B. aJ 
lettore di non ec- 
cedere in cortesia ! 



Mesaer Gorello 
in Aquila. 



C 70A 

Dicembre, 17. 

Il regno è ribe- 
nedetto. 



Adsay vi contennemmo, non potembo altro fare 
Che mille altri fiorini non se facesse dare. 

Lectore, anche recordate, che ad mente te Ilo rechi : 
Per granne cortesìa, guarda lo teo non sprechi; 4 

De vino grosso vivi, se non ày delli grechi; 
Beato chi à un ochio in terra delli cechi! 

Quisto proverbio in Aquila sacciate eh' è veduto: 
Quando missere Burello in Aquila fo venuto, 8 

Quanto peti in Cosillio, tanto abe ottenuto; 
Et tanto cechi fommo, ognuno fo surdo et muto ! 

Uno adaminto ad Aquila allora ademandone 
Et dixe che allo re fo promisso a Sselmone; 12 

Et non fo nullo ascottiante che dicesse de none! 
Uno adaminto in Aquila in otto dì colto fone. 

lo re volea mandare 
che la volea pagare, 16 

per farelo levare, 
de Uà degia mandare. 

AUi mille trecento cinquanta nove contati. 
Dello mese de decembero, ad dicissette dì intrati, 20 
Venne la benedictione ; intendete, cari frati; 
Omne ecclesia sonò, tanto fommo alegrati! 

Se fommo multo alegri, certo rascione avemmo: 
Tre anni et quatro misci la missa non odemmo, 24 



Dixe che la moneta 
Alla Ecclesia de Roma, 
Per lo nostro interdicto 
Et che la benedictione 



I.' vi] MSR par 2. MN R ci fecesseno pagare ^, In A mane* anche gd 

ba tenghi ptr rechi 4. A corte - spergi ^. M N R beviti A gregi 6, MN R dt 
A cechigi 8. In A prima di venato era scritto veduto 9. A petette io. A 
Et nui - cescasuno MN R tanti che ci NR ceco et i^. MNR Nesciuno noa ci 
fo che dissesse 14. MN R per o. 15. A/ Dicea NR Dicevano A lo re la mo- 
neta 16. che manca in M N R 18. Af ce debia remandare Ni^debianu 1^, Ru- 
brica di A: Como revenne la benedictione et fo mutata la festa de 
sancto Maximo et comò se fecea delli intredicti in tre anni che nei 
stettero et della messa cantata de tucto lo clericato in placia et 
delle offerte ad sancto Maximo. Cap.o 400. 20. MNR a di d. 21. A 
Kevenne MNR sacciate 22. MNR sonao noi ce 23. Se assai ne alegrammo 

certo] A credate ca 24. ^V sentemmo 



IO. Cf. p. 256, V. 17 sgg. Potrebbe 
darsi anche che B. alluda a una se- 
conda venuta di messer Gorello in 



Aquila, considerando che alla prima 
venuta pare accenni al v. 12, e che al 
racconto della richiesta di danaro per 



264 



BUCCIO DI RANALLO [MCXZZTn--MCiui 



11 vescovo Paolo 



C. 70 B 



propone U trasUi» 
zione in un Gmsi- 
glio di preUti. 

La propoau è ap- 
provata anche <liil 
comune. 



La festa che fo facta, fo allo vescovato. 
Et fo per santo Maximo benedicto et laudato. 
Che venia de ottobro, che era homo afFandato: 
Chi cobelli facevavi, era scomonicato. 4 

Erano tre faccende in quilli tempi ad fare. 
Et tucte necessarie, che non se poteano innutiare: 
De vennegnare le vigne, pistare et recare. 
Sfiorare la sofFrana, arare et sementare. 8 

Poy che queste fecenne era necessitate. 
De cento, tre persone non erano campate 
Che per qualeche faccenda non foxe scomonecate; 
Per regirese ad benedire era una gran pietatel 12 

Paulo, nostro episcopo, misese ad ymaginare. 
Una, perché la festa non se possea guardare. 
Et r altra, che alla gente omne anno era ad penare ; 
Pensò se questa festa potesse transmutare. 16 

Fé fare uno gran Consilio dentro allo viscovato 
De tucti soy prelati et savi dello elencato; 
Fé fare questa preposta, et fo determinato 

senza nullo peccato. 20 

in Palaczo del communo, 
senza peccato alcuno; 
Ly consellieri accordarose, no Ilo contradisse nìuno : 
« Facciase » , tutti disseno, « con grande festa et dune ! » 24 

5|. MNR che ce nne era 4. MNR facea dc era $. M N R quUIo tempo 

6. Et manca Jn A MN R possono 7. vigne] A genti 8. A et arare 9. MKR 
Perché fN R dcj questa faccenda A era de io. cento] A certo 1 1, M N R quelle 
faccende n. siano 12. MNR gir ad benedirse e. una p. 15. Af N R pensare 

14. N possa 15. MNR L*a. perché delli homini era uno p. 16. MNR de q. - 
volerla 18. MNR del suo ci. 22. A niuno; torna in rima al v. sg. 23. MS R 
uno 24. A F. dize cescasuno 



Che transitare potesse. 

Remiselo in Consillio, 
Che transitare potesse 



13. Paolo di Bazzane; v. p. 28$, 
V. 5. La notizia che ne dà il Ca- 
tal. pontif. Aquilanorum è la seguente : 
« Dominus Paiilus, nonus episcopus A- 
«quilanus, in ipsa ecclesia Aquilensi 
« fundavit parile'- :t dotavit cappellani 
« Sancti Angeli e . prò eadem impetra- 
« vit a Gregorio papa XI indulgentias, 



« prout ex bulla data Avinione decimo 
«septimo kalendas ianuarii, pontifi- 
« catus eius anno .11. » . V. inoltre 
p. 283, V. 19 sgg. Antonio di Bucao 
parla di lui nel narrare la pestilenra 
del 1363, st. XVI, e ancora alle 
st. cLxvm, cxcvn, cxcviu, cccn, 
cccxiv. 



McxLUi-MCXLVii] CRONACA AQ.UILANA 



265 



Visaro de fare la festa ad dece di de magio 
Per lo facto et per lo modo comò vi contaragio. 
Ad una ad una l'Arti gero per uno viagio, 
Tucti colli ciri in mani de uno paragio. 

Et lo communo offerse li ciri che solea; 
Tucta la corte ad simmiti colla famiglia sea 
Offersero li ciri, ognuno comò selea; 
Lo camborlingo pagava co lloro et despennea. 

Et anchi lo guardiano con ambo li notari, 
Dli colli ciri in mani, et cirotti ad mandatari, 
Anchi li trometteri con multi altri giurlari. 
Fra tucte queste spese custaro adsay denari. 

Quilli della fraterneta ficero gran presente: 



8 



12 



16 



20 



Uno gran ciro offersero 
Et cescasuno uno cirotto, 
Et uno ciro fé la Civita, 

Or vi voUio contare 
De tucte le castella ecco fo radunato, 
Tuctiquanti parati, ognuno con suo prelato; 
Omne eclesia arecò soa croce al viscovato. 



tucti communamente 
et fo una gran gente; 
lo quale fo bello presente, 
dello nostro chircato. 



Descrizione della 
fesu. 

Le Arti. 



Il comune e la 
corte. 



La fraternità. 



La Civita. 
11 clero. 



I. MSR Peniaro R de giugnio Nota marginali di R: Nam . ..festivitatis 
sancii Maximi, 2. MNR Fo fatta p. la - quale yi 3. TAiti] A una Arte 

Postilla marginalt di A: li city e quali, MNR andaro 4. MSR con le facule 
in nuno ^,MSR oflFerteli 6. ad limmiti] MNR da. per sé famiglia] A facula 
7. A cescasuno 8. MNR con loro 9. A amendui io. MNR Con le facule 
in - et anco m. Preferibile, malgrado l' iper nutria, la lenone A, che distingue coloro 
che portavano i ciri da coloro che portavano i cirotti ix. li manca in A ed ha 

joculari x}-2o. In MNR questa stanca e la sg. sono invertite. Postilla marginale 
di A: de sancto Maximo, 15. MNR una facula 16. MNR la C bellin 

per pr. iS, MNR li casali e. forno adunato 19. A Et tucti - et cescasuno 

20. MNR la cr. portò Postilla marginale di A: cruci ^o. 



1 3. Qutlli della fraternità] Della con- 
fraternita di S. Massimo, chiamata più 
tardi della Pietà. Intorno ad essa, 
V. G. RivERA in Bulìett, XIII, i sgg., 
e in ispecie pp. 61-2, ove ne son com- 
pendiati gli statuti, che furono confer- 
mati con bolla pontifìcia del 3 1 marzo 
1363. 

16. la Civita'] Civita di Bagno, chia- 



mata anche « di S. Massimo ». In un 
breve papale del 1173, che contiene il 
catalogo delle chiese appartenenti al- 
l' antica diocesi Forconese, si legge: 
«ecdesiam maiorem Sancti Maximi 
« cum villa que vocatur Civitas, cuius 
«medietas est eiusdem ecclesie cum 
«hominibus et possessionibus suìsd; 
Antinori, Introd. I, p. vi e nota 213. 



Cronaca Aquilana. 



>7 



266 



BUCCIO DI RANALLO 



[MCXLVIII-MCLU 



La funzione da- 
vanti al vescovado. 



C» 7IA 
La predica. 



Novembre. 
La compagnia di 



Poy multi confaluni 
Era tucto coperto 
Et factovi Taltaro, 



Più de novanta cruci loco vidi adunate; 
Lo sole vi feria et davavi claritate, 
Pana uno allustrare in tempo de meza state; 

ci vidi in ventate. 4 

denanti lo viscovato, 
et lo offitio cantato; 
Lo viscovo et lo abbate, cescasuno parato 
Et ambo con le mitre, stavano cantu lato. 8 

Sacciate ca in placza vidi stare tanta gente, 
Dentro et de casaly, quando io pusci mente, 
Tucte le altre cose ad me parsero niente. 
Lo predicare odemmo multo devotamente. 12 

Nauti venne alta nona che ne revennessemo, 
Sì che tucta la messa complita vedessemo. 
Dixe : « Lo nostro Patre tuctiquanti preghemo 
Che nne guarde et defenda, in qualunca acto semo! » Amen. 16 

Anni mille trecento et più sessanta correa; 
De novebero re venne la granne compagnea; 

X. cruci] M N R ciri ed hanno tdunare 2. / mss. d. Unti; trattasi prohahilmsnté 
di una glossa. A t. de 3. Af ad t. d'estate N R de scoriute 4. ci manca m ji 
5. tucto] ^ tanto Af>^ imprima j.MSR ciascuno A staya p. S,A Et amendui 
le mitre teneano in loro capo 9-12. Questa stanca manca in MNR i^, NR 
Prima ytnne]MNR{o i^.MNRFin Sfornire .V vedere /{ finire x^.MSR 
Ipso che è n. Dio 16. MN R ce ajute et-q. lato A defenda Deo 17. Ruhriea 
di A: Como refende la granne compagnia et Aquila guardò 
Forca de Penna con ottomilia fanti «i che non venne et 
passò la Pescara ad guaxo. Et della mostra dello quarto de 
Sancto lohanni et Sancto Petro per annare ad Forca de Penna 
Capitolo 410 et sonitti. iS. M N R quella compagnia rea 



7. io ahbatf] V abbate mitrato di 
S. Giovanni di Colliniento, godente 
giurisdizione ecclesiastica sopra varj 
castelli del Luculano, e riguardato come 
la prima autorità ecclesiastica della 
diocesi, dopo il vescovo. V. Antinori 
(nota 214) e Introd. I, p. iv, col. 493; 
G. Ri VERA in Buìlett. XIII, 34, nota. 

18. Pare che B. creda che la com- 
pagnia sia ancora quella del conte 
Landò. Si tratta invece della compa- 
gnia di Anichino di Bongardo. Questa 



compagnia, composta dì Ungheri e di 
Tedeschi, trova vasi, neirottobre, a Sala- 
ruolo presso Faenza, al soldo del legato 
pontifìcio, Egidio Albomoz. Di qui 
cavalcò nel contado di Urbino e nella 
Ravignana, «e di là», scrive M. Vil- 
lani, X, VII, «valicò a Ascoli del 
« Tronto, in servigio della Chiesa, per 
«certa rivoltura fatta in quella città 
« contro al legato ; e stettono alquanti 
« di nel paese ; e poi, di novembre, va- 
« licarono il Tronto, e arrestaronsi nel 



MCLIlI-MCLVIl] 



CRONACA AQUILANA 



267 



Tucto Penne et Abruczo omne jomo correa, 
Et menacciava ad Aquila che correre ce volea. 
Ad dire la ventate, nui pur dubito avembo; 
4 Che remetta lo contado Consilio ne facembo; 
Al capitano nostro questo comisembo 
Con dudicy boni homini che in compagnia li dembo. 
Non pottero una soma de roba fare venire; 
8 Diceano allo capitano: «Vóilo sapire? 
Non volemo remettcre! nauti volemo gire 
Ad parareli alli passy et co Uoro morire! » 
Lo capitano et li altri annaro alli passi; 
12 Prese, in Forca de Penne, li passi alty et li bassi; 
De fodero et de lena stavano bene grassi; 
De bria che patessero, may non erano lassi. 
Se dici: quanti foro che li passi guardaro? 
16 Io agio odito dire ad quilli che vi andaro. 
Senza li fodereri che la roba portaro, 
Ottomilia persone; et così li stimaro. 
Tridici di vi stettero che non se nne partero, 
20 Et ficerovi le case de legna, questo è vero, 
Et stavano forniti de ciò che li è mistero; 
Lo facto sappero quilli, giamay no Hi assalliero. 



Anichino nel Te- 
ramano e nel Pen- 
nese. 



Provveilinienti 
degli Aquilani. 



Gli Aquilani al 
pa^MJ di Forca di 
Penne. 



La cnmp^ignia 
non OM a»sjlirii. 



X. Postilla marginale di A: ij6o, SR tutto j. A di 2. ce manea in M S R 
5. A lo vero e omette nui 5. MSR consigliammo et dissemmo 6. in] MSR per 
8. Vóilo] A nui volemo; non dà senso, 9. MNR prima 12. In A manca passi 
a preserolli li passi 15. A dice - quilli che 16, m manca in M'SR iZ.MSR 
cosi esistimaro Postilla marginale di A: 8000 ad guardare Forca de Penna, 
ao. MNR le casi de legna manca in A che ha de vero a ferno le case di legno 
ai. MSR che in guerra è 22. M }f R Li fatti 'A may 



« paese verso Lanciano, ove solFersono 
«lungamente gran disagio». «Ani- 
te chinus erat Gerinaniis, iongo stipcn- 
« dio per Italiani notiis. hic aliorum 
« exemplo supra quatiior niiilia Ger- 
« manoruni equitani, qLii per Italiani 
« stipendia facere conscie veruni, in so- 
« cietateni collegit ad direptiones et 
« praedas . . . varia loca per Unibriam 
« atque Picenuni inteste pervasere ; do- 



« nec vicinas Apuliae regiones ingressi, 
« et a Ludovico Dvrracliiensium duce 
« solicitati, Apuliani infesti) agmine in- 
« grediuntur »; M. Palmi:kio, col. 1223. 
5. Al capitatw] |{ra capitano Anto- 
nio de MalaN'olti da Siena, milite, se- 
condo appare da un istrumento letto 
dall' Antinori, Ann, pp. 517-tS e nota; 
v. ora anche G. Rivhra in Buìktt, 
XIII, 51. 



268 



BUCCIO DI RANALLO [ucLVin-MCLZiii 



Priva di vivcn 

C. 71 B 
rea U Pe&car«« 



Il Consiglio or- 
la ad Amitcmo 
fuori di dare il 
mbio alla gente 
guardia a Forca 
Fenne. 



Com* era com- 
»u r oste ami- 
nina. 



[I quarto di S. 
ovanni. 



[1 quarto di S. 
Etro. 



Adsay gero rotianno; poco vi guadangnaro; 
Adsay necessitati de mangnare durato; 
Capoccia de soi&ana alcuni manecaro; 
Non pottero resistere, la Pescara passaro. 4 

Et passaro per l'acqua corno desperati, 
Ca li punti foro rupti et stavano guardati; 
Adsay li passi chiesero, ma no Ili foro dati; 
Intenno che allo passare assay ne foro annegati. 8 

Quanno fo tucto questo, non ne sappembo niente. 
Ordinò lo Consillio de reflescarè la gente: 
Che Admitemo de fore vada communamente. 
Allo primo commanno vennero immantenente. 12 

Porrla stata bella hosta solo li fodereri. 
Et un'altra hosta fora, dico, li balestrery, 
Et la majure fora quella delli baccoleri 
Che gevano più de volila che a lepori levereri. 16 

De fìne ad Sancta Plagia uno delli quarti andò: 
Fo lo quarto de San Johanni; lo capitano trovò 
Che se nne revenìa con quilli che loco fo, 
Ca no vi fo mistero, si che li retornò. 20 

Lo quarto de San Petro ne venne da poy 
Multo bello et accuncio, voUio sacciate vui, 



I. MSR andiroce 2. MNR necessiti 3. MNR Capocde-ne magniaro 

4. N guazzaro R guardare a si misero a guadar (id. guardar) la Pescara 6. M 
N R erano - stavano 8. MNR Et i. - p. se ne forno 9. tucto] Ai N R fatto 

IO. il Viso II. A^Ch'abiUrno Mi^Ambitemo 13. A/^Vi? Sarria suto 14./* 
MNR manca fora A balestrey 15. Et manca in A la manca in MNR che tanno 
sarria delli boni baccileri 16. MNR andavano 174 MNR Per f. - andao 

18. MNR Sancto Giorgio et lu e. trovao a vennero ... con il quarto di San Giorgio 
M furono ottomila persone senza il quarto di S. Giorgio et quello di S. Pietro ; cf. il 
cemento, 19. Af ^ /? che menao 20. MNR Che non era m.-retornao 21. ne 
manca in MNR 22. bello] MNR in ponto 



8. «Anichino di Bongardo, con la 
tt sua compagnia, ..., tentato lo andare 
« air Aquila e trovato gli passi forniti 
« alla difesa, fu cost rettola rrestarsi, del 
« mese di novembre, essendo i passi 
«stretti e male agiati di vittuaglia, 
« verso Lanciano ; . . . soffersono gran 
«fame e assalto a' passi da' paesani. 



« Onde in quel luogo perderono circa 
«a ottocento tra cavalieri ungarì e 
«masnadieri; e non potendo in quel 
« paese acquistare se non fame, pre- 
« sono la via di verso la Puglia » ; 
M. Villani, X, xvii e cf. xix e l. 

21. ne venne da poy] Entrò in città, 
più tardi del quarto di San GiovannL 



MCLXiv-MCLXVi] CRONACA AQUILANA 



269 



De sey milia persone forno, aderambo nui, 

Sensa li fodereri che foro mille li soy. 

Vinnero un poco ad tardo; posarose ad CoUemagio, 
4 Et ecco reinforsarose de tucto bon forragio; 

La demane per tempo prisero loro viagio; 

Per fi allo Pogio gero con granne festa et gajo. 
Trovaro lo capetano che se nne revenea; 
8 Parseli multo bella questa gente che gea; 

Feceli fare la mustra, che vedere li volea, 

Et poy se nne revindero tucta in compagnea. 



11 captuno £t 
fiire la mostra a 
Poggio Picenze. 



12 



16 



20 



24 



Se noi fossemo un velie et unum nolle, 
Spetialmente ad cose de communo, 
Et amasse suo honore ciascaduno, 
Et fosse stante et fermo et non molle,. 

Nui sederemmo sì bene in quisto colle 
Como altra terra che sacciate ognuno, 
Et dello chiaro non se farrìa bruno 
Né suprarrla alcuno matto né folle! 

Non soffererla mai tanto oltragio 
Quanto ha sofferto et quanto se li face, 
Né farla tributo né homagio 

Ad altri che ad lu re, comò ce adjace: 
Uno adaminto lu anno per usagio; 
Et ciascun homo se vivera in pace! 



SONKTTO XV. 

Del bene che la 
concordia potrebbe 
apportare al co- 
mune. 



c yaA 



t. In A manca forno MSR estimammo 2. MSR delli toy Postilla margi' 
nati di A : yooo lo 4^ i$ San Petra. 5. un manca in A 4. MìfR Et 
loco se reflesctro de t lo fodertjo 5. demtne] MSR matins 6. MNR Flno- 
andaro con gran xo. MNR tucti 11. Qussto songtto t i dut ttgg. sono mteiti 

deformati di sotto alla penna del copista di A , il quale non soltanto ba soppresso 
delle parole, ma ba alterato le rime e scritto i versi due per ciascun rigo, mirando, 
probohilmente, a ridurli al tipo delle quartine ordinarie. Pongo a fondamento la 
legione di MNR, seguendo l'ortognfia di M, A Set nui -una yollia et uno volere 
unom] P un . 12. A Spettale alle i^. A cescasuno M ciascuno 14. A sop- 

prime Et fosse ed ba, per tutto il resto, fermo et costante in nello bono 1$, A 

sedemo 16. A Como altro loco niscinno 17. bruno] A turbido 18. A Né 

tanto danno alcuno M superarla 19. mai manca in A ai. S R sarria A for- 
ria-né magno aa. ce adjace] A li adgìate 2\. N anaaminto R anaminto 

A per anno prò uso a4. A cescasuno se viis«ra 



270 



BUCCIO DI RANALLO [ncLXvn-MCLXvni 



Sonetto XVI. 

A' cotuùdìeri •• 
nunti defl' oaore 

rreliè rimbecchino 
fMlTAgi dicitori 
(fefla ringhiera. 



Sonetto XVII. 

Se ancora vivet- 
sero quelli che fon- 
darono Aquila, og- 
gi questa non ri- 
ceverebbe torti da 



nessuno 



I 



Ma havemo certi noi ndlu communo 
Gie, per bene nostro, cento non vale uno! 

Lassate uscire le parole de bocca, 
Voi consiglieri che amate l'honore! 
Quanno se leva alcunu dicetore 
Che con malitia alla rìnchera brocca, 

Et lo contrario delle bone cocca 
Con bon parole, con falso colore. 
Contraditeli tutti con remore, 
Che non despiace a De' chi li rabbocca! 

Et scusa havete, che havete jurato, 
Lu dì che consiglieri foste fatti. 
De consiliare lo m^liore stato. 

Non concedate a superbi et a matti, 
Perché ciascunu sarrla prejurato! 
De pena poi con Dio facerrà &tti. 

Hor non sedate per muti e per tristi; 
A chi mal dice, dite: a Mal dixisti! » 

Oh alme sante ch'Aquila faceste. 
Che tanta gente menaste in communo 
Et tante gratie ce faceste et duno 
Con molti affanni quali soffereste. 

Deh, se rennuivasse Dio le vostre teste 
Et fosse consigliero ciascheduno. 



8 



12 



16 



20 



24 



I. A certi bomini ad quitto e. 2. A sempre nule li face e noo] J? ne ). // 
ionettc manca in M In A è scritto dopo il scgmnie. Legioni di NR; ortografia 
di N 5-4. A Lassate scire de bocca dui consillieri che amate h. 5. R Q.oano 

alcuno] A altro 6. A Che comò V itra alla rivera corre 7. A dello bene yi tocca 
8. A bella parola et f. 9. A Tucti li contradicate ad r. io. A Ca non piace a 
Dio nostro signore R rebocca 11. ^ La scusa avete cha 12. R fosti 15. me- 
gliore] A nostro 14. A Non consentire alli s. né ad i^, A ciescasuno • privato 
z6. A Appena - patti In A dopo quésto v, si légge la rubrica Sonxtto alu govkk- 
MATOKi, ma in realtà ciò che segue e la coppia finale del presente sonetto, eoppia che 
il copista ha fatto crescere a tre versi; essi sonano : Or non segiate come muti et tristi 
Ad chi male dice ca mal dicisti Ad chi ben dice ca bene fecisti 19. Legione di 
MNR; ortografia di M NR Heu A anime 20. A Et -metteste ai. ^ gr. li 
faceste con multi affandi et duno 22. Omesso da A 25. ^ Che se retnscetasse 
Deo et le nostre M remuivasse R renovasse 24. A Et coselliasse cescuno 



MCLZIX] 



CRONACA AQUILANA 



271 



8 



12 



16 



20 



24 



De quilli che hoggi vivono, nisciuno 
Non haverìa loco dove voi forreste! 

Se allhora alcuna gente iniqua e ria 
All'Aquila voleva fare torto, 
Per voi, allhora, non se soflFerìa. 

Quanto re Karlo fo savio et accorto ; 
Et più castella tolte H havìa ; 
Et homo non ne fo prescione o morto! 

Et convenia che pur lu re facesse 
De quello che all'Aquila piacesse! 

La mala guida che l'Aquila ha hauta, 
Hauta ne haverrìa, se voi fossete; 
SI bene, credo, che guidato haverrete, 
Et l'Aquila non sarrla cosi caduta 

In tanti falli quanti, a mia paruta, 
Per duppii modi, come voi sapete, 
De tante genti et de tante monete, 
A punti è stata la terra perduta! 

Se solu penetuti noi fossemo 
De tantu male quantu havemo fatto, 
Et da hora innantì più non peccassemo. 

Né pr^assemo né folle né matto; 
Quanno home pecca, punir lu lassassemo; 
Con Dio dello passato farrem patto. 

Secunno che la mia mente rasciona. 
Dio refarria questa terra anco bona. 



Sonetto XVIII. 

Sullo stesso ar- 
gomento. 



z. il De quilli che stccio io non ne foze yìvo «Icaoo R tì Tonno N TÌTuna 
2. M habbera // v. manca in A 5. alcuna] A altra 4. A Tole 5. }f R noi; 
ma la Unioni di M è conftrmata da A A albare 6. A fo potsente et forto }i R 
•corto 8. A non fo priso né 9, N R pur che (N ne R 9t) f. In A manca par 
IO. piacesse] A fo accorto 11. La le\iont di A è, in qutsto sonstio, mtno tearrttta 
eh* n»' précédenti; tuttavia la Uiiotn migliare è ancora quella degli altri rodici. Il 
sonetto manca in hi Ortografia di N guida] A gente R abncca 12, A non Ha 
15. J{ Se A Bene correcti et guidato aveasete 14. A Che - forrla R caduca 

15. il ad me 17. A De genti de cose et de m. 19. A Or solo che S non 

ao. A quale ai. da manca in A aa. S pagassemo A folla aj. home] A se 
e poi facessemo 24. A dello gito 35. A Si corno nella mente me reiona; il 

copista ha ripensato al noto verso dantesco, R mente mia 26. A Ancora la terra de- 



272 



BUCCIO DI RANALLO 



[ 












Dell' altro anno sequente un'altra compagnia venne; 
Foro Ongarì lì soUati che lo legato tenne; 
Poy che li habe cassati, altri no Ili retenne; 
Ad dece dì de marzo foro in Abruczo et Penne. 

ca nanti lo sappembo, 
della compagnia habembo; 
nostra spai misembo, 
più fiate tenembo. 
venne lo vecerege. 
Et io lo conte de Nola, sì comò vi sse l^e; 
Et commandò alle terre che ciascuno studegie 
De gire allo reparo dannunca se del^e. 



Qpesta è b verità: 
Certe più gran dubio 
G>ntinuo nella Marca 
Et de ciò lo Gmsillio 

Per fare lo reparo 



8 



12 



▼CDUrU boiu in MU $ wui, « ftusté tomstU /« ugmU il XXL /> A pere il 
MétU XXI Uggiti wis uc&mJs vìU s e. j/b, éspo U a. MCCXXI. Cke U smé 
v$r0 p0sU uà putf ultime, hagis leggere le ftmtnji eh$ celi le precederne, per cemwim^ 
eertene. Infatti il tenette uen fa che eùmiimmare m tvelgere il comtemmU M etu, ed è 
petteriere tieuramente si t^6t, mentre qni nmme encers, cel reccenio, mi t$6o. Si pnè 
altretì dubitare te tutto il gruppo de* quaitro tenetti che precedane, non aihiu mmta 
ette ttetto, in origine, U propria tede, non già dove attualmente li v ediamo eollecoH, 
ma dopo la tt, MCCXXl, cioè dcpo il vivace tfago che fa B, contro le pretdam de^ 
viceré. Ma non abbiamo topra tale questione alcun elemento di riprova, i. Kmhrica 
di A: Como Tenne U comptgnit delli Ongari in Abrncso. Et soli 
li Aqoiltny te Ili piraro et patiaro U Pescara per pagnra de ipsi 
Aquilani. Sonitto contra li regetnri de Consilio. Ca.* 42*. MSR 
Nello anno 3. li manca in NR PoiHlla marginale di A: ij62. 4. A Ad 

sidici del Son e pottihile che la compagnia sia entrata nel Teramano e pattata nel 
Pennete il giorno j6. All' arrivo della compagnia, il conte di Sola ne mandò l* an- 
nuncio agli Aquilani (v. p. 27), v, ^J e quetti, adunato il ContigUo, mitero su la gente 
da mandare a lui; la quale era già pronta il giorno ly, in cui fa pagata. Con la data 
del 16, verrebbe a mancare il tempo necettario per far tutto quetto, ^, MS R che 
prima le] M la 6. più] MS R che 7. MSR le spie nostre m. a continuo 

tenemmo spie nella M. %. MS R T>t questo S fiate ne MS R facemmo ix. ^ 
alla terra cescasuno se S R ciascuna 13. MS R Andare alli repari ovunque lui 



4. Gli Unghcri, che militavano nelle 
Komagnc al servigio del card. Egidio 
Albornoz, legato pontifìcio, si erano 
divisi in due parti, nel mese di gennaio, 
a Lugo. M. Villani, X, xxxviii, non 
ha che un semplice accenno alla ve- 
nuta nel regno che fece una parte di 
essi per congiungersi alla compagnia 
di Anichino: v Mille o più a pieno pas- 
V so si dirizzarono in Romagna e quindi 



a nella Marca, vivendo a legge di com- 
a pagna e parte di loro s'aggiunse alla 
scompagna del regno». Meglio il 
Palmerio, col. 1 224 : « Equites ad duo 
« millia et quingenti Pannonii generis 
c( qui oUm Ecclesiae stipendiis per to- 
ce tam Galliam militaverant, fìnito sti- 
« pendio, in Apuliam venere, existi- 
« mantes, si a nullo stipendia solveren- 
«tur, se Anichino coniimgere». 



MCLXXIII- vili] 



CRONACA AQUILANA 



273 



Tucti cunti et baruni 
Chi no Hi tenne playto 
Et lo communo d* Aquila 
Ducento fanti d' Aquila 

Per pagare quisti fanti 
Mandare li volevamo, 
Che non era mistero; 
A pochi dì poi questo 

Dallo conte de Nola 



de Abruzo commandao; 
et chi lo sequitao; 

con li altri caminao: 
in ciò deliberao. 
li denari colsembo; 
et una littera avembo 
et nui li sostenembo; 
8 A pochi dì poi questo passaro, et nui li dembo. 

la lictera revenne 
Che erano passati in Abruzo fi in Penne; 
In granne prescia in Aquila lo Consillio se tenne; 
12 Nui mandambo la gente, sì corno se convenne. 
Ad quatro fiorini lo mese gere ducento fanti. 
Et ad dudici lo cavallo et boni calvacanti; 
Antono de Ciccarello, capo de tuctiquanti, 
16 Dicessette once démmoli de fiorini in contanti. 
Ad dicessette jorni de marzo se pagaro; 
In domeneca de Palme quisti si se abiaro; 
Non più che junti in Penne, et quilli Uà tiraro; 
20 Regero verso Pescara, in prescia là passaro. 
In jovedì santo passaro la Pescara; 
Nulla gente de Chiete a lloro se non repara; 
Però che erano tanti, non vi levaro gara 
24 Né sse mettea ad reseco, chi havea la vita cara. 



e 7JA 



La comfMgnU 
nel Tenun*no e nel 
Pennese. 



I &nti e i ca- 
valli mandati dagli 
Aquilani al conte 
di Nola. 



Mano, 17. 
Mano, 21. 



Mano, 3$. 

La compagnia 
varca la Petcara; 



elegie a comandò « tutte le terre che si apparecchiattino . . . gire alli ripari i, N R 
e. de A. et b. comandaro 2. N R Et chi lo t. in M Et chi non li t. fede NR 
sequitaro 3. M retornao N R retomaro 4. M SR però A deliberaro 5. qui- 
sti] M S R li ed bamto tolzemmo A colaclmo scritto dopo coselmo eanetlUto, 7. M 
S R io 8. poi] A per io. il Et u. MNR Con gr. fretu A Et in -lo Con- 
sillio in Aquila la. si manea in A i). MNR andaro 14. MWR Et d. da e. 
A cavalero N R ei U 16. A de fi. démmoli Postilla marginale di A : Antono 
de Ciccarello. ij, I vv. 17-18 ne* mss. sono invertiti, contro l'ordine cronologico. 
jorni manca in MS R 18. MS R palma si] A fanti; ma dalla st. precedente risnlta 
che non erano toltanto fanti, 19. Uà] A a lloro 20. MSR Andaro - con furia 
A tt in a con furia passò la P. Interpreto là e non U, perché tutti i mss. son d'ac- 
cordo nel dare Pescara e non la Pescara , il nome del paese, cioè, e non quello del fiume, 
B. così ha voluto indicare il luogo dove la compagnia passò il fiume. 21. MSR Lu 
33. gente] MSR terre S chiede R chide A reparsro 2). MSR Perché - ci pi- 
gliaro Sola marginale di R: Lanciano, Hortona, Ar sogna, la Guardia 
greca, 24. il misero - che teneano la persona 



Cronaca Aquilama, 



18 



274 



BUCCIO DI RAKALLO [mclxxix-mclxxx 



poi il Saogro. 



Civita et Ortona et Lanciano assaltare, 
Arsogna et la Guardia et più terre assaltare; 
Prede et presciuni prisero de quilli che trovare; 
Poy passare lo Sanguere, et de Ila derrobare. 



Sometto XIX. 

A ' consiglieri che, 
rompendo gli sta- 
tuti.'hsnno'^rìcon. 
fennati glioflizùUi. 



75 B 



O consellieri tristi et sciaverati, 
Come vi fate ottare tanti mali 
Ad Aquilani tucti in generali? 
Pregano Dee che sciate desertati! 

Però che vui vi sete male portati, 
Che avete refermaty li oflitiali ; 
Non fate come li homini liali. 
Che avete li nostri statuti guastati! 

Ad capitani, notari et camborlinge 
Li date questa terra per molliera. 
Ad petetiene de quilli che vy Ungo. 

Quanno se leva alcune nella ringherà 
Con alcuna parola che vi pingo, 
Tucti ammortete più che nulla fera! 

Non lettere de re né gli statuti 
Non valilo; or seme li male venuti! 

Quilli medesmi se nne fanno gabe 
Dicono che poco sinno Aquila abe! 



8 



12 



i6 



20 



I. In MNR manco il primo et assaltare] A et spoltaro II copista, avendo 
fraintesa la parola dell* originale , ha pensato probabilmente a Spoltore, Ma, a parte 
la termina^ion^ , non è possibile che ìi tratti di Spoltore^ il quale trovasi al di qua 
e non al di là della Pescara. Faccio posto perciò alla legione di MSR assaltare^ 
e ciò a costo di ripetere la rima del v, sg. 2. terre] MSR ville M assaghiaro 

NR saccheggiaro Mantengo, come ora ho detto, la legione di A, avvalorata da M 
La leiione di N R darebbe bensì il modo di evitare ìa ripetizione della stessa parola 
in rima, ma creerebbe un ipermetro ; essa devesi probabilmente al copista dell'originale 
de* due mss,, il quale pub esservi stato indotto dalla stessa nostra considerazione. 
3. MSR hebbeno A menaro 4. A Et poy A/ .V /^ Sanguino Ni? de ciò 5.// 
^onetto manca in M Rubrica di A : Soni tto. 6. S ostare tanto male 7. In A 
manca Ad SR che t. in generale io. SR re formati; la legione di A è confer- 

mata da quanto B. dice nella prima termina. 11. In NR manca li S gitali 

14. A Voi li i^, R Ad pcntione quelli 17. S R alcune parole 18. S R a. 

corno fa la 19. In A dopo re era scritto non yallio e vi manca gli 20. S R vallio 
niente - advennti A semoce 21. S R Issi 



MCLXXXI-'IV] 



CRONACA AQUILANA 



275 



8 



12 



i6 



Anni mille trecento sessanta uno correa; 
Ad cinque dì de magio, venne in presentia mea, 
Quando scorie lo sole che tanto resplendea; 
Parovisse la luna che lume li tollea. 

Retomo allo excrcito della grande compagna. 



Per quisto regno tristo, 
Mav venuti non forano 
Né dannagiati non abera 
In quisto regno miseli 
Che già so state tante 



se non foxe la magagna, 
d'Ongarìa né della Magna, 
valore d'una castagna! 
le nostre desscntiuni 
fra cunti et fra baruni: 
Chi tenea dallo re et chi dal duca alcuni; 
Et non voUio più spremere de più laydy sermuni. 

Poy passaro in Pullia; gero multo rotianno; 
Quando là et quando qua sempre gero predianno; 
Lo duca faceali le spalle et gèli sostentanno: 
Ilio per amor de questo non ne passò de hanno. 



Maggio, 5. 
Ediue solare. 



La compagnia 



in 



passa in Puclia, 
spallcttiata dal du- 
ca di Duri 



I. In A questa stanca trovasi icritta in calce alla e. y^ jt, con segno di richiamo 
dopo il sonetto XXI (v. p. 2J2). Il copista, arrivato a questo punto, avrà sospettato 
che essa si trovasse fuori di posto, e ha creduto di collocarla colà. Ma che egli si sia 
ingannato è dimostrato dal fatto che essa non solo appartiene al i^6i, ma cade dopo 
il mar^o, al qual mese B, è ormai giunto con la narrazione. 2. A vidi ^. M N R 
obscurò 4. M NR Paroselì - che tanto relucea 5. MNR allo mio canto La 

leiione di A ispira diffidenza; sarebbe accettabile quella di M S R , qualora fosse dima- 
strato che canto sia l'effetto di una cattiva lettura per conto 6. In MNR 

manca se la] A loro M manghania 7. MS R Venuti non sarriano 8. non] 

M S R ci A \o ▼. 9. M S R divisioni io. In A mancano già e il secondo fra 

II. chi manca in MS R Postilla marginale di A: De Durac^o, 12. MSR Ma - 
dire delli brutti 13. MSR andaro - robindo 14. MSR andaro gridando 

15. MSR li facea - andavalo 16. MSR Et lui ne] A va 



4. L*ccclissc fu totale per V isola 
di CanJia, per Tripoli &c. Il nostro 
osservatore pertanto ha veduto coperti 
circa i nove decimi del disco solare. 
V. C)pOLZi-.R, Canon der Finisternisse^ 
pp. 246-7, tav. 123, n. 6i22. 

I). «Anno vero .XIIIL ind., Ani- 
« cliinjs .Mung.irdi cuni maxima socie- 
<• tate 'l'heotonicorum et Un^an)rum, 
<• Inter quos luit Nicolaus Un^ariis; qui 
*< liri^LMtcs (.oruni ^rcssus .ipuJ .\pu- 
i< li.un, colligaverunt se cuni domino 



a Ludoyco de Duratio, qui cis concessi! 
a receptaculum omnium comunitatum 
«suarum. qui dominus Anechinus 
« cepit Qvitatem et castrum Acerencie 
« et plura alia castra » ; Cììtonicon Si- 
culuniy pp. 19-20. 

IO. non ne passò de bauno]^. allude 
probabilmente air oste che Nicola Ac- 
ciaioli condusse sopra Atella, castello 
del duca di l)urazzo« contro Anichino 
cìie vi si era tbrtilicato, e ciò prima 
che gli Ungheria sopragiunti nel regno, 



276 



BUCCIO DI RANALLO 



[MCLXXXV- VII 



Il re, impotente 
« resistere alla 
compagnia, tratta 
con essa per man- 
darla in Provenza. 



De contare omne cosa fora granne increscenza. 
Hor era tanta gente, lo re no vi avea valenza; 
Restrense lo Consillio, et abe provedenza 
Delli Ongari soUare et mandarel' in Provenza; 

Ca loco avea la vria de un'altra compagna; 
De multi pagisi erano, ma li più della Magna; 
Abingnone assediarono con tucta la campagna; 
Correa la Provensa quella gente grifagna. 

Or fece questa rascione: «Se serao squartaty 
Che non foxero tanty inseme adunati. 
Dannose adosso alli altri, illi erano sbaralliati ». 
Fece fare lo tractato et abeli sollati. 



8 



12 



1-4. Nt' mss. questa stania e la sg, sono invertite; ma basta leggerle per eonvin- 
eersi dell'errore, j, MWR sarrìa 2. Hor manca in A ^.MNR Restrensesi a 
5-8. Questa stanca manca in N R M De più male p. e. che la ^, MNR che erano 
11, MNR i^ì' sbarrati 12. MNR li tractati 



avessero il tempo di congiungersi con 
lui, « veritus ne si Anichino Ludovico- 
«que Dyrrachiensi adhaesissent, ma- 
«gnum esset inde detrimentum regi 
a venturum ». Stretto dall'assedio A- 
nichino « penuria rerum omnium coa- 
« ctus, pactus e regno abire, oppidum 
«dedit atque recessit»; M. Palmerio, 
coli. 1224-$. 

4. «Eodem anno predictus magnus 
« senescallus habuit tractatum cum pre- 
« dicto comite Nicolao Ungaro et eum 
<c ad regia servigia recepit ; quem domi- 
« nus rex misit extra regnum, asserens 
a eum velie manere apud Provinciam 
a in succursum Provincie et eum con- 
ce duxit dominus Ciccus Budecca usque 
V Florentiam » ; Chronicon Sicuìuntyp. 20. 

6. « Encores avoit en France grant 
«fuison de pilleurs, Englès, Gascons 
« et Alemans qui voloient, ce disoient, 
« vivre et y tenoient des fortereces et 
« des garnisons » ; Froissart, I, § 496. 

8. La compagnia de' cosi detti 
Tardi venuti, la quale, dopo avere, 
il 2 aprile 1361, sconfitto, presso a Bri- 
gnais, Iacopo di Borbone che, con Ar- 



noldo di Cervales, capitano di ventura 
egli pure, comandava le milizie del re, 
era piombata prima sopra Pont-Saint- 
Esprit, e poi sopra Avignone, al co- 
mando di Seguin de Badesol e di Ber- 
nardo della Sala. « Vinrent » , racconta 
Froissart, I, § 495, « sus le point dou 
«jour à laditte ville dou Pont-Saint- 
« Esperit et l'eschiellerent et la prisent 
«et tous chiaux et toutes celles qui 
«dedens estoient dont ce fu pites et 
«damages, car il y occirent tamaint 
« preudomme et violerent tamainte da- 
« me et damoiselle. Et y conquisent 
« si grant avoir que sans nombre et 
«grandes pourveances pour vivre un 
« an tout entier. Et pooient par celi 
« pont courir a leur aise et sans dangier 
«une heure ou royaume de France et 
« l'autre en l'empire. Si se ravalerent 
« et rassamblerent là tout li compagnon 
« et couroient tous les jours jusques ens 
« es portes d'Avignon. De quoy li pa- 
ce pes et tout li cardinal estoient en 
«grant angousse et en grant paour». 
E V. ancora Serunda xnta Innocentii Vly 
col. 354; M. Villani, X, xxxrv\ 



MCLXXxvui-'xcii] CRONACA AQUILANA 



277 



Quisti Ongari soUaty, lo re li abione, 
Et ad omne passagìo le littere mannone 
Che li sia dato passo, ca ad suo servitio sone. 
4 Li Ongari se abiaro, vennero ad Selmone. 

A dire el vero, nui qualeche dubio abembo, 
Che erano ottocento; et anco altro sentembo: 
Missere Phelippo in Marsci; et nui provedembo: 
8 De dì et de notte V Aquila ben guardare facembo. 
Più che quindici dì stettero da Selmona, 
Per lo plano de Valve, chi de su et chi de Jone; 
Perché erano multi, intrareli non lassone, 
12 Set non dà cento stagi che illi assecurone. 

Lo re mandò le lictere per lo suo trasorero: 
Che demo lo passo alli Ongari et ciò ca li è mistero, 
Et illi comparavano derrata per denero. 
16 Dixero li Aquilani: «Fecciamolo volentero». 
Fo facto lo Consillio; fòli resposto et dicto: 
« Ben che lo passo damoli per lo nostro destricto. 
Ma lo duca del Ducato, che tè lo passo stricto, 
20 Se passareli non lassa, tomarao qui dericto » . 



Filippo di Ta* 
ranto nella Mar- 



sica. 



C 74A 

Gli Un^ha>i nel 
piano di Valva, 



Il re & chiedere 
agli Aquilani il pas- 
so per gli Ungheri. 



I. M Hor q. lo re li] A li Ongari 2. A lo re m. 5. yl lo p. NR fone 
4, MNR gionsero A verso Selmona 5. MSR la veritate grande dubito 6. ot- 
tocento] MNR centenara A omtttt anco 7. M M. F. acriste in M. MS R ti 
che n. a. ben] A noi 9. MNR de fSR dodici; jomi-ad io. M de jó et 
chi de sune R chiede fone zi. MSR intrare non li za. dà] i< che MSR 
loto 14. MNR li demo la e ométtono alli Ongari A et fodero ca n'è 15. / 
w, j; i 16 sono invtrtiH in MNR 17. A et fòli Z9. In MNR mance doca del 
20. M non li lassano NR per deritto 



7. a Filippo di Taranto » , scrive 
I'Antinori (nota 222), «che per le 
« sue dissensioni col Balzo cercava pe* 
« Marsi impedire il passo ad altra com- 
«pagnia d*amii ». Con questa inter- 
pretazione si verrebbe ad anticipare di 
alcuni anni l'inizio della discordia fra* 
due cognati, discordia che general- 
mente ò fatta incominciare nel 1367, 
nel quale anno Francesco Del Balzo, 
duca di Andria, chiamò in aiuto Am- 
brogio, figlio di Bernabò Visconti ; Ann, 



Mediolan, col. 737. V. inoltre Cra- 
stJLLO, Dt rebus Tarentittis, p. 113, e 
la lettera di Urbano V a Guglielmo, ve- 
scovo di Sabina, in Rinaldi, XXVI, i $6; 
infine Antonio di Bucao, st. coli 

sgg. 

19. lo duca del Ducato] Il rettore del 

ducato di Spoleto, il quale, secondo si 

è compiaciuto di comunicarmi il comm. 

Fumi, dell'Archivio di Stato di Lucca, 

era talvolta designato anche col titolo 

di duca. 



278 



BUCCIO DI RANALLO [Mcxcm-Mcxcvii 



Mescer Cardel- 
lo, venuto ad A- 
quila. 



è mandato a trat- 
tare con gli Unghe- 
ri a Sulmona. 



Ad questo lui respuse: «Ad lo duca sia mandato, 
Pregannolo dall'Aquila siali lo passo dato ». 
Mannamovi Tamasciata, et hebelo renunzato: 
Che passare non lassali, che non piace allo legato. 4 

Ad dire la verità, pur dubito havevamo 
Però che dui planete da presso sentevamo: 
L'una era delli Ongari li quali aspettevamo. 
L'altra de misser Phelippo che non ne fidavamo. 8 

Fra questo mezo venne misere Caraphello; 
Lassò misser Phelippo che pilliò Capestrello. 
In Aquila fecemboly granne honore et bello: 
Cento firini demboli che se compre un cappello. 12 

Con nostri amasciaduri mandambolo ad Selmone 
Al conte Nicola Ongaro, che li Ongari guidone. 
Che acconceno, comò passeno, Amiterno et Forcone; 
Como li comisembo, cosci loro acconcione. 16 

Dixe che quillo conte in Aquila intrasse. 
Che stesse per stagio, mintri li altri passasse, 
Con alequanti Ongari, li melilo che menasse, 
Ca li denari so in Aquila, et loco se pagasse. 20 



X. N ipso A omette lui e Ad ed ha ce à m. 2, N R Preganno dell'A. 

li sia M che dall' A. li sia ^, MNR Mandammo fN-oM) hebelo renunsato] A 

bene l'à impetrato 4. MNR lassavall - placea 5. ^ lo vero por nnì d. 

avembo 6. A sentembo 7. L' manca in MS R A aspettembo 8. A fi- 

dembo 9. mezo manca in A io. MNR prese 11. Nota marginale di R: 

Cosa bella da ridere. 12. A se nne M accettasse S R accattasse 13. A 
Selmona 15. MN R adconceno quando passa M Fonone 16. cosci manca in 

NR loro manca in A i-j. MNR che il e. Nicola - ipso intrasse 18. MN R 

Et desse fNR disse) p. stagi finché A la gente 19. MNR Cinquanta boni O. 

a che desse 50 stagi di migliori Ungheri 20. MNR Et li 



9. misere Caraphello] Tommaso Ca- 
racciolo da Napoli. Era stato capitano 
di Aquila nel 1358. Per opera di lui 
gli Aquilani erano riusciti a ottenere 
da parte di Giovanna e di Luigi la 
conferma di tutti i privilegi e di tutte 
le immunità accordati loro da re Ro- 
berto e di cui la città alla morte di 
lui si fosse trovata in possesso. Il di- 
ploma è del 12 marzo 1358 (non '59, 



come TAntinori, Ann. p. 317, che 
r indizione xi cadde nel '58; Mas- 
Latrie, Trés.p. 141). Ivi è detto che 
la conferma era fatta « ad supplicatìo- 
«nis instantiam per Thomasium Ca- 
«razolum de Ncapoli militem, di- 
« ctum Carafelluni, capitaneum civita- 
« tis Aquilae, cambellanum, familia- 
« rem et fidelcm»; Recria Mtinifii'entia, 
p. 24. 



Mcxcviii-Mcciii] CRONACA AQUILANA 



279 



Et dixe che li Ongari inseme non gissero, 
Anchi delli ottocento dui parti ne facissero, 
Però che per lo contado danno non facissero 
4 Né li nostri vergogna né onta recepissero. 

Lo conte li respuse: de ciò che li è petuto 
De fare tutto all'Aquila; et questo in core ha avuto; 
Et non lassare fare, per nisciuno partuto, 
8 Cosa che incresca ad Aquila, ca non m* à deser\^uto. 
Venne lo conte in Aquila con sessanta persone; 
Trovò lo tesaurero, et ecco se pagone; 
Dudicimilia firini de oro li contone, 
12 Et ben pagò ad rotunno ciò che qua comparone. 
Quatrocento ne vinnero in una compagnia, 
Et questo fo in vigilia de santa Lucìa, 
Et quatrocento ne passaro di poi la festa sia, 
16 Multo privatamente, dericti per la via. 

Non passaro per la terra, ma fore dalle mura: 
Da porta de Paganica, ma non per quella altura. 
Per la valle de Collebrenciuni, et avevano pagura; 
20 No Ili bisognava, ca lo re li assecura. 

Revolt\vanose ad Aquila, dico, spessamente: 
Vedevano per le mura et dentro multa gente; 



e. 74 B 



Nicola Ungaro 
in Aquila. 



Dicembre, la-i}. 

Passacgio degli 
Ungheri sotto le 
mura della dttà. 



I. MNR gisseno 2. MSR Et de ipsi ottocento (.Vottanu^ Ih A manca ne 
^, MSR Acciò che li contadini - recepesseno 4. A onta né vergogna non onta] 
MS R danno $. M S R lì - ht 6. In A manca et 7. lassare fare] M N R et 
mancare A per nullo 8. MNR Né farli alcuno danno che n. gì' ha senrnto 

9. MW k il IO. et manca in A 11. A El d,, omette de oro ed ba vi per li 

a dodici milia florini d*oro 12. MSR Pagólu si ad ret. che ben contento fone 

X). compagnia] A brigata L'emistichio è deficiente, mentre è sovrabbondante il secondo 
emistichio del v. successivo ; sì che vedesi che la rima in origine non era -ata, ma -ìt 
14. vigilia] MNR la fesU; ma v, il v. sg. A L. Hrata 15. MNR Et li q. di poi 
la f. dì poi manca in A che ha in la e beata per sia a il di di s. Lucia e il di 
seguente li altri 16. MNR pianamente et honcsti p. la A strada 17. MNR 

delle 18. MNR et non su per Taltura 19. In MR manca de MNR passaro 
con 20. MNR Como che l'inimici venisseno ad la fura 21. MNR Volttva- 

nese all'A. molto sp. 22. et manca in MNR 



2. ottocento] Settecento, secondo M. 
Villani, X, lxxxv, erano i seguaci di 
Nicola Ungaro, almeno quando furono 
giunti a Firenze: u ali* uscita di gen- 



« naio a Firenze erano col conte Nicola 
« Unghero settecento Ungari usciti del 
« regno, li quali dovieno andare in Pie- 
« monte, in servigio del re Luigi ». 



gno 



280 BUCCIO DI RANALLO [mcciv-mccix 

Passare in granne prescia, non se fixero niente, 
Non aspettava Tuno T altro, né amico né parente. 

Mannamboli la scorta per lo nostro terrino 
Che dareli facesse órigio, pane et vino 4 

Per lo denaro loro, corno a lloro vicino, 
Et vergogna non avissero: comò nui, né più né mino. 

Parichi jomi stetteno ad la Vareta et ad Marana, 
Et alla Posta stetteno più de una settimana; 8 

Escono dal re- Poi se partero, andaro verso Toscana ; 

Appresso se partìo lo conte dall'Aquila soprana. 

Anni mille et trecento sessantuno corria 
Quando passaro li Ongari che in Provenza già; 12 

Ma dice che dero volta, che girevi non volìa; 
Ad Fiorenza lassaro la scorta che loro avia. 
136*. Como avemo Io bono jomo, cosi se vole parlare. 

Et quando lo captivo, se vole despreczare; 16 

co^s* Itei ' **"°"* ^^^^ ^^^ '^ cosellieri a nnui bisogna fare: 

Quando conselliavano bene, li vollio ben laudare. 

Questa è la veritate: più volte vi so stato 
Nello Consillio d'Aquila che vi è ben conselliato, 20 

E pare che tucti tireno ad nostro bono stato. 
Et multi boni mody; ma poi non son observati. 
e. 7s A Correa mille trecento, sessantadui intraro. 

Gennaio. Et fo lo primo mese, comò è lo gennaro; 24 

j. MNR con grtn fretta n. figendote 4. MNR Che dato fosse ad loro orgio 
5. a lloro] MNR fosse 6. MN R non facesse ad n. 7-10. La stanca manca in A 
R alla varde - Marano 8. N stomana io. ìiR parteva 11, A sesstntadai MNR 
correano Z2. li] A qnistì MNR intendeano 13. MNR che tomarose et andare 
n. voleano 14. MNR che haveano 15. Ecco l'intiera stanca quali Uggesi in 

MNR: Ad lu nostro suto mi TOglio retornare: Che, corno è lu jomo fAT giovene), 
volesse fN R volese^ pregiare, Et cosi lo contrario io la (N R \oJ voglio fare ; Cosi 
delli consiglieri pregiar (NR pregare^ et despregiare. La distanza che separa A da 
MNR in tutta questa stanca mi trattiene dal sostituire, al v. ly, che li di questo ms. 
con delli; la legione con li è congetturale, j^. MNR A dir la -ce son 20. A In 
nello MNR che è 21. MR teremo In MNR manca nostro 22. MN RDtndo 
li b. ordini ma poco si è observato 2^, Rubrica di A: Como foro facti più ca- 
pituli et sonicti capitnli de nocze morti et filliate et comò se non 
pagava secundo non la colta ordinanza et poy foro dati più gra- 
vamenti per Io male ordine. In MNR manca Correa 2^ M N R del pr. - 
cioè de jennaro 



MCCX-MCCXIl] 



CRONACA AQUILANA 



281 



8 



Allora parichi homini nella Camora intraro; 
De refare li capitali tucti se accordaro; 

Spetialemente ad nocze, ad morti et ad filliate, 
Che no vi degiano avere altre genti adunate 
Set non dello suo quarto; questo agia libertate; 
Forcia li parenti in terzo grado, sacciate. 

Quisti et li altri capituli che foro reformati, 
Et chi no Ili observa, che non se Hi agia pietaty! 
Tucto fora ben facto, se fossero observati, 
La quale cosa non credo; che non siano guastaty. 



RifonnA de* e*' 
pitoli tuntiuij. 



12 



16 



20 



24 



Io me protesto de quisti statuti 
Che so facti de nocze et de corructi, 
Per refrenare nostri usati bructi. 
Che poco tempo serrao mantenuti. 

Ch' io me recordo per li giorni giuti 
Che più volte so facty et poi so ructi, 
Et air usati ne semo raducti, 
Et dello facto ne semo pentuty. 

Quando li guasta alcuno majorente, 
Se è chiamato che degia pagare, 
Quillo manna lo pigno immantenente; 

Ad pochi jorni se Ho fa redare. 
Lu poverello paga integramente, 
Che uno denaro non ne pò spontare. 

Adunca serrla mellio de non farely, 
Poy che li grossy non vollio observarely. 



SOXITTO XX. 

B. Umenta là a- 
bituale inoMenran- 
za degli statuti di 
nosze e funerali. 



Culpitto. 



t, MNR Della C. p. 2. MNR Et de far e. 5. / trt ad mmieamo in A 

morti] UHK cormtti 4. MÌJR ce debia 5. dello] A \o In MNR numca 

questo 6. MNR Excetto non sia parente in quarta qaandtate j. MNR omtt- 
tono li 8 MNR Io non li scrivo che non li ajo copiati; ma il sonétto eho segue 
dà ragioni ad A ^.MNR Tatti sarrlano boni io. MNR ma che siano xi. Ru- 
hrica di A: Sonitti. la. MNR conlotti 15. A li nostri costumi 16. poi 

manca in A 17. il Et altri rosari M usata NR usato; la forma usati risulta ds 
quilla di MNR da ^tlla eht è stata a hasi di rosari^ e dtl resto ef. il v. ij. 
so. chiamato] A homo amato 21, MNR Et lui > incontinente A lo primo 33. A 
di se lly 2^. MR U i4 Et 11 poveri li pagano arditamente 2j^ MNR Et n.à, 
25-6. Questi due w, mancano in R 26, N rossi 



Cronaca AfuiUna, 



18' 



282 



BUCCIO DI RANALLO 



[mccxiu-mccxix 



Sdegno di B. con- 
tro i viceré che ma- 
nomettono U li- 
bertà aquilana. 



c 75B 



Però la mia persona 

Quando me recordo 
Uno solo pagamento 
Et quando lo sossidio, 



Multe fiate scrivo per fastidio et per ira, 
Per quello che vegio et sento, ma la mente gira, 
Ca pare che me venga allo core una tira; 

spisso piagne et sospira. 4 

che bene statevamo, 
allo re Tanno davamo, 
che agiuto li davamo 
Quando faceva Y armata, et nui lo sapevamo. 8 

Nisuna altra graveza ad nui no se poneva; 
Capitani né altri chiedere non poteva 
Né altri consellieri già no Ili profereva; 
Lo salario davamoli che avere soleva. 12 

Or chi vole homo mettere in tale male stato 
Che serria trista l'Aquila, se l'avesse durato! 
Et quilli che vengo poy nui, lassamoli in tale stato, 
L' anima ce maledisserano, et non se ne averiano peccato ! 1 6 

Quando per veceré, quanno per capitani. 
Era più che adamento che paga Aquilani; 
Questo non fora stato se foxemo stati sani. 
Ma erevamo divisi più che homini strani. 20 

Ad tempo de re Roberto, io voUio che me cridi, 
May no Hi vidi fare in Abruczo vicyrigi; 
Ben facea giustitieri per rasciuny et per ligi. 
Ma non dicea ad Aquila : « Obedire li digi !» 24 

Sì che con veceré non avevamo ad fare; 
Per veceré avevamo chi Aquila à guidare; 



i. MNR Spesso io scr. // secondo per manca in A 2, M N R tt saccio U 

mente 3. MNR Et parme che (R par che chtj al cor me jonga una yira 4. M 
NR Onde la mente spisso ne s. 6, MNR Che s. uno adaminto al re non paga- 

vamo solo manca in A y. MN R o ajuto A facevamo 8. MNR Se f. arm. 
che nui 9. ^ Nulla io. A/NJ? Né capiunio né offitiale dono non chiedea A non 
ne II. MN R Né nisuno consigliero non li 13. MNR Chi metter ci volea in 
altro m. 14. MNR Tr. saria quell'anima che l'a. l'i. MN R Perché venia p. n. 
consentendo fNR -temmoj male usati 16. MNR Malediceria l'anima de ^V che^ 
chi vi a* è trovato 17. MNR et q. 18. MNR pagava li 19. MNR Et già 
non serria st. essendo stati 20. MNR et non nitti et humani 21. MNR omet- 
tono io ed hanno che tu 22. Ili manca in Af TsTlu viddi i? lo vidde 23. MNR 
per rascione delle Icgi 24. MNR che oh. - debi li] A ad nulli 2$. A nui non 
26. A chi in M N R che A. ha ad governare 



MCCXX-MCCXXl] 



CRONACA AQUILANA 



283 



Sì che bui, consellieri, che avete ad conselliare, 
No vi lassete vencere né torcere né piccare! 



8 



12 



16 



Agiate, consellieri, la fede bona 
Spetialemente allo nostro communo! 
Et vui della Ragionta, cescasuno. 
Et anco dico ad omne altra persona! 

Quando sete ad Consillio, ove se aduna, 
Se foxe adomandato dono alcuno. 
Gridate de non, tucti in communo. 
Che nulla colta oltragiosa se puna! 

Or vi recordo, quando lo jurambo. 
Et fommo più de persone ducento, 
Delli meli uri che in Aquila trovambo: 

Per fi ad dece anni non fare donamento 
Ad altri che allo re; cosci acceptambo; 
In Camora fo quisto juramento. 

Mille trecento sessantauno li anni 
Correano, quando fo se mme demanni. 



SOMITTO XXI. 

A* consiglieri per- 
cbè ti oppongano 
«He proposte di 
colte oltraggiose. 



C. 7&A 



20 



Anni mille trecento sessanta dui si fone. 
Io vidi comensare gran lite et questione 



Lite tra il ve* 
scovo di Aquila e 



I. consellieri] MNR boni homini a. MSR ométtono il primo né ). // 

sonetto in MS R i collocato dopo il XVIII, e cosi pure in A (A^), St non chi, comò 
ho détto a p, 2^2 nota, in A se no legge una seconda redazione (Ay a questo punto, 
ed e assai verisimile che qui lo abbia collocato l'autore, per le ragioni che colà ho 
esposte. La seconda redazione presenta dalla prima deviazioni troppo forti per credere 
che sia stata copiata da essa. Rubrica di A^ : Sonitto per u regkturi. Rubrica di 
A^: Sonitto. 4. allo nostro] A^ ad cose de 5. A^ colla ragione ad 6, A^ td 
Cinque et ai altri persono N aotra 7. ove] A^ che A^ dove 8. A^ Et per 

qaalunca foxe chieso da alcuna A^ alcuno dono 9. Manca in A^ MSR dello 

NR no IO. A^ A' colu né oltragio- pona za. A^ A^ f. delle p. A^ trecento 
13. A^ In cammora là dove ne adnnambo 14. il^ adonamento 15. cosci] MSR 
si che 16. A^ Et de questo cescasuno (o contento A^ Nella 17. A^ sentauno a. 
A^ s. correa li a. 18. /|i Correa 19. RubricadiA: Como playtone lo vi- 
scovo nostro con lo vìscoto de Selmona per le ecclesie che aveva 
in questo de Aquila et corno lo communo de Aquila comparò Orsa 
per tenere Selmontini in frino. Cap.o 44. Rubrica di R: Quando ti 
cominciò una lite tra lo episcopo di Valve et quello de Aquila, 
MS R Ad li z, A sette fone 30. MSR Ch' io comenxar v. 



284 



BUCCIO DI RANALLO 



[mccxxii 



quello di Sulmona, 
per chiese aquilane 
soggette a Valva. 



Fra lo viscovo de Aquila et quillo de Selmone; 
Fo per alecune eclesie che erano in Forcone. 

Benché le nostre eclesie erano in nostro contato, 
Elle non respondeano allo nostro vescovato, 
Né Ho viscovo nostro vi aveva signorato 
Dallo tempo che recordome et fui al mundo nato. 



2. A alecuna ecclesia MN R terre et ecclesie i, MNR Advengha che le ec- 
clesie 4. A Ella MNR Tamen - repondeano 5. A nostri MNR non ci 
6. MNR Al - che al m. fui /l me recordo 



I. Il vescovo di Valva e Sulmona 
era Francesco de Silanis, Francescano; 
V. Gams, p. 928. B. dice di lui, p. 286, 
V. 2, che era «ben freczante». Infatti 
doveva essere « freczante » per davvero, 
se già precedentemente era stato due 
volte scomunicato, la prima « cum 
«spolia Landulphi sui praedecessoris 
<c sine apostolica auctoritate in se tra- 
ce xisset » ; la seconda « ob alienationem 
«factam molendini quod possidebat 
« cum capitulo Sulmonensi unito cum 
« Valvensi ecclesia ». V. il documento 
pubblicato dair Ughelli, I, 1379-80. 

6. Ecco r elenco delle chiese esi- 
stenti nel territorio del comune aqui- 
lano, ma reddenti alla diocesi valvense. 
Esso si legge nell* incartamento del 
processo conservato nell'archivio Ca- 
pitolare di Sulmona, alla e. 2 a, e, con 
le stesse parole, nel diploma di Luigi 
e di Giovanna dato il 17 settembre 
1353 (Faraglia, Cod, dipìont. Stilm. 
n. CLXVi). Si tratta, come si vede, di 
circa sessanta chiese. Do Telenco se- 
condo il diploma reale : « Nomina vero 
« ecclesiarum et locorum in eodem pa- 
ce pali privilegio contentorum sunt hec, 
« videlicet: [i] ecclesia Sancte Marie in 
«Cerule cum pertinentiis suis; [2] in 
<c Navellis ecclesia Sancti Nicolai; [^] in 
« Castello Sancte Marie ecclesie sunt 
«Sancti Benedicti et Sancte Marie; 
« [4] Gvitatis Ardigni ecclesia San- 
« cti Egidii; [s] in Collepetro ecclesia 



« Sancti Salvatoris et Sancti lohannis ; 
« [6] in Momenaco monasterium San- 
« cte Marie et Sancti Peregrini martiris 
«cum pertinentiis suis; [7] in Perillo 
«monasterium Sancti Benedicti cum 
« pertinentiis suis ; [8] in Riga ecclesie 
« Sancti Stephani, Sancte Sophie, San- 
« cti Angeli, Sancte Marie, Sancti Pauli, 
«Sancti Petri; [9] in Ancedonia ec- 
« clesie Sancti Nicandri, Sancti lohan- 
«nis et Sancti Petri; [io] in Lepora- 
«nica [...]; [11] in Cinico ecclesia 
«Sancte Marie; [12] in Barisano ec- 
« clesie Sancti Thome, Sancti Flaviam", 
« Sancti Eleucterii, Sancte luste, Sancti 
« Maximi, Sancte Marie, Sancti Silve- 
«stri et Sancte Marie, ecclesia Sancti 
«Victorini cum tota hereditate sua; 
«[/^-i/] in Ofeze et in Casule et in 
« Ofìgnano ecclesie Sancte Marie, San- 
« cti Petri, Sancti luvenalis, Sancti Ma- 
« ximi et Sancte Victorie, Sancti Pii, 
«Sancti Felini, Sancti Donati, Sancti 
« Leonardi de Campana, ecclesia Sancte 
«Agnetis; [16] in Sumonico ecclesie 
«Sancti Antimi et Sancti Pamphili; 
« [17] in Fontecle ecclesie Sancte Ma- 
« rie de ponte cum pertinentiis suis, 
« Sancti Salvatoris, Sancti Archangeli, 
« Sancti lohannis, Sancti Smaralgdi cum 
« tota hereditate sua, Sancti Georgii, 
« Sancti Valentini, Sancti lohannis ; 
^[18] in Gordiano de Vallibus ecclesie 
«Sancti Savini, Sancti Petri, Sancte 
«Marie; [19] in Beffi Sancte Cecilie, 



286 



BUCCIO DI RANALLO [mccxxv-mccxxvi 



Il vescovo di 
Valva ricorre ad 
Avignone. 



Lo vescovo de Valve, de pò che lo sentìo, 
Como homo ben freczante, ad Avingione gio, 
Et prepose questa cosa dello vescovato sio : 
Che lo viscovo de Aquila sposseduto Y avlo 

De dicessette ecclesie che aveva lo vescovato, 
Che erano state soe per gran tempo passato, 

2. ben manca in MS R 4. MNR lo spossedlo %, MNR dece et sette 



apriani de drapelle, diete Valvensis 
ttdiocesis, cuidam fìlio dicti ser Lali». 
Nicola di Corrado da S. Severo, il 
17 giugno 13S9: « interrogatus dixit, 
« quod de praedictis est publica vox et 
« fama et fiiit, et esse consuevit et est 
« in pacifica possessione episcopus dicti 
a loci, salvo a morte regis Andree citra 
« usque ad tempus quo insurrexit qui- 
«dam tyrannus in civitate Aquilana 
« nomine ser Lalus, qui occupavit vio- 
« lenter iurisdictionem pertinentem ad 
« dictum dominum episcopum Valven- 
« sem, videlicet in viginti locis seu ca- 
« strìs, quam iurisdictionem etiam nunc 
«tenet episcopus Aquilanus qui nunc 
« est » . Arch. Capitolare di Sulmona, 
Pro episcopo Valvensi; copia atte- 
sta t i o n u m , II, IV e VI. 

4. L' atto col quale si apre il pro- 
cesso dibattutosi davanti alla corte di 
Avignone, è del 4 dicembre 1350. Dal 
testo della «commissio» però risulta 
che precedentemente la definizione 
della controversia era stata deferita al- 
l'abbate del monastero di S. Maria della 
Vittoria. Si legge nella « commissio » : 
« Significat S. V. devota creatura frater 
«Franciscus episcopus Valvensis nec- 
« non devoti filii vestri canonici et csl- 
« pitulum ecclesie prelibate, quod licet 
«tam ex privilegiis apostolicis quam 
« ex consuetudine hactenus approbata, 
« episcopi Val venses qui extant protem- 
« pore habeant et habere consueverint 
« ordinariam iurisdictionem ex utraque 
« lege iurisdictionis et diocesane in ec- 



« clesiis et locis infrascriptis . . . Acte- 
« nus Paulus qui se gerit prò episcopo 
« Aquilano, a modico tempore citra sua 
« auctoritate, ymmo temeritate propria, 
«preter et contra voluntatem supra- 
« dicti episcopi et capituli ecclesie Val- 
« vensis, iurisdictionem ordinariam ex 
a utraque lege predictis iniuste et in- 
«f debite usurpavit in predictis et infra- 
«scriptis locis, ecclesiis et personis 
a ipsumque episcopum, capitulum et ec- 
ce desiam Valvensem iuribus et iurisdi- 
«ctionibus quas hec habere debet in 
«predictis locis, ecclesiis et personis 
scontra Deum et iustitiam spolia- 
€ vit . . . » . Aggiunge che il vescovo di 
Aquila innanzi all'abbate della Vittoria 
sosteneva le proprie ragioni « vigore 
« cuiusdam rescripti apostolici subrep- 
«titii et fraudolosi». Onde conchiu- 
deva : « Supplicat igitur S. V. idem epi- 
« scopus &c. ... ut prefatas causas ei- 
« dem abbati commissas per S. V. di- 
ce gnemini scientia ad examen Sedis 
«apostolice revocare, necnon prefatas 
« causas spoliationum, invasionum, oc- 
« cupationum iurium, dampnorum . . . 
«conmiittere dignemini alicui de re- 
«verendis patribus dominis cardinali - 
«bus vel alicui de auditoribus vestri 
« sacri palatii audiendas, decidendas » . 
Arch. Capitolare di Sulmona, Pro epi- 
scopo Vahensiy ce. i b-2a. 

5. dicessette ecclesie] Il numero delle 
chiese è maggiore, come si è veduto 
nelle note precedenti. B. conta proba- 
bilmente le parrocchie. Infatti altret- 



Mccxxvii-Mccxxx] CRONACA AQUILANA 



287 



Et sempre corno vescovo Tavea signorato. 
Fra questo missere Nicola fo morto et sotterrato. 
Comensòse lo plaito ben sollicitamente ; 
4 Et spese adsay denari, et sempre era presente, 
Et lo vescovo nostro dalla corte era assente; 
Per procuratore resposta valse poco et niente. 
Lo viscovo de Valve pur vicquese lo plaito; 
8 Persona più sollicita non fo may, crederailo; 
Fecese dare la sententia et vennesene de salto, 
Recause le commessiuni et trasela d'aguaito. 
Lo procuratore nostro la sentenzia appellao, 
12 Et quella appellatione bene un andò durao, 
Che lo viscovo nostro, colla forza che ao, 
Fra questo la possessione che aveva non lassao. 
Non remase per Aquila che non se despesesse, 
16 Quando vinti once o trenta in questo non missesse. 
Acciò che la questione in corte non perdesse. 
Che nostro viscovato vetoperio non avesse. 



Piato ali* corte 
di Avignone, 



C. 76 B 

vinto dal vescovo 
di Valva. 



Appello del ve* 
scovo di Aquila. 



1, A Et lai c. V. sempre Tavea MS R omettono V 2. MSR eri Postille 

margitmU di A: Hoc fuit timporo Urbani pape j, anno sui pontifica- 
tus 4*, ^. MNR Comeniò - molto t. 4. MNR omettono Et ed hanno ttan- 

doTÌ de 6. MN R respuse non li Ytlse niente y, MSR vicqae ^, MSR 

Per ma sollicitndine et stadio d'esser cauto 9. vennesene] MSR vincere 10.^ 
SR Portò II commissione 11. MSR lì n. pr. - rappellò 12. bene manca in A 
MSR durò 15. MSR la f. adoperò 14. che aveva] MSR mai 15. MSR 
ci despendesse 16. A Che q. - trenta non spesesse 17. la] A qnesta x8. MSR 
lo episcopo nostro mancamento 



tante sono queste nell'elenco che si 
legge nella bolla di Martino V, data da 
Frascati il 29 agosto del 1424, che 
citiamo più oltre. 

2. Messer Nicola figura negli atti 
del processo fino al 1351. 

6. Procuratori del vescovo di A- 
quila erano Nicola di Bazzano e Ul- 
rico da Basilea. L'atto di procura, ro- 
gato il 20 maggio 1551 in Aquila dal 
notaio lacobo, è riferito a e xv b del 
processo Pro episcopo Valveiisi, 

IO. Il testo della sentenza manca 



negli atti del processo. Essa deve es- 
sere stata pronunciata nel 1352, se il 
diploma di Giovanna e di Luigi che 
citiamo nella p. sg., col quale si dava 
l'appoggio del braccio secolare alle ra- 
gioni del vescovo di Valva, in seguito 
alla sentenza della curia romana, è da- 
tato del 17 settembre 1353. 

12. La causa in appello fu dibattuta 
avanti al cardinale Berardo, vescovo 
Sabinense. Il primo atto di essa è del 
28 giugno 1352. L'ultimo del 14 mar* 
zo I3S3. 



288 



BUCCIO DI RANALLO [mccxxxi-mccxxxv 



I commissArj 



ricuuno di esegui- 
re la sentenza pa- 
pale. 



Gli Aquilani 



mandano un' am- 
basciata a' Sulmon- 
tini. 



Lo vescovo de Valve lassò Tanno passare; 
Rechiese li commessarii che illi dejano fare 
Lo commando del papa, senza nullo tardare, 
Che in possessione méttanolo et dejalo adjutare. 

Li commessarii dixero : « Questo fare non volemo; 
Correcciareli coli' Aquila, questo fare non devemo ; 
In qualunca altra cosa adjutare te potemo, 
Faymolo volentero; et questo schiferemo». 

Li Aquilani, vedendo che lo playto perduto ène. 
Et resistere allo papa, cridi, non venia bene. 
Et averenne vergogna era ad nui gran pene, 
Avevamo pagura non ne uscesse gran mene. 

Lo viscovo sempre ad Aquila petea lo so adjuto; 
Dicea : « No fay forza sei playto pare perduto, 
Ca nne averemo honore per cescasuno partuto » . 
Li Aquilani se restrensero, abero proveduto. 

Mannarono ad Selmontini una bella admasciata. 
Pregandoli de questa cosa dònna è questione nata. 



8 



12 



i6 



2, MNR Recercò -che li 3. nallo manca in MNR 4^ MNR onuttono 

Che ei hanno mettala A lo menano $, MNR retpuseno 6. Af N/? CorreccU- 
renci - intendemo B. MNR Farremolo - et altro non farremo io. cridi] MNR 
certo XX. Et manca in A che ha pena MNR recavaneli p. xa. MNR Dubito 
pur ne era A ne seqnesse male m. j^, MS R Lo episcopo par ad - domandaTm 
ajato 14. MNR Dicendo: Non curete te il i^, MNR ptr ogni 16. MNR 
strìnsero A et abero 18. MNR Dicendo: q. -et questione d. è 



4. Nel diploma di Luigi e Giovan- 
na, del 17 settembre 1353, citato a 
p. 284, dopo essersi detto della richie- 
sta deir aiuto del braccio secolare fatta 
al re ed alla regina dal vescovo di 
Sulmona per potere eseguire la sen- 
tenza papale, si ordinava al giustiziere 
di Abruzzo oltre la Pescara e al capi- 
tano di Aquila v quatenus vos . . . pre- 
te dicto Valvensi episcopo taliter spo- 
« liato ac suis eiusdem sue ecclesie iu- 
« ribus ex causa huiusmodi occupatio- 
«nis spoliato, vestre iurisdictionis in 
« hiis potenti brachio assistatis circa 
V reaductionem eius ad possessionem 



« antiquam et prìstinam ecclesiarum et 
« locorum omnium in eisdem papalibus 
« licteris contentorum, et eorum potis- 
«sime quos predictos Valvenses epi- 
« scopos qui fiiere prò tempore invene- 
« ritis possedisse, non solum per iuris 
V oportuna remedia sed apte dcfensio- 
(cnis presidialia iuramenta ». 

17. Non possiamo precisare quando 
seguirono i fatti narrati qui e appresso 
fino alla st. mccxliii. Frattanto la lite 
continuava davanti alla corte papale. 
Al primo appello, avanti al cardinale 
Sabinense, ne seguì, nel 1 3 5 3, un secon- 
do avanti al cardinale di S. Stefano al 



Mccxxxvi-MCCXLI] CRONACA AQUILANA 



289 



8 



12 



16 



20 



^4 



Per lo amore de Aquila, per loro sia mitigata, 
Che r Aquila co lloro non ne sia correcciata. 

Sermontini respusero: «Volenteri lo farramo. 
Però che Aquilani generalemente amamo ; 
Né per questo né per altro no Ili correcciaramo ; 
Ma non è nostro facto, sì che non poteramo ». 

Con tucta questa resposta, Tamasciata mannaro 
De boni mercatanti che troppo ben parlaro. 
Quanno foro in Consilio, troppo ben se scusaro: 



per noi non c'è reparo». 
«Sacciate veramente, 
che may se lasse niente! 



« Che non è nostro facto. 

Per nui li fo resposto: 
Che questo non credate : 
Sia de Uà chi vole, né tanto sia potente 
Che Balve signorie uno de nostra gente! 

Se nei devesse gire ciò che allo mundo avemo, 
Figlioli et figliole nostre, et quanti ne farremo, 
Nanti consumaremoli che questo perdessemo! 
Chi ne Ili è in contrario ben ne Ili pagaremo! 

Anchi vuy, Sermontini, che scusa vui pilliate? 
Che troppo ben sapemo, quando vui volessate. 
De farelo collo viscovo multo ben poterrate; 
Annatevinde con Dco, et più non rascionate! » 

Et più layde parole in Consilio foro usate. 
Escerose de Palaczo de mala voluntate. 
Et abero paura, dicendo in ventate; 
Poi li fo menacciato per piacza et per le strate. 



e 77A 

1 Sulmontini ne 
maiuUno un* dtra 
agli Aquilani, 



che rìspomiono fie- 
ramente. 



Gli ambascivtori 
oltraggiati in piaz- 



I. iV Sperftmo per TA. \o manca in MR per] MSR con a. ne] MNR te 

l. MN R farremo 4. MS R Perché in generale nui li A. amemo 6. facto] MNR 
causa ed hanno nui non 8. troppo] MNR molto g.MSR assai se 10, MNR 
Perché A non potemo fare 12.MNR non se lassa may per niente i). Af^J? Ser- 
vasela chi 14. MNR VaWe non signoregiar& homo A may nno 15. MNR 
andare - nel 17. MNR Prima consnmarenci 18. MNR Et qualunque ci è 
contra - lu ig. MNR che ule scusa p. 20. A ben nui MNR che se tuì non 
ai. A porrate 22. MNR più non ne 23. MNR brutte 25. in manca in A 



Celio, un terzo, nel 1357, avanti al 
cardinale di Saragozza; un quarto, 
^^^ 1359, avanti ^^ cardinale di To- 



losa, e un quinto, nel 1 360, avanti al 
cardinale di Basilea. Cosi dagli atti 
del processo Pro episcopo Vaìvensi &c. 



Cronaca Afuilana, 



»9 



MccxLni-MCCXLVii] CRONACA AQUILANA 



291 



8 



12 



16 



20 



Dieta vi agio la questione secondo è gita et corsa: 
Contra nui la sententia per rascione et non per forsa. 
Li Aquilani provedero de mettere mani ad borsa 
Et compararo uno castello lo quale se chiama Orsa. 

Et fecero questa rascione: «Se quisto castello avemo, 
In cangno delle ecclesie allo viscovo darremo; 
Se Sermontini non voUiono, lo frino li mettemo, 
Che non porrao uscire, quannunca voleremo » . 

Tanto de studio abemmbo che Orsa comparammo, 
Et per avere lo assenso allo re mannambo; 
Mandamoncy dui scindici li melilo che trovammo; 
Multo contrario abembocy più che no Ili pensammo. 

Era male informato lo re et la regina; 
Pólli dicto che l'Aquila aveva granne mina: 
Se Ilo re li concede, la gente Sermontina 
Sempre briga aspettavano de sera et de matina. 

Mandambo quisti sindici per questo et altre cose 
Chel capitano facéanne, che erano oltragiose, 
Le quali non posso dicere per versi né per prose ; 
Dallo re impetrarono lictere gratiose. 



Gli AquU«m de- 
liberano di compe- 
rare il castello di 
Orsa. 



Mandano un'am- 
basciata al re per 
rassenso di Oraa 



C. 77 B 



e per altro. 



Il re concede let- 
tcre granose. 



I. MSR ho 'è suto occorM A comò è 2. MSR de r. la f. ). MNR 
et mìsono 4. MNR che te fé chiamar 5. MSR fecemmo 6. // copista di 
A aveva incomineiato a serivtrt il principio del secondo v. della st, sg. E per ayere 
lo «scenso^ ma cancellò subito . MNR scammio a darlo in scambio 7. MNR Et 
te A metteremo 8. / mss, uKÌre de fore; ma i una glossa. MNR quantuoqoe 

Dai Tolemo 9. de manca in MNR la. Hi] MN R nt 13. male] MNR tanto 
14. MNR Et dettoli 15. MNR consenteali 16. MNR la t. et la 17. A et 
per altre if). MNR fecea che erano] A multe 19. MNR dir non p. né in rinu 
né in 30. MNR ben gratiote 



4. Si viene al 1361. Difatti T am- 
basciata degli Aquilani per ottenere 
Tasscnso reale alla compera di Orsa, 
ambasciata della quale B. parla poco 
appresso, soggiornò in Napoli sessanta 
giorni (v. p. 293, V. 2), e il diploma 
citato nella nota sg., che fu ottenuto 
dalla stessa ambasciata, è dell* 1 1 feb- 
braio del 1 362. In quanto al castello 
di Orsa, V. i documenti che si riferi- 



scono ad esso, in Faraglia, Cod. dipi, 
Sultn, agr indici. E ancora Regia Mu- 
nificentia, p. 112. 

20. In data dell* 11 febbraio 1)62, 
Giovanna e Luigi, a istanza degli A- 
quilani e de* loro sindici mandati alla 
corte, spedivano un diploma nel quale 
disponevano: i* che la città e gli uo- 
mini di essa fossero esenti da qualun- 
que giurisdizione di viceré, capitani 



292 



BUCCIO DI RANALLO [mccxlviu-mccl 



nu non le cautele 
di Oru. 



Fa chiamare in- 
vano i vescovi. 



Que prode fanno queste lictere coscy avute, 
Che per tucti li rigi ad nui son concedute, 
Poi che alli capitanii non so facte temute? 
Or non ci foxe pegio: alcune ne so perdute! 

Al cunto nostro de Orsa io vollio retomare. 
Li amasciaduri accettarola et fecerola pagare, 
Et lo ascenso dallo re fecero acceptare; 

non pottero recare, 
et no y le dajeva; 
illu acconciare la voleva; 
alla presentia sea; 
ciascuno scusa prendea. 



Ma le cautele de Orsa 
Lo re prese le carti 
Diceva che questa cosa 
Fece chiamare li viscovi 
Ma nullo ce non gio, 



8 



12 



I. MNR Ma che parole et 1. che nai havemo havute 2. da t regali ad In 
A manca son 5. MNR del capitanio non ce sonno obtennte 4. MNR se son 
5. MNR II fNR coQtey- reconure In A manca io j, MNR re similmente (N R 
simile^ aspettare S.MNR n. possetteno portare a non potemo portare 9.7 le] 
MN R ee \ìt ij.MNRÌu episcopo in la; è più ovvio di crtÌ€r$ che il rt ahhia 
fatto chiamare tanto il vescovo di Aquila quanto quello di Sulmona, una volta che si 
era proposto di farli venire a un accomodamento; circa gli effetti di questa chiamata, 
V, il contento^ la. Ma manca in A MNR ìù non ce andò et sua 



generali e giustizieri presenti e futuri, 
in tutte le cose spettanti air ufficio 
della capitania nella stessa città, e nella 
ricollezione delle sovvenzioni generali, 
delle collette, de' doni e de* pesi im- 
posti e da imporre; 2° che i capitani 
della città, dopo la deposizione del- 
l'ufficio, vi restassero « personaliter » 
fino a compiere il tempo della sinda- 
cazione de' processi e degli eccessi ; 
Aon potessero, cioè, far ciò, « per pro- 
« curatores »; e che la stessa corte de' 
capitani ordinasse qualcuno de' citta- 
dini ad essere sindacatore « per vices » 
giusta la consuetudine; j°che contro i 
cittadini e i distrettuali non si proce- 
desse d'ufficio dalla corte o da altro 
ufficiale regio per ingiurie verbali, se 
non in quanto era permesso da' capi- 
toli del regno e in seguito a delazione 
della parte offesa, e non già per fama 
pubblica; i'^ che i conestabili e i re- 



ferendarj della città e del distretto non 
potessero essere molestati né costretti 
da' capitani a comparire personalmente 
dinanzi a loro per riferire denuncie e 
delitti, ove non vi fossero ragionevoli 
motivi ; 5° che i privilegi concessi 
agli Aquilani da Roberto e poi da essi 
stessi Giovanna e Luigi di non essere 
tratti, per qualsivoglia causa, al tribu- 
nale della corte della vicaria, fossero 
osservati « efficaciter, illibate », fatta 
sola eccezione per le cause toccanti 
chiese, persone ecclesiastiche, pupilli, 
vedove e il fìsco reale. Il testo del 
diploma è riprodotto dall'ANTiNORi, 
Ann, II, 48 sgg. 

1 2. Non saranno comparsi personal- 
mente alla presenza del re; ma certo 
è che il 27 aprile, Giovanna e Luigi 
spedivano un' ordinanza al viceré delle 
due Provincie d'Abruzzo, che era il 
magnifico Nicola da Nola, e al capi- 



296 



BUCCIO DI RANALLO [MCCLVi-MCCLvin 



Gli Ungherì {Mt- 
teggkti 



GauMÌo. 
escono dai regno. 



GdeoRo Malate* 
su, creato viceré, 



Quilli Ongari che volse lo re se li capao; 
Per in Cicilia mannareli tucti li sollao; 
Et li altri che remasero, licentia li donavo 
Che dello regno uscessero, et si Ili assecurao. 

Escerose dello r^no certe con gran fretta, 
Repassaro per Àbruczo quella gente maldetta. 
Et may ce non revenga de quella tale setta! 
Chi la volesse, Dio lo malanno li metta! 

Cacciata questa compagnia, lo duca era prescione; 
Chi più potea nello regno reflatare non pone; 
Fece uno veceré lo quale se chiamone 
Missere Galiotto, de Malistini fone. 



8 



12 



I. A se Dne campirò MNR se li capò 2. MNR m. in -soUò ). MSR 
alli a. - li dunò A commiato 4. M N R escano cosi li assecurò 5. MNR Et 

uscemo - con multa N iente in fr. 6, MNR Passarno 7. Et manca m A 

MNR I. nullo 8. MNR Et qualunque li volse D. ne faccia vendetta I w, 7 a 8 
in MNR sono invertiti, 9. questa] MNR la td tanno in prescione zo. MNR 
Chi possea - quieto diventone A non se it, MN R che per nome se 12. MNR de 
casata de Maletestini La forma adottata da A è confermata da a; cf p, sg, v. 2 nata. 



'60 (v. Mas-Latrie, Trés. p. 141). La 
presa del duca di Durazzo avvenne nel 
suo castello del Gargano : « in Monte 
«Sancii Angeli castrum delegerat [il 
« ducà]y saltuoso loco positum nec mi- 
«nus opere atque industria munitum, 
a in eoque se fido amicorum praesidio 
« ob tutelam reduserat »; v. Palmerio, 
col. 1224, che racconta particolareg- 
giatamente l'assedio che ^i pose Nicola 
Acciaioli e la forte resistenza opposta 
dalle genti del duca. Indi prosegue: 
« Enudatum inde defensoribus castrum 
« nocte dieque oppugnantes ad dedi- 
« tionem brevi coégerunt. Ludovicum 
« captum regi tradiderunt, qui post diu- 
« turno carcere maceratus interiit [cf, 
mp. 299, V. 4\. Anichinus interim, 
<K penuria rerum omnium coactus, pa- 
ci ctus e regno abire, oppidum [di Monte 
« Sant^ Angelo] dedit atque recessit » ; 
Palmerio, col. 1225. « Era Anichino 
« di Bongardo stato lungamente stretto 



«dalli Ungari in certe terre che te- 
«nieno da messer Luigi di Durazzo. 
« E non n' havendo potuto guadagnare^ 
« erano in male stato; e cominciando a 
« perdere delle terre, vennono a' patti 
« d' bavere sicurtà dal re e uscirsi del 
« regno sotto la sua guardia e sotto la 
«sua bandiera, e cosi fu promesso et 
« fatto a ciò fine. A messer Luigi 
« dopo questo si rubellò Santo Angiolo, 
«et egli, vedendosi povero e mal pa- 
« cato, si rendè a re Luigi suo cugino. 
«E venuto a Napoli, rendute tutte le 
« sue terre, fu messo in prigione nel ca- 
« stello dell'Uovo»; M. Villani, X, 

LXXXVI. 

5. e Anichino con la sua compagna, 
«assai male in arnese, alla condotta 
« di certi baroni del re, com'era pro- 
« messo, del mese di gennaio del detto 
«anno, uscì di regno»; M. Villani, 

X, LXXXVI. 

12. V. LiTTA, Malatesta, tav. ix. 



MCCLix-MCCLXUi] CRONACA AQUILANA 



297 



8 



12 



16 



Quatrocento barbute li de per soa famellia; 
Sopra li malantrini lo dì et la notte velila. 
Tanti ne fece impennere che fo una maravellia; 
Ponamo ca ad multi increbe, ma alli più semellia. 

Collo Consillio che abe lo re deliberao 
De fare un parlamento, per dire quello che pensao 
Per assettare lo regno, che gran mistero n'ao; 
Per tutto lo regame le lectere mandao. 

Fece fare lo commando ad cunti et ad baruni 
Et ad tucte citadi et anco alli comuni. 
Che vadano ad parlamento; non se scuse nisciunil 
Quilli che non ci gesserò, ad pena de tradisciuni! 

Lo primo di d'aprile 



Ciò che se commandava 
Tante gente fo a Napoli, 
Per omne ruva ad spalle 
Fo facto lo parlamento 
Et alli scindici de Aquila 



devevano comparire; 

devevano obedire. 
comò agio odito dire, 
homo convene gire, 
e fatta la proposta, 
fo data la resposta. 



reorìme U maUn- 
drtnaggio nel re 
gno. 



Il re Luigi deli* 
ber» di tenere un 
fMu-Umento in Na- 
poli. 



Aprile, I. 
U parlamento. 



a. MNR S. Maletestini a %, Malettini 4» MNR incretca A ma piti td chi 
5. MNR deliberò 6. MNR et d. dò che pento j, MNR reasaettare - biaogno 
fN nt) fo 8. In A munca le MNR mandò 9. MNR Et fece comandare 

A ad tucti e et b. io. MNR città A et ad tucti li ti. A allo -et non MNR 
non n' esdose ninni 12. A tradiscione 13-16. // copista di A avtvé trascritto prima 
la st. successiva; la presente i scritta nel margine inferiore e il posto «# è indicato con 
lettera di richiamo, 1^, MNR debiano 14, MN R commanda doreaseno 15. /« 
A manca a MNR e, odivi x6. MNR o. atrada ad spalla li convenea de 



4. Del fiorire che venne facendo 
nel regno il malandrinaggio durante 
il periodo delle scorrerìe delle compa- 
gnie di ventura, è menzione assai 
spesso ne* cronisti. M. Villani, IX, 
XII, ne parla nel modo seguente : « Il 
u re Luigi . . . non era sofficiente ... a 
« purgare e a difendere suo reame 
tt dalle continue ingiurìe e ruberìe de* 
« ladroni che correvano il regno con 
« disordinata baldanza. E ciò adivenne 
« perché in questi dì i baroni non erano 
« in pace e in concordia col re e mas- 
asimamcntc i reali. E il re haveva 



«piccola entrata e però tenea poca 
« gente d*arme a gastigare col ferro e 
«col capestro il gran numero de* la- 
« droni, sparti quasi per tutto il reame 
« e caldeggiati da* detti reali e baroni 
« per odio del re. E per patto in più 
«parti del regno si cominciarono a 
«fare raunanze di gente malandrìna 
« disposta a rubare, e fecieno loro ca- 
« pitano e rompevano le strade e cor- 
« rieno per lo paese, hora in una hora 
« in un* altra parte, forte conturbando 
« i forestieri e paesani con rapine e vio- 
« lenze e homicidj». 



Cronaca Abitano, 



19* 



298 



BUCCIO DI RANALLO [mcclxiv-mcclxvii 



Concessioni agli 
Aquilani. 



C. 78 B 



Morte del re 
Luigi di Taranto. 



Et aberone honore della proposta nosta, 

Che non ce abe contrario che li foxe descosta. 

Ciò che in Consillio fecese non posso recontare, 
Ca io no vi so stato, odivilo contare: 
Ca tucte offenze facte volea perdonare, 
Et meza de duana et residii lassare. 

O quanto foro lieti cunti tucti et baruni 
Et citati et castella colli loro communi 
Dello re che aveva facte tante remissiuni, 
Et poy che deveva strugere tucti li rei lamini ! 

Fo dato lo combiato, la gente se partìo; 
CoU' alegrecze tornano ciascuno ad loco sio. 
Ad pochi dì poi questo lo re alli bangni gio 
Et feceselli male tanto che ne morto. 

Ad vinti quatro jumi de magio fo sotterrato. 
Et tucto quisto regno ne fo adsay tribulato. 
Credendo che lo r^e refosse in bono stato. 
Nui le obsequie fecemboli denanti allo viscovato. 



8 



12 



16 



I. MNR Habenone h. d. materia nostra 2. MNR Et -et nullo ad ciò se 

te. 5. MNR fece 4. MNR Però che non ci stetti - recitare 5. MNR Ma 
6. dnana] A una td ba volea lui 1. j. A Ot MNR li e. eiìi g.MNR che li 
IO. MNR Tolea 11. il et la 12, MNR tornò fN ogni homo^-al paese 

15. MNR ad bagno Leggo bangni t non Bangni^ mancando riscontri ch§ assicurino 
trattarsi di Ponuoli. 14. MNR et de quello se 15. Rubrica di R: Morte 

dellu re dello duca Durazzo. MNR De m. alli ^N di) - In re fo z6. MNR 
De che tutto lo 17. MNR Sperando 18. A Et nui 



i^. Ad vinti quatro jumi] Luigi di 
Taranto morì alla mezzanotte tra la 
vigilia e il giorno dell'Ascensione, che 
cadde, non già il 24, ma il 26 di mag- 
gio (v. Mas-Latrie, Trés. p. 450). 
Così appare dalla lettera, scritta il 26, 
con la quale la regina Giovanna dava 
l'annuncio della morte al papa : « Prae- 
« cedenti nocte mirabilis Ascensionis 
« domini nostri lesu Christi, in matu- 
«tinis, dum medium silentium tene- 
te rent omnia et ipsa nox medium iter 
a in suo cursu perageret, serenissimus 
« princeps Ludovicus . . . , reverendus 



adominus vir meus, diebus triginta 
«tribus vehementia morbi per succes- 
« sum dierum afflictus &c. ». V. Chro- 
nicon Siculurrty p. 20, nota del De 
Blasiis. Il testo poi del Chrotiicon 
Sicuìum è : « Anno Domini millesimo 
« .cccLXii., de mense madii, in vigilia 
« Ascentionis, mortuus fliit Ludoycus 
«de Tarento et sepultus in ecclesia 
«Sancti Dominici de Neapoli ». La 
stessa data in M. Villani, X, c: « a 
e dì .XXVI. di maggio, il giorno della 
«santa Ascensione, rendè Tanima a 
«Dio». 



300 



BUCCIO DI RANALLO [MccLXXii-'LZxni 



M*ggio, 9-19. 

La festa nel Mer- 
cato e in S. Mas- 
simo. 



Ad dece dì de magio se devia comensare, 
In festa de santo Maximo si sse degia affermare, 
Et otto di da poi essa degia durare, 
Et tucte le Arti de Aquila in piacza degia stare. 4 

Como fo devisato cosi fo percomplito. 
Io vidi lo Mercato cosi bene fornito 
De logie et de coperte, tutto paria fiorito. 
Si bella feria may non fo nello tempo gito. 8 



I. MNR Ad d. jomi se 2. MNR ^tr tatto rAfifnmcare 3. MNR jomi 

poi franca degia 4. Per Arti in A prima era scritto Parti ^. MNR pensato 

6. cosi] MNR tanto 7. A Et 1. de - che p. M fornito N accirito In A 1 vv. 7 
e 8 sono invertiti. S. MNR Più b. - per t. ito A non fo may 



sferita al maggio, risulta dal diploma 
di reale assenso, spedito da Giovanna 
e Luigi il 16 giugno del 1361. Vi si 
legge : « Ad supplicis petitionis instan- 
« tiam prò parte universitatis hontinum 
« civitatis Aquile, nostrorum fidelium, 
« noviter culmini nostro facte, genera- 
«les nundinas rerum venalium con- 
ce suetas celebrarì in eadem civitate, ex 
«concessione dare memorie domini 
«regis Roberti, annis singulis in festo 
«sancii Luce [r^ ottobre] de mense 
« octobris per dies duodecim, ad cele- 
«brandum illas de cetero, annis sin- 
ccgulis, de mense maii, quo tempore 
« congruentius, ut asserunt, celebran- 
te tur, duraturas per dies decem, nu- 
« merandos ab octavo die ipsius men- 
te sis in antea, duobus scilicet diebus 
«ante festum sancti Maximi, et suc- 
« cessive usque ad festum sancti Petri 
«confessoris inclusive, in quibus vo- 
«lentes conveniant ad emendum et 
« vendendum iuxta tenorem ipsius con- 
« cessionis regie . . . , commutamus et 
« speciali gratia ampliamus » ; Regia Mu- 
nificentia, p. 25 ; e Antinori (nota 235). 
La fiera fu, poco dopo, trasferita al 
giugno, e in questo mese si celebrava 
al tempo de' copisti ; donde il falso 
emendamento da loro apportato alla 
lezione originale. Il diploma reale re- 



lativo a questo secondo trasferimento 
è del 25 aprile 1363: «Ad instantiam 
«universitatis hominum civitatis A- 
«quile, nostrorum fidelium, generales 
«nundinas rerum venalium celebran- 
«das annis singulis in eadem civitate 
«de mense maii duraturas a die de- 
«cimo usque ad decimum octavum 
«diem mensis eiusdem duximus con- 
« cedendas ; noviter supplicato nobis ut, 
«cum celebratio nundinarum ipsarum 
«eis predicto tempore censeatur inu- 
«tilis, sicut plurimorum mercatorum 
« experientia probata diiudicat ... ; nos 
«propter ipsorum fidei et devotionis 
« merita celebrationem dictarum nun- 
« dinarum a predicto mense maii ad 
«mensem iunii cuiuslibet [anni] ab 
«octavo usque ad quintum decimum 
« diem dicti mensis iunii suis vicibus du- 
« raturam duximus commutandam » ; 
Regia Munificentiay p. 27 ; e Antinori 
(nota 235). Scrisse TAntinori, loc. 
ora cit. : « La festa segui forse la fiera, 
«e con tale occasione fii trasferita 
« a' IO di giugno, nel qual giorno pre- 
«sentemente si celebra». Informa 
poi che la fiera fii da ultimo ritrasferita 
al maggio, nel 1456, per privilegio di 
Alfonso d'Aragona, e che la fiera del 
maggio, con l'altra dell'agosto, restò 
confermata, nel 1520, da Carlo V. 



MCCLXXiv-'LXXVu] CRONACA AQUILANA 301 

Io vidi in Santo Maximo tutto lo delicato " <J««>- 

De Aquila et de contado, tuctoquanto adunato, 
De più de cento cruci nauti allo viscovato; 
4 Fo dieta la missa in piacza et lo ofHtio cantato. 

Poi vidi tucte r Arti che gero ad offerire, u ArtL 

Et ciascuna per simiti, chi melilo potea gire. 
Colli cirotti in mani, et nulla deseverire, 
8 Cescasuno cirotto all'Arte comparire. 

Da poi gio la corte, dico, del capetano u corte. 

Con tucti soi oflStiali, colli cirotti in mano; 
Poy lo camborlingo, notari et guardiano; 
12 Adsay strominti forocy, se Dio me faccia sano! 
Or vi dirrò la feria quando fo comensata: 
Correano li anni Domini comò s' è registrata, 
Anni mille trecento sessanta dui è stata. 
16 Dio faccia bene ad quilli che Tabero devisata! 

j. MNR Et 2, MNR Dentro et de fore d'A. inseme readunato ^. MNR 
Ognuno con sai croce 4. A Et 5. MNR l'A. andare 6. A cescasnna MNR 
ciascano da per sé j. MNR Con le £icole - nallo disservire A nnlla se 8. M 
NR Coti ciascano ad sua parte doveva 9. MNR poi questo andava la - et la 

la MNR Et t. li -con tutte facule in 11. A et nouri collo MNR cancelleri 

et 15. MNR Poi viddi la 14. s'è] MNR fo 15. MNR d. et bene ordinau 
16. MNR li f. de b. a chi l'ha 



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INDICE 



I. 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOU (0. 



abbate di G)llimento 2667. 

Abruzzo 7 8, 1496, 189 IO, 202 >, 2169, 
2188^ 282 2*. (contado Teramano) 
216 13, 233 « 244 4, 245 7 14, 267 I, 
272 4, 296 6. Abruzzesi (Teramani) 
91» 

Accia joli V. Nicola. 

Acciano v. Campo. 

acqua 451», 466 7i3i4»5, 472611» 

49 *> 1 5 5 5' -^ V. capomastro. 

Acqua Santa 86^. 

Acquine (0 Aquile) 17 ^^ 18 a^. 

adoa 262 I' '4, 282 ^^;e V. pagamenti. 

Ajelli 166 »8. 

Albe 29913, 69». 

albergatori 194^. 

alberi 161 16. 

Altamura 251 ^9. 

altari 1688, 2666. 

Amatrice 56», 57 »o, 63 »5; « t». contado. 

ambasciate 60^5, 662, 11415, 124 "»3, 
1354, 194» 2088, 224 '6, 2288, 
2295, 2312, 2562, 2783, 288 »7, 
289 7, 299 9. ambasciatori 5 »8 ai^ 
619, 165, 135 18, 1953, 204 »5, 22419, 
2295, 2375, 278 »3, 292 ^ 293». 

Ameruso Pretatti 1343. 



s. Amico (festa) 132 "7, i34'o. 
Amitemo 173, 140», 159", 278^. 

(di fuori) 268 ". 
ammalati 180^0, 181 3, 1835, 184"; 

e V. curare, guardie. 
ancontani 436, 75 11, 168», 235 ». 
andare ad obbedienza 199". 
andare a spalle 194 4, 211 6, 297^^. 
Andrea d'Ungheria 86 »8, 1471518, 

14814, 1501014, 250 w 11, 2511. 
anelli 143 ^8, 186 3. 
s. Angelo (festa) 2497. 
anime de* morti 184 *6. 
anno giubileo 191 ', 194 '9, 199 6^ 

200 9. 
Anticoli Corrado 70 > ". 
antipapa v, papi. 
Antonio di Ciccarello 1529. 
S. Antonio (chiesa) 103 ", 1388, 1446. 
s. Antonio (festa) 979. 
Antrodoco I04»6«9a3, 165 »9, x86 «4, 

1923. 
appello di sentenza 287 " ". 
Aquila V. città, comune, Consiglio, 

distretto, popolo, terra, yìWoi e passim, 
aquile bianche 60 3. 
'Aquilella* 59". 



(i) La cil'ra arabica grande richiama U pagina, l'esponcnts il Terso. Con carattere cor mie ti 
riportano le voci volgari di R. 



304 



INDICE. 



aranci 192 23, 193 8. 

arare 2648. 

arciprete di Cascina 1 34 4. di S. Paolo 

di Barete 923. 
argento 185 «5, 202 8, 204 m. 
Ariano v, conte, 
armata 595, 676. 
armatura 104^. 
Arti 64 IO ", 200 " 16^ 201 6, 230 21, 

231 14 15, 23214, 23321217» 2S$4, 

2653, 3004, 30158; g x/. cinque, 
artigiani 23213. 
Artus (di) V. Carlo. 
Ascensione (festa) 193 3. 
Ascoli 2463. Ascolani S7 "• 
asina 251 M. asino 41 2, 162 '9. 
assedj 154», IS7^ 162 m, 16510, 

1966, 2367, 251". 

assenso regio 6 '7, 291 'o^ 292 7. 

Assergi 843, 160 3. 

astrologi 17 ^, 

Atri 149 IO. 

attossicare 37 1^, 151 3. 

avarizia 1865. 

Aversa 17435, 1965, 1977, 241 13. 

Avignone 51", 1786, 2851, 2862. 

corte di 293 7. 
avvocati 793. 

baccileri, haccoìeri 268 i5. 

badalucchi 98 ^9. 

Bagno 374, 772, 80 M, 12017, 168 13, 

209 ". (di fuori) 1 3 8 M, 1 60 7, 1 6 1 9. 

fossa di 212 IO. ponte di 122 2. 

porta di loi 3, 1325. Bagnesi 77 3 5, 

981, IDI 4, 1232022. 

Balbe v. Valva. 

balestre 98 ^3. balestrare 99 24. ba- 
lestrieri IS4", 1649, 2042, 26814. 

ballo 653; t V. danzare. 

Balzo (casa del) 175 9. 

bambini 18220, 185 " 14. 

banco 2463. 

bandi 11 m, 1285, 131 13, 259". 

bandiere 34 4, 61 17 19, 62 " 15, 67 ", 
15415. 

barbute (soldati) 22*, 5735, 1959, 
203 45, 215 10, 243 2, 261 7, 297 I. 

Barete (di fuori) 32", 131 ^ 16522, 



16611,2807. porta di 22010. passo 
di 16612. Baretani 388, 918. 

barile di vino 1 22 i^. 

Barisciano 85 1. 

Barletta 1961, 2293, 242". 

baroni 513, 263, 56", 6i6i<, 637, 
1058, 1488, 1522, 1575, 160 ", 

169 3 15, 1773, 19420, 1999, 20621, 
2082, 210 9", 21213, 211 9, 2188, 
239 13, 242 12, 245 3, 297 9, 298 7. 

baronesse 239 13. baronia 68 20, 
6920, 16816, 1714,2556. baronie 
1695. 

battaglia 877, 1554, 1647, 20313; e 
V. Benevento, Corradino. 

battaglie (schiere) 21 M 15 17, 22 7 9. 

battifolli 1668, 186 21, 1872. 

Bavaro v. Ludovico. 

Bazzano 38 4 5, 43 3, 79 3 ", 246 18. 
(di fuori) 3613, 160 7, 2216. porta 
di 2317, 22020. Bazzanesi 772, 
82 5 9, 85 9, 86 6. E V. Boezio, Ni- 
cola, Paolo. 

benedizione 2395, 2473, 2485, 249 s, 
262 18 21. del cadavere 263 8. 

Benevento 8 23, 171 2. 

Berardo di Rojo 44 ", 45 4, 49 14. 

Berardo Stiajecce 927. 

bestie 114 25, 115 162224, 11726, 237», 
241 11, 261 18. 

biade 1697. 

bizzoche 185 ". 

hlatidullia dura 186 10. 

Boezio di Bazzano 78412, 851113, 
86 1 5 IO. 

Bonagiunta 92 6, 96 16, 97 25, 104 18, 

1069, 1073, 108 3 17, no 13, III 7, 
112 1, 116 14, 119 21, 120 5 IO 18, 
121 3 IO 19 21, 123 5 12, 12428, 12517, 

1302426, 131 23, I33I02I, 137 17, 

138 18, 1462. (messere) 126 21, 128 

21, 1 3 1 II, 1 39 1, 145 7. casa di 98 ". 

moglie di 123 21. nipoti di 145 10 ". 

parte di 119 9, 120 3, 1283, 13026, 

131 I. 
Bonomo (messere) 5813, 735. 
hono stato 35, 1321, 2337, 28021. 
bordello 185 21. 
Borbona v. valle. 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



305 



bordone 194 ". 

Borghctto (Borgo Velino) 186 i5. 
borsa 90 6, 291 3. 
botteghe 754, 232 »3. 
bovi 60 », 162 »9. 
briganti 143 »7. 

brigate 343, 98^4, 2057, 2373, 244^- 

brighe 39 », 76 ", 80 7 17, Si 9 13, 83 «> " 

13, 90 1 3 5 IO, 91 3, 92 a, 94 4, 967, 97 

17 21, 99814 17, 100 17, 112 17, 121 3, 
123 W19, 137916, 1586, 163^, 165 17, 
1703, 214», 245", 246 '7, 291 16. 

Bucchianico 150^. 

Buccio di Ranallo 52M, 654, 

136», 173 ", 194 M. casa di 1363. 

figlia di 1363. libro di 3 >, iii^^, 

214 16. 
BureUo v. Gorello. 
Bussi 132 ", 16$ M. 

Cagnano (di fuori) 92 »; 165 ». Ca- 
gnanesi 91 s. 

calabrese (vino) 192 »6. 

Calabria 247 i>. 

caldo IS77, 190». 

calzolai 127 15. 

cambiare aria 256 i3. 

Camera 112 15, 1173», 126 m, 128», 
281 1, 283 16 

Camerino loi ». 

camerlengo 205 ", 2658, 301 "; « v. 
Lalle. 

campane 60^3, 6x " u, 121 ", 156», 
166 »o, 167 »5, 201 9, 2075, 2149, 
220 2, 232715; e V. *Aquilella*, 
'Ratinella '. campanile 61 >3. 

Campania 8 ^^^ 6$ 6. 

campo (militare) 158 m, 1995, 241 »3. 

Campo di Acciano 21913. 

Camponeschi 446, 911113^ 927, 93 a. 
E V. arciprete di Cascina, Edoardo, 
Enrico, Jannotto, Lalle, Mattia. 

Campo Sancti Spiritus 67». 

candele 181 ^s, 194 1. candelieri 194 >. 

canne (misura) 16 »7 18. 

Cantelma (madama) 109'. 

Cantelmi t/. Rostaino. 

capestro 171 »3. 

Capistrello 278 »«. 



Capitanata 251 6. 

capitani di Aquila 24257", 25715, 
296, 30", 313, 3622, 4918, 776, 
78 5 8 II, 7912, 81 S 8$ 3, 10514, 
X0616, 10813, 1145, 121591721, 

126", I30i8»5a7, 1317, 224317, 

225 151317», 22657, 231 », 23268, 
23349, 267 58 II, 26818, 2697, 
282 10 17, 291 18, 292 3. di Aversa 
1977. della Montagna di Amatrìce 
165 18. di Sulmona 629. 

capitani di osti 571, 15615, 1643, 
21616. capitaneo de guerra 668. 

capitoli 1x84, 12623, 127 15, 128219, 
2128, 281 2 7; ^ v. statuti. 

capo d'Arti 23021. 

capo della città 224 3 9. 

capomastro dell'acqua 46". 

caporali 124 16, 131 21, 132', 202 3, 
216915, 2241, 243711, 25715. 

Caporciano 91 3. 

cappella di S. Pietro Celestino 201 6. 

Cappelle 2619, 2816. 

cappello 278 12. 

cappuccio 1277. scappucciato (capo) 
381, 131 27. 

Capua 170 M. passo di 170 '3. 

Caracciolo v, Roberto. 

Carafello (messere) 2789. 

Carapelle 56 '5, 85 ». 

cardinali 417, 67 16. 

carestia 729, 769, 112 18, ii6»8 2i^ 
117 »6, X1811, 181 10, 192 10 14 19. 

caricare le some 22024. 

carlini 73 10, 11 2 20, i x 5 2 18, 1 16 " i*, 
117 23, 1366, 16016, 1838, 186» 2, 
19213. carlini gigliati 184 m. 

Carlo I d'Angiò 8", 9326* 10179 
1720, 1x1923, 12912, 13 21, 144, 
15310, 161613, 2026, 21461318, 
22 7 11, 23271317, 24611, 2510, 

2679132223, 271514, 28 8 "3, 2716. 

Carlo II d'Angiò 324, 33249141617 

'921, 3530, 36218, 373, 398, 405 
91320, 4915, 502, 5X4. 

Carlo d'Artus 933, 95 », 9614, no 3 
58U, III 14, II24, 1209, 1245824, 
1321213, 1382, 14813, 1491, 1778. 
figlio di 151 ». 



Crommeé Aftdlmut, 



20 



3o6 



INDICE. 



Carlo di Calabria v, duca. 

Carlo di Durazzo v. duca. 

Carlo Martello 3 3 '7 i8 23^ 34 9 12 13 17 
24, 35 1 5 13 17, 36 4 6 " 14 16, 41 4. 

carne 70 8, 1 1 5 17 18, 1 16 6, 126 4, 
185 19, 255 IO, di castrato 115 *®, 
192 ^^9. di vacca 115 19. 

carro da guerra $9^4, 60 4 7. carreri 
601. 

carta pergamena 184 '. 

carte 6i7, 164", 9810, 1495, 230», 
2931. 

Casale Nuovo 2428. 

casali vicini ad Aquila 1333, 219 i^, 
259 13, 266 w. abitanti de' 115 «. 

Cascia 525. il Casciano 573. case 
de* Casciani 52®. 

Cascina 131»^, 165 21, i86«; fi;, ar- 
ciprete. 

case 63 18, 72 16, 74 2 7, 751689 18^ 
189 5, 267 ». casalina 1 6 ^5 16 17 19, 
1646. 

Castel Capuano 1 1 1 »6. 

Castel dell' Ovo 2943. 

Castel Vecchio Subequo 169 18. 

castelli (intemi di Aquila) 30 ", 47 ^^, 
67 w 80 14, 82 2, 83 4, 85 5, 86 16, 
182 17 a6, 265 18. (feudali del con- 
tado) 46, 13 w 1825, 20 17 19, 31 IO, 
32613, 423, 10224, 105 4 7 12, 1063, 
III 18, 166». del regno 2988. 

castello di Minervino 253 ">. 

Castiglione di Casauria 13715. 

Castiglione di Tomimparte 20». 

castrati 1229. tosorato 192». E v. 
carne. 

Caterina di Valois v. imperatrice. 

cattivi (uomini) 1 3 3 *. 

cautele 864, 2928. 

cavalcare per diporto 206 i. 

Cavaliere della Polsella 22 3. 

cavalieri 9 23, 14 15, 218, 34 8 10^ 52 13, 
S6 7, 572, 61514, 97 II, 121 16, 
125 17 21, 148 IO 16, 15419, 1551, 
160", 1636, 1644, 1693, 170 5> 

2081, 21 14, 23914, 2452. cava- 
liere del popolo 305, 33 6 j e y. Ni- 
cola dell'Isola, 
cavalli 104 «5, 121 26, 1593, 164 1, 



206 20. coperti 67 12. cavalleria 

666, 6717^ 15110, 1549, 1985. 
cedole 1 11 i '7, n 3 22 2325^ 1 14 1^ 240 u. 
Celano v. conte, 
cera 167 '6, 181 192427, 18237, 1942, 

201 1, 214 12, 263410. 
cercelU i8b2. 

ceri 181 21, 2388, 2637, 26545714x6. 
Cerignola 179 18. 
cerotti 265 IO 15, 301 7 8 IO, 
Chiarino 914. 
chierici 13023, 18126, 18228^ 184 17, 

2377,2639. chiericato 154®, 264 18^ 

265 17, 301 1. 
Chiesa 74, 8 811 14, 1126^ 147", 

198 13, 1998. 
chiese 2815, 41 14, 423, 512, 5310^ 

1463, 181 2426, 182 12, 1832, 1896, 

1908, 1926, 2383, 26222, 2632. 

Valvensi 2843, 285 4 3, 2865, 291 6. 
Chiesura 186 17. 
Chieti (contado) 1497, 2032, 261 618. 

Civita de 56 M, 149 9, 156 " 13, 234 5. 
chiostri 2377. 
Ciancia (madonna) 1 50 15. 
cibi V. bestie, carne, erbe, fave, legumi, 

pane, sangue, vino. 
Cicco 929. 

Gnque (magistrato) 23 1 20, 232 2, 2334. 
cinque capi delle Arti 2334. 
città (Aquila) 6 21 23. del regno 2 io 12^ 

297 IO, 298 8. cittadini (Aquilani) 

165 13, 2064, 2249. 
Città Ducale 165 19, 186 16. 
Civita di Bagno 265 16. 
Civita de Penne 56 i3, 149 io. 
Civita Retenga 221 16. 
Civitate 2363. 
coda di vacca 562. 
code (dell'abito femminile) 1 27 2. 
Cola (di) V. Petruccio. 
Cola 1343. 
Cola di Pietro 231 ". 
Cola di Rienzo v. Tribuno. 
Coletta di Simone 231 ". 
Collebrincioni 81 ". valle di 279 19. 

Coììehrenciani 81 4, 82 i7. 
CoUefegato 102 24, 105 4 13, 106 13. 
Colle della Feria 68 19. 



NOMI PROPBJ E COSE NOTEVOLI. 





269». 


(chiesa) 41», 70 >S, 101*. 


(con- 


vento) S4 '^■ 




Coìle deUa Porta loj "; e v 


Colle 


deUa Feria. 




collette V. colte. 

5", 81". 
coìte Si '6, Si 19, 112", 118", 




119 -3, 


126 'S '7,155 »«,r}6",28)i 


,i9js. 


coltello 210*. 121 «3, 1}3*- 




coltre 98 "8. 




commiati 2067, 2217, aiiis. 


2S6., 



commisuri ^°^ ' '• 

commissioni 287 ">. 

compagnia di Anichino 266 '3, 295 ì, 
1969. del conte Landò 23} ", 
242*, 244', 245'"'. Me"", iSiS', 
256", 2579, 2583. di Matteo di 
Guglielmo 92 s. di fra Moriate 
215*. di Ungheri 171'*. 

companatico i{8 7. 

comparire 182". 

comperare a gara 29} ■>. 

composizione 59', 79*, 80", 8i«, 
109 w, HO"". 

comune di Aquila I9'9, 278, 30^ 
40«, 42^, 4Ì'. 49". SI», 70", 

90<8IO_ ,,;3, 1188, I28>, 129»4. 
151", 140", 200"S, 201", 22}*, 
22578IJIS, 2}}S, 2655, 2i4*, 

255 ". di Roma 216 '*, 227 '". co- 
muni del regno 210 ", 197 •", 198 ». 
48". 

conestabili 104 <3, 121 <b, 204», 226', 
15 ì«. 

confini 8[i3, 8^. 85", 86*. 

coDf^iurati 491*, ; s. 

consiglieri 72 'S, 16; 3, 204 >9, 164 "3, 
270 4""*, 280", 282", 283 '3. 

Consiglio di Aquila 2} \ 46'», 73 '3, 
111», 114", l6i ', 201 'S, 204"*, 



125.9 



1263 



231 



239", 14410, 256'9, 239', ^629, 

264", 167*, 268», 271*, 277 '7, 

280», 1837, 289 9 Q, 2981. del 
duca di Calabria 69 M. di foru- 
sciti 1305. di Giovanna 1 171 ■*. 
di Ludovico d'Ungheria 176', 1993. 



di Luigi di Taranto 297 s, 298 J. 

di prelati 264 '7, 
contadini 189". 
contado Aquilano 126 '9, 1)0", 238", 

259310, 26M, 267*, 279J, 2843, 

301 '. di Amatricc 36 3, 63 1». di 

Teramo v. Abruzio. E v. Firenze, 

Terra di Lavoro, 
conte V. Lalle. 
conte di Ariano 216 '7. 
conte di Celano 163 '«, 169 "7, 108 '«, 

209**, 216 '5, 2247. 
conte Landò 243 7 '5, 237 '", 238 ' s. 
conte di Minervino 249 ■*. Paladino 

237», 2423, 243 '3, 2S0'«, 251'". 

fratello del 2337. 
come di Nola 261 s, 272 '<>. 
conte di Trivento 1953. 
conte di Ungheria i63 9>>. 
59 M. 
ti 3 '3, 26 3, 63 7, ICS ^ 148 8, 152", 

ij79, 154"", 136', I37S, ito", 
693'!, 1773, 194» 1999, 206«', 
;109", 212 '3, 1169, 1188, I39'3, 



242" 


2979, 2987. 






convent 


so'», 1926; 




conviti 


8 ir, 120 '7, 


126 'S, 


134*. 


20S'S 


■7, 206 3. 






coperte 


JOOT. 






coppa d 


grano 7211,73 


",765, 


12 "9, 


113'. 


ii5"S, ii?"- 


di orzo 


II». 


di terra 115 's. 






Coppito 


V. Popputo. 






Coppola 


1;. Giovanni. 






coppaia 


JI'7. 







205 ". 

Como 91 4, 186"". 

corona di carta 231 '^. papale 397, 
41 1. reale 32", 167 «,209337,2101, 
ir 2 9, coronati 21 1*, 26 «, 

Corpo di 2 39*. 

corpo della beata Maddalena 307. 

Corradino di Svevia 20 "4, 21 ", 23*, 

26", I7«9'3. 29>* 

Corrado IV di Svevia 3 •*, 6 'S, 13 '3. 

correria 73 », 93 's. 

corrotti 37 '9, 7t', 1821*19, 222''; 

corta analan\a 18] 9, 186'*. 



3o8 



INDICE. 



corte del capitano 312, 378^ 8769, 
932, 9656, 9715, 986, 99 «, 102 M, 

IO8914, 113324, 121*6, 1358^ 1473^ 

265 6, 301 9. del cavaliere del po- 
polo 37". papale 287517, 2937. 
reale 1526, 206 6, 2134. 

cortei funebri 181", 182". 

G)rvaro 45 6, 106 U; e v. Pietro. 

cose da infirmaria 181 7. 

Cristiani 161 '5, 180 >6. 

S. Croce di Lifcoli (chiesa) 145 8. 

croci 144 ", 1548, 2388, 265 20, 266 I, 
301 3. 

crusca 112", 117 24. 

curare gli ammalati 184". 

danni 13824, 160 '3, 166622, 2178, 
22$ 20j 2365, 243 w 

danzare 211 8; « t;. ballo. 

dar banco v. banco. 

denari 14 " ", is '5, 37 H, 45 16, 55 5, 
577, 72 7, 73 II, 791425, 8012,854, 
888,907, 114 II, 115 20^ 1185, 12614 
«>24, 127 16, 1286, 140 M, 143 18, 
1491, 1525, 1536, 1591416, 1601, 

1624, 1656, 178 IO II, 181 9 17, 183 19, 
1922023^ 1932, 194 2 II, 1992^ 201 
I 5, 204 »S 208 4, 210 13, 21 1 3, 217 2, 
2254, 2409, 2448, 26512, 27715, 
278» 2805. 

derrate 117 ^9, 140 H, 1624, 181 18, 

1826, 2448, 277 15. 
dicitori 2705. 
dieci eletti 231 ^9. 
digiunare 54^6. 
Dionisio (frate) 99 19. 
dipinto a ritroso in Palazzo 226 17. 
disegno architettonico 5012. 
dissensioni tra' reali 148 9. 
distretto di Aquila 226 13, 277 18. 
dodici uomini 24814, 1202, 2676. 
dogana 298 6. 
S.Domenico 34^7, 505, 512, 126*, 

168 I, 2187. 
doni 283 8 14. 

donne v, femmine, giovani, vecchie, 
doppieri 193 ^6. 
dote 145 13, 1866. 
draganti 181 13. 



duca Carlo di Calabria 58 3, 63 16, 66 «, 
675917, 687x620^ 69 II 19, 7019, 7147, 
7215. 

duca del Ducato 277 i9, 278 1. 

duca di Durazzo (Carlo) 148 ", 1 50 4 9, 
i$3'» 158», 1623, 171811, 1741x6 

X7. (Luigi) 236 II, 242 3, 25 1 4, 237 3, 
294 S 295 I, 296 9, 299 X 7. 

duca Guamieri 163 3 5 io, 1642, 1706. 
ducati 1362, 201 2. 

ducato di Spoleto t;. duca del Ducato. 
Durazzo v, duca. 

eclissi solari 86 20, 275 3. 
edifìzj dirupati 1895, 1908. 
editti 22612, 26464. 
Edoardo Camponeschi 95 x6. 
Enrico Camponeschi 222^0. 
erbe 115*5, 1166, 1697, 241x1. 
esecutore di sentenza reale 96*. 
esecuzioni degli statuti 1279. 
esequie 298 ^\ e v, corrotti, funerali, 

uffiziare. 
eserciti 284, 1678, 169 M, 236". 

fabbroferrai 127 x5. 

famiglia del capitano 225 x, 265 6. del 

viceré 297 '. 
Fano (da) v. Paolo, Ugolino, 
fanti 34 xo, 35 3, 205 xo, 245 X. 
farina 259x9, 2603. 
fave II 5 *7. 
favore reale 6 X7. 
fede del re 239 x. 
femmine 25 *3, 37 19, 39 3, 43 xo, 44 2^ 

486, 5411,80", 127 X, 1838, 185 XX, 

1866, 242x0. 
Ferentino 643. 
feste 337, 52 II, 5913, 6459, 653x0, 

69 X7, 70 16, 125 22, 126 9, 154 1, 
200 " X4, 205 6, 2062, 2H 7, 247 17, 
2482, 2493, 25412, 263 13, 26414x6, 
265 X, 2696. 

fiaccole 265 IO. 

Fidanza 102 23, 105 3 7 x4 16, 106 4 6 9 h, 
1072, 108 2 9 13, 109 14 9, no 7 IO, 
1116715, 119x8. parte di 105 3. 

fieno 255 IO. 

fiere 162 x8, 255 3, 299 xo 12 13 14, ^qo 8. 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



309 



Filippo V. Lippo. 

Filippo di Taranto (messere) 216 8, 

218 »>6^ 219 MM, 2203, 2213», 

22416*9, 278810. 
fiorini 16» 4616, 567, 765, 81 16, 

112" 19, II4»8, 127 w, I50W, 145 '^ 
1602, 162 19, 166 a6, 181 «, 1848, 
202", 225 13, 2266, 240", 244 I, 
245", 2$6a4, 2573, 2582, 260824, 
261 9, 2622, 278 ", 279", 29339. 

Firenze 667, 2445, 280 m. contado 
di 257 »3. Fiorentini 257 »4. 

fiume (Atemo) 158". 

fiumi ingrossati 229 >. 

S. Fla Viano 233 ». 

Foce (di) V. Jacobo. 

fodero 24 20, 25 m » a6, 26 » " H, 
197 ", 198 3, 255 », 267 13. fode- 
reti 267 17, 268 13, 269 2. 

Foggia 230*3, 240*8. 

Fontana 166 8. 

fontane 48 *9 ; e v. Rivera. 

foraggio 201 *9, 241 *o, 2694. 

Forca di Penne 245 8, 267 ". 

Forcella 84 4, 131 15. 

Forcone 173, 159*0, 160 6, 278*5, 
2844. 

foresi 919, 123 *5, 135 3. 

forestieri 91*, 1708, 225*», 2414, 
2434. 

forma (dell'acqua) 46 *2, 47 3811 mi8. 

Forma 221 7. 

forni 112*2, 122***3, 127*0. fornai 
48*3. 

fortilizi 5*5, 186, 202*, 247*8. 

fortunale tempo 229 *. 

forusciti 392, 404, 448, 773, 1059*0, 
1x18, 121 4 23, 12224, 124 3 13 25, 
12822, 1291**4, 130719, 131*923, 
133 '^ I3SS I5S ^ 17034, 218*5, 

220 7. 

tossa V, Bagno. 

Fossa 161 4. 

fosse da grano 161 **. 

fossi 2592 7. 

frana 209 *2. 

S. Francesco (chiesa) 224 **. 

Francia 22*2, 250 <». Francesi 21 »o. 

Frangipane 27*3. 



fraternità 265 *3. 

frati 131 28, 1443, 1548, 20148, 208", 

2639. 
freddo 123 *, 190*. 
firontiere 67 *8, 216 *4. 
frustarsi 544. 
frutti 193 7. 
fiighe 27 **, 28 2, 62 *, 102 6, 104 *4 », 

1328, 138 *^ 14620, 221*5, 222*2, 

234*. 
fimerali 263 3, 281 3"; e v, corrotti, 
ftiochi (famiglie) 162*. 
fuoco V, incendj. 

Gaeta 213 8, 2142. 

Gaglioffo 73*5, 754613. 

galee 193 *3. 

Galeotto Malatesta (messere) 203 3 14, 

296*2. 
garanti 145 *3 *5. 
gelosia (sospetto) 20421, 218*8. 
Genova 586. 
gente d'armi 96**, 103*5*7»^ 212, 

56*2, 57*2, 694, 873, 92*, 1039, 

112 8, 119 8, 120 «5, 121*2*5, 122 3, 
126*3, 1355, 1386,1467,148*015, 
1493, 1525, 153", 170*4, 186 «9, 
187 *, 196 2 5, 197 10 12, 202 *o 15, 
203 2, 216 * 5 ", 240 4 9, 245 4 *o, 
269 8. 

gente grifagna 257 *2. 

geiUe natttrale 203 4. 

Gentile de Sangro 3621. 

gentili donne 44 2. uomini 14 4 9, 18 **. 

Germania 21 *, 257 *o. 

gettare l'abito (ecclesiastico) 185 *2. 

monete 154*6. prestiti 2085. 
ghirlande 143*9, 1542. 
giacere all'aperto 189 *4. 
gigli d'Angiò 88 2. 
gigliati V, carlini. 
Gignanesi 85 *o 15, 86 * 9. 
gioglio 1 1 5 6. 

giostre 211 8, 164 *, 243 *6. 
griovani donne 185 *o. 
Giovanna I 1383, 148*3, 1494, 1573, 

171 3, 178*, 1808, 197*3, 2126, 

229 4 II, 230 *o, 239 «3, 247 ", 248 3, 

291 *3. 



310 



INDICE. 



Giovanni Coppola (messere) 49^9. 

s. Giovanni (festa) 1597. 

S. Giovanni (quarto) 166 % 168 ^, 

giubileo V. anno. 

Giudei 161 H. 

giudici 14 u, 79 M, 183*7, 184 13 9, 

2508. 
giullari 4815, 20018, 265". 
giuochi 205 15, 21410. 
giuramenti 169 '6, 210", 212 5, 224 m, 

2322, 283 ". 
giurar Tufficio 156 ^8. 
S. Giusta (chiesa di fuori) 4 ^K 
s. Giusta (festa) 433. 
giustizia 72 5, 81 3. 
giustizieri 169 1, 28223. 
Colino da Fano 156 i^, 164", 165 ». 
gonfaloni 8 '9, 25 15, 6 1 18, 87 4, 131 H, 

154 "13 15, 1578, 224^4, 2335, 

2664. 
Gorello (messere) 25617, 2628. 
grandi (cittadini) 3 1 6, 79 7, 99 », 

182 21, 2298; e V. maggiorenti, 
grano 48 », 72 " '3 14, 73 26^ 74 1 5, 

75 6913, 113 13" i3i7«, 11423" 19 

"24, 115 156 IO 12 15, 1599, 1608 14, 

161", 102 5 7, 192", 1937, 259 M 

19, 2603. 

gran siniscalco v, Nicola Acciajoli. 
gran tesoriero 1692. 
grascia 533, 169 ». 
grazie 176 »o, 230 », 248 7. 
greco (vino) 192 »5, 2624 
Gregorio (mastro) v. Jannotto. 
Grotta Popoli 4»o. 
guanto di sfida 243 »^. 
Guardiagrele 20415, 2353. 
guardiani 915, 2246, 2659, 301". 
guardie 231213, 102 21, 1042, 112 »o, 

1 18 »3, 140 12. degli ammalati 1837, 

184 ". 
Guamieri v. duca, 
guasti 105 ", 1503, 15420^ 1554, 2416. 

Guasto V, Vasto. 

Guelfo da Lucca 44 7 9 M, 45 2 20 26^ 
46 I, 47 '3, 49 9 *7. 

Jacobo di Foce 231 io. 

Jacobo Pignatella (messere) 197 8. 



Jacobo di Sinizzo (messere) 5 »9 28, 6 4, 
818, 12 4 19. 

Janni (frate) 46 ", 47 '3. 

Janni (messere) 145 4, 146 »o. 

Janni Pipino 2502. 

Jannotto Camponeschi (messere) 1528, 
167 5, 222 IO. 

Jannotto de miser Tomasso (o de ma- 
stro Gregorio) 152 io, 1675. 

Imbrìaco v, Satullio. 

imperatrice (Caterina di Valois) 149 2. 

imperatore (Roberto di Taranto) 251»», 
25310, 255 151821^5, 2567. E V. 
Ludovico il Bavaro. 

impiccare 25120, 2973, 

incendi 563, 6317, 7010, 773, 100 «, 
IDI 7, 102 12 13, 138 21, 1468, 160 7, 
161 13, 162 16, 1634, 166 4 21, 186 15 
17, 1924, 2178, 23447, 2353. 

incendo dello papa 178 6. 

indizioni 212", 2158, 2397. 

indulgenza 41 ^. 

infermi v, ammalati. 

inquisizione 77 9, 78528, 2143, 259*8. 

insegne della Chiesa 237 3. 
Intempere (di dentro) 1044. Intetnpe- 

risa (di fuori) 161 4. 
intemperie 203 »o. 
interdetti 2381, 24613, 2475, 248 f, 

25620, 26217. 
inviti 168", 169 17. 
Isola (dell') v. fiere, Nicola, 
istrumento notarile 1843. 

ladroni 298 io. 

laici 184 19. 

Lalle Camponeschi (ser) 95 2 8 12^ ^3^ 
975923, 983, 102 3, 1041214152123, 
III 20, 120^325, 121 14, 12220, 123", 
1307, 132 16, 133 110, 1343, 1457 
li, 146691416^ 1472, 151 9, 1524, 
15358, 154 II 1318, 15537, 156 1011 
1920^ 163 114, 166 7, 168", 176". 
(conte camerlengo) 1692, 176", 
17917, 180^. (conte) 1875, 19014 
15, 202 15, 204 17, 206 17, 207 8 9, 
2131, 214358, 2161618, 2l86ai^ 
21931519, 221 2511 14, 222 9. casa 
di 14689 li. corte di 176". pa- 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOU. 



311 



renti di 222 ". parte di 96 3, 
97'°» 98347, 10226^ 103 'o, 104 17, 

I38»9, 218", 222". 

lamenti pubblici 76', 113", 127*3, 
128W 

Lanciano 5613, 150', 1964, 203 6, 
2347, 23$ K piano di 2348. 

Landò v, conte. 

laudi del re 28", 224^, 23246. 

Lavareto v, Barete. 

legato pontificio 212 ». (Albomoz) 
2404, 272 a, 2784. 

leghe i$i «3, 2618. 

legni carichi 193 6 n. 

legno corsaro 180 *. 

legumi 116 7. 

leone di marmo 61 ^5, 

Leporanica 32 ">. 

letterati 795. 

lettere regali 79 »5 19, 83 », 108 ", 
167 »3, 201 13, 202 14, 231 13, 277 » »3, 
291», 292 M, 2978. papali 67, 
285 6. al re 1098, no 9. 

letti 168 I, 194 1015^ 255 ". 

lettore di B. 2623. 

levrieri 268 '6. 

libertà 3 ", 47, 13 ", 20 5. 

libra l8l»5Ma7a8, 182 I, 192». 

libro V. Buccio. 

licenza 70^4, 1124, 113», 121 «8. 

Lippo di Sanguineto (messere) 77 7, 
7889, 79 16 19. 

logge 335, 54», 189 »3, 300 7. 

Lombardi 2x0 '8, 257 ". 

S. Lorenzo 147 5. 

s. Luca (festa) 29913. 

Luca Pretatti (messere) in 3, 112 5, 

i20»<», 121 "»3. 
Lucca (da) v. Guelfo. 
Lucchino (messere) 204 >. 
Lucerà v, Nocera. 

Luchesino (messere) 29 5, 45 ^, 46 3. 
s. Lucia (festa) 27914. 
Lucoli V. S. Croce. Luculani 83 m. 
Ludovico il Bavaro 672*3, 698, 70» «3, 
Ludovico d' Ungheria 151 " «4, 15237, 

15335,1672614^ i68»6i8^ 169 «o «3 

»9, 170459, 171 1359, 172», 174*5, 

175 5 14, 176» 5 1», 17729, 1787, 



179» 7 9, 180 7, 195 > 7, 197310, 
1984", 199 2 w, 2771, 27920. 

Luigi di Durazzo t/. duca. 

Luigi di Taranto (messere) 148 " 15, 
14938, 15045, 170 »3, 171 7", 173 
", 1789, i8o9, 197 15, 199". (re) 

201 M, 202 " 13, 203 5, 204 5 8 16, 

205 I 13 14, 206 ", 207 " 16 18, 208 2 

712^ 210 16, 211 2, 2122916, 213256, 
2145, 21810, 2288, 229391321, 230 
11 13, 233 7 13, 23710, 239 12 13, 2407, 
242 11 14, 243 6 14 18, 244 2 13, 245 12 
1324, 24710111518, 24813, 2491, 
25129, 2542,25512313141923,256 
3 II 15 18 25, 262 12 15, 291 11 1520, 
292 9, 294 2, 295 1 4, 296 1, 297 5, 
29891317, 2997. 

maceUi 122 9, 185 19. macellai 48 14, 

12713. 
Machilone 42 24, 43 4, 44 1. 
Maddalena (beata) 50"; e v, corpo, 

reliquie, 
maestri muratori 47 " m, 514, 2606. 
maggiorenti 902, 135 16, 281 19 ; e v. 

grandi, 
malandrini 165 16, 297 2. 
Malatesu 215 7, 216 19, 296 ". E v. 

Galeotto, 
malattie 183 9; e v. corta. 
male odio 95 7. 
MalisHni v. Malatesta. 
mal tolto 1914. 
mandatarj 60 1, 265 10. 
Manfredi di Svevia 737, 891320, ^323, 

10611, II", 13 14. 
Manfredonia 179*5, 196», 240 '6. 
manganelli 98 15. 

mangiare carne 54*». de' poveri 1 165. 
Mangna v. Germania, 
mantello 162 20, 
manto v, papale, 
manuscristi 181 m. 
Marana 166 7, 2807. 
Marca d'Ancona 202 io, 203 m, 215 7, 

2727. Marchigiani 2x0 '5, 2574. 
Marca Trivigiana 210*7. 
s. Marco (fesu) 2382. 
mare 173813, 17916, 180 w. 



3 12 



INDICE. 



S. Maria (chiesa) 68 '9. 

S. Maria del Carmine (chiesa di Na- 
poli) 27 16. 

marina di Calabria 247 ". di Napoli 
124». 

Marrocco 92 6, 

Marsci v. Marsica. 

Marsica 20 ^, 28 ^5, 456. Marsicani 
16$ 15. 

Marte 9». 

masnadieri 170?. 

massari 85 13, 226 '. 

Masscitto 95 1. 

S. Massimo (chiesa) 98 a^, 301 K (fe- 
sta) 2642, 3002. 

mastro giustiziere 169 ^. 

Matarac:^o 243 ". 

materasso 194^3. 

Mattarone 92 7 w^ ^ 16^ 97 12 13 ai a6. 

Matteo di Guglielmo 925. 

Mattia Camponeschi (messere) 92 9, 

9$ 16, 124 18. 
medici 180», 181 3, 256^2. 
medicinali 181 ". 
mercanzie 533. 

mercatanti 5 3 », 1 14 *>, 201 3 7, 254 9. 
Mercato 33 S 499», 9917, 1238, 1545, 

200^6, 2$9", 3006. 
mercato settimanale 1 1 3 ^8, 224 «s. 
messa 1688, 220^, 2329, 262^4, 263 w, 

301 4. 
messi (inviati) 24 ^ 1547, 1598, 198", 

219", 246 «, 24713, 2497. 
Messina 247 M, 248 ^ 249 4. 
mezzani (cittadini) 1 3 5 J^. 
s. Michele (festa) 2473. 
Minervino v. castello, conte, 
minori uomini 138, 20 8, 229 8. 
misure v. barile, canne, coppa, petitto, 

quartaro, quarto, rubio, soma, 
mitrie 2668. 

monache 44 < ; « t;. religiose, 
monasteri 43 ^3, 184 '8; e v. conventi, 
monete v, ancontaniy carlini, denari, 

ducati, fìorini, gigliati, once, provi- 

sini, soldi. 
Mongibello i8s ". 
montagne erbate 83 ^. 
Monte Odorisio 203", 2051, 2363. 



Montereale $61°, 165 '7, 1669. 
Monte Silvano 216 '8. 
monti 443, 85 ", 86". 
Monticchio i$8»3, 161 4. 
mordacchia 1879. 
more 181 '7. 

Moriale (fra) 150", 2174, 226 «. 
mortalità 180^3, 183136^ 184^3, 18$ 7, 

1886. 
mostre militari 68 ^5, 163 ^7, 269 9. 
mugnai 260^9. 

mulini 112 ", 127 ", 260 M 16 17. 
mura di Aquila 55 », 1037, 1056, 1234, 

1324, 1583, 1596, 1909 17, 2165, 

260 ", 279 17 M. di Rieti 60 M. di 

Sulmona 1647. 
muratori v, maestri. 

Nanni di Rojo 961, 1343, 1457, 147 1. 
figlio di 145 ". 

Napoleone Orsini 204 1. 

Napoli 1 1 5, 27 15, 36 17, 42 18, 51 9^ 
69 17, 70 19, 75 15, 95 II, 96 15, 98 w 
io8w, 110514, 11113, 1191", 1218, 
122 «, 1242, 138 1, 1577, 172», 

1733, 175 ^ 177 s 180 9, 19879, 
2094, 2145, 241 114, 2542, 25513, 
256210, 29715. 

nascite 281 3. 

Natale 549 io, 63 «, 167 '7, 191 1, 205 5, 

213 I, 2481. 
Nicola (messere) 130 18. 
Nicola Acciajoli 178", 202 9, 23910, 

2403, 247 16, 25616. 
Nicola di Bazzano (messere) 285 », 287 ». 
Nicola deir Isola (messere) 304, 33*4 

11152224^ 541^ 3528917, 369x1, 

3723; e V. cavaliere del popolo. 
Nicola di Rojo (messere) 60 7. 
Nicola della Torre (ser) 2319. 
Nicola Unghero 27814. 
Nocera 240 18. 
noci di mandorle 181 1^. 
Nola 124 16; e V. conte, 
nome Aquila 17 2. 
notari 1414, 183 17, 184138, 226x8^ 

265 9, 301 li. della grascia 73 », 

74 ^ 113^- 
nozze 185 17, 281 3 12. 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



}n 



Nunziata (festa) 1239. (monastero?) 
145 «. 



ohtdìcxìzz 2137. 

Ocre 20», 329. 

offerte 200 », 201 4 5, 301 5. 

Ognissanti 131 !<>. 

omaggio al re 169 'S. 

once (moneta) si 5, $8 5 m, 63 4, 75 16^ 
8156, 88236, 102 15, 1033, iii"i», 
X1419, 115410^ 120", 126», 1273, 
140", 1495, 162», 1688, 201", 
205 8, 208 5 15, 2 14 ", 287 »6. (peso) 
192". 

Onna 161 4. 

operai 117*. 

ora delie messe 233 i^. 

ordinanze del comune 181 ^3. 

ordini religiosi 513, 78 », 143», 184 «7. 

oro 202 8, 204 M. 

Orrio V, Enrico. 

Orsa 29149, 29258, 2938. 

Orsini V, Napoleone. 

Ortona i$oS 1964. 

orzo 70 8, 112», 117*3, i$9", 160 M, 
193 ^ 25$ »o, 2804. 

ostaggi 1 24 »6 ai, 137'*, I S 2 7, 244 6, 
2467, 277", 278 >8. 

oste 2$ »8, 26 I ", 42 24, 43 1, 52 6 

565, $719, 583, 60 »9, 62 »6 18^5 

635, 10$ Il 13, 10615, 1316, 138734 

1394, I$4i7i8, i$$7, I$7a4, i$8' 
16059, 102 9, 1631818^ 186 M 19 
1873, 1923, 207", 2348, 2366" 
237^ 243", 2$I"«3, 2681415. 

osterie iX9»9, 176», 20119, 2$$ 5. 

Ostia 8 «5. 

Otto V, Sessantotto. 




padiglione 275, 4721, i$8". 
pagamenti al re 282 6; e v. adoa. 
Paganica 384, 747, 79311, 843, 967, 
1017, 231 '», 246 >8. porta di 279 ^8. 

Cfontm AquiUtié, 



(di fuori) 161 3. Paganesi 38 7, 39 13. 

77 >, 80 18, 81 5, 146 »8. casede' 39 3. 
paglia 2$$ i^*. 

Paladino v, conte di Minervino. 
Palazzo 1077, 108», 133*5, 2232, 

22617, 2325, 2333, 264", 28924. 

(di Sulmona) 9$ ' 9. 
Palermo 24924. 
Pallsaro 23$ 3. 
pallio 167 19, 2$$ 7 21. 
pane 707, 116369101», 122", 127", 

i$8 7, i8o4, 192", 2$$ 10. 
panni 143 '^»9, 18525, 1864, 2011. 

bianchi 142 '5. rossi 60 3. 
panno imperiale 167 20. 
S. Paolo V. arciprete. 
Paolo di Bazzano 28$ ^ 
Paolo da Fano 92 >. 
papale manto 41 >. 
papi $26, 6416, 8»9, 12 9 12, 14$ 4, 

173 w, 178457, 198", 2123, 2374 

67, 2$7 2, 28$ 3, 2883x0, antipapa 

6714, 
parentado 14$ ^9. 
parenti in terzo grado 281 6. 
parlamenti 318, 1336, 134 13, 1725, 

1737, 207 «3, 224", 2263, 2976 

H 17. 
parti (fazioni) 38910, 8o56, 89XX, 907, 

91", 923, 12169, 126 »o, 1323, 

13979 13, 148 8. E V. Bonagiunu, 

Fidanza, Lalle, Pretatti, 
partizione 8$ 9. 
Pasqua 1242, 210 7. epifania 231 18, 

233». rosata 112 2, 1206, 1462, 

2108, 249». 
passi 16$", 2447, 2459, 267«o"»2 

»5, 2687, 2723, 277 M 18 19, 2782. 

E V, Barete, Capua. 
patti 16x3, 13022, 13414, 1 $6 5 10 30, 

1984. 
pedoni 218, 345, $68, 97", 121 '6, 
148*016, 1541922, 1645, 2043, 208», 

216 X, 239x4, 2459. 
pegno 1786, 281 21. 
S. Pclagia 268 x7. 
Pendenza 186x7. 
pene 40720^ 58 5, 634, i2o8xx, 1285, 

x$7 7, 2$9x6, 261 X4, 297". 

20* 



SM 



INDICE. 



Penne 149 7, 261 6, 267 », 272 4. E v, 

Civita, Forca, 
pennone 873, 225 », 233 »9. 
perdonanze 42^3. 
perdono 199 »6, 21246. 
Perdono (festa) 70", 254510, 
Perugia 117 7 8. 
Pescara (fiume) 2343, 2684. ponti 

sulla 2686. 
Pescara (paese) ii4«m«3, 2347, 2574. 
pesce 19223. 

pesi V. libra, once, rotoli, 
pestilenza v, mortalità. 
> petitto 192 '7. 
petizioni 52^5, 168 '9. 
Petruccio di Cola di Petronc 92 *, 

1344. 
piangere i parenti morti 188 i^. 
piano V. Lanciano, Valva, 
piato 28737, 288914, 2937. 
piazza 336, 47» 49», 737, 754, 

76", 1076^ 113®, 116 »o, 1443, 

i$4^ 163 7 15, 2669, 28926, 3004, 

3014. 
piccoli (ciuadini) 135 '6. 
Pietro (di) v. Cola. 
Pietro di Catenetta no». 
Pietro del Corvaro 67 'S. 
s. Pietro (apostolo) 219". 
s. Pietro Celestino 39 5, 40 i 8 13 17, 

41 5 12, 42 " 16 19, 54 15, 64 I ", 65 5, 

102 »6, 200 " M. 

S. Pietro (chiesa) 1227. 

S. Pietro (quarto) 26821. 

pigiare le uve 2647. 

Pignatella v. Jacobo. 

Pile 17 3, 18 25, 219 M. ponte di 102 17. 

Pipino V. Janni. 

pizzicagnoli 48 H. 

Pizzoli (di fuori) 32", 45» 2 15. Piz- 

zolani 38 6, 45 I »i, 80 »9, 85 8, 87 2, 

88 »3, 166 15. 
pianini 186 ». 
podestà loi ». 
Poggio di Picenze 2696. 
Poggio della Valle 105 7. 
pollastro 181 8. 
Polsella V, Cavaliere, 
pomi 181 »o. 



ponti V, Bagno, Pescara, Pile. 

Popoli 156 21, 165 »4, 222 3. 

popolo (Amitemino e Forconese) 5 »», 
6 w ao, 15 33. (Aquilano) 30 7, 3 1 4, 
35»4»9, 363, 375, 40 12, 201 I», 
285 7 « passim. (Napolitano) 11 7, 
1733. 

popolo minore I5»3, 1956, 218»». 

PopplitO 1 20 20 22, 122 4 5»», 146 »3, 

168 2, 23 1 »». Poppletani 87 9, 106 5 

7»3, II921, 12124, I22»25, 128 »8 a», 

145 5. casa de' 87 2 5 »», 88 9. 

porci 122 9, 185 22. 

Porcinaro 166 3. 

porco salato 19221. 

porta di Rieti 61 »8. 

portata (di vivanda) 168 »2. 

porte di Aquila 220», 2595, 260». 
E V, Bagno, Bazzano, Paganica, Ri- 
vera, portinai 23 »8, 112 »«. 

Posta 104 »6, 131 3, 2808. 

poste 163 3. 

poveri 113 4, 115 »»3, 118 5, 181 a«, 
182», 28123; e V. mangiare. 

preda 241 7. 

prediche 2329, 266 »2. Predicatori 5 1 ». 

prelati 264 »8, 265 »9. 

prender moglie 185 8. 

prender penitenza 191 6. 

presenti (doni) 36 4 ", 88 7, 177 4, 
200 »2, 201 », 205 8 16, 21 1 3, 248 4. 

prestiti 1545, 13524, 1369, 2084. 

Pretarotara 16622. 

Pretatti 91»», 9248, ^33, logó, 137 io. 
casa de* 1 37 »». parte de* 96 4, 102 »», 
10428, 119 3, 137 »4. £ v. Ame- 
ruso, Luca, Todino. 

preti 182 »2, 191 6, 263 8. 

Preturo (di fuori) 32 »2, 844, 130». 

Prevosto 58 »3. 

prezzi di derrate v. anelli, aranci, ar- 
gento, cera, cerceìU^ draganti, gra- 
no, manuscristi, medicinali, more, 
noci di mandorle, orzo, panni, pia- 
nini, pollastro, pomi, porco salato, 
uova, uva passa, vino, vitella, zuc- 
chero, di alberghi v* letti, mate- 
rasso, saccone. 

prigione 483, 797, 95 » »2, 111x5, 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOU. 



3IS 



145 '*» 170», 175 ^ 2506813. pri- 
gionieri 45 >3, io4«>7, io6»5, 131 78, 

207 «7, 208 »6, 220 M, 235 4, 241 7, 

2991. 

principi regali 1489, 1573, 173", 
175», 214^, 215', 225 «9. E V. 
imperatore, Roma. 

privilegi 230». 

processi 151 5, 2507. 

procuratore 287*»». 

professione claustrale 143 '. 

Provenza 50», 1739, 178^9", 1808, 
256", 280". 

proverbi 19*9, 174 9 «3, 2627. 

provisini 19 >. 

Puglia 8 «3, 7314, 745, 114 13, 1697, 

1798, 180S, 2004, 242*, 2443, 
251 6, 2522. 

punu (schiera) 97 ^, los ', 106 ", 
11934, 123 »3, 135*4, 1384, 2503. 
puttana 168 m. 

quadrella 1973. 

quartaro 114 7, 11615. 

quarti di Aquila 38 7, 61 '7, 67 », 68 3, 

113», XM'^, 1263, 260 «3, 268 »7, 

2815. 
quarto 76 3 ; e v. coppa, 
quattro persone a provvedere 245 6. 
quattro porte v, porte. 
Quattro tempora 5 3 16. 

ragione (computo) 47 », 80 3, 1x3 17. 

Ragionta 283 s. 

Rambouo 20 7". 

Rascino 166 >>. 

'Ratinella* 59 ". 

ratti 1868. 

re V. Carlo, Corrado, Ludovico d'Un- 
gheria, Luigi di Taranto, Roberto. 

regali v. prìncipi. 

regina v. Giovanna. 

regno di Napoli 6», ii»9«, 677, 
715, 147 16, 1487, 1576, 1677, 
17557, 1788, 179», 1955, 200» 7, 

2104, 216», 2379, 240», 246*0, 
2474, 251 5, 2954, 2964510, 29778, 

298 «6. regnicoli 7 5. 
religiose 185 " ; r f/. bixzoche, monache. 



reliquie 508. 

remissioni del re 2988. 

Restaino Cantelmi 944, 137 15. 

ribaldi 144 13. 

ribelli 1384. 

ribellioni 1501. 

ricchi 72 M, 1 1 3 4, 1 1 5 M. 

Rieti 5968x011^ 60 «6, 62", 102 8 «3, 
105 3. E V, poru, vescovi. Rea- 
tini 63 I. 

rima 2578. 

rimaritare 185 9 15. 

rincaro 185 m, 

ringhiera 270 6. 

Ripa di Roma 193913. 

riparo (contro gl'invasori del regno) 
67», 216", 244", 272 9 w. 

riscatti 217 w, 2354, 258». 

Rivera (fontana) 29 3, 45 n, porta 
della 220 ". 

riverenza al re 2299. 

riviera di Napoli 241 >. 

robe di fuori 216 6. 

Roberto d* Angiò 51 », 52 3 15 17, 
586", 60 M, 61 9, 62 57x9 «7, 6379, 
66 «a, 67 »^ 72 ^ 775, 79 a 13 16 as, 
806M, 831, 874, 958,96", I09«8, 

II09W, III 13" 18, 112*, II4"IS, 
II936717, 120*4, 1244911x416, 1259, 
I26xax8, 129 7 w, I32axa, I34XX8, 
135x7» 136*3, 25035x011, 282«. 

Roberto (fra) 54 X4. 

Roberto (messere) 2069. 

Roberto Caracciolo 2364. 

Roberto di Taranto v, imperatore. 

rocche v. castelli. 

roditori (del pubblico danaro) 118 3. 

rogare 183 >4. 

rogito 1847. 

Rojani (famiglia) 37 x, 446, 45 9^ ^| u. 
case de* 44 xa, 45 9 xi. £ v. Be- 
rardo, Nanni, Nicola. 

Rojo 97 «3. (di fuori) 44 »3 X4, 1 38 14. 
Rojani 38 5, 83 x3. E v. Simone. 

Roma 5 x8, 8x5, 27 xa, 566, 67x3, 6957, 
1943, 1995, 214x5. 2274, 228 a, 
262x6. Romani 19457. principi 
romani 210x6. E v, comune. 

Romagna 257 xx. 



3x6 



INDICE. 



romeca (vino) 192^5. 

romei 193^5, 1946, 2549. 

romiti 54 ". 

rotoli (peso) 115 »8. 

ruberia 175^. 

rubio (misura) 192 ". 

saccone 194 ". 

salario 282», 2933. 

salmerie 5257, 220^4, 2233, 255». 

Sambuci 799. 

Sangro (de) v. Gentile. 

sangue delle bestie 1 1 5 '6. 

Sanguineto 777. 

San Severino (famiglia) 17$ 9. 

San Severo 236^8^ 2425. 

Sant'Agata 177 7. 

Sant'Anza (di fuori) 46 a ", 47 i, 80 «9, 
816". Santanziani 46 »5, 80 18. 

santa Mattia 143 ^5. 

Saraceni 161 «4, 180 »6. 

satisfare V anima 186 ". 

Satullio Imbriaco 2175. 

sbandigioni $8 ^o, 95 5 13, 96 3. 

sbarra 10156. 

scambiare i prigionieri 2092. 

schiavo (vino) 192 >6. 

scomuniche 178 8, 2644". 

scorta 280 3 14. 

scrittore del papa 1 2 7. 

scrittori 260'. 

scudieri 14 i6j 61 6. 

scudo 1974. 

scuri 220 15. 

scuriate 544. 

segala ^^8 a. 

seminare i campi 263 4. 

sentenza 63 ^ 2879", 2912. 

seppellire 182 m, 1834, 2387. 

Serra 448. 

Sessantotto 224 " ^, 225 4 ai 24, 226 4, 
2284, 231 »3, 232 I. 

settimana santa 2i6i<>. 

sfida 243 15. 

* sfiorare * il zaflferano 264 8. 

sgomberare 188^9, 190", 2588, 

Sicilia in 14, 2394, 2433, 2962. Si- 
ciliani 210 »8. 

signori 42 13 17, 13 7, 15 «4, 16 w, 18716^ 



SI ^ 677, 135 13, 1532, 1954, 224^ 

229 6. E V, Filippo di Taranto, si- 
gnoria 1269, 129 w 14. 

Simone (di) v. Coletta. 

Simone di Rojo (notaio) 226 18. 

sindaci 58", 84», 1254, 151*3, 261 »5, 
29 1 ", 297 17 18. sindacati 1 6 6, 1 5 1 13. 

siniscalco 220 ^. E v, gran s., Nicola 
Acciajolì. 

Sinizzo V, Jacobo. 

Solagno 138*5 17. 

soldati 67 *8j 91 * 5, 102 ^, 103 3, 
118", 135323, 150», 1538, 159113, 

160», 161 9, 1625, 164*4,165*89», 
166", 19927, 2003, 2083, 24059", 
245 », 261 *®, 272 2. 
soldi 72**, II22I, 1173034, 81x2131516, 
1824, 1863, 192*21417. 

some (misura) 75 *S 114*4, 122*6, 
2602. 

sonare a morto 1 82 *6. 

Soprericco 249 ^; e v. conte di Mi- 
nervino. 

sorretino (0 sorrentino) (vino) 192*5. 

sottoscriversi 1849. 

spade lunghe 21 *o. 

spese 64 *2. 

speziali 181 5. 

spie 121 *4i5, 2727. 

Spoleto 5746. 

Spoltore 736, 116*5, 2344. 

spose 185 *2 24. 

stato V. bono. 

statuti 126 »9, 182 15, 281**. 

steccati 120 22, 121 *, 1224, 190*8x921, 
2458. 

Stiajecce v. Berardo, 
strada nel cielo 143 *4. nel mare i i3 *3. 
strade di Aquila 1899", 218 3, 2346, 
28926. 

strumenti musicali 9*, 11 3, 301 *a. 

Sulmona 71*®, 943, 1499, 154*7, 
1558, I57^ 163*8, 164*2, 16914, 
170*, 202*3, 20526, 2062, 207**, 

2168, 222 5, 2545, 255*7, 256*, 

262*2, 2779, 278*3. Sulmontini 
61*9, 6232^, 63**, 154^', 1563», 
1632, 16514,288*7, 289319, 290», 
291 15. 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOU. 



317 



superbie abbassate 893. 
superstiti della peste 184 15. 
superstizioni popolari 144 > 9. 
sussidio al re 281 7. 

taglia 1663. 
tassa 245 ". 
tavernai 483. 

tavola da pranzo 167 ", 168 ", 205 «8. 
tavoliere 20$ »*. 

Tedeschi 219", 26", 28 w, 165 «<>. 
Tempera v. Intempere. 
tenere uscio 230 '^. 
Teramo, Teramani v, Abruzzo, 
terra (Aquila) 38, 13x3, 18»», 204, 
23", 2416, 37 ^ 44 ^ 6110,6719, 

6918, 89", 91 a, 102», 1043, II27, 
123 4 14, 130 M, 1333, i35»a, ij8w, 
I$iw, 182 «, 1874, 190", 2079, 
219», 220»7, 231», 2593, 26l>, 
279 >7. (Rieti) 60 «3, 61 7, 62 «. 
(Sulmona) 154^, 15$ 4. 

Terra di Lavoro 200 4, 241 5. con- 
tado di 241 ^. 

terre 149^7, 210", 211 3, 2453. 

terremoti $3 ^«3, 541, 188 w «4, 1895, 
190 16. 

terreni 6»3, 16», 18 «3 «4, 1968. di 
Puglia 1697. 

terzeria 96 ». 

tesoriere del re 277 «3, 279 w. 

tesUmenti 1376, 183 i6i8 2aa6, i84aa7. 

teste scappucciate 38 >. 

testimoni 956, 183», 1846. 

tiranni 3 7 13, 5 13 24, 6 », 89 6, 1404 », 

141 >. tirannia 129 15. 
Tivoli 703. 
Todino Pretatti (messere) 100 «8, 102 5, 

104", 1089, 119 5" 17 «3, I32«. 

famiglia di 1191'. figli di 106", 

107», 108", 119*3, 120», 121 "»3, 

1233, 130", 1466 14. £ V. Ame- 

ruso, Luca, Pretatti. 
S. Tonmiaso (chiesa) 53 ><>. 
Tommaso (messere) 91 ". E v. Jan- 

notto. 
torce 214". 
Tomimparte 84 >. 
Torre (della) v. Nicola. 



Torre 378". (di fuori) 18 as. 

torre (del Palazzo) 121 M. 

torri (delle mura di Aquila) 55 4 s 6, 

2605. terrieri 112 ". 
Toscana 61 ><>, 2809. Toscani 210 »5, 

257". 
tovaglie da mensa 167 i^. 
trabocchi 98", 1062. 
tradimenti 104 ", 147 4 16, 207»^, 2227. 
traditori 4", 219 »9. 
traini 2608. 
tratta di grano 1 14 13. 
tratuti99i8, 1068, 1192, 174 1, 1993, 

208", 217 «3, 240^243*38, 247 »o. 

trattatori v. ambasciatori, 
trebbia in piazza 162 6. 
trebbiano (vino) 192 i^. 
tregua 156^, 1994. 
Tribuno 227459. 
Trito V. valle. 
Trivento v. conte, 
trombe 48 '5, 205 ", 232 3. trombetu 

104», 1964. trombettieri 265". 
tumulti popolari 751, 219 18, 220 9, 

222 «5, 227». 
Turchia 1425, 144 14. 

udienza reale 229 1^, 230 i^. 

ufficiali del comune v. ambasciatori, 
camerlengo, capitani, Cinque, cone- 
stabili, consiglieri, corte, giullari, 
guardiani, mandatari, notari, sindaci, 
trombettieri, di corte 1 1 >7, 96 ^3 ; 
e V. camerlengo, tesoriere, giustiziere, 
siniscalco, viceré. della corte del 
capitano 301 »o. 

ufHcio (del capitano) 225 5. 

uffiziare (il morto) 182 9 13. 

uffizio (liturgico) 1547, 2666, 3014. 

Ugolino de* Trinci v. Colino da Fano. 

Ungheri 1638x1, 1793, 1993, 200 3, 
272 a, 277 ' 4 M, 278 7 14 19, 279 », 
280", 296». 

Ungheria 3318, 34 "13, 414, 86x8, 
175 3, 214 x4. E V, conte di Un- 
gheria, re. 

Unghero v. Nicola. 

uomini (addetti a uffizj speciali) 72 >6, 
1 1 3 w. buoni 267 *. 



3i8 



INDICE 



uovo l8l 9. 

uscieri (di corte) 23017. 

uva passa 181 ^s. 

vacche 122 s. 

Vagno V. Bagno. 

valle di Sorbona 1 3 1 4. di Trito 56 1^. 

valletto 1539. 

Valva 277 w^ 289 u. E v, chiese, ve- 
scovo. 

Varete v. Barete. 

vascelli da vino 193 ^^, 

vassalli 3 ", 15 »^, 1463. 

Vasto I$o^ 203 "j 236». 

vecchie (donne) 18$ ~. 

vedove 185 9. 

veglia (del cadavere) 183 3. 

vendemmiare 2647. 

vendetta 72», 96", 130^6, 1639, 
2143. 

Veneziani 210^7. 

Ventura 86 «. 

vernaccia 192 'S. 

Verona 167 M. 

verruti 994. 

versetti 182 14. 

vescovado di Aquila 97 «4, 98 3, 102 '5, 
1687, 2328, 23318, 264716^ 265» 
2665, 2844, 28718, 29818, 5013. 
di Valva 28635. 

vescovi 513, 9921, 292". di Aquila 
44 ^ 2329, 2667, 28415, 287513, 
288 13. di Rieti 124 16. di Sulmona 



e Valva 284 1, 286 », 287 7, 288 », 
28921, 2916. 

vespero 70*7. 

vesti 602, 1543. E V. anelli, cap- 
puccio, cercelUy coppola, coda, man- 
tello, pianini. 

vettovaglia 237», 2559. E v, fodero. 

vettura 160 1^. 

via da basso 171 ». 

vicario del re 33 '9, 58*. 

viceré 2573, 261 6, 2729, 282 i7M«5a6, 
296". 

Vigio 85 8, 166 3. 

vigne 86", 2647. 

villa (Aquila) 229 H, 230*38. 

villani 149, 18 «5, 1924, 20 »5. 

s. Vincenzo (festa) 2474. 

vino 707, 11517»^ 122*5, 167", 
193^) 25510. grosso 262 5. no- 
strale 19213. romano 192 >3, Ev. 
calabrese, greco, romeca, schiavo, 
soretino, trebbiano, vernaccia. 

vitella 192 «. 

vittoria 2026, 598. 

Vittoria (S. Maria della) 28 »5. 

S. Vittorino (di fuori) 4 », 16 8, io j 16^ 
1048. 

S. Vittorino (chiesa) 249^. 

vivanda da cuoco 222*. 

voto 144 1^ 145 3. 

zafferano 2148, 2683. 
zucchero 181 ". 



GLOSSARIO. 



3^9 



n. 



GLOSSARIO (0. 



abe V. avere. 

abeco abaco 28 6. 

abidere: muso ad a, dato a intendere 

147*. 
abembOf abera, abero, ahi v. avere, 

abiare avviare 142 9; abiòru avviò 25 7. 

abisare considerar bene 1877. 

abitatio abitazione 289. 

abrik aprile 210 3. 

abrusciare : abrusciambo bruciammo 563. 

abucciare inciampare 158 1>. 

accapitare capitare 143 >. 

auaptare v. accatare. 

accasamento abitazione 13^. 

accascione j^m, occasione 141 " motivo. 

accatarCy accattare comperare 76 >. 

accepte scuri 220 '5. 

iur^tfo acceso 181". 

accwire: accivìo cibò 178**; acciviro 
cibarono 26 i^. 

accomandare raccomandare 14 3. 

acconcia pronta 97 ">. 

acconciare accordare, sistemare 124 3; 
accunciava veniva in acconcio 48 ^ ; 
acconciaro fornirono 647. 

acconcime allestimento 254^. 

accontare raccontare 501. 

accosare accusare 539. 

accotiare: se a, ardire 135 M. 

accunciare v. acconciare. 

accuncio disposto 104 " ; accunci asse- 
stati 14 16, accordati 122». 



accurarese curarsi 49 5 ; accuremoìy cu- 
riamoci 17 "4. 

acto maniera 32 6. 

ad da 267 '6, 274 7. 

adaminto pagamento dell' adoa 262^1. 

adare : adao addanno 89 7, adéu si ad- 
diede 173 '3; adero addiedero 123 ^s. 

adascio adagio 204 6, comodamente 

adbocati avvocati 79 3. 

adboUare rivolgere 21 9. 

adcomandare v. o^r^ofu- 

adcommende 209 9, adconvende 8 '^ con- 
venne. 

adcottìare v. accotiare. 

adcunci v. accuncio. 

addonare awedere 250 m. 

addienxare perdonare iioi^. 

ademannare: ademannime mi domandi 
91 IO; ademandao domandò 23 >^ 

aderare : adir ambo stimammo 269 >. 

aderic^arc ben disporre 100 s. 

difro, oJ/;^ V. oiar^. 

adestrare dar la destra 41 3. 

adjacere convenire 100 7, 218", 269 
adjacqtu convenne 247 '. 

adicto eiditto 226 ". 

adjongere raggiungere 256 s. 

adjutare ajutare 14 io. 

adjutoro ajuto 735. 

adivenire accadere 214 i^. 

admannire allestire 1387. 



22 



(1) Si rifiTia orditurUmeiitc «11* esempio che ricorre per primo nel tetto. De' sost«ntiTi e degli 
aggettÌTÌ %i adduce U sola forma del singolare maschile, quando quesu ricorre nel testo ed è Cacilc di 
risalire ad ttti dalle forme flcssionali. Le forme vtri>ali, sempre che sia stato possibile di farlo con 
assoluu sicurezxa, si son ricondotte a' rispettivi infiniti. Si è tralasciato di registrare tutte le yocì che 
si trovano notate nel Vocabolario, comprese quelle che vi figurano come arcaismi. II numero espo* 
nente rimanda unto al verso del testo quanto a quello delle, varianti. 



320 



INDICE. 



admasciadore ambasciatore 5 i^. 

admonte in alto 207 ^^. 

adobare addobbare 190 '6. 

ad aguale ugualmente 186 ^5. 

adolcare: se a, piegarsi 61 >. 

adomannare v, adem- 

adoporare : adoporaro adoperarono 7 7 ; 
adoperete adoperiate 5 'S. 

adorta, adurta tratta avanti 61 19 ; adorte 
eccitate 37 »o. 

ad plino in ordine 122 i^. 

adpo al confronto 89 'o. 

adpotere : adpotesse, appolesse desse peso 
695. 

adrecare recar via 18 s. 

adrennere: adrenniose 1984, arrendise 
106 13 si arrese. 

oJ m;«ra a fiumi 184 <^. 

ai rotunno in cifra tonda 279 t^. 

adsettare sedere 205 i^. 

ai i/^e^a col patto dell* alimento 1 1 2 ^3. 

adtornare girare 241 s. 

adunare: adunacise ci si adunò 211 5. 

adunca adunque 20 3. 

advenemento venuta 202 5. 

advisare deliberare 135^. 

affandare affannare 2643. 

affando affanno 5 4 6. 

a fficto con fermezza 256 ». 

afflicto inflitto 140»». 

agero aria 256^3. 

agi, agiamo, agio, ago v. avere. 

agina fretta 26018. 

agiuto ajuto 27 »®. 

aguaito : traisela d*a, trasse fuori di sor- 
presa 28710. 

aio V. avere. 

alecuno alcuno 5 i. 

aìegrare rallegrare 253 «; alegrone al- 
legrò 5010, 

alegre^a allegrezza 9 >. 

a riscuri all'oscuro 260 2. 

allegerare alleviare 828. 

alletto valletto 1539. 

a Uiani^a a credito 1 5 s. 

allocare collocare 19 *6. 

allongare allontanare i $ 21. 

alluri allora 260 2. 

allustrare illuminare 2663. 



aJmino almeno 114M. 

altragiosa oltragiosa 1477. 

altramente altrimenti 133 ^. 

altro rimanente 118^, 162 x^. 

altrova altrove 124^1. 

altrugio altrui 198. 

amalania malattia 2993. 

amandire: amandevano imbandivano 48 s. 

amare : amavali ci amava 66 ' ; amava- 
lono Io amavano 45 '. 

amarrare (le rechie) intronare 100 ». 

amasciaduri ambasciadori $ >x. 

atnasciata, ambasciata 6 '9. 

ambendora 106 3, amhodoi 121 9, ome- 
ioro 38 IO, amedui 260 4, amendora 
1 1 1 5 ambidue. 

ammasciata v. amasciata. 

ammorrire raccogliere in erba 159*'. 

ammortete ammortite 274 i^. 

amollare: se a. persuadersi 129^. 

amore v. per, 

ancha 60 5, anche 65 s giammaL 

anri!^' anzi 14 '5 e 4744; anchi ad mal- 
grado 181 7. 

anchontano piccola moneta anconitana 

43^- 
ancino uncino 88 >'. 

anco ancora 20*2, se mai 70**. 

ancore 95 >3, ancori 5 1 3 ancora. 

andò anno 117 7. 

anegUu anello 143 '8. 

angariese angherie 1 1 2 '<^. 

annare andare 25 '3; vone vo 122"; 
annamo andiamo 42 ^ ; annoti andate 
141 9; vando vanno, abbisognano 
16 15; annao andò 36 i^; annatevinde 
andatevene 289». 

ansi anzi io »o. 

an/^ anzi 171 9. 

aorte scuota 135 w. 

a/>o ape 738. 

appannar are derubare? 128 8. 

apparare : se apparara si sarebbe messa 
a paragone 62^5. 

apparecchiare: apparecchie uguagli 6*». 

apparichio apparecchio 126 6. 

appellatione appello 287 ". 

appiccare impiccare 2$ i *>; appichao im- 
piccò 71 IO. 



GLOSSARIO. 



321 



appicciare accendere 182^0. 

applicare giungere 1 56 1>. 

appocare divenir pochi 184 1^. 

appojare accostarsi 198 9C 

appoìesu V. adpotere. 

appomhissi messi da parte, assegnati $ 5 ^. 

appomisero : se app, si trassero in disparte 

206 M. 
appopoìare divenir popolare 30^. 
apprettare far preda 235 s. 
appressemare: appressemao approssimò 

23". 
apprisi accesi 263 7. 
ara aia 162 6. 
arangìio arancio 192 ^. 
arigento argento 204 M. 
arniscy arnesi 206». 
arremegiare rimediare 115 «3, 
arrendise v. adrennere, 
arricare 1 86 ", arriccare 1 29 ^ arricchire. 
arriunire: arriunisco riuniscono 1294. 
asa ansa 88 ". 
ascenso assenso 2927. 
asci agi 254 ". 

ascinare: ascinamtnoìo lo assegnammo 
58 >4. 

ascisamente in accampamento 48 >'. 

ascisino assassino 4 ". 

ascottiante ardimentoso 262 ^. 

asse gire : a^f^io inseguì io «7. 

aseneUo asinelio 41 >. 

asperetta un pò* aspra 2144. 

assaìlin: assalita assaliva 98 S; aj^a/- 
Zrmmo assalimmo 70 ". 

assecurare: assecurassemo dessimo si- 
curtà 704. 

assettare : asseUati stanti in sella 219 u. 

assemare scemare 58 m, 

assettare assegnare 114^. 

assentare v. assettare, 

assenno assenso 6^. 

assettare sedere 2333. 

assidio assedio 162 m. 

a j5/mf/f 67 M, ad simiti 68 4 separata- 
mente. 

assordare assordire 232 <6. 

fl/ri altri 717. 

attenere : attencate atteniate 1 34 'S. 

atterrare sotterrare 2387. 



atOciare aizzare 8813. 

atto modo 86 1^. 

a tucto tardo a notte inoltrata 1 30 V, 

audire: audio udì 867. 

augustani agostale 168 ^. 

àuto alto 166 16. 

avantagio vantaggio 99^. 

avantare vantare 45 4. 

avere: agio S ^^ aio 18 " ho; ao 34 » 
Aflv^ $4», Aa«^ 54» ha; oi/^mo ab- 
biamo 42 " ; ago hanno 15 '5; avia 
7 5, aviva 363, flvio 286 * egli aveva ; 
avevame avevamo 54»; o^f ebbi 
192 M; fl^e ebbe $ 1 7 ; abembo avemmo 
58 M; o^^ro 6 3, hebetio 27 «5, hibhero 
X7>5 ebbero; averao avrà 17 ^, a- 
vranno 15 ^3; ot/f^i^ io abbia 188'; 
agi abbi 1 5 9; agiamo che abbiamo 
41 M ; awj5^ avessi 3 4; avemmo aves- 
simo 5 5 s ; at«f j^ avrei 19 9; ahera 
avrebbe 18 »; hauta avuta 12 ". 

aversale avversar j 102 M. 

avetare abitare 1 5 ^. 

a)rmi V. agina. 

bacca vacca 56'. 

baccileri, baccoìeri baccellieri 268 15. 

bache cf. bacca, 

badalucho badalucco 98 i9. 

balestra balestre 98 i3. 

balestrei balestrieri 154». 

battetto valletto 1539. 

tannerà 61 ^7, bannere 344 bandiere. 

bannire bandire 25 ^. 

banno bando 11 M; bannora bandi 128 5. 

^ara gala? 348. 

basciare baciare 145 ^. 

bassceUi vascelli 193 '<>. 

battallia schiera 21 'S. 

be bene 62 >. 

^^//fb bello 14 s. 

^^ftff« v. venire, 

biadi biade 1697. 

^Ù2/o beato 200 m. 

W^^o bevvero 221 »7; biboto, hiuto^ 

bevuto 22 »*. 
biscunti visconti 5 1 3. 
biso viso 20$ *4. 
Ww> vivo 85 *'. 



CrofMca Aqmtìawa, 



21 



322 



INDICE. 



hìandughe, blanduUia dura i86 io gavoc- 
cioli. 

hlasmo biasimo 44 4. 

boìtare: holtòne voltò 2218. 

bolU raggiri 88 ". 

bone bene 140'*». 

brenna crusca 11231. 

^na briga 214 <. 

^fiafe brigate 60 4. 

britoU piccole cose 128 6. 

braccare (aJla rinchera) presentarvisi 
2706. 

bucale boccale 192 ^3. 

bui voi 94 *. 

^to voto 54^7. 

ca che 134. 
fo^^ia cacciata 80 7. 
cacciare: cacciava ricavava 126»; cac- 
ciavano mettevan fuori 72 M ; cacciò 
2$ 15, cacciane 131 » mise fuori, 
scacciò 444. 
cadire cadere 174 'O; cagiono cadono 

63 IO. 
cagnare cambiare 1308. 

caia catafalco 182 io. 

calare: calanno calando 26 s. 

calenne calende 220 ^3. 

calla caldo 190 >. 

ra/Zf calde 97 6. 

cattura caldura 1597. * 

cahacare cavalcare 1324; calvacao ca- 
valcò 239. 

cal^ulari calzolai 48 i3. 

cambora camera 1078, 

camborlingo camerlengo 205 1^. 

caminare: con li altri caminao fece 
come gli altri 273 3. 

camini strade 117 27, 

cammore camere 102 ". 

cancieUiero cancelliere 5 ». 

candeleri candelieri 194 '. 

candoli condotti 48 ^K 

cangnare v. cagnare, 

cangno cambio 291 ^. 

cannele candele x8i ^. 

cantare: cantanno cantando 28 s. 

canto lato accanto 157. 

capare: capao scelse 2961. 



capilU capelli 251 '5. 

capistrolu capestro 171 13. 

capitaneo capitano 25 is. 

capoccia bulbi 2683. 

capocroce crocicchio 86 &. 

caponabaUe all' ingiù 964, 1507. 

carca carichi 25 ^. 

carcare caricare 220^; se carcaro si 
fecero premura 86 2. 

carestea carestia 192 m. 

carf agnina specie di pecora 83 i^. 

carminare lamentare 127 x>. 

carmino lamento 76», 113", 128 »o. 

carreri carreggiatori 60 1. 

tflrtf carte 6 17. 

casalina case 16 15, casaUno casa 16 i^, 
casa diruta 12 3. 

casi case 44". 

castelle castelli 1 1 ^7. 

castello V. il comento alla p. 30. 

catalai: guai e e, guai e sopragguai 
1406. 

cattare: cattaro comperarono 20 s. 

causuJari calzolai 127 '5. 

cauterare cautelare 16 4. 

cantere carte di cautela 86 4. 

cavattata cavalleria 151 io. 

cavattio cavallo 9 1^. 

cacare introdurre come novità 90^. 

ce ci 5 13. 

cuare accecare 1 5 M. 

Ceceliani Siciliani 210 i^. 

cecto V. utto, 

cella sella? 32 1^ uccello 144 S; cello 

uccello 180 1. 
centimini mulini ad animale 260 <3. 
centonara centinaja 62^. 
cercare perquisire 721^; circato^ circo 

perquisito 104 ^. 
cercetti cerchielli, orecchini 186 >. 
cernere: cernio vide 251 18. 
certe 73 s, 104 9, certanamente 2309 

certamente. 
cescasuno ciascuno 14 io. 
cetole cedole 240 14. 
cetto presto, subito 113^. 
chel che lo io i3. 
che ncy che ci 243. 
chi che 4», 33 15. 



3^4 



INDICE. 



cor nicchia comiccYói 187 ^a. 

caro cuojo: caria dt e. pergamena 184 >. 

cor por a corpi 188». 

corrccciare crucciare 2207; correcciareli 
crucciarci 288 6. 

correttare, corrottare piangere morto 
182 «9. 

e or ria correrà 729. 

corrutto corrotto 37 '*. 

córsela corsa 769. 

^id cosi 4 «7. 

coselliare consigliare 35 '5. 

cossillio consiglio 341^. 

cray domani 1 1 5 «3. 

crasiato montone castrato 1151^. 

creden^ia mandato credenziale 5». 

credere : cridi credi 282 «' ; credo cre- 
dono 1 5 '5; crisci credetti 40 '5; crese 
credè 133 «^ ; criseno 27 ', rrìf^o 
143 <2 credettero; credale crediate 
13 »*; ereserà crederebbe 1289; trf- 
derale credereste 68 ^. 

crema mancanza 464. 

crese^ ereserà v. credere. 

cr estallo cristallo 56 s. 

cridiy criscif criseno^ crisero v. credere. 

crucifigale crucifiggete 187 ^, 

cucca coccola 44". 

culmo colmo 117 ". 

culpilto coppia di versi Son. l 

CulpO colpo 10 9. 

cunca chiunque 121 s. 
cunto racconto 3 9. 
curare-, curara curerei 695. 
curso corso della vita 100 »o. 
cuslare: cuslòne costò 63 ^3. 

daeatto, datva, dajeva, damo v. dare. 

da longa da lungi 1 1 23. 

datici V. dare. 

dando danno 89 «, e v. dare; dannora 
danni 1284. 

danunca dovunque 9 ", 49 ". 

dapò dopo 18 », 162 »3. 

</(j /)rf«o appresso 5 '3. 

dare: dancisse, dacesse ci si dà 128"; 
damo 69 9, demo 277 M diamo ; dando 
i.\ ", dao 14" danno; </fl«/a 11325, 
iluja'a 292 9 dava ; daeano 1 16 "^(/^.a- 



fio 46 15 davano; i^ 8 n, iioir 73 >b, 
dio 112 2 diede; iemfo demmo 67 >^ 
i^mo 104 7, dero 16 * diedero; d!ajiri 
dacci tui282i;iea 15", dega 9 ', 
iffifa 121 9, dengbe 121 >s eg^ dia. 

da si dz quando 128 >, 1 30 >. 

daventro dì dentro 171, 183 n. 

dt, dea, deano y. dare. 

debbia, dtb^ y. devere. 

dece dieci 9 ^. 

dicedotto, diceotto diciotto 49 ^. 

decembero dicembre 5 3 M. 

deceoUo v. decedoUo. 

declinare computare 2484. 

def emione difesa 69. 

defensare difendere 175 4; defena^àno di- 
fesero 23$ ». 

defen^a difesa 199^. 

JÓ^5i difesi 206 ». 

i^^a V. ^ar^. 

ii^^ia V. devere. 

deguaslare devastare 32 ^. 

dejono V. devere. 

dejunare digiunare 54 i^. 

delegere destinare 272 ". 

dellegiala dileggiabile, sciagurata 245 ^. 

demandare addimandare 17^. 

demandalo domanda 6 6. 

demintri mentre 158'S, 1635. 

demoro dimora 27 3, 220 K 

denanti davanti 58 ". 

dene, denga^ dengbe v. dare, 

deneri danari 61 8^ 1943. 

denlro di dentro 266 " 

deo V. dare. 

Deo Dio 1 3 1. 

deparlemenlo partenza 1 1 4. 

deparUre ripartire 9^. 

de plano agevolmente 285 8 

depò dopo 8 '9. 

dereto di dietro 25 ^4, novellamente 
894. 

dero^ derno v. dare, 
derrobare derubare $ 2. 
derrupare, derupare dirupare 32 ». 
desbiare deviare dalle occupazioni con- 
suete 10^ 5. 
descentiuni dissensioni 1489. 
descosta spiacevole 2982. 



GLOSSARIO. 



325 



desdigno dissenso 246 1^. 
desertare disertare 329; disertata mal- 
concia 60 >7. 
deservire: deservuto disservito 279 s. 
desfare: desfacto disfatto 32^. 
disfidare (la guerra) sfidare a battaglia 

918. 
desintto disegno 50". 
despensare: despensao fece trattamento 

169 *>. 
despesesse spendesse 287 15. 
despiso speso 181 ». 
despìacere dispiacere 19 >4. 
desposta esp>osta 5 ». 
dessasci disagi 190 ». 
dessonerare disonorare 25 1 »7. 
destringere costringere i $ S 5. 
destruero distrussero 130^. 
devendecare vendicare 636. 
devere: digi devi 282 »4; dévesse dc- 
vesi 17 >i; devemone dobbiamoci 
7 »6; i«;^fe dovete 24 « ; ^170110 88 9, 
divano 28 i^ debbono; ie^e' 203 s, 
(fn/ia 209 4 doveva ; deverete dovrete 
1 4 w ; digi tu debba 40 " ; ^^to 2 5 »3, 
<2ft/fia 300 1, ie^ta 300 3 debba ; devaU 
li debba 53 ". 
devisare deliberare 26117; devisata vesta 

veste variopinta 1543. 
</ia dì 118 13. 

dicere dire 13*; dissemmo dicemmo 
2675; disserono dissero 121 ^; dir- 
ragio 99*, dirrò 21 »3 dirò; dicesse, 
dissesse io dicessi 49 3; dicto detto 14 io. 
diurea discorso 197 '3. 
diceturi dicitori 3 5 >4. 
digi V. devere, 
digno degno 524. 
dijuno digiuno 228'. 
dine di 114 IO. 
dirragio, dirrò v. </fVfr^. 
discensione dissenso 229 i^. 
districto Stato 11 ». 
Jffifl V. devere, 
divitia dovizia 1229. 
dot due 121 9. 
domannare domandare 547. 
domestecare : domestecanno familiariz- 
zando 69 ". 



domino dominio 45 ^. 

donare: donone donò $0 9: donavo diede 

2963. 
doncha dunque 21 3. 
donda donde 119 '5. 
Joftt/^ dorme 5 3. 
dopìeri doppieri 193 *^ 
dotare temere 65 " ; dotao temè 718. 
dovero debito 309, 
duana dogana 298^. 
dubito dubbio, timore 26 s. 
dubitosa timorosa 218 i^. 
ducere: ducea trasportava 193 8. 
dudece dodici 24 &. 
</tif V. doi. 

dunca dovunque 15 *. 
dunne donde 2183. 
duno dono 1 1 >4. 
durare sopportare 120 4; durarao durerà 



17 



ao. 



« V. tfifr^. 

ecco qui 177. 

^cofa di qua 214 '5. 

ei V. «j^«. 

«/ e lo 4 »3, 1 1 7. 

elli eglino 2903. 

«/Zo lui 2063. 

llhla eccola là 1448. 

^floto 171 », ^flaft* 7S7 colà. 

^ V. essere, 

entrare: entre entri 60 "7. 

eo io 13 3. 

erbate (montagne) da pascolo 83 ^4. 

escire: esceremo usciremo 43. 

esparte v. in. 

espettare aspettare 125^. 
I essecuHuni esecuzioni 1279. 

essequire eseguire 126 19. 

essere: so io sono 221 "; e 141 ^, 
ei 35 18^ 51 23 15 sei; ^ è 23 M, 
^ifW ci è 14"; sento siamo 23»*; 
sete siete 148; 50 $ 3, sone 79^, 
5onm) 7 »5 essi sono ; fo 4 »o, /an« 
12 5, /mi 123*9 fu, foli, fòlli fu a 
loro 6 6, /ofir^ ci fii 143, fonde ne fu 
1 27 3, fovi vi fu 3 3 7 ; fommo fummo 
62 *3; fori 173 «4, /oro 41 furono, 
forocinne ce ne furono; ferrai sarà 



326 



indice: 



1 3 4 ; serao 276 9, serrao saranno 39 7 ; 

scia egli sia 63 9; sciate siate 274 S; 

5cia9fo siano 8 » ; /fwry tu fossi 35 *; 

/ox^ fosse 8"; foxero fossero 26 6; 

fori 126 18, serrii 3$ i9 saresti; /ora 

18 M, /orrja 3 6, fava 177 6 sarebbe; 

farreste sareste 271 2; farano 68 6, 

farrìano 167 " sarebbero. 
«50 costì 209". 
estato stato 8 i4. 
estogliere estollere 11^. 
estrapagare pagar sollecitamente 208 ^. 
expr emere esprimere 838. 

face V. fare, 

facenna faccenda 112^. 

facula fiaccola 265 ^. 

fai" V. fare, 

faUaiia fallanza 1 2 ^i. 

/fl/& V. fallire. 

fallemento mancanza 47 s, morte 1845. 

fallieminto mancanza di fede 172^. 

fallire : faVio falli 97 1^ ; falle verrà 
meno i5o8;/ai/tfto fallita 104 io. 

fando V. /ar«. 

fare: face 12823, /oy 288 m fa; faimo 
60 M, /oymo <)S5,f acimo 17^ fac- 
ciamo ; /atte fate 2$ »; /an^ 3 », fao 
34 18 fanno; /«:ea foceva 125 '9, fa- 
cevaylo glie lo faceva 73 3 ; f accano (lo 
pane) facevano il pane in casa 116 9; 
f eceli ci fece 261 ^^^ fene fé i^^; fa- 
cembali gli facemmo 5 2 4 ; f eceno 1 8 ^% 
ferno 336, ficero 3 ^ fecero; farragio 
farò 24 " ; farrai farai 15^; farrao 
faranno 1 5 '7; fecciamo facciamo 6 21 ; 
fecciatevi facciate intomo a ciò 16 4; 
farcii fare a lei 17 '7, far loro (y^xfa- 
reselli farsi da lui 1773; farnegliu 
famelo 972^». 

farr- v. fare. 

favi fave 11$^. 

/«e- v. fare. 

feUiu 2^1% felone 220" fellone. 

fendere : fendeo fendè 22 » ; fenneano fen- 
devano 21 ". 

fengnìa : j« /. si esimeva 260 ». 

fer eturi feritori 219». 

feria fiera 162 »8. 



ferire: fereo 22 », /rio feri io " ; fé- 
rero si diressero verso 166 ^, 23 5 3; 
feruH feriti 20 9. 

fermare consolidare 240^0. 

f crosterà forestiera 241 4. 

ferrari fabbroferrai 127*5. 

feruti y, ferire, 

festare festeggiare 2 1 1 7 ; festanno festeg- 
giando 125 ». 

fi fino 7W, 36 »3. 

ficero V. fare, 

ficta : fece f, si fermò 131 »6. 

_/Jc/o, fiessCy figa v. figere, 

figere : se fixe si fermò 44 ^ ; 5« /ijwro 
si fermarono 138 lò; 5^ figa si fermi 
198 "; se flesse 67 4, sefigesse 33 ^ si 
kimsast^figendose fermandosi 280 » ; 
ficto fermo 11^. 

/fio V. fugire. 

finiate nascite 281 3. 

finare rifinire 78 *. 

fine fino 22 ", 61 w. 

finente v. ^, 

yifmrt fienili? 161 3. 

Ji«o fine 284, 224 w, 

firini fiorini 81 tó, IX4'8. 

Jirio V. ferire. 

fixe V. figere, 

fievele^e debolezza 117*7, 

J?«rW freschi 21 ". 

fiivUi deboli 112 24. 

/oro fiore 21 », 738. 

fiumate fiumi in piena 229 >. 

flumora fiumi 229 '. 

/o V. «5^r«. 

focora fuochi 16 *^ 

fodere 26 '<>, fodero 24 », foderajo 269 4, 
vettovaglia. 

fodr'eri portatori di vettovaglie 26 ", 

foliy fòlli V. essere. 

follia erbe campestri 116 6. 

fommOy foncé v. «j^^. 

fondamentare fondare 230 3. 

fondamento profondità 476. 

fondcy fanCy fora, forano v. essere. 

forcia forse 68 9, 76 w. 

/orrìa forza 148 »3. 

/ore fuori 7*. 

forescieri forestieri 1708. 



GLOSSARIO. 



327 



fori V. essere, 

foribonnamenU furibondamente 1 5 1 5. 

farisei 123 «5, forisy 8$ " foresderì. 

f armento frumento 1x79. 

fama forni 122". 

f ornare fbmaje 2$ ^. 

fornire: farnessemo fornissimo 20 x '9. 

forragio foraggio 201 i9. 

forr- V. essere. 

farsi forse 188». 

forte grave 56 9, 94 » ; pare /. fa me- 
raviglia 102 *>. 

forteJHcii fortilizj 18 6. 

/(wo, favi V. essere, 

fraudare frodare ix8s. 

frebara febbrajo 645. 

frebe febbre 128 »3. 

frecyinte avveduto, destro 286 '. 

f redura freddo 123 >. 

/rw/o freddo 190 ». 

/riifo freno 135 *. 

^Mto fresco 187 »8. 

fr andari 163 7, frontaUia 20 ^^frontera 
166^ frontiera. 

frosteri forestieri 91 ". 

fugire : fugeva fuggiva 22 ^ ; ^^lo fuggi 
37 ^; fugemo fuggirono 44 S; fugesse 
fuggisse 249. 

funnare fondare 51*. 

funti fonti 48 »9. 

/ttra ruberia 279». 

fumo forno 112 ". 

furare: furane derubò 7$ »*. 

/MXf fossi 259 >. 

^a^ gabbo 274". 

gagiuti giaciuti 99^. 

gaja gaudio 269 6. 

gambare: gambòne gabbò 143 ^. 

gamma gamba 197 s. 

geco adesso 254 s. 

gelosia sospetto 121 i3, 20431. 

ger landa ghirlanda 143 '9. 

gerva erba 1x5^. 

gesse, gessemo v. ^Vf. 

gettare comunicare (la malattia) x8i >; 

gittò pigna diede in pegno 178 6. 
gette V. ^r^. 
giacuto giaciuto 64 >. 



giagUu, gialUo giallo 567. 

fìWo giglio 147 »5. 

^«^ V. ^Vfc 

ffb io 133 »4, 259 «8. 

ftó giù 23 18. 

ffb/29 gioglio X X 5 ^. 

gire : f fva andava 11^; geano andavano 
26^; gette 21 6, gìne X701 andò, 
fìiff e ce ne andò 5 5 >, fi^^n^ se ne 
andò 8 ^; ^^^^ andasse 24 8; gessemo 
andassimo 703; giuto andato X973. 

girlandi v. gerìande, 

gìsene v. ^^Ve. 

^'ttarr V. gettare, 

giurìari giullari 48 'S, 265 ". 

giostra giostra 21x8. 

giuto V. ^& 

^itan^ V. M. 

^(M/fV« godere 889. 

^oi^rr aver voglia 132». 

granne 5 «, ^rait/f 594 grande. 

gravic^i gravezze 3 ". 

frecM greci 262 s. 

gronde bronci 1274. 

grossy: i gr, i grandi, i maggiorenti 
28x^6. 

guani guai 91 6. 

guardare (Ja festa) santificarla 264 M ; 
la prescione guardare stettero in pri- 
gione X45 1^; guardate guardiate 231^; 
guardar elo lo guardasse 183 4. 

guamaccia vernaccia X92 ^s. 

gualcare guadare 268 4. 

guerrare, gutrriare guerreggiare 38 ">. 

hauia, hebena v. avere, 

heresìa 17 >, herescia X721 azione .da 

eretico. 
hibbero v. avere, 
home uomo 27 x >3; hammini uomini 

54». 
hostolangìa cose da osti 255 9. 

jà gii 235, x35«». 

jacere: jaceamo dormivamo X8913; 

jacquembo dormimmo 189 M; jaca 

293 ", jaccia 293 " costi. 
jamay giammai 7 9, 34 3. 
iamo, ii- V. ite. 



328 



INDICE. 



jejuno digiuno 228 >. 
jennaro gennajo 845. 

ienU gente 2465. 

jeUare gettare 81 ^. 

Uh lui 13 M. 

imaginare: imagmavo immaginò 46 x. 

imboUicxfire motteggiare 36 1^. 

fmmo//ftfo/( ombelichi 1287. 

impagurare impaurire 5 ^ ; impagorìo 
impauri 97 i5. 

imparare insegnare Ifi9 ^9. 

impedire : impedementesse, impedesse im- 
pedisse 179 18. 

imperiture impiccare i S "^j 297 3. 

impetrare : impetrete impetriate 5 A 

impicciare impegnare 123 x<>. 

implire: implerìa empirebbe 160 8. 

imprescionare imprigionare 4 ^9. 

impromessa promessa 16 3. 

impute^are motteggiare 36 ^. 

incalcare incalzare 179". 

incarco carico 90 8. 

incausare incalzare 45 4. 

incendo censo 6 '7, 178 6. 

inchiostri chiostri 2387. 

incomorare ingombrare 1899. 

increscen:(a rincrescimento 160 3. 

in de in 260 '9. 

indomandare domandare 787. 

inducta inducimento 12 3. 

indtUiare, innutiare indugiare 108 m. 

in esparte in disparte 9 22. 

infegnevase fìngevasi 78 ^7. 

injlare gonfiare 93 '. 

inforsare 162 »5, infor^- 2345 fortificare. 

injraielìare raffratellare 139". 

infrontere 67 18^ infronteri 1637 frontiere. 

i«f/o//ire inghiottire 12923. 

i« ^«o«« in giù 141". 

fffna^a//e air ingiù 154'^. 

innamonte all' insù 154'^. 

innanti innanzi 327. 

innimici nemici ics. 

innimistati inimicizie 545. 

innivinare indovinare 1 29 »7. 

innutiare v. induHare. 

in printer a nel luogo di prima 263 6. 

inseme 6 21, insemera 1 3 w insemi 97 ", 
insemmora 46, 68 7 insieme. 



intanno allora 16 3, 28 5, iio'^ ^3 9* 

intennimento intesa 123 5. 

intenda necessità 160 '. 

intesemo intendemmo aoi ^; iitiift in- 
tesi 114 «8. 

intorvedare intorbidare ISS^. 

intrare: intrao entrò 255. 

iniremenH mentre 260*6. 

intremorire scolorire 86». 

inveire-, se i. si abitui a £are 40^. 

in vollio : sono in v. aggradano 1 1 5 8. 

jocare: jocaronci vi giocarono 65 »; /o- 
canno giocando 12$ ^; jocarenci gio- 
carvi 6$ 3. 

foco gioco II 13. 

j oculari giullari 265 **. 

Jone giù 277 IO. 

jongere giungere 26 ^5 : jon^eìi raggiun- 
seli 137 17 ; jonsero giunsero 104»; 
juncti giunti 63. 

fornata giornata 112 3. 

jostra giostra 141 3. 

jostrare giostrare 211 8. 

jovencello giovincello 33 *9. 

ire: iamo andiamo 42 ^ 697; ievano 
andavano 1334; jémmone ne an- 
dammo 70*8; i^fi40 andando 34^; 
juti andati 1922. 

isso esso 5 4. 

itra idra 270 6. 

juhilio giubileo ,199 6. 

judicare: judichete giudicate 88 4. 

judici giudici 14 M. 

judic^io giudizio 7 13 ; judicii giudiz j 7 «5. 

juncti v. jongere, 

jungio giugno 2994. 

jurare giurare 86 3; jurata giurata come 
sposa 145 ". 

jusirare: justranno giostrando 243 x6, 

juti V. ire. 

lamata frana 209 i^. 

lamare franare 210 '. 

largare allargare 210 *. 

larruni ladroni 298 ^o. 

lassare 20^1; lassavo lasciò 509, lassònci 

ci lasciò 86 16; Ussaro lasciarono ló^ ; 

lassassemo lasceremmo 271 «3, 
lato V. canto. 



GLOSSARIO. 



329 



Uccarìa lecconerìa 76. 

lauri lavori 260^ 

legale leale 35 ". 

lege legge 194. 

Ugere apprendere 272 'o ; lesta letta 

201 >5. 
/«^fro facile 143 9. 
lena legna 267 ^^ 
i!ff<^iia lingua 83 6. 
i/f^i lepri 268 »8. 
/fxto V. Zf^^^r^. 
/f/to letti 168 K 

levare : levete levate 3 2 1; levòne levò 43 >. 
levereri levrieri 268 "6. 
li a loro 3 »3, ci 1292, 24$ ». 
/m/^ leale 34 ^s. 
/mn^a lealtà, credito 3 5 ». 
/«are legare 1 56 13. 
liceni(iare: licentiòne licenziò 8^. 
lictera 202 5, /kr/ra no 9 lettera. 
ligi liti 282 23. 
Ugni legni 193 ". 
/m^o lisciano, piaggiano 274 is. 
/ino legno 48 i^. 
/// gli 3 4, ci 289 18. 
/or/;i luoghi 96. 
/oto colà 16 9; convento 50"; sederò 

l. presero riposo 222 3. 
locrare lucrare 118 6. 
logie baracche 189 13. 
Lomardi Lombardi 210 »8. 
longuo 47 '5, longo 16 >8 lungo. 
lontanno allora 285. 
losengare lusingare 1248. 
hi lo 192". 
lullo luglio 220^3. 
lumera luminaria 214 1®. 
lune lungamente l8o>. 

madonda madonna 15013. 

magesiade maestà del re 3 ''. 

magnare', mangaro mangiarono 2217. 

majure maggiore 199. 

majurini maggiorenti 90 '. 

malanie malattie 1839. 

maìedire: maidico maledicono 20 » ; ma- 

ledisserano maledirebbero 282 >^; ma- 

Ifdicto maledetto 7 m. 
malefitid malcfìcj 72 7. 



male merito mala ricompensa 133^, 
210 7. 

mahascia malvagia 76 8. 

malvasia malvagità 76 1^. 

mancamento disdoro 98. 

mancare mancasse 7018. 

mandare: mandemo mandiamo no*; 
mandi mandò 1348; mandambond ci 
mandammo 58 ". 

mandire ammannire (de' manovali) 
2607. 

mandole mandorle 181 ^. 

manera avvenimento 108 ", disposi- 
zione 181 *, ceto 233 »3. 

mangaro v. magnare, 

manipoli manovali 48 8. 

mannare mandare 145 lo; manneli li 
mandi 121 8; mannòli mandò a noi 
261 «3. 

mannatari mandatarj 60 >. 

marrame rottami 18910. 

martoriare : martoriane martoriò 79 'o. 

mascalseri mascalzoni 61 7. 

masciaia ambasciata 60 'S, 124*1. 

massaie 102 '3, massaria 259 » masse- 
rizie. 

mastruccio trappola 173 '4. 

mataraip materasso 194 '3; matarac^a 
materassi 98 >8. 

matta: a m, in quantità 60 >• 

mattere imbattere 673. 

mayo maggio 19$ >o. 

maxxuta massiccia, ricca 186 6. 

me* miei 172 7. 

medella riparo 98 ^. 

medemmo medesimamente 18419. 

menare: menao menò 23 w; mennonelu 

lo menò 2138; se menaro si adopera- 

* rono 14) ^; menaronde ne menaron 

via 43 »<»; menaragio menerò 120'^. 

mendare emendare 91 '; mennati emen- 
dati 141 13. 

mensione menzione 1 2 6. 

mentuare mentovare 95 3. 

menuri minori i s 8. 

mett^a mezza 16 ^^, 

mercato buon mercato 185 '3, 192 m. 

mercendari merccnarj 14 ". 

mercordì mercoledì 5 3 »5. 



Cronaca Aquilarta, 



21 



330 



INDICE. 



mere conviene 141 '7. 

meriti ricompense 20'°, 174^ cosa 
meritevole di ricompensa 78 y. 

mtrto meritevole ^2 A. 

mese v. mettere, 

meso mezzo 81 7. 

messura messe 159^. 

mestecare: mestiche mescoli 128 *^; me- 
stecati coinvolti 4 »8. 

mettere-, mitti tu metti 23 '3; metterne 
mettiamo 1 5 ^ ; mese mise 112"; 
misemmo mettemmo 114^9; metterò 
17', missono 47» misero, miserasse 
si misero 8o*>; nuttatevi mettiatevi 
15 "; misissci tu mettessi 126^8; mi- 
sesse mettesse 62^6; mettessemo met- 
tessimo 68 " ; miserano avrebbero 
messo 60^8 j tnisso messo 11 "; mi- 
serino mettendo 20 '3. 

melano di media condizione 11 ^^. 

micata punto 112 3. 

milliara miglia ja 345. 

mine me 1374. 

mino meno 8 4. 

mintre 497, mintri 45^4, mintrunca 
47 18 mentre. 

minuan:(a scarsezza 200'^. 

miscy mesi 1 8 ^°. 

misemmo v. mettere. 

miser messere 33 ". 

miserano^ misesse, misissci, misso v. met- 
tere. 

missayo messaggio 219 ". 

misso portata in mensa 168 ". 

missore messere 1 29 9. 

mistero mestieri 40', 648. 

mitti V. mettere, 

moUnari mugnai 260 '9. 

molliche briciole 117 27. 

molliculi V. immollicoli. 

molliera moglie 274 u, 

monastera monasteri 184 18. 

mone ora 22 ^2. 

moHstrare: monstrao mostrò 369. 

morire: moro muoiono 1415; morette 
morì 1375. 

mor sdutto morselletto 222 2. 

mortalta mortalità 180 ^3, 183 » 26. 

mortoro mortorio 182 ". 



mottato motto 34. 

mottiare motteggiare 36 1^; muctiòne 

motteggiò 2568. 
movete mobiglia 44''. 
mulH molto 715, 16 5. 
murso morso 100 m, boccone 168 ". 
mustra mostra 2697. 
mutto motto 134. 

n'a non ha 2394. 

na nella 121 H. 

nantenati antenati 2304. 

nanti innanzi 5 ^i, piuttosto 128 ^, 2679. 

nascosa nascosta 147*. 

nascosa léS^s^nascuscy 62 4 di nascosto. 

nei ci 98 2. 

né e 91 4; non 271 ". 

negueva, nengtuva nevicava 102^. 

ne Ili ce ne 261 8. 

nengueva v. negueva. 

né tanto quantunque 18 7, 78 »6. 

ni nei 117 ^. 

nicH netti 166 '5. 

nisciuno nessuno 11 1®. 

nisuna nessuna 2829. 

no nel 17 ^8, 33 ^; non 97 »8. 

nogia noia, oHesa 120 4. 

nomine nome 249 2. 

none no 799, 121 23. 

nosta nostra 298 '. 

novebero novembre 266 ^. 

nui noi 5 V, 

nulla alcuna 274 i^, nessuna 6 ^. 

nullio 323, nullo 37 nessuno. 

óbligare garentire 145 ^3. 

obsequie esequie 298 '8. 

ohtenere : obtende ottenne 8 18, 

odire : ogio odo 356, 78 ^, odono 143 " ; 
ogy 78 20, ott 78 » odi ; {xfi $01, 
13016^ odivi 2075 udii; 0(i^tfe udì 
25 "; oderò udirono 267. 

offendere-, offendo offendono 188 3. 

offensione 6®, offenda 199 ^ offesa. 

0^10, ogy v. odire, 

Ognasanta Ognissanti 131 ^^. 

oii V. odire. 

olio olio 115 5. 

omneuno ognuno 6 '3. 



GLOSSARIO 



331 



ongere ungere 79 »5. 

ontu ogni 8 i^. 

operare adoperare 232"; operete ado- 
periate 5 ^. 

operali operai 117*. 

operaro opera jo 112 *3. 

operire: operseno apersero 198 w; operto 
aperto 95 9. 

Ordene Ordine monastico 145 ^ 

orgio 112», origio 2804 orzo. 

or tate urti 100 s. 

oscire: oscio uscì 210 >. 

05to oste 25 >8. 

oxferf uomini dell'oste 163^. 

osterie 119*9, 05/1^0 ostello 176». 

ostulani osti 194^. 

otf acosa oltraggiosa 1477. 

ottare desiderare 274^. • 

pacta epatta 13^. 

pacyignano burlone 78 ^. 

pagese paese 99; pagiscy paesi 85 ". 

pagura paura 18 'o. 

palificare render palese 19 '3. 

palisci 2289, paliscy 206» palesi. 

pallia 20 iSy palluca 299 m pagliuzza. 

panicocole 48 "^ panicocoli 1 27 " fornai. 

^flra V. parere, 

parabule parole 167 9. 

parare acquistare 99 " ; se parara si 
sarebbe messa a paragone 62 ^. 

parentela parentado 145 6. 

parere : parse parve 73 7 ; para paja $69; 
^arla parrebbe 12^. 

pariare scontare la pena 28 M. 

parichi parecchie 5 '5. 

parlare: parlao parlò 17 »9. 

parlelta ciarla 3 s *5, 40 4. 

^ro pari 12*^, 2504. 

parrare apprendere 175 ". 

parse v. parere, 

partale v. partire, 

parte parte avversaria 119 3, 1323. 

partecella particella, particolare 6^. 

parterose v. partire, 

partesciani partigiani 131 ^ 

partire : />arto partono 3 5 9 ; partio se- 
parò 868; parterose si partirono 16^; 
parterao partiranno "^^9^ parlate par- 



tiate 206 »o; partuto partito 35*3. 

paruia modo di vedere 271 15. 

passare accordare, fare alla meglio 
1 59 1^ 1 8 1 M ; passanno compensando 
161 7. 

patire: pale patisce 140^. 

patre padre $ >o. 

patrone padrone 177 ^ 

pavalUone padiglione 27 S; pavattiuni 
padiglioni 158^. 

pa^ie giuochi infantili 1284. 

pai^amagniano burlone 78". 

pec^endo v. petire. 

pedi piedi 9 ", steli del grano 47 ^. 

pelare : pelanno pelando 37 ». 

peneUnia rassegnazione 160 4. 

pemtute pentimenti 1853. 

penetuto pentito 144 ^5, 

pennace penace 100^. 

pennere pendere 121 ". 

pensaminto pensiero 239. 

pensare: pensao pensò 23 3. 

penso 122 >', pen^a 160 > afflizione. 

pennata pensiero 173 '. 

penip 191 a, 2167 V. penso, 

per amore a causa 271 >6. 

per compasso ali* ingiro 170 M. 

percompUre condurre a capo 5 3 8, 1257. 

perde- v. perdire. 

perdire perdere 95, 87 "; perdeo perse 
21 »7, persero 28 3; perderrate perde- 
feste 187 M. 

perdunare: perdune egli perdoni 62 V, 

perduno perdono 41 ^. 

per/erto scelto 77 8. 

per finente fino 1 1 >*. 

permanere: permanerao permarrà 17**. 

^trr simiti separatamente 301 *. 

/>«^i!^ solajo 7 ". 

^fe- V. petire. 

petetione petizione 7 »«. 

petire domandare 230 "; pete domanda 
5 V; petia domandava 41 »<>; petesse 
domandasse 114"; pec^endo elemo- 
sinando 117^; petuto domandato 
250 ". 

petitto sorta di misura romana da vino 

115 », 192 »7. 
petuto v. petire. 



332 



INDICE. 



pianiUi pianelle i86 >. 

piam^a piazza 3 3 s. 

piata pietà 116^. 

piciecaróU pizzicagnole 4814; pic^eca- 
roli pizzicagnoli 127 M. 

pigietaU pietà 188 6. 

pignata pignatta 116^. 

pàliare pigliare 27 »3; /^72ao pigliò 36 ". 

^Wi tegoli 98 17. 

pittgere : pingo spingono 274 '7. 

pistare pigiare le uve 264 7. 

pittìmia male contagioso 181 >. 

piacere: piacerà piacerebbe 689; plactUo 
piaciuto 80 1. 

pianamente chetamente 103 ^ 

planare appianare 893. 

plancati impiantiti 260'^. 

planete cattive sorti 278 *. 

plano piano 23 '8. 

playto piato 273 ^. 

piccare piegare 283 » ; ^Zrroo arrivò 
220"; pUcaro arrivarono 231 >. 

piena piena 67. 

plenero pieno 198 >. 

plicaro V. plecare, 

plino pieno 1 1 25. 

piovere piovere 102 »*. 

^/m più 162». 

/)o dopo 63 22, ^7 9. 

pò v. potere. 

pocatcllo pochino 1829. 

poco di umile condizione 1 1 ^^. 

/>o^:^o v. potere. 

poi poiché 36*2, 138 16. 

polverina polverìo 189 ^ 

pomece: menati a p. inariditi come po- 
mice 1405. 

pon- v. punere. 

ponamo che quantunque 132 21, 135 ^5. 

ponchetta borsa 90^. 

ponereli punirli 40 ^5. 

ponga borsa 90 6. 

potie V. possere. 

pongamo v. punere ; p. che 64 5 v. potiamo. 

ponsaino v. possere. 

ponta schiera 9 28. 

pontica bottega 75 4. 

porcacchia erba porcellana 187 7. 

/)orr- V. possere. 



portanari portinai 25 «*. 

portare-, corno se porta? come sta? 229 h; 
parianno portando 2 5 % ;^offixfa aspor- 
tata 137 ". 

porteri portieri 1 12 >•. 

posse V. punere. 

possere potere 1 50 7 ; poc^o posso 1297; 
^ 98 6, pone 95 14 può, /lòrùse fi si 
può 68 4 ; potetuo possiamo 42 5; ^ 
possono 974; possea potevo 98^: 
poteanonci ci potevano 3 1 6; fot& po- 
tei 1 38 5; poHo IO », poiU 98" pocé: 
possettero 2346, possero 2421, pelo 
101 4, pottero 87 10 poterono; /iiffi- 
^0 79 », porraio 23 4 potrò; ^« 
potranno 291 S; ^o^^^a possa 264 ^: 
2082; podesse potesse 9*4; ^torrn» 
potremmo 136»; pottero avrebbero 

potuto 185 5; pOSSUtO pOtUtO I33S. 

possessiuni possedimenti 15^. 

postra poste (militari) 164». 

povre povere 75 3. 

preché perché 218 »5. 

prediare: predianno predando 2^S^ 

pregare '. pregamoxn pr^;hiamovi j^. 

preghi garanti 145 13. 

prejare pregiare 334. 

premurato spergiuro 270 »s. 

prennere : prinno prendono 144 ' ; fff- 
semmo prendemmo 59 '<>; presyi: 
49 M, prenderò 16 ^ presero; prew^ 
prenda 1 1 2 23 ; pr indici prendici 1 2 5 v 
presera prenderebbe 12813; prisc pres. 
432; prisci presi 774. 

preposito proposito 9 7. 

preposta proposta 264 «9. 

pres- V. prennere, 

prescione prigione 5 M; prescium pri- 
gioni 5 5. 

presscia pressa 1 1 3 a6. 

prete pietre 195. 

primera prima 102 7. 

prindici, prinno, pris- v. prenneu. 

privato privatamente I99*>. 

probare provare 139 10. 

prohenna prebenda 112". 

procurare curare 184 »a. 

proferire offerire 2266; profere ortrt 
226 M; proferseli gli offerse 224=. 



i 



GLOSSARIO. 



333 



prof erta offerta 1535. 

promistnne ne promise $15. • 

promissione promessa 12 4. 

profvedenia provvedimento 2763. 

pucini pulcini 63 >. 

pugitti armi da pugno 62 ^, 

punire: pcnamo 132 ^^ pongamo 645, 
punemo 42 5 poniamo ; posse pose io ^^ ; 
pasessese si pose 17 *®; puseno stabi- 
lirono 97 5 ; puserose si posero 9 ^^ ; 
^fta ponga 283 ^o; ^« posi 11 ^s, 
ponaielo poniatelo 18»; ponime fis- 
sami 120^. 

purgare: purgate purgati 89 a. 

^ftf- V. punere, 

pusare : ^oo posò 34 >7. 

^0 quiete 134^. 

puteva putiva 1 1 5 s. 

quale il quale 49 *9. 

qualora talora 100 ^4. 

quabtnca chiunque 4 i^, qualunque 5^'; 

Io q. chiunque 166 '. 
quando talora 4 ^^ 
quannunca tutte le volte che 291 ^. 
quantunca quanti 16 15, qualunque cosa 

che 1295. 
quarta quarta parte 102^. 
quartaro sorta di misura di capacità 

114 7. 
quarti quarte parti 181 >i. 
quarto (di coppa) 763. 
quartora quarti della città 61 '7. 
quartoro 114 7 v. quartaro, 
quatrini quattrini 201 '. 
que che 22 >>. 
quello quello che 787. 
quelloro coloro 220 7. 
quesse codeste 117 4. 
questoro costoro 1 2 1 7. 
quidare guidare 19 i^. 
quitti coloro 3 w. 
quitto quegli che 29 3. 
quine qui 114^. 
911ÙJÌ codesti 15 15. 
^tfiV/o questo 3 >. 

rabboccare rimbeccare 270 ">. 
r acorsero raccolsero 139*. 



raducti tornati 281 i7. 

rafratare^ raffredéUare raffratellare 

I39«. 
rafrigerare refrigerare 45 w. 
ragiamOy ragù) v. rovere, 
ragionta giunta 283 5. 
ramorease si spegneva 263 5. 
raiurun rancori 135 '7. 
rapacare pacificare 2564. 
rapire: raputo rapito 27 ". 
r appetto ritrovo 105 9. 
rappusare sedare 5 >7. 
rascionare raccontare 54 'S, ragionare 

984. 

rascione ragione 47^, giustizia 79^, 
computo 1 1 3 *7. 

rascioniviJi ragionevoli 8 >. 

rasione v. rascione, 

rassenare rassegnare 19^. 

rovere: ragio rio 24»»; ragiamo riab- 
biamo 61 !>.. 

reabaUare discendere 232 '. 

teaccelare riprender vigore 18 s 7. 

reanwr^are: reamor^òse si spense 2635. 

reapparero riapparirono 104 '. 

rebellare : se rehette si ribelli 1 1 ^, 

rebello ribelle 105 '<>. 

rehocare rivocare 176 •. 

recacchiare rigerminare 187 ". 

recare trasportare il mosto dalla campa- 
gna in città 2647; rechete recate 24»; 
recause si recò 287 ». 

recattare riscattare 217 w. 

recepissero ricevessero 2794; receputo 
ricevuto 120 "5. 

recercare richiedere 183 »». 

rechete v. recare. 

rechie orecchie 100 ». 

rechiesa 1355, rechiesta i x 7 richiesta. 

ruitare raccontare 49', 141 ». 

recollere accogliere i$3 3; recolse accolse 
n? '^ P''^^ per sé 180 ' ; recolsero 
accolsero 102 9; recottieremo racco- 
glieremo 1 5 6 ; reco//a raccolta 60 " ; 
rffo//f accolti 2049, riuniti 2084. 

recongnoscere riconoscere 4 ^, 

recontare raccontare 2 1 s. 

recordare : recordevano ricordavano 66 3. 

recrescere rincrescere 98*5. 



334 



INDICE 



recuperare riparare 234, 1326. 

recuverare ristorare 738, 

redeficare riedificare 1 3 ^. 

redireviìlo ridirvelo 65 8. 

refare: refayte rifate 16 2. 

refermare riconfermare 274 w. 

refidare confidare 131^. 

refinare rifinire 79.. 

reflatare fiatare 296 i<>. 

refUscare rinfrescare, rinnovare 26810. 

regame reame 6». 

regere: regeano reggevano 2284; rege- 
rando reggeranno 3 s. 

reghiamo richiamo 166 u. 

regnare: regne legai 17 '6. 

reificar eroìio rincararono 185 ^. 

reinforsare: se r, rifornirsi 2694. 

reimpropriare rimproverare 139^. 

rejongere: rejotise giunse 70 '7; r^on- 
semmo giungemmo 70 '5. 

remanire rimanere 2523; remasemmo 
rimanemmo 165 9. 

remannare rimandare 119^. 

remeritare ricompensare 2317. 

remestecare rimescolare 68 5. 

remettere riammettere in città 120H. 

remme\:^are abituare 40 ^6. 

remorciare rimbrottare 83 8. 

remore rumore 5 9. 

remparo bastione 20». 

remucho rimboccamento 98». 

rencasare mettere a far casa 1 5 ^6. 

renclastri chiostri 238 7. * 

rennere arrendere 106 9; rendise si ar- 
rese 18426; render andò renderanno 
287; rendute rese 527. 

rennita rendita 28 16. 

rennurvare rinnovare 270 23. 

rentrare rientrare 119 8. 

renunsare: renunsao dinegò iio^; re- 
nun\òne rifiutò 121 22; renun^ato ri- 
cusato 2783. 

repilliare: repilliòne rimproverò 121 24. 

reprendiòne riprese 1444. 

reprenxa bisogno? 160'. 

repunere riporre 8 H; repusero riposero 
16". 

repusare calmare 5 '7. 
requesta richiesta ij 7, 2455. 



resaUiere ritornare 228 2. 

resapere: resapìa risapeva 168 ^5. 

resecho rischio 748. 

reserrare rinserrare 168. 

residii residui 298 6. 

resistere: resisto resistè io»8. 

resóbenire: resoti risowienc 117*5. 

respondere rispondere, dipendere 284 4 ; 
respuse rispose 34 *. 

retinnero tetmero 208 12. 

retoitello ritoglietelo 2258. 

retonde: vadano r, con vesti rotonde, 
senza coda 1272. 

retruso ritroso 22617. 

revenire: revey rivieni 98 «; revinnero 
rivennero 63 m. 

revestire : revestembo vestimmo abiti fe- 
stivi 67 >o. 

revoltare voltare indietro 78^6. 

ricare recare 10424. 

ricontare raccontare 32 '3. 

ridere: ridate ridiate 783. 

rigi ì re 2922. 

rinchera ringhiera 270 *. 

riti reti 125 K 

ritornare far tornare 268». 

roharia ruberia 175 *. 

rotare derubare 235 2; róbòu fii deru- 
bata 754. 

rodeturi roditori 118 3. 

rogo rogito 1847. 

romeca sorta di vino 192 '5. 

r omeri romei 193 *5. 

roppe ruppe 95 9. 

rosa smania 844. 

roscingnolo usignuolo 263 ". 

rotiare : rotianno roteando 268 *. 

rotolo sorta di peso (= gr. 890,99) 1 1 $ »8. 

ructo rotto 95 2. 

rueUa chiassetto 188 »9. 

rugio rubio (misura romana) 192 x*. 

ruscio rosso 602; ruscy rossi 60 3. 

ruva strada 297 ^6, 

ruvetella chiassetto 188 i9. 

saccia, sacciate, saccio v. sapire. 
sagettare saettare 98 *3. 
sajette saette 98 '3. 
salavo salario 293 3. 



GLOSSARIO. 



335 



saldare selciare 49 ^. 

saUcare salire 70". 

saìJemento mezzo di elevare 47 7. 

saUire salire 60 M ; salUmo salimmo 

20^; saJkro salirono 20^6; salìuto 

salito 197 4. 
sane v. sapire. 
santi luoghi sacri 238 6. 
sapire sapere 245; saccio so 19^; sane 

201 ", 500 I IO 7 sa ; sappe seppe 25 ^\ 

saccia sappia 3 4 ; sacciate sappiate 

26x9. 
shagotHre: sbagotthio sbigotti io '5. 
sbandisdone bando 58 ">. 
sbanmre sbandeggiare 589. 
sbordone bordone 194". 
sbriato sbrigatamente, presto 78 ^, 

1743. 
scahacare scavalcare loi 4. 
scammio scambio 291 ^. 
scangnare scambiare 209 ^ ; scagnavano 

scambiassero 209 >. 
scapUare liberare 119 4, 170". 
scapUlate scapigliate 37 19. 
scappelìaU (teste) scoperte 37 »9. 
scapulare v. scapUare. 
scardare strappare ii7»8, 
scarlatta scarlatto 59 M. 
sceUbrati dissennati 141 9. 
scendecati sindacati 16^. 
scennecare traballare 174 w. 
scervicare sdrucciolare 174 1<>. 
schiedare schierare 103 ". 
schina schiena 1 3 1 ^6. 
sd ci 50 ". 

sda^ scianOy sdate v. essere, 
sciavorata sciagurata 76 m. 
sderose v. iWr^. 
scindid sindaci 58 "• 
sdolkre: sciolli sciogli 484. 
sdottare : sciottavamone ci curavamo 

58»; se sdottare si curasse 53 ". 
scirvicato cf. scervicare, 
scire uscire 270 3; jc^ro uscirono 123 *>; 

sclerose si uscirono 87 ". 
sdti forusciti 1 2 1 4. 
sduni stolti 81 9. 
scoUare: scoUao ascoltò 23210. 
scomenecare scomunicare 2379. 



scommerarey scommorare sgomberare 

189 IO. 
sconciare: scondòse fu sconciata 7$'; 

scondarose gettarono Tabito religioso 

i8s *3; sconciarete disturberete 254"; 

sconcia devastata 7^. 
scondamenio guasto 13 i9. 
sconpencip diritto di prelazione 2559. 
scorire: scorio scurì 2753. 
scoprire-, scopreo, scoperseo scoperse 

236 ". 
scorrecdare crucciare 624. 
scortare finire 123 '9, 241 '<>; scorto 72 4, 

scurto 26 »o finito. 
scortecare : scortecarao scorticheranno 

15 »6. 

scottiare osare 78 < ; scottìavase osava 
135 M. 

scrivere: scrississeno 259 M. 

sculti: siamo se. diamo retta? 8 '. 

scuriati scuriate 544. 

scuritate oscurità 2663. 

scurto V. scortare. 

se si 5 27 ; e V. sedere. 

secena segala 48 >. 

secunto secondo 503. 

sederati disseredati? 141 9. 

sedere: se sta 6$ 4; sede siede 178; 
sedia stava 757; sedevanci vi stava 
133"; sedi risedè 65 6; 5f^te se- 
diate 270 M. 

se Ili si ci 1894. 

sema scemata 180 M. 

semane settimane 43 i. 

semelliare piacere 2974. 

semita strada 143 M. 

seminane v. semane. 

sento V. essere. 

senare segnare, sottoscrivere 354, 1849. 

se nei ci si 17 «<>. 

sentu se ne 36 »<>. 

sentire: senteva sentiva 115"; sente 
udì 121»; sentero risentirono 76*; 
sentessero sentissero 16 lo; sentuto 
sentito 207 ». 

5A) suo 21 ^. 

sequire: sequemo seguiamo 327; sequko 
segui 33. 

seguitare: sequitamo seguiamo 327, se- 



Ìì6 



INDICE. 



qmiòiu fegoi 27^; séqmik seguiti 
25 '7. 

serrenUna sorrentina 192 '5. 

servare-, servare serbarono 201 5. 

i«l iKW se non S'* 

sfUfrare xpsLTire 251 '5; j^. Za so/rama 
aprirne il fiore per raccoglierne gli 
stimmi 264^. 

s/ondamefUare abbattere dalle fonda- 
menta 459. 

sfossare 240 <7, sfoxare 241 3 cingere di 
fossati. 

il ^À^ fin che 42?. 

sidici sedici 54^. 

stellare sigillare 246 <. 

signorare 120 > signoreggiare; signoriao 
71 7y signorie 45 21 signoreggiò. 

i/mi/i V. a e ^. 

singnuri signori 3 >. 

jiniw senno 99"; segno 17$ ". 

sio suo I}} ". 

smarrite, smarruto smarrito 220 19. 

io V. essere. 

soa sua 5 21. 

sobrano soprano 4S **. 

ioHi^f travi 161 3. 

soccorrere: soccorrerò soccorsero 57 ^. 

sofferenno soffrendo 99. 

soffrana zafferano 264^. 

sogiurni fasti 2294. 

soi sue 10 3. 

sole suole i $ ». 

sollare assoldare 243 < ; soUòne assoldò 
202 »o ; sollaro assoldarono 1 5 3 **. 

sollaii soldati 91 i. 

soUende solenne 8 ^7. 

Ì0//0 soldo $75. 

soma salmerìa 525. 

somero somiere 25 '5. 

sonare sonare le campane 262 » ; so- 
nare le campane a morto 182 ^; 
sofianno sonando 9 ^ 

sone, sonno v. «5«r«. 

soperare, soprare v. iMpr- 

io/>r« sopra 4 9, 1 5 18. 

soprechian^e soperchianze $ »*. 

ior« sorelle 241 8. 

soretino sorta di vino 192 'S. 



xoTiMv sorella 241 8. 

MtfotiZb sotto Tascella 116". 

sottìUam^e raggiri 220 5. 

som suo 10^3. 

sovemre: savengaie sorreniate 240^. 

spalaciare spalancare 220 >6. 

spaUare sbandare 28 *<». 

spaJ^uare pubblicare 2314. 

sparagnare: se sp. risparmiare 116 \ 

spasa divulgau 22 5, 88 ^. 
' spdseu si sparse 27 4. 

spehtccare spiluccare 44 "• 

spendere spaiderei49 >; spense spese 95 ">. 

spenda spesa 199 >5. 

sperlongare allontanare 132*0. 

sperto esperto 58 ". 

spigiare spiare 357. 

spiiiicaroU pizzicagnoli 127 m. 

splac^i superfìd 194 >o. 

spiccare: spleche dispieghi 1277. 

spontare risparmiare in transazione 
281 24; spentali partiti 75 7. 

sperare: sperarne speriamo 100 m. 

spessedere spossessare 2864. 

spremere esprimere 493. 

squartare dividere 242 i5. 

stacco luogo per V accampamento 1 38 ^, 
campo, banda 148 i>. 

stae, stag- v. stare. 

stagio ostaggio 278 ^. 

stante ben saldo 269 m. 

stantia istanza 6 ^. 

stat- V. stare. 

stare : stau stanno 133'^; stageva 22 7, 
stalìa 151 IO, stavo 79 ^ stava ; sta- 
tevamo 282 s, stevamo 135^ stavamo; 
5/^5^ stette 126 ^; staemmo stemmo 
2329; stei stia 117 9; stagesse stesse 
26 18; statissero stessero 186 ». 

ito/o : /oro m st. durarono in officio 67 ^^. 

statoriate (campagne) da pascolo estivo 
83". 

sta^o V. staccio. 

stennere stendere 187 »9. 

5^', stese V. i/^ff. 

sticcata stecconato 1224. 

sticcare 190 *S sticcotiare 158*4, xtórco- 
fftar^ 120^ stecconare. 

i/o/tt V. storo. 



GLOSSARIO. 



337 



stornane settimane i6o5, 164^. 

stordire: storduto stordito 188 ", 197^. 

storo stuolo 389, 553. 

straprestare preadere sollecitamente in 
prestito 16$ 6. 

stridare strìdere 112 '5. 

stritto costretto i $ ». 

strominti strumenti 301 '*. 

struccare troncare 142 2. 

strucco stroncamento 98». 

strugia strugge 128^; strussero distrus- 
sero 20 19. 

strussione distruzione 4 M, 141 7. 

studege si apparecchi 272". 

sturso storsione 100». 

sune su 277 »<>. 

suprare avanzare 113 '^ superare 80 *6; 
suprarria avrebbe il sopravvento 
26918. 

suvo suo 22 ". 

tàbernari tavernai 48 ^3. 

tabole tavole 18 9. 

tabulerò tavoliere 205 15. 

laccare intaccare 4^. 

taUiare tagliare 27 is; taUiarando taglie- 
ranno 22 ^ ; talliasse taglierebbe 108 ^s. 

tantanta tanta 113^. 

tardete tardate 254 ". 

tardo tardi 23 >. 

taule tavole 167 ", 

taupino tapino 70 w. • 

te ti 14". 

tempestate mal tempo 203 *o. 

te nde te ne 78 ><>. 

tenere : tè 20 », tene 23 " ha, pos- 
siede; tenìano tenevano 34 6; Hnne- 
role le tennero 23216; tenca tenga 
II »; tengate teniate 89 <; tengnamo, 
tengamo teniamo 42 > ; tendissero te- 
nessero 18020. 

termene termine 16 3. 

terremuta terremoti 5 3 »3. 

ferrino terreno 4 ". 

^rja ora di terza 241 m. 

ternaria terzeria 962. 

tesaurero tesoriere 169 a. 

testamentari testatori 183 i^. 

ticto tetto 7 ". 



/m^wa questione 833. 

tio zio 5 *o. 

fto tuo 35 19. 

tira tiramento 2823. 

tirando tiranno 37. 

tirannare tiranneggiare 130^. 

toUere: tolie tolse 75 4; tolìemmo 59 «>, 
toì^emmo 2735 togliemmo; tolseste 
toglieste 6026; toZ/rro tolsero 763; 
toHaJi gli tolga 34 ^o; toUito 191 4, 
to//itto 7 13 tolto. 

tornare: tornao 25 3, tornane 277 tornò; 
tornanno girando 241 3; tornati ri- 
dotti 2044. 

torwi giri 229 2. 

torniare girovagare 103 '5. 

torreri torrieri 112". 

tosorare tonsurare 192 *>. 

toste tosto s8^ 1634. 

tovalluJe tovaglie 167 i». 

toy tuoi 1 5 ». 

trabisavo trisavolo 2305. 

trabucho trabucco 98 «. 

tractaturi trattatori 16 5. 

tradescuni tTudìmeDiì 1577. 

tradire : traduto tradito 27 ". 

tradiscioìie 97 24, traditio 104 ", /ra</f- 
/lom? 25 16 tradimento. 

traganti draganti 181 ^3. 

trageraggio v. trare, 

trame ingombramento 189 >». 

transuta transito 12 m. 

tranugare rinviliare 117^. 

trare trarre 124M; trane trae 20 M; 
trageragio trarrò 224 »<>; frawe inco- 
minciò 90 9 ; traserocinde ce ne tras- 
sero 20 7 ; trassisseiio traessero 1 24 »5. 

traslatare trasferire la festa 264». 

trasorero tesoriere 277 ^3. 

trayny carri 260 8. 

trescare trebbiare 162 6. 

treva tregua 1566. 

trihiano trebbiano 192 >6. 

tribulatiuni tribolazioni 17». 

tricare indugiare 148 >. 

tridici tredici $ 3 M. 

triebia^ trebbia tregua 1994. 

/rin^ tre 1373. 

trioìare tribolare 200 '. 



Cronaca Aquilana, 



22 



338 



INDICE. 



trocu torce 214 ". 

trometta trombetta 1964. 

irometteri trombettieri 265 ". 

tromme trombe 48*5. 

trovare-, irovamo troviamo 15 S; troao 

506, trovao 254 trovò; trovarosenci 

ci si trovarono 4^. 
truga tregua 1994. 
tucca cozzo 44 IO. 
tuctodì 162 18, 

tuctojorno 125 2 w, 128 5 io sempre. 
tuctotame 189", tuctotamen 1097, 12814 

nondimeno. 
tune tu 23 15. 
turhido torbido 269 '7. 
turri torri 554. 
tato sicuro 188 9. 

una in primo luogo 264 M. 
unde onde 5 ^. 
undeuno ognuno 354. 
unni onde 20 ">. 
fija usanza 147 ^ 
usagio uso 269^. 
U5a/i usi 281 13. 

t/ora granelli 181 17. 

vacanti vane 1357. 

vaUstrei 164 9, vakstreri 204 » bale- 
strieri. 

valere: vallio valgono 274 *>; t'fl/lfl va- 
leva 72 ". 

vaftdo V. annare. 

varatto baratto 15622. 

vasso basso 171 i. 

vecerege viceré 2729. 

vedere: vi vedi 123 '9, vidi 162 19; i;«i</e 
vide 35 13; vidisti wcàcstì 784; vaia- 
rla vedrebbe 6719; vederate vedreste 
68 5. 

vende v. venire, 

vendo V. vennere, 

vengate v. venire, 

venire: ve viene 23 »8; t/f»^o vengono 
264; vengate veniate 1955; henne 



246 17, t'ffK/^ 8 15, venne, vendeli venne 
a loro 4 5; vindero 4 4, vinnoro 144 " 
vennero, venderoneìli ne gli vennero 
i^^yVendow vennerovi 193 S; wfrfl- 
f «) veiyò 201 *>; venisse venisse 24 7. 

vennegnare vendemmiare 2647. 

vennere vendere 737; vendo vendono 
nj^^; veneva 192 ", tvitnfa 1x2", 
vendeva. 

vennetore venditore 113^. 

vennicare vendicare 97 4. 

verragio v. venire. 

vescire uscire 343. 

vetrano veterano 783. 

veveragio beveraggio 1588. 

vicyrigi i viceré 282». 

vidanna vivanda 222 >. 

vilìa frazione di castello 1 7 6, città 229 m. 

villania classe de* villani 149. 

vincere : vicque vinse 20 ^6, vicquese si 
vinse 2877; viccoro 102", vicquero 
888 vinsero. 

VI «i« ve ne io». 

vindero, vinnoro v. venire. 

vinti 15 17, vfwfy i$66 venti. 

t;fVa attorcimento 2823. 

t;Mflre deliberare 479, 

visognare abbisognare 3 1 5. 

vittisette ventisette 45 13. 

vittore vincitore 125 ». 

vivere : vivera^ vissera viverebbe 269 ^. 

vò^oche bizzoché 185 ". 

voìemo V. volere. 

volentero volentieri 67 i9, 102 9. 

volere: volemo vogliamo 1099; voìlo 
vogliono 1 1 5 7 ; volivi volevi 48 «^ ; 
volìa voleva 72"; volsono vollero 
45 li; vorrà gio vorrò 3S"; volesse 
volessi 93 5; vorria vorrebbe 1$ ^; 
volessate vorreste 289». 

vone V. annare, 

vria briga 2765. 

vuy voi 148. 

pennato zendado, gon6done 883. 



SCRITTORI. 



339 



IH. 



SCRITTORI 



CITATI CON ABBREVIATURA NEL COMENTO. 



1. AcciAjOLi (Nicoola), Lettera ad An- 

gelo Acciajolù 

L. Tanpani, Niccola Aceiajoli ; 
Studj storici sui documenti dell* Ar- 
chivio fiorentino, Firenze, Lemon- 
nier, 1863. In Appendice. 

2. Acta Sanctorum quotquot tota orbe 

coluntur . . . collegit, digessit, no- 

tis illustravit loH. Bollandus. 

Antuerpiae, i643-P«rìsiis 1894. 

3. Alessandro de Rrnis, Cronaca, 

V. Prefazione, Capitolo III, § 3. 

4. AKud Diarium ah anno 1^82 inter- 

poìatum antiquiorihus notitiis. 

In séguito al Chronicon Siculum 
che ▼. al n. 37. 

5. Andrea Dei, Cronica Sanese, dal- 

Tanno 1186 fino al ij^^, conti- 
nuata da Agnolo di Tura. 
Rer, hai. Script, t. XV. 

6. Andreae Ungari Descriptio vieto- 

riae a Karoìo Provinciae comite 
reportatae, 

Mon, Germ. hitt,. Script, t. XXVI 
(ed. G. WaitzV 

7. Annaìes Caesenates auctore anonymo 

ab anno MCLXII ad annum 
MCCCLXII, 
Rer, /tal. Script, t. XIV. 

8. AnnaUs Medioìanenses ab anno 

MCCXXX usque ad annum 
MCCCCII ab anonymo auctore 
literis consignaH, 
Ibid. t. XVI. 






9. Annales Reatini, 

Mon. Gemu hitt.. Script, t. XIX 
(ed. L. C. BmiMANN). 

10. Annaìes sanctae lusHnae Patavini, 

Ibid. t. XIX (ed. Ph. Jappì). 

11. Annaìes Urbevetani. 

Ibid. (ed. L. C. Bethmanh). 

12. Annali di Perugia. 

Archivio storico Italiano, t. XVI, 
par. 1 (ed. A. Fabrbtti). Si cita 
anche la parte inedita di nn ms. pos- 
seduto dal prof. E. Monaci in Roma. 

13. Antinori (Ludovico Antonio), 

Annali delia città deli Aquila, 

Aquila, Grossi, 1883. Furono pub- 
blicati erroneamente come opera po- 
stuma del prof. A. Leosini, il quale 
aveva allestita per la stampa una co- 
pia del ms. Antinoriano. (Comuni- 
cazione del bibliotecario della Pro- 
vinciale di Aquila). 

• 

14. — Ad historiam AquUanam Intro- 

duetto sive Monumentorum Pur- 
eonii et Amiterni eomitatuum a 
saeculi V fine ad annum usque 
J26s Collectio. 
Antiq. /tal. medii aevi, t. VI. 

15. — Di Boeùo di Rainaldo di Pop- 

pleto Aquilano volgarmente Buc- 
cio Ranallo, Delle cose deW Aquila 
daWanno 12 $2 sin air anno 1)62, 
poema roj^TiO, 

Ibid. Si citano la Prefazione e le 
note, queste tra ( ). 



340 



INDICE. 



i6. — Raccolta di Memorie istoriche 
delle tre provincie degli Abru^xi 
... in cui si parla delle origini e 
de* nomi de* primi abitatori di 
esse, delle fonda:^ioni delle distrutte 
e delle esistenti città, terre, ca- 
stelli, chiese, monasteri, badie &c 

Napoli, MDCCLXXXI-MDCCLXXXIII. 

17. Antonio di Boetio volgarmente 

Antonio di Bucao di S. Vit- 
torino Aquilano, Delle cose del- 
r Aquila e della Venuta del re 
Carlo di Dura:^:^o al Regno dal 
1)6) air anno 1)82, poemi due 
scritti da lui in lingua volgar 
materna, 
Antiq, Ital. medii aevi, t. VI. 

18. BuUarium diplomatum et privilegio- 

rum sanctorum Romanorum pon- 
tificum . . . cura et studio R. P. D. 
Aloysii Tomassettl 
Augnstae Tanrinoniin, hdccclviii. 

19. Candida Gonzaga (conte B.), Me- 

morie delle famiglie nobili delle 
Provincie meridionali </' Italia, 

Napoli, MDCCCLXXV-MDCCCLXXIX. 

20. Capasso (Bartolomeo), Historia 

diplomatica regni Siciliae inde ab 
anno 12^0 ad annum 1266. 
Napoli, 1874. 

21. Casellae (Petri Leonis) De pri- 

mis Italiae colonis, de Tuscorum 
origine et repubìica Fiorentina, 
Elogia illustrium artificum, Epi- 
grammata, Inscriptiones. 

Lugduni, MDCvi. 

22. Caialogus baronum Neapolitano in 

regno, qui sub auspiciis Gulielmi 
cogtiom. Boni ad Terram San- 
ctam sibi vindicandam crucem 
susceperunt. 

Del Re, Cronisti e scrittori sin- 
croni napoletani^ l, Napoli, 1868. 

23. Caialogus pontificum Aquiìatiorum 

ab anno 1 2^4 ad annum 14^2 a 



duobus anonymis auctortbus se- 
culis XIV et XV discripius, 
Antiq, Ital, medii aevi, t. VI. 

24. Celestino V ed il VI centenario della 
sua incoronazione (miscellanea). 
Aquila, 1894. 
2$. Chronicon Estense gesta marchionum 
Estensium complectens ab anno 
MCI usque ad annnm MCLIV 
per anonymos scriptores synchro- 
nos deductum. 
Rer, Ital. Script, t. XV. 

26. Chronicon Mutinense ab anno MII 

usque ad annum MCCCLXIII 
auctore Iohanne de Bazano 
cive Mutinensi synchrono. 
Ibid. 

27. Chronicon Siculum incerti authoris 

ab anno ^40 ad annum i)^ in 

forma diary. 

Società Napoletana di storia pa- 
tria, Monum. star, ser. I, Cronache 
(ed. G. DE Blasiis). 

28. Chronicon Suessanum, 

Raccolta di varie croniche, diarj 
ed altri opuscoli cosi italiani come 
latini appartenenti alla storia del 
regno di Napoli, 1. 1, Napoli, 1780- 
1782. 

29. Cìjronique anonyme finissant en 

M.CCLXXXVI, 

Recueil des historiens de Caule 
et de France, t. XXI. 

30. Chroniques de Saint^ Denis. 

Ibid. (estratti). 

3 1 . Cirillo (Bernardino), Annali della 

città dell'Aquila con Thistorie del 

suo tempo, 
Roma, 1570. 

32. CoRTUsii Patavini duo sive Gu- 

lielmi et Albrigeti Cortu- 
siorum Historia de novitatihtis 
Paduae et Lombardiae ah anno 
MCCL VIusqueadMCCCLXIV. 
Rer, Ital, Script, t. Xll. 

33. Crassulli (PHiLiia»i) De rebus Ta- 

rentinis. 

Raccolta di varie croniche, diarj ^ 
ed altri opuscoli Ac. (cf. n. 28), t. V 



SCRITTORI. 



341 



34. Cronaca Riminese daW anno 1188 

sino air anno i^Sj- 
Rer. Ital, Script, t. XV. 

35. Cronachetta anonima delle cose del- 

l'Aquila, 

Panm, Quattro Cronache che y. al 
n. 77. 

36. Cronica di Bologna o Historia mi- 

scella Bononiensis ab anno MCIV 
usque ad annum MCCCCXCIV 
auctore praesertim fratre Bar- 

THOLOMAEO DELLA PUGLIOLA. 
Rer. hai. Script, t. XVIII. 

37. De Lellis (Carlo), Discorsi delle 

famiglie nobiU del regno di Napoli, 
Napoli, 1654- '71. 

38. Del Giudice (Giuseppe), Codice 

diplomatico del regno di Carlo 1 
e II d'Angiò. 
Napoli, 1863. 

39. De Lollis (Cesare), Ricerche A- 

hru^esù 
Bullett. deiritt, Stor. Hai, n. 3. 

40. Diurnali detti del duca di Monte- 

leone. 

Società Napoletana di atorìa pa- 
tria, Afonum. stor. ser. I, Cronache 
(ed. N. F. Fasaolia). 

41. DoMiNia DE Gravina, notarli, 

Chronicon de Yebus in Apulia 

gestis. 

Rer, Ital. Script, (nuova edizione), 
Città di Castello, 1903-4 (ed. G. Sor- 
belli). 

42. EhiAGONETTi (Alfonso), Le Vite 

degli illustri Aquilani. 
Aqoila, 1847. 

43. DuRRiEU (Paul), Les archives An- 

gevines de Naples, Étude sur les 
registres du roi Charles i^. 

Paris, 1886 (Bibi. da école$ frane, 
d'Athénes et de Rome). 

44. Epistolae saeculi Xin e regestis pon- 

tificum Romanorum selectae. 

Berolini, apud Weidmannus, 1894 
(A/on. Germ, hitt, ed.C. Rodenbkrc). 

45. Epistolario di Cola di Rieny). 

Fonti per la storta d* Italia pab- 
blicate dall'Istituto Storico Italiano 
(ed. A. Gabriblli). 



46. Faraglia (Nunzio Federico), Co- 

dice diplomatico Suhnonese. 

Lanciano, Carabba, 1888. 

47. — Corografia Abru^^ese. 

Archivio storico per le provincie 
Napolitane, XVI. 

48. — Studj storici delle cose abru\:^esi. 

Lanciano, Carabba, 1893. 

49. Ficker (Julius), Urkunden ^ur 

Geschicbte des Ròmer\uges Kaiser 
Ludwig des Baiern und der Ita- 

lienischen Verhaeltnisse seinerZeit. 
Innsbruck, 1863. 

50. Fracassetti (Giuseppe), Lettere fa- 

migliari e senili di Francesco Pe- 
trarca, tradotte. 
Firenze, 1863. 

51. Fragmenta Fulginatis historiae ab 

anno MCLXXXXFIII usque ad 
MCCCCXL, auctorìbus Bona- 
ventura Benvenuti ac Pe- 
TRUcao de Unctis Fulginaten- 
sibus. 
Rer, Ital. Script. App. t. I. 

52. Franchi (Carlo), Difesa per la 

fedelissima città deW Aquila con- 
tro le pretetisioni de' castelli, terre 
e villaggi che componeano V antico 
contado aquilano, intorno al peso 
della Buonatenen^a. 
Napoli, 1752. 

53. Froissart, Chroniques de France. 

Sociétéde Thistoirede France, Pa- 
ris, 1870-73. 

54. Galvani (conte F.), Storia delle 

famiglie illustri italiane. 
Firenze, Diligenti, s. d. 

5$. Gams (P. Plus BoNiFAQUs), Seri€s 
episcoporum Ecclesiae catholicae, 
Ratisbonae, 1873-86. 

56. Giovanni Villani, Misto rie fioren- 

tine fino al MCCCXLVIU, 
Rer. Ital, Script, t, XIII. 

57. Graziani, Diario o Cronaca della 

città di Perugia. 

Arch. itor. Ital, t. XVI, par. 1 
(ed. A. Fabkbtti). 



342 



INDICE. 



58. GxnLÉLMi DE Nangiaco Chronicon. 

Recueil det historient de Caule et 
de France, XX. 

59. Historia translati corporis [Coele- 

stini V] ex FerenHnae crvitaHs 
vicinia ad Colemadìum prope A- 
quUam verosimiìUer ab eiusdem 
temporis auctore secuìo XIV con- 
scripta. 

Acta Sanctor, XIX maiif p. 435 
sgg- 
60. riuiLLARD-BRÉHOLLES (JeAN LoUIS 

Alphonse), Historia diplomatica 
Friderici II. 
Parigi, 1859-61. 

61. Iacobi de Aqjljis Chr ottica ymagi- 

nis mundi. 
Monum. histor. patriae. Script, 

t. Ili (ed. G. ÀVOGADRO). 

62. Iacobi [Stephaneschi] cardinalis 

S. Georgii ad Velum aureum, 
coaevi et in papatu familiarìs, 
Vita Coelestini papae V, opus 
metricum, 
Rer. Ital. Script, u III. 

63. Istorie Pistoiesi dall' armo MCCC al 

MCCCXLVIIL 

Ibid. t. XI. 

64. Litta (Pompeo), Famiglie celebri 

d'Italia. 
Milano, 1819 &c. 

65. [Ludovico Monaldesco, Annali.'] 

Rcr. hai. Script. X. XII. 

66. LOnig (Johannes Christianus), 

Codex Italiae diplomaticus. 
FrancofurtI et Lipsiae, 1725-1735. 

67. Mas-Latrie (le comte de), Trésor 

de chronologief d'histoire et de 
gèographie pour Vétude et Vem- 
ploi des documents du moyen dge. 
Pari», iR8q. 

68. Massonio (Salvatore), Dialogo 

dell'origine della città di Aquila. 
Aquila, 1594. 

69. Matteo Villani, Istorie. 

Rcr. Ital. Script, t. XIV. 



70. Matthaei Palmerh De vita a 
rebus gesHs Nicolai Acciaìoìi Fìth 
rertUni Commentarius. 

ibfd. t. xm. 

71. MlNIEW-RlCCIO (QhMXLLO), Bibhù- 

teca storico^topografica degU A- 
brw^:^L 
Napoli» 1863. 

72. — Genealogia di Cario II d'Angic. 

Archivio storico per le prorimcie 
Napotitane, VII. 

73. MussAFiA (Adolfo), Zur Ka&a- 

rinenlegemie. 

Sitpnègtheriehte d. k. Akademie 
d. Wissenackaften, ^ai Witn. PkiloL- 
Hist. Kla$9t, 1885. 

74. Nicolai de Iamsilla Historia di 

rebus gesOs Friderici II impe- 
ratoris eiusque fiUorum Conradi 
et Manfredi ApuUae et SidUae 
regum ab anno MCCX usque ad 
MCCLVIIL 
Rer. Ital. Script, t. VIIL 

75. Notae Casinenses a, IJ49, i^ài, 

ISOO. 

Mon. Germ. hist. t. XIX. 

76. Opolzer, Canon der Fimstemisse. 

Wicn, Gerold, 1887. 

77. Pansa (GiovANba), Quattro cr^vu- 

che e due diarii inediti relativi 
ai fatti delT Aquila, dal sa. Uli 
al séc. XVI, per la prima voìU 
pubblicati con una dissertazioni 
preliminare sulle fonti edite ed 
inedite della storia aquilana. 
Sulmona, Colaprete, 1903. 

78. Pércopo (Erasmo), Laudi e Dr.v- 

poni della città di Aquila. 

Giom. stnr, della Ictter. ita! 
VII-XX. 

79. — If^ poemetti sucri de' secoli X/r 

e XV. 

Bologna, Romagnoli, mdccclxu^ 
{Scelta di cur. letter. CCXIu 

80. Petrarca, De vita solitaria. 

In Opera omnia, Ba&ileae, mdliv. 



SCRITTORI. 



343 



81. Phoebonu (MuTU) Historiae Mar- 

sorutn libri tres una cum eorun- 
detti episcoporutn catalogo ad ati- 
nutn 1664, 
Neapoli, M.DCLxxviii. 

82. Polyhistoria fratris Bartholomaei 

Ferrariensis ordinìs Praedica- 
torum db atmo MCCLXXXVII 
usque ad MCCCLXVII italice 
cotiscripta, 
Rer. Ital. Script, t. XXIV. 

8 3 . PoTTHAST ( AuGUSTUs), Regesta poti- 
Hficutn RottMttorutti itide db a, 
post ChrisUim tiatutn MCXCVIII 
ad a, MCCIV, 
Berolini, mdccclxxiiii-'v. 

84. Prittia Vita Cletttetttis VI, 

Baluze, Vitae paparum Avenio- 
nensiuntt t. I. 

85. Ratio thesaurarioruttt. 

Arcfu ttor, per le prov, Napol. XI 
(ed. N. Barone). 

86. Raynaldi (Odorico), Attttahs u- 

cUsiastici ab atttto MCXCVIII. 

Lacae, mdccxlvii &c. 

87. Regia Munificetitia erga Aquilattam 

urhetti variis priviUgUs exortta- 
tatti, 

AquiUe, 1639. 

88. RivERA (Giuseppe), Catalogo delle 

scritture appartettetiti alla cottfra^ 
tertiita di S, Maria della Pietà 
nell'Aquila. 

Bullettino della Società dt storia 
patria A. L. Antinori negli Abru^^i, 

XIII, XXV 8gg. 

89. Saint-Priest (comte Alexis de), 

Histoire de la conquéte de Naples 
par Charles d*Anjou frère de 
saittt Louis. 

Paris, 1847-48. 

90. Sallae sive Sabae Malaspinae 

Rerutn Sicularutn libri VI ah 



anno Christi MCCL usque ad 
annutn MCCLXXVI, 
Rer. Ital. Script, t. Vili. 

91. Sa VINI (Francesco), La contea di 

Apru^io e i suoi cotiH. 
Roma, Forzani, 1905. 

92. ScHiPA (Michelangelo), Carlo 

Martello, 

Archivio ttorico per le provincie 
NapolitanCt XV. 

93. Secunda Vita Inttocentii VI. 

Baluze, Vitae paparum Avenio- 
nensium, t. I. 

94. SUMMONTE (GiANN ANTONIO), Hi- 

storia della città e del regtio di 
Napoli. 
Napoli, 1635. 

95. Theiner (Augustin), Codex diplo- 

tnaticus dotninii tetnporalis S, Se- 
dis. 
Rome, 1861-63. 

96. — Velerà Monumenta historica Un- 

gariatn sacratn illustrantia. 
Romae, 1859. 

97. Toppi (Niccolò), Biblioteca Napo- 

letatui ed apparato agli uotnitU 
illustri in lettere di Napoli e del 
regno. 

Napoli, MDCLXXVIII. 

98. Ughelli, Italia Sacra. 

Venezia, 1717-33. 

99. Vincenti (Pietro), Historia della 

fatniglia Cantelttta. 
Napoli, MDCiii. 

100. Vita [Coelestini V] auctore Petro 

DE Aliaco episcopo Camera- 
censi postea cardinale S. R. E 
tit. S. Chrysogoni. 
Ada Sancì. XIX mail. 

loi. Vita di Cola di Rienzo. 

Firenze, 1854 (ed. Z. Re). 

102. Zazzera (Francesco), Della tuh 
biltà deir Italia. 
Napoli, MDCxxviii. 



CONTENUTO DEL VOLUME 



Prefazione : 

Capitolo I. L'Opera. 

5 I. Le cronache aquilane e la Cronaca di Buccio . . . p. va 

S 2. G)ntenuto della Cronaca x 

§ 3. Valore storico della Cronaca xx 

Capitolo II. L'Autore. 

$ I. Il nome e la patria xxiii 

5 2. Notizie biografiche di Buccio xxrv 

5 3. Buccio come cittadino e come uomo xxix 

S 4. La forma della Cromica xxxvn 

$ 5. Lo stile di Buccio xlv 

Capitolo III. Le Fonti del testo. 

Si. Le Fonti smarrite e le Fonti conservate XLvn 

S 2. La copia di Alessandro de Ritiis xlviii 

$3. La copia di Francesco d'Angeluccio Lv 

$ 4. Le traduzioni in prosa iix 

Ss. I rapporti reciproci delle Fonti lxu 

Capitolo IV. L'Edizione. 

S I. Il testo Lxv 

S 2. Le illustrazioni lxvui 

Cronaca Aquilana di Bucao di Ranallo i 



Sonetti: I. p. 99; II. p. 100; IH. p. 116; IV. p. 117; V. p. 12$; 
VL p. 128; VII, p. 129; VIIL p. 133 ; IX. p. 134; X. p. 134; 
XI, p. 136; XII. p. 140; XIII. p. 141; XIV. p. 187; XV. p. 269; 

XVI. p. 270; XVII. p. 270; xvin. p. 271; XIX. p. 274; XX. 

p. 281 ; XXI. p. 283. 



Indice : 



I. Nomi poprj e cose notevoli joj 

II. Glossario 319 

III. Scrittori citati con abbreviatura nel comento 339 



34^ CONTENUTO DEL VOLUME. 



Incisioni : 

Fontana della Rivera p. 29 

Basilica di G)llemaggio 39 

Chiesa di S. Domenico 51 

Case in Rojo attigue al vescovado loi 

Acquedotto di Sulmona 155 

Castelnuovo di Napoli , 172 

Archi di rinforzo tra i locali di Pile e di S. Vittorino .... 191 

Castello di Celano 209 

S. Giovanni in Venere nel piano di Lanciano 235 

Castello di Minervino 253 

Cattedrale di Valva in Pentima 290 

Castello di Monte Sant'Angelo sul Gargano 295 

Tavole : 

L Carta generale per la Cronaca di Buccio di Ranallo, di fronte alla p. 3 

II. Carlo d'Angiò *» » 11 

III. S. Maria della Vittoria » » 28 

IV. S. Pietro Celestino » » 64 

V. Mausoleo di Carlo di Calabria. » » 71 

VI. Pianta di Aquila tra la p. 1 1 2 e la p. 11 3 

VII. Mausoleo di Roberto d'Angiò di fronte alla p. 136 

Vili. Luigi di Taranto e Giovanna I. ..... » » 211 

IX. Facsimiledelcodicedi Alessandro de Ritiis, e. 71 A » » 266 

X. Carta del comune Aquilano dopo la p. 302